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AnthonySoma-sensei

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
Non nascondo che le mie aspettative per "Kimi no Suizou o Tabetai" fossero di per sé già molto alte, ma di certo non mi sarei aspettato un calo verticale dopo pochissimi secondi dall'inizio del film... ancora mi sto chiedendo il perché si sia deciso di optare per un'introduzione del genere, sopprimendo nello spettatore qualsiasi tipo di speranza che le cose potessero andare in maniera diversa da quanto preannunciato. L’autore ha poi tentato di correggere il tiro attraverso la realizzazione di un finale piuttosto inaspettato, ma personalmente non è riuscito a colpirmi, emotivamente parlando, così come avvenuto quando ho avuto modo di leggere il manga.

A questo punto vi starete chiedendo se ci sono aspetti interessanti nel film, e soprattutto il motivo per cui il mio giudizio sia comunque ampiamente positivo: ciò va riscontrato nel corpo centrale dell'opera. Sebbene le vicende si incentrino quasi esclusivamente sui due protagonisti, Haruki e Sakura, non è stato affatto noioso leggere e ascoltare i lunghissimi dialoghi tra i due liceali sia nei momenti comici e leggeri che in quelli più profondi e toccanti. Il lungometraggio stesso potrebbe essere considerato come un lungo e interessante confronto tra i due protagonisti su alcune tematiche molto importanti, nel quale l'autore è riuscito nell'intento di caratterizzare in maniera dettagliata la prospettiva sociale e psicologica dei due liceali, sebbene sia esente uno specifico inquadramento a livello storico e narrativo. In altre parole, non è stato necessario conoscere il passato di Haruki e Sakura per comprendere come hanno costruito il loro modo di pensare e agire nel presente. Durante il corso delle vicende, spesso ci si è imbattuti nel termine "antipodi", il quale assume una concettualizzazione fondamentale per esplicitare le personalità diametralmente opposte dei due adolescenti: da una parte, Haruki, un ragazzo poco incline a stabilire relazioni con gli altri e immerso quasi sempre nella lettura di libri, in quanto mezzo per distaccarsi dalla realtà e luogo dove riesce ad esprimere appieno sé stesso; dall'altro lato, Sakura, una ragazza solare, portatrice di vita, che, nonostante la sua malattia terminale, riesce sempre a sorridere e mettersi a disposizione degli altri. Tuttavia i suoi atteggiamenti e comportamenti corrispondono alla "maschera" che è costretta continuamente a indossare, dietro la quale si cela una profonda insicurezza e paura di ciò che dovrà affrontare in futuro, costruita semplicemente per evitare la sofferenza dell’altro e supportare allo stesso tempo le persone a lei care.

In effetti, verrebbe da pensare che i due liceali non siano così diversi dopotutto, in quanto entrambi interiorizzano le loro rispettive debolezze evitando di esperirle all'esterno, ma in realtà si completano, si fondono in maniera perfetta, come lo ying e lo yang, il giorno e la notte, l'uno lenisce ed eleva la condizione dell'altro. È proprio partendo da questa ipotesi che è possibile stabilire l'esistenza di una netta e chiara differenza tra i due, poiché è proprio dall'incontro con la diversità, con il coetaneo il quale rappresenta il polo diametralmente opposto della propria personalità, che avviene la maturazione e il cambiamento a livello psico-sociale. Sakura ha insegnato ad Haruki l'importanza della propria esistenza: "Vivere significa prestare attenzione, innamorarsi, odiare, divertirsi e supportare chi è al nostro fianco". La nostra esistenza è validata dalla presenza e dall'interazione con l'altro, non dalla percezione che l'individuo ha di sé stesso.
Haruki, invece, ha aiutato Sakura nel condurre tutte quelle esperienze della quotidianità in maniera spensierata, divertente, e soprattutto la ragazza non ha avuto più l'onere di dover affrontare la sua malattia da sola... spesso pensiamo possa essere facile affrontare tutto e tutti da soli, ma, quando c'è qualcuno di valido al nostro fianco, disposto a condividere il peso delle nostre sventure e dei nostri problemi, posso assicurarvi che la sensazione è completamente diversa, vi sentirete molto più leggeri rispetto a prima!

Credo che queste righe descrivano concretamente il rapporto tra Haruki e Sakura; tra l'altro è piuttosto complicato far riferimento ad altri personaggi a cui è stato attribuito un ruolo rilevante nella vicenda: esistono caratterizzazioni quanto meno psicologiche ma tremendamente superficiali, quei pochi caratteri secondari esistenti vengono utilizzati solo ed esclusivamente in funzione dei due protagonisti, per arricchire e definire maggiormente la narrazione, e ogni tanto uscire dallo spazio labirintico nel quale sono racchiusi Haruki e Sakura.

Anche il comparto grafico segue la falsariga della storia e dei “personaggi secondari”, se così possiamo definirli, focalizzandosi principalmente sui due protagonisti, escludendo tutto ciò che li circonda. Durante il film ho avuto proprio la sensazione di essere così immerso nei divertenti e profondi dialoghi, da non accorgermi degli sfondi, dei paesaggi o delle rappresentazioni presenti all'esterno. Le OST mi sono piaciute e faccio i miei complimenti ai doppiatori giapponesi dei protagonisti, in quanto ritengo siano riusciti perfettamente a immedesimarsi nei loro personaggi (sì, non ho avuto la possibilità di vedere il lungometraggio in italiano).

Peccato davvero per l’inizio fin troppo diretto e per un finale che onestamente poteva essere costruito molto meglio. Entrambi mi hanno lasciato con l'amaro in bocca, soprattutto la scena iniziale mi ha fatto perdere tutto quel pathos e quella suspense che mi ero creato sull'opera. Questi aspetti hanno sicuramente influito negativamente sul voto generale del lungometraggio; oltretutto, elementi che avrebbero dovuto coinvolgere tantissimo lo spettatore come la drammaticità e l'emotività non mi hanno dato quella carica e colpito come dovevano: alcune volte ero proprio in procinto di piangere, ma per qualche motivo non sono mai andato davvero fino in fondo. Si tratta di un discorso puramente soggettivo, però alcune volte le vicende mi hanno dato come l'impressione di non soffermarsi nei climax in maniera adeguata. Tuttavia ciò non toglie che l'autore abbia trattato dettagliatamente le tematiche principali e caratterizzato i protagonisti in maniera egregia. Consiglio di guardare quest'altro piccolo capolavoro dell'animazione giapponese, sperando possa essere di esempio a tutte quelle persone malate che cercano degli obbiettivi e degli ideali ai quali aggrapparsi per andare avanti: non bisogna mai arrendersi e darsi per vinti, perché c'è sempre la possibilità di trovare qualcuno che ci possa aiutare e soprattutto renderci felici, nonostante ci rimanga poco tempo da vivere!
Il mio voto finale è 8.


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ALUCARD80

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
Ecco uno di quei lungometraggi che ti rimane nel cuore per via delle sue tematiche delicate, per la costruzione studiata, per le emozioni che comunica e soprattutto per il messaggio che riesce a veicolare, crescente e solido fino alla fine, non senza però qualche sbavatura.
“Voglio mangiare il tuo pancreas”, in effetti, sembra un titolo a metà fra un horror di serie B e una battutaccia fra compagni, ma è tutt’altro: è un qualcosa che deriva dalle antiche credenze popolari dove si pensava che, se si avesse avuto un problema più o meno grave a un dato organo, mangiare il corrispondente organo di un animale commestibile avrebbe potuto assimilare sostanze capaci di aiutarne la guarigione.

