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Seb

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Seb

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
E’ un film complesso e difficile, di non facile fruizione.

Il ritmo lento accompagna lo svolgersi della storia nei risvolti drammatici e umoristici.
Pensavo di vedere maggiori riferimenti al passaggio del Giappone dal mondo semifeudale al tempo della modernità, invece no. O, almeno, non più di tanto. Siamo lontani dai duelli iperuranici di “Nausicaa”, dalle azioni spericolate di “Laputa”, dalla maturazione di “Kiki”, dalla poesia de “Il viaggio di Chihiro”, dal ritmo scanzonato de “Il castello di Cagliostro”, dalla mole grafica de “Il castello errante di Howl”, dalle battaglie di “Mononoke”, forse non troppo distanti dalla riflessione politica di “Porco Rosso”, ma distanti anni luce dalla sconvolgente meraviglia de “Il mio vicino Totoro”.

Ma il Maestro è sempre li. E ci regala scenari mozzafiato, animazioni fluidissime, suoni e rumori ottenuti dalle labbra dei doppiatori, messaggi morali sempre validi.
Il Giappone è già moderno, anche troppo. Il passato resiste ancora nella sorellina del protagonista, ostinatamente ancorata alle antiche tradizioni, e alle vecchie, buone maniere, che ancora oggi affascinano noi Occidentali. Tutto intorno, il mondo è cambiato irreversibilmente, e la rovina si sta insinuando nei sogni degli esseri umani. Infatti, di rovina si tratta, che sia la guerra, gli aerei distrutti nel corso dei voli di prova, la povertà, la corruzione politica (non delle tasche, ma quella ben più grave dell’anima) o le forze delle natura scatenate in un rovinoso terremoto.
All’Uomo non restano che i propri sogni e, per l’appunto, “Si alza il vento” è un film onirico, che narra di sogni caparbiamente inseguiti in un mondo fin troppo reale. Anche l’amore è un sogno, il cui raggiungimento reca sofferenza.

Il sogno è quello del protagonista Jiro Horikokoshi (realmente vissuto!), che non desidera volare, ma far volare, aiutato dal nostro Ingegner Caproni (immaginario, oppure reale?) in un mondo dell’immaginazione che diviene un non-luogo (irreale anch’esso, ma fino a quale punto?). Il sogno è di realizzare una macchina perfetta, il “migliore aereo possibile”, sintesi di tecnologia, mente, immaginazione, fantasia, passione, amore. In una parola: Arte.
Riuscirvi, in una nazione ormai irreversibilmente cambiata e contaminata dalle ombre oscure del nazionalismo e del fanatismo, preservando la propria innocenza, non sarà facile, se non impossibile, e il prezzo pagato sarà stato comunque esorbitante.
Alla fine, la ricerca per la realizzazione del “migliore aereo possibile” da parte del protagonista prende corpo fisico nel Mitsubishi A 6 M2... La macchina si sublima nello spirito del progettista, trascende il metallo del quale è costituita per divenire essere vivente, insieme simbiotico con il proprio pilota. E la macchina Mitsubishi diviene ZERO. Indipendentemente dallo scopo per il quale è stata costruita; svincolata dall’utilizzo violento nelle mani di un’ideologia nefasta; innocente poiché pura, come l’idea del progettista che l’ha estratta dalla materia bruta. Come lo Spitfire, come il Mustang, come la Fortezza Volante, come lo Schwalbe, come una minuscola manciata di aerei tra le molte migliaia di quelli progettati e costruiti nella storia dell’aviazione, finalmente la creazione di Jiro assurge a Leggenda dei Cieli.

E’ forse questo il senso dell’opera, a parere personale la più complessa e difficile del Maestro.
Il sogno che diviene progetto, poi macchina, quindi dall’immaginario al materiale per, successivamente, trasmutarsi in leggenda, e tornare pertanto all’immateriale per eccellenza.
Non un film per bambini e nemmeno per tutti gli altri, forse.
Non basta amare il Maestro per farselo piacere a prescindere. Si devono amare anche gli aeroplani. E, più ancora dei sogni, i sognatori.


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Testu

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
L'opera più commovente, non tanto dello studio Ghibli, quanto di Miyazaki.

Mi sono approcciato con diffidenza al film, visti i pareri un po' tiepidi e i piccoli difetti dei lavori più recenti, come il finale de "Il castello errante di Howl" e un "Ponyo sulla scogliera" di suo non entusiasmante. Resto ancora dell'idea che il sensei abbia già concluso da un pezzo i suoi "dieci anni" pienamente artistici, ma, guardando la mancanza di sbavature dall'inizio alla fine, è indubbio che ha ancora qualcosa da dire alle nuove leve. Francamente mi chiedo quanto superficialmente abbiano visto l'opera alcuni detrattori, per accusare il regista di nostalgie imperialiste. C'è orgoglio, certo, ma anche molta presa di coscienza sui propri limiti, personali e nazionali. Anzi, la definirei una narrazione umile e serena, per quanto possa essere fatta da qualcuno che tratta qualcosa che gli è molto caro in un periodo difficile.

La vicenda segue non solo un periodo storico, ma un personaggio realmente esistito, controverso, lo fa con rispetto e un po' di idealizzazione, mai eroica, solo umana e professionale, e in chiave nipponica, è bene sottolinearlo. Paragonato ad altre opere più fantasiose dello studio Ghibli, "Si alza il vento" mantiene ironicamente un alone quasi più irreale, anche fuori dai sogni lucidi tra Jiro e il conte Caproni, grazie all'uso di rumori più mostruosi che meccanici o naturali. La morale sulla pericolosità delle armi, poi, non cambia più di tanto dal passato, è sempre presente, solo è stata affrontata in chiave meno naturalistica e libera, dando in modo non pressante le dovute colpe all'umanità e senza condannare scioccamente la ricerca del progresso, portatrice anche di molte cose buone.

Comprensibile che non tutti abbiano gradito la storia di un ingegnere e del suo sogno, neutrale quanto scientemente pericoloso e svolto con relativa tranquillità, almeno su schermo, eppure, con la capacità di gestire e rendere benissimo alcune figure intorno al protagonista, Miyazaki è riuscito a non farmi pesare minimamente le due ore di visione e a strapparmi anche una lacrimuccia, non lo nego, e senza il trucchetto di colonne sonore maestose che in questo caso strizzano invece l'occhio agli allegri motivetti italiani.

Il tema dei veicoli e della guerra è sempre stato vicino al regista, ma si vede che tra la ricerca di nuovi talenti e il dubbio se pensionarsi o meno, voleva dimostrare qualcosa a sé stesso e agli altri. Tra i difetti, forse il rapporto fraterno tra Jiro e la sorella poteva essere gestito in modo più equilibrato, e c'è qualche bandiera di troppo, anche se vedere ogni tanto un po' di rispetto per il nostro scassato Paese fa piacere.

Sicuramente è poco avvincente, ma è entrato tra i miei titoli Ghibli preferiti.


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Evelyn

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
"Le vent se lève...il faut tenter de vivre".
Frase di Paul Valiere, che caratterizza tutto il film e ne ispira il titolo.

E' l'ultimo film di Hayao Miyazaki, del 2013, film con cui dichiara il suo addio alle scene cinematografiche, una grande perdita per il mondo dell'animazione! Ma, nonostante questo, non mi ha convinta al 100%.

La trama della storia è molto bella (che poi parlare di una persona realmente esistita non è mai cosa facile), ma ho trovato la prima parte della storia molto noiosa e pesante.
Si parte con lui da bambino che ama gli aerei, il suo mito è Caproni (si omaggia anche l'Italia con l'introduzione di questo personaggio), che non ha mai incontrato se non ne suoi sogni, e questa figura gli sarà d'ispirazione e l'accompagnerà per tutta la vita. Come dicevo, la prima ora è dedicata agli studi e alla preparazione di Hiro per raggiungere i suoi obiettivi e realizzare i suoi sogni. La seconda parte, invece, è molto più coinvolgente e sembra quasi che finalmente la storia prenda forma ed entri nel vivo. Finalmente il giovane Hiro, stabilizzato con il lavoro, trova l'amore, un amore molto semplice, dove c'è subito una dichiarazione e la volontà di sposarsi presto (insomma, non si va troppo per le lunghe). E' un amore che potrebbe essere quello di chiunque altro, le scene che si vedono sono quelle di una coppia con una vita normale di routine. Quello che mi ha colpita particolarmente è la chiarezza con cui l'autore fa capire cosa accade la prima notte insieme, e in fondo è anche lei che ha l'iniziativa! Sono scene che non si vedono spesso nell'animazione... Comunque a volte non servono grandi amori impossibili e travagliati per far sognare, a volte la semplicità è la cosa migliore.

Quando Hiro riesce finalmente a costruire l'aereo perfetto, i famosi Zero usati dal Giappone nella Seconda Guerra Mondiale, è soddisfatto di sé: dopo tanto lavoro finalmente ce l'ha fatta! Ma la contentezza è sempre molto composta e mentre tutti festeggiano lei è sempre un po' tra le nuvole. Anche molte situazioni, tipo gli aerei che esplodono in cielo, non si capisce mai se accadono mentre sta sognando o è la realtà; questa per me è una nota negativa. Un'altra sono i molti momenti di silenzio. Poi la pesantezza della prima parte del film (che è il più lungo fatto finora da Miyazaki) abbassa decisamente il voto finale, che ha un lieve recupero con la parte finale e ancora di più proprio con il finale, che vi farà scendere una piccola lacrima.

Molto bella e giusta è anche la riflessione che esso fa più di una volta nel film sugli aerei che costruisce e che lui ama, ma che servono per portare morte e distruzione. Tra più di mille esemplari di Zero costruiti per la guerra, nessuno tornò in Giappone.

L'ho trovato un film molto più maturo e di rilievo rispetto a film come "La città incantata" e "Kiki consegne a domicilio". E' un film per i più grandi, che è comunque da vedere. Un film diverso da ciò che ci aveva abituato Miyazaki... ad esempio, niente magia in questa storia, solo vita reale!


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npepataecozz

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
Se non erro questa è la prima volta che mi cimento nella recensione di un lavoro del maestro Miyazaki: avevo visto qualcosa di suo in un lontano passato, ma è comunque troppo poco per poter affermare di conoscere la sua ideologia e la sua poetica. Mi rendo conto che cominciare dalla fine (come tutti sanno, infatti, questo è il lungometraggio con cui Miyazaki dà l'addio alle scene) è poco elegante, ma, come si dice in gergo, "meglio tardi che mai".

Il film, della durata di due ore circa, si basa sulla vita di Jiro Horikoshi, un ingegnere aeronautico famoso per la progettazione di aerei da combattimento utilizzati dal Giappone durante la Seconda Guerra Mondiale. Sua creazione è il celebre modello "Zero" che verrà ricordato, oltre che per le sue ottime qualità in volo, anche per essere stato utilizzato come aereo kamikaze negli ultimi anni del conflitto. "Si alza il vento" racconta la passione di Horikoshi per il volo e per gli aerei e di come questa si sia potuta sviluppare negli anni più tragici della nostra storia recente.
Ho visto questo film con grande attenzione; immediatamente dopo ho fatto qualche ricerca per cercare di capire se c'era qualche punto o passaggio importante che mi fosse sfuggito. Ma, nonostante tutto questo, però, non posso dire di essere riuscito a comprendere appieno il messaggio che il maestro Miyazaki ha cercato di trasmettere con questo film. Così ho deciso di affidarmi a quello che è il mio modestissimo punto di vista e descrivere le conclusioni a cui sono arrivato. E, se sbaglierò, pazienza.

La prima domanda che mi è venuta in mente è stata la seguente: "Perché un convinto pacifista come Miyazaki ha deciso di dedicare un film a un uomo che per mestiere creava macchine da guerra?" Le risposte che ho trovato in giro non mi hanno soddisfatto: è vero che la grande passione del maestro era il volo ed è pur vero che l'azienda di famiglia costruiva aeroplani (tra cui il già citato modello "Zero"), ma come spiegazione non mi sembrava sufficiente. Certo la componente autobiografica ha un grandissimo peso in questo film e riferimenti alla vita dell'autore compaiono molto spesso; ma secondo me la risposta era un'altra. Miyazaki "voleva" che io mi ponessi questa domanda per potermi poi accompagnare a quella successiva: "E' meglio un mondo con le piramidi o senza? E' giusto che un uomo si dedichi anima e corpo alla sua passione pur essendo consapevole che questa sarebbe stata sfruttata nel modo sbagliato?" Sono passati molti anni, ma se ci pensiamo bene è un tema ancora attualissimo: ogni scoperta scientifica viene sempre accompagnata da un suo utilizzo bellico o comunque improprio. E allora cosa dovremmo fare? Tornare all'età della pietra?
In molti hanno scritto dell'estrema importanza data da Miyazaki all'elemento storico. La storia, in effetti, attraversa e mostra molti momenti significativi della storia giapponese dell'inizio del ventesimo secolo: dal grande terremoto del Kanto alla crisi economica mondiale del 1929-1933, dalle guerre vinte contro Cina e Unione Sovietica alla devastazione del Paese durante la Seconda Guerra Mondiale. La cronologia è perfetta, ma questi temi sono soltanto accennati e sembrano non avere alcuna importanza ai fini della trama principale. Perché? La mia impressione è che questa sia stata una scelta voluta da Miyazaki per accentuare ulteriormente il distacco del protagonista della realtà. Horikoshi progetta aerei perché quello è il suo sogno e non per dare un contributo alla causa nazionale. In un mondo senza guerre si sarebbe comportato allo stesso modo. In un certo senso estraniarlo dagli eventi è un modo che l'autore usa per proteggerlo dalla Storia stessa e consentire allo spettatore di giudicarlo per quello che è e non per il risultato finale delle sue azioni. Al centro della vita di Horikoshi ci sono solo il volo e gli aerei, e per seguirli deve scendere a compromessi di cui non riesce a comprendere esattamente la portata: allo stesso modo, pur sapendo di arrecare un danno alla moglie malata, decide di accendersi una sigaretta in camera pur di continuare a disegnare.

"Si alza il vento" è un film molto bello, destinato a un pubblico adulto che ha voglia di porsi delle domande. Probabilmente col tempo recupererò qualche altro lavoro del maestro Miyazaki; la visione di questo film, infatti, non può che confermare tutto il bene che si dice di lui.


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Crisvix39

Episodi visti: 1/1 --- Voto 6
<b>Attenzione: la recensione contiene spoiler</b>

A mio parere, un titolo estremamente sopravvalutato. Il mio parere personale è che la grande acclamazione critica di questo film sia legata, molto semplicemente, al nome del suo regista: se non fosse apparso il nome di Miyazaki in quest'opera, non ho dubbi sul fatto che i giudizi sarebbero stati molto meno indulgenti.

"Si alza il vento" è un anime dalle pretese mature, che vuole raccontare - con riferimenti storici molto precisi - le vicende di un progettista giapponese (realmente esistito), all'inseguimento del proprio sogno di progettare l'aereo perfetto. La trama si sviluppa dall'infanzia del protagonista alla morte della sua amata, raccontando... un bel niente.
Il film è zeppo di scene che sembrano essere messe lì allo scopo di essere semplici "filler": una grande quantità di sequenze che di per sé potrebbero essere molto suggestive, se non fosse per il fatto che i loro protagonisti dimostrano una piattezza caratteriale che mai si è vista in un film di Miyazaki.

In alcune recensioni c'è chi dice che tutti i personaggi sono memorabili: non è vero. Le loro battute sono estremamente banali e monotone, e non denotano nulla all'infuori del "cliché". Frasi come "Si alza il vento, eppur bisogna vivere" e "E' bello essere in vita" lasciano a bocca aperta, perché non accompagnate da alcun tipo di riflessione, profonda o meno. Nessun personaggio, nemmeno lo stesso protagonista, arriva mai a esprimere una complessità emotiva o una determinata caratteristica comportamentale da farlo emergere rispetto agli altri: sembra quasi che Miyazaki, ripescando dal suo famoso immaginario per cui in tanti lo hanno amato, abbia proposto nient'altro che una lunga carrellata di comparse.

Uno dei punti centrali del film è la storia d'amore, che di per sé avrebbe il potenziale per risultare drammatica e struggente, ma... ahimè, persino l'amata altro non è che una vuota comparsa. La prima apparizione vera e propria della donna si colloca nella seconda metà del film, e in capo a un'ora lo spettatore vede il protagonista innamorarsi di lei, vede lei ammalarsi, lui andare al suo capezzale, sposarla e poi assisterne la morte. Il tutto così in fretta, e correlato alle solite battute imbarazzanti e insignificanti, da non coinvolgere uno spettatore critico, che sia consapevole del fatto che, pur trattandosi di un film di Miyazaki, questo non si possa considerare un capolavoro a priori.

Non c'è nessun modo di affezionarsi ai personaggi: entrano, parlottano ed escono di scena alla velocità della luce, senza compiere nulla di rilevante, e lasciando intuire una certa trascuratezza nella caratterizzazione.

Le musiche magistrali di Joe Hisaishi e le stupende illustrazioni che hanno reso Miyazaki il famoso regista che è salvano il film dall'insufficienza.

Invito chi si apprestasse a vedere per la prima volta questo film a non lasciare che la propria opinione sia influenzata dall'importante nome del suo regista, ma che lo osservi in maniera critica e priva di pregiudizi (sia positivi che negativi, ovviamente), in modo da interpretare il film per quello che è, e non per chi lo ha girato.
Siamo davvero sicuri che se l'autore fosse stato qualcun altro, quest'opera avrebbe ottenuto il medesimo successo?


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Kida_10

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
<b>Attenzione: la recensione contiene spoiler</b>

"Si alza il vento" è un'opera scritta e diretta da Hayao Miyazaki e prodotta dallo Studio Ghibli che racconta la storia di Jirō Horikoshi, un ingegnere aeronautico realmente esistito e famoso per essere l'inventore del Mitsubishi A5M, aereo utilizzato durante la Seconda Guerra Mondiale. La storia che ci viene presentata è stata prodotta basandosi su quella che è stata la reale vita del protagonista per quanto riguarda la sua carriera come ingegnere, mentre la storia d'amore con Nahoko, e Nahoko stessa, sono invenzioni.

La tematica principale che Miyazaki ha voluto toccare è principalmente quella della guerra, anche se è stata sapientemente mitigata in quanto "Si alza il vento" è un film per tutti, anche per i più piccoli. La toccante storia d'amore con Nahoko aiuta molto in questo senso: nel finale infatti lo spettatore si sentirà rattristato per la morte della ragazza piuttosto che per lo scoppio della disastrosa guerra che ha sterminato gran parte della popolazione.

Dal punto di vista tecnico è stato prodotto come al solito un vero e proprio capolavoro. Il Giappone dell'epoca viene presentato in modo incredibile, bellissima (dal punto di vista grafico, ovviamente) la scena del terremoto. Il disegno dei personaggi è quello a cui Miyazaki ci ha abituato. Le animazioni sono incredibili, e altrettanto lo sono i dettagli degli aerei, realizzati veramente in modo impeccabile.

Nonostante la storia possa sembrare banale per un film di animazione, viene raccontata in modo tale da non annoiare lo spettatore, nonostante nella prima metà del film i ritmi siano molto bassi. Di difetti ve ne son ben pochi ed è molto difficile dare una valutazione a un'opera di questo calibro, soprattutto in riferimento all'obbiettivo che l'opera stessa si è preposta. Purtroppo la considero inferiore rispetto ad alcune precedenti opere dello stesso regista come "La città incantata", "Principessa Mononoke" e "Il castello errante di Howl", e in considerazione di questo come valutazione finale do un 8, anche se a malincuore.

Tacchan

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
Imponente all'inizio, con una spettacolare trasposizione animata del grande terremoto del Kanto del 1923, il lungometraggio si ritaglia una strada che lo differenzia da tutte le altre produzioni di Miyazaki, perdendo la più classica collocazione di intrattenimento per famiglie e prediligendo una strada più intima e personale, sfociando per diversi aspetti nel biografico. La vicenda è una di quelle che sta a cuore al regista, da sempre appassionato al volo e quindi ai suoi grandi pionieri e protagonisti. Parte così dall'italiano Caproni, per arrivare a raccontare la nascita di quel modello che all'inizio della seconda guerra mondiale era l'avanguardia per l'aviazione del tempo, ovvero il giapponese "Zero". Lo fa a modo suo, concentrandosi sulle vicende umane e sui sogni dei protagonisti, svincolandole dalla cruda realtà e dall'utilizzo che tali mezzi avranno, fatto che comunque dona una nota riflessiva per lo spettatore, in particolare nella parte finale del lungometraggio.

Jiro Horikoshi è un ragazzo che come tanti sogna di diventare un pilota di aereo, ma la sua miopia glielo impedisce. Dirotta quindi le sue aspirazioni verso la loro progettazione, arte nella quale mostra da subito grande propensione. Nonostante le difficoltà, grazie alla dedizione e al lavoro, la vita gli regala l'opportunità che cercava e anche l'amore.

Le cose non sono facili, né banali, né è scontato il lieto fine: sono i motivi che possono rendere la visione interessante. Tuttavia, l'essere interessante non comporta l'essere una visione appassionante e piacevole: su questo aspetto "Si Alza il Vento" presenta qualche incertezza, più marcata in alcune parti, come in quella centrale. Non mancano dei passaggi che ho trovato caratterizzati da un ritmo narrativo troppo letto, che si sofferma su particolari magari interessanti, ma che tolgono una certa fluidità ai climax veri e propri, non sempre sfruttati a dovere. Splendidi gli spaccati onirici che ogni tanto vengono proposti, che staccano da una realtà non sempre rosea come si vorrebbe e colmi di quella magia che tanto apprezzo nelle opere di Miyazaki.
"Si alza il Vento" è anche una storia di amore, o meglio, è soprattutto una storia di amore: vi è l'amore per la progettazione e il più classico amore per una ragazza, che cattura la restante parte del cuore di Jiro. Il loro rapporto viene raccontato mostrando il periodo del loro innamoramento, in modo dolce, semplice e poetico, per poi soffermarsi sulle difficoltà che subentreranno a causa del lavoro, la precaria situazione politica e la malattia. Altrettanto spazio è offerto alla formazione professionale di Jiro, alla sua crescita come progettista e a come ha dato vita al suo capolavoro.

Se Miyazaki sembra concentrarsi nel raccontare soprattutto una storia umana, tuttavia non manca lo spettro di una guerra che, seppur mai mostrata, getta la sua ombra sulle vite dei personaggi e le influenza. Non può far nascere questa situazione un certo spirito di frustrazione e tristezza, esasperati da un finale che accenna all'esito di quella guerra e di quel che resta del lavoro a cui Jiro dato tutto sé stesso.

"Si alza il Vento" lo posso definire interessante, bello sotto tanti aspetti, ma per quel che mi riguarda non appassionante. L'ho visto con piacere, lo consiglio, ma non ha catturato il mio cuore come altri lavori di Miyazaki, ed è questo che voglio ribadire per concludere: sappiate che è un'opera particolare, a suo modo unica, e che va vista con la consapevolezza di quello che vi aspetterà o potrebbe deludervi.

Kary89

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
"E' stata un magnifico vento"

Non è facile giudicare l'ultima e forse definitiva fatica del regista Hayao Miyazaki, uno dei pochi autori giapponesi a non aver bisogno di presentazioni. Perpetuamente in bilico tra realismo nella ricostruzione (di eventi, situazioni, personaggi) e idealizzazione degli intenti, è un film che rinuncia a molti tratti distintivi del suo autore per raccontare una storia di conflitti che si sono svolti internamente e esternamente a una delle figure centrali della storia giapponese.

