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Rukia K.

Episodi visti: 22/21+1 --- Voto 7
“Fate/Grand Order - Absolute Demonic Front: Babylonia" è una delle numerosissime serie appartenenti al franchise di Fate. Per la gioia dei neofiti, però, per visionarlo non è indispensabile recuperare le decine di serie uscite negli anni precedenti. È necessario aver visto solamente l’episodio 0 di Babylonia e lo special “Fate/Grand Order: First Order”.

"Babylonia" è tratto dal videogioco per cellulari “Fate/Grand Order” che ogni anno macina miliardi di dollari. Il videogioco è suddiviso in diverse Singolarità, che per comodità possiamo considerare come saghe, in cui in ciascuna di esse il protagonista deve affrontare una serie di nemici per recuperare il Santo Graal e scongiurare la fine del mondo. Babylonia rappresenta la settima singolarità, tuttavia, l’anime è strutturato in modo tale da consentirne la visione anche a chi non conosce le precedenti singolarità, a patto che abbia recuperato i due episodi citati inizialmente. Sicuramente mancheranno alcuni approfondimenti a causa della mancata visione di Camelot, la sesta singolarità che uscirà nel 2020 sotto forma di due film, tuttavia, ciò non impedisce allo spettatore di apprezzare la serie.

Fatta questa lunga ma necessaria premessa, possiamo iniziare con la trama. Per scongiurare l’imminente estinzione del genere umano, Mash e il suo master Fujimaru sono stati costretti ad intraprendere un viaggio indietro nel tempo fino all’antica Uruk del 2600 A.C. al fine di recuperare il Graal in possesso di re Gilgamesh. In quello stesso momento, però, la città babilonese è in pericolo a causa dei continui attacchi da parte di una coalizione di tre dee che mirano alla testa del sovrano. Per tale motivo, Fujimaru deciderà di unirsi alla battaglia al fine di proteggere i residenti assieme all’aiuto di alcuni spiriti eroici. Quello che sembrava un ambiente pacifico si trasformerà presto in una guerra tra divinità ed esseri umani.

Considerando il media di partenza, è naturale aspettarsi che la serie punti molto sul fattore waifu ed effettivamente così è stato. Ciò che potrebbe limitare l’apprezzamento della serie, infatti, è proprio questo genere di fanservice, quindi, ho ritenuto corretto citarlo nella recensione. Sotto questo punto di vista, ad alcuni personaggi è stato concesso fin troppo spazio, specialmente quando di tempo non ce n’era, finendo con il trascurare la storia. Tra i personaggi che ho apprezzato di più ci sono Quetzalcoatl e Gilgamesh. Quest’ultimo, sebbene mantenga una certa arroganza, ha in realtà un carattere molto diverso dalla versione Archer che abbiamo conosciuto nelle serie originali di Fate/Stay Night. In particolare, si è dimostrato molto più maturo, probabilmente a causa del fatto che la versione presente in questa serie è più adulta e si colloca dopo la morte del suo migliore amico.

Tralasciando il discorso waifu, la storia è abbastanza interessante, però non sempre è raccontata al meglio. Mi riferisco soprattutto agli episodi iniziali in cui gran parte dei personaggi appaiono e scompaiono quasi a casaccio, come in una sorta di videogioco in cui devi sconfiggere il nemico di turno. È vero che stiamo parlando di una serie tratta effettivamente da un videogioco, ma il modo in cui è stata trasposta talvolta non riesce a coinvolgere quasi per nulla. Vista la natura del videogioco di partenza, ogni puntata contiene almeno un combattimento di spessore senza però tralasciare dei momenti più tranquilli e riflessivi in cui viene dato modo di approfondire meglio vari personaggi. Sfortunatamente, i personaggi secondari sono molti e non tutti hanno ricevuto uno spazio sufficiente. Alcuni di essi, infatti, sono stati presentati in fretta e furia per poi essere messi subito da parte nel momento in cui hanno svolto il loro ruolo. Ciò probabilmente è dovuto anche alla durata della serie che invece di sfruttare due cour completi da 24 episodi, ha deciso di raccontare la storia in 21 episodi. Per gran parte della serie il susseguirsi degli eventi è avvenuto ad un ritmo adeguato, tuttavia, lo stesso non si può dire degli ultimi episodi che sono stati talmente veloci da risultare confusionari. In questa parte molte spiegazioni sono state eliminate rendendo praticamente impossibile capire perché i personaggi svolgessero determinate azioni. Non nego che questi episodi siano stati emozionanti, tuttavia, avrebbero potuto dare decisamente di più, specialmente se consideriamo che lavorone era stato fatto finora.

