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Rukia K.

Episodi visti: 13/13 --- Voto 7
Ci sono serie conosciute per via della loro qualità eccelsa e altre che hanno fatto parlare di sè per il loro livello di ridicolaggine, ma il motivo per cui "Cells at work" è diventato così famoso è probabilmente dovuto anche ai numerosi meme che sono nati nel corso di questa stagione estiva, specialmente quelli riguardanti le piastrine.

Inizialmente questa serie venne paragonata al famoso "Siamo fatti così" uscito per la prima volta in Francia nel 1987, ma l'unica cosa che hanno in comune queste due serie è il fatto di essere entrambe incentrate sul funzionamento del corpo umano. In realtà, "Cells at work" è una serie decisamente più splatter in cui le cellule hanno l'aspetto di veri e propri esseri umani, dando luogo così anche a situazioni assurde come batteri che una volta feriti perdono sangue, ma in fin dei conti non è un particolare così rilevante se consideriamo che ciò che la serie vuole insegnare lo trasmette soprattutto attraverso vere e proprie spiegazioni.

In questo caso la storia è incentrata su un globulo rosso molto impacciato e con un pessimo senso dell'orientamento. Il suo compito consiste nel consegnare l'ossigeno alle cellule e ritirare l'anidride carbonica che dovrà poi essere portata ai polmoni, ma orientarsi in mezzo agli innumerevoli vasi sanguigni non è l'unica prova da superare. All'interno del corpo umano le invasioni da parte di batteri e virus sono all'ordine del giorno e di fronte a questi mostri desiderosi di sostanze nutritive e ossigeno, la nostra protagonista non può far altro che scappare sperando di resistere fino all'arrivo di una cellula dell'immunità. Proprio durante uno di questi attacchi, verrà in contatto con un globulo bianco appartenente alla categoria dei neutrofili con cui avrà modo di passare gran parte del tempo.

La serie è costituita quasi eslusivamente da episodi autoconclusivi che seguono più o meno le stesse dinamiche, ma oltre alle spiegazioni scientifiche e ai combattimenti, la serie fa affidamento anche su un po' di umorismo.

A rendere così divertente la serie è soprattutto la sbadataggine della protagonista e lo scambio di battute che c'è sempre tra lei e il neutrofilo. Lei è molto maldestra e si caccia spesso nelle situazioni più assurde, mentre lui è molto serio quando si tratta di svolgere il proprio lavoro, ma si lascia inevitabilmente coinvolgere dai suoi problemi. Quest'ultimo chiarisce fin da subito che la probabilità di incontrarsi di nuovo sono pari a zero perchè all'interno del corpo umano sono presenti un'infinità di cellule, ma stiamo parlando di un anime e ovviamente in questo caso le probabilità non contano dato che alla fine i due protagonisti si incontreranno praticamente sempre. Il neutrofilo spietato e l'eritrocita maldestro formano un accoppiata perfetta, ma questi non sono gli unici personaggi particolari che possiamo trovare. In ogni episodio verrà presentata una cellula immunitaria diversa tra cui anche i pomposi linfociti T killer, che vengono rappresentati come degli orogliosi soldati addestrati che sconfiggono il nemico con il solo uso delle mani. Questi ultimi sono i più aggressivi, ma nell'anime sono i neutrifili ad essere rappresentati in modo decisamente più macabro dato che passano il tempo ad uccidere i batteri tagliando loro la gola con un pugnale. Proprio per questo particolare penso che questa serie sia forse un po' troppo macabra per dei bambini, ma fatta eccezione per questo gli episodi sono abbastanza divertenti e allo stesso tempo anche isruttivi.

L'interno del corpo umano e le cellule che lo compongono sono molto diverse dalla realtà in quanto tutte le cellule hanno l'aspetto umano e alcune di esse vivino addirittura all'interno di vere e proprie abitazioni, ma nonostante ciò la serie riesce ugualmente a trasmettere molte nozioni importanti. Nel quinto episodio, per esempio, è stata spiegata efficacemente tutta una serie di reazioni che si verificano nelle persone allergiche al polline.