Si alza il vento racconta in sostanza i dieci anni di creatività (in realtà tredici, contando il periodo universitario) di Jiro Horikoshi, ingegnere aeronautico passato alla storia per aver progettato i primi caccia impiegati nella Seconda Guerra Mondiale dall'esercito giapponese, tra cui il celebre Zero. É una biopic, e come tale presenta molti fatti documentati mescolati ad alcune invenzioni, quest'ultime tratte dal romanzo omonimo di Tatsuo Hori. C'è molto poco di vero ad esempio nella grande storia d'amore che occupa la seconda metà del film. Le stesse Kayo e Nahoko, rispettivamente sorella e grande amore del protagonista, sono personaggi fittizi. Al contrario la carriera dell'ingegnere è narrata in maniera ortodossa e l'ambientazione che fa da sfondo alla vicenda ricostruita con un grado di fedeltà mai visto prima in un film di Miyazaki. Fatti drammatici come il terremoto del Kanto del 1923, la crisi degli anni '30 e tutta la fase di riassestamento economico pre-bellico vengono esposti nella loro crudezza, colpendo a tradimento lo spettatore. Ma è tutta la narrazione, a ben vedere, ad essere dura e onesta. Non siamo ai livelli di un Takahata, ma è qualcosa di diverso da tutto quel che ha prodotto Miyazaki in precedenza e che si può capire solo mettendosi nei panni dello spettatore.

A partire dal protagonista: Jiro Horikoshi viene dipinto come un fanatico dell'aviazione, perso nel suo mondo tanto da trascurare famiglia e affetti. Eppure corre dietro al suo sogno con un tale trasporto infantile da suscitare simpatia. Scommetto che molti professionisti della creatività si saranno identificati in certi suoi atteggiamenti e ossessioni. Dopo "Porco Rosso" e Fujimoto, passando per "Il castello errante di Howl", Miyazaki è riuscito a rappresentare un otaku a 360 gradi senza giudicarlo; non a caso è stato chiamato Hideaki Anno, esordiente assoluto nel mondo del doppiaggio, per interpretarlo. Anche i comprimari hanno un'inusitata profondità psicologica, pur non uscendo da certi modelli consolidati nella filmografia del regista: Honjou amico "adulto" del protagonista come Ferrarin, Nahoko ricorda nella sua devozione molte eroine-mamme del passato. Vivaci, ma limitati dal loro ruolo, i due mentori Castorp e Kurokawa, mentre merita un approfondimento maggiore il conte Caproni, unico interlocutore di Jiro nelle uniche sequenze oniriche del film. La venerazione di Miyazaki per il nostro ingegnere non è mai stata un mistero, tanto ispirare il nome del proprio studio di animazione (Ghibli è la firma di uno dei suoi motori). A Caproni viene infatti riservato il compito di spiegare il grande conflitto della storia dell'umanità: si può inseguire il progresso al prezzo della guerra? Cosa è preferibile, un idillico rapporto con la natura o un mondo con le piramidi? Quesiti non facili, che nel film, come in "Mononoke Hime", non trovano risposta. D'altronde pure Miyazaki non è mai riuscito a conciliare la sua passione per gli aerei da guerra con il suo marcato pacifismo. La presenza di questo dissidio, assieme alle sequenze di umanità dosate con perizia, fa di Si alza il vento il testamento-capolavoro del regista.

Sarebbe facile a questo punto della recensione perdersi nella disamina delle animazioni del film, che, da tradizione Ghibli, raggiungono l'eccellenza. Ogni ingranaggio, ogni tessuto, ogni gesto simulano una fisica quasi stordente per verosimiglianza. Sequenze come il citato terremoto e l'incontro in stazione tra Nahoko e Jiro sono investite di pathos per come sono state animate. Mi hanno sorpreso in positivo le grandi folle di persone che invadono lo schermo a più riprese, la bellezza dei calcoli a matita e i riflessi sugli occhiali-fondo di bottiglia del protagonista.

In conclusione Si Alza il Vento è forse il film più personale di Miyazaki. Lento e didascalico nella prima metà, tragico e romantico nella seconda, mette in scena più di ogni altro la sua poetica al fine di raggiungere l'agognata maturità artistica. Da consigliare caldamente ai fan del regista e dei film d'autore, sconsigliato a chi, a un prodotto d'animazione, chiede l'evasione e nulla più.


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Nekomata

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
"Le vent se lève, il faut tenter de vivre."
- Paul Valéry

Così ha inizio il nuovo film di Hayao Miyazaki, la sua prima opera basata su una storia vera che racconta la vita di un ragazzo miope il cui sogno è quello di progettare aerei. Il maestro si è ispirato al romanzo di Tatsuo Hori (1904-1953) "Kaze Tachinu" e, prima di avviare il progetto su grande schermo, ha creato su carta il manga in cui rappresenta tutti gli uomini con la faccia di un cinghiale o un maiale come nell'opera di "Porco Rosso". Ambientato nel Giappone del 1918, le vicende di Jirō Horikoshi vengono narrate attraverso la sua crescita, sia formativa che emotiva. Il particolare però che colpisce di più durante tutto il film sono i sogni connessi del ragazzo giapponese con il famoso progettista Gianni Battista Caproni. L'uomo avrà infatti un ruolo importante nella vita di Jirō e gli farà capire che nonostante tutte le difficoltà dovrà continuare ad andare avanti per seguire il suo sogno.

"Gli aeroplani non sono né degli strumenti di guerra né un mezzo di profitto commerciale. Gli aeroplani sono uno splendido sogno, il progettista è colui che conferisce forma a sogno."
- Caproni

Queste parole saranno decisive per il futuro del giovane giapponese. Jirō incontrerà altri personaggi significativi che entreranno nella sua vita come il suo migliore amico e collega Kirō Honjō, il supervisore Kurokawa, il tedesco Hans Castorp e la bellissima Nahoko Satomi. Durante il film si noterà anche sicuramente il modo di parlare cortese e le varie modalità, a noi estranee, di approccio con le persone. Direi che dal punto di vista del doppiaggio mi è piaciuto molto assaporare un pezzo di vero Giappone attraverso il film, nonostante non sia abituata a tutte quelle formalità. Coprotagonista nel film è il vento, che con maestria il regista usa per sottolineare i passaggi importanti della vita del ragazzo. Non dimentichiamoci della colonna sonora che, grazie al maestro Joe Hisaishi, coinvolge emotivamente creando dolci melodie che accompagnano Jirō durante il suo lungo viaggio.

veronkia*

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veronkia*

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
L'annuncio del ritiro del Maestro Miyazaki arriva come un fulmine a ciel sereno durante la 70° Mostra Internazionale d'arte Cinematografica di Venezia, suscitando subito un enorme dispiacere tra i fan, ma anche tra gli appassionati della Settima Arte in generale. Però Miyazaki si congeda dal suo pubblico con un film maestoso, la sua opera summa: "Si alza il vento", tratto dal suo omonimo manga, precedentemente ispirato dal romanzo "Kaze Tachinu" di Tatsuo Hori.

" Si alza il vento" narra la vita di Jiro Horikoshi, ingegnere aeronautico che ha progettato il famoso Mitsubishi A6M Zero, un aereo da caccia utilizzato dai kamikaze giapponesi durante la Seconda Guerra Mondiale. Appassionato di volo sin da piccolo, Jiro è però affetto da una forte miopia, che gli impedirà di realizzare il desiderio di diventare un pilota di aerei. In sogno, incontra la figura del Conte Gian Battista Caproni, importante ingegnere aeronautico italiano del primo Novecento (nonché suo mentore onirico), che gli farà capire quanto può essere bello e affascinante costruire queste magnifiche macchine volanti, anche senza saperle pilotare... Da questo momento in poi, Jiro si dedicherà completamente allo studio dell'ingegneria aeronautica, diventando presto un esponente di spicco del settore. L'amore per la bella e fragile Nahoko sembrerà render ancora più completa la sua vita, ma l'inizio della Seconda Guerra Mondiale è imminente, e tutto diventa molto più difficile...

"Le vent se lève!... Il faut tenter de vivre". Questa poesia di Paul Valéry è forse il motto dell'intero film, che simboleggia la voglia dell'uomo (e forse del regista stesso) di continuare a "volare alto", oltre i propri limiti, nonostante il vento contro e tutte le varie difficoltà. Miyazaki si congeda da noi con un film forte e potente, ma che non "urla", bensì che si insinua nel cuore di noi spettatori in modo silenzioso e leggero, come una brezza di vento estivo, eppure è in grado di sconvolgere come un vento di burrasca. Il Maestro condensa tutte le sue ideologie e il suo pensiero in questo lungometraggio, consacrandolo come il suo testamento definitivo: sono molte, infatti, le analogie fra il protagonista e il regista stesso, sia a livello fisico che caratteriale.
Entrambi appassionati di volo, a tutti e due è stato negato il sogno di diventare piloti a causa della loro miopia; Jiro ha quindi deciso di dedicare la sua vita alla progettazione di velivoli, mente Miyazaki è diventato animatore e regista di film, un "progettista di storie" insomma. Entrambi amano il volo (sinonimo di libertà), ma Jiro rifiuta l'utilizzo che viene fatto delle sue creature, dato che vengono impiegate in campo bellico, e da sempre Miyazaki nei suoi film proclama il pacifismo e condanna l'uso della violenza.
Jiro è un protagonista forte, che fa del suo lavoro la sua vita, affinché possa vedere un giorno i suoi aerei carichi di persone desiderose di viaggiare. Questa volontà di proseguire verso i suoi obbiettivi aumenta con l'amore che prova per Nahoko, una giovane donna di salute cagionevole, ma che con la sua dolcezza e la sua presenza sarà di ulteriore supporto al protagonista. Purtroppo l'aggravarsi delle condizioni di salute della donna (e qui abbiamo un altro parallelismo con il vissuto di Miyazaki: la madre soffriva di disturbi polmonari) e lo scoppio del secondo conflitto mondiale mettono a dura prova la ferrea volontà di Jiro.
Nonostante ciò, il film è palesemente un inno alla vita: come il nostro eroe continua imperterrito con la sua ricerca, anche noi dobbiamo continuare a perseguire i nostri obbiettivi, nonostante le difficoltà. "Vivi!", sembra di sentir gridare per tutto il film: anche quando i sogni si infrangono bisogna continuare a vivere. Con il vento in poppa.

Sul lato tecnico non ho molto da aggiungere: i film dello Studio Ghibli sono sempre stati di alto livello, e " Si alza il vento" non è da meno. Le animazioni sono spettacolari, soprattutto la resa del continuo ondeggiare al vento di abiti e oggetti; il lavoro di ricerca e di documentazione per la rappresentazione dei velivoli dell'epoca è certosino e maniacale, tanto da esser perfetti in ogni dettaglio. La colorazione è assai importante, in quanto riesce sempre a creare la giusta atmosfera, ma non è mai invasiva: è sempre delicata e al servizio dell'animazione.
Il character design dei personaggi è quello tipico miyazakiano, infatti molti di essi sono riconducibili ad altri visti nei precedenti film del Maestro, ma ormai sappiamo che questo particolare stile è una sorta di "marchio di fabbrica", e probabilmente saremmo i primi ad essere infastiditi da qualche cambiamento inatteso.

Il doppiaggio italiano è veramente qualcosa di sublime: su tutti, spicca la voce di Emiliano Coltorti, che ha fantasticamente tratteggiato il personaggio di Jiro, molto meglio della voce originale di Hdeaki Anno (troppo piatta e troppo "vecchia" per un personaggio così giovane e spigliato). Comunque anche il resto del cast se l'è cavata egregiamente, dimostrando come ci siano molti bravi professionisti in questo settore, anche se molte volte vengono ingiustamente bistrattati.

Un altro plauso va alla colonna sonora, composta dal grandissimo Joe Hisaishi, collaboratore e compositore di fiducia del Maestro, alla loro decima volta insieme. Molto belle le melodie delicate delle sequenze oniriche, accompagnate dal suono del mandolino, che richiama fortemente quella musicalità tipica delle zone del sud del nostro Paese. Mi sono sentita "a casa" quando le ho sentite per la prima volta sul grande schermo. Di grande effetto poi il tema portante del lungometraggio, "Hikoki-gumo", interpretato dalla cantautrice Yumi Matsutoya. Devo ammettere che averlo sentito alla fine del film, mentre scorrevano i titoli di chiusura, mi ha fatto mancare il respiro, e a stento ho trattenuto le lacrime...

In conclusione, " Si alza il vento" è "il film" di Miyazaki: in esso sono raccolte importanti citazioni dei suoi lungometraggi precedenti (con una certa preferenza per "Porco Rosso", dato che trattano pressappoco dello stesso tema) e tutti gli ideali del Maestro, concentrati in un lungometraggio che, per la prima volta in tutta la sua filmografia, narra di un personaggio realmente esistito, e che ci racconta la sua vita "vera", senza l'aggiunta di elementi magici, fantascientifici o misteriosi. Eppure il film non risente per niente di questa mancanza, ma, anzi, sembra guadagnarci in poesia e maestosità, anche se ha un andamento più lento rispetto ad altre pellicole. E' in questi casi che si vede la vera genialità di un uomo: aver sempre qualcosa da dire, e saperlo fare con estrema delicatezza e poesia, anche quando si tratta di argomenti difficili e importanti. Per questo mi sento di concludere con due semplici parole: grazie Maestro!


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Lelouch97

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
"La sua giovane vita è come una scia d'aeroplano", così recita un verso della canzone che accompagna i titoli di coda. Il film racconta la vita di Jirou, un giovane ragazzo giapponese che, fin da quando era piccolo, ha sempre avuto una passione per gli aeroplani e il volo. La sua ambizione di diventare un pilota svanisce sul nascere, in quanto miope; ma la sua passione e l'attrazione che questa rappresenta induce il giovane a scegliere una diversa strada. Ed è in un sogno che avviene l'incontro con Caproni (personaggio al quale sarà legato per tutta la vita) e che, incoraggiato da questi, prende la decisione di diventare un progettista. Una decisione che risulterà sofferta, in quanto come dice Caproni "costruire aeroplani è un sogno maledetto". Così la vita di Jirou sarà una maledizione, e gli toccherà scoprire le gioie e i dolori che comporta vivere un mestiere del genere in un'epoca dove la guerra regna sovrana.

"Si alza il vento" è l'ultimo film di Miyazaki, un vero gioiello dell'animazione tradizionale, dominato da lunghi momenti di silenzio e una colonna sonora (composta da Joe Hisaishi, che come al solito non delude) in grado di accompagnare il pubblico in un percorso che dura una vita, tra paesaggi immersi nella natura e paesaggi artificiali, tra momenti di speranza e momenti di disperazione.

Ma è la componente onirica, che andrà avanti per tutta la durata del film, a rappresentare un po' il fulcro di tutto il film. In un luogo a metà tra il paradiso, ove i progetti prendono vita come uno desidera che siano, e l'inferno, poiché fonte di turbamento e sede di quei lavori che risulteranno un fallimento o che costeranno la vita a migliaia di vittime innocenti. Lì, il protagonista rinnova con fermezza la sua volontà di diventare un progettista e, sempre lì, si rende conto degli errori commessi e di quanta sofferenza gli avrebbe provocato seguire quella strada particolarmente irta e spesso invisibile, la via per chi sceglie di realizzare il proprio sogno maledetto. Nel sogno poi, un po' come in "Porco Rosso", si incontrano i piloti che con orgoglio son morti cavalcando le creazioni del giovane, che non scenderanno mai più sulla terra, dato che, dopo aver preso il volo, il cielo li inghiottirà per sempre. Nonostante ciò, talvolta il sogno si mescola alla realtà; ma ad ogni successo corrisponderà un ulteriore fallimento, determinato soprattutto dalle circostanze e dai motivi per cui gli aeroplani all'epoca venivano creati. Si dovrà ridurre il peso e la velocità di un aereo per inserire le bombe che verranno utilizzate in guerra, a discapito della gioia che l'uomo dovrebbe avere nel poter coronare il suo più grande sogno: volare rapido e libero nel cielo, laddove si alza il vento.

Al vento si potrebbero anche associare i vari personaggi, tutti caratterizzati in maniera sublime. Protagonista indiscusso è ovviamente Jirou, giovane talentuoso, dotato di una determinazione e di un impegno senza limiti, che somiglia un po' a un uragano, in grado di scuotere gli animi di coloro che lo seguono e di rivoluzionare il proprio paese. Caproni, fonte d'ispirazione per Jirou, rispecchia invece le qualità di una folata di vento, in grado di "agitare" sia il mondo, con le sue invenzioni, sia gli altri progettisti, a seguir le sue orme. Nahoko, la giovane ragazza di cui Jirou si innamora a prima vista, può essere paragonata a una brezza gentile, che coglie il protagonista nell'attimo in cui ha più forza, per smuoverlo e dargli ulteriore coraggio. Persino i personaggi secondari o quelli che hanno un piccolo siparietto, alla fine rimangono impressi nella mente di chi ha visto il film. Come dimenticarsi Castorp? Una persona per così dire "magica", dotata di un fascino enigmatico, che differisce totalmente dalle persone che Jirou incontra in Germania e che gli offre supporto in un momento per lui cruciale. O di Kayo, la sorella minore del protagonista, che in un'epoca in cui l'emancipazione femminile ancora non esisteva, riesce a diventare medico e che più volte vediamo rimproverare quell' "insensibile" di suo fratello, al fine di fargli comprendere i propri errori.

Insomma, "Si alza il vento" è un film a dir poco stupendo, in grado di conciliare i diversi aspetti della vita di Tokyo negli anni '20 del '900 e in grado di far eco e in parte superare gli altri grandi titoli del maestro Miyazaki, accentuandone la magnificenza e introducendo, al contempo, una figura del tutto nuova: Jirou, il giovane ragazzo che, consapevole delle sue scelte, affronta senza alcun indugio le avversità della vita, senza mai sentire il bisogno di voltarsi indietro, cavalcando la scia del suo più grande sogno; che riprendendo la citazione di prima coincide proprio con la scia di un aeroplano.

Per le ragioni sopra elencate, non posso che consigliare questo film a chiunque. Coloro che hanno già apprezzato le altre opere di Miyazaki non potranno di certo che elogiare questo titolo; ma anche coloro che ignorano un tale maestro dell'animazione sapranno riconoscere il valore che questo titolo possiede. Tuttavia, vorrei aggiungere che c'è bisogno che questo film lo si ascolti in silenzio, poiché il silenzio molte volte ci sussurra delle cose, ci fa capire il significato di queste e tramite esso i personaggi ci raccontano le loro storie, le loro visioni e i loro sogni.


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Disillusion

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
Quello di volersi librare nel cielo è il sogno dell'umanità, ma è anche un sogno maledetto: gli aeroplani portano il peso del destino di divenire strumenti di massacro e distruzione. (cit. Giovanni Caproni)

Si alza il vento è un film storico e biografico basato su una storia vera, che ripercorre i momenti salienti dei primi trent'anni di vita del noto ingegnere aeronautico giapponese Jirō Horikoshi. L'anime è un adattamento dell'omonimo manga di Hayao Miyazaki, pubblicato durante il 2009. Lo stesso Miyazaki ricopre il ruolo di regista per l'ultima volta, pur non ritirandosi come produttore e fumettista.

La storia, sebbene inizi precedentemente alla Prima Guerra Mondiale, è in gran parte ambientata durante il suo dopoguerra. Fin da bambino, Jirō ha la passione per il volo, ed è affascinato da tutto ciò che riguarda gli aeroplani, al punto che nei suoi sogni incontra spesso il suo più grande idolo e fonte di ispirazione: il signor Giovanni Caproni, grande progettista italiano di aerei e pioniere dell'aviazione. Tuttavia Jirō, a causa della sua miopia, non può pilotare alcun velivolo, e allora decide di concentrarsi sugli studi da progettista di aerei da caccia.

Oltre ai suoi studi, assistiamo a un Jirō ventenne, che durante il Grande Terremoto del Kanto del 1923 (il più disastroso terremoto nella storia del Giappone), incontra e presta aiuto a Naoko, una ragazzina con la passione per la pittura. Questo incontro si rivelerà molto importante per il futuro del nostro protagonista. Trascorrono diversi anni, la sua passione e il suo talento illuminante e prodigioso non passano inosservati: il suo impegno e la sua dedizione vengono notati da figure importanti della casa produttrice di aeroplani che lo aveva assunto, e così Jirō ottiene meritatamente la loro approvazione e il loro appoggio. Tra sogni dove spesso dialoga con il signor Caproni e l'avanzamento dei suoi progetti, ritrova casualmente una Naoko cresciuta, e i due ben presto si innamorano. Ed è sui loro sentimenti che si focalizza l'altra metà del film: Jirō riesce a far coesistere perfettamente il suo amore per l'aviazione e quello per Naoko, ma sono amori entrambi "maledetti". Ed il vento si alza proprio su questo amore: bisogna comunque tentare di vivere. Dopo la pioggia spunta l'arcobaleno: essere in vita è una cosa stupenda. Nonostante le avversità e le sciagure, non ci si deve abbattere e disperarsi, ma è necessario tentare di andare avanti e pensare al futuro, al proprio futuro, e a quello dell'umanità.

Fin da subito, appare chiaramente che Si alza il vento è abbastanza diverso dalla maggior parte degli altri film Ghibli, che solitamente strizzano l'occhiolino d un pubblico vasto e di ogni età. Infatti questa volta il target più cercato e voluto è sicuramente quello adulto, date la costante serietà e drammaticità delle vicende proposte.
I personaggi sono pochi ma ben fatti, i loro caratteri sono quelli tipici dei classici film Ghibli: il protagonista dall'animo gentile, caparbio, ostinato, sognatore e stoico; gli altri personaggi maschili principali sono spesso intelligenti, professionali, saggi e lungimiranti, mentre le figure femminili hanno un carattere forte, deciso, puro, umile e fedele. Talvolta abbiamo l'opportunità di osservare come gli sguardi e i visi espressivi dei personaggi valgano più di tante parole.

Il lato tecnico è indiscutibilmente di alto livello: lo stile è quello tipico dei film Ghibli a cui siamo abituati fin dagli anni '80, con un disegno inconfondibile, un'animazione fluida, superba e curata nei minimi dettagli. Regia, sonoro, musiche e doppiaggio sono impeccabili, come il maestro Miyazaki ci ha sempre deliziati senza mai deludere le aspettative. Diversamente dagli altri film Ghibli però, questo cerca di rimanere fedele a una storia vera, con i suoi pro e i suoi contro: partendo da una storia vera si ha già un buon punto di inizio per l'opera, tuttavia ci sono anche parecchie limitazioni, e se si vuole mantenere la storia come realistica, vi è il rischio di produrre un lavoro non perfetto; le parti oniriche da sole potrebbero non bastare.

Se da un lato abbiamo la drammaticità delle vicende storiche realmente accadute, dall'altra risulta esserci un "ammorbidimento" generale delle scene e dei momenti critici, e l'inserimento di elementi onirici talvolta utopici. Durante la visione dell'anime si ha come la sensazione che manchi qualcosa, non sono presenti alcune informazioni utili per far comprendere meglio la storia, inoltre ci sono diversi salti temporali di anni in cui non viene mai detto quanto tempo sia passato, né l'età dei personaggi. Non che questo fosse fondamentale, ma avrebbe dato maggior comprensibilità all'opera. I vari passaggi con gli anni che passano di volta in volta sono un po' caotici, come quasi a voler dire che sarebbe stato consigliabile leggere il manga prima di vedere il film.
Nonostante qualche perplessità, nel complesso è un bell'anime, godibile e interessante: è una ricostruzione biografica ben fatta e ricca di spunti anche filosofici.


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rossocenere

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
Si preferisce un mondo con le piramidi o senza?
Si va a spasso per la realtà. Eppure le piramidi, per i più, non è comune vederle ogni giorno. Alcuni non le hanno mai viste.

