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Testu

Episodi visti: 1/1 --- Voto 6,5
Grazioso e forse un po' troppo criticato, semplicemente perché, libero dal nome Ghibli, lo si vede per quello che è: un prodotto imperfetto, come era "Arrietty", di cui condivide il regista.

La storia narra di Mary Smith, una ragazzina dai rossi capelli arruffati, educata e volenterosa, che, trasferitasi dalla sua prozia Charlotte, e in attesa dei genitori, passa gli ultimi giorni estivi tra la noia e i tentativi di rendersi utile in casa. Un giorno, grazie a due gatti, Mary troverà una strana pianta nella foresta, che, stando alle leggende, pare fosse particolarmente preziosa per i rituali delle streghe. Da lì in poi una serie di "fortuite" coincidenze le permetteranno di scoprire una realtà alternativa fatta di accademie magiche e nuove esperienze.

Dopo la riscoperta del genere fantasy e una generazione e mezza cresciuta a pane e J.K. Rowling, la storia, tratta da un romanzo breve per l'infanzia, scritto quarantasette anni fa da Mary Stewart e intitolato "La piccola scopa/The Little Broomstick", non potrà evitare di sembrarci oggi un tantino banale e scontata. Il problema maggiore del film è che ci sono vari elementi poco approfonditi, e la magia non sembra desiderata dalla protagonista, nemmeno all'inizio, quando ottiene le lodi tanto desiderate; inoltre, il modo in cui funziona questa forza misteriosa appare poco curato, principalmente per colpa della scopa volante e secondariamente di un libro di incantesimi. La scopa, nel suo funzionamento, non sembra legata saldamente alla situazione fisica della piccola Mary, mentre il bignami magico, nel suo funzionamento, appare per quello che è, una trovata per risolvere la situazione in modo rapido, ma la cui presenza appare forzata, dato che la sua veterana proprietaria non dovrebbe averne più il minimo bisogno, e, in teoria, nella scuola, dovrebbero esserci parecchi tomi che trattano quegli argomenti in modo migliore. Nonostante questo, viene considerato un oggetto prezioso, neanche l'azione si stesse svolgendo nel mondo umano.

Anche per via di questo, durante il film, la scuola e i suoi studenti/docenti rimarranno solo sullo sfondo, evitando da un lato un inevitabile sapore "potteriano", ma rendendo un tantino più fredda l'intera avventura. Stessa cosa accadrà per il paesino di campagna in cui vive la piccola Mary, praticamente deserto per motivi stagionali e ancor meno utilizzato nella vicenda. La storia si concentrerà solo sullo scontro per il possesso del fiore tra Mary, la direttrice dell'accademia e un professore di scienze magiche, questi due pericolosamente ossessionati dalla ricerca sulla trasmutazione, ma mossi in questo da intenti nobili. Degli antagonisti grigi, insomma, per quanto disposti quasi a tutto. Vi è poi un personaggio femminile, le cui origini avrebbero dovuto consentire alla coraggiosa "scimmietta pel di carota" una maggiore autonomia dal punto di vista magico, e di questo legame di sangue non si può dubitare, vista l'estrema somiglianza tra le due. Si sarebbe voluto sapere qualcosina in più sul passato di questo personaggio, se non addirittura vederle avere una maggiore partecipazione, dato che, al contrario di ciò che essa afferma, qualche potere ancora lo dovrebbe possedere. La sua identità comunque era prevedibile, forse era il caso di evitare un pezzo introduttivo e lasciare tutto al breve racconto svolto attraverso lo specchio.

Tra gli elementi resi meglio vi è Mr. Flanagan, il buffo coboldo custode delle scope, e soprattutto l'amicizia tra Mary e Peter, un legame affrontato e consolidato con la giusta gradualità, durante cui Mary esprime adeguatamente, ma senza scadere nel pesante, il suo disagio, tipicamente giovanile, per non piacersi sul piano estetico.

Il film alla fine tenta, come molti altri prodotti prima di lui, di mettere in guardia l'essere umano dal giocare con forze troppo pericolose, invita lo spettatore più giovane a contare sulle sue sole forze con la frase "La magia non ci serve!", e vi si può trovare anche un intento ecologista con: gli esperimenti sugli animali, che possono rivelarsi (in modo poco sensato) alleati validi e stranamente intelligenti; la natura che quasi come moto di ribellione diviene più rigogliosa in certi frangenti; l'aver accostato l'energia elettrica alla magia.

