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AnthonySoma-sensei

Episodi visti: 24/24+4 --- Voto 6
L'automazione è il processo per eccellenza attraverso il quale l'impiego di un insieme di mezzi e procedimenti tecnici su determinati dispositivi, consentono lo svolgimento automatico di un dato processo. Nell'anime “Beatless” tale metodo è stato sviluppato in una maniera così avanzata a livello tecnologico, da aver permesso la nascita di androidi umanoidi (Hie), i cui pattern comportamentali vengono controllati e gestiti direttamente da un’intelligenza artificiale (AI) chiamata Higgins. Naturalmente la maggior parte degli esseri umani, considerandole come delle semplici macchine senza un’anima, impossibilitate oltretutto dal provare qualsiasi tipologia di status emotivo, assumono a priori degli atteggiamenti e dei comportamenti poco empatici e solidali nei confronti degli Hie o delle IA, cercando di sfruttarle esclusivamente per raggiungere i propri scopi e obbiettivi. Sebbene esista questa crescente condizione di scetticismo nei confronti delle macchine, il nostro protagonista, Arato, invece si mostra come una figura molto legata al mondo degli androidi, infatti non ha alcun problema nel relazionarsi e talvolta anche nel prendere le difese della sua personale Hie, Lacia, dalle accuse dei suoi amici più cari. Peccato che questa sia l’unica ed effettiva caratteristica che contraddistingue Arato, in quanto la sua caratterizzazione a livello globale lascia molto a desiderare… non si riescono neanche a contare tutte le volte che è stato salvato da Lacia, sulla quale non solo grava il compito di dover salvare l’umanità ma anche quello di controllare continuamente il suo padrone, rendendo la figura di Arato, per certi aspetti, come d’intralcio alla realizzazione della sua missione già di per sé molto complicata. Il dualismo “Padrone-Servo” in questo caso sembra addirittura essere stato ribaltato, poiché, in realtà, è Lacia ad utilizzare Arato per raggiungere il suo obbiettivo, a quest’ultimo viene semplicemente richiesto di prendere delle specifiche decisioni ma su base puramente emozionale! Ciò significa che se l’androide Lacia avesse avuto a disposizione il corredo emotivo, non avrebbe avuto neanche lontanamente bisogno del protagonista per prendere delle decisioni. Ryō, invece, potrebbe essere definito come l’esatto opposto del protagonista: sebbene sia un compagno di classe di Arato, dimostra fin da subito una grande maturità e intelligenza nell’affrontare e risolvere le situazioni a suo favore; si differenzia anche per la sua discriminazione nei confronti delle Hie, poiché critica sempre Arato del fatto che dovrebbe essere meno legato a Lacia e avere maggiormente la tendenza a rapportarsi e soprattutto mettere in una condizione di rilievo gli esseri umani. Ryo sostiene che l’uomo debba tenere costantemente e minuziosamente sotto controllo le IA, poiché quest’ultime potrebbero diventare così evolute e avanzate per gli esseri umani, da condurre l’umanità alla totale rovina, dunque prospettive un po’ come quelle di Matrix o Terminator, per intenderci.

Tutto questo discorso è stato costruito per definire il messaggio che ci ha voluto trasmettere l’autore: ciò che veramente definisce l’esistenza dell’umanità è la propria sfera emotiva, anche le macchine o le IA, un giorno, potrebbero affermare la propria esistenza attraverso l’automazione, tuttavia ciò che non potranno mai comprendere senza che gli vengano automatizzati dei pattern di risposta, sono le emozioni e i sentimenti. Una macchina non potrà mai comprendere appieno cosa significhi aiutare o empatizzare per un proprio simile o per un essere umano, così come gli sarà impossibile definire cosa sia l’amicizia, l’amore senza l’aiuto di specifiche procedure e dell’automatizzazione.

L’impianto grafico è stato più che sufficiente, mi sono piaciute le fisionomie dei personaggi così come luoghi e ambientazioni; una piccola critica va sicuramente fatta ai combattimenti, davvero troppo rudimentali e ridotti all’osso, essendo un anime action mi sarei aspettato sicuramente qualcosina in più, dato anche il potenziale grafico. Per quanto riguarda le OST, ho preferito sinceramente opening/ending della seconda metà della prima stagione, mentre il doppiaggio concreto ed efficace: particolare merito va attribuito alla doppiatrice di Lacia, la quale è riuscita correttamente a non trasmettere emozioni o sentimenti, quando nello specifico si sono affrontate situazioni a livello sentimentale soprattutto col protagonista.

Nel complesso "Beatless" è un anime sufficiente, dal punto di vista dei personaggi (protagonista escluso) hanno ricevuto tutti una caratterizzazione piuttosto equilibrata a seconda del ruolo che ricoprivano, stesso discorso per quanto concerne la grafica e le tematiche alla base dell’opera. Ciò che ha fatto abbassare il voto è stata sicuramente la trama, la quale è stata articolata in modo troppo confuso e frettoloso, sono state presentate troppe dinamiche durante i primi episodi, le quali poi si sono risolte molto gradualmente con il trascorrere delle vicende. Se consideriamo un ritmo della narrazione già confuso e spezzettato e poi ci aggiungiamo anche il fatto che ogni circa cinque episodi, piazzavano un episodio riassuntivo, penso davvero di aver detto tutto! Per finire, spendo due parole anche per il finale, sinceramente la piega drammatica inaspettata e diversa che si stava profilando negli ultimi episodi mi ha colpito molto, tuttavia poi le mie aspettative sono state nuovamente deluse. Se dovessi consigliare quest’anime, credo proprio che non lo farei, per il semplice fatto che avrebbero potuto tranquillamente realizzare una trasposizione animata di dodici episodi, invece che di ventiquattro, dato che era solo uno il volumetto della novel da adattare… ciò come ho già detto in precedenza ha reso più pesante la visione e il ritmo narrativo troppo spezzettato.
Il mio voto finale è… 6!