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Miriam22

Episodi visti: 12/12 --- Voto 6,5
Ad un appuntamento di gruppo, a Natsuo, il nostro ineffabile protagonista, viene chiesto da Rui di appartarsi con lei in qualche altro posto. La ragazza non cerca particolari attenzioni o smancerie, semplicemente vuol far sesso, per la prima volta e con lui, proprio perchè lo crede un liceale inesperto e desideroso di esperienze come lei. Una volta conclusasi la faccenda, soddisfatti o meno ma persa la verginità entrambi, ognuno torna alla propria vita. O almeno così credono loro, perchè di lì a poco scopriranno di esser parte della stessa famiglia: il padre del ragazzo sposerà in seconde nozze la madre di Rui, putacaso sorella minore di Hina, insegnante di Natsuo di cui lui è segretamente innamorato da tempo.

La storia intriga, vero? Un esordio col botto direi, visto che si parte con l'acceleratore a mille. Già dalla prima puntata, scene disinvolte sul sesso fanno presagire una serie piccante. E i presupposti ci sarebbero tutti: il triangolo pseudo-incestuoso, il rapporto insegnante/allievo, la clandestinità. Ma tra tutti questi ingredienti non c'è coesione e manca il collante: i personaggi peccano di brio, mancano di mordente (a parte l'amico fidato di Natsuo, che quello meriterebbe un anime tutto per lui!).

Ricapitolando... lui è innamorato dell' insegnante, ma va a letto con la sorella di lei che sembra comunque non nutrire particolari interesse per il ragazzo (ma sarà poi vero?). Dal canto suo, l'insegnante non si capisce bene se ci fa o ci è... Ossia... si fatica a comprendere quali siano i suoi reali sentimenti verso il poveretto, il quale si dichiara innamorato perso, ma nei fatti... sembra non esserne poi così convinto. E allora durante la visione vien da chiedersi più volte... se questi benedetti personaggi si vogliono finalmente decidere a... "decidersi", e far prendere una piega più incisiva e convincente a tutta la storia.
Tra tutti questi personaggi è proprio l'insegnante quella che mi è piaciuta di meno, per la sua superficialità e soprattutto ambiguità, che solo alla fine si chiarisce un poco facendo comprendere meglio la sua posizione (e prendendo finalmente una posizione).
Gli altri son adolescenti incerti e un po' goffi, in balia dei loro ormoni e di sentimenti nuovi, perciò dalla loro hanno l'inesperienza e la giovane età. Quindi alla fine non possono che suscitarti tenerezza e farti spuntare un sorriso di solidarietà. Ergo... meno attenuanti per la "sensei".

Per quanto riguarda le animazioni, anche se non sono un' esperta in materia, mi sento di dire che le ho trovate luminose e ben curate. Sicuramente di mio gusto.
Un brevissimo mio commento anche sull'opening, un video di certo accattivante che ti invoglia a rivederlo ad ogni puntata.

Se consiglio la visione? Ma sì. In fondo la trama stuzzica e non t'annoi di sicuro perchè aspetti con curiosità l'evoluzione di storia e personaggi. Il finale è aperto e personalmente se ci fosse una seconda stagione un'occhiatina gliela darei.


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npepataecozz

Episodi visti: 12/12 --- Voto 7
Una delle cose che più odio, è quella di dover recensire un anime di cui conosco la sceneggiatura perché ne ho già letto il manga. È molto difficile per me, infatti, sottrarmi all’influenza derivante dalla conoscenza della versione cartacea e dare un giudizio obiettivo. So bene che potrei risolvere il problema limitandomi alla mera valutazione numerica; però poi penso che non sono del tutto sicuro che la recensione del manga vedrà mai la luce, ed allora nasce in me un perverso senso del dovere che mi impone di spendere due parole almeno per la versione animata. E dato che discutere con il mio subconscio è tempo perso, cominciamo che prima finisco e meglio è.
Mi sono avvicinato a “Domestic Girlfriend” a seguito della lettura di un’altra opera della stessa autrice, Kei Sasuga, e cioè “GE – Good Ending”. Quest’opera m’era piaciuta davvero tanto, per cui per me è stato naturale cercare di recuperare anche la sua opera successiva; e, sebbene non raggiunga lo stesso livello del suo predecessore, ho apprezzato molto anche il manga di questo “Domestic Girlfriend”; il calo qualitativo, infine, raggiungeva il suo apice con questo anime, la cui colpa è quella di essere solo “carino”.
Ma andiamo con ordine e cominciamo con la trama. In un giorno qualsiasi Natsuo perde la sua verginità con Rui, una ragazza qualsiasi conosciuta in un Karaoke. Nessuno dei due nutre dei sentimenti nei confronti dell’altro; ognuno dei due considera l’altro come un semplice sconosciuto. Natsuo, invece, era segretamente innamorato di Hina, una sua insegnante. Quello che il ragazzo non sa, è che Rui ed Hina sono due sorelle; ma lo scoprirà molto presto in quanto suo padre sposerà la madre delle ragazze ed andranno a vivere tutti assieme.