Questa è una storia che nasce da circostanze verosimili. E ci parla di sogni: quand'è che l'uomo vede i propri sogni? Ma soprattutto, cos'è che rivede in essi? Se i sogni fossero degli incubi, questi arriverebbero a influenzare la vita della persona che li genera?
Un incubo non è diverso da un mostro. Nietzsche affermava che a riguardare troppo nell'abisso, anch'esso avrebbe voluto ricambiare lo sguardo di ricerca.

Il protagonista della pellicola sottoposta ad analisi, Si alza il vento, è realmente stato - anche in termini storici - un uomo profondamente influenzato dai propri sogni.
Uno scrittore diceva: "Le responsabilità cominciano nei sogni"; era Schwartz Delmore, che come testimonianza della propria affermazione ha lasciato un libro con lo stesso titolo. Miyazaki in fondo non ha fatto altro: lasciare un'ulteriore testimonianza per quella frase, se non anche aggiungendoci un appunto.
In questa pellicola, oltre all'immaginifico sottofondo di Joe Hisaishi, noto da tempo ai lavori passati tra le mani dello Studio Ghibli, si sente l'urlo nostalgico dell'ennesima, culminante manifestazione delle passioni del regista nipponico; la pellicola urla le realtà cominciano nei sogni.

Ciò lo rivediamo nel ritmo - più sotto andremo a considerarlo con maggiore attenzione - che l'opera trascina con sé: una storia raccontata a cavallo tra il mondo di Morfeo e quello degli uomini non può non parlarci di sogni.

Dopo una captatio benevolentiae del genere, mi concedo una brevissima pausa di digressione, ve lo giuro brevissima.
Affermo, con tutto l'amore che potrò proferire con le mie seguenti parole, di voler partecipare all'iniziativa "Si alza il vento, lancia in volo la tua recensione" di Animeclick.it. Affermo, con sicurezza addirittura maggiore, che vedrete come gradualmente questo recensire diverrà più un confessare amore.
Iniziamo. (A fare cosa? Chiaro: a sognare.)

L'uomo Horikoshi Jiro, protagonista, è un individuo realmente esistito, la cui storia perdura nelle pagine del libro di Tetsuo Hori e si dipana fino a raggiungere "Si alza il vento", prima in versione cartacea, più tardi animata. L'opera infatti vede il suo esordio con due volumi manga curati dallo stesso Hayao Miyazaki. Come dita euforiche che cercano di contenersi quando non possono far a meno di sfiorare i tasti di un piano, la storia, basata su una biografia reale, ripercorre le vicende del progettista Jirou, della sua volontà di voler partorire aerei, vederli fendere il cielo. Si potrebbe affermare che quindi il reale protagonista non sia egli, ma la straripante energia, memento della sua vita.

La trama si srotola intorno al desiderio di volare, inizialmente tradotto dal protagonista come ambizione a diventare pilota; a causa di una malattia agli occhi Jirou deve desistere, ed è quello il momento in cui concepisce il volo come fenomeno a cui vuole dare adito in maniera indiretta: decide, insomma, di voler progettare aerei, non più di guidarli. Ciò lo condurrà verso le vie di Tokyo, poi ancora ad abbandonare il suolo giapponese o ancora, per una serie di fortunate combinazioni del destino, a intessere un'intima corrispondenza con una donna di nome Nahoko.
Tuttavia, l'avvicendarsi è un pretesto, certo essenza del canovaccio, dal quale non si può prescindere, ma dal quale non è nemmeno possibile trarre un giudizio diretto. In altre parole l'intento narrativo non può procedere da solo, né può essere considerato una sezione a sé stante, poiché è solidamente e incredibilmente connesso all'ampiezza contenutistica, che progressivamente svela una ricchezza culturale disarmante e dannatamente calzante.
C'è a tutti gli effetti un variopinto ventaglio di agganci alla storia, a titoli e personaggi della realtà che ci è propria; Hugo Junkers, il terremoto del Kanto del 1923, "The Magic Mountain" di Thomas Mann, Die Winterreise di Schubert o, ancora, L'Isola dei Morti di Böcklin, affissa sul muro attorno al minuto 54, inquadrata di scorcio, eppur presente.

La storia infatti non è stata composta da Miyazaki in due ore e qualche minuto (durata della pellicola), al contrario essa per esser orchestrata ha richiesto un profondo studio, dando origine a passaggi e cavilli non ignorabili, che vengono appunto riassunti in una pellicola, ma che parlano per un'intera epoca. Ha dato origine a meravigliosi riscontri anche nella realtà: il regista ha iniziato un bizzarro scambio epistolare col nipote del Caproni, personaggio di rilievo per l'aeronautica, che Jirou nella pellicola riuscirà a incontrare solo in sogno. Ma che, d'accordo con quanto espresso più sopra, arriverà magicamente a manifestarsi nella sua realtà, seppur non fisicamente ma attraverso gli enormi cambiamenti che il protagonista apporta alla propria vita, sulla base dei propri desideri.

Del materiale pre e post visione ce n'è in misura copiosa, tanto da poter dedurre con facilità che la pellicola non si arresti con l'ultimo fotogramma, bensì essa è più concreta di quanto ci sembri dal sedile del cinema o, forse più comodamente, dalla sedia di casa nostra. Così com'è iniziata, quindi da vicende legate al reale, essa si scioglie e si snoda nella nostra realtà. Ciò che meglio va evidenziato è il modo in cui le nozioni storiche, sociali, arrivino fino a noi ramificandosi da una storia di cui siamo conseguenza diretta.
Va ribadito, infatti, che il materiale è così tanto che le produzioni laterali alla pellicola sono numerose, e hanno una profonda valenza per un'interpretazione più critica del film stesso. Ciò è verificabile anche con l'intervista di Gualtiero Cannarsi, offerta da Animeclick.it, grazie alla quale sono venuto a conoscenza della seguente affermazione di Miyazaki:
«Quando ho visto il film di Tarkovskij, Nostalghia, ho capito quanto questo sentimento potesse essere universale e condiviso, anche nei bambini. La nostalgia non è un privilegio degli adulti: è una delle rare caratteristiche che ci rendono umani. Umani e bambini. Vivendo, perdiamo, via via, qualcosa. È la vita. La vita diventa, per tutti, nostalgia».
Il regista decide di invadere la vita d'ogni persona, e di toccare quelle corde che muovono i mondi che dentro abbiamo in comune, da umani quali siamo.
Miyazaki, in altre parole, fa ricorso all'universalità. Usa del materiale che esce dallo schermo, che non è fatto di materia: "Si alza il vento" offre allo spettatore, grazie ai propri ritmi onirici e reali intersecati, un aggancio talvolta concreto, talvolta instabile, ma universale, afferrabile da chiunque.

Le dita sul piano continuano a sfregare sui tasti, a battere incessantemente, e sulla propria scia cogliamo un altro interessante fenomeno proprio a Si alza il vento. Quella che viene sperimentata nel film è infatti un'avvallata, profonda, arcana ricerca dell'uomo, in senso storico, sociale, emotivo. Un sentiero inequivocabilmente parallelo alla vita del regista, al suo condurre una passione all'estremo, l'animazione, sognata e costruita sulla traccia dei propri anni. Hayao Miyazaki, cultore del volo, amante del fumo, uomo di sogni, ha messo dentro all'opera degli stralci di sé.
E lo ha fatto (almeno, ha tentato) anche in senso meno figurato. Infatti, gli effetti sonori presenti in questo film sono stati creati da voci umane. Fatalità vuole che Miyazaki si sia proposto, e sia stato bocciato, per realizzare i suoni di una sequenza particolare.
Non essendoci riuscito, egli ha deciso di lanciare il suo appello lavorando completamente alla regia. La sua voce straripa da ogni scena, e come detto anche in precedenza, urla "dalle realtà cominciano i sogni".

Frutto di un simpatico scambio epistolare col nipote del Caproni, citato più sopra, è la minuziosità dei dettagli per ciò che concerne gli aerei. Il fenomeno nozionistico però s'allarga a contesti più generali, abbracciando uno spaccato di vita nipponica, sociale e storico. I disegni portano infatti addosso il segno concreto d'un lavoro sudato.

A proposito della qualità dell'immagine, non vi sono incertezze da denunciare; da tenere in considerazione sotto una luce positiva sono invece i momenti di maggior tensione sentimentale, per cui viene riservata una cura che supera il livello mantenuto in media - livello comunque altissimo, se non lodevole.
I visi sono addolciti, i lineamenti sono tipici dello studio di produzione, tanto da riecheggiare nei precedenti titoli dello Studio Ghibli.
Però, solo nell'aspetto tecnico si segue lo stesso alito di vento portato avanti da quella che può definirsi un'era (Miyazaki ha creato, nell'animazione, quella che effettivamente può essere definita tale).
L'individuo più avvezzo a Miyazaki saprà sicuramente riconoscere che in questa pellicola l'idea del fantastico e dell'onirico viene sovvertita rispetto ai suoi precedenti lavori; in questo caso, l'ancora della realtà non viene abbandonata in nessun caso alla mareggiata. Ciò che viene invece utilizzato è un ritmo denso, ma per niente pesante, proprio come l'aria d'un sogno, che mescola nella giusta misura la dimensione onirica e quella della veglia.

V'è la presenza inoltre di qualche siparietto di stampo vagamente disneyano, come la sequenza di Jirou in rincorsa con l'aereo di carta, conclusa con gag, in cui gli stessi disegni aggiungono qualche dettaglio di parvenza caricaturale. Mai, però, ci si allontana da "la favola dell'animazione" in cui perdersi è piacevole, quella sensazione in cui non si sperimenta un effetto di straniamento quando la logica o la razionalità sembrano leggermente sbiadirsi (ma, ripeto, mai scomparire completamente). Si alimentano anzi piacevoli sentimenti, e calde atmosfere avvolgono lo spettatore come coperte.
La Disney è anche indirettamente coinvolta per la bizzarra - ma non spiacevole - presenza di Steven Alpert, produttore esecutivo del marchio, in qualità di doppiatore del personaggio Kastrup.

La musica non è di parte, ed anch'essa viene trattata da diverse inquadrature.
Viene data una colonna sonora alla vita dei personaggi, come nell'ascolto del Die Winterreise; ne viene data una anche allo spettatore, composta dal celebre Joe Hisaishi, perfettamente amalgamata all'idillio delle atmosfere, nella quale colonna s'alternano suoni dall'assemblaggio che ha una forte funzione di trasporto emotivo. Scendendo d'un gradino ancor più nel soggettivo, ho sentito che questi suoni riproducessero vagamente quello che potrebbe essere il potenziale suono del vento: delicato, talvolta più burrascoso, alle volte inaspettato e impetuoso, acuto, vigoroso, energico! La natura del suono è infatti spesso modulata da flauti e violini: associar loro gli attributi appena espressi risulta immediato.

Ciò che risuona nelle nostre teste è il rumore del vento? O il richiamo delle voci di Schubert e della sua amena Winterreise, al minuto 52 della pellicola? Può darsi che il silenzio che udiamo sia proprio il rumore che il vento produce. Quando i titoli di coda si allontanano, il video s'arresta, e tutto è scomparso, abbiamo i dubbi tra le mani e il tempo per sgusciarli con calma.
Ciò che è il valore di punta del film è proprio la sperimentabilità nella vita della serie. La possibilità di accogliere concretamente nuovi spazi, generare cambiamenti intorno a noi, e aggiungere ai filtri dei nostri occhiali una lente diversa, con l'impronta di Hayao Miyazaki, e a sua volta dei nomi a cui lui s'è rimesso. Dopotutto, per voi che state leggendo questa recensione, Si alza il vento sembra ormai lontano, come un sogno fatto qualche ora precedente, di cui si coglie qualche nesso e qualche stralcio, ma nei nasi e nelle vie del nostro corpo ne viaggia ancora l'essenza.
Simultanea alla musica, che scivola sulla pelle dell'attento astante, la tela della trama si compone come un dipinto in creazione: qua si forma una chiazza, là ve n'è un'altra, e gradualmente, musica in orchestra, si raggiunge l'apice con l'ultima spennellata: quella che dà origine al disegno completo e che, dunque, permette di rivalutare i giudizi espressi man mano, per ogni tratto precedente.

Squisitamente definita è l'idea di armonia che congiunge ogni aspetto presentato. La regia miyazakiana ha ricreato una dimensione in cui, come gli stessi protagonisti, è impossibile non abbandonarsi alla dolcissima confusione dei sogni alternati alla veglia.
Come se il regista si fosse preso la briga di poggiare sulle mani degli spettatori (e fare forza perché loro potessero accogliere) quella porzione di realtà trasognante eppure zuccherosa che nella visione ci cattura. Non distante dalla sensazione che, al tempo, Giacomo Leopardi ha lasciato nel verso che chiude il canto de "L'Infinito".

Ed io penso lo stesso, ad oggi, esser scaraventato via dalla tempesta è piacevole, quando Si alza il vento.

Insomma, fare presa in senso fisico, stimolare i sogni, generare farfalle nel petto, è un lavoro i cui strumenti sono rari da trovare ed utilizzare. Si alza il vento è capace di armeggiare con essi in maniera magistrale. Tanto che quando gli aerei volavano nel cielo, nella pellicola, mi è sembrato di scivolare nello schermo. "Se adesso questo aereo sbucasse fuori dallo schermo, e ci raggiungesse?", per noi crederlo sarebbe come ammettere di star sognando. Eppure, il fatto stesso di interrogarsi su di esso è sintomo di una riflessione spinta dalla visione del film.
Inoltre, per noi che ne abbiamo i mezzi, e siamo testimoni della storia di Jirou, perché non farlo? Perché non sognare? Ad esempio alla prima visione della pellicola mai avvenuta venne mostrato un treno che arrivava alla stazione. L'arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat.[/b] Non era nient'altro che un treno in avvicinamento, eppure la gente iniziò a dimenarsi per la sala, urlando, cercando di fuggire e spaventata a morte.
Da allora le pellicole hanno fatto strada. Alla prima visione di Una tomba per le lucciole, titolo del medesimo regista, sono stati resi disponibili dei salvagente affianco ad ogni sedile. Alla visione di Si alza il vento non c'è stato bisogno di tutto questo. Il mezzo tramite cui "entrare" nella visione è l'uomo stesso, nel suo avere in comune a tutti gli altri l'essere vivo, il provare dei desideri, degli amori. La pellicola si fa da sé, e diventa, nella rappresentazione del sogno e della vita, sogno stesso.

Il sogno è, come nostalgia, prerogativa dell'essere umano, universale, tanto da infrangere barriere costituite da razze o età. È per questo che consiglierei il film a un target ampissimo. La mia recensione è rivolta a chiunque sia ancora capace di sognare. E, nella stessa misura, lo consiglio a chi non sogna più, o sogna un giorno sì e dieci no.
Perché la pellicola nasconde da qualche parte, per ognuno di noi, la possibilità di trovare in esso qualcosa ch'è nostro. Il contrario, il fatto di non trovarvi nulla in cui riflettersi, non è fatto plausibile.
Perché? La risposta è sopra i nostri occhi; chi dal basso, chi dall'alto, chi nel mezzo delle nuvole, ha sperimentato la brezza del cielo intorno a sé.
La stessa familiare, calda, indescrivibile sensazione del sentire il vento. La similitudine migliore che mi riesce citare, per descriverlo, è quella del come esser trasportati dal vento, appunto. Non ha un effettivo riscontro nella realtà, così come un'emozione non ha con sé una controparte concreta, non possiamo toccarla: eppure, eppure, è qui il bello! Il sentire, nell'accezione più profonda del verbo, l'emozione che parte dalla nostra testa e si diffonde per l'epidermide.
Un aereo nel cielo, che lo solletica.

Per essere più conciso, e un po' più concreto, si parla (quasi) dello stesso momento in cui il nipote del Signor Caproni, in una delle fasi dello scambio epistolare, ha ricevuto indietro la foto di Miyazaki, con la lettera che lo rassicurava del fatto che gli fosse arrivato un libro importantissimo da lui spedito, di cui esistevano poche copie e da cui è stata tratta enorme ispirazione per partorire il film.

Quando qualcosa ci raggiunge in profondità, noi lo facciamo nostro. È la volontà dell'uomo, spesso, di attirare a sé ciò che ama.
Così come il protagonista voleva magneticamente portare tra le proprie braccia le ali di mille aerei, che aveva nella propria testa, o le mani della donna della sua vita.

Così come quella lettera del Caproni, ricolma di sentimenti, questa è la mia lettera ad ogni spettatore, e non, di Si alza il vento.
Gli aeroplani sono sogni bellissimi, ma maledetti, dice il Caproni, tutti inghiottiti dal cielo. Nonostante sia conscio del loro destino, il protagonista Jirou continua a voler costruire nuovi aerei, a voler amare la propria donna malata.
L'intera, totale, completa recensione, che più profondamente è proprio questo, solo un'altra forma di dire "Ti amo", si esplica pressappoco così. Dalla cima fino al fondo. E con un'intera frase, ripetuta tra ogni spazio, ogni lettera, parola:
Le vent se lève! Il faut tenter de vivre.


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signorg

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
<b>Attenzione: la recensione contiene spoiler</b>

"Kaze Tachinu" ovvero, "Si alza il vento", l'ultimo lungometraggio animato diretto dal regista Hayao Miyazaki. Con questo lavoro l'autore intende descrivere l'aria respirata in Giappone negli anni '30, attraverso la vita di Jiro Horikoshi, ingegnere aereonautico e inventore dell'aereo da caccia Zero, famoso per aver sorvolato le nuvole nell'attacco a Pearl Harbor. Rispetto ai film precedenti, ambientati in mondi fantastici con personaggi ideali, il regista rappresenta la nazione nipponica reale in una situazione difficile e in piena crisi attraverso personaggi credibili, dipinti in maniera realistica. La pellicola è cupa e seria (simile a "Mononoke Hime", anch'essa ambientata in un periodo storico, ma con presenza di personaggi fantastici) e non troviamo più l'ottimismo e il messaggio di speranza presente in molti suoi film.
Il tema del volo è ricorrente in Miyazaki (l'esempio palese è "Porco Rosso") e "Kaze Tachinu" è la celebrazione della progettazione e della tecnica aereonautica. Ricordiamo che il nome dello Studio deriva dagli aeroplani da ricognizione dei piloti italiani (Caproni Ca.309) durante la Seconda Guerra Mondiale, i quali hanno nominato "Ghibli" un vento caldo proveniente dal Deserto del Sahara. Il padre di Hayao era co-proprietario di una fabbrica di parti per aerei e da questa relazione deriva la sua passione. Per il "Dio degli anime" il volo è un qualcosa di magico, è la leggerezza, è il sogno tanto ambito dagli umani, è la liberazione dalla gravità, dalla realtà.

Con "Kaze Tachinu" l'autore porta in primo piano un tema inedito e interessante; mediante una domanda che il progettista d'aerei italiano Giovanni Battista Caproni pone in uno dei tanti sogni di Jiro: «Tra un mondo con le piramidi e un mondo senza piramidi, tu quale sceglieresti?». Questo, forse, è l'unico film in cui Miyazaki Hayao riesce a esprimere il suo concetto di arte e del rapporto che esiste fra autore e opera. Naturalmente Jiro Horikoshi identifica il pensiero del regista. Creare un lungometraggio animato o un aereo è la stessa cosa, nella misura in cui corrispondono all'ambizione di creare qualcosa di bello, come le piramidi. Più che altro interessa approfondire i processi inventivi della mente umana. Affascinanti e poetiche sono le scene dove il protagonista immerge completamente sé stesso nel lavoro, trascinato dalla sua compulsiva passione, tanto da estraniarsi dalla realtà e immaginare "l'opera ideale" in un mondo in cui tutto è possibile. L'arte per Miyazaki è la volontà di dare vita a qualcosa di bello e unico al mondo che sia frutto della propria epoca vissuta. L'autore ci racconta che, talvolta, la realizzazione di un sogno ha una ripercussione sulla realtà; costruire e progettare aerei militari ha un costo elevato e quindi comporta una popolazione più povera e affamata. Inoltre i velivoli di Jiro provocano morte e distruzione. Il protagonista è ben consapevole di questa scelta e anche se contrario alla violenza e alla guerra è imperterrito a continuare la sua strada e il suo destino. «Si alza il vento… bisogna tentare di vivere».

Il film rappresenta la tragedia di un uomo contraddittorio che tenta di vivere la sua epoca, il suo "vento", per ciò che si sente capace di realizzare, ovvero costruire aeroplani di buon gusto. Lo stesso Miyazaki produce i suoi film a seconda del clima del momento e del suo stato d'animo. Nel 2011 il Giappone ha dovuto fare i conti con il terremoto e maremoto del Tōhoku e la conseguente esplosione della centrale nucleare di Fukushima; questi eventi hanno condizionato "Kaze Tachinu", dove il futuro, per Miyazaki, non è così tanto roseo.

Nel racconto si sovrappongono scene reali e oniriche. Nei sogni di Jiro, Caproni è la guida mistica che lo accompagna nella sua vita e nelle sue decisioni. Un infinito e verde prato disteso con un cielo sempre azzurro raffigura il mondo del pensiero di cui Jiro è artefice e demiurgo, in cui hanno vita i suoi aerei.
Il protagonista è ritratto a tutto tondo, non solo nel lavoro e nel pensiero ma anche nel sentimento. Possiamo parlare della relazione tra Nahoko e Jiro; i due sono innamorati ma la realtà è dura: a lui è assegnato il compito di progettare il Mitsubishi A5M (prototipo dello Zero) e quindi può dedicare poco tempo all'amata, mentre lei, afflitta da tubercolosi, dovrà recarsi a un sanatorio lontano da lui. Non riuscendo a stare lontani, Nahoko decide di vivere sotto lo stesso tetto con Jiro e, anche se immerso da troppo lavoro, la coppia vive ogni istante con serenità e passione. Durante il collaudo di uno dei suoi prototipi la ragazza muore, lasciando un vuoto nel cuore di Jiro. In un sogno successivo Nahoko esorta Jiro alla vita. «Le vent se lève!... Il faut tenter de vivre».

In conclusione, secondo me "Kaze Tachinu" è un'opera di grande valore e importanza nell'animazione giapponese, e non solo. L'aspetto grafico è sublime e accompagnato da una colonna sonora fantastica. Colori vivaci, azioni fluide, disegni particolareggiati. Il ritiro dalle attività cinematografiche di Miyazaki dopo questo film sancisce l'inizio di una nuova epoca. Quest'artista rimane e rimarrà un esempio per le attuali e le future generazioni. Le sue immagini avvolte da una poesia prendono vita e raccontano di noi con sincerità. Le sue storie e i suoi disegni hanno fatto appassionare il mondo intero al linguaggio dell'animazione e grazie a loro abbiamo sul grande schermo racconti che non solo sono film d'animazione per ragazzi, ma anche per adulti, e che possono essere letti con un molteplice linguaggio in base all'età.

alex4ever

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alex4ever

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
La mia recensione di "Si alza il vento" è principalmente un omaggio verso uno studio di animazione che ha contribuito alla mia passione per la cultura giapponese (consiglio di a tutti di "andare a vederlo dal vivo" nel museo di Mitaka). Il film contiene in sé stesso un riferimento alla sua essenza, cioè "un ciclo di un uomo si conclude in una decina d'anni".

Ritengo che la scelta di voler far vedere, anche se non direttamente, il tema della guerra e del terremoto del Kanto sia una scelta dettata dai tempi, oltre che temi comunque cari a gran parte della filmografia di Miyazaki, nel quale la distruzione della natura, la guerra sono temi che (talvolta più, talvolta meno) fanno parte della sua filmografia.

Il film insiste sulla vita di un giovane ingegnere e sulla sua "scalata verso il successo", dove il successo non è il raggiungimento di un fine egoistico come fama e danaro, ma il riuscire a creare un velivolo degno di tale nome. Lo scopo per cui verrà usato il velivolo è, di fatto, non importante per lui; l'importante è il raggiungimento dell'obiettivo, il dare all'uomo la possibilità di volare, dare a sé stesso la possibilità di volare anche se non come pilota.
Questo concetto viene continuamente fatto presente allo spettatore, sia tramite gli incontri onirici con il progettista italiano Caproni, sia dalla visione di tutti i membri dell'azienda dove Jiro Horikoshi lavora.

