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selene90

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9,5
La vita è il risultato di determinate scelte. E’ con questa premessa che Masaaki Yuasa dirige il suo primo lungometraggio, “Mind game”, tratto dall’omonimo manga di Robin Nishi.

Prima di analizzare la trama e i personaggi e, soprattutto, gli stili utilizzati, su cui ci sarebbe parecchio da dire, mi piacerebbe fare una premessa sull’originalità di quest’opera. Fin dai primissimi minuti, infatti, ci rendiamo conto che è un prodotto anticonvenzionale, diverso dalle opere che siamo abituati a vedere. Yuasa ha voluto puntare sul superamento di stereotipi e schemi a cui l’animazione è sempre stata abituata, creando un prodotto unico, a suo rischio e pericolo. E, in effetti, bisogna ammettere che - nonostante i premi vinti - il fatto che questo titolo venga così poco spesso nominato fa intuire che la sua originalità non è stata digerita da tutti. Non è un prodotto per chiunque, specie per chi di Yuasa non ha visto niente. Tanto è vero che, almeno da quanto mi risulta, al momento dell’uscita questo titolo passò quasi inosservato, benché venne poi idolatrato nell’immediato futuro. E’, tuttavia, uno dei migliori film d’animazione che mi sia trovata davanti.

Andando con ordine, partiamo dalla trama: il film si apre con una serie di immagini nonsense, che mostrano squarci di vita quotidiana apparentemente felici, accompagnati da una musica grottesca, che è in totale disaccordo con l’armonia delle immagini. Dopo questi primi minuti conosciamo il nostro protagonista, Robin Nishi, un ragazzo timido e impacciato innamorato, fin da ragazzino, della bella Myon. Nonostante Nishi non riesca ad esternare come vorrebbe i propri sentimenti, la ragazza sa perfettamente di essere l’oggetto del suo desiderio e, benché sia fidanzata con un altro uomo, accetta di aspettare Nishi, consapevole che potrebbe renderla felice. La trama entra nel vivo quando i due innamorati, andati al locale gestito dalla famiglia di lei, si scontrano con due uomini della Yakuza che, dopo un breve dialogo, uccidono Nishi, piangente a terra, e incapace di reagire. Da morto, Nishi conosce Dio, un essere dalla forma in continua mutazione, che gli indica la strada per l’oblio. Strada che Nishi rifiuta, e alla quale preferisce quella opposta. Armato di una nuova forza di volontà, il ragazzo riesce a tornare in vita, a pochi istanti prima che lo Yakuza lo colpisca. Ora la vita gli appartiene. Ora può fare le scelte che cambieranno sé stesso, e gli altri personaggi, per sempre... può creare la vita che vuole, in base a scelte totalmente differenti da quelle compiute fino a quel momento.

Dove abbiamo già visto tutto questo? E’ la stessa idea che Yuasa riprenderà per il suo capolavoro futuro, “The Tatami Galaxy”. La possibilità di riscrivere la propria vita, di compiere scelte diverse, di dar voce al proprio desiderio e di riscrivere il proprio destino... tematiche che questo regista ha dimostrato di apprezzare particolarmente. E’ una cosa che ho gradito molto, insieme ad altri piccoli particolari che ritroveremo in altri suoi lavori (come i vestiti di un personaggio, che saranno identici a quelli di Neiro di “Kaiba”).

Ma passiamo alla cosa più importante: lo stile. Come abbiamo già detto, Yuasa ha voluto proporre qualcosa che rompesse letteralmente schemi e stereotipi. Il film è psichedelico, particolare, unisce tanti stili diversi, tra cui surrealismo (facilmente riconoscibile), live action (utilizzando, peraltro, proprio gli interpreti dei vari personaggi), pop art… Come dice lo stesso regista:

“Anziché rappresentare la storia in modo convenzionale, ho scelto un'estetica selvaggia e disomogenea. Non penso che i fan dell'animazione giapponese vogliano necessariamente qualcosa di raffinato. Puoi sperimentare con vari stili e penso che li apprezzeranno comunque”.

