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Nagisa98

Episodi visti: 96/96 --- Voto 8,5
Nel 1986 va in onda “Maison Ikkoku”, anime di novantasei episodi prodotto dallo studio Deen e diretto da Kazuo Yamazaki, Takashi Annō e Naoyuki Yoshinaga. La serie è tratta dall’omonimo manga scritto e illustrato da Rumiko Takahashi ed è stata portata in Italia da Yamato Video col titolo “Cara dolce Kyoko”.

La trama vede come protagonista Godai Yusaku, un giovane squattrinato che non ha superato l’esame per accedere all’università e sta ora cercando di rimediare al suo fallimento. Il ragazzo alloggia presso la Maison Ikkoku, una pensione fatiscente abitata da inquilini fracassoni che spesso e volentieri intralciano i tentativi di studio del povero Godai con festini chiassosi e ricchi di alcool. Il ragazzo, ormai esasperato dal loro comportamento, decide di abbandonare una volta per tutte il condominio, ma ci ripenserà dopo aver conosciuto la nuova amministratrice della pensione: una giovane e bellissima donna di nome Kyoko.

Ammetto che la prima impressione lasciatami da “Maison Ikkoku” non è stata delle migliori: ricordo che il primo episodio, col suo strano umorismo e gli sviluppi poco coinvolgenti, non mi aveva convinto moltissimo e mi aveva portato a pensare “Ma cos’avrà di tanto speciale questa serie? Devo davvero guardare novantasei puntate tutte così?”. Col proseguire della visione, purtroppo alcune opinioni sono rimaste immutate: con mio grande rammarico, ho dovuto constatare che l’umorismo tipico di quest’anime non rientra assolutamente nelle mie corde, dato che davvero poche volte mi ha fatto sorridere come si deve. Anche nel corposo numero di episodi ho trovato un ostacolo quasi insormontabile, vista la grande quantità di puntate a stampo comico che non mi divertivano affatto e che vertevano quasi sempre sui disastrosi effetti che l’alcool produce sui personaggi di quest’opera.

Tuttavia, “quel qualcosa di tanto speciale” che ha reso la serie una delle più amate di sempre per fortuna sono riuscita a comprenderlo. “Maison Ikkoku” fa infatti della semplicità, della quotidianità, della verosimiglianza i suoi punti di forza: è una storia che potrebbe riprodursi tranquillamente nella realtà, e che quindi affascina per le situazioni di tutti i giorni in cui ogni spettatore si potrebbe rivedere. È una storia fatta di equivoci problematici e talvolta imbarazzanti, di incontri casuali che segnano la vita di una persona per sempre, di eventi sfortunati che mettono a dura prova la resistenza dei più, di lotte per il proprio futuro e per il proprio amore, di rallegramenti per i nostri successi e di quelli degli altri, di costernazioni per i fallimenti delle persone che amiamo. È una storia, quindi, che scorre inesorabilmente tra i mesi e gli anni, che ci mostra da vicino quella vita che inevitabilmente attraversa stagioni e stagioni, anche quando un tragico evento sembra aver fermato il tempo senza rimedio.

Ad essere protagonisti di questo racconto sono due personaggi delineati in maniera sorprendentemente realistica: da un lato abbiamo Godai, universitario sempre al verde e perennemente sfortunato che affronta le quotidiane sfide della vita (esami da superare, soldi da risparmiare, impieghi da trovare) con una resistenza tale, che è impossibile non fare il tifo per lui; dall’altro Kyoko, giovane donna determinata e indipendente che tuttavia rimane ancorata ai ricordi del suo triste passato. I due saranno al centro di una storia d’amore tanto magnifica quanto tormentata, una relazione che impiegherà diverse stagioni per sbocciare, e che per questo sarà ancora più dolce, una volta coronata.
Oltre ai personaggi principali l’anime presenta alcuni comprimari ottimamente caratterizzati, tra i quali ricordiamo il ricco e arrogante Mitaka o l’ingenua e spontanea Kozue. Un peccato, però, che altre figure abbiano continuamente suscitato il mio odio: un esempio è costituito dall’infantile Yagami, protagonista di puntate fin troppo ripetitive, o anche dai tre inquilini ubriaconi, che a parte qualche episodio isolato si sono sempre rivelati degli scrocconi che pesano sulle tasche già vuote del povero Godai.

Per quanto riguarda il comparto tecnico, ci troviamo dinanzi a qualcosa che sprizza anni ’80 da tutti i pori: il character design di Yuji Moriyama e Akemi Takada (che ho apprezzato in linea di massima, anche se non mi sono piaciute le capigliature quasi tutte uguali) riprende e ammorbidisce quello originale della Takahashi; gli sfondi ricalcano in maniera molto realistica abitazioni, scuole, strade e locali, e contribuiscono ad ampliare l’effetto “nostalgia” soprattutto nelle ambientazioni notturne illuminate dai lampioni e dai fari delle auto; la gamma di colori utilizzati è vasta e spazia dai toni pastello dei vestiti di Kyoko a quelli più sobri degli abiti di Godai; le musiche composte da un ispirato Kenji Kawai ricreano atmosfere ora ilari e spensierate, ora melanconiche e riflessive. Anche le numerose sigle proposte suscitano emozioni differenti: quelle che ho più apprezzato sono l’opening “Suki sa”, struggente e sentimentale, e l’ending “Cinema”, dalle affascinanti sonorità vintage.

Tirando le somme, “Maison Ikkoku” è un anime che riesce a catturare per la grande poesia con cui racconta di situazioni e personaggi semplici e genuini. La sua più grande pecca, a mio avviso, è rappresentata dal numero di puntate troppo dispersivo, il quale rende la visione meno fluida a causa di una ventina di episodi che si sarebbero potuti tranquillamente evitare. Consiglio comunque di fare uno sforzo e terminare la serie, poiché la parte finale è di una bellezza unica. Voto: 8 e mezzo.


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sarah007

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
"Maison Ikkoku" è la trasposizione animata del capolavoro indiscusso di Rumiko Takahashi, da noi conosciuto con il titolo di "Cara dolce Kyoko". L'opera racconta la delicata storia d'amore tra la bellissima Kyoko Otonashi, amministratrice di una pensione costruita prima della Seconda Guerra Mondiale, rimasta vedova, e il giovane Godai Yusaku, studente di buon cuore e di sani principi.

A fare da sfondo alle vicende dei due protagonisti, si alterneranno una serie di personaggi più o meno eccentrici, che creeranno non pochi problemi, ma che renderanno tutta la storia ancora più esilarante e divertente. Godai e Kyoko ne passeranno davvero tante, ma alla fine il lieto fine tanto desiderato arriva e lo fa in maniera talmente delicata da commuovere. Tutto questo rende "Maison Ikkoku" una delle opere più belle in assoluto in grado di racchiudere speranza, amore e sentimenti veri.

Lohr

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Lohr

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Dopo averlo visto due volte di fila (e con colpevole ritardo), posso affermare che, insieme a "Slam Dunk" e "Cowboy Bebop", "Maison Ikkoku" rientra nella mia triade preferita dell'animazione nipponica. Il che può sorprendere, dato che stiamo parlando "solo" di una storia d'amore, ma la delicatezza e la normalità delle situazioni narrate ne fanno un capolavoro. Non un prodotto perfetto, ma un capolavoro. Sì, perché, anche se gli ho dato il massimo dei voti, non significa che "Maison Ikkoku" (e non "Cara Dolce Kyoko") non abbia qualche piccolo difettuccio, ma beato è chi conosce la perfezione... o forse no. Ma andiamo con ordine.

"Maison Ikkoku" è l'anime tratto dall'omonimo manga della mangaka Rumiko Takahashi, famosa al mondo per "Lamù", "Ranma 1/2" e "Inuyasha" (questi ultimi due sono il motivo per cui sono sempre stato abbastanza diffidente nell'avvicinarmi all'opera... ma mai errore fu più clamoroso), e fondamentalmente narra le vicende dello studente 'sfigato' (e un po' scemo) Yusaku Godai, alle prese con la sua adolescenza, fatta di gioie e delusioni, di doveri universitari e lavorativi, ma soprattutto alle prese con l'immenso amore che prova per Kyoko Otonashi, l'amministratrice del condominio (la Maison Ikkoku, per l'appunto) dove vive insieme a una strampalata combriccola di inquilini. Lei, che prende in custodia la pensione per "dovere affettivo" nei confronti del suocero, si dimostra un personaggio fantastico e magnificamente caratterizzato, ed è il punto focale dell'intera storia. Infatti ben presto verremo a conoscenza di un traumatico segreto che si porta dietro e che darà il via a uno sviluppo psicologico e umano commovente, che forse solo chi l'ha sperimentato potrà "capire" in pieno. Anche il protagonista maschile non è il playboy di turno, e nel suo essere goffo e impacciato è molto realistico nel rappresentare il tipico adolescente dal cuore d'oro ma insicuro del suo futuro, quindi insicuro di... lascio a voi la visione. Ben caratterizzati anche gli altri inquilini, sempre pronti a sfottere e prendersi gioco del povero Godai, che animano in modo spassoso e pittoresco le vicende di casa Ikkoku. Quindi, dal punto di vista della caratterizzazione dei personaggi, il lavoro è ineccepibile, come è ineccepibile la maestria nel riuscire a creare vicende divertenti e ricche di pathos in un contesto di vita quotidiana. Non ci sono guerrieri potenti, magia e antiche rivelazioni e cospirazioni, solo incomprensioni amorose, gelosia, amicizia...

Da questo punto di vista, considerando gli anni in cui l'opera risale, non è azzardato affermare che quest'anime getta le basi della commedia moderna seriale, e non mi riferisco solo al territorio giapponese, ma ad esempio anche delle sitcom americane. Sfido chiunque a non trovare qualche somiglianza tra il personaggio di Yotsuya e Barney Stinson di "How I Met Your Mother" (entrambi sono stravaganti, e gli amici non sanno che lavoro fanno) e in generale un'atmosfera molto simile tra le due opere, narrando però ovviamente storie diverse.

Dal punto di vista tecnico, considerando i tempi, il prodotto è molto buono, con tratti semplici e puliti, che ben delineano le espressioni dei protagonisti, e menzione particolare va alla colonna sonora, molto suggestiva nell'enfatizzare le situazioni.
La visione scorre tranquilla e molto piacevolmente, ed è molto difficile annoiarsi (se non in qualche episodio abbastanza inutile, ma sono molto pochi), strappando sorrisi e risate nei momenti ilari e toccando vette di emotività e poesia in alcuni frangenti che non ho trovato in altre visioni, a prescindere dai generi (una scena in particolare vi lascerà a bocca aperta).

Passando alle note meno liete, una di esse è il doppiaggio italiano.
Se volete godere appieno del racconto, raccomando molto caldamente di procurarvi la versione originale ("Maison Ikkoku", appunto), ovviamente sottotitolata, a meno che non siate ferrei nel giapponese (in tal caso, complimenti!), e non la versione italiana ("Cara Dolce Kyoko"... già abbastanza ridicola la traduzione del titolo). Perché, oltre a un cambio netto dei doppiatori nella seconda parte (molto buono dal punto di vista attoriale nella prima, pessimo nella seconda, dove Godai sembra un bambino e Kyoko una gatta morta), ho avuto modo di notare molte incongruenze tra le due versioni (molto più nella pessima seconda parte della versione italiana), tanto da snaturare non poco certe situazioni e in generale certe dinamiche interpersonali tra i protagonisti (e, visto che parliamo di una storia sentimentale, non è poco... anzi!); in alcuni casi si assiste a una vera e propria deformazione, dove si traducono cose completamente diverse, rovinando non poco lo sviluppo della storia e dei protagonisti.
Quindi, riassumendo, dovete vedervi "Maison Ikkoku", non "Cara Dolce Kyoko".

L'altro difetto che forse posso notificare è una durata eccessiva, dove tra gli episodi inerenti alla trama si inserisce qualche riempitivo evitabile; forse in alcuni casi c'è qualche leggera forzatura che va ad esasperare i caratteri dei protagonisti (sempre pronto ad equivocare lui, molto chiusa e intrappolata nel passato lei), sembrando quasi un espediente per allungare un po' il brodo. Ma la versione originale è molto più fedele nel rappresentare i personaggi, e di conseguenza è più facile per lo spettatore entrare in simbiosi con loro, percependo in modo più naturale queste forzature a cui mi riferivo.
Per questo insisto nel ritenere la versione originale l'unica da prendere in considerazione.

In conclusione, "Maison Ikkoku" è una perla di rara bellezza che consiglio a chiunque, giovani e adulti, uomini e donne, perché questo anime è una finestra in un mondo di fantasia ricco di personaggi e situazioni che ti entrano dentro, un tuffo nell'amore vero e primordiale che tutti noi sogniamo, un "compagno di vita" da portare sempre con te e che possa emozionarti ogni volta come poche altre cose (a patto che ovviamente non si odi l'animazione giapponese).
Opera d'arte.


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Barisx

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Ci sono diversi motivi per assegnare la massima votazione alla trasposizione animata di una delle migliori opere di Rumiko Takahashi: la storia di Yusaku Godai, di Kyoko Otonashi e degli altri strani inquilini ambientata nella Maison Ikkoku è molto "vera", matura e coinvolgente nella sua quotidianità, geniale senza scadere nella banalità e nei cliché. E' un'opera unica già nella versione cartacea, anche perché attualissima anche oggi: le sfide prima universitarie e poi lavorative nella società giapponese (le innumerevoli "sfighe" e le cattiverie dei vicini) in cui si troverà immischiato il protagonista, il complesso d'inferiorità con il marito defunto di Kyoko, la rivalità di Mitaka, i continui fraintendimenti e litigi, uniti al suo carattere indeciso, nonostante tutto porteranno alla sua maturazione graduale, anche di Kyoko, fino al lieto finale.
L'anime non solo rispecchia fedelmente tutto ciò (fino alla fine della storia), ma grazie alla grafica, ai fondali, alla cura con cui viene rappresentato il quotidiano e all'azzeccata colonna sonora, in più diventa visivamente anche uno spaccato della Tokyo e del Giappone dei primi anni '80. Gli episodi sono molti, ma non troppi, visto che la storia si svolge in sette anni. Nonostante abbia più di trent'anni, con un doppiaggio Italiano migliorabile nella seconda parte, senza dubbio rimane una delle migliori serie animate di sempre.


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Giu. Tar.

Episodi visti: 96/96 --- Voto 8,5
Dalla prima volta in cui vidi Lamù, il personaggio, ho sempre pensato che la Takahashi fosse un gran talento. Ma questo mio giudizio consisteva solo in questa sua ideazione e nient'altro. Per il resto, infatti, consideravo l'autrice come una mangaka mediocre o perlomeno immeritevole di tutta la fama ottenuta, per opere con incipit potenzialmente interessanti sviluppati senza nessuna maestria, storie senza mai un finale. Questa era almeno la mia opinione prima di visionare l'opera giudicata da molti, e anche da me, come la più matura e la più riuscita.

"Maison Ikkoku" è un anime che fa compagnia col suo stile calmo che si ambienta in un Giappone anni '80 che poco ha di diverso dai piccoli paesi americani sempre di quel periodo, specie in fatto di tecnologia.
Ma classificare l'opera solo in questo modo sarebbe, a dir poco, "acritico", poiché essa riesce a entrare, insieme a tutti i suoi personaggi, nel cuore dello spettatore senza che da questo nessuno abbia la possibilità di uscire.
L'opera è la storia di una normalità, un tipo di normalità che viviamo un po' tutti, non solo i Giapponesi, normalità da studente universitario squattrinato, da bambino con "problemi" familiari, da individuo a cui è morto qualcuno caro, da povero in canna che tenta di farsi strada nel mondo degli affari con una nuova idea. Relazioni, sentimenti, emozioni, modi di vivere, pensieri, problemi, tutti inseriti in un contesto "normale" che riesce a catturare, soltanto perché si parla di noi stessi: gli esseri umani, nelle loro vesti più vere. Nessun contesto epico o eroico, né tantomeno vittorie di qualche genere, ma il modo in cui affrontare i problemi in una quotidianità simile alla nostra.

"Maison Ikkoku" è un'opera che consiglio a tutti, aggiungendo che, per quanto mi concerne, la storia entra nel suo vero "sé stesso" solo dopo una cinquantina di episodi, senza, però, che quelli precedenti risultino noiosi o inutili, anzi.


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megna1

Episodi visti: 96/96 --- Voto 7
Prepararsi un bel piatto di "yaki udon" fumanti per cena guardando "Cara dolce Kyoko" non aveva prezzo, e solo qualche anno fa ciò era ancora possibile grazie a canali tematici free come la defunta Anime Gold. Oggi gli anime in TV si possono contare sulla punta delle dita, e chissà quando mai risentiremo le note di "Kanashimi yo Konnichiwa" o di "Ci-Ne-Ma" mentre impugniamo le bacchette...

Alt! Se l'opera da recensire è "Maison Ikkoku" è un conto, se si tratta di "Cara dolce Kyoko" allora sono un altro paio di maniche, poiché la traduzione italiana ha snaturato il significato dell'opera madre della Takahashi. Mi spiego meglio, passi per la pronunzia dei nomi non sempre corretta, passi per la penosa scelta del titolo, passi per il cambio di voci a serie in corso, ma sul fatto che Godai-kun si rivolge fin dal primo istante a Kyoko dandole del tu... Beh, questo è inaccettabile a parer mio. In Giappone è da sempre usanza rivolgersi a persone più anziane tramite il Lei, aggiungendo il suffisso "san".

Nel complesso l'atmosfera rimane un po' meno famigliare che nel manga, qui non si sosta mai troppo a lungo nel "tranquillo" tepore domestico della movimentata pensione, di fatto ci sono molte riprese all'esterno, con una miriade di scorci e accurati panorami sulle caratteristiche casupole del quartiere. Godai rimane imbranato e sognatore come la sua controparte in bianco-nero su carta stampata e il coetaneo (fisionomicamente gemellato) Ataru Moroboshi, infilando ruzzoloni a destra e sinistra e procurandosi craniate di fantozziana memoria. Queste e molte altre analogie con i film della commedia casinista e osé all'italiana si avvicendano nel prosieguo degli episodi. La procace e disinibita Akemi, con la sua sottoveste semitrasparente, sembra la controfigura dagli occhi a mandorla di Edwige Fenech.

L'utilizzo dei colori è adeguato, non poetico come nelle tavole a colori dell'autrice, ma fatto con ponderatezza e intelligenza, sfornando fondali dalle tonalità calde e accese, e personaggi rappresentati con tinte neutre, talvolta fredde, per aumentare il senso di prospettiva e dare profondità all'ambiente, anche se in certi casi sembra mancare quel tocco di armonia che lo avrebbero reso perfetto. In definitiva ci troviamo di fronte a una splendida sit-com solare e romantica, che non sfigurerebbe nemmeno nel decennio appena passato, nel presente, e nell'immediato futuro, con una rosa di comprimari tanto strambi quanto affiatati, resi un poco più 'plasticosi' e caricaturali da Yuji Moriyama (ma non è un difetto, era una regola nel passaggio tra manga e anime), e riportati poi a umane sembianze da Akemi Takada dal ventiseiesimo episodio fino all'epilogo.

E' sano e vero umorismo di una volta, che ci regala vizi e virtù di com'era lo studente giapponese medio che doveva sostenersi il soggiorno in città con pochi spiccioli (ma in quel caso bastava essere ricambiati dall'amata, tutto il resto veniva dopo) e poche aspettative per il futuro in una società rigida e schematica (l'unica trasgressione erano i consueti festini a base di alcolici organizzati dalla chiassosa Ichinose, supportata dal misterioso e invadente Yotsuya). Oggi, purtroppo, dobbiamo fare i conti con l’indifferenza, l'apatia, la volgarità, il rumore, il cyberbullismo, per questo "Maison Ikkoku" rimane uno dei gioielli, forse "la punta di diamante", degli anni '80.

Voto alla versione madrelingua: 8. Un punto in più dell'imbarazzante pastrocchio compiuto dai superficiali adattatori nostrani. Un punto in meno rispetto al manga serializzato dalla Shogakukan: è inarrivabile. Novantasei puntate animate (divise in tre tranche ben distinte) sono decisamente troppe. Quando si raggiunge tale cifra c'è il rischio che gli staff che vi si avvicendano diventino tasselli di un puzzle difficile da coordinare, e si rischia, come in questo caso, di trovarsi di fronte a storyboard poco interessanti (non per niente nel terzo e ultimo blocco era stato convocato Hideo Takayashiki, uno degli sceneggiatori più quotati dell'epoca) oppure con frame non proprio all'altezza (è bene ricordare che Akemi Takada non ha supervisionato i disegni, quel ruolo infatti cambiava di volta in volta, con visibili alti e bassi).


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Bucho

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Era il 1980, quando Rumiko Takahashi, celebre mangaka reduce del successo ottenuto con "Urusei Yatsura", pubblicò "Maison Ikkoku", una serie destinata a diventare "cult", capolavoro del genere "commedia sentimentale", capace di ispirare generazioni di autori, come ancora oggi, in poche parole un'opera immortale.
Nel marzo 1986, ben sei anni dopo, in Giappone iniziò la messa in onda televisiva della serie animata, un ennesimo successo durato ben novantasei episodi, ovvero fino al 1988. Tra tutte le serie anime sentimentali degli anni '80, "Maison Ikkoku" è senza ombra di dubbio la regina assoluta e ancora oggi continua ad appassionare, ad attirare fan tra le nuove generazioni, e stupisce il fatto che buona parte di questi la preferisca alle serie "moderne" dello stesso genere, quelle prodotte a seguire durante gli anni '90 e nel nuovo millennio. Ci sono evidentemente delle buone ragioni. C'è da dire che gli anni '80 videro un gran fermento nell'industria dell'animazione e del manga, non bisogna dimenticare che, proprio sul finire della messa in onda di "Maison Ikkoku", cominciava quella di "Kimagure Orange Road", un altro capolavoro, trasposizione del manga pubblicato nel 1984 realizzato da Izumi Matsumoto, che fu ispirato non poco dall'opera di Rumiko Takahashi.

Ma, tornando in tema, "Maison Ikkoku" in breve narra le vicende che vedono protagonista un giovane "ronin", Godai Yusaku, studente che ha appena finito le scuole superiori e si prepara ad affrontare gli esami d'ammissione per le università; vive in una vecchia casa, un hotel sgangherato e fatiscente, abitato da "personaggi particolari" che lo disturbano costantemente e con cui litiga spesso. Ma una bella mattina, quando per l'ennesima volta è in procinto di abbandonare per sempre quel covo di pazzi, una giovane, affascinante signorina di nome Kyouko Otonashi si presenta a loro come nuova amministratrice; Godai stranamente rimanda la sua fuga e da quel giorno le cose iniziano a cambiare...

Ma quali sono i punti forti di questa serie anime? Perché così tanto successo ancora dopo trent'anni?
La risposta sembra scontata, a partire dalla storia che è davvero appassionante come poche, a tratti ironica e perfino demenziale (non mancano gli attimi di malizia, ma mai volgare o di cattivo gusto come spesso accade nelle serie più recenti), a tratti dai toni malinconici, a tratti triste e commovente: la sceneggiatura è davvero ben fatta, certe sequenze sono indimenticabili, ma ciò che lo spettatore può cogliere di più è la quantità di sentimento, di poesia e spensieratezza. Poi ci sono tutti i personaggi, caratterizzati benissimo ovviamente, ognuno con la propria personalità, i propri pregi e difetti, capaci di accompagnare lo spettatore fino allo stupendo epilogo, facendo dopo scaturire in lui come una sorta di nostalgia. Ci sono i luoghi meravigliosi di una Tokyo degli anni '80, le suggestive immagini di quotidianità delle persone che lavorano, vivono, viaggiano, la collina dell'orologio ove si trova l'abitazione, la strada in salita, la stazione, il passaggio a livello, i vari locali, l'università e le scuole, il club del tennis e tutti quei posti di cui oggigiorno non c'è più traccia, gli stupendi paesaggi, i viali alberati, il cimitero; le vicende scorrono attraverso le stagioni di cui si percepisce il cambiamento costantemente, il tempo atmosferico difatti è un dettaglio molto importante.

A questo punto mi sento in dovere di chiamare in causa lo staff di artisti che lavorarono per questa serie, a partire da Akemi Takada e Yuji Moriyama che curarono il character design, i registi Kazuo Yamazaki, Takashi Annō, Naoyuki Yoshinaga, e tutti i disegnatori, key animator ecc., insomma il cast artistico e tecnico che ha reso possibile questo capolavoro, curando nei minimi dettagli ogni scena per ben novantasei episodi; considerando l'epoca e le tecnologie a disposizione, fu un lavoro imponente. La musica è di straordinaria bellezza, con le tracce strumentali composte da Kenji Kawaii e Takuo Sugiyama, così come le tracce cantate di autori vari; non mancano canzoni famose (a livello mondiale) dell'epoca o anche più vecchiotte, le melodie dei vari temi riarrangiate in più versioni ecc. che fanno di questa colonna sonora una "delizia per le orecchie", da ascoltare e riascoltare a occhi chiusi, giusto per rievocare le immagini delle sequenze più emozionanti.
Infine il doppiaggio: non si può proprio paragonare quello originale giapponese (voci scelte accuratamente e capacità attoriali di alto livello) con lo scandaloso italiano, fatto al risparmio. Infatti dal cinquantatreesimo episodio sostituirono lo staff di voci, un netto calo di qualità tecnica ed espressiva; la traduzione e l'adattamento dei dialoghi è sballato, non rispetta fedelmente l'originale, non tiene conto delle onomatopee, i suffissi onorifici e tutto ciò che è naturalmente impostato nel registro linguistico giapponese.