Togliamoci subito questo dente allora: il manga è meglio dell’anime. So benissimo che questo non vuol dire assolutamente nulla, in quanto è così nove volte su dieci, e in quanto questo non pregiudica la realizzazione di una buona versione animata; anzi, a dire il vero, anche l’anime di “Domestic Girlfriend” è di buona fattura. A questo va aggiunto che io stesso non amo (anche se talvolta li faccio) fare il classico paragone manga/anime, in quanto li considero due prodotti diversi. Però qualcosa da dire sulla “conversione” stavolta c’è. L’aver deciso per un anime di dodici episodi aveva come conseguenza naturale il taglio di molte scene presenti invece sul manga; pur non essendo molto importanti, però, queste scene davano alla storia ed ai personaggi una maggiore profondità.
La sceneggiatura dell’anime, dovendo farci entrare tutto, diventa inevitabilmente molto veloce; tutti gli eventi più importanti sono stati rappresentati; quello che manca, invece, è la crescita ed il travaglio dei vari personaggi tra un evento e l’altro. L’effetto finale è comunque buono, ma inferiore rispetto a quello che avrebbe potuto essere.
La storia in sé è un classico triangolo amoroso con due varianti: il fatto che i tre protagonisti sono fratelli (diretti o acquisiti) e il fatto che all’inizio c’è subito una scena di sesso fra due componenti del triangolo. Per il resto abbiamo una sceneggiatura che, in assenza di momenti di approfondimento, ricorda molto quella di una soap opera che non si vergogna di mettere l’amore fisico nella vita delle persone. Personalmente ho sempre gradito questo tipo di storie ed anche stavolta posso dire di essere rimasto abbastanza soddisfatto da quanto ho visto.
Molto belli i disegni e molto bella anche la colonna sonora: sotto questi due aspetti l’anime viaggia davvero alla grande.

E siamo arrivati alla valutazione. Se non avessi letto il manga penso che sarei stato moderatamente soddisfatto e quindi propendo per questo tipo di giudizio. Non si poteva, in dodici episodi, fare molto di più; qualche episodio in più, però, avrebbero fatto rendere al meglio la storia di Kei Sasuga.


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Mirokusama

Episodi visti: 12/12 --- Voto 5
Non credo di essere una persona dai gusti raffinati o particolarmente ricercati; è rarissimo che non faccia parte della schiera di ammiratori di una serie che raccoglie grandi consensi così come è altamente probabile che, se sono tra i pochi amanti di una serie sconosciuta, è perché questa è veramente nota a dieci persone e non perché sia chissà quale tesoro nascosto. Per questo non nego che mi trovo in difficoltà a recensire “Domestic na Kanojo” (conosciuta anche come “Domestic Girlfriend” e a cui mi riferirò da qui in poi come “Domekano”) perché è una serie che ha raccolto grandi consensi ma che io ho faticato enormemente a capire, una serie che mi è piaciuta sì ma non come nelle intenzioni in cui nasceva bensì per le situazioni paradossali e ridicole che ha costruito e che l’hanno resa, ai miei occhi, una delle serie involontariamente comiche migliori degli ultimi tempi, un pregio che vale solo per me ma che rappresenta un difetto non da poco per un anime che si proponeva di raccontare tutt'altro.