Ed è proprio così, tutta l’opera è sperimentale, il risultato è un insieme di scene oniriche, spettacolari, che resteranno impresse. Come anche la conclusione che riprende le precise sequenze iniziali, ma che questa volta avranno senso, e saranno accompagnate da una musica più allegra, come a voler dimostrare che, come Nishi (che rappresenta tutti noi), chiunque può raggiungere ciò che desidera, in base alle scelte che compie.
In conclusione, un lungometraggio incredibilmente maturo, innovativo e coinvolgente: uno dei migliori di stampo sperimentale!

traxer-kun

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Era il 2004 quando un titolo passato quasi in sordina in patria, diretto da un regista di mezz'età sconosciuto ai più, fece le sue prime apparizioni nei festival nazionali. Come un vero e proprio pugno in faccia, il film sconvolse fin nelle fondamenta il cinema d'animazione giapponese: distanziandosi dagli ormai abusati tòpoi che monopolizzavano il mercato, l'allora trentanovenne Masaaki Yuasa (questo il nome del regista) e i produttori del vulcanico Studio 4°C decisero di calcare con forza il pedale dell'originalità, mettendo totalmente da parte la logica delle vendite per consegnare alla storia un prodotto quanto mai anarchico, unico e irripetibile, fondamentalmente diverso da qualsiasi altra opera fosse stata concepita in precedenza. Trasposizione dell'omonimo manga semi-autobiografico di Robin Nishi, serializzato sulle pagine di Comic Are! di Magazine House, Mind Game si dimostra fin dai primi fotogrammi un vero e proprio esperimento visionario e anticonvenzionale, capace di amalgamare codici e correnti artistiche differenti - tra cui psichedelia, pop art, surrealismo, avant-garde e materiale live action - come nessun altro lungometraggio cinematografico aveva mai osato prima. Il risultato è un'opera che al momento dell'uscita fu ovviamente ignorata dalle masse, ma che pervenne quasi subito allo status di cult movie celebrato parimenti da critica nazionale e internazionale, persino nei circuiti che fino ad allora avevano bellamente ignorato l'animazione giapponese: il film fu lodato apertamente da mostri sacri dell'industria occidentale come Bill Plympton (Idiots and Angels) e ottenne diverse candidature a rassegne di grande prestigio, arrivando a vincere il Grand Prize al Japan Media Arts Festival (superando, tra gli altri concorrenti, Il castello errante di Howl) e ben cinque premi al Fantasia International Film Festival di Montréal, tra cui miglior film, regista e sceneggiatura. La stessa Madhouse, del tutto estranea alla produzione dell'opera, fu colta da un tale entusiasmo nei suoi confronti che si mise a promuovere la pellicola a spese proprie; difatti non è un caso che quasi tutti i lavori successivi del regista - tra cui i celebratissimi Kaiba e The Tatami Galaxy - saranno prodotti e realizzati dal noto studio d'animazione fondato da Masao Maruyama.

Nonostante sia l'esordio alla regia di Masaaki Yuasa, personaggio fino ad allora semi-sconosciuto e associato perlopiù alla direzione dell'animazione di opere come lo stravagante cortometraggio Nekojiru-sou e la serie di film Crayon Shin-chan, il film palesa una maturità artistica e contenutistica non comune; forte di uno staff di valore - che annovera tra gli altri il talentuoso Kōji Morimoto alla direzione delle animazioni, Tōru Hishiyama alla (straordinaria) direzione artistica e nientemeno che Shin'ichiro Watanabe come produttore della colonna sonora (composta dal poliedrico Seiichi Yamamoto) - Mind Game può dirsi a tutti gli effetti la vera e propria summa artistica di un autore che, più di chiunque altro, ha saputo dal principio definire un proprio stile originale e personalissimo, del tutto avulso alle logiche del mercato e della cultura otaku.

Fin dai primi minuti la spiazzante carica anticonformista dell'opera si respira a pieni polmoni: il film si apre con una breve sequenza onirica accompagnata da un montaggio frenetico, da videoclip, che catalizza l'attenzione dello spettatore su alcune scene di vita quotidiana sconnesse e sempre più vorticose. Ma la pellicola, tutt'a un tratto, cambia atmosfera.
Viene presentato il protagonista, Robin Nishi: ragazzo insicuro e completamente privo di fiducia in sé stesso, Nishi incontra casualmente in treno la bella e prosperosa Myon-chan, ex-compagna di scuola per la quale aveva una cotta adolescenziale. Soffocando fin da subito i suoi goffi tentativi di recuperare il tempo perduto, Myon lo invita a cena nel locale di famiglia: lì Nishi conosce il padre donnaiolo e ubriacone della ragazza, nonché il suo attuale fidanzato - un belloccio alto, abbronzato e raggiante. Ma nel momento in cui Nishi abbandona le speranze di riuscire a riconquistare la sua amata, irrompono improvvisamente nel locale due yakuza, giunti per riscuotere un debito con il padre.