Infine, ciò che posso confermare è che questa serie andrebbe vista e rivista più volte nella vita, è un vortice di emozioni, tra un sorriso e l'altro, una lacrima e l'altra. Grazie di cuore Rumiko Takahashi! Grazie di cuore Studio Deen!

winterbird

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
"Cara dolce Kyoko" ("Maison Ikkoku" nell'originale) è senza dubbio uno dei massimi classici dell'animazione giapponese degli anni '80. Con alle spalle un manga di una purezza poetica e una forza emotiva senza paragoni - a parte forse pochissime eccezioni -, questa serie animata di novantasei episodi merita il massimo dei voti per svariati motivi.

A partire semplicemente dalla colonna sonora, contenente fra gli altri i brani "Sayonara no Dessan" e "Begin the Night" (entrambi interpretati da Picasso), fino ad arrivare al rendimento dell'aspetto psicologico dei personaggi. L'anime non si presenta né come troppo lungo e diluito né come troppo corto, è adatto principalmente a un pubblico di giovani adulti senza cadere nell'ecchi (come succede troppo spesso in questi casi), anzi mantenendo quella poesia fatta principalmente di sguardi e parole non dette che portano avanti la serie senza però portare a momenti morti o rallentamenti fastidiosi nella trama. I disegni originali sicuramente non sono i migliori per quanto riguarda la carriera di Rumiko Takahashi, ma l'espressività è garantita: basta uno sguardo e si può comprendere come si senta la bella Kyoko. Pur trattandosi di una commedia demenziale in perfetto "stile Takahashi", anche gli elementi drammatici e i momenti poco idilliaci si fanno sentire e vedere spesso, aumentando rispettivamente per rilevanza e numero mano a mano che ci si avvicina all'episodio conclusivo. La colorazione è quella tipica dell'animazione nipponica degli '80, niente di più e niente di meno.

Nonostante la drammaticità a volte esasperante del rapporto fra i personaggi protagonisti, l'umore generale dell'opera non rischia quasi mai di essere addirittura tragico, ciò grazie agli interventi demenziali e spesso del tutto fuori luogo dei coinquilini dei primi, la cui perspicacia e incapacità di stare al proprio posto si riveleranno però importanti in più di un'occasione per far procedere (e per complicare continuamente) la trama, voce narrante della quale è lo stesso Godai.

"Cara dolce Kyoko" ha dalla sua anche l'assenza di cliché di qualsivoglia genere: si nota con piacere l'assenza del tipico personaggio femminile anime schiavo delle proprie "pulsioni emotive" verso un personaggio maschile, il quale - del tutto felicemente - non ha nulla da offrire per conquistare la donna amata e quindi, molto umanamente, si perde dietro tante distrazioni che semplicemente lo portano a ferire sé stesso in un percorso di continui alti e bassi di cui si costituisce questo che potrebbe essere tranquillamente definito come anime "di formazione", nonostante l'età più avanzata dei personaggi rispetto allo standard dei romanzi dello stesso tipo.
E' la stessa Kyoko, la donna amata, a donare a Godai ciò che poi lui imparerà ad offrire: un sé stesso finalmente adulto e libero da quegli elementi di puerilità che si porta dietro da un passato di studente non troppo diligente, popolare, impegnato, serio. Godai è infatti presentato inizialmente come una sottospecie esilarante e imbranata del tipico inetto novecentesco che barcolla fra i propri sporadici aneliti coraggiosi e l'abbandono delle proprie ennesime "risoluzioni". Se non fosse per Kyoko, Godai non scoprirebbe veramente l'amore, mai; è Kyoko a pretendere qualcosa che vada al di là della semplice attrazione e del semplice innamoramento, è lei che decide di non cedere alle lusinghe di quello che ai suoi occhi è ancora un ragazzino scapestrato che non sa neanche interpretare le proprie emozioni, nonché più impegnato a giocare con sé stesso al gioco dell' "ennesimo nuovo me". Kyoko è la guida verso la scoperta di ciò di cui è veramente fatto l'amore: l'amore è fiducia, l'amore è calmo, l'amore costruisce e non si lascia travolgere da passione, attrazione, fretta; l'amore di Kyoko cresce piano piano... e nonostante quello dell'ancora immaturo Godai faticherà per incontrarsi con quello, divenendo maturo con molta più fatica, ma imparando così ad essere docile, dolce, calmo, costruttore e non schiavo.

Qui lo shounen ha parecchio da insegnare allo shoujo, e per tempistica e per realisticità. Nell'amore ci vuole pazienza, e così ce ne vuole nel lento procedere di questa a volte apparentemente bloccata storia d'amore della Takahashi, per cui l’elemento della lentezza nel risolversi dell’intreccio è sicuramente un punto a favore e nient’altro.

"Cara dolce Kyoko" è un anime che si fa apprezzare senza difficoltà anche da coloro che non sono grandi ammiratori delle altre serie animate realizzate partendo da un'opera della stessa manga-ka; persino quanti non amano il sottogenere del demenziale tipico delle sue opere potranno apprezzare la delicatezza, la poesia e i tempi naturali di questo capolavoro, che ad oggi costituisce uno dei punti d'onore della produzione giapponese nel campo dell'animazione, unendo i consumatori più famelici al pubblico occasionale in un unico e sincero plauso alla regia, alla colonna sonora e alla trama in sé.

Se ci sono elementi da criticare o aspetti meno positivi/piacevoli?
Uno sicuramente sì, ma non è un motivo sufficiente per abbassare anche di un solo punto il voto finale di dieci su dieci: i personaggi di sostegno che sono i coinquilini di casa Ikkoku possono risultare un po' fastidiosi qui e là perché onnipresenti nella loro insistenza e caparbietà.

Un suggerimento: è un anime da gustare piano; non fatevi prendere dal binge-watching in questo caso, perdereste una parte importante della bellezza poetica di questa serie.


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Nia_sama

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Ho visto e rivisto quest'anime parecchie volte. Penso che in sé abbia tutto il necessario per essere considerato uno degli evergreen per eccellenza. La colonna sonora è bellissima, con musiche di sottofondo talvolta allegre, talvolta toccanti. I personaggi sono ben amalgamati tra di loro. Uno fra tutti: la mitica nonna Yukari che cerca sempre di stimolare il nipote Godai a darsi più da fare sia nella vita che nella conquista del cuore di Kyoko, così giovane e così sfortunata per essere rimasta vedova.
Ci sono parti esilaranti dove la fanno da padrone il trio composto da Yotsuya, Akemi e Ichinose, che tormentano sempre Godai instillandogli dubbi sulla sua vita e sul fatto che Kyoko prima o poi potrebbe stufarsi dei suoi tentennamenti amorosi, preferendogli il più affascinante maestro di tennis Mitaka.
Ma alla fine, dopo varie incomprensioni e malintesi, c'è il lieto fine... quello che aspetti con ansia dall'inizio e che ti lascia quella bella sensazione di serenità nel cuore. Poi la scena si chiude accompagnata dalle note della opening in sottofondo e dai petali di ciliegio in fiore che fluttuano armoniosi.

Jasmine

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Jasmine

Episodi visti: 96/96 --- Voto 7
Ricordo che da piccola mi conquistò subito per la delicatezza del personaggio principale femminile, Kyoko. Merita di essere visto molto più del tanto acclamato e demenziale "Ranma 1/2", abbastanza stupido (eufemismo) a parer mio, altra opera della stessa autrice. È un anime molto lungo e che procede molto lentamente verso il finale a causa della continua crescita della drammaticità tra personaggi principe della trama, la già nominata Kyoko e il giovane professore Yusaku. Ci vuole forza di volontà nel proseguire di tanto in tanto, ciò a causa del continuo e ricorrente disturbo da parte degli inquilini ubriaconi di casa Ikkoku, la cui azione spezzetta esasperata.ente il corso e lo sviluppo della storia d'amore. Se però si riesce a far lo sforzo di sopportare tale azione di disturbo,con funzione diluente, ci si gode un bellissimo classico del genere.


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Pannero

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Non potrei veramente dare nessun altro voto a un anime come "Maison Ikkoku", uno degli anime pilastro della mia infanzia, che seguivo assiduamente sulla compianta Super 3, emittente locale ben nota agli abitanti del Lazio e dintorni, grazie alla quale da bambina potei recuperare il meglio del meglio dell'animazione giapponese degli anni '70 e '80.

Finito il momento nostalgia, "Maison Ikkoku", come molti sapranno, è tratto dall'omonimo manga di Rumiko Takahashi (già consacrata autrice di "Lamù", che all'epoca pubblicava contemporaneamente a "Maison Ikkoku") e in 96 puntate, tra qualche filler e qualche rimaneggiamento, si discosta leggermente dal manga, dandogli però, a mio avviso, un'unicità e delle caratteristiche che lo rendono, se possibile, per molti versi decisamente superiore all'opera originale cartacea.
L'anime racconta le vicende dello sventurato Godai, uno studente pluribocciato agli esami di ammissione all'università, che vive appunto nella "Maison Ikkoku", uno stabile vecchio, abitato da inquilini assolutamente folli: Akemi che fa la cameriera in un bar la notte e passa il giorno a dormire e a girare mezza nuda per casa, Ichinose, una terribile donna di mezza età che ama bere e fare baldoria, e lo spudorato Yotsuya, dall'occupazione ignota, che passa le giornate a rubare il cibo e altri oggetti dalla camera di Godai. Tutti questi personaggi hanno un solo obiettivo comune: impedire a Godai di studiare, organizzando festini in camera sua e disturbandolo in ogni modo possibile.
Un giorno, però, arriva la nuova amministratrice, la bella Kyoko Otonashi, che ruberà immediatamente il cuore a Godai. Kyoko, però, nasconde un terribile segreto: infatti, nonostante la sua giovane età, è già rimasta vedova, e non ha nessuna intenzione di dimenticare tanto facilmente il marito defunto.
Avrà qualche possibilità questa storia d'amore osteggiata dal ricordo del marito di Kyoko, dalla posizione sociale di Godai, che è un povero studente squattrinato, e soprattutto dagli abitanti dell'Ikkoku-kan?

"Maison Ikkoku" è una girandola di emozioni.
Dal ritmo a volte più simile a una soap opera che ad un anime, dipana nei suoi 96 episodi momenti al cardiopalma, fatti di fraintendimenti e equivoci di ogni genere, e momenti di una comicità esilarante, senza far mancare momenti di profonda riflessione.
Nonostante la cornice spiritosa e a volte demenziale e la storia d'amore, "Maison Ikkoku" è anche un ottimo riassunto di quello che sono stati gli anni '80 in Giappone, rappresentando molti problemi della società dell'epoca, come la posizione di Kyoko, rimasta vedova giovanissima e praticamente costretta dalla madre a cercare di risposarsi ed avere figli "prima che sia troppo tardi e non la voglia più nessuno", oppure i tormenti del povero Godai, che è uno studente che ha fallito gli esami all'università (un cosiddetto "ronin", samurai senza padrone letteralmente), condizione orrendamente vista nella società giapponese, per poi diventare (ancora peggio) un uomo senza prospettive di lavoro - condizione che gli rende assolutamente impossibile proporsi a Kyoko o anche solo lontanamente pensare di poterle chiedere di sposarlo!
Anche se la Takahashi ha più volte chiarito di aver creato il manga solo per intrattenere il pubblico, senza avere alcuna mira di "denuncia" sociale, "Maison Ikkoku" rimane comunque un buon riferimento di come era realmente la società in quel periodo.

Ad ogni modo, non ho mai più visto una commedia che riuscisse a non avere mai cali né momenti di noia: ogni episodio, nel bene o nel male, lascia qualcosa, che sia qualche piccolo progresso nella storia d'amore tra i due, un susseguirsi di gag, qualcosa che spinga ancora più lontano i due ragazzi, oppure un puro e semplice momento di riflessione.
Infatti, Godai è impegnato per tutta l'opera in sfide concrete (come quella di trovare un lavoro), ma anche in sfide psicologiche, come la paura di non riuscire in nessun modo a "superare" il defunto marito di Kyoko, rimasto immutabile e senza difetti nei suoi ricordi.

La caratterizzazione dei personaggi, è un po' diversa rispetto al manga: Godai è molto più dolce, timido, tenero, quasi del tutto privo di malizia (mentre invece nel manga è più simile allo sboccato e sfaccendato Ataru di "Lamù") e anche Kyoko, che nel manga appare a volte fredda, quasi "calcolatrice" (perché come detto prima, è pressata dalla madre e dal modo di pensare comune a risposarsi presto, nonostante tutte le sue opposizioni, e passa buona parte delle pagine a preoccuparsi del fatto che Godai è completamente spiantato dal punto di vista economico e non potrebbe offrirle altro che una vita miserabile), nell'anime è invece più gentile, più romantica, più sincera.
Anche gli angoli degli altri personaggi sono stati smussati, come Mitaka (l'allenatore di tennis di Kyoko, acerrimo rivale di Godai, bello e ricco), che è molto meno cattivo e aggressivo rispetto alla sua controparte cartacea, ma risulta comunque odioso e fastidioso al punto giusto, suscitando in qualche modo quasi la simpatia dello spettatore.

Insuperabile per quegli anni il comparto tecnico, animazioni impeccabili, fondali dai colori caldi e morbidi che creano un'atmosfera quasi da sogno, e una scelta dei colori sempre accesi ma mai aggressivi.
Non si può non accennare alle meravigliose sigle, una più bella dell'altra, sia dal punto di vista delle canzoni (alcune scritte da mostri sacri della musica giapponese anni '80), che delle sequenze drammatiche e melanconiche, quelle di chiusura e piene di entusiasmo e gioia quelle iniziali, proprio a rappresentare e sintetizzare le due "anime" di questa serie, da un lato la parte di gag e demenzialità e dall'altra quella della tormentata storia romantica tra i protagonisti, che a volte si lasciano trasportare dagli eventi.

Due parole infine sul doppiaggio italiano: seppure abbia qualche problema come la sostituzione della doppiatrice di Kyoko in corso d'opera, e da alcuni rimaneggiamenti e errorini sparsi (come Ichinose chiamata "Ikinose"), il lavoro dei doppiatori (tutti veterani degli anime in quegli anni, assolutamente versatili e bravissimi, primo tra tutti lo straordinario Alessio Cigliano - voce assai nota a tutti gli appassionati di anime anni '80) è stato assolutamente ineccepibile.
Nonostante tutto l'anime si è mantenuto fedele all'originale e non ha dovuto subire tutto l'accanimento e il trattamento toccato ad esempio agli anime che andavano in onda su Mediaset, che venivano privati di tutti gli elementi che richiamassero in qualche modo alle origini giapponesi del prodotto.
Già il fatto di avere i nomi originali e pochi rimaneggiamenti è un gran lusso, per quel periodo.
Tornando rapidamente al doppiaggio, credo sia bene sottolineare quanto siano stati bravi i doppiatori italiani a riuscire a reggere a volte anche più ruoli contemporaneamente, e a dare dignità a quest'opera, nonostante un doppiaggio fatto in economia.


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eliim

Episodi visti: 96/96 --- Voto 7
Persuasa dalle positivissime recensioni lette, ho deciso di intraprendere la visione di Maison Ikkoku, un anime piuttosto famoso tratto dall'omonimo manga della Takahashi, ma che non avevo mai visto se non qualche episodio qua e là. Andiamo per ordine:

- trama: una giovane vedova di nome Kyoko diventa la direttrice di una residenza chiamata "Maison Ikkoku" e vi si trasferisce. Qui vi sono altri coinquilini, tra cui Godai, che si innamora a prima vista di Kyoko. L'anime è quindi incentrato sulla loro storia, attorno alla quale ruotano diverse situazioni e personaggi. La trama di per sè non è troppo originale, ma sarebbe comunque potuta essere un buon punto di partenza, se non fosse che la serie ricade nel solito problema incontrato con tutte le altre storie della Takahashi: la ripetitività. Almeno fino a metà della serie, ogni puntata è a sè stante e ricalca il medesimo schema: possibile avvicinamento tra Godai e Kyoko - elemento di disturbo e fraintendimento tra i due - litigio - risoluzione del problema - tutto torna come prima. Nella seconda metà si assiste finalmente ad un'evoluzione della storia tra i due personaggi, però talvolta le situazioni presentate sono talmente paradossali da risultare assolutamente non realistiche. Mi sono tuttavia ritrovata ad emozionarmi in alcune puntate e a tifare per i due protagonisti. Nonostante ciò a mio avviso la seconda parte non riesce a rimediare alla noia delle prime puntate, che sono più di 50, in cui non succede assolutamente nulla o quasi.

- personaggi: personalmente li ho trovati tutti abbastanza simpatici e ben caratterizzati. I due protagonisti risultano ben riusciti, e subiscono un processo di evoluzione che li farà maturare durante l'arco della serie. Gli altri inquilini della Maison Ikkoku riescono nell'intento di strappare qualche risata allo spettatore (soprattutto Yotsuya), rendendo le puntate più godibili. Personalmente non ho troppo amato Kozue e Yagami, sono praticamente dei personaggi inutili creati come mero elemento di disturbo tra Kyoko e Godai, la loro caratterizzazione è inesistente (nel caso di Kozue) o estremamente irritante (nel caso di Yagami).

- Animazione e musiche: la serie è degli anni 80 per cui le animazioni sono assolutamente adatte a quel periodo. Il character design è quello tipico della Takahashi. Ho trovato un po' troppo simili i volti di Godai e Mitaka (sono uguali a parte i capelli praticamente), ma nel complesso non mi dispiacciono. Le soundtracks le ho trovate belle, sono tipicamente "eighties" e fanno davvero ambiente. A volte ci si sente trasportati proprio nel Giappone di quegli anni, anche
grazie alle ambientazioni e alle situazioni presentate che contribuiscono a dare un'immagine più precisa del Giappone tradizionale, lontano dall'odierna Tokyo luminosa e caotica.

- Adattamento italiano: qui la nota dolente. Per le prime 53 puntate nella versione italiana era stato scelto un cast di doppiatori abili e adatti alle parti, che ho molto apprezzato (cosa che di solito mi viene difficile). Purtroppo il sogno era destinato a finire da metà serie in poi, infatti tutte (e dico proprio tutte!) le voci sono state sostituite da altri doppiatori decisamente di livello inferiore e con voci molto diverse in alcuni casi (per esempio Akemi, non la riconoscevo più). Sono rimasta letteralmente scioccata nel sentire il cambiamento, e riadattarsi è risultato difficile, dato anche il fatto che alcune voci erano proprio brutte o piatte.

Il risultato finale per me risulta essere un sei e mezzo che arrotonderò a sette. Francamente non riesco a capire l'enorme quantità di 9 e 10, non so proprio come si possa dare un voto così alto ad un'opera che è sì godibile, ma proprio nulla più. Penso che molti siano stati influenzati dalla "nostalgia", ed è vero che bisogna considerare che la serie è comunque degli anni 80 per cui sotto alcuni aspetti non può raggiungere la qualità di alcune serie attuali, ma il fatto che la prima metà delle puntate sia pressochè inutile non puo' essere ignorato.
Consiglio Maison Ikkoku ai nostalgici e a chi ama le serie un po' "retro'", ma non mi sento proprio di consigliarne la visione a tutti, visto che 96 puntate sono molte e penso che in questo tempo avrei potuto vedere qualcosa forse più nelle mie corde.

Naxios

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Naxios

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Senza tanti rigirii di parole, il mio anime preferito. La storia tra Godaj e Kyoko è veramente bella e romantica, incorniciata in un contesto meraviglioso; ci si affeziona agli inquilini della Maison Ikkoku, al loro umorismo, al loro baccano, alle loro feste, ma si finisce per amare e a conoscere anche il quartiere dove si trova la pensione: il ponte della metropolitana, il passaggio a livello, il bar che frequentano, il canto delle cicale, il rumore della scopa di vimini di Kyoko sul lastrico dell'ingresso.
A mio parere è un'anime senza tempo, anche se il concetto di un amore, "vecchio stile" basato sugli sguardi e regolato dal pudore può non essere apprezzato di primo acchito dalle generazioni moderne.


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Onizuka85

Episodi visti: 96/96 --- Voto 8
A distanza di anni ancora non ho trovato un anime sentimentale che mi abbia lasciato sensazioni ed emozioni particolari come Maison Ikkoku. Sarà perché l'ho visto (e letto) quasi al termine dei miei anni da liceale e quindi lo spirito da adolescente, in procinto di affrontare a breve una simil situazione scolastica alla Godai (l'inizio dell'università), ha ingigantito quelle che magari ora possono essere cose normali, anche se non credo troppo. La bellezza di questa opera non è tanto nella profondità dei personaggi, che comunque ti fanno affezionare a loro, bensì nelle situazioni e nei luoghi che anche nella semplicità ti lasciano un qualcosa. Come l'idea di fondo, una pensione che cade a pezzi, eppure ti senti lì, ami quei luoghi, vedere quelle stazioni, quelle università, quelle strade, le tradizioni nel corso degli anni, il tutto ti fa sentire bene. Oggi ne abbiamo a bizzeffe di anime che mostrano il Giappone da cima a fondo, ma questo è stato la pietra miliare. La storia d'amore poi ci rende direttamente partecipi, la sfortuna che avvolge il protagonista e il tifo incondizionato per lui, la bella Kyoko che spinta dal destino viene trascinata nel vortice e il susseguirsi degli eventi che ti tengono incollato nella speranza del lieto fine. In conclusione come non sottolineare la meravgliosa colonna sonora, e opening e le ending. Come ho detto in apertura quest'anime lo porterò sempre nel cuore come uno dei migliori.


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Falco27

Episodi visti: 96/96 --- Voto 8
"Maison Ikkoku" è un anime che recensisco con vero dispiacere perché il cuore mi porterebbe a mettere 10, ma la testa un 7 pieno.
L'anime è semplicemente un capolavoro, non solo per la tormentata vita di Godai e l'amore che prova verso Kyoko, ma per la semplicità della storia che ha molti aspetti combacianti con la realtà e le nostre vite personali.
Godai non è altro che uno studente in difficoltà (come lo siamo la maggior parte di noi studenti) non solo con l'università, ma anche dal punto di vista amoroso, economico e con la preoccupazione di come sarà il suo futuro.
Per quanto riguarda la storia, essa si svolge, in un arco di tempo di 8 anni all'interno della cosiddetta Maison Ikkoku, una pensione, avente una struttura quasi decadente e frequentata da persone a dir poco affidabili da tutti i punti di vista, ma apprezzabilissimi per l'umore e l'animo festaiolo insito in ognuno di essi, accompagnato da un eccesso di alcool. E poi abbiamo Godai, che come già detto è uno studente tormentato non solo da quello che ho scritto sopra ma anche dai suoi coinquilini e dalla rivalità con Mitaka. Infine abbiamo la bellissima e dolcissima Kyoko, ragazza rimasta vedova in giovane età e che la porterà ad essere poca propensa ad esprimere i suoi sentimenti...
L'anime come detto diverse volte è un capolavoro, ma purtroppo presenta diverse pecche, che purtroppo mi hanno portato a non mettere 10 (e mi dispiace molto). Molti hanno visto il numero degli episodi un aspetto negativo, ma in realtà non è questo il problema, ma il fatto che dopo la scena in cui, Godai a Natale, compie un gesto bellissimo nei confronti di Kyoko e che l'ho reputata come idonea a far scoppiare l'amore tra i due, vi sono una serie di episodi che non c'entrano proprio nulla con il filo che stava seguendo la storia, e vi è una netta lontananza dei due, come se si ripartisse dall'inizio. Per non parlare del "taglio" dei due personaggi che metteranno in serie difficoltà l'avvicinamento dei due protagonisti: kozue e Mitaka. L'anime visto in 96 episodi da l'impressione che ci siano una serie di avvicinamenti tali da portare lo spettatore a pensare che finalmente scoppi l'amore tra Godai e Kyoko, ma subito dopo, invece, c'è un allontanamento, che porta il tutto al punto di partenza. Se invece, non si vedessero i cosiddetti "episodi morti" (se non erro una 20ina) cioè quelli che non c'entrano nulla, questa serie di avvicinamento ed allontanamento avrebbe un altro senso.
Secondo me, l'autore doveva rallentare un pò la trama ad un certo punto per poterli sfruttare meglio.
L'altra pecca fatale ma non per colpa dell'autore è il doppiaggio in italiano che fa perdere molto all'anime. Il cambio di doppiaggio avviene alla metà circa dell'anime, e si passa dalla bellissima voce profonda di Godai ad una voce che purtroppo, per la differenza, da molto fastidio, mentre per Kyoko avviene il processo inverso, anche se il primo doppiaggio non è risultato per nulla fastidioso. Anzi nel finale, sarà proprio il doppiaggio di Kyoko che renderà il finale dell'anime un pò troppo malinconico cadendo quasi nella tristezza.
In conclusione: Maison Ikkoku è per me il miglior anime sentimentale che abbia mai visto, capace di coinvolgerti totalmente nella storia ed è stato capace di farmi battere il cuore in tre scene durante l'anime (e purtroppo non alla fine). Come già scritto sopra il cuore dice 10, la testa 7 (errori troppo evidenti che possono irritare un pò perchè macchiano troppo la bellissima storia) alla fine ho optato per un 8,5, anche se ho dovuto mettere 8 perchè non c'era il mezzo punto.
ANIME ASSOLUTAMENTE DA VEDERE!