Le sigle di apertura e chiusura sono molto simpatiche e perfettamente in linea con lo spirito della serie, mentre le ost non hanno nulla di particolare. Anche le animazioni sono nella media, fatta eccezione per un paio di episodi in cui si può notare un'inspiegabile calo con animazioni legnose e ridotte al minimo. Inoltre è stato fatto un ampio uso della computer grafica, con dei risultati talvolta positivi. Quella utilizzata per i personaggi secondari nello sfondo crea un evidente contrasto con i personaggi animati normalmente, ma in alcuni casi la CG è stata usata molto bene, per esempio nel caso dei filamenti dello Streptoccocco.

Nel complesso è una serie carina, divertente ed istruttiva che consiglio, ma non la ritengo imperdibile.


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Episodi visti: 13/13 --- Voto 8,5
Perché guardare "Cells at Work"? Semplice! Per le piastrine! Mettendo da parte l'ironia iniziamo con la recensione. "Cells at Work!-Lavori in corpo!" è un manga di Akane Shimizu pubblicato a partire da marzo 2015. La serie animata è arrivata in Italia in versione sottotitolata su Yamato Animation dal 2 Agosto 2018.

La trama è la seguente: in un corpo umano adulto sono presenti almeno centomila miliardi di cellule tra globuli rossi, bianchi, piastrine e innumerevoli altre, che lavorano tra di loro in perfetta armonia; la storia racconta le avventure di alcune di queste cellule che fanno del loro meglio per proteggere la salute del corpo che le ospita. Ogni episodio è incentrato su un diverso problema di salute e viene spiegato come l'organismo reagisce a determinate "invasioni" da agenti estranei come batteri,virus ed altro. Ognuna di queste cellule possiede una resa grafica che riveste il proprio ruolo all'interno dell'organismo in modo più realistico. I personaggi sono ben caratterizzati, e si viene a conoscenza del passato e di informazioni di molti personaggi, soprattutto i principali, ad esempio la protagonista, Eritrocita, è svampita, e disorientata e si caccia sempre nei guai. Ma ci vengono spiegate le funzioni di tutte le cellule man mano che si va avanti con gli episodi. Dal punto di vista tecnico non posso lamentarmi, anzi, i colori sono brillanti, i disegni ben fatti e i combattimenti sono molto fluidi. Ricordiamo che il produttore è Yūma Takahashi ("Sword Art Online", "Date a live", "The Idolm@ster") e lo studio è David Production che ci ha regalato serie come "Soul Eater" e "Inazuma eleven".

In conclusione, se vi steste chiedendo se ne vale la pena di guardare quest'anime, la risposta è sì, è molto diverso dal solito e lo consiglio a tutti, grandi e piccoli, perché possiamo trovare sia "sangue" dovuto dai vari combattimenti, sia la parte dolce e, se si vuole anche qualche ship.


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Reika Aoki

Episodi visti: 13/13 --- Voto 9
"Cells at Work" (Hataraku Saibō) è un anime che parla di delle cellule in un corpo, senza mai far vedere di chi è il corpo (ed io ho apprezzato questa cosa).

La trama a prima vista può sembrare noiosa e troppo semplice, o il contrario, troppo complicata. Questo anime non rientra in nessuna di queste due categorie. Non è troppo semplice perché ogni dettaglio, anche quello che può sembrare insignificante o passare inosservato, è curato minuziosamente e quasi tutti gli eventi sono delle cose che accadono nel corpo umano veramente. Non è neanche troppo complicato, visto che in ogni situazione ci sono dei riquadri ed una narratrice che spiegano perché succede e cosa succede.