Yuasa si dimostra immediatamente capace di giocare con i generi e con gli stili, esibendo nonostante la scarsa esperienza una padronanza del mezzo e una maturità artistica straordinariamente fuori dal comune: la palette di colori - fino ad ora tenue e misurata - vira sul rosso acceso, le inquadrature si fanno più estreme, la fotografia più claustrofobica e l'atmosfera assume toni quasi tarantiniani, tra spiazzanti scatti di ultra-violenza sempre in rima baciata con esilaranti incursioni nel grottesco.
Il povero Nishi, ritrovatosi in un improbabile Paradiso dopo essersi beccato una pallottola in corpo da uno dei due yakuza, incontra nientemeno che Dio - incarnato da un bislacco essere dalla forma spaventosamente mutevole - che subito gli indica la porta che conduce all'estinzione; ma Nishi, invece di accettare il proprio destino e scomparire, in un moto di attaccamento alla vita si getta a capofitto nella direzione opposta, ritrovandosi nuovamente vivo e vegeto nel ristorante di Myon, poco prima che l'energumeno armato di pistola lo spedisse all'altro mondo.
Attraverso l'espediente del reset the world - che sei anni dopo sarà maggiormente sviluppato dall'autore nel capolavoro The Tatami Galaxy - inizia dunque a prendere forma il leitmotiv che caratterizzerà l'intera opera: la vita, le scelte, e soprattutto l'inarrestabile tenacia (mista a un pizzico di follia) insita nel desiderio e nella speranza che caratterizzano l'uomo da sempre. Nel momento in cui Nishi rimette piede sulla Terra, ha inizio una rocambolesca e delirante fuga che lo porterà, insieme a Myon e a sua sorella Yan, a essere inghiottito da un'enorme balena, all'interno della quale, con loro sommo stupore, i tre giovani incapperanno in un arzillo vecchietto ivi intrappolato da oltre trent'anni.

Facente dunque della carica eversiva il proprio cardine, Mind Game affianca alla creatività della sceneggiatura - del tutto svincolata dai canoni classici dell'appartenenza ai generi e spesso inframezzata da interludi onirici e volutamente nonsense - un comparto grafico visionario e creativo, che si distacca con coraggio da tutto quanto era stato fino ad allora prodotto, assumendo quasi i connotati di un divertissement psicanalitico.
Il character design grezzo e vagamente geometrico si sposa con una scenografia minimalista e psichedelica, composta da figure distorte e stilizzate, studiate per avvolgere i personaggi in un unicum compositivo che diviene parte integrante della narrazione; le inquadrature grandangolari e dinamiche, spesso portate all'estremo e tempestate da impressionanti movimenti di macchina, spremono il medium dell'animazione fino alla buccia, in un vorticoso gioco iper-cinetico che non lascia tempo di tirare il fiato. Yuasa sperimenta con il colore, con la comunicazione visiva, con il simbolismo e con i registri stilistici, pescando a piene mani tanto da Salvador Dalì quanto dalle derive postmoderne del nuovo millennio - prima tra tutte l'estetica superflat di Takashi Murakami; il suo genio creativo si palesa inoltre nella grande varietà di tecniche d'animazione utilizzate, che abbracciano disegno tradizionale, computer graphics, fotografia e materiale live action animato in rotoscoping.

In particolar modo colpiscono le (brevi) sequenze realizzate con materiale filmato, che si sovrappongono alle scene animate a mano in un bizzarro gioco diegetico di puro sperimentalismo visivo; queste sovrapposizioni, perfettamente integrate nel contesto, per la loro "unicità" arricchiscono le scene di una sottile atmosfera assurda e innaturale; esse sono inoltre state girate da Yuasa in persona, che ha impiegato come attori gli stessi interpreti dei personaggi.