Lato animazioni, la serie si trova a livelli molto alti, specialmente per quanto riguarda le scene d’azione. L’unica vera caduta si è vista nella seconda parte, quando si è resa necessaria l’introduzione di un personaggio realizzato completamente in CGI. Riconosco che dietro deve esserci stato molto lavoro, tuttavia, il contrasto con l’ambiente circostante è veramente esagerato, al punto che non posso fare a meno di accostarlo al tanto criticato drago presente nella serie di Fate del 2006. In alcuni episodi hanno saputo sfruttare le ombre e i colori per renderlo meno evidente, ma non sempre ci sono riusciti. Tralasciando questo scivolone, la serie è ricca di sequenze di combattimento animate divinamente, al punto che è difficile riuscire ad elencarle tutte. Quelle che mi hanno colpita di più sono sicuramente quelle dell’episodio 8 in cui sono presenti i combattimenti dedicati ad Ushiwakamaru e Leonidas, ma ho molto apprezzato anche la parte dedicata a Quetz. Va detto, però, che la memorabilità di questi scontri non è dovuta unicamente alla parte visiva, ma anche a quella sonora che, seppur abbia riutilizzato spesso molte OST (probabilmente a causa della quantità stessa delle battaglie), ha saputo rendere ancora più epico ogni scontro. Le musiche, infatti, sono uno dei punti di forza della serie. Alcune di quelle presenti nel primo episodio penso fossero poco adatte in quanto sembra siano state inserite a forza nonostante non fossero minimamente adatte alla scena, il che mi ha fatto temere il peggio, ma fortunatamente non sono più stati fatti simili errori.

Oltre alle bellissime OST, la serie si avvale di ottime sigle. Le opening, nonostante presentino anche queste delle sequenze ben animate, non risultano molto diverse da quelle che si sentono di solito, tuttavia, non si può dire lo stesso delle ending. Tra le sigle di chiusura, infatti, ve ne sono due cantate da Milet, che in molti probabilmente conosceranno per l’ending di Vinland Saga. Anche in questo caso, la sua bellissima voce ha dato una spinta in più a delle sigle, già di per sé molto buone.

L'anime riesce a porre fine a questo grande arco, tuttavia, la vera conclusione della storia avverrà solo con l'uscita del già annunciato "Solomon", il quale avrà sicuramente una durata inferiore ai dodici episodi. Sicuramente ne consiglio la visione dato che la serie risulta comunque abbastanza interessante, ma non la ritengo un'opera eccelsa come era stata descritta inizialmente.


 3
pippo311lp

Episodi visti: 22/21+1 --- Voto 7
Faccio subito una premessa: non sono un fan di "Fate" ma anzi ho iniziato ad interessarmi al franchise guardando proprio questa serie, tuttavia prima di guardare Babylonia mi sono informato sul mondo di Fate: chi sono i servant e le dinamiche base, senza però farmi spoiler sulla serie originale (la sto recuperando). Detto questo, la mia recensione non porrà l’accento su come la figura dei servant è utilizzata nella serie o come un determinato personaggio somigli ad un altro della serie principale, la mia recensione cercherà di essere un’analisi imparziale e oggettiva di quello che ho visto e che la serie mi ha lasciato.