Uno dei temi che viene posto allo spettatore è "cosa si ottiene sacrificando la vita per il raggiungimento dei propri obiettivi privilegiando questi ultimi rispetto alla vita privata". Come nella vita reale questo dilemma
non ha una risposta chiara, e ognuno di noi deve porselo quotidianamente anche se non esiste una risposta universale.
Jiro si è dato una risposta, pur con tutte le fluttuazioni e i ripensamenti, e ne ha raccolto i frutti; se questi frutti siano buoni o meno è una decisione dello spettatore e non credo che sia necessario che io dia
in questa sede la mia risposta (che potrebbe cambiare nel tempo e non essere la stessa negli anni a venire).
Per tale suo sogno Jiro sacrifica la maggior parte della vita, senza risparmiarsi, non vivendo completamente il rapporto con la sua futura compagna (Nahoko). I rapporti con lei appaiono figli del tempo e del luogo in cui sono vissuti e possono sembrare, rispetto agli standard odierni, forse un po' distaccati, tuttavia sinceri.

Un bel film, quindi, e un ottimo commiato dagli spettatori per Miyazaki. Dire che è il suo capolavoro massimo potrebbe non essere oggettivo, ma non è sempre opportuno fare paragoni su film molto diversi tra loro. "Il ciclo di un uomo si conclude in dieci anni", quindi? Penso non sia del tutto vero.


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Mitsuki_92

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
Il volo, il volare, l'alzarsi del vento, il tentativo di vivere, di realizzare i propri sogni, le proprie aspirazioni. Il genio Hayao Miyazaki con "Si alza il vento" tesse la tela del suo ultimo capolavoro cinematografico. Capolavoro? Esatto, perché ogni sua opera è da considerarsi tale. Le sensazioni, i coinvolgimenti che Lui è capace di inculcare, in poco più di due ore di film, in ben pochi lo riescono a fare. Poi, se piace o no, è tutta un'altra questione.

La storia narra la vita di un giovane ingegnere giapponese, Jirō Horikoshi, realmente esistito. Sin dall'età puerile coltiva il sogno di pilotare un aereo, sogno subito infranto da una miopia che lo accomuna con lo stesso Miyazaki. Tra sogno e realtà, grazie agli stimoli di Giovanni Caproni, grande progettista italiano dei tempi remoti, Jirō sì persuade che sia meglio creare un aereo e non pilotarlo. Così inizia la sua avanzata per raggiungere quell'unico obiettivo che gli interessa nella vita: progettare e far funzionare un aereo, farlo volare. È storia antica, non sempre si raggiungono i propri obiettivi, o forse sì, ma sacrificando qualcosa o qualcuno. Nel caso di Jirō è un qualcuno, anzi, qualcuna, il cui nome è Nahoko. In tutto ciò, però, la realizzazione dei propri sogni è vissuta in modo reale, quindi facendo gavetta, viaggiando, imparando dagli altri e assimilandone i pensieri. Nulla è lasciato al caso, nessun rimprovero, nessun suono, neppure il riferimento a una spina di pesce.

La peculiarità di questo film è proprio il realismo; realismo nell'incontro fra Jirō e Nahoko, su un banalissimo treno; realismo sulla guerra; realismo in un forte terremoto, tipico del Giappone; realismo sulla figura dei Giapponesi stessi, abituati a queste tragedie e quindi forti e decisi nell'aiutare le persone in difficoltà, proprio come fa Jirō con Nahoko; realismo sul non sapere più nulla dell'altro fino a un nuovo casuale incontro; realismo nella malattia, la tubercolosi tanto odiata dal Maestro; realismo nell'avere un vizio, in questo caso fumare, fumare, fumare; realismo nel rapporto di due innamorati, che si prendono per mano, si sfiorano, si baciano, stanno insieme. Questa parte del film mi ha veramente impressionato! Non potevo credere ai miei occhi al cinema. Questa volta il Maestro Miyazaki, rispetto a una "Città Incantata" o un "Castello Errante di Howl", fa dell'amore una cosa tattile, vera, carnale. È sbalorditivo come l'amore sia così semplice, sì, semplice. In fondo amare è semplice, restare accanto è la vera sfida, come nella vita di tutti i giorni, e Jirō e Nahoko ci provano.

Tutto questo realismo viene amalgamato col sogno, la parte fantastica del film. Miyazaki evidentemente non sa farne a meno ed è nel giusto perché rende il tutto più completo. Secondo voi, se tutta la parte con Caproni non ci fosse stata, il film sarebbe stato lo stesso così appassionante e coinvolgente? Assolutamente no! Tutti noi abbiamo bisogno di staccare dalla realtà e rifugiarci in un mondo tutto nostro, e quello di Jirō è proprio il mondo con Caproni che gli fa da mentore. "La vita di un artista dura un decennio", dice l'italiano, e Jirō con la realizzazione del "Mitsubishi A5M" e del modello successivo "Mitsubishi A6M Zero" ne capisce il significato. L'entrata in scena del nostro connazionale ci deve rendere fieri di esser italiani per una buona volta. Ritengo straordinario dapprima in "Porco Rosso" e ora qui in "Si alza il vento" avere l'Italia come spunto narrativo di un regista così affermato e famoso quale Miyazaki. Grazie!

Spendo poche parole sull'animazione e sulle musiche, perché c'è veramente da dire qualcosa? Perfette è l'aggettivo giusto. Hayao Miyazaki alla regia è una garanzia di riuscita, Joe Hisaishi alle musiche è il tripudio della realizzazione sonora. Non esagero, il film è fatto veramente bene e vederlo al cinema è stata un'esperienza magnifica. Grazie Lucky Red per l'opportunità! Per noi fan dello Studio Ghibli, di Miyazaki stesso e dei lungometraggi animati in generale, è davvero un onore vedere un'opera così completa sul grande schermo. "Si alza il vento" è tinto delle tonalità di tutti i colori che danzano a suon di note composte appositamente per quei momenti precisi. Il doppiaggio rende l'ambizione di Jirō, la sofferenza di Nahoko, l'esperienza di Caproni, il ruolo consono di ogni personaggio secondario. È stato fatto un lavoro eccellente, anche se mi riservo l'ultima parola a quando vedrò il film in originale in DVD. Anche perché a prestare la voce a Jirō in giapponese c'è un signore di nome Hideaki Anno, che di lavoro non fa il doppiatore, ma è una grande figura nell'animazione nipponica.

In conclusione cosa aggiungere, se non la mia difficoltà a dare un voto a quest'opera? Devo scavare nei "difetti" tediosi della stessa per dire che tutto il tecnicismo usato da Jirō è quasi incomprensibile per noi poveri ignoranti in materia. Il Maestro però in quest'opera ovviamente non si riferisce a un pubblico di bambini, come fu in "Ponyo", e quindi come valutare tutto ciò? Mi aiuto nella scelta semplicemente ponendolo un gradino sotto a "Porco Rosso", perché personalmente "Si alza il vento" mi è piaciuto di meno, trattando in parte gli stessi argomenti. Scoprite voi stessi quanto vi può emozionare questo film.

"Si alza il vento" è assolutamente da vedere, perché resta il fatto che purtroppo è l'ultimo lungometraggio del genio di nome Miyazaki: un uomo che ha reso la vita di milioni di persone un po' migliore grazie ai suoi film. La mia sicuramente sì, per cui lasciatevi trasportare dal vento che si alza e tentate di vivere!


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Honze

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
Con una narrazione che si fa forza sulla realtà storica, "Si alza il vento" abbandona per un momento folklore e pura fantasia tanto amati da Hayao Miyazaki, mantenendo tuttavia i tratti caratteristici dell'animazione Ghibli. Dinamismo, armonia di colori e contrasti, e il tipico amore per i dettagli ci accompagnano attraverso una dolce storia che rassicura i fan ansiosi.

Nel Giappone sconvolto dal Terremoto del Kanto, iniziano a intrecciarsi i destini dei protagonisti; il film ci racconta attraverso gli spiriti affini ma dissimili di Jirō Horikoshi e Kirō Honjō una nazione vogliosa di spezzare le catene della sudditanza ai potentati stranieri, librandosi sulle ali di moderni aeroplani. Un Giappone rurale che volge lo sguardo al futuro, talvolta anche con disprezzo verso il passato, nell'egocentrica brama che esula l'autodeterminazione e trasuda supremazia.

Il quieto sognatore Jirō, determinato a creare tecnologie talmente emblematiche da poter con esse identificare univocamente il Giappone futuro, si scontra con l'assertività occidentale del collega Kirō, più propenso a seguire i dettami stranieri che ad attendere la visione di un sogno. Un'opportunità di realizzare i propri progetti, che ad entrambi sarà data lavorando nelle industrie pesanti Mitsubishi.

Il popolo giapponese si presenta nelle campagne di fango e paglia, nelle case di legno e argilla; disinteressato e distante da moderni palazzi in mattoni, motori a scoppio e ponti lignei delle portaerei, così tanto amati da un governo di insetti impazziti, vogliosi di mostrare la propria forza in un'impresa troppo grande e dalle ignote ripercussioni, e per questo pronti a trasformare ogni oggetto in un'arma.

Ma "Si alza il vento" non è "Una tomba per le lucciole" o "Gen dai piedi scalzi"; questo Il limite della narrazione su cui la verità storica ben presto s'infrange. Forzando il dolore della malattia sulla silenziosa promessa d'amore nata tra Jirō e Nahoko sulle rovine del grande Terremoto. La fiamma di un incontro mai dimenticato e tenuta in vita dopo tanti anni, nel tepore della determinazione di ritrovarsi e dar respiro a parole allora sopite, viene tragicamente avvelenata; tradendo la realtà storica della vita familiare di Jirō Horikoshi.

Tuttavia, si sceglie consciamente di barattare il dolore soggettivo della malattia, per occultare l'oggettivo orrore di una tragedia ancor più grande. La Guerra. La quale è sempre presente come un'ombra conosciuta ma lontana; un presagio doloroso a cui non è dato sfuggire, ma non deve incatenare nella paura.

"Si alza il vento" esorcizza l'insensatezza dei conflitti spronando a vivere perseguendo i propri sogni; vivere non nell'odio, nel rancore per un destino avverso o nella paura dell'inevitabile; vivere produttivamente il dono della vita impegnandosi per ciò che si è sempre amato. E in questo memento d'amore per le proprie passioni, mantenendo salda la determinazione in un mondo mutevole, appare dolorosamente vivida l'immagine del ritiro di Hayao Miyazaki.


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Matteo91

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
Jirō Horikoshi, ingegnere ambizioso, vede nel collega italiano Caproni un mito da raggiungere. Il giovane è convinto che l'obiettivo potrà dirsi raggiunto solo dopo aver progettato un caccia avanguardista che il Giappone potrà usare nella Seconda Guerra Mondiale, essendo questo paurosamente prossimo all'alleanza nazista.

Da sempre è stata mia abitudine prefigurare cosa un film possa offrirmi partendo da un'analisi contenutistica condotta sui pochi indizi che si possono possedere senza aver letto o visto nulla di quel prodotto. Vien da sé che l'elemento da spremere per ricavarne il succo profetico è il titolo del lavoro. Che lo studio Ghibli abbia previsto delle operazioni mentali che tengano conto di una simile sfida interpretativa, lo ignoro. D'altro canto è altamente probabile che abbiano promosso sottotraccia un tentativo di rudimentale ma piena immersione in un loro film prima ancora che questo sia stato visionato, e il titolo concorre proprio al perseguimento di tale fine. D'altronde, previa grave accusa di incoerenza, Miyazaki ci ha sempre abituato a vivere i suoi film prima ancora di farne un reale incontro, premendo sulle capacità cognitive di ogni suo spettatore e favorendo un processo di supposizione di contenuto che regolarmente viene avvalorato e confermato alla vista del film. Ad esempio in "Porco Rosso", tralasciando ogni contesto narrativo che il solo titolo non può preannunciare, troviamo ciò che apertamente suggerisce: un maiale cremisi. Solo dopo averlo visto assoceremo al protagonista spiccate doti aeronautiche, ma in quel caso si è già andati oltre la funzione semantica del titolo e si presuppone di essersi già dilettati nella visione del lavoro. Mi rendo conto che quanto finora detto potrebbe apparire come una cosa scontata smerciata da demodulazione epifanica, dato che la base teorica di tutta l'Arte, intesa come insieme cumulativo di oggetti risultanti di capacità demiurgiche, poggia su questo assioma. Eppure, con "Si alza il vento" Miyazaki sembra aver consultato un inconsueto manuale per strutturare il suo lavoro. Accettando come prerequisito fondamentale la totale ignoranza di informazioni sul film, se domandassimo ad almeno due persone diverse di provare a immaginare di cosa possa trattare il film, non credo che questi daranno una stessa versione dei fatti. Ecco un primo punto a favore di "Si alza il vento". Mai prima d'ora il futuro spettatore era stato lasciato in un maggiore vuoto interpretativo o, rovesciando la medaglia, non si era ancora visto un lascito che garantiva una così piena facoltà di chiosare il film. Dinanzi a "Si alza il vento" non si può avere la certezza di arpionarne il significato prima ancora di averlo visto. Ma soprattutto l'interdizione contribuisce realmente a far convivere il pubblico con il lungometraggio, in quanto durante le due ore di proiezione è garantita l'oscillante e dualistica prospettiva di poter trovar conferma a quanto si credeva il film potesse presentare o di cozzare duramente contro una repentina smentita di ciò che è apparsa una supposizione troppo azzardata. Ma non conta aver torto o ragione: rimarchevole è l'aver osato una congettura.

Nella letteratura degli ultimi due secoli (Miyazaki cita apertamente i versi finali della poesia "Il Cimitero marino" di Paul Valery o il sanatorio de "La Montagna incantata" di Thomas Mann dove "guariscono tutti") difficilmente si può trovare una locuzione più ardita e pregna di dinamismo come "si alza il vento". Autori apologeti del più semplicistico e non corrotto avventurismo, tante volte si sono affidati a questo collaudato ordine di parole per tratteggiare l'incipit di una nuova storia. Miyazaki capovolge la convenzione e l'intraprendenza vigorosa del soffio che gonfia le vele diviene un'eco di commiato. Un reverenziale inchino di congedo, al limite della genuflessione, offertoci con i mezzi più confacenti all'indole del Maestro di Tokyo. Se prima d'ora ogni film dello studio Ghibli era stato sceneggiato con la consolidata e giustamente normale alternanza cadenzata e ritmica tra scene dialogate, momenti di cristallina riflessione costruita con lunghi primi piani sui volti dei personaggi ed energico vitalismo d'azione, nell'ultima fatica dello studio Ghibli la tormenta di mordente intraprendenza si fa alito sospeso in una dimensione onirica. Per quanto la narrazione sia storicamente ambientata, è la vaporosità del sogno il palcoscenico che abbraccia la recitazione dei personaggi del famoso studio con sede a Mitaka. Come regolate dal ticchettio di un metronomo, le vicende danzeranno costantemente tra due realtà all'apparenza incomunicabili, tra un sostrato fenomenico e un substrato vagheggiato e fiabesco. E nell'altalena delle percezioni dei sensi, in questa realtà di simbolismo poetico, guidate dal solo spirito di desiderio e di speranza del protagonista del film, si insinua il filo del reale, del vissuto che è e che si spera possa essere. I sogni del Jirō bambino di diventare pilota d'aviazione nonostante gli ostacoli della sua miopia, la momentanea arretratezza ingegneristica di un Giappone storicamente uscito da poco più di un settantennio da un'ermetica chiusura orientalista, l'amore, gli sforzi, i successi e gli insuccessi. Tracce tangibili di storia vissuta rafforzate e chiarite dal viaggio nell'inconscio di Jirō. La strutturazione del film valorizza quest'aspetto. Come a voler accentuare la sola percezione visiva si opta per una pesante riduzione di scambi dialogici per lasciare che i suoni dell'ambiente d'intorno controllino l'articolazione della scena. Per lunghi tratti un muto e pacifico guardare si impadronisce degli stessi personaggi che sembrano attori esperti di una recita secolare, scritturata su richiami da cinema muto d'inizio Novecento. Il culmine è raggiunto in certi momenti con l'astrazione definitiva sorta dall'assenza di sonorità, un vuoto catartico nel dispiegarsi del movimento degli oggetti di scena. La stessa colonna sonora del veterano compositore Joe Hisaishi si adegua al blando susseguirsi delle immagini, con brani scritti non per corredare ma per sospingerci verso il quadro d'insieme. Quadro è il termine giusto. In un film dove la fisica delle immagini è forse meno elaborata del solito, Miyazaki foggia sprazzi di evidente richiamo pittorico. Difficilmente sfugge all'occhio l'aderenza impressionista con alcuni capolavori di Monet, ripresi non solo per un fugace frammento di pellicola ma utilizzati per tessere cornici d'insieme. E allora se "Impression, soleil levant" è un riassunto degli scorci fluviali che si vedono nel film, "I papaveri" dello stesso Monet è un'istantanea degli incontri di Jirō durante le passeggiate primaverili. Così come non credo sia forzato vedere in "La passeggiata" del francese un chiaro parallelismo con il poster promozionale del film. La fusione con lo spirito orientale è data poi dalle vedute dall'alto di città incise su carta come xilografie giapponesi.

Ancora una volta Miyazaki dà così spazio al suo variegato eclettismo accoppiando richiami europei con conservatorismo orientale. Stavolta non sostiene l'incontro limitandosi a mostrarci la sola oggettistica dei due mondi. Parlare di aeroplani tedeschi, di affabilità italiane o di tipici tranci di salmone e kotatsu non basta più, e per questo si viene a determinare un sorta di transfert ideologico nella mentalità giapponese. E' come se noi, spettatori occidentali, guardassimo il film con occhi nuovi, dal taglio orientale. Con questo sguardo, meno incomprensibili appaiono certi comportamenti e scelte di stile. Il raccogliere il bambù, dare del voi alla propria sorella, affrontare con ordine e silenzio calamità naturali o vivere distaccati sentimenti di trasporto tumultuoso diventano meno anacronistici se letti con autentica prassi nipponica. Miyazaki ci costringe ad assumere questo punto di vista e l'ineluttabilità di ciò la si ha quando c'è l'aperto incontro con un europeo, un "io" potenziale per un occidentale, che ci è infatti presentato con i tratti fisiognomici che più colpiscono l'osservazione giapponese, come gli occhi "rettangolari" ed enormi nasi. Si veda l'ingegnere tedesco Castorp, amico di Jirō, per averne conferma. Tedesco che tra l'altro è parte di un citazionismo non nascosto dell'Hans Castorp di Mann.
Collante tra le due fazioni di pensiero è, poi, lo sconfinato amore di Miyazaki per ogni tipologia di mezzo motorizzato. Chi fosse alla ricerca di un diretto e completo campionario ingegneristico farebbe bene a dare uno sguardo a questo film. In alcune scene vi è addirittura una sovrapposizione istantanea di livelli difformi in ognuno dei quali vi è un mezzo di locomozione differente o la parossistica contrapposizione di coppie di agricoli buoi che trascinano avanguardisti aeroplani.

"La vita di un artista dura un decennio", profetizza Caproni. Miyazaki ha sfruttato a pieno gli anni concessi e "Si alza il vento" ne è la degna Summa Theologiae, racchiudendo il segreto che ha spinto il Maestro al ritiro: "voleva farsi vedere dal suo amato solo nel suo splendore" viene detto nel film. Ora sta splendendo.

imedith

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
INTRODUZIONE
Hayao Miyazaki è quel genere di regista che stordisce lo spettatore di emozioni innanzitutto sensoriali. Per questo i suoi film d'animazione sono sempre difficili da incasellare secondo schemi prestabiliti, almeno per noi occidentali che da secoli accordiamo al logos il ruolo di protagonista: non tutto viene spiegato a chiare lettere. Soprattutto nelle sue ultime creazioni, come "Ponyo sulla scogliera" o "Il castello errante di Howl", il filo narrativo si perde spesso fra la meraviglia di suoni, colori e azioni mozzafiato.
"Si alza il vento" non può prescindere da questa impronta caratteristica del maestro, così come non può prescindere dal character design tipico dello Studio Ghibli (seppure declinato diversamente dai vari registi di volta in volta), che molti amano spassionatamente per la semplicità del tratto e la grande espressività, ma altri non sopportano, trovandolo insipido, caricaturale e infantile.
La scelta, per l'ennesima volta, di Joe Hisaishi quale compositore della colonna sonora del film, conferma la volontà del regista di portare avanti una tradizione ormai trentennale. C'è da dire che in questo caso Hisaishi, pur firmando un'opera di tutto rispetto e perfettamente intonata allo stile e ai momenti del film, non brilla per creatività. Esegue un buon compito ma apparentemente con minor passione rispetto ad altre indimenticabili sue produzioni.
Tutti questi elementi, così "cristallizzati" nei decenni pur se continuamente reinterpretati, costituiscono del resto la firma indiscussa del prolifico regista Hayao Miyazaki. Il quale, dopo quest'ultima fatica, ha annunciato il suo ritiro dal mondo dei lungometraggi animati, almeno per quanto riguarda la regia. Così, spingendo l'acceleratore su tutte le sue personalissime passioni (prima fra tutte il volo), con un pizzico di autobiografismo (il sogno degli aerei, la miopia, la malattia della madre) e con decine di richiami a tutte le sue opere passate ("Porco Rosso", "Laputa: il castello nel cielo", "Nausicaa", solo per citarne alcune) si congeda dal suo pubblico con un'opera sorprendente, capace di spiazzare perfino chi ne è fan di lungo corso.

GLI ELEMENTI DI NOVITA'
"Si alza il vento" racconta la storia di un uomo realmente esistito, Jiro Horikoshi, che sin da bambino coltivava il sogno di lavorare nel settore aeronautico. La narrazione si inserisce in un periodo storico preciso, gli anni fra le due guerre mondiali; in un luogo preciso, il Giappone; in un contesto sociale, culturale e artistico preciso anch'esso e influenzato dalle avanguardie e dai nazionalismi.
Stretta fra questi paletti, la trama deve necessariamente svolgersi in modo per lo meno "realistico". E difatti mai un film di Hayao Miyazaki è stato più ancorato alla realtà: nella sua lunga carriera il fantasioso maestro ha tratto ispirazione da luoghi, racconti, personaggi storici o mitologici, ma li ha sempre re-interpretati in chiave personale, secondo il proprio gusto e la propria visione delle cose. Li ha spogliati di tutti i loro elementi concreti per trasformarli in simulacri ideali e intangibili, spesso inseriti in tempi e luoghi indefiniti, perciò così potenti nello stimolare l'immaginario dello spettatore e così rispondenti alla sua scoppiettante creatività. Qui non poteva farlo e la cosa salta immediatamente agli occhi.
Ciò che accade è tremendamente vero nel dramma delle situazioni proprio perché è vera tutta l'ambientazione e le storie che vi si inseriscono. La sorte del vivere in quel tempo e in quel luogo è messa completamente a nudo nella sua ineluttabilità.
Anche se, ancora una volta come ne "Il castello errante di Howl", Miyazaki non raffigura in prima linea la violenza del conflitto armato, questa presenza incombe pesantemente per tutta la durata del film fino addirittura a diventarne la chiave per giungere alla conclusione.
Ma le tragedie circostanziate assurgono anche a tragedie universali quando il terremoto del Kanto del 1923 può essere quello del Tohoku del 2011 (che ebbe luogo proprio durante la produzione del film), le guerre mondiali non differiscono dalle odierne guerre in Medio Oriente e la malattia in qualsiasi epoca e a qualsiasi latitudine comporta sempre le medesime sofferenze. È la lotta generica e primigenia dell'esistenza per la quale "bisogna vivere nonostante tutto" e assaporare le fugaci gioie di ogni singolo giorno, come decidono di fare i protagonisti.
Ne è la dimostrazione il fatto che Jiro non lotti e non cerchi di sfuggire alla sua sorte o di cambiare quella dei suoi aeroplani. Accetta quel che accade in maniera passiva, consapevole di non poter modificare lo stato delle cose, dando il meglio di sé soltanto dove sa di poter arrivare, pur con ottusità e a prescindere da tutto quello che succede intorno. È un protagonista ben diverso da Ashitaka o da Pazu, che si agitano tanto per i loro scopi. Jiro fa quello che può, come aiutare chi vicino a lui è in difficoltà, sperare che un giorno gli aeroplani siano usati per scopi civili, ma non crede in alcun modo di poter cambiare lo stato delle cose.
Diversamente, la donna amata lotta strenuamente e per tutto il tempo contro il proprio dramma, da classica eroina miyazakiana che non vuole arrendersi. Solo che è una lotta impari, anch'essa, una lotta che sembra addirittura fine a sé stessa e capricciosa in certi momenti. Più che ammirazione si prova commiserazione per lei.