«Al giorno d'oggi le persone sono piuttosto abituate a questo genere di cose, non ne sono più così sconvolte: è per questo motivo che ho deciso di inserire qualche parte in live action e alcune foto. La mia speranza è che queste scene arrivino allo spettatore quasi come "impreviste" e improvvisate. [...] Abbiamo assunto uno staff specializzato per il live action, e io stesso sono stato presente durante le riprese per dare le direttive; però all'epoca non sapevo nulla di riprese dal vivo, quindi per me è stato un vero e proprio processo di apprendimento. [...] All'inizio pensavamo di utilizzare dei doppiatori differenti, ma per vari motivi ho infine optato per lavorare con le stesse persone. La mia scelta dei doppiatori è stata infatti influenzata dalla consapevolezza che loro stessi sarebbero dovuti apparire nel film. Credo che i risultati si siano rivelati migliori rispetto all'utilizzo di due persone diverse per fare i volti e il resto del doppiaggio.» (Masaaki Yuasa)

Ma oltre all'intesa perfetta di stili differenti, Mind Game - come tutte le altre opere del regista - presenta anche un'eccezionale utilizzo del ruolo dell'ambientazione: il setting è sempre dinamico, assume una sua profondità e interagisce continuamente con i soggetti in primo piano; le prospettive spesso distorte e mutevoli mettono i teatranti a stretto contatto con la tridimensionalità del mondo in cui si muovono, favorendone un'esplorazione continua anche da parte dello spettatore. Emblematica a tal proposito è la scena dell'inseguimento in auto, in cui un Nishi particolarmente entusiasta fugge insieme alle due sorelle da un vero e proprio esercito di yakuza agguerriti: a un certo punto la "macchina da presa" compie una serie di rotazioni circolari di 360° all'interno dell'automobile del protagonista, mettendo in evidenza una cura fuori dal comune - oltre che nella background animation - nell'ambiente e nel contesto scenografico, che non funge da semplice "contorno" dell'azione, ma che ne diviene altresì parte integrante e attiva.
Questa commistione tra azione e contesto è ammirabile anche e soprattutto in una delle sequenze più ispirate della pellicola, ovvero la straordinaria scena d'amore: senza proferire una parola i due protagonisti si uniscono, si deformano e si fondono in un'esplosione di colori, stagliandosi su di un vivace sfondo che va a comporre un vero e proprio dipinto astrattista in movimento, ironicamente accompagnato da roboanti figure che richiamano simboli fallici - un treno in corsa - e altri (neanche troppo) velati riferimenti alla sessualità. Una scena da antologia, che attraverso la più semplice associazione di immagini e musica suggerisce un sussurrato e sensuale mix di vitalità, intimità e romanticismo.

Ma al di fuori della ricercatezza formale, il film pone un'interessante chiave di lettura sulla vita come risultato delle proprie scelte e della volontà individuale, incarnate dal protagonista Nishi soprattutto nella seconda parte dell'opera. L'incontro - da trip lisergico - con il bizzarro Dio è infatti il punto di rottura con il passato, che viene atrofizzato e superato: la consapevolezza acquisita dopo il ritorno sarà infatti il pretesto per un percorso liberatorio, una crescita interiore che solo nella pienezza dell'esistenza trova la sua raison d’etre.

«Il manga originale diceva: "Prova! Tentaci! Non lasciare che nulla ti fermi! Si può fare ciò che si vuole se si tenta!". Be', io personalmente non avevo una fiducia tale da spingermi così in là, e pertanto ho deciso di modificare un po' il messaggio. Possiamo dire che è ancora un "si può fare ciò che si vuole se si tenta", ma leggermente "smussato". [...] Anche se non si ottiene ciò che si vuole, la cosa importante è tentare. Il risultato non è importante. La cosa importante è godersi il percorso, il processo dei propri sforzi.» (Masaaki Yuasa)