Impostato nei primi minuti come fosse il primo episodio di un anime (introduzione senza troppi dettagli, ma con una forte attrattiva, seguita da una vera e propria “opening”), ricorda un po’ l’inizio di “Your Name.”, ma questa pellicola sarà capace di dimostrarsi molto più sofferta del capolavoro di Shinkai, anche se con tematiche completamente differenti, mature e profonde.
È la storia di un ragazzo liceale silenzioso, banale e chiuso in sé stesso, che, un giorno, nella sala d’attesa dell’ospedale dove si era recato per delle semplici analisi, per caso trova a terra un quadernino che reca un titolo scritto a mano, “Vivere con la morte”. Curioso, lo sfoglia e scopre qualcosa di sconcertante: chi ha riempito quelle pagine ha realmente i giorni contati per via di un grave malfunzionamento del pancreas. Il nome di questa persona è Sakura Yamauchi, “Sakura” come i ciliegi in fiore tanto cari all’animazione nipponica, simbolo di rinascita, di felicità e fioritura dell’animo. Ed è proprio lei che coglie così in flagrante il giovane con quel quaderno fra le mani, il suo prezioso quaderno che pensava d’aver smarrito.
Nessuno dei due, in quel momento, può immaginare che questo incontro fortuito cambierà la loro vita per sempre.

Proposto tramite animazioni più che sufficienti ma non sbalorditive, il film punta più che altro sull’intensità del tema trattato, vivendo il dramma di Sakura passo per passo. È una sorta di flashback all’interno di un flashback, un racconto a più livelli che parte proprio col funerale di lei, immagine chiara e palese che la sua tragica scomparsa non è affatto un colpo di scena o una sorpresa, ma una sorta di dolorosissimo punto di partenza e d’arrivo per una vicenda che apre il sipario silenziosa, fra timidi sorrisi, situazioni grottesche, quasi comiche, capaci di donare un sapore agrodolce al tutto, e che stimolano lo spettatore in modo insospettato.
Ma l’avvicinarsi della fine è inesorabile, metafora che può calzare a chiunque di noi, perché la morte, proprio come dice Sakura a un certo punto, “è una cosa inevitabile che accadrà a tutti noi”.
La dolce e sfortunata ragazza di questa struggente vicenda ci ricorda quanto siano preziosi i giorni passati con le persone a cui vogliamo davvero bene, quanto vale una giornata di sole o quanto sia piacevole guardare dei fuochi d’artificio con la persona che ami, o ancora anche solo ammirare la pioggerellina estiva, o mangiare un bel gelato in compagnia.
Sono piccoli tesori, preziosi, unici, di un valore non quantificabile, sono le dolci memorie che ci porteremo fin quando la nostra vita non avrà fine, ma che spesso si considerano scontati, dando loro poca importanza.

Il personaggio di Sakura è il centro dell’universo della vicenda. Vivace nonostante tutto, espressiva, esplosiva, nel contempo fragile e sensibile, capace di piangere per una piccola gioia o uno spavento, capace di temere la Fine poiché imminente e a quanto pare inevitabile: non sapere la data della nostra morte la fa apparire lontana e quasi evanescente... ma, pensateci, se a questa dessimo una data, un numero, un momento preciso, allora eccome che tutto cambierebbe, avremmo davvero le ore contate, e convivere con questa verità sarebbe insopportabile.
Ma Sakura non si arrende, scrive una lista di tutte le cose che vorrebbe fare prima di morire, e nel suo viaggio finale coinvolge qualcuno completamente diverso da lei, proprio quel ragazzo che ha ritrovato il suo quaderno nella sala d’attesa dell’ospedale. Il suo nome? Quel ragazzo lo dirà subito, anzi non vorrà dirlo per un bel po', perché non si fida di nessuno, non ha nemici e non crede nell’amicizia né nella gente: troppo dolore, troppe delusioni. Eppure questo strano e male assortito binomio, seppur inizialmente poco complementare, pian piano comincia a funzionare. Gli ingranaggi dell’amicizia e dell’attrazione entrano in movimento senza che nessuno dei due se ne renda conto, e tale avvicinamento porterà i due ragazzi a vivere esperienze fondamentali, sofferte, profondissime e incredibilmente emozionanti, tessere insostituibili per la loro maturazione intellettuale e umana.
“Voglio mangiare il tuo pancreas” verte su complicate e silenziose sequenze di relazioni interpersonali, un autentico “Ying e Yang”, dove lei è il personaggio capace di empatizzare, sdrammatizzare, capace di far sentire normale il suo “partner” d’avventure, forse l’unica sulla faccia della Terra; e proprio questo amore verso la vita e verso tutto ciò che può regalare un sorriso farà breccia nell’anima scura e rattrappita del giovane, cambiandolo piano piano, in modo inesorabilmente favoloso.
Ma anche Sakura soffre. E, nella sofferenza, lui sarà l’unico capace di farla sentire “normale”, tanto che lei terrà nascosto a tutti questo male inarrestabile: alla sua famiglia, alle sue amiche del cuore, ai suoi professori... tranne che a lui.

Si parla di emozioni complicatissime, difficili da esplicare con semplici parole, esperienze che non si augurano a nessuno, panni scomodi e, diciamolo, spaventosi.
Il film ne parla in modo sapiente e delicato, con la giusta misura per arrivare al cuore dello spettatore, anche se talvolta i metodi e le sequenze che utilizza potrebbero apparire un po' forzate, come un “deus ex machina” che potremmo chiamare destino fin troppo “preciso”.
La potenza emotiva della seconda parte è devastante. Il finale è senza mezzi termini: tremendamente straziante, un crescendo di dolore, e, anche se credi di arrivarci preparato, il pugno allo stomaco lo senti, lo senti fino in fondo, ed è giusto che sia così, perché ci sono i momenti in cui la vita ti fa sorridere e i momenti in cui ti fa piangere per il dolore dell’anima.
Sia il misterioso nome di lui, che si scoprirà infine legato a quello di lei, sia l’intreccio delle relazioni umane fra i personaggi principali, sia il messaggio estremamente positivo che fiorisce da questa insopportabile tragedia verranno fuori proprio nei minuti finali; e allora c’è vera poesia, dolce e palpitante, ove l’importanza del concetto di relazionarsi agli altri per “essere in quanto vivere” viene elevato alla massima potenza.

Nonostante tutto, la dipartita della ragazza nasconde un colpo di scena inatteso, che personalmente non ho capito appieno, chiedendomi se fosse davvero necessario, visto che il messaggio che il regista voleva dare arriva forte e chiaro da ogni direzione.
Ed è proprio questo messaggio a rimanerci negli occhi durante i titoli di coda e oltre, indimenticabile e bellissimo, nonostante la tragedia consumata: amore incondizionato per chi si ha accanto, fin quando potrai, fin quando vivrai, perché arriverà il giorno in cui lascerai ogni cosa terrena, e allora sarà troppo tardi per fare o dire qualsiasi cosa.

