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maxcristal1990

Episodi visti: 13/13 --- Voto 8
Al centro di questo adattamento animato troviamo l'abisso, "una voragine non del tutto esplorata dall'uomo che si inoltra nel sottosuolo per migliaia di metri". Inoltrarsi ha le sue conseguenze, più si scende e più gli effetti collaterali sono gravi, fino alla morte della persona. Gli effetti collaterali saranno presenti solo nella risalita dell'abisso. Una giovane ragazza orfana, nata nell'abisso, di nome Riko, di dodici anni, giovane apprendista avventuriera, conoscerà durante un'ispezione con un suo amico Reg, un giovane robottino che non subisce gli effetti collaterali dell'abisso anche se dotato di intelligenza e alcune parti umane. I due partiranno per il fondo di questa voragine, che li metterà a dura prova.

La trama di questo adattamento animato è veramente ottima, l'ho trovato interessante fino alla fine! È tutto molto uniforme e non ho fatto caso a cali di qualità durante la serie. È un anime carico del mistero che ogni puntata ti trasmette, alla fine devi per forza guardare la successiva. Mi è piaciuta molto l'idea di catalogare il livello dell'esploratore in base ai colori dei fischietti. Non mancano le scene crude e violente, che mi hanno fatto molta impressione.
Posso dire che mi è piaciuto molto. Vi consiglio di guardarlo, per tutto il resto che c'è da sapere. La grafica è buona e i dialoghi semplici, scorre molto bene!


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VinMur92

Episodi visti: 13/13 --- Voto 9
E' difficile recensire quest'anime. Ho impiegato una settimana per guardare i primi dieci episodi, la storia mi intrigava, ma c'era quel qualcosa che non mi faceva proseguire nella visione senza sosta. All'improvviso arriva la puntata 11, e non ho mai provato così tante emozioni guardando un anime. L'introduzione di Nanachi e Mitty mi aveva già incuriosito, ma non appena si arriva alla puntata 13 ho benedetto il giorno in cui ho deciso di continuare quest'anime. Tristezza, dolore, crudeltà, tutte emozioni che mi hanno pervaso fino a farmi scoppiare in lacrime, ho provato un senso di disgusto e pena nel vedere la storia delle due soprascritte prima, penso sia la storia più crudele che abbia mai visto in un anime.

D'altra parte devo ammettere che, se non fosse stato per le ultime tre puntate, il mio voto sarebbe stato decisamente più basso, almeno di due punti. Nanachi e Mitty per me possono definirsi le protagoniste: la loro storia, il loro passato e anche la caratterizzazione dei personaggi non hanno niente a che vedere con i protagonisti che, pur non essendo piatti ma abbastanza caratterizzati, non arrivano minimamente ai loro livelli.

Quindi consiglio la visione anche a chi, come me, non si è convinto con le prime puntate, perché dopo credetemi che ne varrà la pena.


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ぞくぞくプリ

Episodi visti: 13/13 --- Voto 9
"Made in Abyss" è una sorpresa. Trasportando sin dai primi momenti lo spettatore in un'atmosfera fantastica, lo colpisce poi senza pietà con la sua durezza. Così, colui che si lascia stregare da questo perfetto insieme di ambientazione, immagini e musiche, finisce per scendere egli stesso nell'abisso, rimanendone segnato. E' un anime capace di farci tornare bambini, ridonandoci uno sguardo di innocente ma determinata curiosità sul mondo, che non vacilla nemmeno di fronte all'esperienza della crudeltà. E così, accompagnando Riko e Reg nella loro discesa, ci facciamo a nostra volta esploratori di noi stessi; e chissà quanto ancora dovremo scoprire prima di meritarci un fischietto bianco.

Tacchan

Episodi visti: 13/13 --- Voto 9,5
Mi sono avvicinato a questo anime per lo stile che mi ricorda "Alien 9", uno dei titoli che apprezzai di più molti anni orsono, quando su Internet iniziavano a girare i primi fansub in formato digitale. "Made in Abyss" mi ha da subito positivamente impressionato e, con il senno di poi, è sorprendente, visto che ho preso un bel granchio: non ha nessuna connessione con "Alien 9" né è tratto da un manga dello stesso autore, come credevo. E’ tuttavia innegabile che i due anime condividano la stessa grafica: il disegno pare infantile e tende a ingannare lo spettatore, che potrebbe etichettarlo come un prodotto per bambini. La realtà è che il contrasto con la tenera età dei protagonisti e la brutalità delle situazioni che dovranno affrontare crea un coinvolgimento ancora maggiore nello spettatore, ingannato dal tratto esageratamente tondeggiante e pacioso. "Made in Abyss" sa essere crudo e crudele, non risparmia niente a nessuno e mette chiaro sin dall’inizio che probabilmente non assisteremo a un semplice e banale lieto fine. Considerate comunque che in questa prima stagione la trama è ben lontana dal concludersi, visto che si interrompe non tanto dopo la metà del viaggio.

Ho trovato l’ambientazione affascinante, ben ideata, e che non vedo l’ora di esplorare più a fondo, addentrandomi nei meandri dell’Abisso insieme alla giovane Riko, senza per fortuna dover subire gli effetti della risalita. In un mondo in cui ormai è tutto noto e schedato, c’è ancora un posto in cui l’uomo non riesce ad addentrarsi, l’Abisso ritrovato in mezzo a una sperduta isola nell’oceano. La curiosità, il ritrovamento di artefatti mai visti prima e spesso dai poteri sorprendenti ha dato il via ad una vera e propria caccia al tesoro che ha visto sorgere in poco tempo una vera e propria città sui bordi dell’Abisso. Ma la discesa non solo è pericolosa, visto che è abitato da creature feroci e mai viste in natura, ma ha una controversa e a volte mortale controindicazione, ovvero, quando si decide di risalire, si subiscono una serie di problemi che, qualora si scendesse troppo, arrivano fino all’inevitabile morte dell’esploratore. In tale contesto molti bambini rimangono orfani dei genitori, e Riko è infatti cresciuta in un orfanotrofio con il sogno di diventare una famosa esploratrice come sua madre.

"Made in Abyss" procede con il giusto ritmo narrativo, senza rallentare troppo, prendendosi il tempo necessario per creare dei personaggi con un certo spessore e soprattutto dipingendo l’ambientazione come è opportuno fare. L’ecosistema che viene presentato sembra stare in piedi: mi piacerebbe avere una mappa, un bestiario e, chissà, farci una bella sessione di un gioco di ruolo all’interno. Si tratta di una produzione curata sotto tutti gli aspetti, che ha l’unico difetto di calcare forse troppo su alcune scene che appaiono più cruente del necessario. L’abisso è stato costruito con coerenza e intelligenza, la sua esplorazione fa assaggiare allo spettatore l’adrenalina della scoperta, senza che possa sapere con precisione cosa dovranno affrontare i personaggi e quale meraviglie e segreti li attendono. Un mix coinvolgente che riesce a mantenersi tale per l’intera durata di questa prima parte di serie, che pare fare da antipasto a un pasto ancor più succulento, che non vedo l’ora di vedere.