Nell'iperbolica - e metaforica - corsa finale, questa ricerca sarà difatti vista come un folle e atavico precipitarsi verso la propria felicità; una spinta catartica che vede gli uomini - simbolicamente nudi e purificati - impegnati a correre affannosamente sulle proprie gambe verso l'oggetto delle loro pulsioni, stramazzando al suolo e risollevandosi, afferrando ogni appiglio e trascinandosi l'un l'altro, con una caparbietà tanto animalesca quanto commovente. La riflessione sulla vita sarà peraltro uno dei temi più cari a Yuasa anche negli anni a venire, tanto da essere trattato in maniera più o meno incisiva in tutti i suoi lavori, compreso lo spokon Ping Pong the Animation.
Una carrellata di immagini vorticose, stavolta contestualizzata e perfettamente comprensibile, completa tutti i tasselli della trama e chiude il cerchio.
Il talento iconoclasta di Masaaki Yuasa pone in tal modo la firma su un'opera destinata a rimanere una stella isolata nel firmamento dell'animazione giapponese, simile solo a sé stessa e forse massima espressione artistica di un certo tipo di cinema sperimentale di natura maggiormente "commerciale", che meritatamente consacra il suo autore tra i massimi esponenti dell'animazione giapponese "alternativa" negli anni a venire.


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Robocop XIII

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
YOUR LIFE IS THE RESULT OF YOUR OWN DECISIONS

Dopo aver visto Ping Pong The Animation, non ho potuto fare a meno di cercare e visionare quante più opere possibili di Masaaki Yuasa. Di questo regista scrissi: "Tutte le sue opere sono nel contempo personali ed eterogenee. Ad ogni sua opera sai che troverai la mano di Yuasa, ma sai anche che troverai qualcosa di completamente nuovo.". Questo film tuttavia è un discorso a parte. Con Mind Game, che contiene spunti seminali per opere future come The Tatami Galaxy e Happy Machine, Yuasa sembra aver voluto animare un suo manifesto stilistico.

La cosa che colpisce di più è certamente lo stile grafico. L'autore utilizza diversi stili grafici e tecniche, rendendo erroneamente quest'opera "troppo sperimentale" già per molti. Sarebbe errato dire il contrario, ma in molti confondono sperimentale con non-sense, mentre sono due cose molto differenti. Posso dire con certezza che Mind Game è più sperimentale per quanto riguarda la sceneggiatura piuttosto che per il comparto grafico. L'incipit del film è molto interessante. La telecamera, posandosi sullo schermo di un telefonino nei primi minuti di animazione, ci svela tramite un messaggio scritto in inglese il leitmotiv dell'opera. Si parla di vita, ma si parla soprattutto di scelte, senza sconfinare nella filosofia del libero arbitrio. Il film fa pensare, anticipando di quasi cinque anni quel fantastico film chiamato Mr. Nobody. Poi la svolta, due personaggi trasformano l'atmosfera in tarantiniana. Ancora dopo, una lunga sequenza action. Dopo, ancora scene oniriche. E così via, sembra quasi che Yuasa abbia voluto comprendere in questo manifesto stilistico tutti i generi esistenti, per dimostrare la sua poliedricità. Ma il risultato è solamente un calderone, che rovina lo spunto iniziale sfociando poi nella noia della seconda metà del film. Ci sono spunti interessanti - la morte, la vita, le scelte, il riscatto, il sovrannaturale -, ma sono troppi e gestiti male.

Yuasa ha questo problema. Ha i mezzi e le capacità per creare opere memorabili, ma perde spesso il punto della situazione. E lo fa quasi spesso volontariamente (a voi decidere se ciò sia un aggravante o meno). Mind Game, quando applica la sua atmosfera romantica e pietosa all' "interpretazione a molti mondi", risulta interessante, ma soprattutto fa riflettere e commuovere. Purtroppo, a partire dalla parte action, si perde, deludendo le aspettative. Non è riempendo la testa dello spettatore di input visivi che lo si tiene occupato, bisogna anche creare una struttura coerente che renda l'opera memorabile nel tempo, se no ci si ritrova con innumerevoli scene dal forte impatto visivo e registico ma fini a loro stesse.


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__Nergal__

Episodi visti: 1/1 --- Voto 6
Sperimentare, sperimentare e ancora sperimentare: questo è il motto di "Mind Game", un film che fa dell'innovazione il suo essere.
Come in tutte le cose, il troppo storpia e anche qua, come in FLCL, la troppa sperimentazione, molte volte puramente nonsense e fine a se stessa, non m'è piaciuta molto.
Non c'è niente che non sia sperimentazione, i disegni sono realizzati con colori piuttosto strani che rendono i personaggi piatti, ben lontani dalla ricerca delle tre dimensioni.
Interessante è l'idea d'inserire nei primi piani facce reali al posto di quelle disegnate per rendere il tutto ancora più idiota e senza senso.

