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Giuggi97

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
Personalmente ho trovato questa animazione veramente toccante. Dal punto di vista tecnico non vorrei sbilanciarmi troppo (non sono proprio un esperto), ma i colori e l'attenzione per i dettagli mi hanno colpito notevolmente. Non nego di essermi emozionato, e non poco, in molte scene.
I sentimenti che ho provato in determinate scene non si possono spiegare in modo semplice; c'è da dire che probabilmente chi ha affrontato in prima persona il bullismo sia maggiormente coinvolto.
Sicuramente un film da rivedere anche mille volte, non solo per la storia, ma anche per l'incredibile animazione e comparto tecnico.


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Shiho Miyano

Episodi visti: 1/1 --- Voto 6,5
“La forma della voce” è un lungometraggio del 2016 prodotto dalla Kyoto Animation con la regia di Naoko Yamada. Si tratta dell’adattamento del manga “A Silent Voice” di Yoshitoki Oima. Non ho letto l’opera originale, quindi il mio commento è riferito alle impressioni della sola visione del film.

La vicenda narrata parte dall’incontro, sui banchi delle scuole elementari, fra due bambini: Shouya Ishida - vivacissimo e popolare - e Shouko Nishimiya, bimba sorda, gentile e timida. La situazione precipita velocemente: Shouya e gli altri bambini della classe sono impreparati e prendono di mira la piccola Shouko, bullizzandola fino a spingerla a cambiare scuola; Shouya verrà individuato come principale responsabile della persecuzione e finirà per essere isolato a sua volta dai compagni, che fino ad allora avevano però partecipato in vario modo ai soprusi. Questi eventi avranno conseguenze a lungo termine, e una risoluzione dei nodi si avrà nel corso delle scuole superiori.

Avevo aspettative alte nei confronti di questo film, ma ne sono rimasta alquanto delusa. Qualcosa non è andato nel verso giusto e il meccanismo della “sospensione del dubbio”, fondamentale per godere un’opera di animazione, non si è innescato, rovinandomi la visione. Forse perché i temi trattati, come il bullismo e la disabilità, sono importanti mi aspettavo una trattazione seria e profonda corredata da analisi e critiche, e invece mi sono trovata davanti a una narrazione portata avanti attraverso una serie di scosse emotive ma incapace di coerenza e di evidenziare un messaggio realmente positivo. É un film che ha avuto un grande successo per i temi che tratta, ma l’unico merito che mi sento di attribuirgli è quello, appunto, della scelta dei temi, perché la narrazione l’ho avvertita come estremamente lacunosa e la critica incapace di essere profonda.

Diverso è il giudizio sul comparto tecnico che, invece, mi ha convinto appieno: il lavoro fatto dalla Kyoto Animation è veramente di ottimo livello. Le piastrelle delle pavimentazioni, i percorsi per non vedenti, le tante inquadrature sui fiori, i muri con le oxalis fiorite che occhieggiano qui e là, le carpe (che hanno un loro ruolo narrativo) valgono da soli la visione del film. Anche la regia è molto gradevole, sempre dinamica, con inquadrature particolari, e la OST accompagna benissimo il tutto.

Do un voto basso perché la visione del film mi ha fatto arrabbiare, però, visto che ha raccolto consensi unanimi, non ne sconsiglio la visione: probabilmente non è semplicemente nelle mie corde.

Attenzione: la parte seguente contiene spoiler

Qui aggiungo qualche riflessione sui punti che mi hanno maggiormente irritato e condotto a una valutazione poco lusinghiera:

- La storia riguarda dei ragazzini, ma gli adulti sono presenti sulla scena e la loro inettitudine è lampante: il maestro che non prepara i bambini all’arrivo della compagna di classe sorda e che accusa Shouya di fronte a tutti, le madri che sgridano o proteggono (male e tardivamente), ma non dialogano con i figli nemmeno quando questi sono piccoli (che gli adolescenti, si sa, sono poco disposti all’ascolto, ma all’inizio sono piccoli: perché nessun adulto parla con loro, né a casa né a scuola?). Le madri, addirittura, si “azzuffano” con ragazzini e ragazzine, che tipo di persone sono? Forse è una critica alla società giapponese? Ma allora perché nessuno nota mai questa cosa? Perché nessun ragazzino arriva a formulare una critica nei confronti del mondo degli adulti?

- La sovra-drammatizzazione degli atti di un bambino: Shouya si comporta male, ma è un bambino, e non è un bambino cattivo, è piccolo e impreparato. Le immagini suggeriscono che lui sia immediatamente attratto da Shouko, ne è però spaventato: non sa come comunicare con lei e per questo la provoca, e, quando viene ripreso dagli insegnanti e dalla madre, capisce di essersi comportato male. Ce la mette tutta per rimediare, ma in questo percorso viene lasciato solo, e nemmeno quando tenta il suicidio qualcuno si preoccupa di spiegargli che c’è modo di rimediare al male fatto e che non ha senso che le sue azioni della scuola elementare lo perseguitino per tutta la vita. Troverà il modo di capirlo da solo, ma sembra che la cosa capiti fortuitamente: anche qui l’analisi è piuttosto superficiale.

- Shouko e il suo senso di colpa: perché mai nessun adulto si rende conto che potrebbe pensare al suicidio? Lo fa invece la sorellina Yuzuru, e prova ad arginare il rischio con le sue fotografie splatter (lei è forse il personaggio che mi è piaciuto di più). Perché nessuno si ferma a dire a Shouko che non ha colpe se non sente? Perché nessuno rileva che sia strano che l’unica che parli di “rimediare al male fatto” è quella che è meno colpevole di tutti? E se la mancanza di empatia verso la bimba con difficoltà uditive vuole essere una critica verso la società giapponese così turbata dalle diversità, perché, di nuovo nessuno pronuncia questa critica?

- La “morale” sembra avere due pesi e due misure: perché Shouya subisce un danno a seguito delle sue azioni e non accade la stessa cosa per Naoka Ueno? Lei continua, anche una volta cresciuta, a trattare male Shouko, ma non viene isolata dagli altri ragazzi, perché? Ottimisticamente si potrebbe pensare che i ragazzi hanno capito che isolare una persona non è in generale una cosa da fare, ma, visto che non prendono posizione e non le rimproverano il suo atteggiamento, quello che ne esce è un messaggio tipo: “Se volete fare i bulli, siate programmaticamente cattivi e perseverate”... un po’ spiazzante. Certo, i trattamenti diseguali non sono cosa inaspettata nella vita reale, ma normalmente qualcuno che lo fa notare c’è sempre.