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Mattia Tenaglia

Episodi visti: 13/13 --- Voto 10
Capolavoro!
Non esagero col definire questo anime un capolavoro, sin dal primo episodio è entrato prepotentemente trai miei preferiti: azione, mistero, emozioni fortissime di disgusto, rabbia, tristezza; due protagonisti ben caratterizzati e mille avversità da affrontare; personaggi secondari carismatici, particolari, unici; una trama avvincente, una colonna sonora preziosa, rarissima da riscontrare in un anime.
Il difetto? Dover aspettare per altri episodi!
Non mi dilungo, concludo consigliandovi di vedere questo anime, senza stare a rifletterci, ne vale assolutamente la pena!


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andryujonson

Episodi visti: 13/13 --- Voto 10
Alzo le mani. Tanto di cappello, erano anni che un anime non mi prendeva così tanto per la profondità della sua trama.
"Made in Abyss" mi ha stupito in molti aspetti: la grafica è semplicemente eccezionale, le ambientazioni, i personaggi e anche i doppiaggi sono davvero ben fatti; la storia è bellissima e per nulla incoerente. Certo, c'è da dire che come in ogni anime, libro, film i nostri protagonisti hanno avuto non pochi colpi di fortuna belli e buoni che li hanno fatti scampare alla morte, ma nulla di troppo irreale. La caratterizzazione dei personaggi è ottima... e soprattutto Nanachi - io adoro Nanachi! E' così morbida!
Ma, tralasciando i miei gusti personali, se non lo avete visto solo perché, dopo aver visto che i protagonisti sono bambini, pensavate che fosse un anime infantile, ricredetevi, è tutto tranne che infantile.

Aki97

Episodi visti: 13/13 --- Voto 8,5
È proprio il caso di dirlo: ci sono cascata anche io (nell’Abisso). Dopo mesi e mesi che ne sentivo parlare solo in termini positivi, sono finalmente riuscita a recuperare “Made in Abyss”. E che recupero! Era veramente da tempo che un’opera non mi colpiva in maniera così globalmente positiva, e se dovessi trovare un modo per definire questo prodotto, sarebbe: un film Ghibli che incrocia “Madoka Magica” e poi va oltre, proseguendo per la sua strada.
Ma andiamo con ordine.

Riko è una giovanissima esploratrice, e vive in un orfanotrofio che si occupa di accudire, crescere e addestrare i bambini che nella Città sull’orlo dell’Abisso sono rimasti senza una famiglia. Ogni esploratore è dotato di un fischietto che, a seconda del colore, ne decreta il rango: in ordine crescente di importanza sono rosso, blu, viola, nero e bianco. Riko è un fischietto rosso, ma è sveglia, ingegnosa e assolutamente determinata a farsi strada nell’Abisso, per scovare tesori e uguagliare le gesta di sua madre Lyza, un fischietto bianco. Nel corso di una esplorazione a profondità bassa, viene attaccata da un mostro di norma estraneo a quella zona, ma viene miracolosamente salvata da un giovane ragazzo-robot, che ha del tutto perso i ricordi di come sia arrivato lì e perché, e che verrà soprannominato “Reg” dalla giovane. L’affiatamento tra i due cresce molto in fretta, sino a che, in seguito ad alcuni avvenimenti, Riko e Reg decideranno di avventurarsi nell’Abisso da soli, per arrivare sino al fondo.

Dopo un ottimo primo episodio, la serie fatica un po’ a ingranare e a trovare il suo ritmo, e nei primi cinque-sei episodi l’interesse è a tratti altalenante. Soprattutto, la storia per partire si lascia dietro delle vere e proprie falle logiche, che, seppur piccole, lasciano un po’ interdetti, ma fortunatamente questo genere di espedienti non verrà assolutamente più utilizzato in seguito. Anzi, si può dire che più le vicende proseguono, più è possibile vedere come sia la trama ad essere cucita sui personaggi, e non viceversa. È tutto narrato con una naturalezza e una verosimiglianza incredibili, perché più che sui discorsi, sulle spiegazioni - che a tempo debito vengono fornite - ci si concentra sulle emozioni, sulla visione del mondo di ciascuno dei personaggi e sul loro modo di affrontare ogni situazione. Ci sono varie questioni che quest’opera pone, senza tuttavia avere la pretesa di dare alcuna risposta: cos’è l’ambizione? L’ambizione è una cosa positiva? O negativa? E la vita? È meglio vivere soffrendo oppure ottenere una morte dignitosa? Quanto in là ci si può spingere per progredire? L’anime pone, in maniera non invasiva e molto sottile, queste e altre domande, ma non offre altrettante risposte: il suo intento non sono i discorsi motivazionali, le riflessioni esistenziali, la morale. “Made in Abyss” non vuole, per ora, avere alcun tipo di morale, ma si limita a chiedere, sperando di far partire una riflessione nello spettatore, che in base alla sua esperienza, alle sue credenze e ai suoi valori saprà trovare - o forse no - la propria risposta e vivere a modo suo i vari momenti della storia.

Come ho detto, definirei questo prodotto come una sorta di mix tra un Ghibli e “Madoka Magica”. Questo perché, specie per la prima metà della serie, la storia si dipana in queste atmosfere quasi favolistiche, intrise di magia e che, anche attraverso il punto di vista ottimistico di Riko, lo spettatore percepisce come incantate. Sembra tutto una grande avventura in una campagna un po’ pericolosa, dove sì ci sono dei rischi, c’è da stare attenti, ma il pericolo non è mai tangibile. Anzi: spesso e volentieri i mostri sono quasi delle chiazze di colore in lontananza, e, anche quando si avvicinano, non fanno mai realmente paura. Bastano un po’ di astuzia e allenamento e la via di fuga si trova, il pericolo passa, le difficoltà si superano.
Giusto? Quasi.
Perché, per l’appunto, per un certo periodo di tempo lo spettatore è portato a percepire il mondo e l’Abisso in una certa maniera. Ma poi la musica cambia, e cambia in maniera improvvisa. Il miglior termine che mi viene in mente è “shift”: si tratta di qualcosa di repentino, non prevedibile, che lascia spiazzati e fa capire che quanto visto sino a quel momento era solo il riscaldamento. Le danze incominciano ora, e c’è da armarsi di fegato e pazienza, perché non esisterà più nulla di impensabile. E tutto questo, ancora, accade non con le parole, ma con le emozioni, perennemente rafforzate da una narrazione visiva solida che utilizza sapientemente flashback, sogni, ricordi per comunicare allo spettatore come i personaggi si sentono, cosa provano e cosa hanno provato. E ciò è quasi sempre immensamente più importante di quel che sta avvenendo in quel momento.

Tutto ciò avviene all’interno di un Abisso che è molto più di un semplice “buco”. Molto più di un generico “luogo pericoloso” che i nostri prodi dovranno attraversare per giungere alla loro meta. Anzi, l’Abisso è più che mai vivo, viene costruito come dotato di qualcosa che, se ancora è presto per definire “volontà”, assomiglia senz’altro a un istinto. Questo “qualcosa” si riflette in tutto ciò che dell’Abisso è parte, dalla flora alla fauna, alle persone che si avventurano al suo interno, e che ne subiscono la “maledizione”: una serie di sintomi che gli esploratori accusano solamente nel momento della risalita, e che si aggravano in maniera considerevole a mano a mano che si scende nei vari livelli.

