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Swordman

Episodi visti: 12/12 --- Voto 4
Attenzione: la recensione contiene spoiler

Molte serie sono passate sotto la prova della recensione. Di solito è opportuno cercare di descrivere ed esprimere il giudizio senza anticipare troppo della serie stessa, ricorrere cioè a degli spoiler, volendo porla in termini concreti. Nel caso di "Two Car" ritengo però che non potrei esprimere bene le mie ragioni senza descriverlo un po' nei dettagli, per cui anticipo fin da subito la presenza... delle anticipazioni!

"Two Car", abbreviato dai nipponici in "Tsuuka!" (il che già depone male, per il richiamo a una certa espressione volgarotta delle nostre parti), è ambientato su un'isola a 200 km da Tokyo ma sempre all'interno della sua prefettura (un po' come se l'isola d'Elba fosse in provincia di Roma, diciamo), Miyakejima. Su quest'isola gli umani maschi si sono quasi estinti e uno dei pochi rimasti è oggetto delle voglie adolescenziali delle due galline protagoniste: Megumi e Yuri. Sull'isola ogni anno si chiude tutto per una serie di gare automobilistiche, e le galline, cresciute a pane e olio di motore, e senza (giustamente) babbo, finiscono per gareggiare anche loro su un mezzo che deve essere una evoluzione del sidecar (onestamente, mai visto), allenate proprio dal "Cocci" per cui sbavano, come detto anche sopra. Lo chiameremo "il Cocci", neanche ricordo come si chiama... In pista, Yuri fa da pilota e Megumi da passeggero.
Ovviamente non ci saranno solo loro in pista, ma anche altri sei equipaggi: una figlia di papà e la sua attendente, che poi è una specie di Mark Lenders (non centravanti di sfondamento, ma povera in canna e dedita solo al lavoro minorile); due sadomasochiste che se le danno anche in pista, fuori e in sogno; due gemelle una e trina (!?); Sailor Uranus e Sailor Neptune, che si sono date al sidecar; due gothic lolite; due cabarettiste aspiranti allo "Zelig".

Inizia il primo episodio e si va subito in pista! Così, direttamente... Ma nel frattempo c'è anche un antefatto di come le gallinelle vanno dietro al loro Cocci.
Nel secondo episodio gli equipaggi arrivano sull'isola (ma che fanno, su e giù!?), e si comincia a raccontare la storia degli altri piloti e passeggeri. Giunti al settimo, quando è stato dato conto dei fatti di tre degli equipaggi, si passa a raccontare la storia dell'infanzia delle telecroniste che seguono le corse... Che poi la storia avrebbe anche il suo perché, ma anche "stic****i!", se mi è concesso il francesismo.
Poi abbiamo un episodio di montaggio dove ripercorriamo la storia delle galline protagoniste, e andiamo male, se vi ricorriamo in una serie da stagione singola... Già finito il budget.
Alla decima puntata siamo ormai in prossimità della gara decisiva, anche perché è l'unica, ma manca ancora il racconto per tre degli equipaggi in gara. Se Uranus e Neptune hanno fatto il cabaret e visitato più volte il miglior bar dell'isola, altre due mancano proprio all'appello, anche se sospetto che non ci siamo persi nulla di importante. Tra l'altro, nel frattempo si scopre che il Cocci è tornato sull'isola: si era spostato sull'isola di Man in cerca di fortuna ed è tornato con la campionessa mondiale di sidecar come promessa sposa. Gran bella notizia per Yuri e Megumi... Tra l'altro si scopre che la gara di apertura dell'episodio 10 è la stessa del primo episodio. Quindi ci hanno preso per i fondelli fin dall'inizio.
Restano solo due episodi per l'epilogo. Yuri e Megumi hanno comunque il tempo di fare a botte in più occasioni, farsi umiliare in pista dalla campionessa mondiale e dalla sua sorellina (Sarah Briant), avere un incidente con ferita e scambiarsi di posto sul mezzo. Il finale ci riserva una faccenda da sfrontato favoritismo automobilistico, roba sulla quale anche un certo L. Hamilton, soggetto noto per essere baciato da tutte le fortune e favorito da La Chiunque, avrebbe certamente espresso un malcelato disgusto.

Tutto questo è "Two Car", anzi "Tsuuka!", una serie piuttosto mal gestita, mal sceneggiata e piuttosto irritante nel suo svolgimento. Queste cose succedono quando si vanno a guardare serie sulla base dell'impressione che fa il chara design. Aspetto che, in effetti, è l'unica cosa salvabile, essendo realizzato dall'artista già all'opera su "Masamune-kun no Revenge", ma anche a conti fatti sprecata.
Non siamo di fronte alla peggiore visione mai avuta, ma è stato comunque irritante.
Per fortuna siamo giunti all'arrivo. Ci si sente meglio.