Le animazioni sono ben realizzate grazie a una buona regia che mostra inquadrature spesso improbabili da prospettive che più strane di così non si potrebbe; nelle scene in movimento la regia fa un ottimo lavoro creando un senso di dinamicità pazzesco con i corpi dei ragazzi che corrono presi in primo piano o da una vista laterale molto ravvicinata.
La trama è piuttosto scarna: una sorta di palco su cui inscenare la fiera delle carnevalate che coinvolge i quattro personaggi all'interno della balena, dove si svolgerà la maggior parte delle vicende.
Assisteremo così a improvvisi cambi di scena, passando velocemente da una normale chiacchierata a un balletto con i pesci, per poi finire con una sorta di danza tribale inscenata dalla sorella maggiore di Myun.

Tutta questa sperimentazione lascia il tempo che trova, è puramente fine a se stessa, una sorta di collage di tutto ciò che veniva in mente ai realizzatori di questo film.
L'unica parte che mi è piaciuta veramente è quella della scena d'amore: un piccolo capolavoro, una sorta di Van Gogh in movimento che si distaccava dalle classiche scene amorose creando un dinamismo e un romanticismo perfetti.

Probabilmente non riesco ad apprezzare lavori come questo perché "non guardo a un palmo dal mio naso", ma sinceramente questo film è un semplice tavolo da lavoro, dove si abbozzano idee e si crea qualsiasi cosa venga in mente, non badando al risultato.
Come per FLCL anche in "Mind Game" non riesco a trovare un senso di fondo, un qualcosa che dia un significato a ciò che ho visto. La morale c'è, si parla di crescita interiore, di godersi la vita perché è una sola, ma il tutto si riduce a una fiera di colori che vengono sparati sullo schermo in sequenza.


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Pan Daemonium

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Il mio amore per lo sperimentale e per il non-sense non ha potuto tenermi lontano da questa chicca.
Mind Game è un film sostanzialmente caotico, ma che presente, nel suo caos, alcuni elementi che ci portano verso un sostanziale ordine. È, inoltre, sostanzialmente un cerchio: inizia con una serie di immagini tratte dall'intero film, che spiazza lo spettatore, che si trova di fronte ad una serie di fotogrammi di cui non capisce i nessi ed il senso, continua, poi, con la storia vera e propria, ripresa, inoltre, da diversi punti di vista, in base ai personaggi, e termina nuovamente con un insieme di fotogrammi delle varie parti del movie, solo che questa volta lo spettatore ne comprende l'entità, avendo capito a cosa si riferiscono e di cosa trattano.

La storia non è complessissima, ma si sposta costantemente dal sense al non-sense, fino a rasentare il fantasy, ma tutto sempre trattato con uno stile molto sperimentale, un po' grezzo, ma fatto apposta, un po' "sciolto" e velocizzato, per rendere il tutto il più sognante possibile. Ci sono temi molto importanti di fondo, cosa che si nota soprattutto nell'incontro del protagonista con Kami-sama, nella prima parte.
Il fatto che sia, quindi, tecnicamente avvincente per le sue sperimentazioni, ma anche apprezzabile per la storia, fa sì che MindGame debba essere necessariamente visto, qualora apprezziate anime che rasentano la psicosi.

Utente5795

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Utente5795

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Se avete amato <i>FLCL</i>, lo stravagante OAV della Gainax che faceva della sperimentazione più ostentata e del ritmo più sconnesso ed incalzante la sua bandiera, troverete pane per i vostri denti in <i>Mind Game</i>: assurdo, complesso e strabiliante come solo le opere sperimentali possono essere. Non c'era da aspettarsi altro, visto che dietro a questo progetto c'è il prestigioso Studio 4°C, una delle case di animazioni nipponiche più fresche e talentuose degli ultimi anni, le cui altre opere più note sono <i>Animatrix</i>, <i>Tekkonkinkrett</i> e <i>Memories</i>.