Aggiungiamo al mix due protagonisti assolutamente veri, vivi, che si compensano a vicenda senza essere delle macchiette e senza mancare di dignità personale. Abbiamo Riko, giovane esploratrice ingegnosa e instancabile, ottimista, fisicamente poco abile e pericolosamente spericolata. Al suo fianco troviamo Reg, ragazzino quieto, un po’ timido, incapace di prendere decisioni in maniera rapida ma dalla forza straordinaria e dalle infinite risorse. Il loro rapporto - che per il momento ammicca solo in maniera blanda alla romance - è di forte dipendenza reciproca, ed è bello vedere come i momenti in cui per vari motivi il focus si sposta su uno solo di loro siano utili per due motivi: da un lato fornire loro una dignità individuale come personaggi, facendoli crescere, dall’altro mostrare come in nessun modo uno dei due potrebbe mai proseguire senza l’altro.
A Riko e Reg si affianca un buon cast di comprimari, con le punte di diamante in Ozen e Nanachi. Sono tutti parte integrante dell’opera, in vari modi, e la storia fa intuire che non pochi di loro avremo modo di incontrarli di nuovo in futuro, anche in seguito alla conclusione dell’arco narrativo a loro dedicato.

Per quanto riguarda il comparto tecnico, siamo veramente di fronte a qualcosa di strabiliante. Da un lato gli sfondi favolistici di stampo Ghibli, che si incupiscono sempre più col passare degli episodi, dall’altro una colonna sonora strepitosa, che accompagna ogni momento della narrazione in maniera assolutamente equilibrata, senza mai prendere del tutto il sopravvento. Mi ha lasciata ammaliata a dir poco, e, se mai ci sarà modo di avere questo anime in Italia, spero in una edizione con colonna sonora.
Nota di assoluto merito anche alla regia, curata sin nei minimi dettagli già dalla opening, e che non si fa scrupolo di mostrare scene anche molto crude, o pesanti, senza mai banalizzarle o renderle fini a sé stesse, ma sempre con lo scopo di trasmettere qualcosa. Merito anche del doppiaggio eccezionale che questo anime ha avuto la fortuna di avere, giacché spesso la differenza fra il tragico e l’imbarazzante la fa proprio la recitazione.

In conclusione: “Made in Abyss” è un prodotto vivo. È un anime in cui i personaggi si muovono da soli, in cui la trama - eccetto per le situazioni di cui ho fatto menzione all’inizio - non ha bisogno di una mano esterna che intervenga con qualche deus ex machina, giacché la storia si dipana in maniera spontanea in base a ciò che i suoi attori vogliono e fanno.
Non è un prodotto perfetto, e, sebbene io ne parli in termini così positivi ed entusiastici, anche dargli 9 sarebbe come riconoscere che sta un gradino sotto la perfezione. Questo, a mio avviso, non è per il momento possibile: si tratta solo di una stagione di dodici episodi, che seppur molto, molto buona, rimane una prima stagione. Opto quindi per l’otto e mezzo: ne riconosco i meriti e ne sottolineo le incredibili potenzialità, attendendo trepidante la seconda stagione.


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Memoriaz

Episodi visti: 13/13 --- Voto 8,5
Forse il migliore anime del 2017, "Made in Abyss" è caratterizzato da una trama originale e scorrevole, per non parlare di tutto il comparto grafico, a dir poco fantastico.
L'opera è ambientata su un'isola nella quale è presente un gigantesco e apparentemente infinitamente profondo cratere chiamato dagli abitanti "abisso". Questo abisso è caratterizzato dalla presenza in esso di una spropositata quantità di tesori, amuleti e gingilli di vario tipo. Inoltre, questo cratere è popolato da svariati mostri che mettono in difficoltà chi ci si avventura. La storia parla di una bambina che sogna di esplorare l'abisso al fine di scoprire di più sulla misteriosa scomparsa della madre, una nota esploratrice di quest'ultimo. Incontrerà un androide con cui stringerà amicizia. Insieme si avventureranno nei meandri dell'abisso.

Come voto ho scelto 8,5, in quanto l'anime è molto scorrevole e gli episodi si vedono molto volentieri. I personaggi sono abbastanza ben caratterizzati, la colonna sonora è buona, la trama pure e il comparto visivo è a dir poco stupendo.


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Ataru Moroboshii

Episodi visti: 13/13 --- Voto 8
Alti e bassi in questo anime, ma mi piace il continuo osare del mangaka. A scanso di fraintendimenti vi dico però che non si tratta di un anime completamente nuovo; oltre a dinamiche originali vi è infatti una corposa parte citazionista: "Viaggio al centro della Terra" di J. Verne, "Laputa", "Kaiba", addirittura un po' di "Divina commedia" e "Hunter x Hunter", soprattutto "Hunter x Hunter". Il sottotitolo dell'opera infatti potrebbe essere: "Tutto quello che avreste voluto leggere in "Hunter x Hunter" sulla saga del continente misterioso e Togashi non ha mai disegnato".

La trama parla di un misterioso cratere del diametro di 1 km, dalla profondità non accertata e ancora perlopiù sconosciuto: l'esplorazione infatti è resa difficile da un particolare fenomeno "fisico" detto anche la maledizione dell'abisso. E qui sta la genialità dell'opera: per scendere in questo abisso basta, si fa per dire, fare attenzione alla fauna dei predatori locali, ma la cosa veramente difficile è risalire - una sorta di "acclimatazione al contrario" fa sì che gli esploratori che risalgono dall'abisso manifestino effetti collaterali, di natura tanto più invasiva quanto maggiore è la profondità raggiunta. Gli esploratori più esperti, i cosiddetti fischietti bianchi, guidati dall'ambizione e dalla sete di scoperte, finiscono sovente a livelli di profondità tali, da non poter più fisicamente fare ritorno in superficie, pena la morte o peggio. Una di loro, la madre della protagonista, si è addentrata in questa zona dieci anni prima, e la figlia cercherà di raggiungerla nell'abisso. "Si crea quindi uno strano e intrigante effetto, in cui la bambina e il bambino robot che l'accompagna attraverseranno luoghi e conosceranno persone in un viaggio di sola andata verso il fondo, attraverso cui ogni nuova conoscenza è anche un irrevocabile addio".

Pregi e difetti, dicevamo, dell'opera: infatti per ogni aspetto ottimo dell'anime ce n'è un altro che mi fa storcere il naso.
Esattamente come nei veri abissi marini, anche in questo abisso i paesaggi e gli animali che si sviluppano nella parete dell'abisso si fanno sempre più fantastici, spettacolari e alieni, man mano che si scende. Da contraltare a questi dettagliatissimi fondali c'è però un grottesco character design super-deformato e stilizzato che stride come un pugno in un occhio con il resto dei disegni, dolore oculare che ci accompagnerà per tutta la visione.
L'anime, soprattutto ai livelli profondi, non si risparmia in scene crude, truculenti, e nelle intenzioni dell'autore strazianti, che davvero aggiungono molto all'anime, tuttavia, sebbene siamo stati edotti su quella sorta di febbre emorragica da risalita che colpisce gli esploratori, trovo fastidioso ed estremamente grottesco l'incedere delle scene su ogni sorta di umore e liquido corporale che la protagonista dodicenne espelle dal suo corpo nelle suddette occasioni.

Lato negativo a tutto tondo: in questa prima serie non abbiamo ancora potuto fare la conoscenza con il vero "villain" dell'anime, ma tutto fa supporre che sia di una noia e di una banalità mortali.
Lato positivo a tutto tondo: la musica, abbiamo un'ottima colonna sonora di un compositore davvero bravo.