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alex di gemini

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Su Maison Ikkoku si è scritto e detto di tutto, eppure voglio cercare di dire la mia, sperando di aggiungere qualcosa, proprio perchè... lo dico alla fine. Maison è un cartone che apre alla realtà perchè è un modello di opera "slice of life" Un opera dove non ci sono pozzi magici, trasformazioni in donna o alieni, ma semplicemente la vita di ogni giorno, la difficoltà di costruisersela, di superare il dolore, di vivere i rapporti intergenerazionali. Non sottolinerò mai abbastanza quanto siano belle le figure del signor Otonashi e di nonna Yucari: la generazione che ha fatto la guerra, che ha tanto da dare ai giovani, personaggi positivi ma per cui si prova malinconia perchè stanno scomparendo e si avverte un malinconico senso di perdita. In questo senso costituiscono la parodia di Happosai e di Sakurambo o sono Happosai e Sakurambo che ne costituiscono la parodia? Difficile dirlo. Degno di lode è in particolare il signor Otonashi che, pur avendo perso un figlio guarda con il massimo rispetto il dolore di Kyoko, invece che dirle semplicemente che la vita continua e che è lui ad aver perso un figlio: non ho parole per dire quanto l'ammiri. Un'altro personaggio che non posso non considerare è Iagami. Pur non potendola soffrire non posso non considerarne il ruolo come nemesi di Kyoko, come colei che sembra dirle: "Se ti sei innamorata di Soichiro, perchè dici che sbaglio ad innamorarmi di Godai?" Un personaggio che pur odiando al tempo stesso apprezzo per le sue potenzialità distruttive nella difficile storia tra Kyoko e Godai, per essere portabandiera delle "certezze granitiche degli adolescenti" sul fatto di essere pronti per il vero amore e di averlo già trovato e che non riescono ad accettare che sono pochi quelli che, come Kyoko, l'hanno trovato davvero. Apprezzo anche Mitaka per la grande maturazione svolta nella serie, per aver trovato in Kyoko il suo primo vero amore, per quella sua battuta "La signora Otonashi non ha bisogno di me" con cui capisce che è ora di troncare. Mostra cioè un carisma morale gigantesco.

Ma forse il vero protagonista di tutto è il mistero dell'amore, il trovarne un'altro dopo una dolorosa fine, l'averlo trovato in una persona che, come direbbe Severus Piton: "è un mediocre" Data la gioventù , la bellezza e una famiglia non certo povera Kyoko non avrebbe potuto trovare di meglio? Eppure si accontenta di Godai e della Maison. Una storia che non poteva non concludersi che con l'arrivo della vita, la nascita della prima figlia. Elemento simbolico perchè, nella antica tradizione nipponica, un matrimonio è tale al mille per mille solo con la nascita del primo figlio. Ho trovato molto belle le ultime tre puntate: ciascuna si chiudeva con un pathos tale che non solo il finale è perfetto, ma anche il penultimo e il terzultimo episodio avrebbero potuto costituire una degna conclusione.Lode anche alle sigle originali con un pathos e una struggente bellezza che costituivano una vera iniezione di malinconia.

Per il cambio di doppiatori non dico niente perchè alcuni dei nuovi mi sembravano migliori, altri peggiori, per cui, in fin dei conti, ai miei occhi finisce in parità

Anche se è segnata molto dall'atmosfera anni 80 e dalla cultura nipponica Maison, rimane un'opera senza tempo, un perfetto modo per avvicinarsi al Giappone, un ponte tra oriente e occidente... come i miei amati cavalieri dello zodiaco. Bello anche il passaggio generazionale tra Godai e Kentaro: anche lui è condannato ad essere nato in una famiglia mediocre e anche lui dovrà costruirsi una vita; riuscirà grazie all'esempio di Godai? Chissà Già Rumiko è unica perchè tutte le sue opere sanno toccarti dentro: Lamù con il suo umorismo, Ranma con le sue atmosfere da tutto è possibile, Inuyasha per la sua violenza e vari altri motivi. Maison è un capolavoro di sentimento e di malinconia, un'opera istruttiva, perchè parla dell'importanza della vita quotidiana, di quanto spesso richieda più coraggio di quanto non si pensi.

Personalmente sono un grande fan Di Rumiko, eppure Maison è l'opera che mi è piaciuta di meno. Forse che per questo non avrei dovuto recensire? O forse proprio per questo dovrei farlo, proprio per dare uno sguardo obiettivo? Chissà. In ogni caso perfino io ho provato una grande tristezza quando tutto è finito, un desiderio di rivederla tutta.

Ma soprattutto so con certezza totale che un pezzo del mio cuore è rimasto alla Maison e non la loascerà più, vivrà sempre con Kyoko e soci per cui... GRAZIE MAMMA RUMIKO

voto 10


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MaryQueen99

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Cara dolce Kyoko è il miglior anime sentimentale che abbia visto. La storia parla di Godai, uno studente universitario che si innamora di Kyoko, la nuova amministratice della casa. In questo anime vengono descritti bene i sentimenti dei personaggi che appaiono sempre realistici, a differenza di altri anime in cui il 90% del tempo si passa a dare dello stupido ai personaggi. Penso che nessuno avrebbe immaginato il colpo di scena su Kyoko, anche se viene svelato dopo poche puntate.
I personaggi si evolvono col tempo (a parte i fastidiosi inquilini che stanno sempre a bere), Godai all'inizio fantastica sempre sulle sue dichiarazioni a Kyoko (in cui lui fa l'improbabile parte del "duro") sbattendo spesso contro i pali, ma alla fine cerca di dichiararsi e anche se ci vorrano vari tentativi ci riuscirà.
Anche Kyoko si evolve, all'inizio non vuole accettare di amare altri uomini ma poi capisce che deve andare avanti e guardare al futuro.
Mitaka sembra la versione "migliore" di Godai, a differenza sua è ricco, bello e sicuro di se (anche se ha una "piccola" fobia che supererà per amore) e in teoria ha tutte le carte in regola per essere il marito ideale per Kyoko, ma in pratica al cuore non si comanda.
Descrive bene la società giapponese, l'importanza di andare a una buona università i matrimoni combinati che in giappone ancora esistono e anche i valori "tradizionali" di un uomo, che vengono rappresentati bene verso gli episodi finali da Mitaka. Un altro merito di questo anime è l'essere uno dei primi anime ad aver sfruttato gli equivoci sentimentali. Un'altra cosa positiva è che Kyoko e Godai costruiscono il loro rapporto piano piano, e per fortuna non assisteremo a scene pietose in cui i protagonisti si dichiarano poi si lasciano et simili fino alla fine degli episodi. In conclusione consiglio a tutti di vedere questo anime che è di sicuro il migliore del genere comico/sentimentale.


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AkiraSakura

Episodi visti: 96/96 --- Voto 8
"Maison Ikkoku" è sicuramente il capolavoro della Takahashi, acclamata autrice capace di andare incontro (con enormi ritorni economici) alle esigenze del grande pubblico, come solo Miyazaki sa fare. Questo anime in sostanza è uno slice of life e ha il merito di aver definito il genere della commedia sentimentale e dell'equivoco, che sarà molto di moda nella seconda metà degli anni '80.

La storia è ambientata per la maggiorparte nella Maison Ikkoku, una vecchia pensione la cui amministratrice è la giovanissima Kyoko, che purtroppo è rimasta vedova. Godai, il protagonista, è un impacciato studente universitario, innamorato di quest'ultima e disposto a tutto per conquistarla.Tuttavia le difficoltà per la realizzazione del suo sogno sono molte. Infatti il trio di inquilini della Maison Ikkoku, composto da un misterioso parassita sociale, una cameriera e una casalinga pettegola, non esiterà a far peggiorare i rapporti tra il protagonista e l'oggetto dei suoi desideri. Inoltre a questo inconveniente si aggiungeranno equivoci, un'abbondante dose di sfiga e rivali in amore vari.

I principali difetti di questa serie sono quelli tipici della Takahashi, ovvero l'elevato numero di puntate e i lapsus forzati nello sviluppo del rapporto tra i personaggi, fattori necessari per allungare il brodo e far intascare più denari alla furba autrice. Dopo la prima metà della serie infatti il rapporto tra Godai e Kyoko diventa molto artificioso, quest'ultima sembra eternamente insicura dei suoi sentimenti, i colpi di sfiga del protagonista sembrano studiati a tavolino per guadagnare tempo prima dell'ovvio finale. In quest'ultimo, magicamente, tutto si risolverà per il meglio, in modo da far contenti grandi e piccini. L'edizione italiana inoltre ha il grosso problema del cambiamento di doppiaggio, che nella seconda parte della serie è nettamente inferiore a quello della prima.
La cosa che sento invece di dover lodare in "Maison Ikkoku" sono le musiche: splendide, nostalgiche e in grado di descrivere, insieme alle ottime animazioni, dei momenti romantici di notevole bellezza e poesia.

Ripeto ancora una volta che, insieme a "Urusei Yatsura", questo è il miglior lavoro della (furbona) "regina dei manga", e pertanto ogni appassionato dovrebbe vederlo. Inoltre è un anime semplice da seguire, che potrebbe piacere a tutti indipendentemente dal Q.I. o dall'età anagrafica.


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kaio1982

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
"Maison Ikkoku" è sicuramente la miglior commedia sentimentale di tutti i tempi. La storia è talmente coinvolgente, realistica, drammatica e ben sviluppata che risulta impossibile non commuoversi al temine dell'anime. Nel corso dei 96 episodi assisteremo alla nascita di una meravilgiosa storia d'amore, quella tra Yosaku e Kyoko, rispettivamente un ragazzetto diciannovenne e una vedova, molto bella, di due anni più grande, che però ha già perso suo marito Soichiro e risulta immersa nei ricordi del suo breve matrimonio. Yosaku s'innamora a prima vista di Kyoko e tenta sempre di avvicinarsi a lei per dichiararsi, ma oltre a essere molto timido sarà in competizione con Mitaka, un ragazzo ricco e snob, anch'esso innamorato di Kyoko, intenzonato a mettere in serio pericolo la relazione tra i due. Inoltre cointribuiranno tre simpatici ma terribili coinquilini, Yotsuya, Akemy e Ichinose, dediti a un uso massiccio di alcol, scrocconeria e dotati di un'invadenza sconfinata, rendendo a Yusaku la vita impossibile. La vicenda è intrisa inoltre di equivoci, fraintendimenti, delusioni, ma anche di problemi seri e reali, come la necessità di un lavoro e problemi economici di svariata natura. Il tutto ai piedi di una Tokyo anni '80 straordinariamente reale, con tutti i suoi treni, metro e sottovillaggio urbano, che aggiunge parecchia poesia a ogni episodio.
L'aspetto tecnico è straordinario per una serie tanto lunga. Il character design risulta morbido e ben riuscito, anche se un po' retrò, ma migliora andando avanti, mentre il dettaglio generale è ottimo, con dettagli e ombreggiature nettamente più avanti rispetto all'anno di produzione. Le musiche sono semplicemente superlative, malinconiche, poetiche, dal tipico stile e sound made in Japan. Il doppiaggio risulta buono con entrambi i team di doppiaggio, anche se il primo è sicuramente più vario e fresco del secondo.
In definitiva, ritengo "Maison Ikkoku" un capolavoro assoluto del genere, che resiste al passare del tempo. Consigliato a chiunque desidera vedere un anime ricco di sentimenti forti, serio, ma anche godibile e divertente.

VanDer Graaf90

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VanDer Graaf90

Episodi visti: 96/96 --- Voto 8
"Maison Ikkoku" è quello che reputo il capolavoro della (spesso sopravalutata) Takahashi. Parte alla grande con un mix di sentimento e nostalgia che viene reso bene dalle eccelse BGM e dal character design, affrontando con una semplicità a portata di tutti i temi dell'amore e della sua fine e del passaggio all'età adulta. Purtroppo però dopo questa ottima partenza il brodo si allunga alla grande portandoci ad assistere a situazioni abbastanza inverosimili introdotte giusto per fare più puntate, rimandando l'ovvio finale all'infinito. Ma almeno questa serie finisce, cosa che in "Inuyasha" e altre serie della stessa autrice non accade, quindi questo è un buon punto a favore nel contesto della Takahashi.
I personaggi dello sfigato Godai e del suo rivale in amore ricco e immune da sfortuna (almeno nella prima metà della serie) forniscono grandi spunti di immedesimazione (più che altro nel protagonista), ma spesso il trio "sfrangimaroni" di inquilini della Maison Ikkoku ci sembrerà noioso e prevedibile: infatti è grazie a esso e sopratutto al misterioso Yotsuya che si verranno a generare migliaia di equivoci che rimanderanno il finale, che già fin dalle prime puntate è facilmente intuibile.
Quest'anime in definitiva definisce il suo genere, la commedia dell'equivoco, ma risente dei difetti che ho esposto e inoltre, per l'edizione italiana, si aggiunge quello del cambiamento dei doppiatori dalla seconda metà della serie, che è sempre un trauma - come ad esempio accade in GE999, sigh!
Persino uno come me che preferisce cose psicologiche e cervellotiche con spunti filosofici lo ha apprezzato - non troveremo alcuna complessità in un'opera del genere. Se tuttavia fosse stato meno diluito ma più denso (50 puntate massimo) il mio voto sarebbe stato un 9. Peccato!


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Bradipo Lento

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Quest'opera della Takahashi è un capolavoro, sotto tutti i punti di vista. L'idea che è alla base della storia è semplicissima: un ragazzo, Godai, s'innamora di una bella ragazza, Kyoko, restia ad accettare le avance degli ammiratori, e tenta di conquistarla nonostante l'arrivo di un pericoloso antagonista, Mitaka, rispetto al quale è in netto svantaggio.
Il classico non passa mai di moda, e se la meta finale di 'Maison Ikkoku' è facilmente individuabile - basta leggere i titoli degli episodi - quello che entusiasma è il lungo, tortuoso ed affascinante viaggio che dovremo compiere per giungere a destinazione.

'Maison Ikkoku' introduce alcuni elementi innovativi per l'epoca e per la cultura contemporanee, il Giappone degli anni '80:
* Kyoko, giovane vedova che ha un lavoro - anche se umile - e non vuole risposarsi: la mentalità era già un po' più aperta, ma lo stereotipo giapponese non prevedeva assolutamente che una donna fosse indipendente e non sposata, soprattutto se aveva già più di 25 anni;
* Il protagonista, Godai, è un ragazzo che deve lottare duramente per diventare (come viene detto nella versione in lingua originale dell'anime) "un uomo agli occhi del mondo": difficile non immedesimarsi in lui guardando gli episodi;
* Godai è innamorato di una donna più grande di lui: fatto decisamente inconsueto negli anni '80. Per ribadire il "concetto" troviamo anche la cotta di Kentaro per Ikuko, anche in questo caso la ragazza ha due anni in più del ragazzo.

Gli equivoci sono alla base di molti episodi, così come alcuni colpi del destino che danno una mano ai protagonisti o li ostacolano. Non si tratta di espedienti per "allungare il brodo", ma di elementi introdotti per imprimere una svolta alla storia quando sembrava che le cose avessero preso una direzione ben definita.
'Maison Ikkoku' è anche uno spaccato sulla vita e sulla cultura giapponese, durante i 96 episodi faremo la conoscenza di molti aspetti tipici di un mondo affascinante perché lontano dal nostro modo di vedere. Tra i tanti si ricordano: i bagni pubblici, la netta distinzione tra le calzature "da interno" e quelle "da esterno", l'estrema cortesia nei rapporti tra le persone, il Natale vissuto come il nostro San Valentino, il Miai, il matrimonio combinato organizzato sia per Mitaka sia per Kyoko.

La realizzazione grafica è molto buona, considerati gli standard dell'epoca, non dimentichiamo che stiamo parlando di un anime andato in onda in Giappone nel 1986. Alcuni fondali lasciano senza parole per la loro bellezza e la ricchezza dei dettagli. Anche i personaggi sono molto espressivi, con uno sguardo o un gesto riescono a esprimere sentimenti che non potrebbero essere resi con molte parole.
La colonna sonora è perfetta. Le musiche di sottofondo sono efficaci, riescono sempre a sottolineare adeguatamente la situazione rappresentata sia con le scene comiche sia con quelle più riflessive o sentimentali. Delle 11 sigle prodotte per gli episodi della serie vanno ricordate "Kanashimi yo konnichiwa", "Ashita hareru ka" (che hanno fornito anche molti intermezzi utilizzati in tutti gli episodi), "Suki sa" (bella anche la parte grafica con lo scorrere delle stagioni) e le dolci "Sayonara no dessin" e "Begin the Night".

Sul doppiaggio italiano sono già stati versati fiumi di inchiostro e scritti svariati kilobyte di commenti: personalmente ritengo più espressivo e coinvolgente il cast della prima tranche di episodi; per me è stato un trauma il passaggio da Monica Ward a Ludovica Marineo come voce di Kyoko. La serie, però, deve essere vista anche con l'audio originale: la versione giapponese è molto più aderente al manga e i rapporti tra i personaggi sono molto più formali rispetto a quelli amichevoli della versione italiana. Con la traduzione in italiano si sono persi i suffissi dei nomi, aspetto che non è facile rendere nella nostra lingua. Peccato, perché quando Godai chiama Kozue-chan la sua ex collega ci fa capire che non è del tutto indifferente a lei - un ragazzo usa infatti il -chan con il nome di una ragazza se è la sua fidanzata o una amica d'infanzia, mentre nella versione italiana sembra quasi che subisca le attenzioni della ragazza.
Sui DVD della serie si trovano, tra gli extra, delle schede informative: sono importantissime perché aiutano a comprendere meglio gli episodi. Alcune sono quasi scontate, come la disposizione della Maison Ikkoku o le note sui personaggi, ma molte si riferiscono a feste, cibi, luoghi e tradizioni che non sono di facile comprensione per chi non conosce la cultura giapponese. Leggendole si potrà scoprire che dietro un gesto - che non conosciamo e che rischia di sfuggire alla nostra attenzione - è presente un concetto che non può essere espresso in altro modo con la stessa intensità.
"Maison Ikkoku" è un anime che tutti dovrebbero vedere: piacerà sicuramente agli appassionati del genere "commedia sentimentale" ma anche a chi vuole conoscere meglio la società nipponica.


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irishman

Episodi visti: 96/96 --- Voto 9
Considero "Maison Ikkoku" il più bello, completo, emozionante e perfetto lavoro di Rumiko Takahashi, anche se qui, ovviamente, trattandosi della trasposizione dal manga all'anime, sono intervenuti altri autori per la creazione di questo "Maison Ikkoku". Il passaggio è stato comunque piuttosto fedele, eccetto che per alcune piccole aggiunte non presenti nel manga, ma poco rilevanti nel bene e nel male, e (questa sì, una mancanza gravissima) la rimozione, immagino per motivi di censura, di alcune scene nella parte finale della storia, in cui potevano esserci dei contenuti un po' più "adulti" e che si è preferito saltare a piè pari, per rendere disponibile "Maison Ikkoku" a un pubblico più eterogeneo possibile.
Uno dei punti di forza dell'anime, come già avveniva per il manga, è senz'altro la trama, che la Takahashi prima e gli autori della versione animata poi renderanno in modo magistrale in un lungo periodo di tempo, circa 8 anni, in cui vedremo letteralmente trascorrere il tempo in modo effettivamente "verificabile" grazie innanzitutto alla maturazione evidente di alcuni dei personaggi - i protagonisti Kyoko e Yusaku in primis - e al delicato, poetico e sempre ben riuscito alternarsi delle stagioni, che la Takahashi ha reso in modo magistrale nel manga e che gli autori dell'anime si sono ben guardati dallo snaturare.

Dalla trama ai personaggi il salto è breve, e in una sorta di "manifesto" takahashiano troviamo i personaggi più originali, strampalati, credibili e umani che la regina dei manga abbia mai partorito. Anche qui gli autori della trasposizione animata hanno avuto vita facile, potendo pescare a piene mani dal fertilissimo mondo che la regina dei manga ha messo a loro disposizione con l'opera cartacea. Senza volere prendere in esame Kyoko e Godai, protagonisti della serie (e di cui comunque ho già accennato la sapiente crescita psicologica dipintaci dalla Takahashi) possiamo citare figure come quelle di Ichinose, la corpulenta e pettegola inquilina della stanza numero 1, o di Yotsuya, perennemente circondato da un alone di mistero in tutta la serie, che sono letteralmente indimenticabili e costituiscono uno dei "marchi di fabbrica" più riusciti della serie. Lo stesso Soichiro, povero marito di Kyoko, che di fatto non è un vero e proprio protagonista della storia, ma fa solo delle fugaci apparizioni in flash back o fotografie, viene tratteggiato in maniera così abile - in particolare risulta efficacissimo l'espediente narrativo di nasconderci fino all'ultimo il suo volto e i motivi che hanno causato la sua morte - che di fatto ne percepiamo la presenza in tutta la serie, nonostante la sua prematura dipartita. Perfino negli ultimi episodi, quando si comincia a intravedere l'happy end, la sua presenza è sempre costante.
A proposito del finale, mi pare giusto anche sottolineare come questo lavoro della Takahashi, a differenza dagli altri, tipo "Lamù" o "Ranma", è effettivamente l'unico a proporci un vero e proprio finale degno di questo nome, senza lasciare quindi in sospeso alcunché.

Per quanto riguarda la colonna sonora direi che siamo di fronte a una vera e propria ostentazione di talento da parte di Kenji Kawai, decisamente un genio, che ci offre dei temi che vanno dallo struggente all'allegro con la stessa facilità con cui si beve un bicchier d'acqua fresca in piena estate. Le sigle, tantissime, variano con l'andare avanti della serie, sono tutte molto orecchiabili e alcune di esse sono tra le più belle in assoluto che mi sia capitato di sentire in un anime.
Il comparto grafico è forse il lato più carente di tutta la produzione, visto che si vedono svariate mani al lavoro su "Maison Ikkoku". Se la prima parte della serie ci presenta un Yusaku e una Kyoko che sembrano quasi dei ragazzini, da un certo punto in poi si assiste a una maturazione del loro aspetto e da questo punto di vista sicuramente si tratta di un miglioramento. Peccato però che, da qui in poi, alcuni episodi pecchino di una caduta di qualità notevole e di un cambio di stile ulteriore, avendomi fatto pensare che questi episodi in questione siano stati sub-appaltati a qualche studio di livello inferiore, trattandosi di una serie, oggettivamente, lunghissima.

Concludendo, questa è una vera e propria serie capolavoro, che qualsiasi amante dell'animazione giapponese non dovrebbe nemmeno lontanamente sognarsi di perdere. Certo, dal punto di vista del lavoro grafico ci sono delle magagne di cui ho parlato, e si tratta comunque di un lavoro del 1986 che quindi esce stritolato da un eventuale confronto con un anime dei giorni nostri, su questo aspetto. Ma se si passa sopra a queste, che a mio parere sono piccolezze, di fronte alla grandezza di quest'opera, si potrà godere del più importante lavoro di un'autrice del calibro della Takahashi.


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Shiryu of Dragon

Episodi visti: 96/96 --- Voto 9
"Maison Ikkoku" è senz'altro uno di quegli anime che di tanto in tanto non manco di guardare per qualche momento di rilassamento e divertimento. E' un prodotto particolare, per diversi aspetti. Per cominciare, si tratta dell'unico grande approccio a un universo maturo e realistico da parte di Rumiko Takahashi, se escludiamo qualche opera breve o autoconclusiva. E ritengo che si tratti anche del suo titolo migliore.
Yosaku Godai, un ragazzo alle prese con gli esami di ammissione all'università, vive all'interno di un'antica pensione chiamata Ikkoku-kan, o Maison Ikkoku, situata nella periferia di Tokyo e abitata da bizzarri individui. E' qui che il ronin incontra un giorno la neo-amministratrice del palazzo, di nome Kyoko Otonashi, dal cui incontro scaturiscono infinite peripezie, principalmente a carattere sentimentale, ma soprattutto legate alla vita di tutti i giorni.

Ciò che mi colpisce di quest'anime è la maniera con cui sono stati mischiati alcuni elementi, offrendo una formula non logica né scontata per un anime, ma vincente. La colonna sonora, composta dal talentuoso e originale Kenji Kawai, a quel tempo ancora agli esordi, dona un'atmosfera davvero insolita per una storia che vuole essere sentimentale. Comunica spesso un senso di rarefazione, profonda tristezza, a volte quasi disperazione. Senza mancare di caricare verso momenti più energici, e anche del tutto umoristici, ma quasi sempre sembra esserci sopra un velo che trasmette un certo senso di disillusione, che immerge in un mondo dove non c'è spazio per i sogni. Del resto è questa l'impressione che si ha, seguendo le puntate. I personaggi devono fare i conti con la dura realtà e con tutti i suoi problemi. Se volete guardare la storia d'amore che avete sempre sognato di vivere, lasciate perdere quest'anime, perché da capo a fondo è del tutto privo di situazioni idealizzate. Quest'opera non lascia mai staccare i piedi da terra, nessuno spigolo o imperfezione viene nascosto.

Ma da non dimenticare è anche l'abbondante dose di ironia e umorismo contenuti, che più volte sfociano anche in un po' di sano totale delirio. Si tratta di un umorismo sempre firmato Rumiko Takahashi, ma ben adeguato al registro maturo di quest'anime, senza toni particolarmente sguaiati. A volte vengono utilizzati luoghi comuni, e i personaggi temporaneamente estremizzati a macchiette, proprio per fare ironia. E gli abitanti della Maison Ikkoku, spesso coinvolti in scene per niente serie, sono a dir poco spassosi.
Il character design è curato da Yuji Moriyama nella prima stagione, composta dai primi 26 episodi, e da Akemi Takada nel resto della serie. Quando subentra Akemi Takada si nota un certo miglioramento nella grafica, ma anche il disegno dei primi episodi nulla toglie all'intrattenimento dello spettatore, anzi, è uno stile adeguato al caso nostro.
Sulla grafica, c'è da evidenziare un altro aspetto che va ad aggiungersi alla formula: tra un episodio e l'altro abbiamo spesso scorci di ambiente che è difficile non apprezzare, e i livelli di dettaglio non sono uno scherzo per quegli anni. Momenti come la goccia d'acqua che cade dalla foglia, i lampioni stradali che si accendono ad uno ad uno lungo la strada denotano sempre la volontà di dipingere un mondo tangibile, verosimile, vicino al nostro. Considerando anche tocchi di dettaglio e di espressività come la lacrima che attraverso un repentino cambio di scena diventa la goccia che cade da un rubinetto, è difficile non apprezzare.