Il dubbio è che il film sia piaciuto a tanti perché ha intercettato il bisogno di riflettere su questi argomenti. Probabilmente questi temi sono così poco affrontati, che basta il semplice trattarli per colpire. Sarebbe bello che qualcuno tornasse a parlarne, facendolo puntando però più alla testa e meno alla pancia.


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Gakuto25

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Per valutare in modo molto approfondito questo film, bisogna soffermarsi su alcuni punti fondamentali che sono di massimo rilievo.

La prima cosa che viene in mente è che il film è fatto molto bene, poiché le animazioni e il doppiaggio in italiano lo fanno diventare una cosa spettacolare. Però ci si può soffermare di più sulla trama, che a parer mio è veritiera, dura e realistica. Qui si vanno a toccare argomenti delicati come quello del bullismo, che rimane purtroppo una piaga a livello sociale che continua, nonostante gli anni e le incessanti lotte dei genitori e degli studenti, ad esistere. Il punto in cui ci fa riflettere il film è dove ci fa vedere chiaramente che un bullo può ritrovarsi stranamente ad essere bullizzato dai propri compagni, e pian piano comincia a capire dove sbaglia, quindi vorrebbe ricominciare ad essere un ragazzo normale. Poi, in questi casi, non si sa se fidarsi o meno dei propri amici, perché si potrebbero rivelare altre persone.
Un punto a sfavore nel film è il finale, che ci sta, ma non è come me lo ero immaginato.
Il personaggio che è stato realizzato meglio secondo me è Nishimiya, perché nonostante tutte le cattiverie subite ha un buon cuore e sa perdonare.

Quindi è un bel film, che analizza da vicino comportamenti che realmente sono avvenuti, e l'autore ci fa vedere come si può migliorare.


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shanks92

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
E’ un film che ha come tema centrale il bullismo e l’amicizia, che si incontrano attraverso il perdono. Qualcosa di romantico c’è, non è sbandierato di certo, ma è inutile nasconderlo, si vede.

Mi sono piaciute molto le immagini, i contrasti non sono eccessivi e mi hanno ricordato Shinkai. Manca una componente musicale all’altezza, anche se penso sia voluta l’assenza di suoni in alcune parti. In ogni caso per me rimane una cosa fondamentale: l’anime ha tagliato parti del manga ridondanti, andando a concentrarsi davvero su quello che è importante. La prima parte per me è la parte più drammatica: ci sono delle immagini fortissime, come il segno dell’amicizia e le espressioni di Shouko; nell’anime vengono sacrificate alcune cose (la madre di Shouko abbandonata), andando a ridurne la drammaticità, ma questo riguarda solo la prima parte, che era un punto di forza del manga. La seconda parte della storia mi è piaciuta di più nell’anime, anche se consiglio comunque di recuperare il manga.

Voto: 9, una storia che fa riflettere come poche


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Gakuto25

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Ho visto questo film al cinema e già dal trailer avevo capito che si trattava di un film con una trama che andava a trattare degli argomenti delicati come il bullismo. Infatti questo anime mi ha colpito, perché l'autore ha dato tutto sé stesso per farci capire il concetto di amicizia e lealtà verso il prossimo. Il film è doppiato bene e animato bene, infatti ci sono dei dettagli come panoramiche o luoghi realizzati molto bene. L'unica pecca secondo me è l'atto finale, perché ti aspetti che finisca in un certo modo; per vedere l'altro finale, è bene procurarsi il manga. Questo è un film che va visto e rivisto, perché lascia un segno.


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SimoSimo_96

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8,5
Personaggi e trama: quando questi due elementi in un'opera sono ben gestiti, si può essere certi che sarà una piacevole visione. Per quanto possa essere difficile approcciarsi a un tema delicato come quello del bullismo, immedesimandosi in quelli che sono i costumi nipponici, per i quali il rispetto verso il prossimo è sacro più del pane, "La forma della voce" lo fa, e lo fa molto bene proprio grazie a trama e personaggi.

Trama: Shouya è un ragazzino delle elementari caratterizzato da una forte vivacità, il classico fighetto della classe; alla suddetta classe viene presentata una nuova compagna, Shouko, una carinissima bambina dai capelli rosa e dal faccino ingenuo, che si distingue dagli altri per un handicap di sordità. Nel giro di pochi mesi Shouko diventa vittima degli scherzi sempre più aggressivi di Shouya che, di fronte alla passività della classe (professore compreso), la opprime fino a costringerla a trasferirsi. Si incontrano alcuni anni dopo e le cose sono leggermente cambiate.

"La forma della voce" è il cammino di redenzione di Shouya. Tormentato dal chiedersi se davvero possa meritare un sentimento di perdono, si vede affissa addosso, con accettazione passiva da parte sua, l'etichetta del pregiudizio, che lo porta al distacco passivo. Conscio del fatto che quel perdono non lo meriti affatto, lo cerca, domandandosi se sia più per un appagamento personale piuttosto che un vero desiderio di tentare di mettere le cose al loro posto, perché forse a Shouko ci teneva, e ci tiene, più di quanto volesse ammettere davanti agli altri, ma non si sente capace di comprenderlo.
Shouko, forte di una generosità quasi angelica, veste il ruolo della silenziosa saggezza, mostrandosi capace di sopportare pesi e colpe che apparentemente non le appartengono affatto, almeno davanti agli occhi di chi osserva con sguardo comodamente superficiale. Dietro al suo timido viso si nasconde la consapevolezza che a dare forma alla voce possono i gesti più che le parole, e che a volte non è la sordità che impedisce di ascoltare, ma è per lo più una questione di volontà.

In tutto questo la vera forza de "La forma della voce" sta nei personaggi secondari. Chi dalle elementari chi dalle superiori, Shouya e Shouko, senza rendersene nemmeno conto, si ritrovano dentro a un qualcosa che il ragazzo scansato da tutti era convinto di non meritare affatto, un semplice quanto importante gruppo di amici. Caratterizzati da forti sfaccettature psicologiche, gli amici dei protagonisti partecipano attivamente all'analisi del personaggio di Shouya, mettendo l'accento su quella che è l'importanza che veste il punto di vista di chi osserva e che, volente o nolente, si trova a giudicare il contenuto. Nell'osservare si viene al tempo stesso osservati, e nel maneggiare sentimenti ed emozioni propri di altri individui, amici o no che siano, ci si rende rapidamente conto di quanto questi possano essere fragili.