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Nae

Episodi visti: 13/13 --- Voto 8
Serie animata estiva tra le più seguite del 2017, ammetto di aver aspettato l'autunno per vederla, e ne sono rimasta piacevolmente colpita, anche se non mi sbilancio oltre l'8, in quanto ci sono delle pecche piuttosto consistenti di cui l'anime si guarda bene dal liberarsi, per quanto con questo dimostri una sentita fedeltà al manga.

La trama di "Made in Abyss" è senza dubbio il suo punto di forza e forse anche il suo angolo cieco di rischio, nel caso le cose dovessero intrecciarsi troppo in modo ingestibile, ma andiamo con ordine.
La ridente cittadina di Ōsu si trova su una piccola isola e costeggia un baratro, l'abisso del titolo appunto, il quale cela segreti del passato, tesori dall'inestimabile valore, ma anche una maledizione che colpisce tutti i suoi esploratori. L'isola in sé e per sé non è autosufficiente, trafficare con l'estero è qualcosa di assolutamente necessario e la maggior fonte di rendita è l'abisso stesso con i suoi tesori, ma anche con i suoi mostri e la sua maledizione. Per questo motivo tutta la cittadina è votata alla vita intorno all'abisso e alla sua esplorazione, vi sono caste di esploratori divise per esperienza: i semplici fischietti rossi, bambini e apprendisti, fino ad arrivare agli unici e leggendari fischietti bianchi, esploratori dalle immense capacità che hanno con sé talismani e oggetti magici dell'abisso e sono stati in grado d esplorarlo in lungo e in largo, pagandone comunque il prezzo. L'immensa voragine si estende per chilometri e chilometri in profondità: una strana situazione elettromagnetica-magica-mitica crea un effetto 'zoonale', dove vediamo sei zone impilate dalla più profonda (circa 13000 m) alla più vicina alla superficie (100-300 m), con diversi stadi di influenza sui suoi visitatori e sei tipologie di creature a infestarle. Scendere nell'abisso è più o meno sicuro, salvo i mostri assassini che si incontrano, risalire invece è tutt'altra storia, infatti l'abisso crea un effetto blocco che fa pagare ai suoi esploratori quando tentano la risalita da uno stadio all'altro. Si parte con danni transienti, limitati e gestibili (nausea e mal di testa), per finire con danni devastanti (perdita dell'umanità, danni mentali etc.): dal sesto strato infatti non si torna, ed è chiamato "Last Dive" per gli esploratori, una gita di sola andata.
Riko, la protagonista, è una bambina allegra e intraprendente, che come tutti gli orfani della cittadina sogna di diventare un'esploratrice, come lo era la madre, una famosissima esploratrice portatrice del rarissimo fischietto bianco, il quale viene ritrovato proprio a inizio serie, indice che la donna è deceduta. Un messaggio criptico però, ritrovato proprio con il fischietto, fa sì che Riko voglia violare la legge dei fischietti rossi e lanciarsi in una discesa folle fino al livello sei per incontrare, a quanto dice il messaggio misterioso, proprio la madre. Aiutata da un automa, cyborg, non si sa bene cosa, Reg, incontrato poco prima di scoprire della madre e a quanto pare legato all'abisso, intraprende una discesa in questo e nei suoi drammatici segreti. E fino a qui tutto bene.

La storia è solida, i personaggi hanno i loro perché, e, anche se ci sono forzature di trama con una protagonista dodicenne un po' lenta di comprendonio e che risolve tutto con l'entusiasmo, ce la si può fare. La cosa che dà fastidio, a mio avviso, è che l'abisso come concetto tocca molto lo spettatore, più della ragazzina in sé, più del dramma di trovare la madre: l'ambizione umana viene paragonata alla profondità del baratro, e la maledizione che si paga nell'esplorarlo è un test di volontà per vedere quanto si è davvero decisi a perseguire la propria ambizione. Il fatto che per Riko si caschi spesso in momenti inutili di fanservice con Reg o si banalizzi l'analisi di talune tematiche è un malus, tuttavia la storia resta davvero godibile, soprattutto per una serie breve da tredici episodi.
Serie che non si conclude con la tredicesima puntata, ma che arriva almeno a un dunque. Io ho letto anche il manga, per sapere come prosegue, e direi che hanno abbastanza materiale per una seconda serie, penso basti aspettare un po'.

Comparto tecnico: che dire, è notevole, gli ambienti e i fondali sono mozzafiato, la colonna sonora è azzeccatissima, ma c'è un ma, e sono i personaggi in un bizzarro e noioso super-deformed, o almeno così sembrano. I tratti bambocceschi dei bambini sono irritanti, danno quasi noia con l'epica dell'abisso, li si sopporta solo in nome della storia e perché di fatto è il baratro misterioso il vero protagonista, Riko e compagnia cantante stanno lì per mostrarcelo, non sono davvero i veri signori della scena.

Il mio è un 8 pieno, con qualche calo qua e là; ho poco apprezzato i momenti fanservice poco calzanti e quasi irritanti per lo svolgimento della trama, ma per il resto direi che è assolutamente un anime consigliato.


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Rukia K.

Episodi visti: 13/13 --- Voto 8,5
L'estate è finita e con essa è terminata anche una delle serie del 2017 più seguite. Inizialmente gli episodi trasmessi sulla piattaforma di VVVVID non avevano avuto un buon riscontro in termini di visualizzazioni, ma in breve tempo le voci positive si sono diffuse e hanno raggiunto anche molte delle persone che non avevano minimamente preso in considerazione l'idea di iniziare questa serie.

“Made in Abyss” è una serie animata tratta dal manga di Akihito Tsukushi e ambientata in un'isola in cui è presente un'enorme voragine. Questo misterioso “Abisso” attira esploratori in cerca di fortuna da ogni dove, ma attualmente nessuno è mai riuscito a raggiungere il fondo a causa di una serie di ostacoli che mettono in costante pericolo la vita degli avventurieri. Mano a mano che si scende, le creature che si incontrano sul proprio cammino sono sempre più pericolose e, come se ciò non bastasse, la risalita è spesso accompagnata da terribili effetti collaterali che possono portare a gravi emorragie o addirittura alla morte. La curiosità dell'uomo però è troppo grande e, nonostante i numerosi pericoli, sono molte le persone che decidono di addentrarsi in questo luogo da cui è difficile far ritorno. Nella città che si è venuta a formare attorno alla voragine, è presente anche un orfanotrofio i cui bambini vengono inviati regolarmente negli strati più superficiali dell'Abisso alla ricerca di cimeli da donare in cambio dell'alloggio. Tra questi bambini c'è anche Riko, una ragazzina che ambisce a diventare un fischietto bianco, ovvero l'esploratore di rango più alto che può raggiungere anche gli strati più pericolosi dell'abisso. Si tratta di un sogno ancora lontano dalla sua portata, ma uno strano evento sta per cambiare le carte in tavola. Durante una delle sue solite esplorazioni, si imbatte nel corpo privo di sensi di un ragazzo-robot e, senza farsi vedere dalla direttrice, lo porta nella sua stanza per studiarlo assieme ad altri suoi amici. Nonostante i numerosi esperimenti sono poche le informazioni che riescono a ricavare da questo strano bambino, ma Riko è intenzionata a sfruttare quest'occasione per scendere una volta per tutte nelle profondità dell'Abisso, convinta che le particolari abilità di Reg siano sufficienti per superare ogni tipo di ostacolo. La discesa, però, è molto più ardua di quel che pensa.