Tutti questi elementi messi insieme per me danno una formula vincente, per cui dopo tutte le volte che l'ho guardato, quest'anime non mi ha ancora stancato. Non assegno il voto più alto perché ho l'impressione che verso alcuni episodi della seconda parte della serie, quella con un secondo cast di doppiaggio diverso da quello dei primi 52 episodi, un po' ci si disperda temporaneamente a livello di trama, forse perché non include alcuni personaggi che Takahashi aveva ideato nel manga, e presenta alcune vicende diversamente, andando relativamente perdendo anche quell'ironia che invece nel manga manca più raramente. Resta però sempre da considerarsi una pietra miliare dell'animazione giapponese, che di certo non potrà mai essere replicata.


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Turboo Stefo

Episodi visti: 96/96 --- Voto 9
Ancora reduce dal successo travolgente di "Lamù", in versione sia cartacea e sia animata, Rumiko Takahashi serializza contemporaneamente anche "Maison Ikkoku". Lo studio "Kitty Film", autore in futuro anche dell'adattamento di "Ranma ½", non si lascia sfuggire l'onda del successo che ha travolto l'autrice e, a ridosso della conclusione della serie, darà vita all'anime formato da 96 episodi, che sarà conosciuto anche in Italia con il nome di "Cara Dolce Kyoko".

La Maison Ikkoku ospita inquilini piuttosto invadenti ed eccentrici: un ragazzo di nome Godai vede entrare nella sua stanza - attraverso un buco nella parete - il misterioso e criptico Yotsuya, raggiunto in breve dalla mezza svestita e disinibita Akemi, in attesa della madre pettegola che adora bere e festeggiare, ovvero la signora Ichinose. Questi tre si divertono a brindare, ubriacarsi, cantare e ballare per qualsiasi futile motivo e sempre nella stanza di Godai che, in questo modo, non riesce a studiare a dovere.
Un giorno però arriva la nuova amministratrice, la bella e giovane Kyoko, per la quale Godai perde la testa e decide di sopportare gli strambi vicini, mentre cercherà di insinuarsi nel cuore della ragazza, protetto da uno misterioso velo malinconico nato da un doloroso segreto.

I primi episodi, puramente introduttivi, servono a mostrare le divertenti chimiche degli inquilini e le loro reazioni per la nuova arrivata, andando a creare una struttura episodica molto semplice con qualche sfumatura triste e malinconica che precede la rivelazione sulla protagonista. Da qui l'evoluzione inizia a farsi decisamente più interessante, andando ad approfondire con leggerezza i comprimari mentre le diverse situazioni diventano sempre più lunghe e portano importanti cambiamenti.
Senza snaturare l'atmosfera leggera e la spontanea commedia scaturita dai personaggi, l'intera serie propone un leggero ma continuo evolversi, andando a concludersi con un finale prevedibile ma non per questo deludente, anzi, riuscirà a soddisfare appieno lo spettatore che non attendeva altro, passando da momenti dolci ad altri tristi, mentre regala qualche piccola sorpresa anche agli altri personaggi del cast.
Come facilmente intuibile anche questa commedia sentimentale è basata fortemente sui fraintendimenti, sulle sfortunate coincidenze che spaccano il secondo e alcune leggere forzature nella cecità dei personaggi sui sentimenti altrui. A fare la differenza quindi sono i personaggi, perché il cast offerto dalla Takahashi non è solo funzionale nel suo complesso, ma è anche sfruttato perfettamente a livello dei comprimari che non fanno solo comparsate utili a fini comici, ma spesso sono le chiavi principali che danno il via alle diverse situazioni che spesso portano anche a importanti evoluzioni sul piano sentimentale.

La serie si sviluppa nel corso di circa cinque anni, frammentati a dovere senza fare risultare lo scorrere del tempo eccessivamente dilungato o affrettato. Questo permette ai due protagonisti di crescere e maturare, ponendo davanti a Kyoko diversi problemi di natura sociale, mentre Godai affronta la fine degli studi e la ricerca del lavoro. Inaspettatamente vengono cosi insinuate nella commedia delle leggere critiche alla situazione giapponese degli anni '80, dalla difficoltà del trovare lavoro senza i giusti appoggi all'occhio cinico della società sulle filosofie matrimoniali. Anche se con il tempo alcune di queste sfumature sono andate diradandosi risulta comunque un profilo del Giappone contemporaneo, strettamente legato e orgoglioso delle proprie origini, ma con le generazioni moderne che spesso si distaccano da tali scelte.

Lo stile dell'autrice è riconoscibile nei disegni e nel character design, anche se nel cast dell'anime compare il nome di Akemi Takada, che tra i suoi lavori annovera anche opere come "Lamù" e "Orange Road". Si crea così una leggera affinità nello stile estetico delle opere.
Purtroppo a risultare scarse sono le animazioni, ridotte al minimo e che talvolta raggirano le situazioni movimentate con discutibili effetti registici, dando sequenze frammentate o andando a mostrare dei fuori campo.
L'unico miglioramento degno di nota è visibile nell'ultima manciata di episodi che, come per sottolineare l'importanza che rivestono, propone disegni più curati e animazioni fluide e accurate.
Una particolarità degna di nota sono le sigle di apertura e di chiusura che, con il loro stile originale e inconfondibile, ben ricordano quelle di "Lamù" e "Ranma 1/2".

Ottima la colonna sonora firmata dal famoso Kenji Kawai (autore delle OST di "Ranma 1/2 ", "Patlabor", "Sky Crawlers" e di molti altri anime, spesso in collaborazione con il regista Mamoru Oshii), sia per le sigle sia per i brani, che vivacizzano la visione sottolineando con leggerezza le varie situazioni divertenti. Molto più riusciti invece gli accompagnamenti più delicati che esaltano perfettamente i momenti più importanti, aumentando l'impatto emotivo degli stessi.

L'adattamento italiano è condizionato dall'atipico arrivo in patria. Propone un doppiaggio riuscito per circa 52 episodi per poi cambiare completamente il cast che risulta incredibilmente piatto e inespressivo.
In apparenza l'adattamento pare ben fatto, cambiano solo alcuni nomi di cibi e Otello in Dama. Questi cambiamenti sono ben poca cosa quando si scopre il grosso cambiamento che ha radicalmente trasformato l'opera.
In Giappone i rapporti sono ben definiti dai suffissi e dall'uso diversificato di nomi e cognomi, e in questo caso rappresentano fondamentalmente il modo in cui Godai e Kyoko parlano, dandosi del "Lei" e tenendosi apparentemente distaccati. Questa particolarità, molto importante nella società giapponese, è stupidamente persa nella versione italiana e inoltre ci sono numerosi errori in cui nomi e cognomi vengono scambiati.

Sorvolando sull'adattamento lacunoso, che rovina la versione italiana solamente se ne si viene a conoscenza, "Cara dolce Kyoko - Maison ikkou" risulta una commedia sentimentale divertente, che va a intessere una storia in leggera e continua evoluzione che non annoia a dispetto della lunga durata, appassionando lo spettatore che si può rispecchiare facilmente nello sfortunato protagonista di poco polso e di buon cuore, non dimenticando di portare nutriti carichi di sentimenti che non mancano di emozionare nei momenti più dolci e nelle rivelazioni più malinconiche.
Una pietra miliare non solo del genere, ma anche dell'animazione nipponica, "Maison Ikkoku" conferma ancora una volta come il soprannome di Rumiko "la principessa dei manga" Takahashi non sia stato utilizzato con leggerezza.


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HaL9000

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Ho iniziato la visione di "Maison Ikkoku" con qualche remora: un po' l'elevato numero di puntate, un po' non amo particolarmente le commedie romantiche che ruotano attorno agli equivoci.
E in effetti, almeno per le prime 20 puntate, sono stato sul punto di interrompere la visione.
Poi, insistendo un po', il mio interesse si è via via ravvivato, e puntata dopo puntata ho incominciato ad appassionarmi sempre di più; in particolare, gli ultimi 10-15 episodi da soli valgono, secondo me, quanto tutti i precedenti, per la loro intensità, per la loro maturità e per la loro poesia. Memorabile la scena in cui Kyoko prende simbolicamente commiato dal ricordo del marito.
Dato che la storia si sviluppa lungo un periodo di numerosi anni (da qualche parte ho visto una time-line di 8 anni), i personaggi subiscono dei cambiamenti caratteriali, e anche il modo in cui sono disegnati è diverso, leggermente più realistico e meno da "anime" - entro certi limiti, ovviamente.
La trama si può sostanzialmente riassumere in una riga: "Maison Ikkoku" parla della lunga e tortuosa marcia di avvicinamento sentimentale di Godai a Kyoko, il tutto accompagnato dalle questioni pratiche che accompagnano la vitta di chiunque: lavoro, studio, mancanza di soldi.

Non mancano comunque i difetti, anzi: una certa incoerenza logica tra gli episodi (importanti sviluppi resettati nella puntata successiva), i comportamenti talora irritanti dei protagonisti: vuoi perché Godai è troppo irrisoluto, vuoi perché Kyoko oscilla tra una cocciutaggine senza pari e una pazienza e capacità di comprensione talvolta mal riposta. E anche i personaggi comprimari talvolta sono un po' irritanti: gli abitanti della pensione sono cattivelli e pettegoli, anche se, si lascia intendere, in fondo lo fanno per il bene di Godai. Ma io non sono tanto convinto di questo!
Paradossalmente, il coprotagonista, e avversario di Godai, Mitaka, ne esce con una statura morale decisamente superiore: sicuro, responsabile e con uno spiccato senso dell'onore e del dovere; tutte doti, queste, che mancano al pur di buon cuore Godai.
Un'altra cosa che talvolta mi ha disturbato è il numero di assurdi equivoci che si vengono a creare, che sono decisamente irreali per una serie che si vuole definire realistica; sotto questo punto di vista un anime similare, "Honey&Clover", l'ho trovato superiore.

Malgrado tutti questi difetti(ucci), si viene a creare una vera e propria familiarità sia con i personaggi sia, soprattutto, con l'ambientazione principale: la Maison Ikkoku; credo che sarei in grado di disegnare una precisa planimetria della casa!
Gli autori infatti sono stati ben attenti alla coerenza, se non dell'intreccio narrativo, dei luoghi in cui la storia si svolge: la solita salita, il solito passaggio a livello, il solito locale, la stazione del treno eccetera.
Il risultato è che alla fine della serie, per un attimo, si rimane con un pizzico di senso di vuoto.

God87

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Yusaku Godai è un ronin, uno studente bocciato all'esame di ammissione all'università, che studia ormai da un anno, ripetutamente, per avere un'altra opportunità di essere ammesso. Vive nella Maison Ikkoku, sorta di albergo adibito a condominio, con i suoi casinari inquilini:la signora Ichinose, grassona alcolizzata; Akemi, bevitrice scostumata; Yotsuya, voyeur compositore di haiku, scroccone e ricattatore. Perennemente incapace di concentrarsi negli studi per colpa dei loro festini, Yusaku cercherà di andarsene, ma deciderà di rimanere quando arriverà e si stabilirà lì l'amministratrice dell'albergo, Kyoko, giovane, bella e dolcissima. Innamoratosi di lei tenterà di conquistarla, ma presto scoprirà che pur avendo 22 anni la ragazza è già vedova...

Recensione, questa, che sarà ricordata dal sottoscritto come la più difficile di sempre tra quelle che ho scritto. Rendere la bellezza di "Maison Ikkoku" senza scadere nel banale è un'impresa, cosa che molto probabilmente alla fine avverrà.

Tutti conoscono Rumiko Takahashi, la Principessa dei manga, così soprannominata per aver creato opere indimenticabili come "Ranma 1/2" e "Lamù", e in tempi più recenti "Inuyasha" (su cui è meglio stendere un velo pietoso). Meriti immensi i suoi, visto che con un disegno semplicissimo e accattivante e una fantasia senza pari ha regalato al pubblico di tutto il mondo, maschile e femminile, incontrollabili risate, con sterminati eserciti di folli personaggi e una vena umoristica inesauribile. La sua leggenda inizierà con "Lamù", prima opera scritta nel 1978, e diverrà totale con "Ranma 1/2" (1987): entrambi emblemi della sua vena comica, ma in mezzo bisogna ricordare un altro manga profondamente diverso, "Maison Ikkoku". Apparentemente è un'altra commedia con personaggi esilaranti, ma poco dopo rivelerà la sua vera natura, quella di commedia romantica, dove risate fortissime e battiti di cuore sono perfettamente equilibrati senza scadere mai nella farsa né tanto meno nello sdolcinato. Il vero capolavoro dell'eclettica mangaka.

Frutto del successo di quest'alchimia, l'incredibile talento dell'autrice nello sceneggiare una delicata e realistica storia d'amore tra uno studente universitario, Yusaku Godai, e la bellissima vedova Kyoko che vorrebbe sposare. Ovviamente per fare questo il povero ragazzo dovrà non solo laurearsi e trovare un lavoro, cose già di per sé difficilissime visti i suoi frequenti insuccessi scolastici, ma anche sperare che in tutto questo tempo la sua bella riesca a farsi una ragione della morte del marito Soichiro e sappia ricambiarne i sentimenti. Durissime saranno le prove che il nostro eroe dovrà affrontare, e se a questo ci aggiungiamo spasimanti distruggi-coppia, micidiali gag e fraintendimenti tipici da commedia degli equivoci, nel miglior stile della Takahashi, capiremo bene come il suo lungo cammino verso l'amore sarà costellato di difficoltà talmente inumane da ricordare un girone infernale.

Ciò che differenzia "Maison Ikkoku" dalla totalità degli altri manga di Rumiko Takahashi, sempre comici e a struttura episodica, va ricercato nelle realistiche reazioni psicologiche dei due protagonisti a tutti i guai, ora demenziali ora seri, che metteranno a dura prova la relazione. I due sono talmente ben caratterizzati che arriveremo quasi subito a identificarci completamente in loro, soffrendo ogni qual volta il rapporto sembrerà essere arrivato ai ferri corti, gioendo quando si avvicineranno di più.

Kyoko è il prototipo di donna ideale per ogni uomo: giovane, di bellezza semplice, dolcissima e sensibile. Godai invece è un ragazzo dal cuore d'oro, ma goffo, imbranato, perennemente capace di sbagliare ogni mossa possibile per conquistare la sua donna. Le loro vicende, inizialmente leggere e divertenti nei momenti di iniziale conoscenza, diverranno via via sempre più tragiche e strazianti quando inizieranno a rendersi conto dei loro sentimenti, ritrovandosi più volte sull'orlo del baratro per problemi di immaturità da parte di entrambi e non solo. La vicenda, umanissima e poetica, fa ampio uso del suo background storico/culturale: molto più che in "Lamù" e "Ranma 1/2", "Maison Ikkoku" sfrutta il suo contesto eighties, ambientando nella Tokyo di quegli anni, con ampissimo riferimento a usanze, usi e costumi, una storia che parla di quotidianità; uno slice of life con i protagonisti persone semplici alle prese con l'affitto da pagare a fine mese, cercare lavoro, mangiare...

Era scontato che un simile capolavoro non poteva non venire trasposto in animazione, e a tal compito adempirà Studio DEEN l'anno dopo, rendendo i 15 tankobon originali in ben 96 episodi televisivi. Una quantità apparentemente spaventosa di puntate, comprensive di molti filler assenti nel fumetto che nel 90% dei casi chi scrive avrebbe, in altri tempi, reputato segno di cafoneria: forse la classica eccezione alla regola, "Maison Ikkoku" anime non perde assolutamente in nulla contro la sua versione cartacea, rivelandosi, con ampia probabilità, la più bella storia d'amore mai raccontata in animazione. Pur con lievi modifiche (l'assenza dell'inquilino Nikaido, la soppressione o modifica di diversi capitoli del fumetto) racconta nuovamente la tormentata storia d'amore tra Yusaku e Kyoko, e nelle frontiere del technicolor, delle animazioni e della musica raggiunge e, a volte, supera gli stessi apici di poesia e commozione dell'originale.

Questo, sfruttando al 100% le preziose risorse del mezzo espressivo: addolcisce il tratto originale di Rumiko Takahashi con una nuova, superba e indimenticabile prova di Akemi Takada, tra le più brave chara designer della Storia (che l'anno dopo si ripeterà con egual misura nell'altrettanto memorabile "Orange Road"); affida la colonna sonora a quell'esordiente Kenji Kawai che diverrà a poco a poco uno dei più importanti compositori musicali nipponici; può permettersi animazioni di tutto rispetto per quegli anni, un doppiaggio di livello stratosferico e un delicatissimo senso registico. "Maison Ikkoku" è un anime semplicemente meraviglioso che va seguito con trepidazione, facendosi trasportare dai mille sentimenti che riesce a evocare. Le emozioni vengono continuamente trasmesse da puntate esilaranti o toccanti, da preview che invogliano a divorare subito l'episodio successivo, dalle bellissime e toccanti ending, dagli sguardi o sorrisi d'intesa tra Kyoko e Godai presenti in ogni puntata, dai gesti di quotidianità o umanità del gigantesco e caratterizzatissimo cast di personaggi.

In quel microcosmo che è la "Maison Ikkoku" impareremo a riconoscerne ogni singola stanza, ogni scala, ogni telefono, come fosse casa nostra. È veramente un senso di grande familiarità quello che trasmette il capolavoro della Takahashi, il cui grandissimo pregio, come nel fumetto, è far sentire vicinissimi a sé tutti i personaggi che abitano l'albergo. Infine "Maison Ikkoku", come tutte le grandi storie d'amore, è insegnamento di vita: sarà dolorosissima, potrà distruggerti e logorarti, ma se ci tieni non potrai fare altro che continuare a soffrire, fino a quando non troverai la felicità.

A questo punto è impossibile stare a soppesare i difetti, che ci sono (l'assurda sparizione a metà serie di un personaggio importantissimo, ripreso solo nelle puntate conclusive; il finale meno intenso rispetto a quello del manga), ma cadono tranquillamente in secondo piano rispetto alla dose di emozioni evocate in una qualsiasi delle 96 puntate che compongono la serie. Indimenticabile.

Nota finale: da comprare in DVD nell'edizione Yamato Video e visionare unicamente in lingua originale con i sottotitoli fedeli. Il doppiaggio italiano, per quanto non malaccio e pure adattato con standard più elevati del solito, perde moltissimo in intensità rispetto alla controparte nipponica, anche per la rimozione dei suffissi che rappresentano anch'essi motivo di comicità.


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paperconchiglia

Episodi visti: 52/96 --- Voto 9
"Maison Ikkoku" è la commedia romantica per definizione. Per chi di voi è un "cuore di panna" come il sottoscritto, questa storia è una vera e propria droga, capace di fare riecheggiare ricordi e nostalgie.
La trama e i personaggi, nella loro semplicità e comicità, sono incredibilmente reali e profondi. Non c'è niente di straordinario o fantascientifico, solo pezzetti di vita quotidiana illustrati nel loro svolgersi pacato ma inesorabile. L'unico determinante, infatti, è il tempo, che si sente scorrere per tutta la serie attraverso la maturazione dei protagonisti.
L'autrice sembra volere fare un discorso in stile "L'attimo fuggente": il tempo è uguale per tutti. Cogliete ogni momento felice e vivete in fondo la vita.

P.S.
Il voto 9 è dovuto non a una mancanza dell'opera originale, ma alla realizzazione italiana, che ha tristemente cambiato l'ottimo doppiaggio a metà del racconto. Ora, una cosa del genere - per quanto mi riguarda - rientra a pieno titolo fra i reati punibili con la pena di morte, in quanto distrugge un'opera. È per questo che mi sono fermato al 52° episodio e sono saltato direttamente al film conclusivo, per il quale sono stati ripresi i vecchi doppiatori.

diego

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diego

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Ricordo che seguivo questa serie da bambino, e nonostante tutto, durante gli anni universitari, l'ho rivista tutta con estremo piacere. Ho colto quegli aspetti che da giovane non comprendevo: tutte le sfumature di questo splendido anime, così pregno di ironia e malinconia, nelle ombre azzurre della scalcinata Maison Ikkoku, priva di bagni, con stanze povere e minuscole, ma sempre piena di un certo calore che avvolge.
Come dimenticare il triangolo amoroso composto da Godai Kyoko e Mitaka? Persino quest'ultimo, l'antagonista, la nemesi di Godai, è simpatico e non si dimentica.
Ho trovato bellissime le passeggiate solitarie lungo la mitica discesa che porta in città, in pieno autunno tra foglie morte e musiche malinconiche, o in primavera sotto l'odore dei ciliegi in fiore.

La prima parte della serie è decisamente più vivace, allegra, e i personaggi agiscono e reagiscono di più; nella seconda parte siamo in pieno sogno d'amore - perdonate l'immagine sdolcinata - e i protagonisti vagano in una sorta di perenne aura malinconica, nostalgica, delicata. Dove nella prima serie era più importante il personaggio in generale e quello che diceva o, in alcuni casi, urlava, nella seconda conta di più il particolare, il dettaglio, la parola non detta. Per curiosità ho letto anche il manga, e devo dire che non mia ha trasmesso le medesime sensazioni dell'anime.

Le musiche, i colori, il movimento di quest'ultimo offrono qualcosa in più rispetto alla carta.
Mi piace l'idea che Anime Gold ritrasmetta, anche più volte di seguito, questa piccola perla del mondo orientale. Di tanto in tanto, in quest'epoca frenetica, spietata e volgare, fa bene rintanarsi in quel piccolo mondo antico celato nelle quattro mura della Maison Ikkoku.


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Eretria90

Episodi visti: 96/96 --- Voto 8
Maison Ikkoku è un vero classico shoujo. I personaggi sono di estrazioni culturale e sociale diverse fra loro, ma tutti e cinque abitano nello stesso condominio, la Maison Ikkoku della "cara e dolce Kyoko".
Il design grafico è quello comune alle serie di Ranma, Lamù e Kimagure Orange Road. I tratti sono curvilinei e simpatici, francamente li apprezzo.
La trama è abbastanza divertente: Maison Ikkoku è una commedia degli errori in cui i coinquilini di Godai lo prenderanno in giro e gli renderanno più difficile una certa intimità con Kyoko. Lui è troppo timido e insicuro della propria situazione, e lei è una vedova con sentimenti contrastanti. La trama non smetterà di svilupparsi verso un più ottimo esito.

NickTheStampede

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NickTheStampede

Episodi visti: 96/96 --- Voto 7
Maison Ikkoku è una commedia agrodolce degli anni '80, tra le più celebri della poliedrica Rumiko Takahashi, dotata di un raro pregio: la sensibilità. Al centro della vicenda, il mutamento della vita di una sgangherata combriccola di utenti di un vecchio pensionato grazie a una sensuale e dolce vedova di nome Kyoko. Ne succederanno di tutti i colori! Esatta antitesi della "femme fatale" o della Mirandolina goldoniana, Kyoko rappresenta il cuore pulsante della serie: con lei ci sono i momenti più ilari, più commoventi e più intensi. La pecca dell'anime, a mio avviso, è una mancata descrizione a questi livelli degli altri personaggi e una sostanziale monotonia e ripetitività che emerge dopo la prima metà della serie. Anche se è indubbia la sua bellezza, Maison Ikkoku rimane un bell'anime e niente più, non certo, per me, ai livelli di "Ranma" o "Lamù" ma sempre meglio di "Inuyasha". La serie è un'opera, insomma, di passaggio. E' comunque molto godibile.

creepingdeathAV

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creepingdeathAV

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Per quanto riguarda Maison Ikkoku, ci troviamo in una parentesi nello stile narrativo della Takahashi. Le prerogative di quest'ultima sono senza dubbio: un mondo fantastico, pieno di personaggi o di oggetti al di là del credibile, e una trama che ha un inizio, ma non un finale ben delineato, che lascia la storia in sospeso - per entrambi i casi si prenda in considerazione Urusei Yatsura. Ed è in questo che Maison Ikkoku (Cara dolce Kyoko) si differenzia dalle altre opere della mangaka sopracitata, infatti in questo manga/anime i fattori appena esposti sono pressoché inesistenti.

La storia in effetti è molto realistica. I personaggi vivono nel Giappone dei primi anni Ottanta, tant'è che l'opera risulta anche un vero e proprio documento del modus vivendi degli abitanti dell'arcipelago giapponese in quegli anni.
La trama verte sulle vicende amorose tra un giovane ronin, Yusaku Godai, e l'amministratrice della pensione in cui questo alloggia, Kyoko Otonashi.
Kyoko è una ragazza tanto bella quanto triste, poiché rimasta vedova dopo soli sei mesi di matrimonio. Kyoko rimane, quindi, molto legata al ricordo del defunto marito Soichiro. Questo fattore, unito all'indecisione del protagonista Yusaku, alla testardagine di Kyoko e ai numerosi equivoci su cui si fonda gran parte dell'opera, rappresenta il maggiore ostacolo all'unione dei due protagonisti.
Godai, dal canto suo, si innamora della nuova amministratrice a prima vista, e da quel momento inizia una scalata difficoltosa verso il cuore della kanrinin.
Yusaku è un ragazzo molto indeciso e sfortunato, e ciò si riflette su ogni aspetto della sua vita, dapprima dal punto di vista scolastico, poi lavorativo e infine sentimentale.
L'intera storia, ancora, può essere divisa in due parti: la prima è caratterizzata da un tono molto ironico e più spensierato, la seconda da un tono molto più poetico e romantico.

A questo cambiamento corrisponde anche una modifica del carattere dei protagonisti, soprattutto di Kyoko. Se inizialmente questa era molto decisa, con un carattere più pepato, a un certo punto della storia questi due elementi si affievoliscono, rendendo il personaggio molto più indeciso e riflessivo. Nonostante i sentimenti che Kyoko prova per Godai siano gli stessi che questo prova per lei, per quasi tutto il tempo l'amministratrice sarà combattuta tra la volontà di restare legata al ricordo del marito e la volontà di darsi una seconda chance, accettando la corte di Yusaku.
Infine l'amministratrice si renderà conto dei propri sentimenti, ricambiando l'amore di Godai pur rimanendo affezionata al suo defunto marito.