Dal punto di vista meramente tecnico, comparto grafico e sonoro si incaricano di supportare la trama dalla lunga durata, vedendosi assegnato il compito di lasciar risaltare i dialoghi, mantenendosi come elementi di sfondo. Quello che ne viene fuori è una grafica tanto semplice quanto bella, che vede la sua massima espressione nel personaggio di Shouko e il suo colpo di genio nelle X; mentre le colonne sonore si mostrano evocative ed estremamente suggestive, e non si fatica a definirle bellissime.

Il messaggio che il film si propone di trasmettere è forte e pregno di concretezza, quella che dinnanzi alle persone comuni si pone come la vera essenza di ogni rapporto umano: la capacità di saper rispondere perdono.
Perché Shouko lo sa fin troppo bene che nascere perfetti non è una prerogativa degli esseri umani, e che le nostre imperfezioni fanno di noi ciò che realmente siamo. Sa fin troppo bene che un rapporto, che sia amicizia o amore, si fonda sui litigi, sulle scuse imbarazzanti e i perdoni incondizionati, e Shouya (come chi guarda) lo impara da lei. Perché di un rapporto degno di questo nome fanno parte sia bene che male, ed è proprio la loro compartecipazione a renderlo vivo. Di fronte a un sentimento di affetto non c'è imperfezione che tenga, un abbraccio può valere molto più delle parole, che siano espresse a voce o scritte su un quaderno. Perché l'amicizia è questo: errori e perdoni, passi indietro piuttosto che in avanti; la consapevolezza che è più bello portare il peso delle proprie imperfezioni tenendosi per mano.


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AnthonySoma-sensei

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
La recensione contiene spoiler

Premetto di non aver letto il manga e che la recensione potrebbe contenere alcuni spoiler.

La prima cosa sui cui ho iniziato a riflettere dopo aver visto l’anime è stato il motivo per cui l’autore abbia deciso di attribuire come titolo alla sua opera “La forma della voce”. Ritengo eccessivamente scontato e banale il fatto che potesse essere in qualche modo correlato esclusivamente alla bassa capacità uditiva di Shoko, e pertanto il suo profondo significato andava parzialmente attribuito anche al carattere principale della storia, Shoya; egli si ritrova in poco tempo a personificare due ruoli diametralmente opposti durante il corso dell’adolescenza: il bullo e la pseudo-vittima. Il primo si manifesta alla fine delle elementari, quando comincia a discriminare e maltrattare Shoko, una ragazzina sorda appena trasferitasi nella sua classe, nonostante non capisca se effettivamente si possa parlare di bullismo nel senso letterale della parola, trattandosi comunque di un bambino che frequenta le elementari e che soprattutto deve ancora acquisire una certa maturità, responsabilità e rispetto nei confronti delle persone e delle cose - basti pensare che il protagonista, dopo essere stato richiamato a dovere sia dai genitori che dagli insegnanti, si rende conto di aver assunto atteggiamenti e comportamenti completamente sbagliati nei confronti della sua compagna di classe.

Tuttavia, questo “graduale cambiamento” non basta né a Shoya né ai suoi amici per redimersi/lo da quello che aveva precedentemente commesso, ed è proprio tramite questo espediente che entra in gioco un’altra tematica molto importante del film: “il pregiudizio”, il quale sancisce il definitivo passaggio dal potenziale bullo al bravo ragazzo (alias pseudo-vittima). Durante il corso delle medie e delle superiori, il protagonista manifesta tratti comportamentali e psicologici che non hanno nulla a che vedere con il ragazzino spensierato e spigliato di qualche tempo prima: questo fattore va associato non solo ai maltrattamenti nei confronti di Shoko, ma anche al conseguente allontanamento da parte dei suoi migliori amici, i quali cominciano ad etichettarlo come un bullo e una persona con cui non si può stabilire una vera relazione di amicizia. Shoya non riesce più ad approcciarsi agli altri e inizia a considerare l’amicizia come una mera utopia, un valore che non merita di coltivare, sperimentare e provare sulla propria pelle... oltretutto manifesta anche una netta chiusura in sé stesso e la voglia di voler più volte farla finita. Tuttavia la situazione cambia completamente prospettiva, quando al terzo anno delle superiori incontra nuovamente Shoko! Al primo impatto, la ragazza sembra ancora turbata per quello che è successo precedentemente tra loro, ma subito riesce a intravedere che qualcosa nel ragazzo che l’ha maltrattata alle elementari era cambiato: ha imparato il linguaggio dei segni e in tutti i modi vuole istaurare un rapporto stabile e sincero d’amicizia con lei. Molti possono pensare si tratti di un mero e banale modo per redimersi da ciò che aveva commesso in passato, tuttavia ritengo che questo non basti a una persona per prendere una decisione simile: Shoya vuole dimostrare il suo cordoglio e il profondo cambiamento maturato durante il corso degli anni, in altre parole meritare a tutti gli effetti il suo perdono e la sua incondizionata amicizia.

Il complesso impianto costruito sui due protagonisti è stato possibile realizzarlo anche grazie agli altri personaggi, i quali con le loro sfumature caratteriali hanno definito in modo ulteriormente specifico la storia. Ad esempio il cambiamento radicale di Shoya è dovuto in gran parte alla figura materna che l’ha aiutato a comprendere i propri sbagli e soprattutto ad assumersi le responsabilità delle proprie azioni, andando a lavorare per ripagare tutti i suoi sacrifici (la madre ha pagato un’ingente somma di denaro alla famiglia di Shoko per la rottura di svariati apparecchi acustici), e il completamento dell’opera è dovuto al nuovo gruppo di amici con il quale Shoya inizia ad approcciarsi. Naturalmente le cose all’inizio non vanno proprio per il verso giusto (rancori e faccende in sospeso del passato tra i vari caratteri), ma con la maturità generale acquisita da tutto il gruppo la situazione prende una svolta completamente diversa.
Il finale commovente e profondamente significativo non è altro che una conseguenza di quanto descritto precedentemente: Shoya riesce a superare tutte le sue preoccupazioni e paure, ma soprattutto a guardare negli occhi le persone quando c’è la necessità di stabilire un rapporto e di affrontarle.
Credo vi starete ancora chiedendo quale sia la mia valutazione sul titolo “La forma della voce”; ebbene, riguarda precisamente il fatto che Shoya non riuscisse a guardare negli occhi le persone quando doveva stabilire delle relazioni, di conseguenza non poteva altro che “crearsi un’immagine di esse a seconda della loro voce”.