Un difetto è che in alcuni episodi lo schema della trama è sempre lo stesso, cioè Eritrocita (Globulo Rosso) si caccia nei guai-arriva un virus/germe/batterio-Leucocita (Globulo Bianco) lo sconfigge-fine, ma fortunatamente questa cosa è durata non tutta la serie. Ma anche in questo modo ha comunque insegnato molte cose di biologia (o ha fatto fare un ripasso per chi le sà già).

Alcuni episodi sono stati anche emozionanti, ma per non fare spoiler non dico quali.
C'era stato un periodo di calo della qualità degli episodi, ma dopo si è tirato sù.
La opening e la ending sono belle, soprattutto la opening, ma sono tutte e due carine.

Voto complessivo 9, perché insegna molte cose, soprattutto anche a prendersi cura di se stessi!

Comunque, le Piastrine muoiono dopo dieci giorni...


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Hachiko94

Episodi visti: 13/13 --- Voto 7,5
Avessero mandato in onda "Cells at Work" durante la mia frequentazione al liceo scientifico di certo non avrei fatto fatica a prendere voti alti durante le verifiche (che poi io puntavo sempre e solo al 6 politico), e invece eccomi qua, dopo anni dall’esame di maturità, che rivedo un anime che parla letteralmente di cellule che lavorano nel nostro corpo!

Sono venuta a conoscenza di questo titolo inizialmente tramite l’annuncio di Star Comics, seguii poi una conferenza a Cartoomics 2018 in cui vennero invitati degli esponenti dell’AVIS per parlare proprio di quanto sia importante la donazione del sangue (oltre che presentare il manga stesso). Fin dall’inizio avevo alte aspettative di quest’opera, il mio interesse era stato solleticato nel profondo, per questo motivo ho aspettato che l’anime si concludesse per potermelo maratonare tranquillamente su Youtube grazie a Yamato Animation (mentre il manga è edito da Star Comics… insomma, avete possibilità di scegliere il metodo di fruizione che meglio preferite!).

Il primo pensiero che balena nella mente è “ma questa è la versione giapponese di Siamo fatti così/Esplorando il corpo umano!” (lo so che vi è partita la sigla in testa) e avete tutte le ragioni per pensarlo ma, a differenza del famosissimo cartone animato francese ideato da Albert Barillé, invece che esplorare parti specifiche del corpo umano, la storia si focalizza sulla protagonista, una carinissima e pucciosa globula rossa denominata genericamente Eritrocita, e sulle sue continue disavventure a cui va incontro durante i suoi normali turni di lavoro: graffi, influenze, allergie, cellule tumorali e attacchi da parte di virus e batteri. Per fortuna non si troverà mai sola, ma sarà spesso affiancata dall’altro protagonista, lo stacanovista Leucocita neutrofilo (globulo bianco), e da altre cellule, immunitarie e non, che si trovano comunemente nel nostro corpo.
Si potrebbe pensare che un anime con personaggi “comuni” come le cellule possa risultare noioso e per niente divertente, ma la novità che ci presenta "Cells at Work" sta proprio nel come l’autrice, Akane Shimizu, sia stata intelligente nello sfruttare le caratteristiche degli organismi e dargli una forma e una loro caratterizzazione: innanzitutto i personaggi “buoni” sono rappresentati in forma umana, mentre quelli “cattivi” sono più antropomorfi con caratteristiche tipiche dei batteri e virus che rappresentano (ma su questo ci torneremo).

Per definire un po’ meglio i personaggi, i globuli rossi che viaggiano per il corpo sono pacifici e grandi lavoratori, i globuli bianchi addetti all’immunità cellulare si lanciano verso virus e batteri per ucciderli senza pietà, e allo stesso modo gli esplosivi Linfociti T Killer e i pazienti ma letali Macrofagi, il Linfocita T Naive viene rappresentato come uno ragazzetto spaventato e piagnucolone perché non si è ancora sviluppato appieno come cellula, o la Granulocita eosinofilo è di colore rosa perché è un tipo di globulo bianco che lega con l’eosina, un colorante che le dona questa colorazione.
Di esempi ce ne sono a bizzeffe, ma quello che più mi ha colpito è stato il passaggio degli eritroblasti a eritrociti: i primi vengono rappresentati come dei bambini con un simpatico berretto con un pon pon, ma quando diventano grandi questa pallina viene staccata dal cappellino, diventando così adulti. Sapevate che i globuli rossi prima di essere tali, quando si formano nel midollo osseo rosso, presentano un nucleo e solo tramite l’enucleazione prendono la loro famosa forma a disco biconcavo?