Come avremo modo di vedere, il carattere della bambina è molto diverso da quello di Reg. Lei è molto coraggiosa, determinata e desiderosa di imparare. Lui, al contrario, è molto insicuro di sé anche a causa della sua amnesia e, pur essendo molto forte, avrà ugualmente bisogno della prontezza di Riko per uscire dai guai. Alcuni dei personaggi secondari di questa storia prenderanno delle scelte abbastanza discutibili, ma questo non andrà a minare la qualità dell'opera.

I primi episodi di questa serie sono puramente introduttivi, infatti il ritmo è un po' lento, ma si tratta ugualmente di episodi ben realizzati atti a presentarci i protagonisti e a spiegarci le basi, prima di addentrarci in quella che sarà la vera storia. La seconda parte, invece, prende una piega totalmente diversa e inaspettata, dove abbiamo modo di conoscere la vera natura dell'abisso. Se all'inizio lo sguardo era stato rivolto quasi unicamente verso i protagonisti, nella parte seguente la storia si focalizza soprattutto sulla pericolosità che l'abisso rappresenta per tutti coloro che hanno il coraggio di proseguire oltre quella linea che gli abitanti del luogo considerano ancora sicura. I mostri dell'Abisso e tutto ciò che costituisce un vero pericolo fanno emergere il lato più crudo di questa serie, che è anche quello più coinvolgente.
In alcuni episodi, la tragicità degli eventi e le emozioni provate dai personaggi sono rese così bene, che è impossibile non rimanerne impressionati. Alcuni episodi sono così coinvolgenti, da tenere lo spettatore attaccato allo schermo provando l'ansia e la disperazione a cui i protagonisti vanno incontro. Il coinvolgimento attuato però non è l'unico pregio di questa serie. Ad esso si aggiungono anche i bellissimi fondali realizzati tutti nei minimi particolari. Questi ultimi hanno uno stile molto diverso da quello utilizzato per i personaggi; ciononostante, non vi è alcun contrasto tra le due tipologie, anzi, si rimane facilmente affascinati dalla cura con cui sono stati realizzati.

Una nota di merito va anche alle musiche realizzate da Kevin Penkin, un noto compositore australiano che in precedenza ha lavorato anche alle canzoni di alcuni videogiochi. Le musiche da lui composte si adattano perfettamente ad ogni situazione, permettendo di godersi appieno ogni scena trasmettendo curiosità, ma allo stesso tempo anche stupore di fronte ad alcuni dei bellissimi sfondi presenti in questa serie.

L'unico aspetto che ho trovato un po' fastidioso è il fanservice. Il fanservice di tipo lolicon e shotacon può piacere o non piacere, ma nel mio caso non ha dato una buona impressione. In alcuni episodi l'ho trovato abbastanza invasivo, dato che ha parzialmente rovinato alcune scene in cui non se ne sentiva per nulla il bisogno, quindi sconsiglio la visione di questa serie a chi non va molto a genio questo difetto.

Alcuni dei misteri sono stati risolti negli ultimi episodi, ma ce ne sono molti altri che sono attualmente senza risposta, dato che il manga originale non si è ancora concluso, e per tale motivo mi auguro che questa serie riesca ad ottenere una meritata seconda stagione. “Made in Abyss” è senz'altro una delle serie migliori di quest'anno, quindi consiglio a tutti di concedergli una possibilità e di non lasciarsi ingannare dal chara bambinesco dei personaggi.


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Luca Pianegonda

Episodi visti: 13/13 --- Voto 10
Mi sono approcciato a questo titolo spinto da diversi pareri positivi su Reddit ed evitando volutamente di anticiparmi trama, ambientazione e critiche. Il risultato? Diciamo che sto parlando dell'opera di animazione che più mi ha affascinato e sorpreso, da sempre.

Partiamo dal processo di creazione del prodotto: la trama è tratta dall'omonimo manga e ne rispecchia fedelmente, per la maggior parte degli episodi, il contenuto e il messaggio.
La qualità dell'artwork è incredibile, il team di produzione ha messo anima e corpo nella resa e si sente; l'animatore degli sfondi, a conferma dell'eccezionale scelta della squadra, proviene dallo studio Ghibli (https://it.wikipedia.org/wiki/Studio_Ghibli).
Altra grande nota di merito l'OST prodotta da Kevin Penkin (vocal: Takeshi Saito, Raj Ramayya; lyrics: Takeshi Saito, Raj Ramayya); contiene una vasta selezione di generi musicali, tra cui la bellissima "Hanezeve Caradhina" (ft.Takeshi Saito), che da sola vale l'acquisto dei CD.
Le tracce sono state accostate perfettamente alle immagini, fungendo efficacemente da focus emotivo.

Ora, la prima puntata.
Fin da subito viene introdotta la protagonista, Riko, una ragazzina di dodici anni che sta cercando dei cimeli in compagnia del suo amico Nat. Le prime inquadrature sono state scelte per dare una sensazione d'immersione nel mondo che viene presentato: i fiori, la cascata, il sentiero, il punto di vista di Riko mentre si cala con la corda, il montacarichi che scompare sotto le nuvole sono tutte immagini che cercano di dare una visione complessiva iniziale dell'ambientazione allo spettatore, che, mano a mano che la puntata andrà avanti, tenderà verso quello stile dark che sarà il cardine di "Made in Abyss".
Il primo evento fondamentale della serie sarà l'incontro di Riko col verme purpureo; con l'amico a un passo dalla morte e lei stessa in grave pericolo, l'istinto la spinge a fare la cosa giusta, costringendola però a un mortale inseguimento nel ruolo della preda: preda in trappola e ormai "finita", se non fosse per uno strano fascio di luce che colpisce il mostro, facendolo scappare. Questa è l'entrata in scena dell'altro protagonista: Reg (o meglio il senza nome a questo punto), un robot dall'aspetto di bambino, che giace svenuto dal punto in cui ha, in qualche modo, salvato Riko.
Da qua parte l'intreccio delle prime tre puntate tra i personaggi che, nonostante lo scarso tempo a disposizione, vengono ben caratterizzati in tutti gli aspetti. Tutti i personaggi sono disegnati in stile chibi, scelta che, se all'inizio può portare a relegare la storia a una "cosa per ragazzini", poi creerà quel contrasto con la profondità dello sviluppo che mi ha tanto lasciato sorpreso.
Le relazioni tra personaggi, e i personaggi stessi, non sono mai banali, anche procedendo la serie, e, anzi, sono il motivo per il quale mi sono innamorato di questo anime (Nanachi!).

Conclusione: consiglio a chiunque di vederlo, penso che sia un prodotto che qualsiasi persona possa apprezzare (nonostante la crudezza di certe scene) e, sperando che le stagioni proseguano quando ci sarà abbastanza materiale cartaceo, sono convinto che questo anime diventerà uno dei grandi classici del genere.