Ma andiamo con ordine con qualche accenno di trama: protagonista della serie è Natsuo Fujii, un liceale innamorato da tempo della sua insegnante, la bella Hina Tachibana, a cui non si è mai dichiarato e che lei tratta con simpatia come se fosse un ragazzo qualsiasi. Coinvolto in un incontro combinato coi suoi amici conosce per caso Rui Tachibana, ragazza taciturna costretta controvoglia a partecipare allo stesso appuntamento con la quale nasce una sintonia che culmina, senza un apparente motivo reale, col passare la notte insieme e la relativa perdita della verginità di entrambi. Sembra l’inizio di una storia ‘particolare’ ma in realtà i due si separano immediatamente col proposito di non vedersi mai più e lasciare che quella notte resti un imprevedibile evento eccezionale. Il destino, va da sé, la pensa diversamente e riunisce i due ragazzi nel modo più contorto possibile: il padre di Natsuo, infatti, gli comunica la decisione di volersi risposare e la compagna di vita che ha scelto è nientemeno che la madre della sua fiamma, Hina, nonchè della ragazza con cui ha perso la verginità, Rui, che si rivelano quindi sorelle. Comincia così la convivenza ‘piccante’ di Natsuo con le sue nuove sorelle adottive, la donna che ama e la donna che dice di non amare ma con la quale non disdegna di fare le esperienze più diverse, non un quadro tragico se proprio mi è consentito dirlo ma che, nel risultato mostrato, assume toni più drammatici di quanto si potesse immaginare.

Già, perché il primo scoglio in cui mi sono imbattuto nel tentare di comprendere le meccaniche di “Domekano” è stato proprio questo: in che genere devo inquadrare questa serie? Il manga originale è pubblicato Su Weekly Shonen Magazine, dovrebbe essere uno shonen nel target di riferimento ma è pregno di situazioni che lo fanno sembrare un manga per un pubblico adulto; allo stesso modo la trama ricorda quella di una commedia romantica demenziale con tutte queste coincidenze assurde ma il tono della narrazione e i tormenti dei personaggi richiamano un dramma sentimentale molto più pesante. Com’è e come non è, la soluzione finale trovata per risolvere questo dilemma è la ‘geniale’ quanto salvifica via di mezzo: rendiamo la storia un dramma sentimentale dove i personaggi passano il 90% del tempo a struggersi e dannarsi per un amore che loro in primis sembrano voler ostacolare a tutti i costi e, allo stesso tempo, lo arricchiamo con situazioni ecchi e assurde tipiche delle commedie di genere per non farci mancare niente! Il risultato è una serie che ripropone cliché degni dei migliori b-movie erotici dei tempi d’oro a base di sbirciate maliziose tra porte mai, e dico mai, chiuse e approcci carichi di vergogna tra persone che hanno fatto sesso tra loro ma che si imbarazzano se l’altro li deve lavare perché sono impossibilitati a farlo o deve prendersene cura perché sono malati. Aggiungiamoci una caratterizzazione dei personaggi a dir poco volubile che, nel tempo di un singolo episodio, li porta a cambiare più volte idea sui loro sentimenti e anche il partner con cui esprimerli e il riassunto dei contenuti della serie è presto fatto: un minestrone involontariamente comico che vorrebbe raccontare l’evoluzione di uno o più rapporti sentimentali con un occhio realista magari e non legato agli stilemi tipici dell’animazione giapponese ma che si riduce a raccogliere situazioni paradossali, personaggi inutilmente insicuri a seconda del momento e scene piccanti che strizzano l’occhio agli amanti del fanservice senza però caderci completamente dentro per salvaguardare l’impressione di una serie impegnata e non di un harem ecchi di bassa lega. Tante sono le scene che mi hanno portato a sviluppare questo giudizio tanto che mi sembra quasi ingiusto ‘rovinare’ l’eventuale visione analizzandole nel merito ma, nel caso qualcuno se lo chiedesse incuriosito, posso preannunciare senza ricamarci troppo su che non mancheranno baci rubati, seguiti da reazioni sdegnate ma con bacio di risposta annesso, supposte malandrine prescritte al momento giusto (perché oh, vuoi mettere il fascino di una rettale panacea rispetto a compresse, soluzioni solubili o sciroppi?), attività onanistiche private rese più accessibili di un concerto di piazza, scambi di persona che, a ripensarci, mi viene ancora da ridere, e decisioni geniali prese sul momento che variano dall'invito al suicidio senza motivazione alcuna fino ad amplessi riparatori rifiutati nei momenti più intimi e indicati ma misteriosamente inevitabili nelle occasioni pubbliche che chiunque riterrebbe più inappropriate; la gamma del ridicolo insomma, di cui io ho fatto solo un breve riepilogo, trova ampio sfoggio per tutti i gusti e le salse e non mancherà di stupire chiunque deciderà di dare fiducia alla serie.

