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AkiraSakura

Episodi visti: 26/26 --- Voto 7
"Sasurai no Taiyou", conosciuto in italia per i suoi (discutibili) adattamenti denominati "Jane e Micci" e "Sole Vagabondo", è il primo anime musicale della storia, il quale vanta del character design di YAS e della sceneggiatura di Yoshiyuki Tomino (ovviamente ancora giovanissimi e legati alla Mushi Productions di Tezuka). Non esistendo alcun gruppo di fansub inglese che si sia preso la briga di fornire un'adattamento fedele all'originale, ho dovuto seguire l'anime nella sua versione "Jane e Micci", nella quale i nomi dei personaggi sono stati italianizzati e i dialoghi presentano sicuramente censure e frasi inventate, come era la consuetudine negli adattamenti dell'epoca. L'anime tratta la storia di Nozomi (Nicoletta), una ragazza di umili origini la quale deve farsi strada nel mondo della musica partendo da zero. Molteplici saranno i colpi bassi, le torture psicologiche e le cattiverie pure delle quali ella sarà l'oggetto, sopratutto da parte della sua odiosa rivale Miki (Michela), una ragazza ricca, altolocata, che ovviamente può permettersi sconti ed agevolazioni nella sua carriera di cantante grazie al denaro e alle raccomandazioni dei genitori.

Non è una favola, "Sasurai no Taiyou". L'opera, alla pari degli altri anime/manga del periodo (in particolare quelli di Tezuka), è una critica alla capziosità della società dei consumi, al fatto che con il denaro si possa comprare tutto, anche le persone, le emozioni e i sentimenti. Miki infatti rappresenta la tipica idol superficiale che bada unicamente alle apparenze, al vestire, al prestigio personale, tuttavia rivelandosi senz'anima, allo stesso modo della sua musica prettamente commerciale. Nozomi invece rappresenta l'artista di strada tout court, colui che avendo vissuto molteplici angherie e proibizioni sente il bisogno di esprimersi attraverso la musica; Miki si potrebbe paragonare a Madonna/Lady Gaga; Nozomi agli "Eagles", cantanti americani cresciuti per le strade i quali si esprimevano attraverso musica vera, vissuta.

Gli ambienti musicali rappresentati nell'anime non sono molto diversi da quelli reali: c'è il maestro di musica pieno di sé e bravo a parole, ma che alla fin fine si piega comunque di fronte al potere del denaro (Egawa); c'è il paroliere - oserei dire alla Mogol - cinico e donnaiolo in completa antitesi con i testi poetici che scrive; c'è il produttore il quale ti dice che se non fai musica commerciale secondo i dettami della moda del momento non ti sgancia un quattrino; ci sono i locali blues/jazz dei bassifondi nei quali il musicista inesperto viene deriso e umiliato con cattiveria; ci sono i proprietari dei bar che vogliono che tu suoni canzoni popolari e frivole anziché roba più impegnata e complessa, mandando a monte la tua identità di artista. Come può allora sopravvivere una povera ragazzetta ingenua a tutte queste angherie? "Sasurai no Taiyou" è a tutti gli effetti uno Spokon anni '70, un anime in cui si devono versare lacrime e sangue al fine di emergere in una società logorata dal dopoguerra, dalla criminalità e dalle ingiustizie sociali. E' molto diverso da un anime giapponese attuale, forse troppo: in "Sasurai no Taiyou" l'occidentalizzazione e il capitalismo made in USA sono visti come un male assoluto, in quanto nel dopoguerra il risentimento dei giapponesi verso la perdita del secondo conflitto mondiale e l'occupazione americana erano molto forti. Il Giappone di adesso, avvolto dal benessere capitalistico e più che mai occidentalizzato, ha completamente rimosso quella mentalità di distinzione abissale tra ricco e povero onnipresente negli anime degli anni '60 e '70, nei quali c'era la fame e nei quali i protagonisti per ottenere un briciolo di successo dovevano fare enormi sacrifici, rinunciando completamente all'amore e alla giovinezza (si pensi ad esempio a "Attack n.1", "Ace wo Nerae" e "Ashita no Joe").
Contrariamente agli anime musicali recenti, come ad esempio "Beck" e "Nana", in "Sasurai no Taiyou" non esiste l'amore adolescenziale, quell'innamoramento che fa sbandare e andare fuori di testa i personaggi: queste cose vanno bene quando ci sono i soldi; quando si fa la fame le paranoie sentimentali lasciano subito spazio alla feroce lotta per la conquista di un miserabile tozzo di pane.