Insomma, "Mary e il fiore della strega" appare un prodotto a tratti confuso e condensato, ma di buone intenzioni. Tecnicamente è di buon livello, con rimandi inevitabili allo Studio Ghibli, visto il suo stile grafico. Per quel che mi riguarda, come primo, acerbo tentativo, pur non riuscendo a risaltare per originalità, rimane un lavoro discreto, del resto l'opera di riferimento era indirizzata a un pubblico giovane e avrà avuto il suo peso sul risultato.
Vedremo da qui in poi cosa lo studio Ponoc saprà sfornare con "Modest Heroes" e successivi lavori. C'è da essere ottimisti.


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Mitsuki_92

Episodi visti: 1/1 --- Voto 6,5
"Mary e il Fiore della Strega" è il primo lungometraggio animato dello Studio Ponoc, nato da un mix di animatori provenienti dal ben più noto e mitico Studio Ghibli. Uscito nell'estate 2017 in Giappone, è arrivato da noi un anno dopo, al cinema e non direttamente in home video. E' sceneggiato e diretto da Hiromasa Yonebayashi, e i fan Ghibli lo ricorderanno per aver diretto "Arrietty - Il mondo segreto sotto il pavimento" e "Quando c'era Marnie". Il film è tratto dal romanzo "La piccola scopa" della scrittrice Mary Stewart, nota autrice britannica per le sue opere per ragazzi.

Durante le vacanze estive, la piccola Mary si annoia tremendamente nella nuova casa in cui si è trasferita, e, quando cerca di aiutare qualcuno, finisce col provocare solo danni. E' altrettanto stufa dei suoi capelli crespi pel di carota, per i quali non mancano le derisioni del giovane Peter, un conoscente della prozia di Mary. Un giorno decide di fare un pic-nic, e incontra due gattini, uno nero e uno grigio, che si lasciano inseguire nel cuore della foresta, dove rimane ammaliata da uno splendido fiore blu che porta a casa con sé. La curiosità della ragazza è qualsivoglia fortuita, visto che quello che ha raccolto è un fiore magico che le permetterà di salire in groppa a una "piccola scopa" e conoscere il mondo magico. Non ci saranno sventolii di bacchette magiche né chissà quali eventi sbalorditivi, Mary si ritrova in una magi-università alquanto dubbia.

Qual è il messaggio di questo film? Sinceramente non lo trovo... Forse è "Non mentire altrimenti ti si ritorce contro"? Forse "Non usare gli animali come cavie da esperimento"? Infatti, nella magi-università lo strambo Dott. Dee cerca in tutti i modi di usare la magia come alchimia per metamorfizzare gli animali. Temi come l'ambientalismo e l'animalismo sono cari al maestro Miyazaki, e non vedo perché "copiarli" di sana pianta. La trama lascia veramente a desiderare, e si svolge tutto in fretta, nell'arco di pochissimi giorni. Non si ha nemmeno il tempo di elaborare l'esistenza della magia, che subito succede l'irrimediabile. Fortunatamente un aspetto positivo c'è: le animazioni (e ci mancherebbe, visto chi c'è dietro). Ci sono bei colori, bei fondali per un film pensato per un pubblico giovane. La colonna sonora segue le vicende in modo repentino e mirato, mi è piaciuta. Quindi, un comparto tecnico validissimo che però non basta a salvare questo film. I colpi di scena finali sono abbastanza prevedibili, c'è più pathos in "Ponyo sulla scogliera", e lì i protagonisti sono bambini di cinque anni. Ero carica di aspettative, ma ho fatto male, capita.