Il comparto grafico è da esaltare in tutti i sensi: animazioni e disegni a mio parare sono superiori anche a quelli del manga, il doppiaggio sublime (intendo quello giapponese, purtroppo non ho potuto apprezzare il doppiaggio italiano) e le colonne sonore immerse nettamente nel clima surreale e complesso dell’anime, chapeau!

Che dire, avrei tanto voluto dare un 10 all’anime, tuttavia i produttori hanno deciso di inserire a metà film accenni di una possibile relazione amorosa tra Shoya e Shoko, per poi essere abbandonata a sé stessa con il trascorrere degli eventi, passata in secondo piano a causa dell’esaltazione suprema dell’amicizia. Sono del parere che, se devono essere aggiunti dei dettagli così importanti, debbano anche essere portati in porto e non lasciare il telespettatore con l’amaro in bocca, nonostante tutte le strategie commerciali o economiche che si possano celare dietro questa insensata e futile scelta. Ovviamente ciò non toglie le grandi potenzialità dell’anime, il quale presenta delle tematiche complesse (amicizia, bullismo, pregiudizio), trattate in modo ineccepibile dall’autore e accompagnate da una caratterizzazione stellare dei personaggi, primari e secondari che siano.
Una piccola parentesi va dedicata anche ai flashback che si alternano continuamente alla vicenda principale e che riescono a dare quel tocco in più dal punto di vista emotivo nel comprendere i meccanismi e la complessa struttura della storia.

Il mio voto finale è 9.


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JacobLane

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9,5
"La forma della voce" è un film del 2016 diretto da Naoko Yamada, è l'adattamento anime del manga "A Silent Voice" di Yoshitoki Oima. La durata del film è di 130 minuti (due ore e dieci minuti) e il tema principale è il bullismo. Il protagonista è Shoya Ishida, un bambino di undici anni che frequenta le scuole elementari, che ha molti amici e una famiglia. Un giorno arriva nella sua classe una nuova compagna, Shoko Nishimiya, una bambina sorda che comunica solo usando un quaderno. In primo luogo Shoko viene accettata dai compagni, che si presentano molto simpatici e curiosi, ma giorno dopo giorno Shoko viene tormentata dai compagni, sopratutto da Shoya, che le rompe i costosissimi apparecchi acustici. La bambina soffre, ma non si ribella, la madre, una volta scoperti i numerosi atti di bullismo, decide di far cambiare scuola a Shoko; nel frattempo Shoya viene escluso dai compagni, i quali scaricheranno tutte le colpe su di lui (fenomeno molto frequente in Giappone). Passano gli anni e Shoya, profondamente pentito, decide di suicidarsi, ma non ci riesce, quindi decide di andare a trovare Shoko nella sua scuola superiore, per chiederle scusa, con la speranza di correggere tutti gli errori del passato.

Il film mi è piaciuto moltissimo, perché tratta tematiche molto attuali e purtroppo vere, come il bullismo e il suicidio (fenomeni molto presenti in Giappone), ma anche l'amicizia e il perdono. Inoltre la storia è più o meno fattibile.
Il lato tecnico è molto curato. I personaggi sono molto realistici, e ci si può benissimo impersonificare.
Parlando più della storia e del film in generale, credo che sia l'unico film (anche non stile cartone animato) che mi abbia fatto provare emozioni così forti, ed è strano, perché sono abbastanza apatico.
L'unico difetto è che i tempi sono davvero lentissimi: se lo avessero fatto un po' più corto o con un po' più di "azione", sarebbe stato il film perfetto.

Voti: storia 10, personaggi 9,5, lato tecnico 9, tempi 5,5, regia 10, sviluppo 9.
Da vedere assolutamente.


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fuccio

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9,5
E' una storia che sembra abbastanza scontata, di bullismo a scuola e della successiva redenzione, ma questo film è davvero bello e ne consiglierei la visione a chiunque, anche facendolo vedere ai bambini, per sensibilizzarli contro il bullismo. Il comparto tecnico è davvero ottimo, sia le animazioni che le musiche. E' molto toccante in molti punti, e spesso scende anche la lacrimuccia, in attesa del finale che lascia in sospeso fino all'ultimo, e non si fa mancare anche qualche colpo di scena durante tutto il film.


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Energia

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
Devo ammettere che questo film mi ha toccata. La storia tratta molti temi interessanti quali l'intolleranza e il bullismo, legati alla mancanza di voler comprendere i problemi altrui, senza nemmeno cercare di notare gli sforzi per stare al passo con gli altri e di voler relazionarsi. Troviamo anche l'attribuzione di un'etichetta che si mantiene per anni per la paura e la diffidenza nei confronti di una persona, ignorando se possa essere intanto cambiata in meglio, e il perdono che pone fine alle sofferenze del passato per poter guardare al futuro con speranza. Insomma, è un film che fa riflettere.

I disegni mi hanno lasciata a bocca aperta, gli sfondi sono talmente dettagliati da essere dei capolavori e le musiche sono perfettamente consoni alle situazioni in svolgimento.
Lo consiglio vivamente sia agli adolescenti sia agli adulti.

Tacchan

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
Tratto da un acclamato manga, apprezzato non poco anche da mia moglie, attendevo questo lungometraggio con una certa impazienza, resistendo alla tentazione del manga che mi guardava quotidianamente dalla mia libreria. La mia intenzione era quella di arrivare il più vergine possibile alla visione della sua versione animata al cinema, in modo di potermi godere al massimo la sua trama. In realtà, con il senno di poi, mi accorgo come la mia scelta sia stata piuttosto infelice, complici delle scelte degli sceneggiatori che secondo il mio modesto parere sfavoriscono coloro che non si sono già goduti il manga.