Anche un solo abbraccio conta più di tutto l’oro del mondo.
“Quando arriverà il momento della tua morte, fai in modo che sul tuo volto vi sia un sorriso, e su quello di chi ti circonda una lacrima”, scrisse Paulo Coelho.
Niente di più vero.


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alex di gemini

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
Attenzione: la recensione contiene spoiler

Parlare della morte imminente di una giovane malata terminale sembra un tema off limits in una società come la nostra, che ha cacciato la morte il più lontano possibile. O che segue l’epicureo “La morte non esiste, perché, se ci sei, lei non c’è”. Siamo forse in presenza di una scommessa che nemmeno Jabami Iumeko vorrebbe affrontare? Eppure questo film la vince alla grandissima.

E’ la storia di una strano rapporto tra due adolescenti, lei solare e sempre allegra, lui chiuso al rapporto con gli altri, apparentemente cinico e amante solo della lettura. Ma tra i due qualcosa nascerà, in modo apparentemente casuale, con lui che trova il diario di lei, intitolato “Vita con la morte”. Sa infatti che la sua vita sarà breve, poiché il pancreas la porterà via presto. I due inizieranno un vivace e originale rapporto, in cui non sono fidanzati o amanti: al posto di lui mi definirei un vecchio zio che dopo anni ha scoperto quanto fosse importante il rapporto con una giovane nipote, e decida finalmente di passare del tempo con lei. Mi verrebbe da pensare anche a un Kafka luminoso, dato che il nostro si trova trasportato nel mondo di chi sta per morire e vuole fargli vivere una vita che non ha mai vissuto e che forse non vorrebbe iniziare, aprirsi cioè agli altri. Ma dove li porterà Kafka luminoso? In un comma 22 ove non c’è un senso a questa realtà che ci piomba addosso come una cappa? No di certo. Tra tante battute filosofiche si arriva a una luce, a un senso della vita. Vivere, come direbbe Heidegger, non è vivere per sé stessi, ma vivere con gli altri, essere importanti per qualcuno, e la vita è importante e preziosa anche se sta per concludersi a breve Qui sembra farla da padrona il “Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia”, anzi, ancora più breve. Grande quindi è la voglia di vivere le esperienze che la vita ci può offrire, per quanto apparentemente banali. Sei tu che hai insegnato a me? O sono stato io che ho voluto imparare da te? Domanda che tocca ogni processo d’apprendimento. E’ grande il desiderio di non lasciarsi incamerare da un Comma 22 dato da chi vorrebbe farti vivere la tua vita in maniera diversa, dato che la famiglia vorrebbe farla vivere in maniera più protettiva e i compagni non vorrebbero nemmeno che guardasse quel tipo silenzioso e solitario. Certe battaglie possiamo combatterle solo noi, nel nostro cuore, direbbe Harlock, e qui di battaglia, data la scena della borsa piena di farmaci, ve ne sono eccome. Quanto coraggio e quanta leggerezza in quella ragazza!

E quanto è bella la grafica e la regia, la sua capacità di mostrare il suo volto allegro e gioioso nonostante tutto. E quel finale particolare su come morirà... personalmente lo trovo genialmente spiazzante. Anche l’ultima scena sulla tomba che a non pochi non ha convinto la trovo perfetta, dato che chi resta deve andare avanti con il ricordo di chi non c’è nel proprio cuore, non restare congelato nel dolore o, al contrario, dimenticare. So, date le esperienze vissute, che questi temi non possono essere trattati alla perfezione per la loro difficoltà, e toccherà a chi fruisce dell’opera completare la narrazione, vedi anche solo i limiti dell’anime e la necessità di leggere lentamente il manga, tranquillamente, ogni pagina, ma questa volta un dieci sento di poterlo dare meritatamente.


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Giuggi97

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8,5
"Voglio mangiare il tuo pancreas" è uno dei film di animazione che più attendevo di visionare quest'anno.
Non starò qui a raccontare la trama, poiché facilmente reperibile su Internet. Quello di cui voglio parlare sono le sensazioni durante la visione e un minimo di aspetto tecnico.
Allora, iniziamo dall'aspetto tecnico: in quanto a grafica non vorrei sbilanciarmi troppo, ma secondo me andava più che bene, ogni tanto qualche esplosione di colore rende tutto con un po' più di enfasi (cosa che ho gradito molto) e devo dire che visivamente rimane ben impresso nella mente; per la colonna sonora invece direi che era nella norma.
Per quanto riguarda le sensazioni, devo dire che mi aspettavo un pochino di più... Il protagonista è nello spirito giusto, ma rimane troppo apatico, mentre nel manga manifesta di più i suoi sentimenti (anche a livello visivo, nel manga ha molte espressioni facciali). Ovviamente la storia in sé è toccante, impossibile non provare empatia verso i personaggi. Ho apprezzato molto alcune scene dove si mette in risalto il legame tra i due protagonisti: "Amore, amicizia... Non è roba per noi".
Se avessero caratterizzato meglio lui come personaggio (ma anche i personaggi secondari), avrei potuto dare un 9 o 9.5, ma sono rimasto un po' interdetto.
Voglio comunque dire, a chiunque fosse interessato, che la storia nel manga rimane più impressa nell'anima del lettore.


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Ryu88

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
E' davvero difficile per me fare la recensione di questo titolo. Ho sentimenti decisamente contrastanti dati, soprattutto, dalle aspettative che mi ero fatto, e da quanto mi ha coinvolto il film.
Per quanto riguarda le aspettative, beh, devo dire che erano veramente alte. Ovunque, prima della messa in onda italiana, si leggevano ottime recensioni e ottimi commenti. In più, per i temi trattati, mi ero decisamente convinto che questo prodotto potesse diventare un "must watch" allo stesso livello di film d'animazione recenti come "Your Name." o "A Silent Voice", oppure ai livelli di serie animate che bene o male trattano lo stesso argomento come "Shigatsu wa Kimi no Uso" o "Air".
Dopo averlo visto, però, devo dire che sono rimasto un po' deluso. O meglio, mi è piaciuto molto, ma non ai livelli che mi ero immaginato. E' una bellissima storia raccontata bene, scorre facilmente e non annoia, ma...

Attenzione: il seguente paragrafo contiene spoiler

Premettendo che, nonostante tutto, ci troviamo davanti a un buon prodotto, i caratteri dei protagonisti sono qualcosa di già visto; non hanno niente di originale e sono identici a quasi tutti i caratteri dei personaggi delle serie di questo genere.
Ma la cosa che dà più fastidio è che la morte della ragazza non sconvolge lo spettatore come, probabilmente, l'autore avrebbe voluto. Il modo nel quale la fa morire, spiazzando così lo spettatore che si immaginava tutt'altro, dà quasi fastidio ai fini della trama e dei significati che ci hanno trasmesso per tutta la durata del film. Lo spettatore rimane, così, deluso e confuso.
Anche il finale lascia alquanto perplessi, poiché, prima dei titoli di coda, questo risulta tronco. Il film si conclude all'improvviso lasciando tutto in sospeso. Si avverte benissimo che c'è qualcosa che non quadra, ed è come se ne mancasse un pezzo. La scena dopo i titoli di coda è una sorta di "vero finale" ambientato un anno dopo. Anche questo, però, non convince, e chi guarda resta abbastanza perplesso.
Il film, quindi, ha ottime premesse, ma una regia a volte non perfetta e una narrazione che ha delle evidenti lacune non gli danno quella spinta che gli permetterebbe di diventare un'opera indimenticabile.