"Fate/Grand Order – Absolut Demonic Front: Babylonia" (da adesso in poi solo "Babylonia") è l’adattamento di uno degli eventi presenti nel gioco per smartphone "Fate/Grand Order", precisamente l’anime traspone l’adattamento della settima singolarità. Come si può facilmente intuire, sono presenti ben sei singolarità (storie/archi) prima degli eventi che vedremo in Babylonia, ma uno dei punti forti di quest’adattamento è l’accessibilità. Guardando semplicemente il film “Fate/Grand Order: First Order” e il prologo “Initium Iter”, è possibile farsi un’idea sulle dinamiche della serie e conoscere l’obiettivo dell’organizzazione Chaldea, cioè quella di recuperare il Graal in sette diverse singolarità per poter riportare l’equilibrio nel mondo.
I protagonisti di queste avventure saranno sempre Ritsuka Fujimaru e Mash (suo servant) ai quali si aggiungeranno volta per volta altri personaggi della serie o creati ad-hoc per ogni singolarità, i quali andranno a ricalcare figure storiche o leggendarie. La trama di fondo si evolverà di arco in arco, ma ogni singolarità potrà essere apprezzata come storia a sé, quindi chiunque (e io ne sono testimone) può apprezzarne le qualità, la ricostruzione o citazioni storiche a dei o eroi leggendari del periodo preso in considerazione in quel determinato arco. Ovviamente I fan di "Fate", e soprattutto quelli del gioco, potranno cogliere dettagli o citazioni che un normale spettatore probabilmente perderebbe, mancanze che, comunque, non compromettono la visione della serie a tutti gli altri.

Dopo le relative premesse e, secondo me, dovute introduzioni alla serie, direi che la vera recensione può iniziare.

Storia: 5
"Babylonia" racconta il viaggio di Fujimaru e Mash nell’antica Mesopotomia nell’anno 2655 a.c. per poter recuperare il Graal presente in quell'era cosi da poter risolvere la singolarità creatasi. Nel loro viaggio incontreranno diverse personalità famose della mitologia Mesopotamica, come Gilgamesh, Ishtar e Tiamat, ma verrano scomodate anche divinità di altre mitologie, come Quetzalcoatl (divinità azteca), le tre sorelle Gorgone dalla mitologia Greca, ma anche personaggi storici come quello rappresentato da Ushiwakamaru, cioè il generale Giapponese “Minamoto no Yoshitsun”.
I nostri protagonisti si ritroveranno in mezzo ad una faida tra la città di Uruk governata da Gilgamesh e l’alleanza delle tre divinità, le quali minacciano di sterminare l’umanità. Le premesse sono promettenti e lo show grazie anche ad un comparto tecnico che non sbaglia (quasi) un colpo, riesce ad affascinare lo spettatore. Purtroppo però di carne al fuoco c’è n’è fin troppa e più personaggi conosceremo e più la trama inizierà a scricchiolare diventando sempre più frettolosa, tanto che a volte in una manciata di minuti alcuni personaggi passeranno da essere nemici a migliori amici, quasi come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Molte volte dopo aver visto un episodio, soprattutto nella seconda metà di stagione, capiterà pensare “ok, in questo episodio succedono cose”, ma perché sono successe? Perché questo personaggio è comparso dal nulla? Da dove ha tirato fuori questo power-up? Domande del genere saranno abbastanza comuni e purtroppo mi sono reso conto che non era un problema mio, ma anche chi conosce e ha giocato il gioco non era contento dell’adattamento.
Un altro problema della trama è la mancanza delle transizioni, la serie va avanti per eventi "random", soprattutto nella prima parte si viene sballottati da una quest all'altra e per quanto fortunatamente si riesca a seguire ciò che succede, non si riesce a rimanere coinvolti dagli eventi. Purtroppo la trama per quanto interessante è molto frettolosa, inoltre fin troppe volte si abusa della figura del personaggio arrivato al momento giusto.