Fiducia che quantomeno può essere ben riposta nel lato tecnico della serie che, senza rubare l’occhio, risulta comunque godibile e più solido della storia che racconta. “Domekano” è un anime in 12 episodi prodotto dallo studio Diomedéa ed è una trasposizione dell’omonimo manga di Kei Sasuga, adattamento molto breve e, probabilmente perché non conosco l’opera prima, non privo di qualche taglio visto che il manga originale è ancora in corso e addirittura, ma potrei dire anche incredibilmente se gli ingredienti sono sempre quelli che ho descritto prima, arriva a contare oltre venti volumi al momento in cui scrivo! La regia della serie, funzionale alla storia ma senza guizzi particolari, è affidata a Shōta Ibata mentre il character design è opera di Naomi Ide che decide di discostarsi leggermente dal tratto originale della Sasuga e ci regala dei personaggi che, detto in modo sbrigativo per rendere l’idea, “sono belli ma non ballano”; esteticamente insomma sono gradevolissimi, sia Rui che Hina così come le altre ragazze della serie sono molto carine, ma le buone impressioni si fermano praticamente solo a quel punto. Da segnalare, sempre nel campo grafico, una ‘curiosa’ caratteristica della serie che fornisce ai personaggi portatori di occhiali da vista delle lenti talmente spesse, non ho la certezza ma è un’ipotesi a questo punto, che impediscono la visione dell’occhio vero e proprio, una cosa che mi ha colpito senza particolare motivo, come la sua stessa presenza alla fine. Non è stato semplicissimo venire a sapere l’autore delle musiche della serie, che si è rivelato poi essere Masato Kouda, e sembra quasi una coincidenza il fatto che, personalmente, la colonna sonora di “Domekano” mi abbia lasciato abbastanza indifferente ma non voglio spingere troppo su questo tasto perché sono consapevole che, di fronte a serie che non convincono o nelle quali si fatica a dare un senso logico agli eventi narrati, è difficile restare impressionati da musiche e recitazione dei personaggi; lo stesso doppiaggio infatti mi è sembrato discreto al massimo nonostante ci abbiano lavorato nomi abbastanza noti del panorama giapponese odierno come Maaya Uchida o Yōko Hikasa, che ho apprezzato in tantissime produzioni più o meno recenti. Ma in quest’analisi a tratti sconfortante non mancano fortunatamente anche le note liete che, in questo caso, sono rappresentate dalle due sigle della serie; l’opening in particolare, “Kawaki wo Ameku” di Minami, è in assoluto una delle migliori della stagione invernale appena trascorsa, un pezzo forte, trascinante, cantato con particolare enfasi e che forma un connubio col video talmente ben riuscito che, detto francamente, mi sembra quasi sprecata visti i contenuti che si ritrova a proporre. L’ending, “Wagamama” di Alisa Takigawa, non raggiunge lo stesso livello ma è comunque una delle, poche, cose riuscite della serie, un brano più dolce, meno aggressivo dell’opening ma non per questo meno apprezzabile.

La domanda fatidica giunge infine: vale la pena vedere “Domestic na Kanojo”? La mia risposta è, chiaramente, negativa ma, nonostante questo,devo dire che non riservo a quest’anime un giudizio completamente ostile: per quanto lo ritenga fallimentare per le intenzioni che si proponeva non posso negare che sia stata una visione divertente e mai noiosa grazie all’ assurdità delle trovate che man mano si susseguivano in un copione che avrebbe dovuto far presagire ben altro; tenendo conto anche di una qualità tecnica nella norma e, soprattutto, il fatto che la mia sia una delle poche voci fuori dal coro nelle valutazioni complessivamente positive che ha ricevuto questa serie, il consiglio migliore che posso dare a chi fosse interessato a “Domekano” è di ‘provare per credere’, come diceva un noto spot di un’epoca in cui gli espedienti visti in questa serie erano all’ordine del giorno in film che avevano una critica decisamente più negativa rispetto a quella di cui ha goduto, tutto sommato, questa serie.