Fine parte contenente spoiler

Per quanto riguarda il comparto tecnico, il tutto è accompagnato da ottime musiche e animazioni. Il doppiaggio a volte non è impeccabile e risulta abbastanza piatto (soprattutto nel caso del ragazzo), e ciò fa sì che lo spettatore non venga coinvolto del tutto nelle vicende della trama.

In conclusione, "Kimi no Suizou o Tabetai" è un buon prodotto, da iniziare senza troppe pretese. Premette di essere un film indimenticabile, ma, purtroppo, non riesce fino in fondo ad esserlo.

Utente94190

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Utente94190

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
"Voglio mangiare il tuo pancreas" è un titolo che possiede le due cose che cerco in un film: emozioni forti e riflessioni. È difficile descrivere questo prodotto a parole, e questo è in effetti uno dei temi del film: "Esistono cose che non si posso afferrare con le parole". Vedere questo film è stata un'esperienza unica. In prima battuta possiamo dire che è una storia di crescita, amore e rivoluzione, conseguita distruggendo il guscio del proprio mondo che abbiamo appositamente edificato per paura di essere feriti. Questo è un tema già visto, ma viene trattato stupendamente e insieme a un altro tema, quello dell'angoscia della morte.

L'anime ruota attorno a Sakura e un suo compagno di classe, che chiamerò "X". Nei primi minuti dell'anime ci viene presentato il funerale di Sakura. La morte è l'unica certezza con cui l'uomo deve convivere: il cosiddetto vivere per la morte di Heidegger. X è un ragazzo introverso, interessato alla lettura dei libri e disinteressato agli altri e alla vita: il suo passatempo è immaginare cosa gli altri pensano di lui, in tal modo la sua realtà è costituita dal guscio che deve essere rotto per nascere veramente. Dall'altra parte abbiamo Sakura, ragazza vivace, che dice sì alla vita. L'uno è l'opposto dell'altro: la luce può esprimere la sua vera essenza solo laddove vi è l'oscurità. È una storia di salvazione reciproca: da un lato Sakura salva X mostrandogli (e non solo dicendogli) che vivere significa confrontarsi, apprezzare e amare l'altro; dall'altro X salva Sakura, che dopo la scoperta della malattia ha dovuto guardarsi allo specchio e chiedersi cosa ha fatto nella sua vita e cosa dovrebbe fare nel tempo rimanente. X ha letto nella sua vita moltissimi libri, mentre Sakura, che non è molto interessata alla lettura, ne tiene nel suo cuore solo uno: "Il piccolo principe", che, guarda caso, X non ha letto. X ama leggere: in effetti mondi fantastici e storie impossibili sono più interessanti della vita quotidiana... O forse no? Diciamo che con lo studio e il pensiero puoi spaziare verso l'infinito e comprendere che cosa vuoi essere, delineando la tua etica: questo è ciò che manca a Sakura, che si sente una persona smarrita che indossa la maschera di una persona solare per nascondere il suo vuoto interiore. Allo stesso tempo però una cosa è il pensiero, un'altra è la realtà. Di conseguenza, per comprendere chi sei, devi scontrarti con l'altro, con le persone: detta alla Heidegger, devi vivere in modo autentico.
Alla fine Sakura è soddisfatta e orgogliosa di sé, in quanto ha compreso di rappresentare la luce per X e viceversa.
È bene ricordare che Sakura dà estrema importanza alle scelte; mentre X tende ad attribuire il suo stesso cambiamento alla compagnia di Sakura, lei crede che il suo cambiamento è frutto delle sue scelte: la scelta di raccogliere il diario da terra e leggerlo, la scelta di starle a fianco in ogni suo viaggio, la scelta di non chiamarla per nome. Dove sta la verità? Nel mezzo, tuttavia il modo di ragionare di Sakura è più affascinante dal mio punto di vista.

Attenzione: la seguente parte contiene spoiler

È interessante notare come ciascuno dei due protagonisti tenda a sminuirsi di fronte all'altro ("Valgo la metà della tua persona", o simili), ma alla fine non riesce a trovare le parole per descrivere il rapporto complesso che si instaura tra i due. Alla fine si opta per un'immagine: "Voglio mangiare il tuo pancreas". Nel finale X ha mangiato il pancreas di Sakura (metaforicamente), ha assorbito la sua luce dentro di sé e ha deciso di vivere relazionandosi con gli altri (alla maniera che gli ha insegnato Sakura), ma mantenendo la propria identità, mantenendo il sogno che gli viene trasmesso dalla lettura dei suoi libri e cercando di portare questo sogno nella realtà per quanto possibile.
Il colpo di scena per me ci sta benissimo, e si ricollega al fatto che l'uomo deve vivere per la morte.

Fine parte contenente spoiler

Sul lato tecnico è ottimo sotto ogni punto di vista. Molto bella la canzone "Fanfare", con parole stupende in linea con quanto espresso nel film.


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Ninfea

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8,5
"Voglio mangiare il tuo pancreas", regia e sceneggiatura di Shinichiro Ushijima, è la trasposizione in anime del romanzo del 2015 di Yoru Sumino, best seller in Giappone (2 milioni e 600 mila copie), cui è seguita una versione manga; da qui al film il passo è stato breve, per una storia che veicola emozioni e messaggi non banali, sul senso della vita, della morte e delle nostre scelte che potrebbero sembrare un frutto del caso, ma come dice la protagonista Sakura Yamauchi in una scena intensa e rivelatrice non sono mai casuali.

Il titolo è una metafora fortissima. Ci sono cose che le parole non possono spiegare, forse possono farlo le immagini, a volte oniriche di un cartone animato suggestivo che trasporta dentro una storia che ci fa riflettere su quale senso diamo alla vita, non solo quella di un adolescente ancora tutta in divenire.

Il trailer del film è ingannevole; fa pensare a una storia strappalacrime, ma in realtà non lo è per nulla, anche se è naturale che le emozioni e una certa commozione non manchino.

La trama coinvolge due adolescenti ‘agli antipodi’; lei, Sakura, estroversa con tutti, gioiosa ed esuberante, lui chiuso, asociale e deciso a non farsi coinvolgere da chi ha attorno.
Sakura ha una grave malattia al pancreas, non ha molto tempo davanti a sé, e consapevole di questo vuole vivere pienamente e in libertà la sua quotidianità; per uno strano caso il ragazzo, di cui non sapremo mai il nome fino alla fine del film (neppure questo è casuale), si imbatte nel suo diario di ‘convivenza con la malattia’, venendo così a conoscenza del segreto di questa ragazza.
Inizia un lento avvicinamento tra i due ragazzi, che porterà a dei cambiamenti e al nascere di un sentimento delicato.