Questa ricerca del reale fra l'altro è amplificata dai magnifici scenari disegnati, di un dettaglio stupefacente e frutto di una maestria ormai indiscutibile nel panorama dell'animazione. Ricchissimi di particolari e suggestivi grazie al sapiente uso di luci e colori, sono la giusta culla per questo tipo di narrazione. L'attenzione maniacale per la fedeltà storica ha portato a riprodurre con precisione millimetrica i mezzi di trasporto d'epoca, le strade e gli arredamenti, restituendoci "l'atmosfera" di quel periodo come difficilmente si pensa che un disegno animato possa fare.
Per non parlare delle sequenze epiche che coinvolgono centinaia di persone, di case, di oggetti tutti insieme nello stesso fotogramma: non si nota un solo movimento ripetitivo, meccanico o a scatti, la folla scorre fluida e realistica come se fosse interpretata da attori in carne e ossa. Non a caso queste scene si concentrano in momenti di alta tensione nella narrazione: nello stesso piccolo spazio hanno luogo centinaia di movimenti in contemporanea, proprio come accade nelle situazioni vere di panico generale, così che non si sa dove soffermare lo sguardo. Il movimento di massa così ben realizzato è talmente evocativo da lasciare col fiato sospeso, quasi si rimanesse soffocati dalla fiumana di gente in cammino. Come se fossimo lì accanto ai protagonisti, spintonati anche noi, a respirare lo stesso odore di fumo.

C'è poi un altro aspetto da prendere in considerazione, non completamente nuovo e già apparso in molte sue opere precedenti, ma qui certamente più sottile e nascosto, tanto quanto decisivo per conferire al film il suo realismo: l'imperfezione. Quella che rende così umani gli esseri umani e così nostro questo mondo a cui apparteniamo.
L'imperfezione intesa non come colpa o cattiveria o errore, ma imperfezione come dato di fatto dell'esistenza, come impossibilità di distinguere nettamente il bianco dal nero, come parte necessaria e complementare della perfezione. Come componente indissolubile della vita, quella vera.
Leitmotiv dell'intero film è infatti la perfezione dell'aereo al quale Jiro anela e l'imperfezione del modo in cui la sua invenzione sarà accolta dal mondo.
Ma c'è anche la perfezione nella genialità di Jiro dal punto di vista professionale e la sua imperfezione nel gestire l'aspetto relazionale e più intimo della sua vita, sia nei rapporti con la famiglia che nel rapporto con la donna che ama.
C'è la perfezione di Nahoko nell'accondiscendere, comprendere e prendersi cura di Jiro nonostante il suo comportamento (o proprio per quello?), ma l'imperfezione del suo destino ingiusto che rende persino l'amore triste e schiavo dei compromessi.
In breve c'è la perfezione di quegli ideali a cui i protagonisti aspirano, a cui qualsiasi uomo aspirerebbe, e poi c'è l'imperfezione onnipresente della vita reale. Quegli ideali sono irraggiungibili, è questa la vera novità: per la prima volta il mondo di Miyazaki non si risolve in un finale illusorio. Non si risolve neanche nel finale saggio di "Principessa Mononoke" o in quello ambiguo de "La città incantata". Non si risolve e basta, perché è irrisolvibile.

GLI ELEMENTI CARATTERISTICI
Miyazaki, però, resta pur sempre Miyazaki. Se per certi aspetti "Si alza il vento" appare così diverso da ciò a cui ci ha abituati, abbiamo già detto che per tutto il resto il film è probabilmente quello che ritrae più da vicino il suo universo, le sue idee e il suo modo d'essere.
Non poteva mancare, quindi, una frequentissima dimensione onirica in cui il regista dà libero sfogo alle sue fantasie più tipiche, alternando così due registri narrativi distinti. A ben vedere, però, l'aspetto immaginifico in questo film, proprio perché relegato a determinati istanti, esercita un ruolo ancora più potente. Il sogno è tale proprio (e soltanto) perché in opposizione alla realtà.
Il sogno è istinto, azione incalzante, passione debordante, colori vivaci e chiasso allegro "all'italiana". Addirittura, i personaggi al suo interno sono sempre perfettamente coscienti di trovarsi in una dimensione dove tutto è concesso. È come un'agognata valvola di sfogo alle costrizioni del mondo vero, ma anche il luogo incontaminato dove le idee prendono forma e dove si può sperare ancora di realizzarle.
La realtà invece è caratterizzata da costante stasi e formalità, sguardi persi nel nulla, lunghissimi silenzi e, soprattutto, calcoli infiniti. Si dipana tutta fra il lento consumarsi di una sigaretta e lo scrivere numeri su numeri. Niente è facilmente raggiungibile (al contrario del sogno dove qualsiasi stranezza è permessa nell'immediato), ogni piccola conquista è frutto di estenuanti elaborazioni, una lotta interiore portata avanti con paziente razionalità.
C'è una sola eccezione: l'innamoramento. La passività-da-rassegnazione può essere vinta soltanto per l'amata, fino a piangere addirittura, fino a mettersi in pericolo e mettere in pericolo ogni cosa per lei. Non eroicamente come Ashitaka, ma umanamente e fragilmente come Jiro Horikoshi.
L'innamoramento sembra essere in grado di conferire alla realtà, per brevissimi e fugaci istanti, tutte le magiche atmosfere e i colori del sogno. Non più interminabili silenzi seduto a una scrivania, ma parole, risate, cielo e natura, azione.
È forse questo il momento meno realistico e più idealistico di tutto il film, che farà battere il cuore di molti spettatori per la sua delicatezza e storcere il naso a tanti altri per la sua prevedibilità e romanticheria. E che costituisce un topos dell'intera filosofia miyazakiana, qui trattato con un'eccezionale sensibilità: la donna è la strenua combattente che sopporta in silenzio e offre appoggio e protezione a costo di sacrificare sé stessa, l'uomo è l'eterno bambino smarrito che necessita delle sue cure, della sua approvazione e del suo incoraggiamento come dell'ossigeno per respirare. Solo così lui può compiere grandi imprese e svolgere al meglio il proprio lavoro, che è poi ciò che lo nobilita.
È dunque solo l'ansia che fa correre e piangere Jiro? Oppure è terrorizzato come un bambino all'idea di perdere la sua àncora di salvezza e, di conseguenza, la possibilità di realizzare il suo sogno? Siamo sicuri che sia proprio Nahoko ad avere bisogno di quella mano stretta e non sia piuttosto Jiro, come lei ben sa, il primo a necessitarla? La donna è proprio l'anello di congiunzione tra la realtà e il sogno, ciò che permette a Jiro di portare avanti i suoi progetti senza perdersi nell'uno o nell'altro mondo.

SPOILER
Eppure, piano piano nel corso della trama, anche il sogno viene contaminato dalle imperfezioni della realtà. Forse perché Jiro cresce e matura grazie alla donna che ama, forse perché anche la realtà viene poco a poco influenzata dalla positività del sogno nel momento in cui Jiro si avvicina al realizzarlo.
Il punto di contatto fra i due mondi però, invece di costituirne il momento di equilibrio, rappresenta quello della disgregazione: nella vita vera non si può avere tutto. L'anello di congiunzione si spezza, perché ha esaurito la sua funzione: la donna può finalmente gettare le armi e arrendersi al destino, avendo accompagnato il proprio uomo all'apice del sogno tanto agognato. Da adesso in poi per Jiro inizia una nuova esistenza.
E nel momento in cui tutto ciò avviene, la preoccupazione e lo smarrimento dipinto sul volto di Jiro, lo sguardo rivolto altrove, i capelli mossi dal vento invisibile, il silenzio di questa consapevolezza, sostituiscono la gioia e la baldoria che ci aspetteremmo. In modo emblematico le persone che lo attorniano devono richiamare la sua attenzione addirittura scrollandolo per un braccio. Il percorso di formazione del nostro protagonista è giunto al termine: sogno e realtà, da adesso in poi, non saranno più così disgiunti.
È tutto finito. Miyazaki ci scaraventa senza troppi complimenti nella scena finale in cui ogni cosa è confusa: passato, presente e futuro, mondo reale e mondo ideale, ormai non ci sono più distinzioni di sorta. Non ci sono spiegazioni che tengano, non ci sono perché, non ci sono ragioni: semplicemente è accaduto, semplicemente accade, così come accade di essere al mondo, di respirare e di costruirsi il proprio percorso fra le genti.
Bisogna solo vivere, cogliere il momento e lasciarsi andare al vento che si alza ad accompagnare le nostre esistenze: il vento costante che fa arrivare lontano le passioni, il vento impetuoso che distrugge senza poter essere fermato, il vento dolce che sospinge fra le braccia dell'amata, il vento imprevedibile che ci porta dove vuole contro la nostra volontà, il vento lieve delle piccole cose che danno gioia. Un alito di vento capriccioso che anima tutte le nostre vite.

CONCLUSIONI
Un lungometraggio di grande spessore, sia a livello tematico che di realizzazione tecnica e, soprattutto, di encomiabile sensibilità e rigore storico. Non è di certo un film per tutti, né tantomeno il classico cartone animato per famiglie.
È rivolto prevalentemente a un pubblico adulto disposto ad affrontare tematiche mature, ma ancora capace di meravigliarsi e commuoversi come i bambini. Lo spettatore ideale per questa pellicola è la persona senza preconcetti, non per forza fan sfegatato di Miyazaki, un adulto qualsiasi semplicemente disposto a lasciarsi rapire e trascinare dall'atmosfera suggestiva del film.
Il mio voto è 10, ma so di essere di parte perché adoro i lavori sfornati dallo Studio Ghibli e il tipo di percezioni che mi regalano. Magari sarà 8 per chi ama un altro Miyazaki e non apprezzerà fino in fondo la "svolta realista" del maestro. Potrebbe essere 6 per coloro che in un lungometraggio preferiscono character design più elaborati e suspense da thriller rispetto allo slice of life che contraddistingue quest'opera.
Ma dare meno di 6 a un lavoro di questo tipo credo francamente che sarebbe un abbaglio. Vorrebbe dire, a prescindere che sia piaciuto o meno nei contenuti e nel suo svolgersi, negarne innanzitutto l'incredibile valore documentale e l'impegno realizzativo. Come ho detto spesso per i film dello Studio Ghibli: anche soltanto a guardare i meravigliosi scenari disegnati c'è sempre da rimanere incantati.


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9th

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
<b>Attenzione: la recensione contiene lievi spoiler</b>

Mi piacerebbe iniziare questa recensione partendo da un piccolo e simpatico aneddoto. Nulla di epocale, sia chiaro, solo una piccola anticipazione prima della portata principale.
E' domenica, l'ultimo giorno in cui le sale cinematografiche nostrane trasmettono il chiacchieratissimo "Si alza il vento". Io, da buon ritardatario cronico, mi accingo ad assistere all'ultimo spettacolo disponibile. Seduto bello comodo sul mio posto, preparato mentalmente alla visione del film, capto per casualità (si fa per dire) l'accesa discussione tra una coppia sposata. Sono seduti nei posti accanto ai miei. Lui, evidentemente adirato, continua a lamentarsi del fatto che non volesse assolutamente vedere un "cartone animato per bambini"; lei, adirata almeno quanto lui, gli ripete altrettante volte di "darsi una benedetta calmata". La cosa continua per un po' fino a quando le luci si spengono e, finalmente, il film comincia.
Piccolo salto temporale, quasi due ore e mezza dopo, sempre la stessa coppia. Luci accese, titoli di coda. Il marito si gira verso la moglie e guardandola sorridente le dice: "Bellissimo."

Ora, c'è un perché ho scelto proprio questo aneddoto per dare vita alla mia recensione; quale sia? Ci arriverò tra un po'.
Prendiamo invece un giro largo e parliamo di Hayao Miyazaki. Certo, perché senza di lui le cose sarebbero molto diverse. Non ci sarebbero i suoi film, non ci sarebbe lo studio Ghibli, non ci sarebbero le colonne sonore dei suoi film, non ci sarebbero dibattiti riguardo alla bellezza delle sue pellicole, insomma, il mondo sarebbe sicuramente più povero senza la sua presenza. Sulla sua intera produzione cinematografica non mi esprimerò in questo luogo, non è su quello che verte la mia recensione. Eppure, vi pongo una semplice domanda: "Sareste contenti di vivere in un mondo in cui "Mononoke Hime", "Laputa", "Porco rosso", "Kiki", "La città incantata", "Il castello errante di Howl", "Ponyo", "Nausicaa", "Lupin III", "Totoro" non esistono? Chiedetevi solamente questo.
In ogni caso, tornando a noi, nel 2013 il bianco e barbuto regista annuncia alla Mostra di Venezia che il suo ultimo film, "Si alza il vento", segnerà il suo addio al palcoscenico. Il suo addio al grande schermo, il suo ultimo regalo al mondo. E, a mio parere, non poteva esserci saluto migliore.
Sì, perché "Kaze Tachinu" racchiude in sé tutta l'essenza delle opere di Miyazaki, tutti quei temi che il regista ha sempre cercato di inserire e sviluppare nei propri film.

L'ultima fatica di Miyazaki parte proprio con la sua più grande passione: il volo. Già dalla primissima scena, nella quale assistiamo a uno dei tanti sogni ad occhi (aperti) chiusi di Jiro, sarà il desiderio di volare a farla da padrona.
Da misteriose isole fluttuanti a biciclette aereodinamiche, da scope stregate ad ali piumate, la volontà di librarsi in aria ha sempre accompagnato tutti lungometraggi di Miyazaki. Ed è proprio in "Si alza il vento" che questo leitmotiv avrà la sua massima espressione. Qui non verrà più usato come tematica sognatrice, come uno dei tanti desideri che riempivano i cuori delle sue passate creazioni. La vita di Jiro si basa proprio su questo; il suo obbiettivo è quello di creare un suo areoplano perfetto (certo, gli aerei preferirebbe guidarli, ma la miopia non gli dà scampo), di poter finalmente rendere quello che fino ad ora era un semplice desiderio realtà. "Si alza il vento" rappresenta in un certo senso la concretizzazione dell'immaginazione. Finalmente il volo verrà realizzato con qualcosa di attendibile, un aeroplano, e tutta quella sfera che da sempre faceva una sua comparsa nelle pellicole di Miyazaki ha finalmente raggiunto una sua dimensione concreta e reale. Non più un sogno, ma (dura) realtà.
In generale, tutto il film è concreto. Non fraintendetemi, non sto dicendo che sia una storia in tutto e per tutto realistica e realizzabile, ha sicuramente le sue parti oniriche e cariche di simbolismi; va però ammesso che rispetto a tutto ciò che di Miyazaki abbiamo potuto vedere, "Si alza il vento" è senza ombra di dubbio l'opera più realistica. Un realismo che giova moltissimo alla pellicola; sin dall'inizio della sua avventura Jiro sarà costretto ad affrontare avversità che non provengono da esseri incantati o da chissà cosa, ma dalla Terra e dall'uomo. Splendida la scena che fa rivivere il Grande Terremoto del Kanto, altrettanto suggestivi i brevi passaggi in cui ci vengono mostrati bombardamenti aerei, bombardamenti che non sono altro che la conseguenza del duro lavoro dei progettisti come Jiro. Sì, perché il sogno del protagonista non è tutto luccicante, ma nasconde anche i suoi lati oscuri. Gli effetti che gli aeroplani portarono alla guerra furono devastanti, migliaia e migliaia di morti, e tutti coloro che li creavano erano ben consapevoli di cosa stessero facendo. E allora ecco che la dimensione del sogno e della vita si scontra con quella malvagia della guerra, in un mondo crudele in cui anche perseguire il proprio obiettivo può causare morte e distruzione.
E di fatto in tutto il film saranno presenti critiche, come solito del regista, alla società. Dalla povertà dei bambini ai lati delle strade, dalla mentalità chiusa e ottenebrata dei regimi dittatoriali, dalla discriminazione femminile, in ogni dove Miyazaki inserisce qualcosa su cui lo spettatore deve interrogarsi. E come ho già detto precedentemente, in un'atmosfera decisamente più realistica rispetto alle sue precedenti opere, ciò è reso alla perfezione.

Vi è poi la strana e controversa storia d'amore tra Jiro e la giovane Nahoko; tralasciando per un attimo l'incredibile rapidità con cui i due si innamorano, la cosa più interessante qui è il modo in cui viene raccontata la storia tra i due protagonisti. Oltre ad essere carica di una tragicità palpabile, dovuta alla malattia incurabile di Nahoko, è pregna di quella inevitabilità del destino così dura da accettare e che mai prima d'ora era affiorata nelle opere del regista. In tutte le sue pellicole i personaggi, soprattutto i bambini, erano sempre riusciti con le proprie capacità, con la propria anima, a cambiare la loro vita e il mondo che li circondava. Qui invece Jiro è inerme di fronte all'ostacolo della malattia, e anche quando riuscirà finalmente a raggiungere il tanto agognato obiettivo, nulla potrà impedire la perdita dell'amata. Il destino, per Jiro e Nahoko, non può essere modificato.

Ora, se il film raccoglie tutti i punti forti di Miyazaki, per controbilanciare va detto che ne è anche ricettacolo di tutti i suoi persistenti difetti.
Prima su tutte la noia che assale in certe sequenze: troppo allungate, a volte ci sono attimi di silenzio che avrebbero anche un loro perché se posti in un momento di riflessione, ma invece se ne abusa, e il tutto diventa solo più snervante.
Ci sono poi le situazioni troppo affrettate, come il già citato innamoramento tra Jiro e Nahoko, che sicuramente alleggeriscono la storia ma che la privano di moltissimo appeal e che negano ai personaggi una loro caratterizzazione approfondita. Perché sono tutti personaggi accattivanti, certo, poetici, ma sono i loro pensieri e i loro obbiettivi ad essere i veri protagonisti, non loro in quanto persone. Una maggior introspezione non avrebbe certo guastato; effettivamente va anche considerato che si tratta di un lungometraggio e non di una serie lunga, quindi è un difetto accettabile tutto sommato.

Ma allora, come lo valuto questo film?
Ed ecco che mi riallaccio al piccolo aneddoto che vi ho raccontato all'inizio di questo sproloquio. Per me "Si alza il vento" è la giusta conclusione della carriera di Miyazaki. E' un film con tantissimi pregi e qualche difetto, è un film che in due ore e mezza racconta il regista, è un film che nel suo realismo riesce a far sognare anche noi. E' un film che, nonostante tu non voglia guardarlo, nonostante tu stia urlando a tua moglie che i "cartoni animati per bambini" non fanno per te, apprezzerai. Perché è una storia di vita, una storia di mondo, una storia di volo, d'amore, di malattia, una bella storia. Ed è quello che basta per farti sorridere, dentro e fuori.

Airi-chan

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Airi-chan

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Quando un anno fa fu presentato alla 70° Mostra del Cinema di Venezia, credevo che "Kaze Tachinu" sarebbe stato un altro dei film capolavoro di Miyazaki Hayao caratterizzato da un'atmosfera trasognata, popolato da figure ideali e luoghi immaginari, ma mi sbagliavo. "Si alza il vento" - questo il titolo italiano del film - è tutt'altro che un lungometraggio contraddistinto da un'aura fiabesca e da personaggi o luoghi fantastici, al contrario è una pellicola che propone uno spaccato della storia e della società giapponese negli anni antecedenti la Seconda Guerra Mondiale osservate con gli occhi del protagonista di questo film: Horikoshi Jiro.
Il personaggio di Jiro non è però frutto della fantasia del regista, bensì è liberamente ispirato sia alla vita del vero Horikoshi, ingegnere aeronautico giapponese conosciuto per aver progettato i famosi caccia Zero utilizzati nel secondo conflitto mondiale, sia al romanzo omonimo "Kaze Tachinu" di Tatsuo Hori, a cui Miyazaki si è riferito nell'illustrare il rapporto tra il protagonista e la moglie, Satomi Nahoko, gravemente affetta da tubercolosi.

La scelta di narrare la storia di un personaggio realmente vissuto si discosta totalmente dai precedenti lavori del Maestro non solo per la componente storica ad esso legata, ma anche e soprattutto nel suo proposito di ritrarre l'uomo "nella sua totalità" e, dunque, di rappresentare la veridicità dei sentimenti umani. D'altro canto, la parte "fantastica" presente nei suoi antecedenti film era legata al bisogno di regalare speranza alle prossime generazioni - come Miyazaki ha dichiarato - e verso cui egli stesso nutre fiducia per il futuro. Dunque "Si alza il vento" può essere considerata un'opera in antitesi rispetto ai presupposti precedenti, in quanto il clima che vi traspare è indubbiamente mesto e greve, e in cui anche i sogni più puri sono destinati a scontrarsi con la dura realtà, dove sembra non ci sia spazio per la loro completa realizzazione.
Tuttavia "Kaze Tachinu", nonostante la sua atmosfera malinconica, pare voler lanciare comunque un richiamo di speranza, un anelito di vita contro le avversità dell'esistenza che, per quanto ineluttabili possano essere, non devono mai poter sopraffare i sogni, privando i loro possessori del desiderio di avverarli. Il personaggio di Jiro, infatti, non può far altro che portare avanti la propria aspirazione con infaticabile e assoluta dedizione, anche se questa dovesse risultare una chimera; non può rinunciare a progettare splendidi aerei sebbene questi siano un giorno strumento di morte.
Analogo e beffardo destino era già capitato al mentore del protagonista, Giovanni Caproni, altro personaggio storico presente nel film, il cui sogno di formare un'importante aviazione civile svanì nel marzo del 1921 durante il collaudo del prototipo del Noviplano Transaereo, un imponente idrovolante che avrebbe dovuto percorrere distanze transoceaniche portando fino a cento passeggeri. Anche Caproni dunque, che nell'opera appare sempre e solo nei sogni di Horikoshi, non può fare a meno d'inseguire la sua fantasia, quantunque questa non sia destinata a tramutarsi in realtà.

In sostanza, Miyazaki par dare in ogni caso sempre maggior rilevanza all'ideale che al reale, al sogno che alla disillusione, alla vita che alla morte. Non sembra importare poi molto, quindi, che il desiderio infantile di Jiro abbia finito col contribuire alla realizzazione di una realtà funesta, poiché ciò che realmente conta è forse solo l'innalzarsi della volontà umana sul dramma del proprio tempo.


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ayami

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
<b>Attenzione: la recensione contiene spoiler</b>

Sicuramente chi conosce minimamente Hayao Miyazaki conosce la sua indole pacifista e ambientalista, pertanto quando avrà letto la trama di quest'ultimo suo film, "Si Alza il Vento", si sarà chiesto alla pari di me come mai abbia voluto raccontare la storia di Jiro Horikoshi, capo ingegnere progettista del famoso caccia aereo giapponese Mitsubishi A6M "Zero", noto per l'utilizzo di molti di essi per gli attacchi suicidi dei kamikaze. La storia di un uomo che ha costruito/progettato strumenti di guerra? Possibile? Sembrerebbe di sì...