È proprio lo stile registico coniato dallo Studio il fulcro di tutto il film: la trama è spezzettata, sconnessa, piena di flashback e anticipazioni che disorientano lo spettatore (ma la coerenza non manca), entrambi resi in maniera a dir poco perfetta grazie al portentoso gioco di inquadrature dinamiche e mutevoli; i disegni e le animazioni possono sembrare a prima vista rudimentali, ma in realtà racchiudono in loro tutta la misteriosa potenza dell'avanguardia visiva e il tono schietto, ironico e senza compromessi del minimalismo più asciutto e geometrico. Dall'unione di questi due fattori nasce un gioco di immagini e azione a dir poco scatenato, con tantissime scene davvero memorabili. Ovviamente questo modus operandi così particolare può non piacere a chi chiedeva qualcosa di più sobrio e tradizionale, in più la presenza di momenti un po' forti rende il tutto abbastanza off-limits ai più giovani - ma vi assicuro che <i>Mind Game</i> vale la pena di essere visto, anche perché lascia trasparire temi sempre validi e attuali, su tutti la crescita, qui idealmente teorizzata come volontà di vivere, di fare le proprie esperienze fuori dal proprio guscio, ma senza perdere di vista le proprie responsabilità e il senso della misura: per trovare la felicità bisogna saper camminare sulle proprie gambe, ma senza correre, per evitare di storcersi inutilmente un piede nei sassi sul nostro sentiero (cioè le difficoltà della vita), e riuscire a vedere le persone che stanno avanzando al tuo fianco.

Un titolo stralunato, senza briglie, ma incredibilmente maturo e coinvolgente: questo è <i>Mind Game</i>, forse uno dei migliori lungometraggi di stampo sperimentale della storia degli anime, e un perentorio esempio di cosa abbia di buono da dire lo Studio 4°C. Consigliato a tutti, se poi l'onanismo mentale è il vostro forte, potreste adorarlo alla follia!


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DeborohWalker

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
Nishi è un ragazzo insicuro, con una completa sfiducia in sé stesso e innamorato da una vita di Miyo, un'amica d'infanzia che, piena di felicità, gli rivelerà che si sposerà a breve! Nishi si ritrova così in un bar assieme a Miyo e al futuro marito. E proprio durante quella cena un bandito si introduce nel locale, uccidendo Nishi. Fine del film.
No, scherzo. A questo punto Nishi incontra Dio al quale il ragazzo riesce a sfuggire, tornando nel suo corpo pochi secondi prima della morte e riuscendo a sventare la propria morte. A questo punto Nishi decide di vivere pienamente la sua vita, non lasciandosi sfuggire ogni singola occasione. Durante una fuga in macchina, assieme a Miyo e alla sorella della ragazza, Nishi precipita in mare dove viene inghiottito da una balena e dove si svolge tutta la seconda parte del film. Qui incontrano un bizzarro vecchietto che è intrappolato nella balena da decenni e con il quale i tre dovranno convivere, condividendo situazioni di ogni genere.

Il film è completamente spiazzante: il regista e gli animatori giocano con gli stili, con le idee e con il concetto stesso di animazione, in un'opera d'avanguardia che tenta di sperimentare in ogni modo possibile. Ci sono momenti in cui i disegni, anche se (volutamente) grezzi, mantengono una propria logica. Ci sono scene in cui i personaggi si deformano in modi assolutamente fuori dal normale. Ci sono scene in cui improvvisamente si modifica la tecnica adottata, per esempio le facce vengono animate come in "Waking Life" avvicinandosi e ispirandosi all'aspetto di reali volti umani. Da tutto ciò ne risulta un film assolutamente fuori di testa (in senso buono).
Il regista è lo stesso di Crayon Shin Chan, serie animata per bambini, ma comunque fuori dagli schemi, che qui si cimenta con qualcosa di apprezzabile (e molto) da un pubblico più adulto.

Alexander

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Alexander

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Ci ho messo un po' per decidermi a guardarlo, dato che devia di molto dallo stile classico dell'animazione giapponese, ma al di là del disegno non del tutto convincente, i contenuti di questo film sono geniali.
Difficilmente si trovano opere in grado di trasmettere con tale efficacia un messaggio, basti pensare alla scena in cui il protagonista finisce al cospetto di "Dio" o a quella finale in cui esce dalla bocca della balena...
alcune scene, sia all'inizio che a metà film possono far pensare a un film nonsense/demenziale, ma in realtà un senso ce l'ha eccome.
La grafica, lo ammetto, non sempre è piacevole, però guardatelo che vi farà bene!