Il tema centrale del film non è la malattia in sé, il rapporto con essa e la sua influenza sulla nostra vita, Sakura non sembra una ragazza malata, né interessa presentarla come tale; ha indubbiamente momenti di fragilità, ha paura e lo confesserà, ma per tutto il film mantiene una costante gioia e voglia di vivere che travolge noi, insieme al suo compagno di avventure.
Il dramma è lì in agguato, la morte è inesorabile e arriva puntuale per tutti, e il colpo di scena finale è quasi un imprevisto su un percorso che pareva essere già tracciato... o forse no?
I concetti che il film presenta non sono banali, ma forse neppure così nuovi (ritrovati identici in un libro di un autore americano, non credo sia una citazione... coincidenza?): il caso non esiste, gli incontri, anche quelli più improbabili sono determinati dalle nostre scelte, dalle nostre azioni, e quello che gli uomini chiamano destino è il risultato della nostra volontà.
Anche il cambiamento parte da noi stessi. Il ragazzo solitario che all'inizio del film pare disinteressato a tutto, salvo i suoi libri, rifugio dal mondo esterno, si troverà suo malgrado a preoccuparsi per la sorte di Sakura, e a voler cambiare la sua percezione del mondo, di sé stesso e della vita.
Sakura lo influenzerà, ma quella del ragazzo sarà una scelta libera, autoconsapevole.

Animazione di altissima qualità, fondali delicati e curatissimi, ambientazioni curate nel dettaglio, spettacolare la scena dei fuochi d’artificio, un’opera in cui si trova tutto il fascino e la poesia inimitabile dell’animazione giapponese, davvero unica nel suo genere.

Divertente, malinconico, commovente e bellissimo.


 6
Gabry Batty

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
"Voglio mangiare il tuo pancreas" ("Kimi no Suizou o Tabetai") è un film del 2018 diretto da Shinichiro Ushijima e tratto dall'omonimo romanzo di Yoru Sumino.

Un timido studente liceale ritrova il diario di una sua vivace compagna di classe. Leggendolo, scopre che la ragazza ha una malattia terminale al pancreas che la porterà alla morte in breve tempo. Decide quindi di trascorrere sempre più tempo con lei.

I raffinati dipinti degli sfondi fanno da cornice a una storia di formazione semplice, poetica e delicata, dal sapore universale.
L'opera segue la grande corrente dei film d'animazione che trattano della crescita dei giovani come "Your Name." e "La Forma della Voce", ritagliandosi un proprio spazio grazie alla forza emotiva che è in grado di trasmettere e a i suoi stratificati contenuti. Infatti, all'interno del lungometraggio si possono individuare diverse tematiche che vengono portate avanti per tutta la durata del racconto.
A cominciare dal titolo, che mette in luce il tema degli opposti. "Voglio mangiare il tuo pancreas" è un titolo forte, crudo, violento che entra in contrapposizione con la delicatezza della narrazione. Gli stessi protagonisti, maschio e femmina, l'uno introverso e cupo, l'altra estroversa e solare, sono agli antipodi. Lui è vivo, eppure sembra non stare vivendo davvero. Lei sta morendo, eppure vive pienamente. Il confine tra i due poli, che pare così netto, si scopre in realtà inesistente, andando a concretizzarsi in un'armonia degli opposti che rimanda all'equilibrio dello Yin e dello Yang. La vita e la morte diventano quindi due facce della stessa medaglia.
A seguire, si sviluppa il tema delle scelte. Durante la pellicola, viene ripetuto più volte che le coincidenze e il destino non esistono. Gli esseri umani sono il risultato di scelte. Sono quello che sono perché sono state compiute delle scelte che li hanno condotti fino ad un certo punto.
Infine, al vertice poetico e romantico del film, si arriva al tema della cooperazione. In un discorso che ricorda il Leopardi de "La Ginestra", viene data una risposta alla filosofica domanda "Che cos'è la vita?"
Vivere è amare ed essere amati. È cooperare con le persone, stringere legami, ricambiare l'affetto di qualcuno e aprirsi agli altri. Una vita comune diventa importante perché esiste un'altra persona che la ritiene e rende tale. Ecco come i due ragazzi si dimostrano necessari e indispensabili l'uno per l'altra in un rapporto che trascende sia l'amicizia che l'amore.

"Voglio mangiare il tuo pancreas" è un meraviglioso invito alla collaborazione e un immenso inno alla vita, che in un'epoca come quella contemporanea, dominata dall'individualismo, dal nichilismo e dall'iper-competitività, si rivela importantissimo e profondamente attuale.


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Kotaru_24

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7,5
Attenzione: la recensione contiene spoiler

Siccome il film nel suo complesso l'ho apprezzato, come dimostra il voto assegnato, inizio prima a parlare dei difetti (purtroppo grossi) che ho trovato.

Primo problema: nei momenti davvero drammatici, a mio parere, il film non riesce a toccare le corde giuste. Non si fraintenda: l'idea di far morire Sakura non per la malattia è geniale, significa che la vita di tutti di noi è sempre fragile. E questo secondo me è spunto di riflessione che, per quanto banale esso sia, tendiamo sempre a dimenticare. Un po' come se la sceneggiatura (e qui esagero volutamente) volesse dire: "Tutti noi dovremmo vivere come Sakura, come se avessimo una malattia terminale". Come ho detto, si tratta di un'esagerazione, ma credo che il succo sia evidente. Il problema è che la scena, a mio parere, risulta sterile, incapace di emozionare come avrebbe dovuto. E questa è una grave mancanza della regia. Stesso discorso per la scena in cui lui piange davanti alla madre di Sakura, davvero inverosimile e al limite del surreale, e per la scena finale che riprende lo stile de "Il piccolo principe" (sarebbe potuta essere molto più emozionante, e invece fa chiedere allo spettatore cosa diamine sta guardando). Tuttavia devo fare un appunto: la scena in cui lui legge il diario rivivendo la loro storia dal suo punto di vista è stata perfetta, lì mi sono emozionato per davvero.
Altra nota negativa è in generale il personaggio di Haruki. Vuoi per il doppiaggio (a mio parere insopportabile), vuoi per la caratterizzazione (e certe scelte registiche, vedi la scena a casa di Sakura), mi è sembrato che gli sia stato cucito addosso un atteggiamento ingiustificato. Certi suoi discorsi non sono supportati da una minima argomentazione, e spesso finiscono per risultare ridicoli. A giustificazione della sceneggiatura va detto che si tratta pur sempre di un film di meno di due ore, ma comunque resta un difetto.

A questo punto posso passare ai lati positivi.
Innanzitutto spendo una buona parola per due personaggi: Sakura e Kyoto. Entrambi mi sono piaciuti molto, soprattutto Sakura. Davvero dolce, umana, e soprattutto è stata capace di tirare il filo della trama praticamente da sola. Ecco perché la ritengo la vera protagonista della pellicola: impossibile non affezionarsi a lei, come è stupendo il processo attraverso cui si evolve il suo rapporto con Haruki, l'unico modo in cui sono riuscito ad apprezzare un po' di più il suo personaggio (Haruki).
Altro grande pregio è il messaggio che il film vuole comunicare. E' evidente che il regista abbia voluto dare un contributo alla lotta contro il fenomeno degli hikikomori: il film è infatti un grido a vivere la vita, a relazionarsi con gli altri (nel bene e nel male) e ad amare. Un messaggio di speranza, che credo possa davvero fare bene ai giovani giapponesi (e non).
Anche le colonne sonore sono piacevoli e la grafica, nonostante non sia a livelli elevati come "Your Name.", è comunque passabile.

In conclusione, un bel film che avrebbe potuto essere un piccolo capolavoro, ma che purtroppo si limita "solo" a veicolare un messaggio di speranza e a regalare qualche emozione. Ma in fondo va bene così: sono contento di aver visto un anime al cinema, e le mie aspettative sono rimaste comunque piuttosto soddisfatte.