A fare da contorno al motivo principale vi sono vari personaggi, più o meno importanti, dai tre inquilini della Maison Ikkoku (pensione dalla quale prende il nome l'opera, e di cui Kyoko è amministratrice) al rivale in amore di Godai, Shun Mitaka, un ragazzo facoltoso e di buona famiglia, nonché istruttore di tennis della protagonista femminile, alle rivali in amore di Kyoko, Kozue Nanao e Ibuki Yagami. Gli inquilini della Ikkoku-kan, Akemi, Yotsuya e la signora Ichinose, incredibile a dirsi, saranno rappresentati durante la serie con qualcosa di alcolico tra le mani, e saranno causa di vari equivoci ai danni del povero Godai.

Essenziale novità di quest'opera è il finale.
Come accennato a inizio recensione, Maison Ikkoku si conclude non lasciando nulla in sospeso, e ci saluta nel migliore dei modi, con matrimonio e figlia femmina.
Per concludere, nonostante la lunghezza della serie, non si avverte mai un senso di ripetitività, presente in altre produzioni simili anche più brevi. Ciò è dovuto al fatto che i fillers sono pochi e che la narrazione è scorrevole e genuina.
Maison Ikkoku è sicuramente un'opera che ha segnato il passo nel suo genere, che ha fatto emozionare, fa emozionare e farà emozionare ragazzi e adulti, e che sicuramente merita la valutazione massima per come ironia, romanticismo e comicità sono stati orchestrati da Rumiko Takahashi fino a rendere il lettore/telespettatore un inquilino della Maison Ikkoku.
Quale altro manga/anime sa farti ridere un momento prima e piangere un momento dopo se non Maison Ikkoku?


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Ataru74

Episodi visti: 96/96 --- Voto 8
Dopo essermi rivisto tutti gli episodi ed essermi letteralmente drogato di tutto quello che ho trovato su quest'anime, devo ammettere che nel complesso si tratta di un'opera sicuramente molto bella e coinvolgente. Tuttavia dopo una prima parte frizzante, leggera e divertente ho trovato la seconda parte, quella con il nuovo doppiaggio, lenta, pesante, macchinosa, con un finale decisamente affettato e deludente: 92 episodi di sguardi, battute e frecciatine, e solo 4 per tutto il resto (fidanzamento, matrimonio, figlia, ecc.) è troppo sbilanciato. Di solito tra il fidanzarsi e lo sposarsi ce ne passa di acqua sotto i ponti. Allora tanto valeva fermarsi alla dichiarazione oppure stringere la serie e sviluppare per bene anche il finale, cosa che si sarebbe potuta fare anche in qualche OAV. Mah!
Eppoi c'è questa lacuna sui personaggi che appaiono e scompaiono azzerando quello che avevano fatto o detto negli episodi precedenti. In una delle ultime puntate Godai e il padre di Kyoko passano un'intera notte a cercarla insieme quando lei era andata in albergo con Mitaka; qualche episodio più avanti, quando la madre gli racconta e gli presenta il nuovo pretendente di Kyoko, il padre dice: ma chi è questo signor Godai?

Maison Ikkoku ha un finale veramente tirato via. Mitaka, che aveva fatto di tutto per sposare Kyoko, nel giro di un attimo sposa Atsuko per via di un clamoroso fraintendimento sul suo stato di gravidanza - va bene che tutta la serie si basa sugli equivoci e sui malintesi, ma così è ridicolo. Kozue, sparita da non so quanti episodi, all'improvviso si ripresenta dicendo di volere sposare Godai.
Il personaggio di Kyoko della seconda parte a volte lo trovo un po' piatto e senza personalità - al contrario degli altri personaggi femminili della Takahashi da Lamù in poi - come quando gli combinano la cena con Mitaka e lei non fa una piega neppure quando lo stesso Mitaka le dice che ha prenotato una camera d'albergo per la notte.
Leggo di un rating altissimo, uno dei più alti in assoluto del sito. Sicuramente molti lo avranno visto da ragazzi e si saranno fatti coinvolgere in maniera totale, e forse lo sarei stato anch'io, se lo avessi visto all'epoca come mi è capitato con KOR; ma avendo visto Maison Ikkoku per la prima volta solo da poco non posso certo dire che si tratta di un capolavoro come leggo in molte recensioni. Maison Ikkoku è una serie molto bella ed emozionante, sì - con un pessimo finale però -, ma un capolavoro direi proprio di no.


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Sonoko

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Maison Ikkoku, tradotto nell'italiano in "Cara, dolce Kyoko", è la mia preferita fra le serie anime tratte dai manga di Rumiko Takahashi, e uno dei miei anime preferiti in assoluto.
I toni sono ben diversi da Uruseyatsura e da Ranma 1/2, infatti non vi sono elementi magici, i personaggi sono più adulti e non vi è lo schema a episodi auto-conclusivi più o meno a schema fisso: è un vero sceneggiato anime a puntate.
La storia si svolge in un condominio, la Maison Ikkoku, appunto, in cui gli stravaganti condomini stanno per l'ennesima volta prendendo in giro Yusaku Godai. Yusaku è il nome e Godai il cognome: nell'anime viene chiamato sempre e solo Godai, perciò per semplicità lo chiamerò anch'io così. Stavolta Godai è preso in giro per il suo fallimento all'esame di ammissione all'università, prova importantissima per ogni ragazzo giapponese della sua età.

Esasperato, Godai sembra davvero deciso ad andarsene per sempre dalla Maison Ikkoku (come aveva più volte annunciato a vuoto di fronte alle provocazioni dei suoi coinquilini), ma proprio quando sta per uscire per sempre dalla porta si ritrova davanti Kyoko Otonashi, una bellissima ragazza, che annuncia a tutti di essere il nuovo amministratore e che d'ora in poi vivrà lì. Per Godai è un colpo di fulmine e decide così di restare, come pure decide di dare il massimo per ritentare con successo l'esame, deve assolutamente fare colpo su di lei. Purtroppo però la dolce Kyoko nasconde un tristissimo passato: sposatasi giovanissima con Soichiro Otonashi, figlio del precedente amministratore della Maison Ikkoku, che aveva conosciuto quando lei era una liceale dell'ultimo anno e lui un giovane professore tirocinante nella sua classe, è rimasta quasi subito vedova, e da allora ha deciso di non innamorarsi di nessun altro, per restare per sempre fedele alla memoria del suo defunto marito. Insomma, la trama parte da una situazione per niente facile, ulteriormente complicata da Shun Mitaka, il giovane rampollo di una ricca famiglia, che si diletta a fare il maestro di tennis, fortemente sostenuto dalla madre di Kyoko, decisa a far sì che la figlia si risposi con un buon partito. Inoltre interviene Kozue, compagna di studi di Godai che si invaghisce di lui, e altri, senza contare gli onnipresenti coinquilini della Maison Ikkoku, che pur non essendo realmente cattivi, intralciano spesso i tentativi di Godai di studiare e di farsi avanti con Kyoko, mettendolo più volte in situazioni tremendamente imbarazzanti.

Che dire, definire quest'anime come una storia sentimentale sarebbe riduttivo, dato che ci sono, nel contesto di una storia molto ben strutturata nella sua apparente semplicità, elementi comicissimi alternati ad altri anche molto drammatici. Il tutto senza magie, senza effetti speciali, ma nel contesto di un semplice estratto di vita quotidiana, che ci mostra anche interessanti aspetti della società giapponese, come per esempio il tipo di casa, certe cerimonie e feste tradizionali, la difficile situazione degli studenti giapponesi, per cui è fondamentale e discriminante iscriversi a un'università di un certo livello, per poi trovare lavoro in società di un certo livello.

La storia si sviluppa nel corso di anni, partendo dagli esami di ammissione di Godai, mostrandoci la sua vita di universitario e poi il suo difficile inserimento in un contesto lavorativo, date le sue umili origini.
In ben 96 puntate possiamo godere di una storia ad ampio respiro, e ogni tanto ci sono anche episodi riempitivi auto-conclusivi, così si assiste alla graduale maturazione di Godai, ma anche di altri personaggi. E anche se sono lui e Kyoko i protagonisti principali e il pubblico spera innanzitutto in un'evoluzione positiva della loro storia d'amore, gli altri personaggi spiccano non certo di meno, ciascuno ha il suo spazio e quasi tutti hanno il loro percorso personale.

Ho trovato il finale magnifico, poetico, perfetto, anche perché l'autrice non commette il banale errore di altri, infatti ci mostra le sorti di tutti, ogni curiosità viene alla fine soddisfatta - beh, a parte quella sul lavoro di Yotsuya, il personaggio più misterioso e comico di tutti, ma anche così lui svolge perfettamente il suo ruolo, e anzi, se ci fosse stato detto tutto di lui forse noi tutti non lo avremmo più guardato con gli stessi occhi.
Oltre a una spettacolare caratterizzazione dei personaggi, quest'anime ha anche un bellissimo character design e una buona animazione, nonostante si veda che è una serie abbastanza datata.

La colonna sonora è molto ricca, con musiche sempre adatte alle varie situazioni, vi sono brani romantici, tristi, comici: per tutti i gusti; e tante sono anche le sigle, che, essendo stata la serie trasmessa solo su reti locali, sono state lasciate in giapponese; la mia preferita è la prima ending, ma le ho trovate tutte bellissime.
Credo di aver detto tutto. Consiglio a chiunque di guardare la serie e di comprare anche il manga della Takahashi, che non dovrebbe essere impossibile da recuperare, essendo della Star Comics. Anche se ammetto che per qualche dettaglio preferisco l'anime, che ci risparmia una scena a mio parere un po' squalliduccia, che toglie abbastanza poesia alla situazione che invece è descritta splendidamente in TV.
Voto finale: 10 e lode.


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Marco23111988

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
<b>Attenzione! Lievi spoiler sulla trama!</b>

Dirò la verità: per me la Takahashi è abbastanza
sopravvalutata, non perché non sia effettivamente brava - si vedano le mie recensioni sulle sue opere per vedere che comunque mi piace -, ma da qui a definirla la principessa dei manga mi sembra veramente troppo; l'unico manga che veramente potrei considerare come capolavoro è "Maison Ikkoku", perché è l'unica serie della Rumiko a non soffrire dei difetti della "principessa". A parte la presenza di un vero finale (come in Inuyasha) dura veramente poco, senza troppi episodi inutili, a differenza di Inuyasha e delle altre sue opere, ma sopratutto c'è una vera crescita dei personaggi.

A parte questo, la storia è veramente bella, praticamente si basa tutta sui malintesi che vedono coinvolti i vari personaggi, in particolar modo il protagonista maschio Yasuo Godai. Il ragazzo è proprio sfortunato, una via di mezzo tra Charlie Brown e Paperino, ma non si lascia demoralizzare e farà di tutto per cercare di conquistare la sua amata Kyoko, amministratrice di una pensione dove abita Godai.

Molti sono gli ostacoli che incontrerà il nostro Godai per arrivare al cuore di Kyoko, innanzitutto vi sarà il problema che la ragazza è vedova ed è ancora particolarmente legata al defunto marito, troppo per impegnarsi con un altro; altri ostacoli saranno creati dai vari corteggiatori: Mitaka, che corteggerà Kyoko, e Yagami, che corteggerà Godai. Ci sarà poi un'altra ragazza innamorata di Godai: Kozue. Ma la ragazza non provocherà lo scompiglio che invece provocano sia Mitaka sia Yagami.
Altro ostacolo saranno i pettegoli coinquilini di Godai: Yasuya, Ichinose e Akemi, sempre pronti a immischiarsi negli affari di chiunque, sempre in vena di pettegolezzi, in particolar modo Ichinose, sempre in ansia di poter dire "questa sì che è una notizia!". I loro pettegolezzi, pur fatti senza cattiveria ma più per scherzo, spesso sono la causa dei guai di Godai.

Ci sono però dei problemi: innanzitutto, sebbene la serie sia appunto incentrata sui malintesi, a volte si raggiungono livelli alquanto assurdi. Ad esempio c'è un ridicolissimo episodio dove Godai e Kyoko per caso si trovano nello stesso albergo, ma mentre lui cerca lei succede sempre qualcosa che impedisce loro d'incontrarsi. Poi, mi rendo conto che si doveva in qualche modo "eliminare" il rivale Mitaka per far sì che Godai potesse non avere più ostacoli, ma il modo in cui ciò avviene è veramente troppo assurdo.
Inoltre, in molti episodi sia Kyoko sia Godai sia gli altri personaggi dicono o fanno cose che poi nel resto della serie vengono dimenticate senza ragione.
Per non parlare del pessimo doppiaggio italiano a partire dall'episodio 53.
Nonostante i suoi difetti questa rimane comunque una serie molto bella e godibile, piena di romanticismo, ma per niente sdolcinata, con molti momenti divertenti e appassionanti, che ci mostrano un po' il Giappone degli anni '80 (altra differenza rispetto alle altre opere dell'autrice è il realismo della storia e delle ambientazioni). Il tutto è condito con una bellissima colonna sonora - opening, eding e OST sono meravigliose - e una magnifica grafica.
Capolavoro.

mister

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mister

Episodi visti: 92/96 --- Voto 10
In questo stupendo anime - il migliore di sempre a mio avviso - sono presenti sia l'elemento comico sia quello romantico, insomma, il tutto diverte, appassiona, commuove ed emoziona.
Impossibile non "tifare" per i 2 protagonisti, ovvero Kyoko e Godai, i quali si appartengono quasi fin dall'inizio, ciò nonostante la storia stenterà a decollare, vuoi per le indecisioni di Godai dovute anche alla sua giovane età e a tutti gli altri problemi che ne conseguono, vuoi per quelle di Kyoko (leggermente più grande), ancora legata al defunto marito e altresì corteggiata dal bel Mitaka.
Anche i personaggi di contorno, matti da legare, sono a mio avviso stupendi. Essi saranno spesso di ostacolo anche se in maniera totalmente innocua e divertente.
Do inoltre un 10 e lode alle musiche e ai disegni, ritengo quest'anime un vero e proprio capolavoro, non stanca mai ed è sempre attuale. Lo stra-consiglio, io lo rivedo sempre con piacere.
Il mio voto complessivo è 10.

sergione78

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sergione78

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Lo vidi per la prima volta in TV circa vent’anni fa, al tempo avevo dodici anni. Non è mai semplice giudicare qualcosa in cui si è sentimentalmente coinvolti, ed io mi ritengo estremamente di parte.
Maison Ikkoku è una splendida commedia sentimentale, dal sapore agrodolce, ambientata nella Tokyo dei primi anni '80 e che si snoda lungo un arco temporale di circa sei anni, durante i quali saranno narrate le vicende amorose dello squattrinato studente Godai Yusaku e della bellissima Kyoko Otonashi, sua padrona di casa. La storia inizia, appunto, con l’arrivo della bella Kyoko, in veste di nuova amministratrice, alla Maison Ikkoku, una vecchia pensione abitata da strana gente.

Trattasi di un’opera a mio parere sublime sotto tutti i punti di vista, con una trama coinvolgente e senza punti morti fatta di gag demenziali, colpi di scena, momenti drammatici e di “dolcissima malinconia”, il tutto condito da una forte simbologia, abbastanza visibile in alcune scene. È proprio questo il pregio di MI, che si distanzia anni luce rispetto agli altri lavori di Rumiko Takahashi (anche dei successivi), che alla lunga possono appesantire la visione risultando noiosi e ripetitivi, e ciò anche a causa dell’eccessivo numero di puntate e della mancanza di spunto narrativo (motivo per il quale ho interrotto sia Inuyasha che Ranma).

Al successo della serie hanno contribuito, e non poco, i numerosi personaggi presenti nella storia, così ben caratterizzati da ritenere ingiusto definirli semplicemente dei comprimari. È perfettamente inutile descriverli, anche perché praticamente tutti li conoscono già. Colpisce la grande coerenza di questi con la storia, sicché è possibile affermare che ciascuno ha un ruolo e, soprattutto uno scopo ben preciso.
Questa è una storia d’amore FINALMENTE normale, senza magie e/o di soprannaturale, fatta di quotidianità e momenti topici, senza troppe forzature, mentre il ritmo narrativo è forse un po’ lento (specie nella seconda parte) ma ciò è perfettamente in linea con lo stile dell’opera e il genere seinen.

Altro aspetto è la realizzazione tecnica, ancora oggi assolutamente godibile (ancora di più per i tempi) con un comparto grafico curatissimo. Mi piace parecchio il character design (chi non si è innamorato di Kyoko da ragazzino?) anche se devo ammettere che vi è una certa somiglianza tra i personaggi (vedi Godai e Mitaka) ed un certo calo di qualità in alcune puntate.
Sulla sceneggiatura c’è poco da dire, visto che la maggior parte delle scene si svolge a Casa Ikkoku, mentre gli esterni sono la riproduzione di luoghi realmente esistenti a Tokyo. Se questo non è realismo...
La colonna sonora, poi, è qualcosa di inarrivabile per quantità e qualità, con brani che riascolto ossessivamente anche oggi, e il cui significato assume pregnanza proprio in relazione alle vicende della storia.

Maison Ikkoku vuol dire, appunto, casa senza tempo. Caspita se è vero! Posso affermare di aver passato notti intere a riguardarlo senza neppure accorgermi che si era fatto giorno! Direi, per concludere, che in questo anime c’è davvero di tutto, ma soprattutto c’è il cuore e si vede. Voto 10 e lode.


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eyred

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Il voto è 10 perché non esiste 11, e insieme a LOGH è l'unica serie che per me merita questo punteggio. Per gli amanti di anime è un must, "LA" commedia romantica per eccellenza.
Gli anni passano, ma essendo la forza di MI la storia, l'anime non invecchia e supera la prova del tempo. Oggi alcuni anime popolari negli anni '70-'80-'90 hanno perso mordente, superati dalle possibilità tecnologiche, ma altri rimangono come classici, e anche se il merito tecnico invecchia, ne rimane il valore di storia e di certe scelte stilistiche, inquadrature, etc. che ancora oggi vengono copiate.

MI è l'opera più matura e completa della Takahashi, contiene tutta l'ironia di cui la sensei è capace, la capacità di descrivere personaggi mai scontati, basti pensare alla "terribile nonna", a Yotsuya, ma anche ad Akemi o ad Hanae Ichinose, ma è priva di alcuni "difetti" che compaiono in altre opere dell'autrice (in primis MI ha un "vero" finale!). Da segnalare l'evolversi dei personaggi durante l'anime, soprattutto il crescere di Yusaku Godai.

Chi non l'ha mai visto lo veda, possibilmente in originale con i sub in quanto l'adattamento italiano, seppur senza censure, non è proprio "perfetto", e inoltre cambia il cast dei doppiatori dopo l'episodio 52. Chi non l'ha visto completo lo faccia guardandolo in originale.


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Franzelion

Episodi visti: 20/96 --- Voto 8
Fra le più importanti e famose opere della Takahashi, Maison Ikkoku è una commedia romantica a sfondo umoristico raccolta in 96 episodi. Si capisce fin da subito di come l'anime racconti in maniera pacata e tranquilla la normale vita di uno studente universitario risiedente nella Maison Ikkoku, la cui "custode", passatemi il termine, è Kyoko, una ragazza più grande di Godai, il protagonista, di cui se ne infatua all'istante.

Gli episodi sono per la maggior parte delle volte autoconclusivi, mentre più raramente racchiudono vicende in 2-3 puntate. In questi episodi vediamo la normale vita di questi coinquilini della Maison Ikkoku, e vengono mostrate molte (dis)avventure legate al rapporto fra Kyoko e Godai, inizialmente quasi indifferente (almeno dalla parte di lei), solo dopo si inizierà a muovere qualcosa anche nella mente della bella Kyoko.
L'anime pone Godai difronte alla vita di tutti i giorni, a molti aspetti e vicissitudini che chiunque di noi incontrerebbe in una simile situazione, e ogni volta accade qualcosa che in qualche modo rischia di smuovere la rigida situazione intorno ai due protagonisti, questo viene mostrato attraverso i dettagli più naturali e realistici, tanto che è facile l'immedesimazione nel protagonista maschile (da parte dei ragazzi, s'intende), essendo caratterizzato molto bene. Kyoko invece lo sembra un po' meno, ma non è comunque trascurata.

Se c'è una cosa che non mi è piaciuta molto (cosa che invece accadeva in <i>Rough</i>), questa è lo sviluppo della relazione fra i due, in seguito a diversi e significativi eventi: nelle circostanze immediate i personaggi presentano cambiamenti, ma nell'episodio successivo ci si ritrova di nuovo punto a capo, quasi come se non fosse successo niente; un po' come accadeva in Inuyasha insomma, questo brutto vizio la Takahashi non vuole proprio toglierselo.

Concludendo, Maison Ikkoku è un anime rilassante, scanzonato, divertente, leggero, e godibilissimo da seguire, insomma proprio un bellissimo anime. Tuttavia non si fa carico di molte pretese, non ci sono dei contenuti eccessivamente profondi o dei veri e propri colpi di genio da parte dell'autrice, per cui parlare di "capolavoro" mi sembra esagerato, nomina forse dovuta più a un valore affettivo/storico che ad altro.


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HypnoDisk

Episodi visti: 96/96 --- Voto 9
Cara Dolce Kyoko - Maison Ikkoku è una commedia romantica basata sugli equivoci ed è ambientata nel Giappone degli anni '80. Ho iniziato a guardarlo un annetto fa di tanto in tanto, ma quando il canale Man-Ga di SKY ha cominciato a trasmetterlo, non me lo sono fatto sfuggire.

Godai, studente universitario, alloggia nella Maison Ikkoku (dalla quale deriva il titolo) condividendo la casa con degli strambi e chiassosi inquilini che non perdono mai occasione di infastidirlo, di impicciarsi o di ubriacarsi. Ad amministrare casa Ikkoku arriva Kyoko, vedova, nonostante i suoi 22 anni, del defunto Soichiro, padrone della casa. Presto Godai, due anni più piccolo di lei, si innamora di Kyoko.

I primi episodi sono più a sfondo comico, ma col passare di questi ci si renderà ben presto conto di trovarsi di fronte ad un'opera matura, certamente la più matura tra le opere principali dell'autrice, il che è anche normale perché MI è un Seinen e non uno Shonen. Ogni episodio racconta una giornata diversa e situata in un qualunque risvolto che la vita può riservare a noi tutti i giorni. Ciò che mi ha colpito di questa serie è il vedere i protagonisti "vivere" la vita ogni giorno in modo normale e senza che avvengano quegli accadimenti assurdi che si vedono sempre nei film o nelle serie TV che, per quanto reali, non rispecchiano l'esistenza di una persona. Maison Ikkoku è una vera e propria rappresentazione di vita, e credetemi non ho mai visto un'opera del genere, in questo senso è assolutamente unica. Man mano che si vedono gli episodi sembra davvero di guardare la vita di alcuni individui, e senza nemmeno rendersi conto, un episodio tira l'altro, passano qualcosa come 4-5 anni fino ad arrivare alla bellissima conclusione. Una cosa che mi è piaciuta molto è che per tutta la serie i due protagonisti, nonostante il feeling amoroso, mantengano una certa distanza con quel senso di rispetto senza mai dirsi le cose in faccia, mentre solo verso gli ultimi nefasti culminanti iniziano a parlarsi direttamente.

In definitiva, Maison Ikkoku è un capolavoro, ma non è la serie che preferisco della Takahashi, comunque sia è un anime degno di essere visto, e che rimane sempre coerente con la storia e con il comportamento dei personaggi. Non mi sorprenderebbe sapere che alcuni mangaka si siano ispirati a quest'opera, tipo Izumi Matsumoto con Kimagure Orange Road - E' quasi magia Johnny (le somiglianze sono tante!)
Non mi sento di dire che gli episodi sono troppi (96 in totale!) però ammetto che c'è stato un qualche punto della serie in cui ho avvertito un filo di noia. Mi sbalordisce sapere che così tanti episodi siano tratti soltanto da 15 volumi, quindi non so dire se ce ne sono alcuni di riempimento, ma se ci sono saranno di certo pochissimi.

Nulla da lamentarmi per il comparto tecnico; grafica sempre ottima come i disegni, molto incisive le musiche e belle le sigle. Il doppiaggio italiano vanta due cast diversi, infatti all'epoca il secondo troncone di episodi con le rimanenti 48 puntate fu acquistato solo 2 anni dopo il primo e ne conseguì un nuovo staff, perciò arrivati al 53° bisogna riabituarsi alle nuove voci. Indubbiamente le voci dei doppiatori del primo troncone vincono il confronto con il secondo. L'adattamento, se non per diversi errori di traduzione, pare buono a parte le pronunce errate di alcuni nomi tipo, "Soichiro" pronunciato "Soisciro" (poi corretto nel secondo troncone), e soprattutto senza censure.

Non gli do 10 perché comunque non rientra tra i miei anime top.


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Sentenced

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Ambientata nei primi anni '80 a Tokyo, la storia narra le vicende degli inquilini della Maison Ikkoku, una piccola pensione risalente a prima della guerra. Le loro storie non hanno praticamente nulla di fantascientifico, infatti i due protagonisti principali sono il ventenne Yosaku Godai e la ventiduenne Kyoko Chigusa. Lui uno studente alle prese con l'università, mentre lei è l'amministratrice della pensione. L'incontro tra i due avviene proprio nel primo episodio, giorno in cui Kyoko prende il posto dell'anziano amministratore, e per Godai si tratterà proprio di un colpo di fulmine. La parte comica è rappresentata per buona parte dagli altri inquilini della maison: la signora Ichinose, la disinibita Akemi e il misterioso signor Yotsuya. Altri personaggi in seguito entreranno nella storia, ma non voglio rovinare la sorpresa a quei pochi che ancora non la conoscono!

L'arma vincente di Maison Ikkoku è proprio la semplicità e il realismo della storia, con i protagonisti alle prese con i problemi di tutti i giorni, dal pagare l'affitto a fare la spesa, dalle incomprensioni ai molti equivoci, dalla difficoltà cronica nell'esprimere i propri sentimenti alla gelosia nel vedere la persona che si ama (nel proprio cuore) uscire a cena con un rivale in amore. Per le nuove generazioni è anche interessante vedere cosa significava aspettare una telefonata quando esistevano solo telefoni a gettoni, quando gli sms erano solo fantasia.
Maison Ikkoku: semplice, divertente, appassionante e commovente.