MatteRove

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MatteRove

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
Non male ma non mi ha convinto fino in fondo. E' molto ma molto originale e particolare e riesce davvero a stupire per l'assurdità delle vicende che si succedono ad un ritmo incalzante e soprattutto per gli effetti grafici e visivi veramente psichedelici e visionari. In fondo si chiama Mind Game quindi ci si aspetta una cosa del genere. La storia non ha importanza fa solo da sfondo alle varie situazioni che si vengono a creare,che risultano in fondo decisamente slegate e giustamente.ovviamente non può assolutamente la solita storia d'amore tra la bella di turno e lo sfigato di turno e sinceramente non ne avremmo sentito la mancanza. L'effetto desiderato è centrato ,anche se non del tutto, ma l'assenza di una storia o per lo meno una storia cosi confusionaria non mi convince e non mi coinvolge. Comunque è decisamente innovativo e particolare. Da vedere!

Nausicaa979

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Nausicaa979

Episodi visti: 13/1 --- Voto 10
Mind game è unno dei lungometraggi di punta dello Studio 4°C, che negli ultimi anni, oltre a dare un notevole contributo a opere come Steam Boy (per il quale ha curato le animazioni), ha dato vita a diverse produzioni - come l'episodio della "Casa stregata" in Animatrix - tutte caratterizzate da uno stile visivo e narrativo sperimentale, innovativo, visionario e all'avanguardia. Questi aggettivi ben si adattano anche a Mind Game, che fin dalla prima prima scena cattura lo sguardo con il suo stile prepotentemente fuori dagli schemi (anche se in alcune parti assimilabile a quello di Windy Tale), che lungo il film diventa sempre di più esercizio di stile fino al vorticoso finale, una vera e propria esplosione visiva, degna della sequenza psichedelica di "2001 Odissea nello spazio". Il notevole comparto grafico è inoltre sorretto da una storia che pur non lesinando, all'inizio, scene la cui violenza ricorda il miglior Takeshi Kitano, si rivela in seguito e per la maggior parte del film quasi una favola, tra Pinocchio, Robinson Crusoe e Alice nel paese delle meraviglie, e il cui messaggio di fondo, nella sua semplicità "zen", può essre di notevole ispirazione per affrontare la vita con uno spirito rinnovato. Mind Game è un ottimo esempio di come si possa produrre opere "d'autore" senza che queste manchino di godibilità. Folle, colorato, divertente. Da vedere.

Question

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Question

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Molto bello.
Tecnicamente molto particolare ma estremamente apprezabile. Lo svolgimento è "vorticoso" e riesce a coinvolgere prepotentemente grazie a una trama fatta di riavvolgimenti temporali, viaggi mentali, e altre situazioni assurde che si susseguono a ritmo serrato.
Da vedere.

Ikoichi

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Ikoichi

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Questo è uno dei film graficamente più sorprendenti che abbia finora visto. Realizzato con uno stile semplicistico, che si allontana molto dall'animazione giapponese tradizionale, serba momenti particolari caratterizzati da scene surreali, originali tecniche di visualizzazione dei personaggi e inusuali scelte registiche. La trama non sarà il suo punto forte, ma questo film presenta un coinvolgente impatto visivo.

Trama: il film parte con scene per lo più incomprensibili ad uno spettatore che guardi Mind Game per la prima volta, quindi non preoccupatevi. La storia narra di un giovane alle prese con la sua fiamma delle superiori, che non lo corrisponde più. Dopo varie vicessitudini in cui i due ragazzi sono coinvolti, si troveranno nella pancia di uno strano essere, in cui conosceranno un anziano signore. Non vi dico altro per non rovinarvi la sorpresa, ma già da queste poche righe dovreste comprendere la stravaganza di questo film.

Per quanto riguarda la realizzazione grafica, in questo film confluiscono molte tecniche visive. Il risultato è quello di lasciare lo spettatore a bocca aperta, per l'originalità di molte soluzioni utilizzate. Ripeto, lo stile utilizzato durante la maggior parte del lungometraggio è semplice, con contorni dei personaggi spigolosi e non ben definiti. Le tecniche utilizzate sono le più varie, dall'utilizzo di fotografie di volti umani, a inserti di computer grafica (pochi), sempre nell'intento di stupire lo spetatore.

Consigliato a tutti! ^_-