Cast: 7
Il cast della serie è nutrito e il character design è di prim'ordine, ma in una produzione che deve già fare i conti con una trama lunga e difficile da adattare, per giunta atipica con 21 episodi invece dei soliti 23-25, tutti questi ottimi personaggi portano a sentire ancora di più la mancanza di approfondimenti.
Fujimaru si rivela un main character abbastanza piatto, sicuramente con una morale, ma un personaggio sempre in balia degli eventi, non si ha mai la sensazione che lui in realtà è il Master. Mash è un personaggio quasi superfluo alle vicende, nei combattimenti rarissime volte è in grado di fare qualcosa tangibilmente utile, anzi a volte si pone l’accento sulla sua utilità proprio per convincere lo spettatore.
Gilgamesh ed Ishtar sono gli unici due personaggi ben caratterizzati e dei quali si riescono ad apprezzare diverse sfumature. Se però Gilgamesh era già un personaggio presente e conosciuto nel franchise di Fate, Ishtar è una new entry e il lavoro fatto su di lei nell'anime convince. Una dea tsundere, potente ma anche sbadata che in alcuni momenti ricorderà un’altra celebre dea, Aqua (Konosuba). Gilgamesh ed Ishtar sono i personaggi che letteralmente sorreggono la storia, sono carismatici, affascinanti e portano gli stessi protagonisti a reagire e prendere decisioni.
Altri personaggi come Enkidu, Quetzalcoatl, Ereshkigal, Merlin, Ana, Ushiwakamaru sono abbozzati, si riesce ad avere un’idea sulle loro personalità ma se qualcuno di essi ci ha incuriosito, sicuramente alla fine rimarremo con il boccone amaro perché il tempo a loro concesso sarà minimo. Personalmente rimpiango la mancanza di maggior tempo per Ereshkigal e Ushiwakamaru.

Grafica: 8,5
La parte tecnica – artistica di questa serie è di primo livello, riprendendo il concetto di vetrina, la produzione si è concentrata nel portare su schermo uno spettacolo. Le animazioni sono sbalorditive e in ogni episodio anche per la più breve scena d’azione, la qualità delle animazioni sarà di primo livello e costante con quelle viste in precedenza.
I combattimenti contro i boss sono molto curati, coreografati e animati con maestria, lo scontro nell'episodio 8 e nell'episodio 18 sono memorabili, pezzi d’animazione da salvare e rivedere per quanto siano curate.
Se non fosse per la CGI non a livello, graficamente questa serie potrebbe essere perfetta, ma negli scontri più intensi, purtroppo anche in quelli da me citati, la CGI rovina il quadro della situazione. Non è orribile, anzi in alcuni momenti è anche ben mascherata, però si nota la sua presenza e questo non depone bene per l'immersività della scena.
Gli ambienti sono ben realizzati e diversi tra loro, Uruk ricorda la civiltà mesopotamica, invece gli ambienti in cui dimora Quetzalcoatl ricorderanno l’architettura Azteca. Buona anche la scelta della palette cromatica che ben si sposa con le ambientazioni. Seguire i personaggi passare da un piccolo villaggio alla città di Uruk, o da una foresta ad una baia, sarà affascinante da vedere.

Sonoro: 7,5
Le musiche accompagnano bene le immagini ed enfatizzano i momenti mostrati. Non sono presenti brani o motivetti distintivi che ricorderemo nel tempo. Discorso diverso per le sigle, mi sono piaciute tutte e le immagini di accompagnamento sono un’ottimo biglietto da visita per la parte tecnica della serie. La canzone per l’opening è una sola, precisamente “Phantom Joke” degli Unison Square Gardennella, ma nella seconda versione animata verrà leggermente riadattata. Le ending invece sono ben tre, si parte già da un’ottima “Hoshi ga Furu Yume” di Eir Aoi accompagnata da ottime illustrazioni, per poi nella seconda metà della serie introdurre due nuove ending entrambe realizzate dalla bravissima Milet. Le canzoni saranno rispettivamente “Prover” e “Tell Me”.

In conclusione, la serie la consiglierei a chi voglia godersi uno spettacolo prettamente visivo, magari per quelli che non si interrogano sulla qualità e credibilità della trama, ma che si “accontentano” di vedere una storia interessante e ricca di colpi di scena, con combattimenti ben animati. Aggiungiamoci poi un’ottima vetrina per eventuali Waifu o Husbando, dalla bella Ishtar alla bionda Quetzalcoatl, oppure la stessa Mash, invece dall’altra parte si può fantasticare su Gilgamesh ed Enkidu.
La serie mi è comunque piaciuta, ammetto però che mi aspettavo un prodotto più rifinito e curato dal punto di vista della sceneggiatura, ma che tutto sommato mi ha saputo intrattenere, e poi beh sì, mi ha fatto aggiungere almeno due waifu in lista.

Voto finale: 7