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npepataecozz

Episodi visti: 13/13 --- Voto 8,5
“Orth, la città della grande voragine. Più di 1900 anni fa, in un’isola solitaria nel mare meridionale di Beoruska, fu scoperta una gigantesca fossa. Con un diametro di 1000 metri e una profondità tutt'oggi sconosciuta, la voragine misteriosa ha ammaliato le persone: preziose e pericolose creature ancestrali e cimeli misteriosi che sfuggono ogni comprensione hanno attirato avventurieri affamati di ricchezze che hanno poi creato la città sul ciglio della gigantesca voragine. Col passare degli anni, attirati dall'aura di mistero e dalle numerose leggende, in tanti sono stati inghiottiti dalla voragine che è l'ultimo antro inesplorato del mondo. Il suo nome è Abisso.”
E' con queste parole che ha inizio “Made in Abyss”, trasposizione dell'omonimo manga di Akihito Tsukushi pubblicato, a partire dal 2012, sul sito Manga Life Win di Takeshobo. L'adattamento anime è stato realizzato da Kinema Citrus sotto la direzione di Masayuki Kojima e trasmesso in Giappone a partire dal mese di luglio 2017.

Una misteriosa voragine, una ragazzina di dodici anni alla ricerca della mamma e un simpatico robottino smemorato dalle sembianze umane: la prima idea che balza alla mente è che si tratti della classica “favola”. Poco importa che ci siano scene di sangue e persone sottoposte a diversi tipi di tormenti fisici durante il corso del loro viaggio: dopo tutto, giusto per fare due esempi, anche in “Cappuccetto Rosso” il lupo cattivo mangia la nonna e anche in "Biancaneve" la protagonista è vittima di avvelenamento.
La struttura dell'opera, però, è troppo complessa per pensare che l'autore volesse solo proporci una storia sul modello dell' “Ape Maia”; la mia sensazione, invece, è che la trama si basi su un simbolismo che trascende la storia di Riko e Reg e che debba essere interpretato nel modo più corretto possibile. Tra il dire e il fare, ovviamente, c'è di mezzo il mare; tuttavia è mia intenzione, in questa sede, proporre almeno un tentativo parziale di decodificazione, specificando che si tratta della mia personale interpretazione e non di verità assoluta. Pur tuttavia, è risultato troppo stimolante per me cercare di dare una risposta alla più intrigante delle domande: cos'è davvero l'abisso?

Cominciamo con un piccolo riassunto delle caratteristiche morfologiche dell'abisso. Su forma e dimensioni abbiamo già detto all'inizio; vediamo ora quali sono le sue altre peculiarità. Dalle mappe in possesso dei personaggi vengono descritti sei strati, ognuno caratterizzato da fauna e flora diversa e soprattutto da una pericolosità crescente quanto più si scende in profondità. Ma, a differenza di quanto si possa pensare, non è la presenza di creature sempre più potenti e aggressive a misurare il grado di rischio che si corre avventurandosi negli strati inferiori, quanto l'appesantirsi della “maledizione” che colpisce chi decide di calarsi nell'abisso.
“Fare ritorno dall'esplorazione dell'abisso è problematico. Più si scende in profondità e più il ritorno influisce gravemente sulla propria salute. Dal primo strato, leggere vertigini; dal secondo strato, conati di vomito, emicranie e formicolio agli arti; dal quarto strato dolori lancinanti in tutto il corpo ed emorragie; dal sesto strato perdita della propria umanità oppure morte. Nessun esploratore in quanto essere umano può sfuggire a questo strano fenomeno. E' chiamata la maledizione dell'abisso.”
Riassumendo, si può scendere tranquillamente in profondità, ma si può risalire solo mettendo a repentaglio la propria incolumità; invenzione fantastica o l'autore sta seguendo un suo "particolare" filo logico? Lo stesso anime a un certo punto sembra fornirci la risposta: “L'ambizione, più potente del veleno e più profonda della malattia, rapisce gli uomini. Una volta attecchita non vi è scampo, proprio come una maledizione, e porta tutti gli avventurieri ad avanzare, gettandosi a capofitto.”
L'abisso, dunque, rappresenta l'ambizione umana, che spinge ad avanzare e che non lascia tornare indietro. Il viaggio al suo interno è un viaggio in quel desiderio di grandezza che è stato alla base dell'evoluzione dell'uomo.
Se l'abisso rappresenta l'ambizione, i vari esploratori sono le persone ambiziose. Non tutti, ovviamente, hanno la struttura fisica e la resistenza psicologica adatta per raggiungere l'oggetto dei propri desideri; nell'anime ciò viene sottolineato con l'introduzione dalla gerarchia dei fischietti: ad ogni colore corrisponde una certa attitudine e uno strato massimo verso cui ci si può spingere senza mettere seriamente a repentaglio la propria salute. Il livello di ambizione, infatti, non è sempre lo stesso in tutte le persone, anche perché l'oggetto del desiderio di ognuno non è sempre lo stesso e può essere più o meno impegnativo da raggiungere. Tuttavia essa è presente nel cuore di ogni uomo: la stessa Mitty, forse la più insospettabile, “come tutti gli altri avventurieri aveva gli occhi colmi di ambizione”.
E per il momento sono costretto a fermarmi qua, perché molti dei misteri che circondano l'abisso possono essere risolti solo scendendo più in profondità rispetto a quanto fa questa prima stagione. Resta aperta la domanda sul valore che l'autore attribuisce all'ambizione, e cioè se la considera come un elemento positivo o negativo per il progresso del genere umano. Su questo punto, anzi, si è dimostrato piuttosto ambiguo. In alcuni punti, infatti, sembra argomentare che certi limiti non andrebbero superati (“Esistono persone che non si sono mai fermate per nessun motivo. Alle volte si fondono completamente con le proprie convinzioni, incarnando il fato stesso. Queste persone che hanno trasceso la loro natura umana continuano ad osservare tutto con sguardo ormai disumano.”); in altre invece sembra che l'uomo, se riesce a non perdere il senno, abbia la possibilità di indirizzare l'ambizione verso finalità positive (“A coloro che si calano nel baratro di ineguagliabile oscurità e si immolano nell'oscurità si dice che l'abisso offra tutto. Morte e vita, maledizioni e benedizioni, tutto quanto.”). Credo comunque che questo dilemma possa essere risolto soltanto nel momento in cui conosceremo cosa c'è sul fondo dell'abisso.

Se, invece, analizziamo le avventure di Riko e Reg dal punto di vista del puro intrattenimento, vediamo che, almeno in questa prima stagione, si è puntato meno sulla componente azione e più sui personaggi e sulle loro storie; non mancano, però, momenti di pathos e di sincera commozione, ma nemmeno momenti più allegri e scanzonati.
Come ho appena detto, però, la parte del leone la fanno i personaggi, molto vari e quasi tutti stra-maledettamente interessanti. Riko e Reg costituiscono una coppia decisamente affiatata; tra i personaggi secondari, invece, spiccano l'enigmatica e carismatica Ozen e la dolcissima e divertentissima Nanachi (anche se quest'ultima, con tutta probabilità, diventerà un personaggio principale e non più secondario nella prossima stagione).
Tra i difetti, invece, va segnalata una certa lentezza narrativa in diversi punti che, se da un lato può essere spiegata dall'esigenza di spiegare accuratamente il complesso mondo dell'abisso, dall'altra può risultare un po' noiosa per chi preferisce ritmi diversi. A questo aggiungerei l'impressione che i primi strati non siano stati raccontati con il grado di dettaglio dovuto: se qualcuno entrasse davvero in un posto simile, credo che si guarderebbe un po' più attorno. Così, invece, differenze morfologiche a parte, non si riesce a cogliere la differenza tra uno strato e l'altro, almeno in termini di pericolosità. Spero che ciò non si ripeta anche per gli strati più in basso: il rischio sarebbe quello di trasformare l'abisso in una grossa buca.