Supportato da un comparto tecnico sicuramente molto curato e moderno, il lungometraggio inizia introducendo i nostri protagonisti da bambini, a scuola, e mostrando come il tema del bullismo colpisce anche la società giapponese. Ancor più grave è il fatto che la piaga è ancor più profonda per chi è colpito da disabilità, visto che sia la struttura scolastica che il corpo insegnanti si dimostrano inadeguati a fare in modo che i bambini colpiti da disabilità possano vivere un’esperienza inclusiva e non sentirsi ancora più penalizzati dai loro problemi. Tutto questo porta ad avere conseguenze sui due protagonisti, anche con chi che si è macchiato di bullismo, che viene giustamente isolato e a sua volta discriminato, nonostante un atteggiamento ipocrita da parte dei compagni che poco prima lo spalleggiavano e che orano scaricano solo su di lui il peso della responsabilità di quanto accaduto. La narrazione si sposta poi a quando i ragazzi sono quasi adulti, con ognuno che ha seguito la propria strada e che deve cercare di uscire dai traumi che hanno segnato la loro adolescenza. Inevitabile che il perdono da una parte, la redenzione dall’altra, passi dal doversi riavvicinare, andando a rielaborare e rivivere le ferite ricevute, ancora aperte e che possono portare a nuove conseguenza tragiche.

Quello che mi è piaciuto di “La Forma della Voce” è come provi a trattare un tema come la disabilità in modo comunque accessibile a tutti, in modo da riuscire a far passare un messaggio sicuramente efficace e lodevole, non lesinando sul criticare la società giapponese. Bello anche che mostri, forse inconsciamente, come il sistema scolastico giapponese abbia delle scuole speciali per chi è colpito da disabilità, seguendo la strada della specializzazione al posto di quella dell’inclusione, in modo così diverso rispetto quanto in genere si tende a fare in Occidente, dove si tende a dare, almeno secondo le metodologie più recenti, priorità all’inclusione del disabile nella società. Il problema è che ho forse trovato “La forma della voce” più interessante che piacevole da seguire: ho amato lo spaccato che fa della società giapponese, ho trovato lacunosa la trama, secondo la mia opinione poco fluida e con qualche buco di troppo.
La necessità, ed è capibile, era quella di cogliere l’essenza del manga e condensarla in poco più di due ore di film di animazione, andando a toccare sia le tematiche sensibili, coinvolgendo lo spettatore ed emozionandolo, sia la parte di intrattenimento vero e proprio. Visto che il numero dei personaggi non è esiguo e i loro legami mai banali, è necessario un lavoro di introspezione per diversi di loro, e tutto questo porta a tagliare alcuni passaggi per nulla scontati a chi non ha letto il manga. Mi sono trovato più volte con delle domande senza risposta, come se mi mancasse qualcosa, e per averla sono dovuto andare a chiedere aiuto a mia moglie. Ci sono diversi passaggi che risultano accelerati, altri personaggi che sono spesso presenti, ma di cui si fatica a valutare il peso, apparendo con molto più potenziale di quello che esprimono.

Un esempio del dolce/amaro presente nel lungometraggio è come si giunge alla stupenda, perché è forse la migliore cosa del film, sequenza finale, ovvero con una discontinuità che ho trovato un po’ stonata: date le premesse che erano state costruite, l’avrei presentata in modo diverso. Solo con il senno di poi scopro il motivo della reunion scolastica finale, che nel manga è ben diverso e meno pretestuoso. Ma ci sono tantissime sfumature che, senza aver letto il manga, non si colgono, che vengono date per scontate e che forse si intuiscono solo, visti alcuni comportamenti che altrimenti apparirebbero illogici.
Non ho nemmeno trovato la carica emotiva data da certi eventi così prorompente come avrebbe potuto essere, appunto in quanto non sempre si riesce a montare tramite la sceneggiatura in modo fluido il carico emotivo, ma ci si arriva tramite salti e una frammentarietà che ne limita l’impatto finale. L’impressione, da ‘babbano’, è che la sceneggiatura sia stata un po’ pasticciata, una via di mezzo tra un riassunto del manga e una sua rielaborazione.

Nel complesso sono rimasto piuttosto deluso da “La forma della voce”, non perché sia un brutto film, ma in quanto avevo accumulato troppe aspettative. Inevitabilmente mi è sembrato un’occasione sprecata, anche in quanto la realizzazione tecnica è di prim’ordine e mi spiace non sia riuscito a raccontare la trama del manga in modo esaustivo.

Un consiglio: prima leggete il manga, poi vedete il film.


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Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
"La forma della voce" è un film del 2016 diretto da Naoko Yamada, è l'adattamento anime del manga "A Silent Voice" di Yoshitoki Oima. La durata del film è di 130 minuti (due ore e dieci minuti) e il tema principale è il bullismo.

Il protagonista è Shoya Ishida, un bambino di undici anni che frequenta le scuole elementari, ha molti amici e una famiglia. Un giorno arriva nella sua classe una nuova compagna, Shoko Nishimiya, una bambina sorda che comunica solo usando un quaderno. In primo luogo Shoko viene accettata dai compagni, che si presentano molto simpatici e curiosi, ma giorno dopo giorno Shoko viene tormentata dai compagni, sopratutto da Shoya, rompendole i costosissimi apparecchi acustici. La bambina soffre, ma non si ribella, la madre, una volta scoperti i numerosi atti di bullismo, decide di far cambiare scuola a Shoko; nel frattempo Shoya viene escluso dai compagni, i quali scaricheranno tutte le colpe su di lui. Ah, quando si parla di vera amicizia! Passano gli anni e Shoya profondamente pentito decide di suicidarsi, ma non ci riesce, quindi decide di andare a trovare Shoko nella sua scuola superiore, per chiederle scusa con la speranza di correggere tutti gli errori del passato.

Oltre a Shoko e Shoya, come personaggi troviamo: Tomohiro Nagatsuka, un ragazzo basso e un po' buffo che diventerà amico di Shoya alle superiori; Yuzuru Nishimiya, sorella minore di Shoko, che viene scambiata da Shoya e Yuzuru per un uomo; Miyoko Sahara, unica ragazza disposta a imparare il linguaggio dei segni per parlare con Shoko; Miki Kawai, una ragazza odiosa dalla lacrima facile, che puntualmente fa la parte della vittima, rinfacciando a Shoya tutte le azioni fatte a Shoko; Naoka Ueno, amica di Shoya, che, tanto per cambiare, tratta Shoko in modo pessimo; e Satoshi Mashiba, un ragazzo calmo che successivamente si unisce al gruppo di Shoya.