Com'era la norma negli anime/manga anni '60 e '70, "Sasurai no Taiyou" è la fiera del melodramma, delle cattiverie e delle sfighe più allucinanti: genitori agonizzanti ricoverati all'ospedale che necessitano di cure dai prezzi esorbitanti che ovviamente la protagonista non può permettersi, scene strappalacrime in pieno stile Meisaku, umiliazioni di vario tipo ecc.

A livello tecnico "Sasurai no Taiyou" è messo proprio male, malissimo, anche per gli standard low-budget della sua epoca. Non è tanto il character design a farmi rabbrividire (non è nulla di paradossale per chi come me è abituato al tratto di Tezuka), ma la qualità bassissima delle animazioni, dei fondali, la generale sciatteria nella scelta dei colori e delle proporzioni dei personaggi (in confronto, "Ace wo Nerae" del '73 è un capolavoro di tecnica). Molto probabilmente lo scoglio primario nell'approccio a questo anime per il pubblico attuale sarà la grafica, anche se ci metterei la firma sul fatto che, ormai, in una società in cui vige la mentalità del "tutto è dovuto", e ci si impressiona anche solo per un semplice insulto, vedere una ragazza che si fa il mazzo a tarallo venendo spesso e volentieri umiliata con una certa dose di cattiveria non possa destare molto interesse. Tuttavia, penso che - passando sopra al finale, che ho trovato eccessivamente telefonato ed ottimista, e alle ovvie ingenuità dell'epoca - questo anime abbia ancora qualcosa da dire; che sia in qualche modo educativo, in quanto permette allo spettatore di farsi un'idea del Giappone di allora, e del fatto che per raggiungere un qualsiasi traguardo di rilievo nella vita sia talvolta necessario pagare un prezzo molto pesante. Anche perché il benessere sociale che tanto ci vizia e isola nel nostro narcisistico individualismo sta man mano cedendo il passo ad una nuova stagnazione economica, ma questo è tutto un'altro discorso - si pensi all'abissale differenza tra Miki e Nozomi, la prima egocentrica, viziata e sola, la seconda povera e ingenua, ma, tuttavia, circondata da amicizie solide e una buona dose di calore umano .


 5
micheles

Episodi visti: 26/26 --- Voto 8
A volte capita di riscoprire qualche vecchio anime dimenticato e di rimanerne sorpresi. È il caso di "Sasurai no Taiyo", ovvero "Sole Vagabondo", noto in Italia anche come "Jane e Micci" e "Che Segreto!". Realizzato dalla Mushi Production su di un soggetto originale di Keisuke Fujikawa, è un anime da raccomandare al pubblico interessato alla storia del disegno animato giapponese. Con "Sasurai no Taiyo" si viaggia nel passato, visto che si tratta di un anime addirittura arretrato rispetto ai suoi anni, pensato per spettatori familiarizzati con i classici degli anni Sessanta, in primis "Ashita no Joe" e "Attack No 1", che costituiscono chiaramente i suoi modelli ispiratori.