Tralasciando la parte tecnica di ottimo livello come sempre e la trama semplice e lineare del film - ossia il racconto della vita del protagonista Jiro, dall'infanzia fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, con la sua "ossessione" per il volo e in particolare per la progettazione di aerei - trovo più interessante approfondire l'aspetto umano del personaggio principale.

All'inizio viene dipinto come un normale ragazzo di buon animo (aiuta la sua futura moglie durante il terribile terremoto del 1923, cerca di regalare del cibo a dei bambini alla fermata del bus) con la passione per il volo, ma avendo fin da piccolo problemi di vista e portando gli occhiali sa già di non poter diventare un pilota; però nei suoi ricorrenti sogni, dove incontra il suo mentore Conte Caproni, famoso progettista aeronautico italiano, invece di rassegnarsi ad abbandonare il suo sogno decide di diventare un progettista proprio come il Conte.
Per fare ciò, per realizzare il suo sogno, Jiro sacrifica praticamente tutto: trascura la moglie malata, la famiglia (di questa non viene raccontato nulla e la sorella quando gli fa visita lo rimprovera sempre della sua assenza); non ha altro in mente che la realizzazione della sua ambizione e per "continuare a sognare" è disposto anche a un compromesso alquanto sconveniente (decisione tra l'altro che prende quasi immediatamente), ossia progettare un aereo caccia da guerra - di certo sa che se il suo sogno si realizzerà, la sua creazione sarà usata per uccidere, ma nonostante questo non si ferma neppure di fronte a questo ostacolo. Più volte nel film il protagonista e i suoi amici/colleghi, così come il Conte Caproni, ribadiscono che la sua intenzione ultima non è quella di realizzare un aereo per la guerra, ma solo quella di realizzare l'aereo perfetto capace di solcare i cieli come nessun'altro mai, ma sembra più che altro una scusa e/o pura autoconvinzione.

La scena emblematica arriva verso la fine, dove a notte fonda Jiro, in stanza con sua moglie costretta a letto, stringendole la mano, continua con i suoi studi e ricerche, finché non accende una sigaretta: ebbene sì, si mette a fumare una sigaretta nella stessa stanza dove sua moglie giace a letto malata di tubercolosi (grave infezione spesso polmonare), perché la povera donna non voleva lasciargli la mano per farlo uscire dalla stanza, sapendo che da lì a poco non lo riavrebbe più rivisto - non è stato capace di rinunciare a una sigaretta a discapito della salute della sua amata (amata per davvero?), figuriamoci allora cosa può essere capace di fare per lo scopo ultimo della sua vita.
Di questa scena la cosa più interessante sta nel fatto che nella realtà Nahoko, la moglie di Jiro così chiamata nel film, non soffriva di tubercolosi, e lo stesso Jiro non era un fumatore: allora perché Miyazaki ha voluto inserire questi particolari? A mio avviso un comportamento simile - fumare nella stessa stanza di un malato - non è certo da elogiare, anzi il contrario, pertanto il regista ha volutamente attribuito una denotazione negativa al protagonista, cosa insolita visto che i suoi personaggi sono sempre positivi e dotati di un grande senso di giustizia.

Alla fine della pellicola, in uno dei suoi sogni, Jiro rimane praticamente solo tra i rottami dei suoi tanto amati aerei, dove rammaricato dice che neppure uno è tornato indietro; è come se fosse afflitto solo per i "suoi poveri aerei", invece per i familiari trascurati/abbandonati o i piloti/soldati morti in guerra nemmeno il minimo rimpianto. Qui incontra anche il Conte Caproni e la sua ormai defunta moglie che lo esortano a vivere... sì, a vivere come a dover in qualche modo espiare e sue azioni.

In conclusione credo che si tratti di un buon film, probabilmente perché si discosta da tutti quelli già diretti da Miyazaki dove di solito ci sono "bambini, buoni sentimenti, felici e contenti" (cit.) - in particolare non vorrei però che a causa dei trascorsi "happy ending" del regista, questo film possa passare come un elogio all'impegno nel perseguire i propri sogni e non arrendersi alle difficoltà - sì, ma anche a discapito di tutto? Cosa si è davvero disposti a sacrificare per i propri sogni e ambizioni?

Nei film di Miyazaki, dal mio punto di vista, ho sempre trovato un difetto o meglio dire una mancanza, ossia l'assenza di una morale chiara e di facile comprensione - c'è sempre stato un aforisma che non sono mai riuscito a interpretare fino in fondo, forse uno dei più famosi di Karl Marx: la strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni - questo film me lo ha fatto comprendere appieno e ne è certo l'emblema.


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Ciliegis

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
"Si alza il vento" è l'ultima grande opera del maestro Miyazaki Hayao, con il quale dice anche addio al grande schermo. Il protagonista è Jiro Horikoshi, appassionato di aeroplani, che con la sua grande fantasia immagina di parlare con il Conte Giovanni Caproni, grande progettista italiano di aeroplani.
Il protagonista è un ragazzino con gli occhiali che sogna di diventare anch'egli un progettista di aeroplani e da adulto si scontra con la dura realtà, che sfocia nella Seconda Guerra Mondiale. Infatti si ritroverà a progettare il velivolo "caccia Zero" utilizzato poi dai kamikaze durante la Seconda Guerra Mondiale. Un uso che il protagonista non avrebbe voluto. Infatti nell'aeroplano avrebbe voluto esprimere il suo amore per la progettazione di mezzi e non certo creare uno strumento di distruzione e morte.

La versione italiana dell'opera è sublime, tradotta e adattata con superba bravura. Il contesto socio-linguistico è riprodotto con estrema finezza, in linea con il modo di parlare dell'epoca. L'uso della lingua raggiunge una tale raffinatezza che neppure le correzioni manzoniane erano così accurate: possiamo definire l'adattamento quasi onomaturgo, con una sicurezza che ricorda quella del Padre Eterno durante la creazione. Si fa molto uso dell'istituto sintattico dell'inversione caro ai più grandi esponenti della tradizione poetica italiana, da Tasso a Foscolo. Come vediamo all'inizio de "I sepolcri": "All'ombra de' cipressi e dentro l'urne, confortate di pianto è forse il sonno, della morte men duro?". Ma questo stile si adatta perfettamente a quello narrativo del film, lento e poetico.

Il maestro Miyazaki Hayao con questo capolavoro ci regala una sorta di testamento, infatti il lungometraggio è ricco di riferimenti autobiografici ad episodi della vita del regista, al suo grande amore per il volo, per la progettazione e per i velivoli, come abbiamo già visto in un'altra sua opera "Kurenai no Buta" (in Italia "Porco Rosso") e infine ci mostra il suo ultimo punto di vista su molti aspetti della vita e della natura umana.


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Kabutomaru

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Seppur difficile, non è raro per un artista realizzare una o due opere di alto livello, ripetersi nel tempo però è tutt'altra cosa, figurarsi poi concludere in bellezza la propria carriera artistica con una pellicola eccellente. Hayao Miyazaki durante la sua quarantennale carriera ha saputo mantenere la sua filmografia su livelli molto buoni, raggiungendo gli apici con "La Principessa Mononoke" e "La Città Incantata". È deleterio pretendere il capolavoro da un regista che ha oltre settant'anni, perché oramai ha finito di comunicare tutto ciò che aveva da dire con le precedenti opere. Nonostante ciò, Miyazaki riesce a concludere la sua carriera con un capolavoro, impresa in precedenza riuscita solo a pochi grandi (ad esempio Leone con "C'era una volta in America" o Kubrick con "Eyes Wide Shut"). Con "Si Alza il Vento", oltre alla regia, il cineasta si occupa anche del soggetto (la storia è tratta da un suo manga e in parte dall'omonimo libro di Tetsuo Hori) e della sceneggiatura. L'opera viene distribuita nei nostri cinema dalla Lucky Red solo per quattro giorni, per via dello scarso appeal commerciale dell'opera in Italia.

Come tutti i film del regista in questione la storia è semplice: Jiro Horikoshi è un ragazzo appassionato di aviazione che ha un sogno, costruire il miglior aereo possibile. Il ragazzo, siccome è affetto da miopia, non potrà mai pilotare tali mezzi e, per questo, decide di dedicarsi alla sola progettazione, dando così pieno sfogo alla sua fantasia. Tra viaggi nei vari luoghi del Giappone e all'estero, assisteremo alle varie vicende che nel corso della vita hanno segnato Jiro tra alterne fortune e sfortune, che lo porteranno infine a realizzare il famoso aereo da guerra "Mitsubishi A6M Zero".

A prima vista si può subito notare come la struttura narrativa non diverga molto dalla linearità che permea tutte le opere del regista, anche se questo non è mai stato un difetto, visto che nel cinema conta non tanto il "cosa", ma il "come" la storia venga narrata, facendo un sapiente uso del mezzo registico, del quale Miyazaki è un esperto conoscitore, visto che grazie ad esso ha potuto costruire numerose sequenze visionarie. Stavolta invece il regista sorprende gli spettatori optando per un film biografico, ponendosi all'apparenza in netta antitesi rispetto ai suoi lavori. Niente di più sbagliato, nonostante il realismo del film: Miyazaki riesce a infondere il suo tocco nell'opera, infarcendola con svariate sequenze oniriche dal forte impatto visionario.
Infatti Jiro matura sempre più il sogno di costruire degli aerei che permettano all'uomo di librarsi nel cielo, anche grazie alla scintilla scoccata dall'incontro avuto in sogno con l'eccentrico conte Caproni, un ingegnere dell'aviazione Italiana, che sarà nel corso del film una sorta di guida spirituale per il ragazzo. Nonostante i nobili intenti di Jiro, i cui sogni sono ambientati in un bucolico Eden di pace e serenità, molto spesso essi (specialmente nell'ambito scientifico) devono scontrarsi con la dura realtà, facendo sì che vengano contaminati e sfruttati per gli scopi più abietti e meschini. Gli aerei, secondo la visione del protagonista e di Caproni, avrebbero dovuto trasportare persone, unendo così popoli che si trovano a molta distanza tra loro, finendo con l'abbattere, secondo una visione social-marxista tipica di Miyazaki, i confini tra le nazioni.
Purtroppo la dura realtà costringe Jiro a dover scendere a compromessi, per ottenere finanziamenti che solo i militari sono disposti a concedere, a causa dell'utilità bellica delle sue creazioni. Così gli aerei, come molte altre invenzioni, da simbolo di unione e speranza, sono divenuti uno strumento che semina morte e distruzione, finendo con il portare odio e diffidenza (per via delle tecnologie in essi impiegate, che le varie nazioni custodiscono gelosamente) tra i popoli.
Ulteriore dilemma sulla realizzazione del proprio sogno è che per concretizzarlo non solo bisogna scendere a compromessi, ma è necessario investire ingenti somme di denaro che potrebbero invece essere spese per aiutare gran parte della popolazione bisognosa dei beni di prima necessità.
Però un sogno da realizzare, senza un vento che ci sospinga alle spalle, non è destinato a durare a lungo, e questo vento è incarnato dalla dolce Nahoko. Ella, grazie alla sua fervida immaginazione, riesce a coltivare la sua passione per la pittura creando degli splendidi quadri in cui mette tutta sé stessa. Nahoko, data la sua fragilità, senza Jiro non si sosterebbe da sola in piedi, ma anche Jiro senza la sua presenza non avrebbe un porto sicuro in cui rifugiarsi dopo una lunga e stancante giornata lavorativa. Analizzando il personaggio di Nahoko, sembra che ci si ritrovi innanzi alla figura della "donna angelo" tanto decantata dai poeti della scuola del "Dolce Stilnovo", per via della sua purezza quasi eterea che consente a Jiro, nell'arco di una breve quanto intensa storia d'amore, di poter continuare a coltivare il sogno di costruire aerei che possano elevare l'uomo verso il cielo, liberandolo dalle catene che lo imprigionano al suolo.

Il comparto tecnico del film, come da tradizione per lo Studio Ghibli, è eccellente, con disegni e animazioni che presentano una tecnica modernissima, la quale occasionalmente fa uso di uno spazio tridimensionale per mettere in pratica idee visive altrimenti impraticabili allo stesso livello di perfezione. Degna di menzione è l'eccellente ricostruzione - precisa sin nei minimi particolari - del Giappone a cavallo del periodo tra le due Guerre Mondiali, contraddistinto da un rapido sviluppo urbano e tecnologico, in netta antitesi rispetto alla maggior parte della popolazione totalmente aliena al progresso scientifico, essendo ancora legata alla vita di campagna con i suoi ritmi lenti.
La regia a livello tecnico è di alto profilo, presentando sequenze come quelle dei sogni d'infanzia con Caproni, del terremoto di Kanto, del corteggiamento tra i due giovani con l'aeroplanino di carta, dell'incontro con Nahoko sulla collina e tanti altri piccoli sprazzi di poesia, che creano un quadro complessivo ricco di sottotesti dal grande spessore sentimentale, sublimato in una maturità stilistica e soprattutto umana appartenente solo ai grandi autori.
Per quanto concerne le musiche, Hisaishi alla colonna sonora questa volta si eclissa, scegliendo dei componimenti malinconici e crepuscolari in linea con il periodo storico degli anni '20, che però non si sovrappongono mai alla storia. Proprio per dare un taglio più documentaristico alla vicenda narrata, Miyazaki ha l'interessante idea di usare voci umane per ricreare gli effetti sonori; una sperimentazione senza ombra di dubbio interessante.

In sostanza, seppur la pellicola possa risultare atipica raffrontandola con le precedenti opere del regista, alla fine è il film dove viene fuori la vera natura di Miyazaki con tutte le sue contraddizioni: pacifista e amante degli aerei da combattimento, ecologista e appassionato di motori, profondamente legato ai valori del proprio Paese e ammiratore della tecnologia e del pragmatismo occidentali. Il fluire di tutti questi elementi contribuisce a fare di "Si Alza il Vento" l'ideale testamento spirituale di una quarantennale carriera.
Certo, il fatto che sia il suo ultimo film non deve farci dimenticare i difetti rintracciabili: nella netta separazione tra la vita lavorativa e la vita privata di Jiro che risultano due entità poco interagenti tra loro (non a caso nella seconda parte il montaggio soffre in qualche frangente) e in un'eccessiva idealizzazione della figura del conte Caproni, che non era un uomo di così nobili principi visti gli affari conclusi con il governo fascista, che nel film invece tanto disprezza (ma d'altronde i sogni, essendo prodotti dalla nostra mente, finiscono con l'idealizzare spesso le persone che stimiamo).

Concludendo, si può dire che Miyazaki riesce a chiudere la sua carriera al massimo dello splendore, con un film un po' atipico per i suoi canoni e, per questo, a livello soggettivo potrebbe piacer poco ai suoi fan storici, ma oggettivamente l'opera è riuscita, tanto da guadagnarsi lo status di capolavoro.
Con il ritiro di Miyazaki abbiamo perso non solo un eccellente regista d'animazione, ma anche uno degli ultimi baluardi del cinema classico. Le sue opere resteranno sempre a disposizione per le nuove generazioni di registi d'animazione, le quali impareranno come si possa coniugare insieme intrattenimento, incassi (perché i film di Miyazaki sono sempre stati realizzati con budget molto alti, rispetto alle pellicole dei suoi colleghi e, per questo, dovevano ottenere grossi introiti al botteghino) e autorialità.


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dna_solitario

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
<b>Attenzione: la recensione contiene spoiler</b>

Nella vita si hanno tanti sogni, ci sono i più semplici e quelli più difficili da realizzare.

Jiro Horikoshi è un ragazzo come tanti, sogna di diventare pilota di aerei, ma a causa della sua miopia non può farlo. Per chi ha una grande passione come Jiro questo è solo un minuscolo ostacolo da superare; dopo aver avuto un sogno in cui incontra il celebre progettista italiano Caproni, decide di diventare progettista di aerei. Dedica tutto sé stesso allo studio e cinque anni dopo prende il treno per andare a studiare ingegneria a Tokyo. Qui incontrerà, durante un terremoto che fermerà il treno, colei con cui deciderà in seguito di condividere la sua vita: la splendida Nahoko. Finisce per lavorare presso una delle fabbriche più importanti del Giappone: la Mitsubishi. Dopo un breve excursus in Germania finisce per diventare capo progettazione, realizzando però un iniziale insuccesso. Per riprendersi dalla delusione decide di visitare un luogo di villeggiatura estiva e qui incontrerà nuovamente la bellissima Nahoko; tra i due è subito amore, purtroppo però la ragazza è affetta da tubercolosi e per curarsi decide di ritirarsi in un ospedale. La ragazza non riesce a stare lontana dal suo amato Jiro e decide di ritornare subito da lui; i due organizzano poco dopo un matrimonio tradizionale. Jiro, usando tutta la sua forza creativa e l'utilizzo di nuove tecniche ancora in fase di test, riesce a realizzare un aereo velocissimo e robustissimo: il famoso Zero. La malattia della sua compagna però è peggiorata e la porterà definitivamente lontano da lui.

Il film tratta a mio parere la forza di realizzare un sogno difficile e porta a ragionare sull'utilizzo successivo del proprio lavoro completato. Gli aerei creati da Jiro vengono utilizzati in guerra e moltissimi di loro sarebbero andati distrutti durante i combattimenti. Durante un altro sogno Jiro si chiede appunto se abbia senso realizzare qualcosa che venga poi usato in maniera così riprovevole, ma il progettista Caproni gli spiega che ha realizzato qualcosa che comunque fornisce virtù nei cieli del mondo; se poi l'aereo viene usato in maniera negativa, la colpa non è sua.
Inoltre si parla della forza dell'amore che valica ogni confine, anche quello della malattia. Jiro e Nahoko riescono a trascorrere i pochi giorni assieme traendo ognuno la forza dall'altro.

Un film diverso da quelli standard di Miyazaki, con un impatto più maturo e più profondo, in cui la drammaticità assume un ruolo più elevato.
Il Maestro Miyazaki come sempre non delude le attese e regala un'altra perla d'animazione.


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megna1

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Se includiamo "Il Castello di Cagliostro" e "Nausicaa della Valle del Vento", non prodotti dallo Studio Ghibli, ma tuttora considerati "due tra i più bei film d'animazione di tutti i tempi", questo è l'undicesimo lungometraggio per il grande schermo diretto da Miyazaki. Il primo però ad affondare le radici su una storia realmente accaduta.

Il film infatti narra della vita di un giovane ingegnere aeronautico in un Giappone che si appresta a partecipare alla Seconda Guerra Mondiale. Certo, non è la prima volta che Miyazaki attinge da romanzi o novelle di altri autori. Bisogna fare un salto nel lontano 1978 per ricordare la bellissima "Mirai Shonen Conan", tratta da un libro di Alexander Key e animata magistralmente dalla Nippon Animation. Era stato proprio questo piccolo studio a inaugurare il ciclo di serie tv denominato World Masterpiece Theatre. Le animazioni e il character design di questi adattamenti erano di qualità superiore rispetto agli standard dell'epoca. Ed è proprio durante la loro programmazione che il pubblico cominciava a intravedere il tratto morbido e umano delineato da Hayao Miyazaki (e poi ripreso da altri artisti all'interno della Nippon Animation). "Si alza il vento" appartiene sicuramente, ed è un omaggio, proprio a quel genere. In questi giorni ho avuto l'occasione di rivedere per intero "Lucy May" e ho notato che molte cose fortunatamente non sono cambiate. Il senso della famiglia, i sacrifici, il lavoro, il rispetto per la natura, i primi amori, le separazioni, i sogni. Tutti valori che accumunano queste opere ai lavori dello Studio Ghibli. Certo, come avevo già scritto nella mia breve impressione, a me personalmente è mancato molto l'elemento fiabesco e sovrannaturale di Miyazaki. Anche se, durante i sogni del protagonista, lo staff non rinuncia a inserire alcune sequenze alquanto buffe e in contrasto con qualsiasi legge di gravità, forse per mitigare un poco la drammaticità della sceneggiatura.
Io consiglio sempre di vedere questi capolavori almeno una volta in lingua originale con i sottotitoli, così da poter godere appieno l'intimità e l'atmosfera con cui Miyazaki e Takahata dipingono ogni loro creazione. Per me non esiste una prima parte, né una seconda. "Si alza il vento" va visto tutto di un fiato, e apprezzato per lo sforzo dell'autore di voler toccare i sentimenti di un pubblico ormai disincantato e abituato a videogiochi ultrarealistici e pellicole ridondanti di effetti speciali e cosparse di violenza gratuita e volgarità.

Ed è notizia recente la decisione di assegnare un Premio Oscar alla carriera del Maestro. Un bel riconoscimento per Miyazaki stesso e per i membri del suo studio, che prima di produrre "Nausicaa avevano lavorato per oltre un decennio all'ombra dei produttori occidentali, mentre in patria erano pressoché sconosciuti. E se in futuro si decidesse di nominare un Nobel per la fantasia non vedo altri possibili candidati. Sì, perché, e non me ne vogliano gli otaku per quello che vado a dire ora, Miyazaki non è giapponese, ma appartiene di tutto diritto al mondo dell'immaginario presente in ognuno di noi, che non ha bandiere, simboli politici o religiosi. Un unico dubbio però permane: chi sarà il suo successore?


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Tashi

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
Giappone. Inizi del '900.
Questa è la cornice dell'ultima grande opera del regista Hayao Miyazaki, "Si alza il vento" (titolo originale: "Kaze Tachinu"). Ultima poiché, proprio durante la presentazione della pellicola alla 70° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, il grande maestro d'animazione ha annunciato il suo pensionamento come regista. Non preoccupatevi, non ha ancora smesso di lavorare: sta infatti disegnando un nuovo manga ambientato durante l'era dei samurai.

Tornando al film, Jiro Horikoshi (il protagonista) vuole pilotare aerei, è un sogno che ha sin da bambino, ma la sua miopia gli è di ostacolo. Quando in sogno gli appare Giovanni Battista Caproni (noto progettista di aerei italiano), decide che costruire uccelli di metallo è più bello che pilotarli. Anni dopo, arrivato a Tokyo (sfortunatamente durante il Grande Terremoto del Kanto del 1923) in qualità di progettista, comincia il suo lavoro. Durante questo periodo incontrerà addirittura Hugo Junkers (progettista della Luftwaffe) e un misterioso tedesco, chiamato Castorp, con cui avrà un importante scambio d'idee sul libro "La montagna incantata" di Thomas Mann.
Vivrà anche un'importante storia d'amore. Mentre nel lavoro colleziona fallimenti, Jiro incontra la giovane Nahoko, purtroppo malata di tubercolosi. La loro altalenante vita insieme e il progetto riuscito di Jiro dei famosi caccia Zero (utilizzati poi in guerra dai kamikaze giapponesi), chiude la pellicola che vanta la durata di circa due ore.