Che dire? "La forma della voce" è un film che tocca profondamente l'animo di ognuno di noi, raccontando profondamente e con grande sensibilità gli effetti degli atti di bullismo sia sulla vittima che sull'aggressore. Da una parte abbiamo Shoko, che soffre per i ripetuti atti di bullismo, e dall'altra parte abbiamo Shoya, tormentato dai sensi di colpa, al punto tale da voler togliersi la vita.
I disegni sono di una bellezza unica, le animazioni e le ambientazioni sono ben dettagliate, offrendo una visione gradevole allo spettatore, il doppiaggio italiano è ben fatto e le colonne sonore sono ottime, rendendo le scene dolci e toccanti.

In conclusione, "La forma della voce" è un vero e proprio capolavoro di animazione giapponese, di cui consiglio assolutamente la visione.
Voto finale: 10


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Scricciola_x

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7,5
Prima di iniziare questa recensione, ci sono delle doverose premesse che mi sento di fare.
Per quanto mi sia sempre piaciuto scrivere, è la prima volta che mi imbatto nella stesura di una recensione, anche perché è da poco che mi sono avvicinata all’universo degli anime e dei manga. Ho scelto di analizzare un’opera che recentemente ho visionato al cinema e che nonostante il gran successo che ha riscontrato a me non è piaciuta granché.

Il tema principale, a parer mio strategicamente trattato, è un argomento molto in voga nell’ultimo periodo: il bullismo. I personaggi di questa storia sono degli adolescenti che vedremo crescere dalla tenera età delle elementari fino alle superiori. I protagonisti sono Shoya, un maschiaccio ribelle, che cerca di nascondere la sua fragilità nelle vesti del capetto della classe e che attraverso i suoi atteggiamenti scanzonati prende di mira i più deboli; è il caso della dolce Shoko, una ragazzina gentile e timida, timidezza dovuta alla paura di essere esclusa a causa della sua diversità. Infatti Shoko è sordomuta.
La scelta dell’autore nel portare sul grande schermo una ragazza sulla quale grava il peso di una problematica simile mirava senza dubbio all’ulteriore sensibilizzazione del pubblico all’ascolto. La prima cosa che ho notato informandomi sul film prima di vederlo è stata la sua durata: ben 130 minuti. Mi domandavo quali altri temi sarebbero stati trattati in quest’opera: il valore dell’amicizia, il pentimento che porta Shoya a riflettere nel corso degli anni, a tal punto che per lui diviene unico obiettivo riparare al grande errore commesso precedentemente, anche se ciò significa rischiare e perdere la vita, pur di salvarla a coloro ai quali, in passato, la si è rovinata. Tuttavia, l'atteggiamento di Shoya, nonostante gli errori commessi, l’ho trovato un tantino esagerato, e ha fatto sì che non venissi coinvolta empaticamente nelle vicende trattate, che ho trovato talvolta forzate e poco credibili.

Il comparto sonoro è ciò che mi ha colpito di più: dolci e toccanti melodie che accompagnano in maniera più che adeguata tutte le scene clou, portando lo spettatore a riflettere e ad immedesimarsi ancora di più negli eventi talvolta drammatici, talvolta risolutivi. I disegni sono sullo standard, né sfigurano né fanno gridare al miracolo.

"La forma della voce" tratta temi importanti, anche se non sempre nel modo più appropriato. Il successo di questa pellicola ha creato in me aspettative che non sono state pienamente soddisfatte, ma nello stesso tempo reputo la storia originale e innovativa, in quanto non mi era mai capitato di visionare un anime trattante argomenti analoghi. Avrei preferito dei risvolti più risolutivi nel finale, che invece appare speranzoso e poco incisivo, quindi, sommando aspetti negativi e positivi, non mi sento di assegnare un voto più alto di 7,5.


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DarkSoulRead

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7,5
Attenzione: la recensione contiene spoiler

“La forma della voce” di Naoko Yamada è un film d’animazione tratto dal manga di Yoshitoki Oima “A Silent Voice”.

È la storia di Shoya Ishida, un ragazzo che non riesce a perdonarsi per gli atti di bullismo perpetrati a Shoko Nishimiya, una bambina sorda che a causa delle prepotenze subite fu costretta a cambiare istituto scolastico. E, seppur gli eventi si verificarono quando i due frequentavano le scuole elementari, il rimorso logora Shoya, a tal punto da farlo pensare al suicidio. Shoya è il classico ragazzo problematico, nasconde l’attrazione che prova verso una bambina “diversa” dietro l’arroganza e la strafottenza; in lui scatta qualcosa quando verrà a sua volta ‘bullizzato’ dal gruppetto di ragazzini che capitanava. Shoko è invece una ragazza dolce e timida, chiede sempre scusa, anche se la situazione non lo necessita, e subisce passivamente le violenze dei compagni.
“La forma della voce” è il viaggio di redenzione di Shoya, vittima di sé stesso al punto tale da non riuscire più a guardare in faccia le persone. Geniale la trovata della Yamada, per farci immedesimare meglio nella prospettiva dell’ex bullo, di disegnare i personaggi con una X sul volto. In questa storia non vi è un carnefice; Shoko e Shoya sono entrambi vittime. La prima della collettività, il secondo del senso di colpa. Il ragazzo, ormai maturato, farà di tutto per rincontrare Shoko e farsi perdonare, solo così potrà perdonarsi a sua volta.

I personaggi, seppur stereotipati, nel loro insieme funzionano, rivestendo ognuno un ruolo ben definito. Non mancano i cliché, ma ci si passa sopra. Ciò che invece parzialmente mina la qualità dell’opera è il finale, pregno di un positivismo che cozza un po’ con i temi trattati. Non avendo ancora letto il manga, non so se questo è un problema derivante dall’originale o insito nel film, in ogni caso avrei optato per un finale drammatico.

La classica scena in cui uno si butta di sotto e un altro gli afferra la mano al volo salvandolo mi ha nauseato tanto quanto i comizi di Salvini. In questo caso a gettarsi da un palazzo è Shoko, e ad acciuffarla Shoya, che però, nel tirarla su, inciampa cadendo al suo posto. La scena stavolta avrebbe anche funzionato. Dico avrebbe, perché in realtà non avrà conseguenze. Shoya si farà appena qualche giorno d’ospedale senza riportare alcuna ripercussione. Non dico di farlo morire (che sarebbe comunque stato preferibile), ma almeno, se proprio si esigeva un lieto fine, farli fidanzare con lui menomato, che so, su una sedia a rotelle. Invece né si fidanzano né lui ne esce menomato. Meritava un finale più impattante una pellicola che comunque, nei suoi 130 minuti, resta sempre emozionante e coinvolgente. Amen.