 3
steven180794

Episodi visti: 1/1 --- Voto 5,5
Attenzione: la recensione contiene spoiler

Vorrei fare una premessa prima di iniziare a scrivere questa recensione: avevo ben alte aspettative e, come si evince dal voto, non sono stato decisamente soddisfatto.
Cercherò di fare un'analisi nel merito della storia per poi allargarmi nelle considerazioni generali, quindi, chi non ha visto il film è a forte rischio spoiler.

L'inizio è decisamente coraggioso, mettere sul piatto quello che (si crede) è il finale può portare a un'inevitabile minor presa dello stesso nel caso venisse riproposto più avanti; la conoscenza dell’evento cardine, in un momento in cui non si è ancora affezionati ai personaggi, può essere un rischio molto alto come scelta narrativa.
Ho apprezzato molto la voce fuori campo del personaggio stesso, ma traslato in un ipotetico futuro in cui ha la consapevolezza di tutto ciò che ha vissuto e che siamo in procinto di vedere.
Il momento dell'incontro lo reputo ben riuscito, ed è esattamente il perfetto inizio per quello che sarà lo svolgimento della storia: lui, introverso, che si avvicina a lei nell'unico modo conosciuto, attraverso i libri, lei, che si interessa di lui per il modo unico con cui la tratta. Questa, secondo me, è la componente riuscita meglio in tutto lo svolgimento del film, la loro relazione non sembra molto forzata, lui che le fa vivere una vita normale (ciò che davvero desiderava e aveva paura di perdere), lei che gli insegna ad apprezzare il prossimo, introverso qual era.

Ora, vi chiederete, allora quali sono i punti negativi?

Primo fra tutti, e sicuramente il più grave secondo me, il ritmo, decisamente sottotono e mal gestito.
I momenti in cui lo svolgimento delle azioni fanno presa sullo spettatore vengono totalmente annullati dai lunghi monologhi (e dialoghi), secondo me, non molto riusciti, che sanno di già visto e che, come temevo, trasportano questo film nell'ennesima storia romantica fatta di cliché rispetto a una storia più atipica e innovativa.
Per assurdo mi sarebbe piaciuto vedere come avrebbero gestito la storia tra due amiche invece che la solita relazione tra ragazzo e una ragazza portati, inevitabilmente, a innamorarsi (ok che loro stessi dicono che la loro relazione va oltre, eppure dai dialoghi non sembra proprio. Mi ha ricordato decisamente troppo "Tutta colpa delle stelle", quando avrei preferito un film più simile a "A Silent Voice", capolavoro vero dell'animazione degli ultimi anni secondo me).
Il ritmo davvero lento non riesce a catturare emotivamente lo spettatore fino alla fine, complici anche delle altre scelte errate che andrò ad elencare.

I dialoghi/monologhi, come già detto, sono decisamente poco azzeccati,
Due esempi su tutti: la serata dell'obbligo/verità è stata improntata tutta sull'innocenza di lui nel chiedere curiosità sul passato di lei e richieste adolescenziali e superficiali richieste da lei. Si potrebbe dire: "E va beh, ma lei voleva una vita normale, giusto chiedere queste cose".
Eppure lui chiedeva del suo passato solamente perché incuriosito dal suo carattere attuale nonostante il rapporto con la malattia (quindi tanto normali non erano quelle richieste), inoltre le uniche richieste degne di nota sono sul finale, in cui lei mette a nudo la sua paura verso la malattia che riusciva a nascondere molto bene, paura che, secondo me, avrebbe fatto maggior presa se fosse stata mostrata di più (nell'intero film) e che, con molta sincerità, diceva lei stessa di avere perennemente.
Il "monologo", quando lui legge il suo diario di convivenza con la malattia, oltre a rivivere i momenti, finisce con un elogio del protagonista che sembra più un messaggio d'amore tra ragazzi rispetto a qualcosa di più profondo. Ok che quello che hanno provato l'uno per l'altro era molto forte, ma quelle parole erano davvero, davvero troppo leggere per far presa (oltre all'animazione che valuterò più avanti).

I personaggi secondari... Qualcuno li ha reperiti?
Le due mamme completamente assenti (eppure la mamma di Sakura nel finale è davvero riuscita bene, peccato), Gomma che, beh, "Vuoi una gomma?", Kyoko, la più rappresentata, poteva essere gestita molto meglio che con la semplice gelosia/rabbia nei confronti del povero protagonista (ad esempio, mai viste scene del passato suo e di Sakura, che avrebbero fatto capire meglio il loro legame, rispetto a un semplice "Lei è molto sensibile, trattala bene", dato che poi voleva che si (ri)-mettesse con un (ex) ragazzo che già l'aveva fatta soffrire, a questo punto davvero incoerente), l'ex ragazzo di cui non ricordo il nome ma che neanche è degno di nota se non uno/due minuti striminziti sullo schermo (anche qui avrei fatto vedere scene del passato, così il coinvolgimento viene meno).

Sulle scelte narrative si potrà dire "Ok, i personaggi secondari non erano importanti come loro due". Ok, posso considerarla buona, ma, e questo davvero non lo capisco, la morte sopraggiunta di lei a tre quarti del film non è altro che un espediente per far vedere la crescita del "lui" della coppia, crescita che, secondo me, avrebbe avuto più senso svilupparla pienamente nel momento in cui lei era in vita. Così sembra quasi che il film sia improntato sulla sua crescita piuttosto che sulla loro relazione... son gusti, personalmente non mi ha preso proprio per niente la parte finale e la scelta di sviluppare la sua crescita dopo (cioè, fino a che stava con lei, trattava tutti di pezza, muore lei, e lui finalmente capisce che deve comportarsi bene? Ma scusa, se stavi cambiando già prima, potevi farlo anche con altri e non solo con lei).

Una seconda scelta narrativa che si ricollega a una delle prime considerazioni riguarda la morte violenta, ripeto, morte violenta... Ma che diamine vi è saltato in mente? Ed è qui che, secondo me, si tocca la scelta peggiore dell'intero film.
Ovviamente, avendomi fatto vedere la morte dall'inizio, hai bisogno di un espediente per farmi singhiozzare quando accadrà: questo, secondo me, non è altro che una resa a tutto ciò che è venuto prima. Mi spiego meglio: se davvero avessi voluto coinvolgere emotivamente lo spettatore, provavi a farlo durante l'evoluzione della relazione, per poi non riuscire ad accettare, neanche da parte dello spettatore stesso, una morte che già si sapeva inevitabile; invece, posta cosi, sembra che ti voglia toccare emotivamente, perché non si riesca ad accettare come è andata rispetto a quello che tutti si aspettavano.
Non è stata vista una sola debolezza a causa della malattia: avrei voluto vedere meglio il rifiuto dell'accettazione della morte durante il progresso della malattia da parte del protagonista, non il suo rifiuto per un 'WTF' (e non usate come espediente il "non ha mantenuto la sua promessa così", è davvero fragile come motivo "narrativo"). Poi, scusate un attimo, qui parlo da persona presente nel settore, che malattia aveva la protagonista? Adenocarcinoma pancreatico? Pancreatite cronica dopo un evento acuto/fulminante? Ma quando mai non mostra mai sofferenza fisica? Ma quale progresso della medicina le può far vivere la quotidianità? Provate a vedere chiunque faccia un ciclo di chemio e poi ne riparliamo. Dice persino di essere in ricovero per valori totalmente sballati, eppure non batte ciglio, la sofferenza si vede solo nel pianto (di nascosto), che sembra più emotivo che fisico.
E' totalmente sbagliata la gestione della progressione patologica. Sembra stata quasi una scusa per far accettare allo spettatore/lettore la morte della protagonista e creare la relazione dei due con lo spettro della morte sopra di loro, per poi andare a infierire per un motivo banalissimo e totalmente fuori luogo.