In conclusione? E' un film che, visto una volta, non lo rivedi più... Non mi ha lasciato molto, se non il piacere di avere i poteri magici per un giorno, e volare su una scopa. Non riesco a capire dove il regista volesse andare a parare... Eppure Hiromasa Yonebayashi ha lavorato ai più grandi successi Ghibli, come disegnatore de "La città incantata", "Il castello errante di Howl"; come regista ad "Arrietty - Il mondo segreto sotto il pavimento", bellissimo, stupendo, ma sceneggiato dal maestro Miyazaki, e come regista/sceneggiatore al ben più riuscito "Quando c'era Marnie", ultimo film targato "Totoro" a cui ha lavorato. Già "Marnie" ha molto più senso e spunti su cui riflettere. Purtroppo "Mary" è una storia con un buon incipit che non è stato sviluppato del tutto, sarà colpa addirittura dell'originale romanzo da cui è tratto? Non lo so dire questo, a onor del vero. Indecisa sul voto, mi tengo bassa, e assegno un 6.5. Lo Studio Ponoc ha sicuramente del potenziale altissimo, visti i grandi animatori che lo compongono, ma devono trovare una loro identità, la strada è lunga, ma ce la possono fare. Questo film possiede troppe referenze disordinate dei lungometraggi dello Studio Ghibli, ed è tutto - o quasi - già visto e per niente originale. "Mary e il Fiore della Strega" è un film per bambini/ragazzi, quindi lo consiglio a chi ha quella fascia d'età. I più grandi, come me, non credo riusciranno a farselo piacere. Buona fortuna, Studio Ponoc!

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Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Sembra che esista un imperativo nell'esistenza umana. Tutto deve.
Deve essere. Deve essere fatto. Deve essere ottenuto. Tutto sia.
Come se fosse proibito anche solo ipotizzare che esistano orizzonti inviolati.

Cos'è quindi la magia, se non un "sei's gewesen", un imperativo, un richiamo al controllo assoluto?

Questa domanda si presenta nella sua forma più pura ed essenziale nel film "Mary e il fiore della strega".

La storia parte dalle esperienze di Mary, una ragazzina che passa le vacanze presso la casa di una prozia. Annoiata a morte dalla placida vita di campagna, fatta di giardinaggio e sonnolenta routine, la giovane spera di trovare qualcosa che la distragga, per dimenticare il suo essere fuori luogo, l'insicurezza per il suo aspetto, la goffaggine che la porta a combinare guai e l'irritazione che le suscita Peter, un ragazzo conosciuto da poco. Un fiore dai misteriosi poteri e una scopa abbandonata nella foresta porteranno Mary a scoprire l'esistenza della magia, di un mondo alternativo, dove le arti occulte sono trattate come materie di studio nell'università di Endor gestita dalla rettrice Madama Mumblechook, e dove vivono e insegnano alchimisti come il dottor Dee. Tutto sembra allo stesso tempo luminoso ma ambiguo. Vero e falso si mescolano in una formula seducente ma pericolosa. E quando la ragazza commetterà un errore fatale, tutte le ombre di quel mondo riveleranno la loro vera natura.

Tratto dal romanzo per l'infanzia di Mary Stewart "La piccola scopa" del 1971, il film è il primo lavoro del neonato Studio Ponoc, composto da molti autori e animatori provenienti dallo Studio Ghibli. Il regista Hiromasa Yonebayashi ha già alle spalle lavori come "Arrietty" e "Quando c'era Marnie", e a suo tempo lo si era indicato come un possibile erede di Miyazaki.

I richiami alle tecniche, alle atmosfere e allo stile del maestro sono evidenti al punto che appare chiaro l'intento di non voler attuare un "divorzio" da quel modello. Sfondi, inquadrature, character design, colori, musiche... tutto parla un linguaggio troppo noto, per non presumere che l'idea è fondamentalmente quella di suggerire allo spettatore di non trovarsi di fronte a qualcosa di diverso da un film Ghibli.

I richiami e le suggestioni sono appositamente costruiti per far correre la mente ad altre produzioni, ma con l'espediente di condire il tutto grazie a una trama canonica, favorita dal ricorso a un canovaccio "classico", unito a un gusto che però non risulta un semplice aggiornamento fine a sé stesso, come spesso avviene per adattamenti di opere di pubblicazione non recente.
La realtà espressa dal film vive nel segno delle percezioni del mondo com'era al tempo del romanzo di riferimento. Nessun sito web informa più di un grimorio, nessun iphone connette meglio di uno specchio magico. Tutto ciò che è magico deve essere scoperto, non viene vissuto come un trend social. In questo è coerente la visione di un mondo parallelo (più che immanente) lontano dall'esperienza comune. Maghi, creature mitologiche, homuncoli ecc. si avvicinano più agli archetipi delle favole tradizionali dei Grimm che alle espressioni wicca o alle successive elaborazioni alla Rowling.
Se non si può non notare il ricorso ai perni più semplici delle narrazioni, come la queste, l'artefatto, il salvataggio, l'agnizione ecc. si percepisce anche la volontà di non farli reggere da soli, affiancandoli a scambi di ruolo e di prospettiva che rendono questi stilemi più vicini al sentire odierno.
Indicativi in tal senso i richiami ai temi e ai problemi d'attualità. Si pensi al rovesciamento dei ruoli di genere nel modello salvatore/salvato o al dislivello prometeico che confonde volutamente i piani fra magia, scienza e tecnica.
Questo è forse l'elemento più interessante fra quelli proposti dal film. La magia del mondo di Mary è una forza che chi la pratica tratta come un elemento alla sua portata, nell'illusione di dominarla.