Tecnicamente siamo leggermente sopra la media anime attuale. Buon tratto dei personaggi, ma animazioni non sempre all’altezza. Il comparto sonoro è più che buono, con melodie che risultano calzanti in ogni situazione.

“La forma della voce” è un lungometraggio che fa riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni. Coraggioso nei temi trattati ma eccessivamente buonista nel finale. Una storia particolare, toccante, che più che a demonizzare il bullismo punta alla sensibilizzazione dello spettatore. Non un capolavoro, ma comunque meritevole di essere visionato almeno una volta da ognuno di voi.

Voto: 7,5


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nisekoi10

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
Che dire? Meraviglioso, toccante, espressivo. Sono un amante del cinema, per cui di storie ne ho viste, e questa senza dubbio rientra nella mia top 5 di sempre. Un film che vale la pena vedere, anche da soli. Ho letto il manga e devo dire che già mi era apparso un capolavoro, sia per come affrontava il tema del bullismo sia per la crescita dei personaggi, e vedendo “The Shape of Voice” (il film) ho pensato: “Cavolo, merita un applauso”. La musica, per finire, dona un tocco in più al film, crea le situazioni tra i personaggi e riesce ad esprimere senza parole lo stato d’animo dei personaggi, regalando anche qualche sorpresa allo spettatore. Nel film vi sono parecchi riferimenti alla cultura giapponese e lo stesso titolo a mio avviso indica non solo il tema dell’opera cinematografica ma lo stesso modo d’essere dei Giapponesi: “la Forma”, la quale conta molto per essi.
Consiglio di vederlo, perché è interessante su come affronta i vari tempi (attuali) e perché è un piacere per gli occhi. Questo è il motivo per cui ho dato 10. Buona visione!


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ChrisLnd15

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
Vorrei iniziare scrivendo che mi aspettavo di avere la maglietta zuppa di lacrime, per la fine del film; non è successo. Questa pellicola è stata una vera e propria "esperienza" virtuale, per me; avrei voluto aspettare fino al 25 ottobre per vederlo al cinema, ma ieri sera mi sentivo come se fosse il momento perfetto per vederlo, ed è quello che ho fatto: solo nella mia camera, al buio. Probabilmente tutto ciò avrà cambiato la mia percezione degli eventi narrati in "Koe no Katachi", e ne sono davvero contento, perché è anche questo ad averlo reso un "piccolo viaggio".

Quest'opera è molto più di ciò che mostra in superficie: è il ritratto della vita di ognuno di noi, tra il bene e il male, la passione bruciante e l'odio, l'amore e il rancore verso sé stessi, ha davvero tutto. E' un racconto di peccato, riscatto e del sentiero ripido e tortuoso che v'è di mezzo. Veniamo messi davanti alle difficoltà della vita, indipendentemente da quanto ci si possa impegnare per far andare tutto liscio, versando "sangue e sudore" (per citare il film), e a quanto in fretta tutto possa migliorare senza quasi accorgersene.
Alternandosi tra dolcezza narrativa e scene di vita molto crude e reali, insegna quanto è importante dare appoggio al prossimo e mostrare affetto, anche se quest'ultimo appare "diverso" o apparentemente "lontano" dalle nostre corde.
Ho adorato il development dei personaggi; anche se non sembra che siano cambiati di molto dalle medie alle superiori, ognuno di loro si è spostato su un livello differente di comprensione della vita, grazie a ciò che accade durante il film.

Non vedo l'ora di rivederlo al cinema, dato che è stato una delle visioni più complete, sane e godibili che abbia mai avuto il piacere di ammirare.
E' indubbiamente diventato uno dei miei film d'animazione preferiti!


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Nae

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
E' un film molto chiacchierato, che non è nemmeno stato così facile da trovare subbato, non immediatamente quantomeno. Ho temuto la melassa fin dal primo minuto e ho creduto che sarebbe andato tutto a tarallucci e vino, e invece... mi ha stupito e gli perdono anche il finale "pieno di speranza" gratuita, perché è così che deve essere un film: hanno già la realtà che fa abbastanza schifo i Giapponesi, lasciamoli sognare.

La trama si finge banale senza esserlo per nulla, lo fa per parlare dell'elefante nella stanza che il mondo giapponese ignora forzatamente a tutti i livelli: scolastico, universitario, lavorativo, nelle meccaniche di gruppo etc. L'ijime è parte del pacchetto, sconvolge vite, e secondo recenti studi porta a nuove forme e casi di hikikomori nella società moderna, oltre che essere una delle cause dell'alto tasso di suicidi giovanili nel Paese del Sol Levante.
Shouko, una bambina sorda, viene bullizzata alle scuole elementari; il bullo ufficiale, Shouya, diventa il bullizzato da tutto il resto del gruppo, in modo che il gruppo possa uscirne pulito, intoccato dall'evento. Una volta al liceo, un vessato Shouya, che ha dovuto passare attraverso un progetto di suicidio, e svariati stadi di depressione, rincontra Shouko e il "gruppo", ma ha occhi diversi, una sensibilità diversa: affrontare il gruppo è doloroso e il gruppo, per quanto patetico e debole, è ancora in posizione di forza per dettare i fatti, supportato da standard e processi di una società che non ha tutta questa voglia di cambiare.