"Le vent se lève! Il faut tenter de vivre!" (lett. "Si alza il vento! Bisogna tentare di vivere!"). Questi versi del poeta maledetto Paul Valéry danno il titolo alla pellicola che trae spunto dall'omonimo manga del 2009, sempre di Hayao Miyazaki. Sebbene la vita lavorativa di Jiro sia fedele a quella della sua "controparte storica", l'amore che strugge i due protagonisti è in realtà ripreso dal romanzo breve di Tatsuo Hori (che reca lo stesso nome del film).
Definito da molti il "testamento" di Miyazaki, pur non potendolo negare, "Si alza il vento" rappresenta molto di più che un semplice messaggio di congedo. Scorrendo un fotogramma dopo l'altro, un occhio esperto e attento può notare come i rimandi alle opere precedenti del Maestro siano numerosi e non così nascosti. Lampi di ricordi passati che accecano i fan più attenti dello Studio Ghibli si ripetono per tutto il film: dalla scena iniziale del dirigibile (chiaro riferimento ai bombardamenti ne "Il castello errante di Howl"), agli ovvi richiami ai voli mediterranei di "Porco Rosso", al prototipo distrutto di Jiro osservato come il robot di "Laputa", fino al cancelletto della casa di Nahoko (aperto come fa Haku ne "La città incantata").
Copiare è da tutti, citare è un arte, si dice. Questo film ne è un esempio. Eppure non bisogna considerare il film come un semplice mosaico dei suoi lavori precedenti. Miyazaki fa entrare nel suo cinema una folata di vento completamente nuova rispetto alle precedenti. Il realismo che caratterizza questo film ha dell'incredibile. La minuzia dei particolari degli aerei ne è un chiaro esempio. La qualità tecnica e visiva supera di gran lunga qualsiasi altra pellicola dello Studio Ghibli. Seppur con un parziale aiuto del computer, la matita del Maestro ancora una volta rende poesia e immagini in movimento una cosa sola.

L'ambientazione e la caratterizzazione dei personaggi raggiungono poi livelli mai visti nelle pellicole precedenti. Come si può notare soprattutto nella versione in lingua originale, ogni personaggio parla la sua lingua madre, che sia tedesco, giapponese o italiano. Costumi, tradizioni e linguaggio ricalcano l'epoca in cui visse il Jiro "reale" (e l'adattamento italiano non è da meno). Non ci sono più azioni sovrumane, come i salti di Lupin III a Cagliostro o di Conan, il ragazzo del futuro, ora la gente combatte con ideali, spirito e determinazione attraverso il proprio lavoro. Ora gli adulti si baciano sulle labbra e si sposano. Ora la gente muore in guerra, non torna più a casa. I continui fallimenti di Jiro sono mostrati con l'impeto del vento che lo travolge durante il suo lavoro sulla scrivania: una metafora visiva di grande impatto! Non è un caso che inizialmente questo film sarebbe dovuto uscire insieme con la "favola animata" "Kaguya-hime Monogatari", ultima opera del cofondatore dello Studio Ghibli, Isao Takahata (ciò non avvenne a causa di alcuni ritardi di produzione). Uno scambio inusuale tra il realismo de "Una tomba per le lucciole" e la spensieratezza di "Ponyo sulla scogliera".

La colonna sonora è composta ancora una volta da Joe Hisaishi, storico collaboratore di Miyazaki (nonché di Takeshi Kitano). Attraverso le sue tipiche melodie classicheggianti, con rimandi alle atmosfere anni '20 europee e giapponesi, riesce nuovamente ad accompagnare e perfezionare il ritratto che il regista fa del Giappone preindustriale. È stata inoltre utilizzata una tecnica alquanto inusuale per produrre i suoni degli aeroplani: le vibrazioni che sentite nel film sono state tutte prodotte da voci umane e non da strumenti artificiali! La tecnica che sposa l'umano, potremmo dire.

Il messaggio del "continuare a vivere" riecheggia nel film in vari momenti: "Ora che siete nati, anche se il mondo non è sempre un buon posto per vivere, vivete! Non abbandonatevi!". Come un tamburo, l'inno alla vita riecheggia sin dal titolo: "Abbracciate la vita come un vento, andate avanti anche se vi si gelano le ossa".

Ciò che davvero lega tutta la filmografia del regista, però, è il desiderio di voler rappresentare l'invisibile. Il vento, soprattutto. Il möwe di "Nausicaa", la scopa di Kiki, gli aerei in "Laputa" e "Porco Rosso", Howl stesso. Tutti questi elementi solcano il cielo in un mare invisibile agli occhi, ma non per questo inesistente. I continui passaggi tra realtà e sogno colorano, poi, tale magia. Il gioco di voler far incontrare Jiro e il conte Caproni nel sogno che condividono è un escamotage che trova pochi riscontri nel resto della filmografia mondiale. Conoscersi senza essersi mai visti, vivere a migliaia di chilometri di distanza e condividere lo stesso sogno, comunicando dentro di esso. Onirico e poetico, l'incontro con l'aviatore italiano segnerà l'infanzia di Jiro, fino a farlo diventare un uomo sicuro delle sue passioni (si veda come molti dei personaggi miyazakiani siano in questo senso adolescenti).

Personaggio importante è anche Kayo, la sorella di Jiro. La ragazza, studentessa di medicina, è un chiaro esempio di come le donne, nelle opere del Maestro, siano forti combattenti, spesso più decise e ardimentose dell'eventuale protagonista maschile. In film come "La principessa Mononoke", "Porco Rosso" e "La città incantata", le donne sono sempre mostrate al lavoro, come il motore che muove la società.
Anche l'amore, il rispetto dell'ambiente e l'assenza della dicotomia manicheista bene/male sono temi presenti nel film, ma voglio lasciare la ricerca di tali aspetti agli spettatori, senza dilungarmi in altri discorsi.
Umberto Eco scrisse, a proposito di Hugo Pratt, che "i disegnatori si disegnano nei loro protagonisti". Se per le opere di Miyazaki vale lo stesso principio, in "Si alza il vento" questo è più che evidente. Fumatore incallito, miope sin da giovane, disegnatore di professione (e per passione), amante degli aerei al punto che da bambino desiderava pilotarne uno. Questa descrizione calza sia per Miyazaki che per Jiro Horikoshi. Nella fabbrica del padre del regista si producevano componenti per la costruzione dei sopracitati caccia Zero. La madre di Miyazaki si ammalò di tubercolosi, stessa malattia che costrinse Nahoko a letto.
Come Howl e Jiro, neanche Miyazaki vuole che il suo lavoro diventi mezzo di polemiche belliche (accusa mossa dal partito di destra al potere in Giappone): è lui l'unico che può decidere cosa fare delle sue abilità. È quindi possibile anche una lettura politica dell'opera. Come per la guerra ne "Il castello errante di Howl" o la rivolta operaia in "Laputa", ora il noto pensiero socialista di Miyazaki riemerge in questa opera sulla e contro la guerra. Anche il personaggio di Junkers, progettista tedesco che poi ebbe dei contrasti con il governo hitleriano sull'uso dei suoi aerei, incarna tale sentimento. Questa apparente contraddizione (che rallentò la realizzazione del film per le preoccupazioni del regista) potrà colpire più a fondo gli spettatori di quanto fecero i precedenti film?

Perché, infine, la scelta della voce originale di Jiro è ricaduta proprio sul regista di animazione Hideaki Anno? Se saltiamo le ipotesi della possibile somiglianza vocale e simili, magari potremmo ipotizzare che il regista volesse passare il testimone all'ideatore degli EVA. Lui sarà (credo) il prossimo Miyazaki, il suo erede. Non lo stesso regista di "Ponyo", non lo stesso stile e gli stessi temi di "Howl", ma forse un uomo con gli stessi ideali cinematografici e artistici del suo mentore (Anno lavorò infatti all'animazione di "Nausicaa della valle del vento" sotto lo sguardo di Miyazaki). Seguiamo il vento, vediamo dove ci porterà.

kodamina
kodamina

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
<b>Attenzione: la recensione contiene spoiler</b>

"Vola solo chi osa farlo" (Sepulveda)

Quanto è assillante questa metafora per gli intellettuali di tutti i tempi, quale prepotente brama di riscatto dal disagio della vita terrena li spinge a cercare nel volo la liberazione ultima?
Il folle volo di Ulisse e il volo di tutti coloro che hanno voluto oltrepassare il confine: quando la realtà non basta a placare quel senso di avvilimento che caratterizza l'anima di un sognatore, ci si deve spingere oltre, in un luogo dove sia possibile far volare un aereo con un dito. Quel luogo è dentro e fuori ognuno di noi, è oltre le colonne d'Ercole o è semplicemente immutabile lì, nel mondo della nostra immaginazione. Miyazaki ci dice fin dalla prima scena di cosa parlerà la sua opera, e nella dimensione onirica della storia fa rivivere personaggi realmente esistiti e, attraverso loro, vive anche lui per l'ultima volta nelle sue sceneggiature, proiettando sul protagonista la sua stessa passione per il disegno, mettendo in scena il suo stesso racconto di eterno bambino sognatore, che ha avuto i suoi "dieci anni" per realizzare un progetto e che vuole fermarsi lasciando nel cuore delle persone il faticoso messaggio di sperare.

In un Giappone impressionista e popolato come un quadro di Brueghel, cresce Jirō Horikoshi, rimasto negli annali per aver progettato il caccia giapponese Mitsubishi A6M Zero, per lungo tempo considerato il miglior aereo da combattimento, prima utilizzato per l'attacco a sorpresa a Pearl Harbor e in seguito utilizzato dai giovani piloti kamikaze per i loro voli suicidi contro la flotta americana. Il messaggio politico però non è quello di esaltare una macchina di morte, bensì quello di esaltare il genio creativo di qualcuno che, a causa di una "miopia" carica di connotazioni simboliche, non può volare ma solo progettare. "Il viaggio di inverno" di Shubert che si ode da quella finestra aperta sulle buie strade tedesche, è quello di Jirō ed è quello dell'eroe romantico che cerca il senso della vita abitando un mondo tutto dentro di sé.
La ricerca tecnica e storica di Miyazaki è estenuante, ogni dettaglio è maniacale. La trasposizione del reale, però, viene mitigata dal dialogo onirico con l'ingegnere Caproni, che risulta essere esilarante soprattutto per il simpatico stereotipo in cui il Maestro, innamorato dell'Italia, inquadra il nostro famoso progettista. Caproni da buon italiano è allegro, attaccato alla famiglia e al "buon vino". Questa descrizione è supportata dal geniale Hisahishi, che contamina di mandolino una meravigliosa colonna sonora.

In questa sottile atmosfera di dormiveglia, dove il terremoto e la guerra hanno il suono di un luttuoso lamento - "Le vent se leve! Il faut tenter de vivre" -, aeroplani di carta e pastelli fanno da sfondo al tenero amore di Jirō e Naoko. Questo amore spezza il ritmo minuzioso della trama e lo profuma di leggerezza e di quella bellezza e perfezione che caratterizza l'opera d'arte giapponese. Nonostante tutto quando si alza il vento, la facilità, che fa volare un cappello galeotto dalla tua testa, è la stessa con cui la vita ti porta via le persone che ami; la malattia, in tal modo, porta via Naoko, che scompare, invitando Jirō - che cammina tra le macerie del proprio talento diventato arma di distruzione -, a vivere.

Le opere di Miyazaki ti lasciano sempre qualcosa nel cuore: essere rapiti dall'essenziale semplicità dei sentimenti di cui è composta la vita è sempre calorosamente disarmante.
Quindi grazie Miyazaki per questa pellicola e per tutte le altre, grazie per averci fatto commuovere e averci nel frattempo regalato "Totoro", grazie di aver dato a noi adulti la possibilità di sentirci bambini e grazie per non averci lasciato soli in questa meravigliosa e malinconica via di fuga, l'immaginazione.


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LetItBe

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
Le vent se lève... e diventa l'Attore, colui che agisce, che quasi prende vita in questo film d'animazione, laddove Jirō gli cede il passo con rispettosa consapevolezza che il vero protagonista è lui, questa entità della quale, seppur invisibile, percepisce gli effetti. Perché è il vento con le sue tante sfaccettature e accezioni a scandire tutta la vita di quest'uomo, fin da quando, bambino, sognava di volare stando al pannello dei comandi di un aeroplano e, poiché la sua forte miopia non gli avrebbe mai permesso di diventare un pilota, decideva che gli aerei li avrebbe progettati, lasciando ad altri il compito di farli volare.
Ed è sul treno per Tokyo, dove il futuro ingegnere si reca per studiare, che il vento si manifesta, facendogli scivolare via il cappello, afferrato con un balzo felino dalla spensierata Nahoko. È il primo incontro tra i due ragazzi ignari di quello che il destino ha in serbo per loro. Il vento a volte porta con sé gioie ma anche dolori, a volte è favorevole ma anche contrario. Così, quando la terra trema, gli edifici crollano, eccolo ripresentarsi puntuale a soffiare sulle fiamme che avvolgono le case di Tokyo, che sarà ridotta in cenere. Jirō in questo terribile frangente ricambia il favore prestandosi a riportare a casa Nahoko e la sua domestica ferita. Ma poi i due si perdono di vista. Intanto passano gli anni, al vento della ricostruzione segue quello della recessione, il giovane studente di ingegneria termina gli studi e comincia a progettare aerei. È la sua sfida contro il vento, contrario, che impietoso polverizza il prototipo a cui ha lavorato. I fallimenti sono numerosi, ma egli non si arrende e lavora sempre più visceralmente alla creatura che il vento non potrà distruggere. Arriva finalmente il successo e per lui il tempo di prendersi una meritata vacanza ed è di nuovo un colpo di vento a fargli incontrare ancora Nahoko, alla quale, mentre dipinge, vola via l'ombrellone, che il vento spinge sicuro fino a Jirō, pronto a bloccarlo e restituirlo alla ragazza: è il vento dell'amore. Jirō sembra un bambino, fa volare aeroplanini di carta, che il solito vento galeotto spinge fino all'amata: soffia il vento della passione. Si torna al lavoro, Jirō ha progettato un caccia, bisogna collaudarlo. Il vento, che manda in mille pezzi un aereo per una staffa di raccordo progettata male, sa anche cullare tra le sue braccia una macchina perfetta. E Jirō è un bravo ingegnere e ha imparato dopo tante sconfitte ad assecondare il vento. Ne conosce i meandri più profondi e ne conosce le leggi nei minimi dettagli. Il suo prototipo supera il collaudo. Ma durante questa fase, a rovinare la festa, una raffica di vento molto forte si fa foriera di cattivi presagi. Intanto si comincia a produrre per la Marina Militare. Nasce il Mitsubishi A6M "Zero". Ecco che soffia un nuovo vento, stavolta ancora più violento: il vento della guerra. E in uno scenario di desolata distruzione, Jirō, che mai avrebbe immaginato come sarebbero stati impiegati i suoi aerei, osserva con amarezza che nessuna delle sue creature ha fatto ritorno e si rende conto che il vento gli ha strappato via la cosa più cara: i suoi sogni. Ma egli non può fare niente. Solo una cosa si può fare, anzi bisogna fare... il faut tenter de vivre!


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Nobis

Episodi visti: 1/1 --- Voto 4
Non mi è piaciuto. Soprattutto per l'indulgenza con cui il buon vecchio Miyazaki (accanito fumatore, stando alle voci che girano) fa l'apologia del suo vizio… in un film (anche) per bambini. A nessun altro ha dato fastidio la frequenza con cui si vedono scene in cui il protagonista fuma? Be', a me sì. E non si cerchi di spacciarla per "fedeltà storica"... Se proprio gli autori fossero stati così ossessionati con il realismo, perché non far vedere i piloti dei prototipi che ci lasciano le penne a causa degli errori di progettazione? Ma no, salviamoli con paracadute quelli. Perché non far vedere anche le persone maciullate e carbonizzate dal terremoto? "Realismo" piuttosto selettivo... (lasciando stare i "realistici" sogni con Caproni...)
Aberrante la scena in cui il protagonista, a un metro dalla moglie che sta morendo di tubercolosi, non rinuncia alla sua sigarettina, dopo averle detto lui medesimo "Guarda che ti fa male se fumo"... ma poi se la accende lo stesso, sì, tanto la poveretta deve morire lo stesso... E uno dovrebbe provare empatia per un personaggio del genere? Talmente immerso nei suoi progetti e in sé stesso da sbattersene così della persona che (in teoria) ama e che sta morendo?

Guardate, non discuto dell'animazione, scenari, ecc.: tutto spettacolare, tutto perfetto, come ci ha abituati lo studio Ghibli, forse un che di dejà vu, ma per carità ci sta benissimo, essendo l'opera di commiato del regista. Ma proprio per lo stesso motivo mi aspettavo qualcosa di più coinvolgente, puro, entusiasmante ("Porco Rosso", "Totoro", "Mononoke Hime") e meno autocelebrativo.


 5
Misa&Ulalà

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
''Al cielo anelava...
il cielo va solcando;
la sua giovane vita è...
una scia d'aeroplano!''

Arai Yumi - Hikouki gumo

Nasciamo sulla Terra ma rivolgiamo sempre lo sguardo al cielo. Per pregare, per desiderare, per sognare, per sperare guardiamo il cielo, perché in esso ci sembra scorgere l'immensità della vita. Contemplarlo rende liberi. Anelarlo rende vivi. In un attimo ci sentiamo come bambini che rincorrono col palmo della mano scie di aerei distanti. Evanescenti.
Anche un bambino di nome Hayao aveva scelto per sognare un mondo fatto di piramidi. Sogni di un bambino, che ha fatto della sua matita un'elica per poter volare in alto nel cielo e della sua fantasia una macchina per cavalcare il vento. Un vento che ulula Vita! e che allo stesso tempo porta tempesta, che tempra lo spirito e che mette alla prova, che sprona a vivere e che ci fa ricordare che moriamo ogni giorno. Quel vento è caldo e proviene da sud-est. Comincia a soffiare nella valle di Nausicaa e ad un certo punto si ferma andandosi a disperdere nei ricordi dell'infanzia dell'autore.
Col disegno quel bambino imparò a volare seduto ad una scrivania.
E' giunto però anche per quel bambino il momento di crescere. Hayao Miyazaki abbandona con malinconica maturità il grande schermo. Sconfitto, ma vivo.

Il progettista è colui che conferisce forma ai sogni Caproni - Si alza il vento

Il film Si alza il vento, ultima fatica del pluri-premiato regista giapponese Hayao Miyazaki, è tratto dal romanzo del 1936 Kaze Tachinu di Tatsuo Hori. Dal romanzo Miyazaki prende spunto per la storia d'amore a per il tema portante del film.
Privo dell'epica e della fantasia delle pellicole precedenti, "Si alza il vento", il testamento spirituale di Miyazaki, si presenta come un titolo singolare nella vastissima carriera del Maestro. Non un poema epico come Princess Mononoke, non una stupenda poesia come La città incantata, non una delicata fiaba come Il mio vicino Totoro, ma un haiku, semplice, reale, struggente.
Da uno spunto reale, come solo un grande poeta sa fare, il regista riesce a suggestionare lo spettatore con visioni oniriche e tiepidi colori. L'opera dell'autunno di Miyazaki è la summa di tutti i suoi pensieri, di tutte le sue aspirazione, di tutti i suoi sogni.

Addio del passato bei sogni ridenti...

Eppure vi è qualcosa di diverso in questo film rispetto alle altre produzioni che non fa gridare a un capolavoro. L'opera, sebbene sembri descrivere così bene Miyazaki, non lo rispecchia affatto.
Trovo il realismo dell'ultimo Miyazaki, portato all'estremo, un punto a sfavore del film. Il risultato è quello di un addio forzato. E' infatti con un triste e affaticato sguardo d'adulto che il regista, al termine della sua carriera, guarda alle sue tematiche più care. Il Maestro rompe con i personaggi fantastici che hanno fatto sognare, ricercando un realismo rarefatto. Non guarda più il mondo dall'esterno cercando l'astrazione. Si immerge piuttosto nello stesso, non riuscendo ad analizzare con efficacia la realtà. Il maturo Miyazaki ritrova quel mondo fantasioso che ha sempre amato solo nei sogni, fatti di alter ego più o meno reali e di voli fantastici. Volare diventa sinonimo di sognare. Sognare diventa il contrario di vivere.
Il Maestro aveva troppo da dire. Con le sue opere Miyazaki è stato in grado di arricchire gli spiriti di grandi e piccini. Il suo testamento spirituale è troppo vasto. Un solo film non è bastato nell'intento.
E' dunque in punta di piedi che Hayao Miyazaki esce dal sipario dell'animazione internazionale. "Si alza il vento" è uno slice of life non diverso da tanti altri, un'opera che mostra chiaramente la stanchezza di Miyazaki. Un'opera sì, ma non un capolavoro.

Una gioia per gli occhi, un cantico per le orecchie

Dal punto di vista grafico "Si alza il vento" è affascinante come pochi altri film d'animazione. I delicati cieli estivi, la piacevole ebrezza dei voli, gli indimenticabili fondali sottolineano la maestria di uno studio d'animazione che, non a torto, ha sfornato veri capolavori. Anche le musiche sono molto piacevoli: accarezzano lo spettatore come quel vento caldo, lasciando una lieve impronta. L'ending del film ha catturato immediatamente la mia attenzione. Delicata e struggente, semplice, ma ricercata, rispecchia bene l'animo del film, sebbene si tratti di una canzone anni '70, e conferisce uno splendido stile retrò ai titoli di coda. Scritta da Arai Yumi, ricordando la tragica morte di un amico d'infanzia, questa ballata incanta lo spettatore al punto che, con le luci già accese nella sala cinematografica, non si alza, ma resta lì a leggere i sottotitoli.
Trovo splendido l'adattamento italiano. Il linguaggio usato da Miyazaki è capzioso, ricco di un fan-service sfrenato, che fa la gioia degli aeronauti e la perplessità dei comuni mortali. Miyazaki è un patito di aerei. Per lui non deve essere stato difficile destreggiarsi negli innumerevoli tecnicismi. Tradurre termini tecnici in un'altra lingua non è un'impresa semplice. Inoltre ho apprezzato l'adattamento italiano perché, con l'uso di un estremo formalismo, è riuscito a rendere bene l'atmosfera che si respirava nel Giappone di quel tempo.
Consiglio la visione ai fan di Miyazaki e ai grandi intenditori di cinema. Il lungometraggio non è facilmente accessibile a tutti, in particolare a chi è a digiuno di cultura giapponese. Al contrario gli intenditori troveranno la pellicola estremamente affascinante e raffinata.

E tu, lenta ginestra...

E così, impercettibile come il vento estivo, Miyazaki abbandona il grande schermo. Resta sulla pelle una piacevole brezza, invece a fondo, indelebile, un senso di vuoto.
Solo un monito per le generazioni future: per quanto la vita sia difficile, per quanto essa ci ostacoli, bisogna continuare a vivere. Vivere nell'inferno avendo la forza di guardare le stelle.
"Si alza il vento, bisogna tentare di vivere". Come titani.


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Otosan Otaking

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Ieri sera hai avuto l'onore di vedere al cinematografo quello che sarà l'ultimo film della carriera di Hayao Miyazaki. Diciamo che per "Si alza il vento" avevi discrete aspettative: animazioni top "made in Ghibli", una bella storia carina, e poi pensavi: il solito ottimismo solare ad avviluppare il tutto. E invece no. Non questa volta. Miyazaki, per la sua uscita di scena, ci racconta una storia ambientata negli anni '20 e '30 e pure molto romanzata: è una storia di personaggi reali, esistiti veramente. Niente magia, niente mostriciattoli, ma tutta la crudezza di un mondo umano, troppo umano, e dannatamente malinconico financo tragico. Una storia che è mossa dal vento che dà il titolo al film, che cita un verso del poeta Paul Valery ("Si alza il vento... bisogna osare vivere!",) quel vento che muove e fa sognare Jiro Horikoshi, il protagonista, che fa volare un cappello dal treno facendogli conoscere la sua futura moglie, e che spingendo in aria un aeroplanino di carta gli farà avere l'intuizione per progettare quelli che diverranno i famosi caccia Zero, i micidiali aerei con cui il Giappone arriverà a bombardare Pearl Harbour. Forse magari quello che stona di più nel film è proprio il character design di Jiro, troppo "a la Miyazaki", che sembra quasi impacciato in soprabito e cappello alla H. Bogard. Per il tipo di storia, forse, sarebbe stato meglio un design un po' più... maturo. Per il resto i disegni sono meravigliosi, I colori caldi, e il lavoro tutto a mano old school degli animatori è da commozione. Le musiche del solito, grande, inseparabile Joe Hisahishi.