"Sasurai no Taiyo" è il primo anime musicale della storia. Narra la vicenda di una ragazza di diciassette anni, Nozomi, che vuole diventare una cantante professionista, seppure in mezzo a mille difficoltà. Nozomi ha un segreto: ella è in realtà la figlia dei ricchissimi coniugi Koda, ma è stata scambiata nella culla con Miki, la figlia della poverissima famiglia Mine. Tutto l'anime si gioca nell'attesa della rivelazione del segreto, cosa che puntualmente avviene nelle ultime puntate con conseguenze drammatiche sulle due famiglie. Ma non dico di più. Segnalo invece che il target di pubblico di "Sasurai" non è infantile: si rivolge evidentemente a ragazzi abbastanza grandi, adolescenti in età tale da dover decidere che direzione dare alla propria vita. Lo stesso target di "Rocky Joe", e questo permette la discussione di tematiche relativamente adulte, specialmente sociali. Le tematiche sentimentali invece sono tenute al minimo: Nozomi ha un fidanzato, ma il loro amore è subordinato al raggiungimento del successo da parte di entrambi.

"Sasurai" è sia un'opera di formazione sia un melodramma strappalacrime con chiari intenti pedagogici e morali: abbondano cattiverie, umiliazioni e torture psicologiche, così come non mancano sfortune, malattie e disgrazie oltre a truffe e imbrogli. C'è stato un periodo in Italia, alla fine degli anni Settanta, in cui il disegno animato giapponese veniva identificato con tristezza, morte e disperazione: "Sasurai" aderisce allo stereotipo e tanto vale essere preparati. La situazione di Nozomi è tristissima: il padre, ristoratore ambulante, è stato aggredito dalla Yakuza ed è finito in ospedale, in pericolo di vita; la madre sta diventando cieca e i fratelli molto piccoli sono costretti a lavorare; inoltre il padre rischia di essere cacciato dall'ospedale perché non può pagare la retta.

Si noti che tutti questi drammi causano partecipazione nello spettatore: mentre lo spettatore smaliziato di anime contemporanei può sempre mantenere un atteggiamento distaccato e ignorare le peggiori disgrazie perché è sicuro del lieto fine obbligatorio, non può fare altrettanto per gli anime di quegli anni. Certo, si può immaginare che Nozomi riesca a raggiungere il successo come cantante, ma quale prezzo dovrà pagare? Nel 1971 il padre, la madre, perfino i fratelli potevano andare incontro alla peggiore delle disgrazie e la morte era cosa normale per anime di questo tipo, quindi non lo si può guardare con la stessa tranquillità di spirito degli anime moderni. Incidentalmente è proprio questo il punto di forza principale degli anime storici rispetto a quelli moderni, la non certezza del lieto fine.

"Sasurai" presenta tutte le esagerazioni tipiche di quegli anni: Nozomi ha capacità a dir poco sovrumane. Per esempio in un episodio, dopo un'intera giornata di durissima pesca subacquea, nuota per chilometri e chilometri nell'acqua gelida, arriva sfiancata dalla fatica, ma in pochissimi minuti recupera le forze e canta meglio della rivale che ha speso mesi e mesi ad allenarsi nel canto mentre lei non canta da settimane. Ma in fondo queste capacità miracolose si perdonano volentieri, la sospensione dell'incredulità è una tecnica con cui tutti i fruitori di manga e anime sono ben familiarizzati. È poi chiaro un certo intento morale, motivo per cui la canzone popolare - che include la canzone tradizionale dei pescatori giapponesi, ma anche il jazz americano - viene posta su un livello ben diverso rispetto alla canzonetta moderna costruita a tavolino per vendere i dischi. Miki è l'espressione del sound "moderno", rappresentato dalle canzoni occidentali in voga alla fine degli anni Sessanta.

In conclusione "Sasurai" è un anime di notevole interesse e in grado di appassionare lo spettatore che sappia accettare culture e scale di valori ben diversi da quelli contemporanei. Non si tratta un capolavoro e non regge il confronto con i classici a cui si ispira; ciò nonostante, se si è in grado di passare sopra la povertà dell'aspetto tecnico e le ingenuità tipiche dell'epoca, si scoprirà un ottimo anime in grado ancora di appassionare. Non solo, diventerà facile riconoscere la continuità tra "Sasurai" e lo shoujo anche di molto posteriore.