Le mie ultime considerazioni riguardano grafica e colonna sonora: semplicemente splendidi. Sia che si tratti di ambienti luminosi e suggestivi che di ambienti bui e cupi, la bellezza dei disegni è sempre spettacolare; in più di un'occasione ti fanno venir voglia di scattare delle foto da utilizzare poi come sfondo del desktop. La colonna sonora, invece, con le sue melodie malinconiche e sognanti, a volte dà l'impressione di essere il canto dell'abisso, finendo così per far risaltare ancora di più la bellezza dei disegni. Quanto alle sigle si è scelto di proseguire in una abitudine che sta raccogliendo molti consensi, ossia quella di affidarne la realizzazione agli stessi doppiatori. E così l'opening, “Deep in Abyss”, è cantata da Miyu Tomita (Riko) e Mariya Ise (Reg); per l'ending, “Tabi no Hidarite, Saihate no Migite”, al duo si aggiungerà Shiori Izawa (Nanachi).

In conclusione, posso affermare che, almeno dal mio punto di vista, tutti gli elogi che si sono sprecati intorno a questo anime sono assolutamente meritati. Non so se diventerà, come in molti affermano, l'anime dell'anno; sicuramente è un prodotto di un livello superiore, per cui fare di meglio sarà veramente difficile.


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selene90

Episodi visti: 13/13 --- Voto 9
“Made in Abyss”: una serie di tredici episodi a finale aperto, che ha fatto sognare e trepidare moltissimi fan nell’estate del 2017. Tredici episodi descritti come tante fitte al cuore, visto che, pur partendo come una normale serie d’avventura, con tanto di mistero e fantasy, procede verso una strada decisamente più cupa.
Protagonista della serie è “l’Abisso”: una voragine inesplorata, formata da diversi strati abitati da strane creature, a cui è legata una misteriosa maledizione.
Rico è una bambina curiosa e determinata che, un giorno, trova un misterioso robot dalle sembianze di un bambino. Insieme, i due sono intenzionati a scendere nell’Abisso per ritrovare la madre di lei.

Parto dicendo che, al di là delle recensioni ultra positive lette, sono stata attirata a iniziare la serie proprio da questo misterioso Abisso, idea che avevo apprezzato anche in “Pandora Hearts”, benché gestita in maniera completamente differente. E, in effetti, il protagonista è proprio lui. Non Rico, non Reg... l’Abisso. Un’ambiente ostile, misterioso, suggestivo. Grazie, oltretutto, a un buonissimo apparato grafico, la serie si arricchisce di panorami incantevoli, stimolanti, ricchi di dettagli e, non meno importante, originali.
Ho aspettato a scrivere due righe su quest’opera, perché volevo prima parlarne con altre persone, o leggere teorie proposte da altri. La più interessante, a tal proposito, vede l’Abisso come una metafora dell’ambizione. Già fin dai primi episodi vediamo che gli esseri umani hanno diversi fischietti colorati; e, in base al colore, sanno quanto sono in grado di scendere nelle profondità della voragine. In tal senso, la voragine stessa rappresenterebbe l’ambizione dell’uomo, che tutti puntano in maniera minore o maggiore (da qui, il colore del fischietto) e che può portare alla totale distruzione o, in casi estremi, alla morte. Gli ambiziosi, ovvero Rico e tutti gli altri personaggi, non hanno tutti la stessa resistenza fisica e psicologica per permettersi di arrivare fino in fondo, così come il livello di ambizione è differente da persona a persona.
Per quanto non sia ancora chiaro se l’autore voglia mostrare l’ambizione con un’accezione positiva o negativa, l’ho trovata la teoria più interessante finora. La struttura stessa, che vediamo attraverso la mappa dei bambini, ci ricorda un po’ l’inferno dantesco, con tanti gironi che procedono dal più semplice, a quello dove vengono puniti i peccati più gravi.

Oltre a tutto ciò, anche i personaggi hanno una degna caratterizzazione, per quanto non all’altezza di quella dell’ambiente. Rico è una bambina vivace, determinata, che sogna ad occhi aperti, che vuole trovare sua madre a costo della sua stessa vita; Reg ha i sentimenti più forti. Pur non conoscendo le sue origini, decide di proteggere ad ogni costo la sua amica. Anche i personaggi secondari hanno il loro peso (menzione speciale va a Nanachi e Mitty, che regalano i momenti più intensi in assoluto).
Perfetti i colpi di scena e i momenti di tensione provati dai personaggi ad ogni episodio, fino a un finale - purtroppo - aperto, ma che comincia già a regalarci qualche prima risposta generale.


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Haseogamer Fantasy

Episodi visti: 13/13 --- Voto 10
Ho iniziato questo anime spinto dalla curiosità: da un paio di mesi non ero riuscito a trovare nessun anime che mi prendesse come mi è successo in passato o con alcuni come "Re:Zero", uscito abbastanza recentemente (oltre ad altri). La cosa che mi incuriosiva era già il titolo, "Made in Abyss", un po' come un marchio. Allora sono andato a cercare dettagli, e subito anche la costruzione dell'ambiente mi ha ricordato un po' la "Divina Commedia" di Dante, sebbene forse sia un riferimento fin troppo azzardato. Ma, per esempio, anche solo la "Maledizione dell'Abisso" mi ricordava un po' lo svenimento di Dante.
Premesso questo, ho iniziato a guardare la serie e mi è sembrata quasi perfetta all'inizio. Personalmente mi sono piaciuti molto i disegni e come vengono caratterizzati i personaggi, che fra l'altro sono perlopiù bambini, e, sebbene all'inizio sembrava che per questo fosse un anime con tematiche molto infantili (?) - sì, l'ho pensato -, poi si è rivelato tutt'altro!

E' un anime che consiglio a chiunque voglia provare qualcosa di diverso dal solito, che ha quasi un non so che di fresco al suo interno e che si distingue per le soundtrack molto molto lente e tranquillizzanti. Sono solo tredici episodi purtroppo nell'anime, e passano veramente troppo in fretta. Ma fa provar tante emozioni, perché vedere dei ragazzini affrontare determinate cose, almeno personalmente, colpisce di più. Lo consiglio davvero tanto!

Matteo

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Matteo

Episodi visti: 13/13 --- Voto 9,5
È un anime che parte sviluppando la trama dal punto di vista di un bambino, ma che cambia radicalmente quando vengono incontro i ''veri problemi''. Diventa quindi più adulto, spingendo i protagonisti a intraprendere scelte morali non banali, come accade nel mondo reale.
L'idea dell'abisso è geniale, poiché trasmette il fascino dell'ignoto, da cui molti di noi sono attratti. I disegni sono semplici, ma che ho trovato ottimi essendo i protagonisti dei bambini.
Aspettatevi di trovare una mentalità più grezza e cruda di quanto ci si possa aspettare.