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Tacchan

Episodi visti: 50/96 --- Voto 5
Se della Takahashi ho apprezzato, almeno all'inizio, prima che cadano nella ripetitività e nell'annacquamento infinito, un po' tutte le opere, Maison Ikkoku è l'eccezione.

Si tratta di un approccio atipico per la mangaka, una commedia sentimentale in un'ambientazione realistica e matura. Nonostante sia un genere che apprezzo, quest'opera non è mai riuscita a fare breccia nel mio cuore, anzi, ho sempre trovato la sua visione piuttosto irritante. Il problema è che non sono mai riuscito ad immedesimarmi in alcuno dei personaggi. Tra l'altro, alcuni proprio non mi piacciono, nemmeno l'oggetto delle attenzioni del protagonista, Kyoko, l'ho trovata carismatica e non sono riuscito a identificarla come una ragazza che in qualche modo mi ispirasse. Insomma, non mi sono mai trovato coinvolto nelle puntate che vedevo, con sensazioni che passavano dalla noia all'irritazione. Inoltre, per un prodotto che presenta diversi spunti realistici, alcune situazioni, tra l'altro continuamente reiterate, hanno del paradossale.
Si tratta di un concorso di colpa tra il protagonista, che trovo decisamente senza midollo, e gli altri abitanti della casa, irritanti. Se la loro rappresentazione vuole essere sicuramente caricaturale, la realtà è che rovinano l'atmosfera e sminuiscono l'intero evolversi della vicenda. Guardando qualcosa tento ad immedesimarmi nelle situazioni e a farmi coinvolgere, qui assolutamente non ci riesco.

E pensare che le commedie sentimentali le amo, ma probabilmente arrivo da un'altra scuola, dove la semplicità e la naturalezza delle situazioni sono l'arma che mi hanno fatto innamorare di queste opere. Qui trovo che la situazione sia un po' troppo forzata, i personaggi mancano di realismo e naturalezza, con troppi tratti caricaturali che, se vanno bene in opere come Lamù, qui li trovo fuori posto. Il tutto è ulteriormente violentato da una comicità che per un buon 75% delle volte ho trovato di cattivo gusto.

Mi spiace, assolutamente non mi è piaciuto.
Per ovvie ragioni non ho letto la controparte cartacea, pertanto i miei giudizi si limitano all'anime.


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npepataecozz

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Aaaaaah che nostalgia... È l'anime classico per eccellenza. La storia di Kyoko e Godai ha fatto veramente la storia dell'animazione giapponese, è diventata un la pietra angolare nonché termine di paragone per qualsiasi altro anime dello stesso genere. Chi può onestamente dire di non averne mai visto nemmeno una puntata? E se qualcuno c'è farebbe bene ad andarsela a guardare in quanto, pur essendo una serie piuttosto datata, il suo fascino e la sua originalità sono rimaste immutate negli anni.
La storia è il prototipo dell'amore impossibile fra uno studente squattrinato e con poche prospettive e una vedova dolce ma ostinata che ancora non è riuscita a liberarsi del ricordo del primo marito. Tra gag con personaggi improbabili, equivoci e riconciliazioni si arriva al classico lieto fine dopo ben 96 episodi. E il bello è che la sensazione è che altri 96 episodi sarebbero stati ben graditi (cosa che capita quasi mai).

È questo il vero capolavoro della Takahashi; gli altri lavori non raggiungono queste punte di perfezione, anzi ne sono ben lontane, dimostrandosi inutilmente lunghe, stancanti nel tempo e piene di contraddizioni. Maison Ikkoku invece resta sempre coerente a sé stesso, senza stravolgimenti improvvisi e con una trama semplice ma appassionante.
Ottimo il comparto grafico, assolutamente memorabile la colonna sonora: le sigle cambiano in continuazione, ma sono una più bella dell'altra; Fantaji, in particolare, è la mia preferita.
Consigliato a tutti, nessuno escluso. Non so se sia l'anime più bello di sempre ma, come detto, rimane un ineliminabile punto di riferimento del suo genere.


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MinamiAsakura

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
L'importanza dei sentimenti è sicuramente il fulcro di questo anime, a mio avviso davvero il masterplan della Takahashi. Ricordo perfettamente che da ragazzina mi bastava sentire le prime note della opening della serie per andare in brodo di giuggiole!
Maison Ikkoku è una storia d'amore, di amicizie (spesso sleali o solo di circostanza) di grande umanità nel descrivere una condizione umana senza la quale non si potrebbe mai vivere. Trovo affascinante la passione di Godai, un giovane studente universitario squattrinato ma per bene, timido e molto insicuro di sé, tanto da essere sempre impacciato con colei per la quale dal primo momento in cui l'ha vista ha completamente perso il sonno e forse anche il senno: Kyoko Otonashi, questo è il suo nome, una ragazza più grande di lui, rimasta vedova già alla sua giovanissima età dopo pochi anni di matrimonio con il suo ex-professore del liceo. Un amore proibito che non tardò a sbocciare per poi evolversi in una felice unione. Il destino però ha voluto che quest'unione cessasse prematuramente. Kyoko donna forte e indipendente, rimasta sola, prende le redini di casa Ikkoku, divenendone infatti l'amministratrice.
Godai se ne innamora istantaneamente al primo incontro ed
è proprio così, con il trasloco di Kyoko a Maison Ikkoku e la curiosità invadente dei suoi condomini, che ha inizio questa storia magnifica, dai colori pastello dalle musiche frizzanti, le quali, a mio avviso, vi porteranno in un magico mondo dove amore, scherzi, malintesi e tradimenti vi accompagneranno per tutto il tempo. Un mix di sentimenti e scene esilaranti che vi farà sognare e divertire, senza dare mai nulla per scontato fino alla fine.


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ivan180378

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Anche questo anime, come Orange Road, per quel che concerne il genere sentimentale, raggiunge la temperatura di ebollizione: è stupendo. Dare 10 non è facile, ma più bello questo anime non si poteva fare. Scordatevi gli altri anime di Rumiko, così esageratamente demenziali ed eccessivamente ripetitivi e lunghi. Questo Maison Ikkoku è una eccezione bellissima.
La storia narra di uno studente universitario con pochi soldi, che vive in affitto in una pensioncina con coinquilini insopportabili e alcolizzati. Egli si innamora di una giovane vedova. Nell'arco di sei anni e novantasei episodi, cercherà di conquistarla. La storia è bellissima sia per la cura dei dettagli, sia perché con il tempo vi sentirete ambientati e come se foste assieme ai protagonisti. Nonostante le diverse puntate, non annoia affatto e coinvolge profondamente lo spettatore. E' tutto molto realistico, e spesso ci saranno situazioni simili a quelle che molti avranno realmente vissuto. Mi piacerebbe se anche oggi ci fosse qualche nuovo anime sentimentale, senza stranezze fantascientifiche, robot, vampiri, ecc.. Darei tanto per veder nascere un nuovo romanzo bello come questo. Io l'ho visto due volte.
Fatta la premessa che bisogna amare il genere sentimentale, lo consiglio fortemente, non solo per la visione, ma anche per l'acquisto nella splendida versione Yamato contenente le bellissime musiche e le sigle (infatti contiene un ampio album di canzoni e BGM, credo il più elevato della storia degli anime).


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aimi

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Il mio anime preferito e sono veramente contento che sia in prima posizione su questo sito. Ne ho sentito parlare per la prima volta nei trailer che c'erano nelle VHS di Ranma 1/2. Rimasi subito affascinato dalla canzone del trailer allora decisi di acquistarlo.
Questo anime ha una storia veramente bella e piena di comicità e di romanticismo. Devo ammetterlo, mi è scesa anche una lacrimuccia in alcune scene.

Ci sono anche dei personaggi fenomenali, come Yotsuya, ineguagliabile.
Le musiche sono una cosa unica e la colonna sonora è veramente affascinante e toccante.
I disegni sono veramente ben fatti anche nelle situazioni più comiche in cui i personaggi sono coinvolti.
Le voci dei personaggi sono molto belle anche quando diventano più grandi. In genere, in molti cartoni, quando i personaggi crescono le voci stonano perché rimangono sempre le stesse. Invece in Maison Ikkoku le voci cambiano al cambiare dei personaggi. Si vede che diventano più maturi e questo vale sopratutto per i protagonisti. L'unica pecca forse è la seconda voce di Mitaka che non mi piace in modo particolare. Ciò comunque non rovina l'anime.

Adesso mi son messo a leggere il manga perché ho letto che alcune cose cambiano rispetto all'anime. Se avete letto il manga consiglio di vedere l'anime e viceversa.
Consigliatissimo a tutti l'ho visto non so quante volte e continuerò a rivedermelo ancora per tanto tempo.


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sylar 46

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
<b>[ATTENZIONE! CONTIENE SPOILER]</b>
Conosciuto in Italia come "Cara dolce Kyoko" e distribuito da Yamato Video, "Maison Ikkoku" è un anime che risale al 1986 ed è la trasposizione animata del medesimo manga creato da Rumiko Takahashi (Lamù, Ranma 1/2 e Inuyasha tra gli altri), considerata da molti come "La principessa dei manga", e solo per Maison Ikkoku sono pienamente d'accordo con questo soprannome.

Preciso subito che ho da poco rispolverato questa serie a distanza di qualche anno per rinfrescare le idee, e adesso posso affermare con sicurezza che mai scelta fu più saggia da parte mia, dato che in circa 10 giorni mi sono rivisto l'intera serie composta ricordo da 96 episodi (più il film e gli oav di cui quì non parlerò comunque), cosa che mai avrei immaginato quando decisi di rituffarmi nel mondo che ruota attorno alla "Maison", o almeno non in questo così breve lasso di tempo.

La storia come brevemente accennato prima, ruota attorno alla Maison Ikkoku, una pensione che farà da sfondo quasi interamente a tutto lo svolgere della serie e naturalmente agli inquilini che la occupano.
Naturalmente per ogni abitazione del genere vi è necessario un amministratore che se ne prenda cura, e anche la Maison Ikkoku non fa eccezione, se non per il fatto che si tratterà di una amministratrice a mandare avanti il tutto.
Il suo nome è Kyoko Otonashi, ragazza molto carina di soli 22 anni, che nonostante la giovane età risulta essere già vedova in seguito alla prematura scomparsa del marito (molto più grande di lei) in seguito ad una malattia che però non è mai stata specificata all'interno della serie.
Si diceva prima degli inquilini, ebbene si tratta di Hanae Ichinose madre di Kentaro bambino attorno ai 10 anni di età, Akemi Roppongi donna sulla trentina che ama stare sempre molto svestita in casa, Yotsuya uomo attorno a cui aleggerà per tutto il corso della serie un alone di mistero visto che non si capirà mai che lavoro egli svolga in realtà visto che non esce quasi mai dalla sua stanza e quando lo fa le sue destinazioni sono sempre un enigma per tutti, ed infine Godai Yusaku, studente universitario non molto volitivo sia caratterialmente che in ogni cosa che si accinge a fare.
Quest'ultimo insieme a Kyoko saranno i veri protagonisti dell'anime in quanto Godai fin dal primo momento che la incontra se ne innamorerà perdutamente -ovviamente non ricambiato (...) in quanto nella ragazza è vivo ancora il ricordo del marito appena scomparso- ma ciò non lo abbatterà e anzi ogni giorno tenterà di far breccia nel suo cuore, anche se presto dovrà fare i conti con un rivale molto agguerrito e sicuramente più affascinante di lui di nome Shun Mitaka maestro di tennis a cui nessuna donna sa resistere ed in seguito a 2 sue spasimanti Kozue Nanao e Yagami Ibuki.
Un ultima cosa c'è da dire, tutti questi personaggi con in particolare Ichinose, Akemi e Yotsuya sono dei gran consumatori di alcool, che sia birra, vino, sakè o altri liquori, ogni occasione sarà buona per bere e per organizzare delle feste quasi sempre molto strampalate, e in ogni singolo episodio le bevande alcoliche scorreranno a fiumi.

Se c'è una cosa di cui sono sicurissimo è che con Maison Ikkoku non ci si annoia mai, quei 20 minuti scarsi che ogni singolo episodio è composto, non appena immersi nella storia sembreranno ogni volta 20 secondi (ok ho esagerato, ma è per farvi rendere l'idea di quello che ho provato io nel rivederli) per quanto trascorrano in fretta, e questo fattore lo si riscontra fin dal primissimo episodio e non man mano che la trama si svilupperà come spesso accade in molte serie, perchè da subito sapremo qual'è l'obiettivo di uno dei 2 protagonisti (Godai), che tenterà di persistere in ogni modo.

Maison Ikkoku ha la capacità di far provare emozioni davvero uniche, coinvolge così tanto, che si stà davvero in apprensione per i protagonisti come se ci fossimo noi al loro posto, ed è soprattutto per questo che la serie ha avuto un successo così incredibile nel corso di tutti questi anni, proprio perchè è facile immergersi appieno nel ruolo di Godai, ragazzo che come tanti ne esistono effettivamente nella realtà, con i suoi dubbi e la sua insicurezza nello dichiararsi alla donna che tanto ama, ma che ciononostante non smetterà mai di tentare anche a costo di trovarsi spesso e volentieri in situazioni spiacevoli ed imbarazzanti.

E' proprio per questo che Maison Ikkoku secondo me è uno di quei capolavori senza età che può esser stato visto 15-20 anni fa, lo si può vedere adesso e lo si potrà rivedere anche fra 50 anni senza mai stancare, anzi, attirerà sempre nuove generazioni che si immedesimeranno perfettamente nella storia che si viene a creare e sviluppare.

Un altra cosa che colpisce all'interno della serie è che ci sono occhi ed orecchie dappertutto, quasi ogni discorso serio o meno che sia (ma soprattutto il primo), è sempre sotto la vigile attenzione di qualcuno, e questi rispondono al nome di Ichinose, Akemi e Yotsuya, che, non solo si fanno sempre i fatti degli altri -nella quasi totalità dei casi di Kyoko e Godai salvo rare eccezioni- ma spesso poi riportano le informazioni che ne carpiscono in maniera incompleta o soprattutto errata specie quando travisano in pieno il senso di un discorso.
Sono spesso queste a situazioni a cui assistiamo durante gli episodi, con i poveri malcapitati che nel 90% dei casi però risponde al nome di Godai che tentano di porre rimedio ai malintesi da loro creati, e lo spettatore si trova a vivere con passione, divertimento e un po di angoscia i tentativi di chiarire tutto affinchè la situazione si normalizzi e gli equivoci vengano una volta per tute chiariti definitivamente.

Sulla realizzazione della serie vi è un piccolo appunto che mi sento di sottolineare in negativo però (che comunque non toglie niente al capolavoro qual'è), ovvero che nella prima parte (primi 45-50 episodi), ogni puntata che si conclude con un finale che ne lascia presagire una successiva in cui si evolverà in qualche modo il rapporto tra Kyoko e Godai, puntualmente ciò non accade mai, il tutto viene come dimenticato, ed ogni puntata alla fine risulterà fine a se stessa.
Per fortuna da circa metà serie in poi tutto questo c'è lo lasceremo alle spalle anche perchè si dovrà sviluppare la storia in un modo o nell'altro.

Quanto alla parte tecnica invece niente da obiettare, ai limiti della perfezione, disegni ottimi, buone le animazioni, ma la cosa che più rimane dentro sono le musiche davvero fantastiche, fanno vivere e provare certe emozioni davvero indescrivibili, che adattate magnificamente alle scene a cui assistiamo ti fanno amare ancor di più quest'anime.

In Italia questa serie è stata doppiata in 2 differenti tronconi e ciò ha comportato il cambio completo dei doppiatori, infatti dopo i primi 52 episodi il cast è completamente cambiato, e i rimanenti 44 sono stati affidati ad altri e questo non è mai troppo gradito e apprezzato dai fan, o per lo meno non da me.

In conclusione consiglio come non mai prima d'ora, la visione di questa serie soprattutto per chi ancora non ha mai avuto il piacere di visionarla, mentre chi già invece la conosce, invito a riguardarla specialmente se a distanza di molti anni proprio come è capitato a me in questa occasione, ne rimarrete colpiti e saprà riconquistati come la primissima volta, Maison Ikkoku per sempre.

simona

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simona

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Maison ikkoku è, secondo me, l'anime sentimentale per eccellenza perché, a differenza di altre serie del suo genere, qui si respira un'atmosfera straordinariamente evocativa, miscelata ad una vena comica in cui pathos e umorismo si alternano in modo eccellente. E' una storia che mette in luce un candore ed una semplicità sempre più rari.
Perfetta è anche la caratterizzazione dei personaggi, come ad esempio Godai nel ruolo del ragazzo indeciso di buoni sentimenti. Magistrale è invece la resa di Kyoko perché in lei si mettono in risalto la gentilezza e la testardaggine. Per concludere quest'opera, a distanza di molti anni, è riuscita a conservare il fascino di una volta, e la consiglio vivamente a tutti. Bellissimo!


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maxichiarolanza

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Maison Ikkoku è un magnifico capolavoro basato su una storia romantica. I primi anime tratti dai manga della Takahashi che vidi in televisione furono Lamù e e Ranma 1/2, ma non mi hanno mai attirato più di tanto perché troppo demenziali per i miei gusti. Al contrario Maison Ikkoku è una dolce ed ironica commedia romantica. Rumiko Takahashi merita senza dubbio un elogio per quest'opera davvero commovente.

Gianni

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Gianni

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Questo anime è formidabile, per me il migliore, perche raccoglie in sè un sacco di valori importanti. La storia è molto bella e dopo aver visto le prime puntate non potrete fare a meno di guardarle tutte. Kyoko è semplicemente stupenda, ma ha un bel caratterino , Godai invece è il bravo ragazzo "sfortunatello" ma grazie al suo incrollabile amore per l'amministratrice di MI, riuscira ad andare avanti nella vita e a far innamorare la giovane vedova.
Unica nota negativa il cambio del doppiaggio da meta serie in poi, ci si sente un po spaesati ma poi i personaggi ridiventano famigliari :)


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roooo83

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Ma quante volte l'avrò visto? Mah, ho perso il conto direi! Uno dei più belli mai realizzati e sicuramente (almeno per me) la migliore opera della Takahashi! Finalmente una storia che tra tanti fraintendimenti e robe varie, ha un finale con i fiocchi. Maison Ikkoku è un anime maturo e romantico. Godai il protagonista maschile, è un ragazzo squattrinato che vive in una pensione. Un giorno arriva la nuova padrona di casa e... trattasi di una donna giovane e bellissima, che farà perdere letteralmente la testa al povero Godai. La storia narra del loro avvicinamento che avviene a poco a poco per vari motivi. Il primo perchè la bella Kyoko è vedova e ancora molto innamorata del defunto marito; il secondo, perchè la donna è di qualche anno più grande di Godai. La paura di innamorarsi ancora della protagonista è il punto su cui il ragazzo dovrà lavorare di più. E anche se la serie dura ben 96 episodi, non si può certo dire che siano troppi per tutto quello che ci viene raccontato! Gli episodi sono tanti, come le tante emozioni che regala quest'opera che sicuramente ancora oggi fa da maestra a tutti gli anime di questo genere. I personaggi che fanno da contorno non sono certo da meno dei protagonisti, sono tutti ben inseriti e caratterizzati e aiuteranno la storia a esser sempre viva e appassionante. Come i rivali in amore, Mitaka che corteggia spudoratamente Kyoko, e Kozue e successivamente Yagami, invaghite di Godai. Il tutto condito da una splendida colonna sonora, con opening ed ending assolutamente magnifiche. Maison Ikkoku è un capolavoro assoluto, da guardare e riguardare...


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HoneyChan

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Maison Ikkoku, meglio conosciuta in Italia con il nome di “Cara, dolce Kyoko”, merita senza ombra di dubbio il 10 pieno. Lo merita per un’infinità di giustificatissimi:
Vale 10 il character design, dai tratti morbidi e tondi, dolcissimi e rassicuranti, dai colori caldi e un po’ vintage.
Vale 10 la colonna sonora, con musiche azzeccatissime e coerenti con le scene, opening ed ending indimenticabili
Valgono 10 i personaggi, tutti incantevolmente caratterizzati, tutti interessantissimi, con storie particolari alle spalle. A partire dai due protagonisti, la bella e determinata vedova Kyoko e l’insicuro e sfortunato Godai, la cui tenera storia d’amore è sostenuta o ostacolata dai vari coprotagonisti: il malefico trio di coinquilini, il maestro Shun, i compagni di università e le spasimanti di Godai, i genitori di Kyoko.
Valgono 10 anche le ambientazioni: si tratta di una storia “cittadina”, perché quasi tutti i 96 episodi si svolgono nella città di Tokyo, in ambienti quotidianamente frequentati dai personaggi e che quindi divengono, episodio dopo episodio, familiari allo spettatore. La Maison Ikkoku è, ovviamente, la protagonista fra i luoghi che fanno da sfondo al nascente, sofferto amore tra i due protagonisti: un vecchio edificio, cadente ma immutabile, sospeso nel tempo, come rappresentato dall’orologio costantemente fermo, in un equilibrio instabile. E poi l’università, il bar di quartiere, il Cabalet, il cimitero, la casa dei genitori di Kyoko.
E, neanche a dirlo, un bel 10 anche alla storia: incredibilmente verosimile, con il giovane protagonista che deve affrontare un duro percorso di crescita e maturazione prima di potersi assumere la responsabilità di un vero amore, e la giovane, ma già ferita, protagonista, che deve invece seguire il percorso inverso, alleggerendo il proprio cuore dal ricordo e riacquistando un po’ della persa spensieratezza. E si tratta di due percorsi graduali, che si snodano attraverso piccoli eventi quotidiani, fino a convergere in un comune destino, lentamente, senza i tempi compressi delle attuali serie televisive, senza eventi eclatanti, ma semplici e genuini.
E infine un 10 perché Maison Ikkoku è un grande classico intramontabile, da guardare e riguardare.

paperinik

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paperinik

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Semplicemente fantastico.
Probabilmente il più bel anime fino ad oggi realizzato, come pochi sono stati fatti. Storia, personaggi, musiche, disegni: tutto perfettamente mixato in maniera eccellente. Certo, avrei preferito un adattamento italiano migliore, visto anche che il numero dei doppiatori, soprattutto nella seconda parte dell'anime, è meno della metà del totale dei personaggi che compongono l'intera serie... ma forse sarebbe stato chiedere troppo. Cmq, per quei (pochi) che non l'avessero mai visto, dico solo questo: colmate questa lacuna e vedetevelo il prima possibile, è un esperienza che non può non essere vissuta, e credetemi, non ve ne pentirete...


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Luk

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Un capolavoro nel suo genere, capace di farti imedesimare nei protagonisti dell'Anime, ed è da questo che deriva il suo successo. Un po' tutti ci sentiamo come il protagonista in questione, Godai, ragazzo impacciato perdutamente innamorato di una ragazza, ma che non decide mai di rivelare il suo amore. Una storia che letta così, può sembrare banale, ma non lo è, per come è raccontata. Consiglio a tutti la visione di questo stupendo anime, ed alla fine scommetto che riavrete un po' di nostalgia, nel salutare ogni singolo personaggio dell'anime.

iuris

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iuris

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Unico, straordinario, divertente, romantico, coinvolgente...
Tutto questo e ancora di più è Maison Ikkoku... Non può non essere visto... Anche i più scettici del genere devono vederlo e sono sicuro che anche se non lo ammetteranno dentro di se piangeranno per le emozioni che trasmette...

Quest'anime parla del solito studente squattrinato giapponese di nome Godai Yusaku, il quale vive dentro una pensione intitolata appunto Maison Ikkoku. ;tale pensione è frequentata anche da tre inquilini piuttosto singolari (di cui però preferisco non parlarvi... Sono sicuro che sarà più intrigante scoprirlo un pò alla volta... )

La vita di Godai sarà sconvolta dall'arrivo del nuovo amministratore la Cara dolce Kyoko Otonashi (vedova) e tra una risata e l'altra Godai cercherà di fare breccia nel cuore della dolce Kyoko...

Un CONSIGLIO... Create una situazione giusta per vederlo... Magari la sera, al buio o con una luce soffusa... E lasciatevi coinvolgere... Dalle parole e dalla musiche stupende... Ci saranno momenti che tutti vorremmo vivere almeno una volta nella vita...

L'unica nota un po stonata (anche se poi neanche più di tanto) e la durata date le 96 puntate; ma sinceramente è così bello che ne avrei volute anche altre...

Buona visione e... SOGNATE con Maison Ikkoku ;-)


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Tano-kun

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
L'anime sentimentale per eccellenza, o forse anche solo l'anime per eccellenza.
La trama è semplice e anche abbastanza banale, volendo.
Yūsaku Godai è un rōnin, ovvero (nell'accezione moderna) uno studente che ha fallito l'esame d'ammissione all'Università. Trasferitosi a Tokyo dalla provincia per frequentare l'Università, ha trovato alloggio nella modesta Ikkoku-kan, pensioncina abitata da molesti inquilini (nota: la Takahashi fu in ciò ispirata da una esperienza personale). Non è strano che il nostro non riesca quindi a trovare la concentrazione per superare gli esigenti esami giapponesi. Presa la decisione di abbandonare la pensione, torna immediatamente sui suoi passi appena gli si para davanti la nuova amministratrice, la bellissima Kyōko Otonashi. È amore a prima vista.
Quasi subito scopriamo che Kyōko è vedova: suo marito, suo ex-professore al liceo e figlio del proprietario dell'Ikkoku-kan, è morto da poco tempo lasciandola sola.
Inizialmente Kyōko è presa solo dal ricordo di Sōichirō (nota: Kyōko rinomina l'amato cane del marito con lo stesso nome), e non fa quasi caso alle avancés di Godai e del ricco-bello-perfetto maestro di tennis Shun Mitaka.
La serie prosegue con questo canovaccio per praticamente tutta la sua durata. A smuovere le acque una serie di personaggi: Kozue Nanao, ex-collega di lavoro di Godai che fa coppia fissa con lui per buona parte della serie, che non si accorge (o non vuole) dei chiari sentimenti d'amore che Godai ha per Kyōko; Ibuki Yagami, studentessa delle superiori che s'innamora di Godai quando questi è impegnato nel tirocinio nella sua scuola; Asuna Mitaka, timidissima ragazza di buona famiglia che s'innamora di Mitaka quando egli viene presentato alla sua famiglia dallo zio con l'intento di combinare un matrimonio.
In particolare il ruolo di Yagami è fondamentale per far uscire allo scoperto i sentimenti di Kyōko per Godai.
Soprattutto nell'ultima parte della serie si susseguono parecchie situazioni ambigue, che però hanno anche lo scopo di indirizzare la trama verso l'inevitabile finale.