Riguardo alle animazioni, c'è un uso del 3D pessimo: ricordo ancora, infelicemente, la scena della lettura del diario in cui lei balla tra le caramelle (?). Alcune ambientazioni sono meritevoli ma mi aspettavo molto di più... ad esempio, "Your Name." offre immagini visive di tutt'altro spessore... Qui mi sembra abbiano copiato male. Come il momento in cui loro cercano di realizzare i desideri scritti di lei e vi sono sequenze veloci (come la sequenza dei due "famosi" protagonisti di "Your Name." che si scambiano i corpi e fanno vedere le loro abitudini a velocità accelerata). Oppure la stessa scena "onirica" di lei che balla nelle caramelle rispetto alla scena, altrettanto connessa al fantasioso, ma ben più riuscita, di quando il protagonista di "Your Name." beve la saliva della sua "amica" (scena che ho apprezzato davvero molto come animazione).

Su colonna sonora e doppiaggio, dato che il senso è pur sempre l'udito, ne parlerò insieme: molte volte, soprattutto negli anime, le canzoni di sottofondo aiutano a far presa emotiva su di me, una colonna sonora ben riuscita può fare la differenza tra un prodotto buono ma emotivamente molto valido e un prodotto buono ma emotivamente "arido". Ad esempio, "Mobile Suit Gundam Thunderbolt" è stato eccellente da questo punto di vista. Qui del suono non ricordo proprio niente.
Del doppiaggio invece reputo lui molto più riuscito di lei, non so se fosse un artefatto del cinema in cui sono stato, ma la sua voce era troppo alta, a tratti fastidiosa, forzata e non in tema. Boh, sono curioso di sentire quella giapponese.

Che dire? Mi aspettavo ben altro, e le potenzialità c'erano tutte. E' un'occasione secondo me sprecata.
Ho visto che a molte persone è piaciuto, naturalmente, essendo un film che gioca sulle emozioni, la presa su queste ultime può fare la differenza, a me non ha preso molto e forse il problema è mio, tuttavia mi sembra che alcuni difetti non siano stati visti solo da me. Peccato.

Voglio ribadire che metto 5,5 per le alte aspettative che avevo, forse un 6,5 "oggettivamente" è più consono.


 1
Gakuto25

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
Si può iniziare dicendo che il film è coinvolgente, perché la storia che si andrà a vedere è di una delicatezza e di una tristezza che ti farà rimanere incollato alla poltrona dall'inizio alla fine.

All'inizio si vede la quasi fine del film, ma, dopo la spiegazione del co-protagonista Haruki Shiga, il film parte con la sigla di apertura e inizia con delle scene abbastanza strane per via dei suoi personaggi. Infatti troviamo un ragazzo privo di sentimenti e triste con una ragazza vivace, eccentrica e con un gran sorriso. Del perché di questo strano nome a un film drammatico si verrà a scoprire soltanto guardando dall'inizio alla fine il film, perché dietro c'è un messaggio profondo, anche se può risultare strano. Quello che viene da pensare fin da subito è il perché una ragazza del genere voglia passare del tempo prezioso con un ragazzo asociale come lui, ma tanto la risposta si trova subito ed è alquanto bizzarra. È incredibile la forza di volontà che ha Sakura nei confronti di Haruki. Ma dietro una ragazza sempre allegra e sorridente si nasconde una terribile verità, che pian piano Haruki scoprirà, non dando nell'occhio.

I personaggi sono stati sviluppati bene e anche le animazioni non sono niente male.
La parte finale è tutta una sorpresa, perché succedono cose che mai ti aspetteresti, e in più il finale vero e proprio è libero a interpretazioni. Quindi, nella storia c'è più di un vuoto: che siano grandi o piccoli secondo me si potevano evitare, perché queste cose ti lasciano col dubbio.

Nel complesso è una bella storia, dove due ragazzi agli antipodi si ritrovano e in loro cambierà qualcosa per sempre.


 3
Mirokusama

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8,5
Lacrime. Sin da quando ho letto notizie associate a “Voglio mangiare il tuo pancreas” la prima idea che faceva capolino nei commenti e nelle sensazioni di chi voleva guardarlo era questa: “Questo film mi farà piangere come nient’altro finora!”. E a lungo andare me ne convinsi anche io, del resto gli elementi per un dramma strappalacrime c’erano tutti: due studenti, un amore sbocciato casualmente e un rapporto da costruire pian piano ma destinato a interrompersi bruscamente per l’inevitabile scomparsa di lei a causa di una malattia terminale che la porterà alla morte di lì a poco; davvero difficile insomma immaginarsi una storia che deviasse dai binari tragici in cui sembrava incanalata. Poi, quando mi sono deciso a vederlo armato di fazzoletti come se non ci fosse un domani, la scoperta che non ti aspetti: non è un film strappalacrime! Sicuramente è drammatico, sicuramente ti lascia un forte senso di commozione, ma non calca la mano sulla disgrazia che si approssima come preventivabile, preferendo concentrarsi piuttosto sul legame dei due protagonisti e sui miglioramenti che questo porta nelle loro vite, una scelta decisamente azzeccata che regala a questo film uno sviluppo diverso e godibile che ho apprezzato davvero molto, probabilmente più di quanto avrei fatto nel caso le mie previsioni si fossero rivelate esatte.

“Il mio pancreas ha cessato di funzionare... e presto… morirò.”
“Non mi dire…”

Questa è la risposta che riceve Sakura Yamauchi quando confessa la sua condizione a un compagno di classe che, leggendo il suo diario dimenticato nella sala d’attesa di un ospedale, è venuto a conoscenza del suo triste destino. Sembra un esempio di raro cinismo, per certi versi lo è, ma in realtà la risposta che riceve dal ragazzo (il nome non verrà rivelato fino alla fine del film e non lo farò io, anche se il significato di questa scelta è comprensibile solo da chi ha conoscenza del giapponese) rispecchia fedelmente il suo modo di essere: questi infatti è uno studente cupo e asociale che rifugge il contatto umano con chiunque, in quanto non ha alcun interesse né nel conoscere gli altri né nel sapere cosa pensano gli altri di lui. Ma questo atteggiamento colpisce particolarmente Sakura che, spiazzata da una reazione simile, decide di conoscere meglio questo ragazzo, ‘costringendolo’ a una frequentazione reciproca e sancendo in questo modo l’inizio di un rapporto che influenzerà pesantemente le vite di entrambi, a discapito della diversa aspettativa che queste gli riservano.