"Koe no Katachi", usando il personaggio di Shouko, ragazzina sorda, quindi portatrice di un hadicap non ignorabile dal gruppo in cui viene introdotta, trascina lo spettatore in un'analisi fluida e dannatamente attenta sul dramma dell'ijime (bullismo) giapponese. Usa un caso estremo per mostrarci il volto del bullismo, ma lo fa non per far schierare chi guarda con la povera ragazza sorda, lo fa per mostrarci Shouya, che non è il vero bullo, è solo la prima espressione del malcontento dei normodotati: il bullo è il gruppo di ragazzini tutti, con le loro barriere non abbattibili, la loro mancanza di volontà di scendere a un punto di incontro. Le bimbette perbene che prendono in giro Shouko senza farsi notare, i compagni conniventi, quelli che sono pronti a lapidare il colpevole ufficiale non appena il mondo degli adulti deve reagire in modo procedurale. Non perché ci tengano o altro, ma perché ci si comporta così, in perfetto stile giapponese, dove il gioco dell'ijime regge solo e soltanto perché anche i docenti lo sorreggono tacitamente, e gli adulti che a volte addirittura lo vedono come parte del processo educativo. Ed ecco che il personaggio del docente "cordiale", ma non pronto a coinvolgere un'alunna differente in modo che la stessa classe reagisca all'evento non in modo ostile, assume un ruolo incredibile. Il personaggio del maestro delle elementari è stato pennellato in modo magistrale e, come è giusto che sia, è dimenticabile nel suo ruolo chiave di come ha incastrato Shouko semplicemente non facendo nulla. Per quanto debole su questo fronte il film, glielo si perdona per come ha saputo reggere sul lato emotivo e psicologico degli adolescenti coinvolti.
Si finisce per conoscere i drammi di questi bulli e i loro limiti, e sono questi limiti ad essere rappresentati in modo incredibile. E' difficile capire di essere di essere il mostro e, quando lo si capisce, non sempre è facile fare la cosa giusta successivamente.

Dal punto di vista grafico il film è buono, senza prendersi la briga di scadere nell'eccellenza, giusto il necessario per raccontare la storia; apprezzo che i personaggi siano per lo più normali, variegati nell'aspetto senza scadere nell'effetto stampino. Ho apprezzato le musiche: senza che siano indimenticabili, sono un buon condimento a quello che sta succedendo.

E' un film intenso che merita, e il finale sdolcinato, gratuito e tragicamente falso è quello che questo film deve dare: non gliene faccio una colpa per voler passare un messaggio di speranza per qualcosa di migliore, invece che passare solo un messaggio di rassegnazione.


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Emy89

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Ho trovato quest'anime molto motivante già dalla prima scena. Non solo le animazioni sono di gran lunga superiori a molti anime che ho visto, ma si tratta di argomenti forti e pungenti, argomenti che tutt'oggi ognuno si guarda bene dal trattare perché molto sottili e delicati.
La storia procede bene, nelle due ore di film non mi sono annoiata mai una volta, e non ho potuto non usare almeno un pacchetto di fazzoletti nella mezz'ora finale.
Quindi, perché un 9 e non un 10? Una cosa mi ha deluso, non tanto da abbassare tantissimo il mio voto, ma quel tanto che basta per farmelo spuntare, diciamo.

Nel corso della storia si vede il protagonista che combatte contro il suo senso di colpa, quell'oppressione schiacciante di aver fatto qualcosa di sbagliato e di esserne consapevole, qualcosa che poi gli si è ritorto contro. Ma una cosa mi domando. Shouya non è l'unico che abbia preso in giro Shouko alle elementari, ma allora perché è l'unico che ne, diciamo, "paga" le conseguenze? Sembra che nessuno si sia in nessun modo preso la responsabilità delle proprie azioni, così come alle elementari. Era una tematica interessante, che a mio parere andava affrontata di più. Volevo vedere più consapevolezza anche dalla parte degli altri compagni, consapevolezza di aver sbagliato, di aver capito le proprie azioni e pagarne le conseguenze, ma, ahimè, questo punto purtroppo non è mai arrivato.

In sintesi, le animazioni sono veramente da favola, la tematica è interessante, molto oscura alle volte. E' un anime che ti tiene incollato per tutte e due le ore per sapere come va avanti, senza spazi per la noia.

Voto finale: 9


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Nanaishi

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9,5
Ho adorato molto questo film. È uno dei più commoventi e dolci che abbia mai visto!
Tratta di amore, amicizia, illusioni, tristezza... Mi ha colpito il fatto che Shoya vede le persone non sue amiche con una X di sopra: in qualche modo mi rivedo in lui, quindi sta un po' come simbolo dei ragazzi di oggi che non hanno amici, ma poi scopre di averne. Prova interesse verso una ragazzina sorda che gli si è presentata alle elementari e, dopo un fatto che lo isolò, da grande impara il linguaggio muto per parlare con lei quando la rivede.
Grafica ottima, come le animazioni. Potrebbe essere uno dei più bei film del 2016.


 3
marcotano-san

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
Ho appena terminato la visione di questa opera. Bella, commovente, ben fatta, ma il mio voto finale non va oltre il 7. Ho fatto la media tra la parte iniziale e centrale, da 10 pieno, e quella finale, che si becca un sonoro 4. Cercherò di spiegarmi meglio, facendo attenzione a non 'spoilerare'.

La trama su scritta è corretta: Shouko è una bambina non udente che viene bullizzata da alcuni compagni di classe, tra cui Shouya, un ragazzino che la maltratterà anche pesantemente, fino a farla trasferire. Ritroviamo i ragazzi cinque anni più tardi, cresciuti, cambiati, soprattutto Shouya, che rincontra Shouko e, per un senso di colpa, cercando di avvicinarsi a lei. Compaiono a questo punto vari personaggi, parenti, amici, che in qualche modo condizioneranno il rapporto che si andrà a creare tra i due.
Come anticipato, la parte iniziale è perfetta, realistica, diretta, cruda ma anche molto dolce. Impossibile non innamorarsi della piccola Shouko. Anche la "seconda parte" della storia inizia benone, vediamo soprattutto la (apparente) maturazione di Shouya e lo sviluppo di nuove amicizie, per lui che faceva molta fatica addirittura a guardare gli altri negli occhi.
Ma poi arriva il finale, che a mio modesto avviso rovina gran parte del lavoro sin lì fatto: l'attenzione si sposta dal rapporto personale tra i due protagonisti, che cresce costantemente, al carattere di Shouya, che mostra quasi all'improvviso una timidezza e una forte difficoltà nei rapporti con gli altri. Si va a descrivere i caratteri dei comprimari, appena abbozzati a inizio storia da sembrare inutili... insomma, ci ritroviamo tra litigi, sfoghi, continue scuse l'uno nei confronti dell'altro, si va del tutto fuori dai binari, soprattutto parlando di un movie da due ore. E non mi ha soddisfatto il modo in cui viene trattato, alla fine, il rapporto tra Shouko e Shouya: avrei voluto di più, ma gli sceneggiatori hanno preferito virare sui problemi esistenziali di Shouya (non posso dettagliare, altrimenti faccio dello spoiler).

Bello, davvero, ma non perfetto. Comunque emozionante, una bella realizzazione che merita di essere vista.