Il tema dell'apprendista stregone di goethiana memoria è un altro elemento non nuovo, ma attualizzato nel discorso del rapporto dell'Uomo con la techne. Interessanti le figure di Madama Mumblechook e del dottor Dee, emblemi del delirio di onnipotenza che strumentalizza ogni cosa e deforma in maniera fisica corpo e anima. Evidente il sottotesto che suggerisce un parallelismo fra scienza e magia nera, grazie alle combinazioni quasi osmotiche di Endor tra stregoneria e tecnologia.
La manipolazione genetica, l'energia nucleare, i danni ambientali, troppi i riferimenti a problemi quotidiani per non cogliere le citazioni.
Così, se la rettrice ci conferma che l'elettricità è anch'essa classificabile come magia (marcando una precisa relazione fra le materie oscure e la tecnologia), la stessa trasale nel momento in cui perde il controllo del suo esperimento, che provoca la percolante fuoriuscita di un potere devastante e incontenibile, secondo dinamiche che non possono non ricordare gli eventi di Fukushima.

L'invito è esplicito. Nulla di buono viene dal cedere alle lusinghe delle nostre eccedenze, che finiscono col dominarci. Diventa imperativo riportare la narrazione su noi stessi, l'Uomo nelle sue limitazioni. La protagonista trova così il suo percorso di formazione nello scoprire che non è sola nelle sue incertezze, nel suo condividere i difetti della mortalità. Riesce alla fine a trovare quella connessione con gli altri (perfino con Peter) che pensava di non possedere.

C'è una netta separazione tra il potente e il potere. Confondere quella separazione o tentare di annullarla coincide col passo fatale che, nel tentativo di abbattere gli orizzonti, abbatte la capacità di orizzontarsi. L'ansia reificante di ciò che "deve" essere diviene la condanna a non vedere ciò che "può" essere.

Assieme a Mary scopriamo che tutto nel mondo è magico. Tranne il mago.


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Franceschiello

Episodi visti: 1/1 --- Voto 4,5
Mi dispiace dirlo, avevo grandi aspettative sul nuovo film di Hiromasa Yonebayashi, in fondo ha partecipato a numerosi successi; purtroppo, però, questo film non è tra quelli.
Ora, io non ho letto il libro da cui la storia è tratta, quindi parlerò solo del film.

Non mi è piaciuto per niente, a iniziare dalla trama scontata e poco coinvolgente, con i personaggi che hanno mostrato l'inizio di uno sviluppo in certi momenti ma che poi sono rimasti piatti per tutto il resto del film, gli antagonisti che non sono antagonisti perché non sono poi così cattivi, anche perché il loro piano non è malvagio - hanno cercato di renderli cattivi con qualche esperimento sugli animali qua e là, ma non mi hanno fatto né caldo né freddo, sinceramente.
I disegni non sono nulla di che, ma non sono neanche da buttare, e le musiche non mi sono piaciute; i film dello Studio Ghibli, per esempio, a confronto le battono 10 a 0.
Ecco, questo confronto è perfetto e inevitabile, perché in fondo questo lungometraggio è una copia, o almeno ne è un tentativo, dei classici Ghibli: l'ambientazione, i personaggi, la trama, i disegni, questo film trasuda di già visto, e, sebbene per i film Ghibli sia un pregio, perché questo aspetto è gestito molto bene, qui si trasforma in un difetto, e la mancanza di originalità si sente, ed è pesante, e rende il film lento e noioso.

In conclusione, qual è lo scopo di questo film? Perché chiunque non sia un marmocchio dovrebbe guardarlo? Quindi, qual è il perché di questa pellicola? Beh, non ne ho idea, io non ne ho trovato neanche uno, quando con i film Ghibli ci sono infinite chiavi di lettura.