Insomma, nulla è lasciato al caso e anche queste piccolezze vengono rappresentate al meglio, ma è normale pensare che chi non mastica tanto la microbiologia (nemmeno io ricordavo tutto ciò!) possa non cogliere tutti questi riferimenti… nessun problema! Infatti, ad ogni apparizione di personaggi, di batteri o di una situazione particolare che avviene nel corpo, gli autori hanno ben pensato di sistemare dei comodissimi riquadri in cui vengono esplicate le funzioni di ciò che viene presentato. Se poi siete dei fruitori curiosi vi basterà fare una veloce ricerca in internet per trovare tutte le semplici nozioni del corpo umano.

Riprendendo il discorso della caratterizzazione dei personaggi, non solo le cellule “buone” sono ben contraddistinte, ma anche virus e batteri che si insinuano nel corpo umano vengono rappresentati graficamente ricordando la loro reale forma: lo Stafilococco Aureo presenterà dei grappoli, lo Pneumococco utilizza la propria capsula batterica come rete per fermare l’operato dei globuli bianchi, cellule tumorali che richiedono sempre più nutrimento… il tutto viene ben orchestrato e si comprende molto bene quanta minuziosa ricerca ci sia stata dietro per la creazione di ogni personaggio e di ogni sua caratteristica.

Un altro punto a favore di "Cells at Work" è il fatto di essere un battle shonen educativo, e mi spiego subito meglio: ritroviamo il classico canone dei combattimenti, ovvero buoni contro cattivi, ma nel mentre si impara il funzionamento delle cellule, delle interazioni tra loro e l’ambiente che li circonda, senza però evitarci lotte e spargimenti di sangue!
In ultimo, piccolo focus su musiche e animazioni: non ho trovato OST particolari e indimenticabili, ma accompagnano alla perfezione le varie lotte tra gli organismi, però la menzione d’onore va sicuramente all’opening che la ascolto sempre con molto piacere! *hataraku… hataraku!*
Le animazioni, invece, mi hanno permesso di apprezzare al meglio la storia rispetto al suo corrispettivo cartaceo, rendendomi meno pesante il suo essere episodico; unica pecca sono alcune animazioni in CG non perfettamente riuscite e un po’ legnose, ma capisco che animare una grande quantità di globuli rossi non è per niente economico.

È un anime che ha saputo emozionarmi molto, nonostante non ami particolarmente le storie autoconclusive, ma mi ha donato episodi toccanti (no spoiler, ma per chi l’ha visionato sa a quale episodio mi riferisco) e che mi hanno fatto riflettere su come dovremmo trattare meglio noi stessi per stare bene e non stressarci troppo. Inoltre, mi rendo conto, a fine recensione, di non aver mai parlato del vero emblema di quest’anime, e cioè le piastrine… ma passerei per lolicon e quindi evito di divagare troppo: guardate "Cells at Work" per amare anche voi le piccole e adorabili piastrine! Anone anone!


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Nox

Episodi visti: 13/13 --- Voto 7,5
"Hataraku Saibou" (Cells at Work) è un anime di tredici episodi andato in onda dal luglio al settembre 2018.

Protagonisti della storia sono sono un globulo rosso e un globulo bianco che svolgono le loro normali attività in un corpo umano che, diciamo, non ha esattamente una salute di ferro.