E' tutto perfetto, e questa volta lo è anche il finale. Quando il vento è ormai passato e si è portato dietro gli anni '40, quelli della guerra, e a Jiro non è rimasto più nulla. Ed è lì, su una collina, in uno dei suoi soliti sogni, con le carcasse dei suoi aerei distrutti sparse ovunque, rimasto solo, perché quelli che conosceva sono tutti morti. Poi il vento si alza ancora e allora capiamo davvero quel verso di Valery. Per te, il film più' bello di Miyazaki.

Voto: 9

Rygar

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
L'uomo è una creatura imperfetta e incompleta, consapevole delle sue condizioni e dei suoi limiti. Come tale nutre un bisogno metafisico unico tra tutte le specie di viventi sul pianeta Terra. Questo bisogno metafisico si traduce in sogni e aspirazioni che sconfinano con quanto la natura e la realtà possano permettersi di offrire. Ed è qui che l'imperfezione e l'incompletezza della natura umana, spinte prepotentemente dal desiderio, dall'ambizione e dal sogno, plasmano e alterano la natura circostante nel costante tentativo di plasmare l'irreale. Non solo per soddisfare le tipiche esigenze rappresentate dalla piramide dei bisogni di Maslow, ma anche per concretizzare ciò che l'uomo cogita, immagina, sogna. Uno dei più antichi sogni della creatura imperfetta e incompleta denominata "uomo" è sempre stato quello di volare. L'uomo non si basta, "nemmeno Dio gli basta", e, insoddisfatto della sua condizione di bipede che calpesta il suolo, ha, nel corso dei millenni, ripetutamente cercato un metodo per superare le sue limitazioni fisiche e potersi librare in cielo. Con l'invenzione dell'aereo l'uomo è riuscito a concepire un metodo per aggirare la sua stessa natura e sperimentare l'ebbrezza dell'assenza di suolo sotto i piedi, sentendosi a modo suo parte del firmamento.

Ed è così che Hayao Miyazaki, regista di fama mondiale, intende congedarsi dal mondo del grande schermo. Ed è così che omaggia sé stesso, lo Studio Ghibli (il cui nome deriva dall'aereo Caproni Ca.309 "Ghibli" - questo film è un costante plauso all'ingegner Giovanni Battista Caproni), e omaggia tutti gli spettatori con quest'ultima, memorabile opera: "Si alza il vento".

"Si alza il vento" è un film della stagione estiva 2013 della durata di 126 minuti. L'opera trae ispirazione dall'omonimo romanzo breve Tatsuo Hori del 1936, il quale sospinse la creazione del manga di Miyazaki del 2009.

Trama: l'intera trama del film par essere sostenuta da due grandi incipit:

«Le vent se lève... Il faut tenter de vivre!» Poema di Paul Valéry del 1920, Le cimetière marin.
«Gli aerei non si pilotano, si creano!» Frase pronunciata in sogno dall'amico e maestro Giovanni Battista Caproni.

Jirō Horikoshi, ragazzo di buona famiglia, è sempre stato un appassionato di velivoli e desidera diventare un pilota di aerei. Il ragazzo però soffre di miopia, per colpa della quale non può coronare il suo sogno. Fortuna vuole che a scuola egli ha avuto la possibilità di consultare una rivista d'aviazione, grazie alla quale scopre l'esistenza di Giovanni Battista Caproni, ingegnere aeronautico italiano. Caproni gli apparirà in sogno, esortandolo a non rinunciare ai suoi desideri e mostrandogli l'essenza del progettista e del costruttore di aerei. Quel sogno sarà per Jirō la chiave di volta della sua esistenza. Cinque anni dopo quell'evento onirico, il ragazzo prenderà il treno per Tokyo al fine di studiare ingegneria all'università. Durante il viaggio incontrerà Naoko e Okinu, che salverà da un improvviso terremoto che coinvolgerà il convoglio con cui viaggiavano. L'incontro con Naoko impreziosirà la vita del ragazzo grazie al sentimento dell'amore.
Giunto a conclusione dei suoi studi, Jirō lavorerà presso una "primitiva" Mitsubishi come progettista di caccia leggeri, ed è lì che incontrerà il grande amico Kirō Honjō. Sullo sfondo le loro più importanti realizzazioni: rispettivamente il Mitsubishi A6M "Zero" e il Mitsubishi G3M.

Amore d'altri tempi, orrore per la guerra e la grande passione per gli aerei sono le tematiche che costantemente s'intrecciano e si dispiegano in tutta la loro bellezza.
Ed è la vita che deve essere vissuta a tutti i costi ad assumere il ruolo di forza trainante di questo lungometraggio.

Grafica: complessivamente valida. Le ambientazioni sono spesso ottime per varietà, bellezza, cura e precisione del dettaglio, anche se non sempre è riscontrabile la medesima qualità. Le animazioni sono ottime per fluidità e rapidità. Il tipico character design di Miyazaki è ben presente in tutta la sua consolidata grazia e semplicità. Ottimo mecha design.

Sonoro: sicuramente all'altezza del film. Un'opening piuttosto delicata introduce lo spettatore al film. L'ending è più dolce e malinconica, a tratti commovente. OST graziose e appropriate al contesto, il cui richiamo alla sigla iniziale è chiaramente percettibile. Degni di nota gli effetti sonori, soprattutto i suoni dei motori presenti nei sogni di Jirō, poiché spesso realizzati a livello "onomatopeico": paiono proprio realizzati da persone che sbuffano e borbottano, piuttosto che dall'effettiva riproduzione sonora di un motore o del fragoroso boato di un terremoto. Adattamento italiano perfetto, ottime le pronunce della lingua francese e tedesca, ottima la resa semantica globale.

Personaggi: ineccepibili in tutto e per tutto. Una caratterizzazione straordinariamente vivida che consente allo spettatore una grande immedesimazione nei vari personaggi. I personaggi sono plausibili, logici, autentici e perfettamente appropriati al contesto, senza dover ricorrere a fastidiose forzature tipiche di alcune produzioni contemporanee. Il fattore evolutivo è presente e tangibile, così come è ottimo il fattore psicologico e introspettivo. L'interazione s'attesta ad altissimi livelli.

Sceneggiatura: l'opera è sintetizzabile come un vettore in costante accelerazione la cui origine è il 1918 e la cui fine si disperde negli anni '40, in quei foschi e tragici meandri della Seconda Guerra Mondiale. La gestione temporale è pertanto fluida, lineare, fruibile, non si perde in flashback ed è tutta proiettata nell'avvenire, o "nell'avanguardia" come ricorda l'amico Kirō Honjō contemplando il design del suo ultimo aereo. Il ritmo è inizialmente più lento, per poi accelerare gradualmente fino a giungere alle fasi salienti dell'opera. Le scene d'azione non mancano, così come non mancano suggestive e bizzarre scene oniriche. Non manca la morte, resa alla perfezione. Degna di nota è la presenza del fumo: che sia fumo di ciminiere, di tubi di scappamento di automobili o aeromobili, di fumaioli di instancabili locomotive a vapore o dell'onnipresenza del fumo di sigaretta, il fumo è una cornice immancabile dell'opera. È presente un cospicuo quantitativo di fanservice tecnico, mentre è tassativamente proibito ogni altro tipo di "esposizione". L'appassionato di aerei troverà pane per i suoi denti in questo film, ma non solo. Chi ama il mondo ferroviario sarà deliziato dal poter ammirare alcuni rotabili giapponesi d'anteguerra e addirittura un meraviglioso esemplare della locomotiva a vapore S 3/6 delle Ferrovie Reali Bavaresi nella livrea d'origine verde con filettature dorate. Lo stesso dicasi per l'intenditore di auto d'epoca.
I dialoghi sono semplicemente magnifici, capaci di saper rendere alla perfezione la tipica conversazione d'epoca ricca di formalismi ormai obsoleti e termini di sapore squisitamente tecnico o puramente sociale.

Finale: non si poteva chiedere di meglio da un'opera del genere. Amare e realistiche riflessioni tra Jirō e il Conte Caproni. Sullo sfondo, la presentazione dei mesti eventi rielaborati in chiave onirica quali il triste sogno maledetto dell'aviazione e la dolorosa rescissione dei legami affettivi rappresentata dall'inesorabilità della morte. Messaggi forti e di chiara denuncia raccontati con magistrale dolcezza e grande stile. Il consumato genio di un grande regista trova in quegli attimi l'apice del suo talento. Cali dunque il sipario.

In sintesi, "Si alza il vento" è, al netto dei difetti, un ottimo prodotto nonché summa concettuale e contenutistica dell'esperienza pluriquarantennale di Hayao Miyazaki e quasi trentennale dello Studio Ghibli. Il film è un capolavoro anomalo, un'opera eclettica, onirica, visionaria, che mostra la straordinaria evoluzione tecnologica dei vent'anni che separavano le due guerre mondiali e l'incredibile evoluzione umana del personaggio Jirō Horikoshi: uomo fra gli uomini, dalla schiena sempre dritta, dalla condotta integerrima e dotato di un prodigioso talento suffragato dalla sua grande passione e dal grande amore che riceve da chi lo circonda, siano essi colleghi di lavoro, amici, affetti o presunti quanto fugaci estranei. Eternamente sul confine tra sogno e realtà, amico onirico del Conte Caproni, che, come Virgilio per Dante, lo guida attraverso i suoi incontri onirici ad esprimere il suo genio e a superare l'impasse rappresentata dalla sua miopia, spronandolo di volta in volta ad essere audace, rivoluzionario, innovativo, e nel contempo, a guardare in faccia alla realtà, con tutti i suoi limiti e tutti i suoi orrori. E nonostante tutto questo, deve vivere.

Il film è consigliato a tutti gli amanti dei prodotti del buon Hayao e a coloro che ricercano un'opera profonda, poetica, contenutisticamente sempre attuale, e che, per una volta, rispetta e valorizza l'Italia e le sue menti più illustri.


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stefy66

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
La sera in cui sono tornato dal cinema estasiato per aver visto l'ultima opera di Hayao Miyazaki, sentivo che dentro di me avrei voluto scrivere una recensione di "Si alza il vento", perché ciò che voglio più di ogni altra cosa è parlare di un prodotto che ha fatto crescere in me la voglia di sognare.

All'inizio del film il protagonista Jiro Horikoshi si mostra al pubblico come un comune bambino che, come tutti i suoi coetanei, ha un sogno: progettare aeroplani. Col passare degli anni il suo sogno prende forma e riesce a entrare in una società giapponese che fabbrica aerei principalmente a scopo bellico, dal momento che il periodo storico in cui si colloca il film è quello antecedente alla Seconda Guerra Mondiale. Ma il vero motivo per cui Jiro ama progettare aerei è semplicemente per osservare in quel cielo sconfinato un'invenzione scaturita dalla sua mente in grado di resistere alla forza inarrestabile del vento. Non importa se non è possibile installarci sopra delle armi da guerra, quello che Jiro vuole è solamente continuare a sognare con la propria immaginazione.
Intorno a questa cornice di sogni e realtà c'è spazio anche per una storia d'amore, forse la più adulta presente in tutte le opere di Miyazaki, tra il nostro protagonista e Nahoko, una bella ragazza che il giovane incontrò su un treno durante un devastante terremoto. I due personaggi avranno modo di rincontrarsi e di dichiararsi, quasi come se quell'incontro fosse stato voluto dal destino.
Un altro personaggio centrale è sicuramente Giovanni Battista Caproni, un famoso ingegnere aeronautico italiano in cui Jiro si imbatte costantemente nei suoi sogni. Inutile dire che il nostro ingegnere italiano (un pizzico d'orgoglio per il nostro Paese) viene preso come modello di riferimento dal protagonista, il quale si confida con Caproni in dei luoghi lontani dalla realtà, ma allo stesso tempo così realistici che lo spettatore si chiede se Jiro stia ancora sognando oppure no.

Lo stile grafico è lo stesso con cui lo Studio Ghibli ci ha abituati per tutti questi anni: le animazioni sono ben realizzate con una nota di merito alla caratterizzazione degli ambienti che sembrano prendere forma e animarsi (un esempio su tutti è la scena del terremoto). Molto buono anche il doppiaggio italiano con voci adatte ai vari personaggi. Per quanto riguarda il sonoro nulla da dire, con tracce malinconiche che si sposano bene con quello che succede a schermo.
Ma la vera novità di questo film è il contesto in cui si svolge la vicenda. Non vi sono città popolate da spiriti, castelli volanti o degli autobus a forma di gatto, ogni cosa rappresentata è parte del nostro mondo. Vi è qualche spunto fantastico come i sogni del protagonista, ma ciò che Hayao vuole raccontare nel suo ultimo prodotto è una sorta di biografia, drammatica e commovente di un uomo che è riuscito a realizzare il proprio sogno. Il finale lancia un messaggio malinconico e di speranza per l'uomo, un messaggio per non arrendersi alle difficoltà della vita e ad andare avanti, qualsiasi cosa succeda.

"Si alza il vento" di Hayao Miyazaki è un inno alla voglia di vivere per continuare a sognare. Come ultimo film di Miyazaki si presenta paradossalmente con un tono tutt'altro che fantasioso, perché è stato un film personale, un film realistico di un uomo che ha segnato la nostra infanzia. Come tuo ultimo film non potevi fare di meglio. Grazie Hayao.

"Si alza il vento, bisogna tentare di vivere!"


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mat96

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
"Si alza il vento, bisogna tentare di vivere".

Dopo aver visto questo film si intuisce quanto amore, determinazione e realtà ha messo lo stesso Miyazaki nello scrivere e dirigere questo ultimo film, e intenzionalmente ti fa aprire gli occhi pieni di lacrime, ma allo stesso tempo ti dà speranza e dentro di te ti senti dire: "Sii ambizioso e non perdere di vista il tuo unico sogno, perché io come vedi non l'ho fatto".
Nell'opera si vede anche il grande terremoto che scatenò caos e putiferio in tutto il Giappone e che il maestro ha cercato di presentare nel modo più realistico-fantasioso che ha potuto, senza tralasciare la tristezza che causò, senza aver ripercussioni negative sul personaggio, che, come visto, non si abbatte, anzi cerca di dare il meglio di sé.
Gli elogi che fa il maestro al costruttore Caproni sicuramente non mancano, essendo lui stesso la persona che spingerà il nostro caro Jiro a realizzare il proprio interesse con un dialogo molto semplice ma pieno di speranza e che ti dà quella spinta che serve. La realtà è sempre presente in questo film, che stranamente non sfocia in un mondo di fantasia e divertimento, ma cerca di prepararti al futuro come meglio può, mettendo però anche un po' d'immaginazione che non guasta mai.

I personaggi disegnati nel classico stile Ghibli che ricordano la dolce Sophie e la piccola innocente Ponyo sono normalissime persone che vedi ogni giorno e che, come visto, non smettono mai e poi mai di fare ciò che amano, che sia disegnare aerei, che però sono destinati a quello che forse più odi, o che sia di rimanere fino all'ultimo insieme alla persona che più ami.
Il finale è stata una nuova e ultima carta che ha scoperto lo stesso Miyazaki, forse per farci vedere che le persone intorno a noi sono più importanti di quanto pensiamo e che forse senza di essa non si potrebbe mai far alzare il proprio vento.


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Corto Metraggio

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
Non lascerò un parere sul doppiaggio del film, di cui mi limiterò ad esporre il merito di aver fatto trasparire con fedeltà il Giappone attraverso la lingua italiana, data l'importanza fondamentale proprio del Giappone all'interno di quest'ultima opera di Hayao Miyzaki, "Si alza il vento".

L'ultimo volo
Hayao Miyazaki non avrebbe mai potuto produrre questo film se non in veste di sua ultima opera; si svela, va oltre l'immaginazione, va oltre i bizzarri e affascinanti mondi tra realtà e fantasia da lui sempre creati.
Per la prima (e ultima) volta ha il coraggio di affrontare il mondo - da lui tanto odiato - così com'è, nella sua realtà, ha il coraggio di sbilanciarsi, osa più che in ogni suo altro film, perché ormai tanto non ce ne saranno più altri.
Miyazaki per la prima volta si presenta davanti a noi senza barriere, libero e spoglio: "Questo è quello che sono, ora vorrei volare per sempre."

Sé stessi
Hayao Miyazaki sembra raccontarci della vita tranquilla che ha vissuto, in contrasto con i suoi sogni d'avventura nei cieli, e con umiltà sembra quasi avesse desiderato essere qualcosa di più di un maestro che racconta storie alla gente, ma che a conti fatti non è niente oltre a questo. Miyazaki con quest'opera dichiara la sua solitudine nel vivere la sua fantasia, fantasia che ha dato e che ormai si è persa nel mondo in cui vive.
Il protagonista è la proiezione della sua vita, non ciò che lui avrebbe desiderato essere: Jiro, come Miyazaki, rassegnato a non poter mai pilotare gli aerei, ma solo a progettarli.

Il sogno
Hayao Miyazaki ci racconta una storia dove la realtà è un trampolino per lanciarsi nella fantasia, dove Caproni è "il Totoro di Jirō", un viaggio al di fuori della realtà, un viaggio che aiuta nella vita perché la vita stessa è un sogno. Caproni è il padre della passione di Jirō, la personificazione del suo stesso sogno, eppure sembra dare a Jirō consigli di vita; come se potesse rappresentare lo stesso Miyazaki, saggio e ormai finito nella carriera, nel prendersi cura della sua stessa gioventù.

L'amore
Hayao Miyazaki ci racconta una storia senza antagonista, è un film sulla vita, e la vita non può avere un antagonista. Eppure possiamo dire che l'amore è in realtà il vero antagonista di questo film. L'amore, eterna distrazione, nell'eterno dilemma se seguire il cuore o seguire la propria passione: Miyazaki scelse sé stesso, e in questo film si rispecchia, relega quasi l'amore a un egoistico aiuto alla propria passione. Jirō è innamorato di Nahoko, ma il suo amore non sa spingersi oltre, quasi come Miyazaki volesse dirci che tanto ha cercato, ma quando alla fine tutto ciò che lui (e Jirō) aveva creato è andato in mille pezzi, a quel punto l'amore sarebbe rimasto: ma purtroppo ormai si era perso per sempre.

Infine, lascio questo come voto, poiché penso che valutare "Si alza il vento" sia come valutare Hayao Miyazaki stesso, e così non posso che attribuire quanto dato.
Lascio questo voto perché mai nessun film d'animazione aveva osato così tanto nell'arte, nello sfarzo delle vedute, nelle calde luci avvolgenti, nelle musiche nostalgiche di un Joe Hisaishi che si rassegna ad essere secondo e non osa prendere il posto che non gli spetta, e lascia che ci si possa concentrare su cosa è importante in questa pellicola.

Questo film non sarà il migliore di Hayao Miyazaki, ma soltanto perché non ha termini di paragone nella sua filmografia, è un opera a sé stante, meritevole del massimo dei voti.

Evangelion0189

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
"Le vent se lève... Il faut tenter de vivre!"
- da Le cimetière marin di Paul Valéry (1920)

Dopo oltre quarant'anni di lavoro nel mondo dell'animazione giapponese, nel 2013 Hayao Miyazaki ha concluso la sua carriera di regista (ma, è bene precisarlo, non quella di fumettista e produttore) con il suo ultimo lungometraggio animato: il racconto storico semi-biografico intitolato Kaze Tachinu (letteralmente traducibile come "Si alza il vento"). Ad oggi, forse, è il film più lungo del maestro e, per certi aspetti, il più atipico, ma di questo avrò modo di parlarne meglio più avanti.

Provando a delineare sinteticamente la trama, occorre subito chiarire che si tratta di un'opera basata su un racconto a fumetti scritto e disegnato dallo stesso Miyazaki nel 2009. Protagonista della vicenda è Jirō Horikoshi, ingegnere realmente esistito e passato alla storia come il progettista di alcuni dei caccia più famosi dell'aeronautica giapponese e, in particolare, del celeberrimo Mitsubishi A6M "Zero". Nel film, lo spettatore viene catapultato immediatamente nei suoi sogni, quasi senza alcuna ellissi temporale o espediente narrativo che distingua ciò che è reale da ciò che non lo è: proprio in queste sequenze oniriche, Miyazaki omaggia l'Italia scegliendo come idolo di Jirō uno dei pionieri dell'aviazione italiana, tal Giovanni Caproni (un simpatico signore baffuto d'altri tempi). Inseguendo il suo sogno di progettare un aereo quanto più funzionale possibile, l'ancora giovane Jirō studia spostandosi di città in città e nel frattempo, in occasione del tremendo terremoto che colpì la regione del Kantō nel 1923, incontra e presta soccorso a Naoko Satomi, una piccola aspirante pittrice. Diversi anni dopo, Jirō viene assunto dalla Mitsubishi e il suo sogno comincia lentamente a concretizzarsi. Tra un test fallimentare e l'altro, il promettente progettista incontra ancora una volta la giovane Naoko, che non ha mai dimenticato la gentile assistenza fornita in occasione di quel catastrofico terremoto. A questo punto ci si avvicina inesorabilmente verso la conclusione, focalizzando l'attenzione sulla storia d'amore vissuta dai due protagonisti e sulla progettazione del caccia "Zero" vero e proprio. Al fine di evitare pesanti rivelazioni, non posso e non voglio raccontare nel dettaglio i malinconici risvolti finali.

In Si alza il vento si respira fin da subito un'atmosfera diversa dal solito: nonostante non manchino alcuni elementi tipici dell'autore (la dolcezza di certi personaggi, paesaggi splendidi offerti, in questo caso, da ampie vedute aeree), in realtà fin dai primi venti minuti è evidente che non ci sia molto spazio per gli spettatori più piccoli. Alla stregua di Principessa Mononoke, anche se diametralmente opposto in termini di contenuti, l'ultimo film di Miyazaki è rivolto soprattutto a un pubblico adulto, e non per chissà quali scene violente, bensì per alcuni eventi piuttosto intensi (impressionante la sequenza del terremoto, sia per immagini che per sonoro privo di musica), per la travagliata storia d'amore e per i numerosi tecnicismi relativi alla progettazione degli aerei. Qualcuno potrebbe obiettare quanto segue: "E' dunque una storia incentrata su un progettista di aerei da guerra?". Ebbene, per quanto in effetti Horikoshi abbia progettato aerei da guerra, il suo scopo era semplicemente quello di creare "il miglior aereo possibile", indipendentemente dal suo scopo: tale concetto è sottolineato a dovere da alcune frasi del protagonista e dallo splendido finale onirico, durante il quale campeggia sullo schermo un cimitero di aerei che tanto ricorda la famosa sequenza da sogno di Porco Rosso. Insomma, il messaggio dell'autore è piuttosto chiaro e decisamente ben lungi dall'elogio della guerra e della tecnologia come "strumento di morte". A proposito delle sopraccitate scene oniriche, è impossibile non rimanerne avvinti e affascinati: queste sono infatti particolarmente immaginifiche e d'effetto, e rendono più che fruibili le aspirazioni e i progetti di un ingegnere aeronautico. Per quanto riguarda i personaggi, ciascuno di essi, anche il più caricaturale, resta impresso nella memoria. Le nostalgiche musiche del film, ancora una volta composte dal grande Joe Hisaishi, aumentano notevolmente la carica emotiva delle scene più drammatiche, contribuendo a conferire al film l'aria singolare a cui mi riferivo poc'anzi. Il comparto tecnico è curatissimo sotto ogni aspetto: le animazioni scorrono fluide anche grazie all'uso della Computer Graphics, la quale risulta un po' fastidiosa all'inizio, ma rimane ben calibrata per quasi tutta la durata del film. Sebbene continui a pensare che Principessa Mononoke sia il capolavoro assoluto di Miyazaki, ciò nondimeno l'emozionante e commovente Si alza il vento entra a buon diritto tra le opere meglio riuscite del maestro: è un raffinato inno all'amore e al perseguimento dei propri sogni, e secondo me non poteva esserci conclusione migliore per la carriera registica di Miyazaki.