La magia sta, come si può intuire, non tanto nella trama ma nella narrazione: l'avvicinamento sentimentale dei protagonisti, la ritrosia di Kyōko nel voler "abbandonare" Sōichirō, la difficoltà delle scelte in momenti cruciali della vita, il coraggio di prendere decisioni.
Ogni personaggio maturerà e troverà la sua strada.

Ad magnificare il tutto una fantastica atmosfera, delle musiche coinvolgenti e sempre calzanti, ottimi disegni, stupenda colorazione (sono troppo innamorato degli anni '80 sotto questi aspetti) e una regia a dir poco sontuosa (elemento che non è parimenti riscontrabile nel manga, leggermente più incentrato sul lato ironico (comunque presente nell'anime)).

Niente è fuori posto, niente è allungato. Tutto è perfetto. Chapeau.


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Micerino

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Ci si piange, guardando questa storia. Ci si arrovella l'anima per la rabbia quando Godai ne combina una delle sue. Ci si mette a ridere ogni volta che il "destino" trama contro un bacio che ti aspetti dalla prima apprazione di Kyoko. Il mio avatar è e resterà Soichiro, e questo la dice lunga su quanto mi possa piacere questo anime. Ma è davvero un anime? Quando si entra nella Maison Ikkoku non si entra in una storia qualsiasi, ma in un universo vero e proprio di personaggi, situazioni, emozioni che un disegno classico e pulito, caricaturale ma mai eccessivo (come spesso si vede oggi) delicato come i temi che tratta va a dipingere davanti ai propri occhi. Non voglio, e non credo sia necessario fare una recensione sulla storia, visto che probabilmente tutti conoscono le avventure di questo studente innamorato della sua padrona di casa (vedova giovane e bellissima), dei suoi folli compagni di casa, o di tutte le avventure che vive... ma credo sia fondamentale descrivere e lodare un percorso che viene intrapreso da Godai (protagonista) e che negli anni si sviluppa. Si, perché a differenza di altri anime temporalmente più "ristretti", la Maison Ikkoku abbraccia un lasso di anni lungo, dove le situazioni ed i temi si evolvono anche lungo decine di puntate (ma non aspettatevi arrovellamenti mentali per 12 puntate, ehheeh)... alla fine si "matura" con i personaggi, si cresce... ed è forse per questo che alla fine questo anime si ama, perché ti da il tempo, davvero, d'innamorarti di lui.
Non ci annoia, mai, nonostante i 96 episodi alla fine si arriva a dire "ma come? Già finito?", e questo lo rende davvero unico (credo) nel suo genere. Irrinunciabile. Consigliato dai 16 anni in su (per iniziare a capirlo davvero).


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demone dell'oscurità

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Rumiko Takahashi,nessuna come lei ha saputo interpretare al meglio per un manga l'istinto e il pensiero femminile del tempo,tutte le opere che ha disegnato sono state un manifesto della femminilità consegnato alla storia,ma dove la massima espressione in ciò che dico viene rappresentata in Maison Ikkoku,da noi conosciuto con Cara dolce Kyoko.
E' molto strano che mediaset non abbia pensato mai di proporlo perchè è di eccellente fattura.
A mio avviso le sigle e le musiche,che cambiano circa ogni trentina di episodi,aiutano molto lo spettatore a dividere per momenti topici la serie ovvero:

1.L'incontro

2.Gli altalenanti momenti tra Godai e Mitaka terzo incomodo nel far la corte a Kyoko,con il quarto di riferimento,il suo defunto marito Soichiro,che ha nella serie le fattezze di un fantasma in parallelo col suo cane,che ha lo stesso nome.

3.I momenti di turbolenza sentimentale ed ironici che i protagonisti attraversano una volta che Godai termina definitivamente gli studi e comincia a lavorare.

4.Il delineamento delle situazioni amorose e lo stringersi dei cerchi

5.Il gran finale e il trionfo dell'amore con determinate promesse al passato.



Essenzialmente in cinque parti è divisa l'opera,o in tre tronconi come recitano le sigle.
Il doppiaggio italiano non aiuta molto nell'ultima parte,chissà perchè cambiano tutto lo staff dei doppiatori,ma si passa da uno stato demenziale della serie ad uno molto più sobrio e rilassato.
I numeri delle stanze richiamano molto i nomi dei protagonisti Go-dai,stanza 5,visto che go è 5 in giapponese, Ichi-nose perchè ichi e 1 e la stanza di Ichinose è la 1, e altri particolari del Giappone di quei periodi in cui è ambientata la storia, l'anitesi di un palazzone all'occidentale con vicino tutte case di estrazione orientale,vengono affrontati i temi del lavoro in Giappone, dell'università,dei giochi,dei bambini,del ricco e del povero,degli intrighi,dell'amore e di anche di quello non sempre non corrisposto,a mio avviso non ha nulla da invidiare ad una soap opera.
Una piccola chicca,s e qualcuno di voi questo inverno ha visto su RAI uno la fiction a puntate "Tutti pazzi per amore" e poi vede questo cartone animato, noterà parecchie somiglianze, che anche il regista della fiction si sia ispirato alle vicende di Maison Ikkoku?
A mio avviso una serie dal successo planetario che non vi stancherete mai di guardare infinite volte, sia in anime che in manga, da non perdere assolutamente, eppoi ci sono parecchi momenti comici,come le feste a base di birra che non mancano mai di riempire le vostre puntate...Volevo dire serate,perciò venite tutti al Cha-cha-maru a vedere come finirà la storia di questo Maison Ikkoku,non ve ne pentirete!
Tra le altre cose mi preme sottolinearvi che è un cartone che scava parecchio attraverso lo spettatore,avrete la sensazione di trovarvi in un'esperienza che sicuramente avete vissuto nella realtà,una serie in pratica che si presta a mille interpretazioni senza mai staccarvi dalla TV, guardare per credere, parola di Demone!

kyoko.chan

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kyoko.chan

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Storia coinvolgente e affascinante, realistica quasi in ogni suo aspetto. Kyoko, protagonista indiscussa della serie, riesce a coinvolgere lo spettatore nei suoi dubbi e nei suoi pensieri in modo cosi naturale che si soffre e si ride con lei. Godai, studente sfortunato come pochi, porta lo spettatore a fare "il tifo per lui" grazie alla sua infinita tenacia e ingenuità. Una Tokyo moderna ma tradizionale fa da sfondo a questa bella storia d'amore, affiancata da una stupenda colonna sonora (che consiglio vivamente!) che conquista lo spettatore fin da subito! Insomma, per tutti gli amanti dell'amore questa serie è una tappa obbligata ed il finale non vi lascerà sicuramente delusi!


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Pain

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Sono fresco di visione dell'anime, quindi preferisco lasciare la recensione a caldo. Che dire di quest'anime... Un concentrato di pure emozioni, un crescendo di situazioni a volte paradossali grazie ai personaggi comici ben costruiti dalla mangaka. Infatti, sono presenti anche degli episodi singoli nei quali viene dato spazio alle vicende personali degli altri pensionati. Eh si, proprio la pensione richiama le dinamiche della realtà dei paesini : un vicinato e degli inquilini invadenti e impiccioni. Potrebbe essere ribattezzato l'anime dell'alcool dato che in ogni puntata si vedono fiumi di alcool e festini. Quest'atmosfera fa da cornice alla storia amorosa di godai e kyoko che lentamente si sviluppa. Il ricordo di un amore perduto, di una persona cara scomparsa è naturalmente uno dei fili conduttore dell'opera che spinge la fanciulla a non risposarsi. Il povero godai, è invece il tipico studente universitario impegnato (si fa per dire) negli studi. Dopo tanti fallimenti anche lui troverà la sua strada grazie anche al sostegno della dolcissima kyoko. L'antagonista di godai e suo eterno rivale per avere kyoko, però sparisce dalla scena in modo poco credibile, spianando la strada allo studente. Questo è uno dei difetti dell'opera in se stessa. I fraintendimenti e gli equivoci sono alla base della trama ma in questo caso si raggiunge l'esagerazione, cosa che rende poco realistica la storia. D'altronde è prevedibile sin dall'inizio come finirà l'anime. I dialoghi sono ben strutturati. Tuttavia va fatto un rimprovero per il cambio in corsa del doppiaggio, cosa che avviene attorno all'episodio 52. Preferisco infatti le voci iniziali e non quelle delle puntate successive. Le musiche sono davvero belle, ben calibrate in base ai momenti e ai dialoghi. Nonostante quindi siano passati tanti anni dalla sua prima messa in onda, le tematiche sono più che attuali (esistono ancora i ragazzi come Godai, indecisi e un po' maldestri). Il risultato è quindi ottimale, anime consigliatissimo. Da ricordare anche che è presente l'oav che conclude l'intero anime, con un chara diverso dalla serie televisiva.


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Broken Mirror

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Capolavoro degli anni '80, "Maison Ikkoku" è stato realizzato dalla grande "Rumiko Takahashi", mangaka autrice di "Ranma 1/2" e "Lamu", e dalla specializzata casa di produzione "Kitty Film".
L'Anime raccoglie le dolci e particolari avventure di Kyoko Otonashi e Godai Yusaku e della pensione dove vivono, l'Ikkoku, e le presenta al pubblico in modo molto speciale e leggero, quasi da conquistare colui che le osserva. Fra i due protagonisti, come d'altronde in tutte le opere della Takahashi, vi è del tenero, che stenta a non farsi notare dagli inquilini della Maison Ikkoku, controllata e gestita dalla dolce Kyoko. Quest'ultima, avendo perso da giovanissima il marito Soichiro, che in tutta la serie sembra un essere misterioso di cui viene spesso ricordato il nome ma mai mostrato il volto, le viene data dal suocero, padre del defunto, la possibilità di diventare direttrice della casa popolare.
Pur con qualche risentimento, ella accetta per così uscire dalla tristezza che l'avvolge, per esser diventata vedova a 22 anni.
Lì conosce molte persone, molto, molto strani, quasi da evitare, ma che si riveleranno dolci e un po' comprensivi: gli ubriaconi Ichinose, Akemi e Yotsuya. Un giorno verrà a soggiornare uno studente universitario, Godai, che si innamorerà a prima vista della vedova protagonista, che nel corso della serie, lo ricambierà, seppure di nascosto.
Per entrambi ci saranno molti ostacoli e tanti personaggi che eviteranno che questo amore sincero si avveri. Primo fra tutti il dongiovanni Shun Mitaka, che ha una fifa tremenda dei cani.
Lui, essendo innamorato della giovane padrona della pensione, non le nasconde il suo interessamento sentimentale per lei.
Ma il suo destino viene a compiersi quando alla fine sarà vittima di un matrimonio combinato con una ragazza, (che ha una mandria di cani!) che si rivelerà una giusta scelta fatta dai loro genitori. Per Godai, principalmente, ci sarà la corteggiatrice adolescente Ibuki Yagami, che sembrerà accollarsi al povero ragazzo per tanto tempo e l'ingenua Kozue Nanao, che per tutto il tempo , crederà che il suo amore sia ricambiato.
Con una grafica molto ben realizzata e una colonna sonora sbalorditiva, Maison Ikkoku si rivela un ottimo anime per entrambi i sessi che può essere consigliato a tutti coloro che abbiano già maturato le proprie emozioni e i sentimenti, dal momento che TUTTI potrebbero immedesimarsi in almeno uno di questa schiera di meravigliosi personaggi.

abcb

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abcb

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
<b>Tolti riferimenti ad altre recensioni.</b>

Quello che mi preme è trasmettere la passione che porto nel cuore per questo anime perchè, oltre ad essere una storia meravigliosa che tocca livelli sublimi nel suo lento evolversi, rappresenta un periodo della mia vita in cui, coetaneo di Godai, mi immedesimavo in lui, vivendo le sue avventure/traversie quasi fossero le mie... e un po' lo erano. E poi, in fondo, ero anch'io innamorato di Kyoko, l'unico personaggio femminile che rivaleggia alla pari con Madoka Ayukawa (k .o .r .), donna meravigliosa che chiunque, credo, vorrebbe trovare in carne ed ossa e sposare! Ancora una volta mi ritrovo a fare il nostalgico nel scrivere un piccola recensione, però è questo che mi viene trasmesso nel rivedere opere come Maison Ikkoku, evocativo di ricordi scolpiti come pietre miliari nella mia memoria e nel mio cuore. Quest'anime di livello quasi ineguagliato si pone al di fuori dei canoni temporali in quanto titolo sempre verde che mi sento di consigliare vivamente a tutti gli amanti delle commedie sentimentali con sfondo umoristico e non solo. Personalmente Maison Ikkoku è tra i pochi anime, gli altri sono k .o .r . e Conan, a cui posso assegnare il massimo punteggio, per cui sia un pieno e rotondo 10!


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Gackt

Episodi visti: 96/96 --- Voto 9
E' un anime a cui sono molto legato, avendomi accompagnato per tutta la mia adolescenza (come avrete capito sono un tipo molto nostalgico). Il mio amore per questo anime però non è dovuto solo alla nostalgia, ma a mio parere si tratta dell'opera più matura della Takahashi. Anche se la "Regina dei Manga" è famosissima ormai per ben altre opere, la demenzialità di Lamù e Ranma non potranno mai competere con le gag di quest'opera e Inu Yasha non reggerà mai (secondo me) il confronto con la maturità di quest'opera. L'anime, come accade per tutte le opere di Rumiko, migliora il chara design non proprio eccellente dell'autrice. Ciò che si amerà è la storia dolcissima, in cui incontriamo fin dal primo episodio personaggi a dir poco bizzarri, con i quali Happosai e Kuno non hanno nulla a che vedere. La storia può sembrare il classico shojo, la classica commedia romantica che procede per le lunghe tra gag e fraintendimenti, ma invece nasconde una tematica ben più profonda, come una donna (Kyoko) che dopo la morte del marito ha paura di innamorarsi di nuovo. Anche se la Takahashi sfodera elementi da commedia scolastica visti e rivisti, nella storia d'amore tra Godai e Kyoko c'è una maturità che non ho trovato in nessun'altra opera che abbia letto dell'autrice. Un anime che ha fatto la storia e che merita assolutamente di esser visto, ancor più di Inu Yasha.

Simone1987

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Simone1987

Episodi visti: 96/96 --- Voto 9
Davvero un bel anime, coinvolgente ed appassionante per tutte le puntate, pur essendo molto lungo riesce a non stancare e in certi momenti risulta davvero emozionante. I personaggi seguono una graduale maturazione nell'arco dello svolgimento della vicenda il che permette di seguire la storia con interesse e passione. La qualità dei disegni è la tipica anni'80, niente di speciale ma nemmeno quindi, le musiche sono secondo me di discreto livello. Grossa pecca il doppiaggio della seconda serie (ap da 52 a 96) dove sopratutto Godai ne risente terribilmente. Sostanzialmente lo consiglio a chi piace addentrarsi nella vicenda e non ha grosse pretese dal punto di vista del disegno e del doppiaggio.

gatz

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gatz

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Forse parlo più per affetto personale che per altro, ma perdonatemi. Maison Ikkoku è un opera che vanta buoni fondali, personaggi semplici ma ben fatti e animazioni ottime (in alcuni casi molto dettagliate). Ma il suo punto di forza sono i personaggi, sia i due protagonisti (Godai, Kyoko) che gli "antagonisti" sono caratterizzati in maniera impeccabile. Una nota di merito va anche ai personaggi "secondari" che hanno un loro perché e senza di loro si perderebbe molto del fascino che il titolo vanta. Io direi che e un vero cult, da non perdere per chi ancora non ha avuto la delizia di guardarlo.

jtp

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jtp

Episodi visti: 90/96 --- Voto 7
"Maison Ikkoku" è uno di quegli anime che va visto. A prescindere dai gusti.
Di sicuro l'opera migliore di Rumiko Takahashi, affronta una splendida storia d'amore che cresce lentamente con gli anni. E' considerato un seinen ed infatti ha un taglio diverso, più maturo rispetto alle classiche vicende amorose. Non mancano momenti comici, specialmente quando entrano in gioco gli inquilini della Maison Ikkoku, ma la bravura della Takahashi è soprattutto nel modo in cui conduce la vicenda amorosa e il triangolo: la base è la classica commedia degli equivoci, ma ci sono anche riflessioni più profonde dei protagonisti che sottolineano la maturazione dei sentimenti dei personaggi.

Joe Badgers

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Joe Badgers

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Ci si sente un po’ orfani dopo aver visto l’ultima puntata della splendida Maison Ikkoku, dopo essere diventati, per 96 puntate, il settimo inquilino di questa stramba casa, dopo essersi immersi ogni volta in questo mondo immaginario, così distante nello spazio e nel tempo, ma così coinvolgente. Sì, perché è difficile non affezionarsi a questi personaggi di fantasia, ma così realistici e attuali da rendere automatica l’immedesimazione; chi dei miei coetanei ventenni (target a cui sicuramente è indirizzata l’anime) non si rivede in Yusaku Godai, studente universitario mediocre e squattrinato che, da un piccolo paese del Giappone, si trasferisce nella Tokyo d’inizio anni ottanta, dove finisce in una pensione, la Maison Ikkoku appunto, abitata da strani e irrequieti inquilini che lo distolgono continuamente dallo studio organizzando feste alcoliche in camera sua? Chi non può poi immedesimarsi in lui quando inizia la disperata e difficoltosa ricerca di un lavoro, tra le cocenti delusioni e un’ostinata sfortuna (per la quale il povero ragazzo sembra davvero portato)?
Lo stesso, non si può non essere empatici nei confronti di Kyoko, giovane e bellissima vedova, la quale arriva a casa Ikkoku in qualità di nuova amministratrice proprio nel momento in cui Godai sta per andarsene esasperato dall’invadenza dei suoi coinquilini; sfido chiunque a non essere partecipe emotivamente alla malinconia di questa ragazza a cui il destino ha strappato prematuramente il marito Soichiro, che tanto amava e che non riesce dimenticare per far posto al povero Godai che, invece, s’imprime bene in mente Kyoko fin dal primo, fatale incontro, iniziando nei suoi confronti una corte tanto romantica e dolce, quanto timida e maldestra.
A prima vista Maison Ikkoku può apparire come una banale commedia sentimentale… ma non è così! Innanzitutto la vicenda si svolge durante una arco temporale che dura ben 8 anni, in cui vediamo i protagonisti crescere e maturare attraverso un lungo percorso che alternerà momenti di puro spasso a momenti di grande intensità emotiva, soprattutto in prossimità dell’epilogo. Inoltre le vicende sentimentali non si svolgono sempre in modo lineare e scontato: Godai troverà un pericoloso e intraprendente rivale in Mitaka, affascinante maestro di tennis di buona famiglia e dal sorriso letteralmente scintillante, il quale farà una corte spietata a Kyoko, rendendola ancora più confusa di quanto già non sia. Dall’altra parte Kyoko avrà ben due rivali, ovvero l’”amica” di Godai Kozue, che attenterà più volte alla debole volontà del ragazzo, e l’ostinata e innamoratissima Yagami, studentessa di un liceo in cui Godai fa il tirocinio per un breve periodo… Il tutto reso ancor più avvincente dal fatto che Kyoko è tanto bella quanto ostinata, quindi piuttosto restia a perdonare le gaffe e le stupidaggini di Godai.
Magistrale è, inoltre, il mix tra sentimentalismo, drammaticità e humor che rendono Maison Ikkoku una commedia sentimentale unica e irresistibile.
Ovviamente la situazione centrale è la love story tra Godai e Kyoko, storia che tuttavia s’inerpicherà lungo una strada tortuosa (in particolar modo quando si viene a conoscenza che Kyoko è vedova, e lì le speranze di Godai vacillano seriamente, e ancor più quando si vengono delineando più chiaramente i sentimenti di lei verso il defunto marito). Il lieto fine, certo, è dietro l’angolo, ma verrà messo in discussione da numerosi colpi di scena, triangoli amorosi (come nella più buona tradizione delle anime sentimentali) ed incredibili equivoci che talvolta risulteranno anche decisivi (il povero Mitaka ne sa qualcosa…), spesso dovuti al fatto che la cocciuta Kyoko si rifiuta di chiarire le situazioni con Godai e anche al fatto che quest’ultimo si comporta da emerito inetto a causa della sua indecisione cronica.
Ai teneri momenti d’intimità tra Kyoko e Godai si frappongono poi continuamente le scorribande e i lazzi degli inquilini della casa (spesso in momenti topici della love story): da Ichinose, donna di mezza età tutt’altro che atletica, con le sue danze sfrenate carburate dal sake (che gli inquilini sembrano consumare quotidianamente in quantità industriali…), le quali suscitano l’ira e la vergogna del figlioletto Kentaro, ai comportamenti equivoci di Akemi, l’avvenente (e discinta) occupante della camera affianco a quella di Godai, fino all’esilarante Yotzuya, nullafacente opportunista e impiccione che irrompe continuamente in camera di Godai attraverso un buco aperto con una trave “soltanto per comunicare con lui” (come afferma lo stesso Yotzuya col solito sguardo inespressivo e misterioso come il suo mestiere...); per non parlare poi della mitica nonna di Godai, la signora Yukari, arzilla vecchietta dall’imprecisata età, alta meno di un metro (a tal proposito vi invito a guardare l’episodio 87, in cui la si vede in veste del tutto “inedita”). Insomma… al ragazzo sicuramente mancherà un po’ di privacy, ma non si può di certo dire che si annoi!
Degni di nota sono poi i momenti di riflessione e i flashback di Kyoko, carichi di pathos ed emotività: i nostalgici ricordi della sua vita felice insieme al marito prima che morisse, la solitudine che prova senza un uomo al suo fianco, la giovinezza che sente scivolare via, e dall’altra parte l’incertezza di Godai sul suo futuro e l’incombente paura di dover sempre vivere all’ombra di Soichiro.
Sicuramente questo ci porta ad apprezzare un altro punto di forza dell’anime in questione: la delineazione dei personaggi principali. Essi non sono mai uniformi, ma sono pieni di sfaccettature, lati nascosti e difetti… definendoli con un aggettivo sono “umani”. La testardaggine di Kyoko nel non volere che i genitori s’intromettano nelle sue scelte di vita (la madre vuole insistentemente che si risposi), l’orgoglio che la porta a non voler ascoltare le reiterate scuse di Godai che non ne azzecca una, ma soprattutto il blocco psicologico di Kyoko nei confronti dell’amore dopo la morte di Soichiro, dovuto al profondo sentimento e al rispetto che nutre verso il marito e che la portano a provare un gran senso di colpa ogni volta che tenta di lasciarsi andare e di dare sfogo ai veri sentimenti verso il suo pretendente: tutto ciò la rende così fragile e umana, facile oggetto di quell’empatia da parte dello spettatore di cui si parlava sopra.
Lo stesso Godai è un personaggio interessante, oggetto di un vero e proprio processo di crescita che lo porta a diventare, da indecisa e immatura matricola più volte prossima al fallimento, un uomo che riesce, dopo tante fatiche e disavventure, ad ottenere una laurea e un lavoro, pronto a poter rendere felice la donna che ama, pur potendole “offrire ben poco”…. Tutto questo grazie alla sua persistenza (e alla sua stoica resistenza alla sfiga direi) ma soprattutto grazie all’amore per Kyoko, vera e propria molla in ogni sua riuscita.
Persino un personaggio che ha l’evidente ruolo dell’antagonista, ossia Mitaka, non è delineato a senso unico: per buona parte dell’anime si prova una sostanziale antipatia per lui, il rivale diretto di Godai, il classico snob di successo, affascinante e pieno di sé (ma sminuito ironicamente attraverso la sua ridicola fobia verso i cani di ogni taglia, che lo metterà in situazioni davvero imbarazzanti). Tuttavia, a un certo punto, non si può non apprezzare e stimare la sua devozione e onestà verso Kyoko, alla quale si dichiara in modo schietto e inequivocabile, dicendole che è disposto a rinunciare a qualsiasi altra donna per lei (la famiglia vuole che lui si sposi con un’altra ragazza ricca, Azuko , che però Mitaka non ama) e che è disposto ad aspettarla: a tratti la figura di Mitaka supera in grandezza morale anche quella di Godai, fino a diventare una figura tragica, vittima di una sfortuna alla quale era rimasto esente fino ad allora (un madornale equivoco lo porterà a dover sposare Azuko) e il suo gesto finale di rinunciare definitivamente a Kyoko raccomandandola nelle mani del rivale è davvero encomiabile. Figure, dunque, tutt’altro che scontate e univoche.
Tutti questi personaggi si muovono in uno scenario ben allestito, in una Tokyo fatta di vie affollate, grandi palazzi, metropolitane, mercati, vetrine, parchi che cambiano colore a seconda delle stagioni che passano, locali notturni come il cabalet (dove lavorerà per un periodo Godai) e poi caffetterie dove i protagonisti si intrattengono spesso a parlare davanti ad una fumante tazza di the e bar come il Chachamaru dove lavora Akemi, scenario delle tante sbronze e festini “in trasferta” dei cari coinquilini di Godai… e poi c’è lei, l’Ikkoku-kan, la vecchia casa fatiscente (basta appoggiarsi a una ringhiera per rischiare di sfracellarsi al suolo!) dall’orologio perennemente fermo, che si muove simbolicamente soltanto in una delle prime puntate, quando Kyoko e Godai rimarranno soli in soffitta… proprio quando le sue vecchie mura inizieranno farsi teatro delle avventure dei due innamorati e dei loro amici! Avventure talvolta irresistibilmente divertenti, talvolta romantiche, che raggiungeranno il loro apice nelle ultime 20 puntate, in un climax avvincente che incollerà gli affezionati di Maison Ikkoku allo schermo fino alle ultime 5, indimenticabili puntate.
Dopo questo lungo elogio è doveroso riconoscere che Maison Ikkoku qualche difetto ce l’ha. Vedo che alcuni già prima di me hanno notato che a livello narrativo ci sono delle imprecisioni. Mi spiego meglio. Alcuni episodi importanti che avvengono in un determinato momento del racconto, per esempio, vengono ignorati nel proseguo, oppure alcuni personaggi (tipo Kozue) ricompaiono in maniera improvvisa e inverosimile nel corso della storia o ancora, alcuni equivoci, se ci pensiamo bene, possono sembrare eccessivi e assurdi (vedi il fidanzamento di Mitaka con Azuko). Tutto ciò andrebbe, secondo alcuni, ad inficiare l’accuratezza e il realismo dell’anime; tuttavia io sono dell’avviso che, quando parliamo di anime in genere, la parola “realismo” (inteso a livello letterario e cinematografico) sia quasi un ossimoro… è vero che in Maison Ikkoku non ci sono inserti fantasy, ma stiamo sempre parlando di un cartone animato giapponese e in quanto tale inevitabile portatore di qual gusto “barocco” per l’eccesso e l’esasperazione di certe situazioni tipico di ogni esemplare della sua specie… e inoltre c’è l’aggravante che è opera di Rumiko Takahashi, la cui stravaganza è ben nota (vedi “Lamù” o “Ranma ½). Per quanto riguarda le inesattezze narrative… beh Maison Ikkoku è una serie piuttosto lunga e comunque diretta ad un pubblico di ragazzi e non di critici cinematografici… qualche imprecisione gliela possiamo perdonare agli autori! O no?
Il cast di realizzatori di Maison Ikkoku è davvero di alto livello. Si parte dall’autrice del manga da cui è tratto, la già citata Rumiko Takahashi.
Il character design di Maison Ikkoku, invece, è affidato, fino all’episodio 23, a Yuji Moriyama , mentre dall’episodio 24 subentra la mitica Akemi Takada (Lamù, Creamy, Kimagure Orange Road). Laddove la prima delinea i volti dei personaggi in modo più fanciullesco, prediligendo spesso le facce “deformed”, la seconda da’ un tocco più maturo ai personaggi, io direi giustamente, visto che all’inizio della serie Kyoko e Godai hanno rispettivamente 21 e 19 anni e alla fine 29 e 27: l’evoluzione del character design rende dunque più evidente il processo di maturazione dei protagonisti, conformemente alla progressiva evoluzione dal tono umoristico a un tono sempre più drammatico.
La colonna sonora ad opera di Takao Sugiyama e Kenji Kawai, seppur intensa e in tema, è secondo me un po’ troppo ridotta nella quantità di motivi per la lunghezza dell’anime; tuttavia le sigle di apertura e chiusura (ben 5) sono davvero notevoli, sia a livello grafico che musicale, alternando sapientemente le melodie delicate e malinconiche a quelle più allegre e vivaci (anche queste perciò in sintonia con l’anime, una cornice davvero perfetta!). Se dovessi esprimere una preferenza sceglierei la prima sigla di apertura (“kanashimi yo konnichi wa”) e la prima di chiusura (“ashita hareru ka”), ma anche le canzoni di Gilbert O’ Sullivan (“Alone again (naturally)” e “Get down”) che fanno da apertura e chiusura solo all’episodio 24.
Maison Ikkoku venne trasmessa in Giappone tra il 1986 e il 1988, e in Italia nel 1991 su Junior TV col titolo “Cara dolce Kyoko”, anche se io l’ho conosciuta qualche mese fa su quella fantastica miniera d’oro che è YouTube (meno male direi, anche perché nel ‘91, alla tenera età di 7 anni, non avrei mai capito il perché Godai perdesse tanto tempo dietro ad una ragazza!).
Poi però non ho resistito, e ho dovuto acquistare il cofanetto della Yamato, che ha curato l’edizione dell’anime in dvd. Edizione di qualità, che però si porta dietro i difetti dell’adattamento effettuato dalla Doro TV all’uscita della serie televisiva in Italia. Mi spiego meglio: alla Doro TV va senz’altro il merito di aver fatto un adattamento più che buono e di non aver operato censure sulla serie; c’è però una grande pecca: il doppiaggio. La prima metà circa dell’anime (fino alla puntata 52) ha uno staff di doppiatori eccellente, tra cui spiccano Monica Ward e Alessio Cigliano (sebbene si percepisca che il tutto è stato fatto in economia, anche per via della penuria di voci rispetto al numero di personaggi); dall’episodio 53 in poi si ha invece uno staff di doppiatori del tutto diverso e, a mio parere, inferiore al primo… e tutto ciò crea uno shock non indifferente gli spettatori che si appassioneranno alla serie i quali, dopo aver familiarizzato per 50 e più puntate con determinate voci associate a determinati personaggi, si ritroveranno con gli stessi personaggi ma con voci totalmente diverse e per di più inferiori.
In conclusione, posso dire che vale davvero la pena di vedere Maison Ikkoku… certo, 96 episodi sono tanti (ma anche no se pensiamo alle altre opere della Takahashi)… Tuttavia, una volta visti i primi, prenderete il ritmo e non potrete più farne a meno, dovrete prendere la vostra dose quotidiana di Maison Ikkoku, che ha un’unica controindicazione… che quando sarà finita avrete un’inguaribile crisi di astinenza… ma anche dei bellissimi ricordi!