Comincerò con gli aspetti che mi hanno colpito positivamente.
Prima di tutto i personaggi. Le cellule hanno un aspetto antropomorfo con vestiti e atteggiamenti che suggeriscono la loro funzione mentre i germi sono rappresentati con forme e colori che danno spazio alla fantasia, non posso neanche immaginare quanto debba essere stato divertente crearli.
Ho, inoltre, molto apprezzato l’attenzione nel rendere le loro personalità quanto più tridimensionali possibile, anche tramite l’utilizzo di flashback che, probabilmente, sono stati la mia parte preferita dell’anime. Tutte le cellule hanno un ruolo e lo assolvono con il massimo impegno: la piccola globulo rosso, senza nessun senso dell’orientamento ma determinata a svolgere al meglio il suo lavoro; il globulo bianco, ligio al dovere, premuroso verso tutte le altre cellule, trucida i germi senza pietà; le piastrine, piccole e pucciose; i macrofagi, che, con un machete e un sorriso sulle labbra, massacrano qualunque cosa voglia recare danno al corpo umano; le cellule tumorali, nate sbagliate, che devono essere eliminate ad ogni costo, ma che allo stesso tempo non si arrendono al loro destino.
Molto curato è anche il comparto tecnico: i fondali fantasiosi con cui vengono resi i diversi organi del corpo umano, le animazioni fluide durante i combattimenti, le espressioni facciali che fanno capire subito se la cellula prova gioia o paura.
Ho anche apprezzato la leggera vena splatter, che rende la visione molto più divertente secondo me.

D’altra parte, però, ci sono anche aspetti che mi sono piaciuti di meno, primo fra tutti la ripetitività. Malessere del giorno, germi, attacco alle cellule (casualmente sempre lo stesso globulo rosso), sistema immunitario entra in azione, l’essere umano sopravvive per vedere una nuova alba. Fermo restando che anche da una semplice abrasione si fanno strada i peggio germi portatori di tutte le malattie mortali esistenti, lo schema rimane pressappoco invariato per tutta la serie.
Un altro aspetto che ritengo sia stato abusato è la presenza di costanti spiegazioni per qualsiasi cosa. Se da una parte risultano certamente istruttive e interessanti, talvolta anche necessarie, dall'altra tendono a smorzare un po' il ritmo della narrazione, mi sarebbe piaciuto se avessero reso il tutto un po' più snello.

In conclusione, una serie sicuramente piacevole che mi sento di consigliare, certamente non esente da difetti, ma che riesce comunque ad intrattenere.

Riassumendolo in una frase o meno: "Pucciosità + Splatter= la combinazione di cui non sapevi di avere bisogno."


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Kirad

Episodi visti: 13/13 --- Voto 8
Quando la semplicità premia. Specifichiamo che da questa serie non bisogna aspettarsi una trama complessa, anzi, le varie storie sono molto semplici e in fondo ripetitive (ad ogni puntata viene illustrata una funzione, e un rischio, per l'organismo umano) e anche i personaggi rispecchiano i soliti stereotipi (la protagonista dolce e imbranata, il protagonista coraggioso e responsabile, il burbero in fondo buondo, la tenera che poi massacra i nemici peggio di Kenshiro, le bambine pucciose, ecc).
Eppure tutto questo viene mostrato in maniera efficace, senza pesantezze o momenti inutili, accompagnata da una descrizione dell'organismo umano ricca di fantasia e insieme molto dettagliata. La narrazione di questo anime dimostra come si possa rendere avvincente un qualcosa che avviene quasi tutti i giorni nei nostri corpi, di come l'eccezionale si possa nascondere dietro il normale, e lo stesso vale per i rapporti che si creano tra i personaggi: sanno trasmettere l'essenza di tali rapporti (amicizia, ammirazione, forse amore, senso del dovere) appassionandoci senza bisogno di ricorrere a complicazioni o altro. Il tutto accompagnato da animazioni di ottimo livello (anche se nelle puntate finali c'è un certo calo). Insomma, è davvero un ottimo prodotto, e spero molto che ci sarà una seconda stagione.