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GodspellTasha

Episodi visti: 13/13 --- Voto 9,5
E' una serie incredibile, piena di colpi di scena, unisce ottime ambientazioni e personaggi ben caratterizzati, facendo pressione sulla sensibilità di quest'ultimi, riuscendo a coinvolgere lo spettatore.
"Made in Abyss" è una serie di tredici episodi a finale aperto, ciò significa che la serie non si conclude e dice esplicitamente che la storia continuerà. Purtroppo, ad oggi, non si può sperare tanto in fretta in una seconda serie, dato che il manga non è così avanti, ma, a parer mio, arriverà.

L'anime ha uno stile molto interessante, unisce elementi fantasy a momenti cupi e tetri, non focalizzandosi su un solo genere.
"Made in Abyss" cura la grafica, sia nei paesaggi che nei dettagli, senza lasciare nulla al caso. La trama va avanti in modo molto incalzante e sa intrattenere lo spettatore di episodio in episodio.
Le colonne sonore sono molto belle e azzeccate, sigle di opening e di ending molto belle.
I personaggi sono ben caratterizzati, e assolutamente non banali o "già visti".
Nonostante sia a finale aperto, l'anime fa intuire come si risolvono i misteri che fin dall'episodio 1 ci vengono presentati; ovviamente non vengono spiegati appieno, essendo una storia destinata a continuare.

Riassumendo, un anime davvero bello, molto consigliato a tutti gli amanti del genere fantasy e avventuroso, consigliatissimo a tutti.


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Alister

Episodi visti: 13/13 --- Voto 9
E' un anime interessante e con sviluppi di "carattere" che, sebbene abbia una grafica abbastanza elementare, dimostra molta energia nei contenuti.
Tutto inizia in una città sulle pendici dell' "abisso", un'immensa voragine di cui nessuno ha mai visto il fondo. La città è abitata dai cosiddetti esploratori dell' "abisso" che ne affrontano le pericolosità e l'ignoto, affascinati dall'idea di andare sempre più in profondità a trovare dei tesori. Qui troviamo come protagonisti dei bambini che abitano in un orfanotrofio dove vengono "allenati" di giorno in giorno per affrontare profondità dell' "abisso" sempre più grandi. La serie si sviluppa attorno alla storia di una di questi giovani esploratori che, nel tentativo di seguire le orme della madre esploratrice, ora dispersa, affronta pericoli sempre più grandi e tensioni sempre maggiori. La nostra protagonista, nell'intento di arrivare a profondità sempre maggiori, troverà nemici e alleati in un'ambientazione ricca di dettagli e sempre più affascinante; non mancheranno colpi di scena e momenti di forte tensione in cui verrà messa alla prova tutta la sua determinazione e coraggio.
Lo ritengo in conclusione un anime tra i migliori della stagione se non dell'anno, ha un crescendo di emozioni e di tensione. Spero vivamente gli venga dato un seguito e una traduzione del manga.

Busa

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Busa

Episodi visti: 13/13 --- Voto 9,5
E' uno dei migliori anime visti fino ad ora. Per non parlare dell'ultima puntata, mentirei dicendo che non mi è scesa una lacrima. Lo consiglio caldamente.
I personaggi sono ben caratterizzati. La storia va avanti in maniera fluida e ben spiegata, e riserva parecchie emozioni forti. Dalla prima puntata traspare subito quale sarà l'obbiettivo della serie, ma, pur sapendolo, riesce a stupire passo dopo passo. Sarà per i personaggi o per le ambientazioni, ma riesce a tenerti incollato allo schermo.


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SimoSimo_96

Episodi visti: 13/13 --- Voto 9
Premesso che, per ottenere una recensione esaustiva e completa da ogni punto di vista, sarebbe doveroso attendere la conclusione vera e propria dell'opera e non quella limitata alla prima stagione, non posso però resistere così tanto e quindi scrivo sostanzialmente per eseguire un'analisi generale e particolarmente soggettiva. Cominciamo.

Trama: Riko è una bambina di dodici anni che, assieme ad altri coetanei, vive in un orfanotrofio e studia, così come gli amici, per diventare una Cave Raider, una sorta di esploratrice. Vive infatti nella città di Osu, nelle immediate vicinanze dell'Abisso, una voragine scavata nel terreno che rappresenta l'ultimo luogo inesplorato del mondo. Sulle orme della madre e spinta da un forte desiderio di conoscenza e amore per la scoperta, la piccola esploratrice Riko si avventura nell'Abisso, incontrando Reg, un ragazzino del tutto particolare.
La necessità di attendere la definitiva conclusione dell'opera citata nella premessa è dovuta al fatto che l'anime è principalmente di genere mistery: in un susseguirsi di eventi i piccoli avventurieri ci accompagnano per tutta la durata della storia, sorprendendoci con colpi di scena, magari di facile lettura se proposti ad occhi esperti, ma comunque assolutamente non banali, il tutto però avvolto in un fitto velo di mistero. Infatti il nostro compagno di avventure è l'Abisso stesso, un luogo di cui si conosce poco o niente, almeno per noi comuni spettatori (eccezion fatta per chi ha letto il manga). Come abbastanza prevedibile, episodio dopo episodio, alcune domande trovano risposta, altre no o non completamente, e altre vengono poste al pubblico e ai protagonisti in modo, per certi versi, piuttosto brutale. Sono pur sempre dei bambini.
In tutto ciò assistiamo alla sufficientemente profonda maturazione dei personaggi principali in funzione delle peripezie a cui vanno inevitabilmente incontro, con il mistero che va sempre più infittendosi.

Il vero protagonista è lui, l'Abisso. Ma ciò non significa che i personaggi principali, e anche secondari, non siano degni di una caratterizzazione gestita come Dio comanda, elemento che ritengo di primaria importanza in ogni opera, specialmente se di questo genere. Le mie aspettative, piuttosto alte tra l'altro, non sono state deluse: i personaggi vengono proposti in modo esaustivo e ben elaborato, riuscendo comunque a mantenere uno spesso velo di mistero attorno ad ognuno di essi. Man mano che si procede, il puzzle continua a formarsi e il risultato finale non è affatto scontato.
Per quanto riguarda i personaggi secondari, mancano di un trattamento accurato come quello riservato ai protagonisti, ma riescono comunque a svolgere il loro ruolo senza ammaccature e hanno in ogni caso modo di farsi apprezzare.

L'apparato grafico, seppur non sia un elemento di primaria importanza, ha comunque il diritto di dire la sua, e bisogna ammettere che si permette di fare la voce grossa in più occasioni. A goderne è sempre lui, l'Abisso, che viene arricchito di panorami suggestivi e ambientazioni di pregevole bellezza, oltre che di grande originalità, tratto da non sottovalutare. Il design dei personaggi è piuttosto minimalista e semplice, salvo eccezioni più ambiziose, ma assolutamente apprezzabile, almeno per quanto mi riguarda (nota di merito in favore di Nanachi che, per quanto possa essere l'elemento acchiappa-otaku della situazione, mi è veramente piaciuta).
L'apparato acustico è apprezzabile: mi sono piaciute opening ed ending (soprattutto la opening), mentre ho trovato le colonne sonore non troppo azzeccate in alcuni casi, niente di irreparabile comunque.

A conti fatti, "Made in Abyss" è un anime ancora tutto da scoprire, ma offre fin da subito ottimi spunti per attendere impazienti la seconda stagione, che si spera arrivi presto. Le premesse sono ottime e mi auguro non vengano disattese, l'opera merita una degna prosecuzione, soprattutto dal punto di vista dell'originalità e del mistero che avvolge questo mondo bellissimo e crudele.