Kyosuke n°1

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Kyosuke n°1

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
E' una grande storia d'amore anche se un po lontana dalle nostre tradizioni! E' comunque un anime che lascia senz'altro pieni di sentimento coloro che la vedono... infatti la protagonista, la cara dolce Kyoko è di una bellezza e dolcezza che credo non si troveranno mai nella realtà (e soprattutto ai tempi d'oggi). Personalmente una volta terminata la visione mi è rimasto un senso di abbandono non potendo più rivedere ancora Kyoko e il suo viso d'angelo.
Lo consiglio vivamente per quanto a volte i coinquilini di Maison Ikkoku siano talvolta troppo invadenti ma comunque fondamentali nel rapporto tra Godai e la padrona di casa(Kyoko).

obogsic

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obogsic

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Che dire, siamo dinnanzi al titolo per eccellenze del genere.
Nonostante l'età non credo esista titolo paragonabile a Maison Ikkoku per il riuscitissimo mix di sobrietà, coinvolgimento, buoni sentimenti, divertimento e sentimento.
I personaggi sono assolutamente spettacolari nella caratterizzazione e, seppur quantomeno bizzarri ed irrealistici, ti danno il senso di essere tuoi amici.
Le musiche sono straordinarie e di atmosfera ed il numero non eccessivo di personaggi (nonostante i ben 96 episodi) danno una meravigliosa idea di come possono essere stupende le piccole cose... quelle che accadono ogni giorno e che per tutto il mondo attorno sono insignificanti.
A mio parere una delle poche serie tv che riesce a superare la serie manga dal quale è tratta.

Sotanaht

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Sotanaht

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Maison Ikkoku non è, molto banalmente, una bella commedia sentimentale. Racchiudere un'opera complessa e sfaccettata come questa in un genere è quanto mai riduttivo, fuorviante. Non descriverò la trama nè mi soffermerò sui dettagli tecnici dell'anime, già ampiamente ben discussi nelle recensioni qui presenti. Mi limiterò ad aggiungere solo una cosa. Tutta l'intera opera è pura poesia della quotidianità. Descrizione delicata, ironica, intensa, a volte surreale, altre volte commovente, della normalità della vita. La normalità, appunto, la banale e scontata normalità del quotidiano vivere e sentire, che pochissimi geni riescono ad elevare a poesia. A vera bellezza. L'anime in questione, riprende magnificamente l'originale opera cartacea (il manga), tagliando gli episodi ritenuti non necessari, ed assemblando una storia di vita vera, al limite fra realismo gentile e parossimo surreale, in un contesto ambientale credibilissimo ed autentico del Giappone anni 80. Il tutto, concepito e sviluppato attorno ad una resa grafica altissima (sopprattutto per i tempi), una regia geniale, una colonna sonora incredibile e perfetta, ed una sceneggiatura meravigliosa. L'unico appunto: un doppiaggio ed un adattamento italiano non sempre all'altezza, ma nel complesso molto buono e soddisfacente. Un Anime impossibile da perdere, anche per chi odia le storie d'amore (io non le ho mai amate, e ho detto tutto...). Uno dei cartoni animati più grandi di tutti i tempi. Punto.

velluto77

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velluto77

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
[<b>ATTENZIONE: CONTIENE SPOILER</b>] Il 10 e' per la trama e per tutto cio' che riguarda l'intreccio amoroso della "favola".
Potessi aumentare il voto, darei un 1000 alla colonna sonora. Non credo che ci siano altri anime o cartoni di tutti i tempi ad avere delle musiche così. Personalmente ho tutta la serie in dvd e tutta la colonna sonora che ascolto quasi sempre, anche se mi mette tristezza.
La cosa che piu' mi ha colpito nell'anime e'l'amore inconsapevole di Kyoko verso Godai, un amore chiuso e che non fa fuoriuscire mai del tutto. Kioko non dice mai a Godai "ti amo" anche se molte volte lo ha pensato. Kioko sembra indecisa anche nei confronti del rivale in amore di Godai, Mitaka. Alle volte e' tentata ad accettare la sua corte (a chi non piacerebbe la bella vita e un uomo che ti ama?), tanto che cerca di spingere Godai a dissuaderla. Cosa sarebbe successo se Mitaka avrebbe capito dell'equivoco in tempo? Avrebbe vinto Godai? Kioko avrebbe scelto sempre uno squattrinato e un po'stupido? E se Mitaka si sarebbe trasferito alla maison?
MHA! I fatti son fatti e il lieto fine assicurato. Vi scappera' una lacrima nell'episodio "IL LAVORO" (credo sia uno degli ultimi), quando [...]. Il tutto con una sinfonia meravigliosa.
VEDETELO VEDETELO

Koji_77

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Koji_77

Episodi visti: 96/96 --- Voto 9
Rumiko Takashi, un autrice che spesso tende a finire nel ripetitivo, vedi serie Inuyasha e Ranma, cone serie di episodi lunghissime, a volte troppo.
In questo caso però ci troviamo di fronte ad un opera senz'altro diversa.
Innanzitutto ha un finale, ah ceh bello. In secondi luogo è quasi relistica.
Non è facile catturare l'attenzione dello spettatore per così tanti episodi. Sin da piccolo mi dava un pò fastidio Godai e non riuscivo a concepire che un tipo potesse essere così: maldestro, surreale, essere messo in mezzo con un non nulla ecc...
Però in effetti questi personaggi accompagnano spesso le serie giaponesi di questo tipo e non solo.
Ad ogni modo il disegno è vecchio stile (è degli anni 80) ed in definitiva è una delle migliori serie di questo tipo mai prodotte.
Credo che un 9 sia giusto considerando la quasi assenza di episodi filler, che nelle nuove serie vanno tranto di moda.
Credo che questa serie vada vista.

Un saluto

Kenshiro

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Kenshiro

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Il miglior anime che abbia mai visto. Capolavoro assoluto della grande Rumiko Takahashi, autrice di Lamù e Ranma, rappresenta una vera e propria perla nella cerchia dell'animazione giapponese. Con la sua semplicità priva di qualsiasi forma di fantascienza, ma con personaggi "veri" a volte anche comuni, Maison Ikkoku si conferma, a distanza di più di 20 anni dalla messa in onda dei primi episodi in giappone, il miglior titolo anime del genere romantico-umoristico. Ogni episodio è un passo avanti nel rafforzamento della storia. Riesce a descrivere con la sua semplicità l'essenza stessa dell'innamoramento. Fase nella vita dell'uomo che, come sappiamo, è spesso caratterizata da gioie, attimi di vita vissuta, sofferenze e soprattutto attese struggenti. Insomma, un'opera realistica ma a tratti divertente che descrive situazioni di vita quotidiana intrecciate al tema principale che riguarda il tentativo di Godai, studente senza un soldo che vive nella pensione Ikkoku, di fare breccia nel cuore della bella e dolce Kyoko, amministratore della pensione, la quale dopo la morte prematura del marito non è più riuscita a essere la ragazza spensierata di prima e proprio per questo motivo trova molta difficoltà a dimenticare il marito defunto e instaurare una nuova relazione. L'amore di Godai è veramente forte e sincero, ma non mancherenno di certo situazioni imbarazzanti tipo fraintendimenti o equivoci che renderanno lo scorrere degli eventi molto più coinvolgente. Questo è il punto di forza di Maison Ikkoku. Il tutto è accompagnato da delle musiche e colonne sonore davvero da mozzafiato che rendono questo anime uno dei più belli di sempre. Molto importanti sono inoltre i piccoli particolari che forniscono una significativa descrizione dell'ambiente giapponese degli anni '80 e delle abitutini degli inquilini della maison che ai giorni nostri forse sembrerebbero inappropriati, ma che comunque forniscono una critica alla società giapponese di quegli anni. Consiglio quest'anime a tutti quelli che vogliono staccarsi momentaneamente dai soliti cartoni di fantascienza pieni zeppi di storie inventate. In questo anime l'autrice ha voluto trasporre su carta parte della sua vita reale... creando un capolavoro assoluto senza precedenti. Da vedere assolutamente, meglio in un periodo in cui non avete esami... fidatevi!

Ehpioyo

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Ehpioyo

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
M.I. è forse la serie più da adulti che ho visto a causa della complessità che racchiude.Quando la vidi per la prima volta (non tutta ma solo qualche episodio) mi colpì solo in parte ma rivedendolo tutto da adulto (35 anni) mi ha colpito molto per quelli che alcuni hanno additato come difetti (lunghezza,verosimiglianza,ecc.) ma che per me ne sono i pregi, dato che in 96 episodi, da una trama di fondo bella ma non certo originalissima (fin dai primi episodi si capisce come andrà a finire) e che poteva scadere nella "telenovela", ci viene presentato un pò di tutto, episodi giocosi ,seri ,romantici, realistici o esagerati.
Rumiko Takahashi ha creato un opera veramente varia e completa, realistica a tratti divertente ma anche surreale. Poche opere hanno degli spezzoni così realistici e alcuni personaggi a tratti così reali come M.I. eppure non rinuncia ad essere un opera anche scherzosa e divertente e così vi sono anche degli episodi come il 32 - "un regalo pericoloso" che sono completamente al di fuori della trama e vogliono essere solo un divertimento. A tratti la trama è volutamente forzata, ma in fondo la storia si svolge nell'arco di 6 anni ed anche il manga è stato pubblicato in 6 anni ed è quasi come se la mangaka accompagnasse la storia alla vita reale. Se il solo protagonista della storia fosse stato il triangolo Yuasaku Godai,Kyoko Chigusa (Otonashi), Shun Mitaka nel giro di 10 puntata tutto sarebbe finito,invece altrettanto protagonista è l'ambientazione, la vita della città che è intorno alla storia, la gente che passa, il treno (notate ne passa almeno uno in ogni episodio!) i colori che cambiano con le stagioni. Per questo è percepita (non solo da me stando agli altri commenti) come un opera realistica anche se spesso accadono situazioni al dir poco paradossali, ma il tutto in un atmosfera di realismo (anche per il merito qualitativo-artistico dei disegni) per cui anche se in un locale il trio si comporta in modo non realistico, il contorno così reale, il comportamento verosimile degli altri continua a darci quest'impressione di realtà. Anche i personaggi vengono spesso "ripresi" nel compiere azioni quotidiane, mangiano, si vestono,leggono il giornale, fumano, si lavano i denti ecc.. inoltre i personaggi spesso cambiano i vestiti (in un episodio Kyoko è davanti l'armadio indecisa su quale vestito mettere! Yusaku invece un po' meno, ma d'altronde è uno studente squattrinato!) e perfino l'acconciatura dei capelli (specialmente Kyoko)
Anche il comportamento e modo di pensare di Kyoko e soprattutto di Yosaku evolve nel corso della serie.
Per me rimane uno dei capolavori tra le serie animate, originale per molti aspetti, disegnato bene e con una regia eccezionale, forse la migliore in assoluto.
Uniche pecche... il doppiaggio a metà (i doppiatori cambiano alla puntata 53 ma ci sono anche personaggi che in determinate puntate hanno una voce diversa) errori macroscopici nel doppiaggio e mancanza di sottotitoli per spiegare cio' che c'è scritto in Giapponese e che spesso fa parte della storia ad esempi in una puntata Kyoko andando via dall'ospedale scrive nella neve due caratteri e dalle finestre della camera dove sono ricoverati Yusaku e Shun osservano e per chi non sa il giapponese è incomprensibile (credo che scriva BAKA che significa "pazzo" o "pazzi", il giapponese non ha il plurale esplicito)

kappei78

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kappei78

Episodi visti: 97/96 --- Voto 10
Maison Ikkoku è l'anime romantico per eccellenza. Tutto è perfetto: le animazioni, le situazioni, le forzature, i personaggi di contorno, la trama, tutto all'interno di questo capolavoro combacia come in un puzzle.
La lunghezza inoltre, seppur per alcuni possa risultare eccessiva, permette di rendere appieno uno spaccato di vita japponese, anche se forse un poco stereotipata.
Secondo me da vedere assolutamente almeno una volta (se non di più) nella vita.
Ottimissimo

hibiki

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hibiki

Episodi visti: 96/96 --- Voto 6
Maison Ikkoku è il primo anime a subire un "intervento alieno", molti personaggi scompaiono da un momento all'altro rapiti da una misteriosa squadra aliena che altera anche la memoria dei personaggi restanti i quali dimenticano totalmente gli scomparsi, quando poi i rapiti vengono riportati sulla Terra è come se non fossero mai stati portati via e non si accorgono neppure di essere scomparsi a volte anche per 20 o 30 episodi...
A parte gli scherzi Maison Ikkoku è una bella storia d'amore con molti spunti interessanti,
la storia comincia con l'arrivo della bella Kyoko alla Maison Ikkoku col compito di amministrarla, compito non semplice considerato lo stato della casa (si tratta infatti di un edificio molto vecchio con molti guasti da riparare) e degli inquilini (veri e propri pazzi scatenati, amanti di festini rumorosi a base di alcolici e col passatempo di mettere in imbarazzo gli altri, in particolare il loro giocattolo preferito è Godai, il giovane studente che occupa la stanza 5)..
Il giovane Godai si innamora quasi subito della nuova amministratrice, si renderà però conto che non sarà facile fare in modo che lei lo ricambi, Kyoko, infatti, nonostante la giovane età, è vedova ed ancora molto legata alla memoria del marito, inoltre presto dovrà confrontarsi con un rivale pericoloso, Misaka, l'insegnante di tennis di Kyoko che, oltre ad essere bello ed audace, è anche ricco e di buona famiglia... Questo schema accompagna tutta la lunga storia, contorta e ricca di malintesi (i personaggi secondari continuano a sparire e ricomparire ad intervalli piuttosto ampi in quel fenomeno che ho classificato come "intervento alieno"), fino allo scontato finale (ancor più scontato se si pensa che l'amore di Kyoko per Godai è evidente già dalla prima metà della serie).
Anime interessante ma che non è riuscito a colpirmi più di tanto, troppo scontato, i personaggi sono poco credibili, molti ampiamente oltre il limite dell'assurdo, e i troppi fraintendimenti (spesso causati dai tre tre folli inquilini) rendono la storia irreale, infine 96 episodi sono decisamente troppi, peccato perchè la storia di fondo è decisamente buona e avrebbe potuto svilupparsi in maniera nettamente migliore.

Loredana

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Loredana

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Capolavoro!
Un capolavoro romantico, ricco di significati, personaggi divertenti ma che rispecchiano la realtà interiore di tutti noi, le difficoltà della vita, i sentimenti che cambiano al passare della vita e maturano, le scelte difficili, le difficoltà e .....(per questo è un capolavoro).....riesce a toccarci l'anima e a farci riflettere come fosse tutto vero, coinvolgente come viverlo di persona.
Tutto accompagnato da musiche bellissime e dallo sfondo di un Giappone moderno di allora ma "sospeso nel tempo".
Un anime fantastico proprio per la semplicità e l'intensità dei sentimenti che veramente pochi come la Takahashi sono mai riusciti ad espremere in un modo così vero e toccante.
E' un anime che ti arricchisce e ti sa colpire nell'animo.

Grande, grandissima Rumiko!

Alkemyst

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Alkemyst

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Sono rari i capolavori e credo personalmente che maison ikkoku sia uno di questi.
E' una serie datata e non posso fare altro che arrendermi alla qualità del disegno che segue i canoni del tempo e al fatto che non esiste una 2nd season pultroppo.
Perchè è una serie che porta alla ribalta ricordi d'infanzia per chi c'è cresciuto che attira altri fan giovanissimi che vengono attirati dalla leggenda che ruota intorno a Maison ikkoku e che poi vengono trascinati dalla storia tra Kyoko e Godai per poi affezionarsi alla signora Ichinose ed il piccolo Kentaro, al misterioso signor Yatsuya e la signorina Akemi, i pazzi vicini di stanza di Godai ed a tutti gli altri personaggio che gli ruotano attorno, credo che il 10 non basti perche è una storia che ha saputo far sognare tante generazioni e che sono sicuro che non deluderà le future (anche se si chiederanno perchè non usano i cellulari :D)

Washi

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Washi

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Insieme a Urusei, la migliore opera della sopravvalitata Takahashi... Questa produzione segna l'infanzia di molte persone, ma anche ora, a distanza di anni, resta un anime attualissimo, con i suoi episodi talvolta credibili, talvolta no, ma pur sempre apprezzabili. Una critica alla società Giapponese degli anni '80, un'elevazione della figura femminile, una delle storie d'amore più belle di sempre... Vallore affettivo o meno, un bel 10 se lo merita tutto

Zelgadis

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Zelgadis

Episodi visti: 96/96 --- Voto 6
Non sono per niente un fan della Takahashi e sono stato molto indeciso se fare o no questa recensione, ma visto che da più parti Maison Ikkoku viene osannato come un capolavoro è giusto fare un po' l'avvocato del diavolo. Innanzi tutto la storia: è presentata come verosimile, e lo sarebbe anche se non fosse che il protagonista sembra essere l'uomo più sfigato del mondo. Poi i personaggi: i vicini di casa, punto di forza per molti, sono a mio parere troppo stereotipati e poco credibili. L'unica credibile è Kyoko, i cui dubbi e timori potrebbero essere capiti, però ci viene descritta in modo davvero troppo superficiale e finisce con l'essere un personaggio piatto anche lei. Ad ogni modo non voglio essere troppo cattivo, sia perché in giro c'è molto di peggio, sia perché alla fin fine qualche buono spunto di riflessione riesce comunque ad offrirlo e, a differenza di altre serie della stessa autrice, il numero di episodi è umano. Vista anche la mia scarsa propensione verso titoli simili, probabilmente non è il mio genere (anche se quando ero più giovane lo guardavo), ma i gusti sono gusti e a me non piace.

Lucky

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Lucky

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
Maison Ikkoku rappresenta uno dei grandi capolavori dell'animazione giapponese. E' una serie basata sullo straordinario manga di Rumiko Takahashi e presenta molte sfaccettature: un equilibrio inedito tra commedia surreale e soap, una "tranche de vie" del Giappone negli anni '80, personaggi con un notevole spessore dietro un'apparenza a volte caricaturale, una sceneggiatura fine e cesellata che riesce a toccare praticamente tutte le corde dei sentimenti umani, una regia che riesce a dilatare il tempo fino a dare l'impressione di vivere dei momenti senza dimenticare quando e' il caso di sorprendere lo spettatore con imprevisti e divertenti gag. Maison Ikkoku vanta una animazione sempre curatissima, musiche di rara bellezza e il character design di Akemi Takada (dal 27° episodio). Imperdibile e indimenticabile! Peccato che l'adattamento e il doppiaggio italiano siano stati condotti in ristrettezza, in parte salvati dalla bravura di alcuni interpreti. E' una pecca che pero' non pregiudica la visone dell'opera.

Elisa

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Elisa

Episodi visti: 50/96 --- Voto 8
Come non consigliare l'ennesimo capolavoro della grande R.Takahashi.
Ironia e sentimento si incontrano in maniera perfetta, come accade, del resto, nei più bei lavori della regina dei manga(vedi Lamù,Ranma 1/2 e Inuyasha).
Il rapporto d'amore tra uomo e donna è sicuramente ciò che ricorre più spesso, ed anche ciò che l'autrice riesce a rappresentare così bene nelle sue storie.
In questo caso si tratta di un tipo d'amore più maturo rispetto a quello a cui ci ha abituati negli altri manga.
Vale la pena vederlo anche per via dei personaggi che girano attorno ai due protagonisti, sono veramente delle simpaticissime caricature!
L'unica pecca è il doppiaggio, andrebbe rifatto.

Kouga

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Kouga

Episodi visti: 96/96 --- Voto 10
La straordinaria sit-com amorosa giapponese degli anni '80, condita da una stupenda colonna sonora, personaggi stratosferici e momenti di ilarità, dolcezza e colpi di scena assoluti. Una delle prove più belle di Rumiko Takahashi, che tra demenzialità e dolcezza, offre anche uno spunto sentimentale, serio e maturo di prima categoria. Va visto. Assolutamente. Consigliatissimo senza riserve, a tutti. Una perla che brilla di luce propria anche a distanza di anni.