Gran parte del film si concentra quindi sui pochi giorni che Sakura e il compagno di classe passeranno insieme, una relazione nata in un contesto apparentemente doloroso che si sviluppa però in un ambiente ‘protetto’ quasi, dove il dramma non fa mai capolino se non in piccoli sparuti segni che ricordano al protagonista, e allo spettatore, l’eccezionalità della situazione che stanno vivendo. Il risultato è una storia adulta e delicata che non illude sul piano romantico chi guarda né lo costringe ad assistere a scene stucchevoli o esageratamente angoscianti, un quadro semplice ma accattivante che mette in risalto le personalità contrastanti dei due protagonisti. Entrambi infatti ritengono, e lo ribadiscono chiaramente pure, di essere persone diametralmente opposte, visto che Sakura è una ragazza solare, espansiva, che affronta la malattia come se non la riguardasse, e non ha problemi a fare nuove conoscenze o a interferire in situazioni che non la riguardano, mentre il protagonista maschile, di riflesso, è invece un ragazzo schivo che passa gran parte del suo tempo libero immerso a leggere, e che considera ininfluente nella sua vita il contatto umano, almeno finché questo non reca danno alla sua persona. In realtà entrambe le caratterizzazioni sono volutamente forzate, e coprono gli aspetti nascosti dei due che vengono fuori durante la pellicola: Sakura difatti ricopre in pubblico il ruolo della ragazza allegra e tranquilla, ma la sua maschera nasconde la naturale ansia, se non paura proprio, che la sua condizione comporta e che viene fatta notare nel film sia attraverso piccoli indizi sia in modo esplicito, quando un confronto sincero tra i due durante un gioco improvvisato porta a galla tutte le inquietudini della ragazza; lui sembra vivere invece una vita soddisfacente, riparato dietro lo scudo metaforico che ha frapposto tra sé e gli altri, ma basteranno pochi giorni di frequentazione con Sakura, a suo dire il primo vero rapporto costruito con una persona esterna alla sua famiglia, per fargli rendere conto dell’infondatezza di questa convinzione che lui stesso ha egoisticamente assunto. Il frutto di questa conoscenza sarà non solo un interesse romantico intuibile, anche se mai apertamente palesato, ma, soprattutto, un miglioramento delle rispettive esistenze che permetterà al ragazzo misterioso, ma non troppo a questo punto, di comprendere la bellezza dei rapporti umani e la ricchezza che questi portano nella realtà delle persone, e a Sakura di poter trascorrere il tempo che le resta in compagnia di una persona che la comprende e la sostiene, ma non la tratta diversamente per la sua condizione, nonostante sia l’unico, al di fuori della famiglia, ad esserne a conoscenza. L’empatia che si instaura tra i protagonisti e lo spettatore poi fa passare in secondo piano i piccoli difetti che la pellicola porta con sé e che sono riferiti soprattutto ai personaggi secondari abbastanza trascurati o caratterizzati in maniera esageratamente, ma probabilmente voluta, per far risaltare ulteriormente i due ragazzi punti focali della storia, negativa; lo stesso epilogo del film, per quanto ben realizzato, mi ha trasmesso una sensazione di superfluo, al contrario degli altri momenti della narrazione che ho trovato tutti a loro modo preziosi e funzionali al buon esito del lungometraggio.

Buon esito raggiunto, ovviamente, grazie anche al significativo lavoro che c’è dietro la realizzazione di questo film; “Voglio mangiare il tuo pancreas” è una produzione del giovane ma già abbastanza noto Studio VOLN ed è una trasposizione dell’omonima novel di Yoru Sumino, un’opera che aveva già goduto di un adattamento manga e di una trasposizione live action. Confesso di non conoscere il romanzo originale, quindi non so che rapporto di fedeltà conservi il film con la sua controparte cartacea, ma mi sento comunque di promuovere il lavoro di Shin'ichirō Ushijima, qui nelle doppie vesti di sceneggiatore ed esordiente alla regia, che realizza un film ben strutturato con una narrazione fluida che riesce a bilanciare i momenti più vivaci e più riflessivi del film senza mai perdere di vista il legame dei protagonisti e la sua evoluzione, nell’ora circa che occupa sui quasi cento minuti totali di cui si compone la pellicola, un tempo che non si accusa durante la visione, ma che, come ho accennato prima, forse è anche eccessivo per quello che doveva raccontare. Promosso è anche il lavoro di Yuichi Oka, che ha curato il carachter design, rielaborando, a mio modo di vedere in meglio, l’originale utilizzato per la novel dall’illustratore loundraw, e la direzione delle animazioni del film, pure queste precise e scorrevoli in ogni frangente; sfondi pregevoli e colori brillanti adatti a valorizzare tutte le parti del lungometraggio infine collaborano alla riuscita conclusiva dell’opera, che risulta quindi non solo interessante da seguire, ma anche visivamente appagante. Stessa cosa dicasi, da questo punto di vista, per il comparto sonoro valido sia dal punto di vista musicale che di interpretazione dei doppiatori; l’ottima colonna sonora è stata affidata alla compositrice Hiroko Sebu ed è impreziosita dal contributo de i Sumika, band j-rock che ha eseguito tutte le theme song del film, compresa quella usata come sequenza d’apertura (“Fanfare”, ovvero fanfara), di chiusura (“Shunkashuutou”, scritta coi kanji delle quattro stagioni) e come insert song nel momento più emozionante della pellicola (“Himitsu”, ossia segreto), brani dal sound rock melodico più che azzeccati e che si amalgamano alla perfezione con le immagini che accompagnano. Il doppiaggio originale, che al momento in cui scrivo è l’unico disponibile, è di buon livello, potendo contare sulle interpretazioni di un cast ben assortito tra vecchie e nuove leve, dove spiccano ovviamente le figure dei due protagonisti: lo studente cinico ma dal cuore tenero è doppiato da Mahiro Takasugi, giovane artista noto già sia per altri ruoli in serie animate (Oga in “ReLife” o Ryota in “Kakegurui”) sia per aver partecipato come attore in diversi live action, che fornisce una prova convincente in un ruolo non semplice, vista la metamorfosi emotiva che subisce in poco tempo il suo personaggio, mentre Sakura è doppiata da Lynn, artista la cui bellezza è seconda solo alla sua bravura, cantante e doppiatrice poliedrica al suo primo ruolo da protagonista in un film dopo una carriera che l’ha vista recentemente impegnata in tantissime serie più o meno famose (“Yorimoi”, “Just Because!”, “Fuuka”, “Angolmois” e via dicendo), con risultati sempre soddisfacenti, e che qui ci regala una Sakura affascinante in ogni suo aspetto, sia quando ostenta sicurezza e gioia di vivere sia quando abbandona il suo ruolo, mettendo in mostra tutte la sua angoscia e i suoi turbamenti.

In definitiva, si può dire che “Voglio mangiare il tuo pancreas” sia un’opera decisamente particolare, a cominciare dal titolo il cui significato non sto a spiegare, data l’importanza che ricopre nella storia, che sembra promettere un dramma magari appassionante ma di rara pesantezza e che finisce invece per sorprenderti con una storia di vita triste ma preziosa allo stesso tempo, un film coinvolgente che uscirà nei cinema italiani a inizio 2019 grazie all’impegno di Dynit e Nexo Digital nel provare faticosamente a distribuire anche nel nostro Paese una parte del meglio che l’animazione giapponese contemporanea ha da offrire, e che mi sento caldamente di consigliare, dandogli tranquillamente fiducia, per cominciare il nuovo anno con rinnovata speranza, nonostante tutto facesse pensare il contrario.