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VENERDÌ 25 SETTEMBRE 2026

Chainsaw Man - Il Film: La storia di Reze



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esseci

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8,5
Attenzione: la recensione contiene spoiler


"L’esplosione pulp di un amore tragico".

Lasciati alle spalle i ritmi sincopati della serie del 2022, lo studio Mappa con il film "Chainsaw Man – The Movie: Reze Arc" sembra aver intuito che per trattare l'arco narrativo su "Bomb Girl" dovesse adottare un respiro diverso.
E il risultato mi è sembrato particolarmente riuscito sia dal punto di vista tecnico (Studio Mappa ha abituato bene il pubblico) sia, soprattutto, dal punto di vista della trama. Infatti, in tutte le sue molteplici e contraddittorie sfaccettature, questo lungometraggio è un'opera in grado di rendere in due ore l'eccesso di tutta la dolcezza e tutta la crudeltà di cui è capace Tatsuki Fujimoto, riversando sullo spettatore tutto il dolore intimo dei protagonisti e tutti gli eccessi spettacolari che caratterizzano l'opera cartacea.

Questo lungometraggio riesce a elevare all'ennesima potenza il più grande pregio e, al contempo, il più grande difetto dell'intera serie: l'eccesso. "Reze Arc" è un'opera elegantemente schizofrenica, divisa con l'accetta in due metà che sembrano appartenere a generi diametralmente opposti, ma che collidono creando un cortocircuito emotivo interessante. Si potrebbe sostenere che sia un film che si ispiri all'eccesso come dogma e alla schizofrenia narrativa.

La prima parte del film, sotto la superfice dell'apparente ingenuità del protagonista Denji, è una lente d'ingrandimento sulla sua vulnerabilità umana, un'immersione totale nello "slice of life" e nel "coming of age" sentimentale. Il rapporto che si instaura tra lui e la misteriosa Reze viene costruito con una delicatezza disarmante tenendo conto del contesto dell'opera e della serie. Il punto più alto della "poetica" di questo sotto arco è rappresentato in modo assoluto dalla scena della piscina in cui la trama abbandona i toni cupi, horror e splatter per regalare un momento "sospeso nel tempo", che mi ha richiamato alla memoria le atmosfere di "Beck - Mongolian Chop Squad". C'è una miscela perfetta di dolcezza e tensione erotica adolescenziale, in un frangente in cui lo spettatore quasi dimentica di star guardando un anime di tutt'altro genere, cullato dall'illusione che Denji possa finalmente aver trovato il suo angolo di paradiso e un amore diverso da quello di dipendenza da Makima.

All'improvviso arriva puntualmente il punto di rottura. L'illusione svanisce, la vera identità di Reze (il Demone Bomba) si rivela e il film subisce un'accelerazione brutale, trasformandosi in una giostra impazzita di distruzione e morte. La seconda metà del lungometraggio a me è sembrata "pure pulp": si assiste a una vera e propria inondazione di violenza, adrenalina, umorismo "politically scorrect", volgarità e una narrazione dissacrante, che culmina in una degna e sanguinosa conclusione. Anche a livello tecnico, le immagini degli scontri abbandonano ogni inibizione: si potrebbe azzardare che si ispirino ad una sorta di estetica della vendetta spicciola e del massacro coreografato alla "easy revenge", richiamando esplicitamente il cinema di Quentin Tarantino (mi riferisco in particolare a "Kill Bill"), dove il sangue sgorga a fiotti e i corpi smembrati diventano elementi di un macabro balletto pop.
Eppure, in mezzo a questo caos, potrebbe emergere anche una profonda riflessione sulla psiche del protagonista. Denji non è un eroe tragico, né un cavaliere senza macchia: è un "baka" guidato dagli istinti più bassi, spinto da un egoismo infantile che sembra iniziare a fare i conti con un'incipiente, anche se distorta e malata, consapevolezza emotiva. Guardandolo massacrare i suoi nemici (e farsi massacrare), tra risate folli e dolore represso, mi è sorto il dubbio che, per far compiere a questo film il salto qualitativo "definitivo" e e ambire a diventare un capolavoro, Denji avrebbe dovuto forse abbracciare la follia nichilista e diventare l'equivalente anime di Alex DeLarge di "Arancia Meccanica".

Purtroppo Fujimoto ci gioca continuamente, mettendolo davanti a scelte in cui la moralità e la filosofia scompaiono, lasciando spazio solo alla pura sopravvivenza e all'edonismo che tuttavia non sfocia nell'estetica della violenza di S. Kubrick. Non avendo letto il manga, resto curioso di scoprire se, nel prosieguo della storia, Denji sarà curato dalla sua "ultraviolenza" fine a se stessa o se ne diventerà il profeta assoluto.

Dal punto di vista realizzativo, il film è semplicemente superbo anche e oltre il già buon livello raggiunto dalla prima stagione. I combattimenti sono spettacolari, l'uso della CGI è fluida, ben integrata con i fondali in 2D in modo quasi impercettibile. Le musiche accompagnano perfettamente la "dicotomia" del film, passando da tracce acustiche malinconiche e dolci nella prima metà, a distorsioni elettroniche e chitarre pesanti durante il "pandemonio" della seconda parte.

A mio avviso l'epilogo conferisce al film quel tocco "amaro" con un finale malinconico e doloroso. Difficile non eccedere nello spoiler, posso solo scrivere che dopo il bagno di sangue, c'è un momento di apparente speranza che mi ha ricordato la chiusura del film "Léon" di Luc Besson del 1994. Come nel cult francese, Reze sembra ad un passo dalla salvezza che non si concretizzerà: i momenti antecedenti l'epilogo amaro sono puro lirismo animato. Una visione dell'ineluttabilità tragica della soglia invalicabile per personaggi il cui destino di morte è scolpito come un'epigrafe funeraria e per il quale non c'è speranza di cambiamento.

Non c'è spazio per la redenzione degli "emarginati". Il sistema è un tritacarne che schiaccia coloro che tentano di sfuggire al proprio ruolo di pedine: in pratica non vince nessuno: il libero arbitrio è sacrificato sull'altare del potere, silenzioso, manipolatore e ineluttabile.


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menelito

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8,5
Ed eccoci a questo nuovo arco fatto di nuove conoscenze, amore, gioia, risate, relax e assolutamente niente violenza con annesso sangue a fiumi, no no, nossignore.

..."Chainsaw Man" ritorna in pompa magna con un lungometraggio che per primissima cosa vi consiglio di vedere al cinema o quantomeno su una tv molto grande. Purtroppo, ho deciso di vederlo dalla comodità del pc di casa mia, ma sono strasicuro che le coreografie delle scene d'azione (e non sono poche) avrebbero avuto un effetto completamente diverso sul grande schermo.

In generale, la pellicola resta fedele allo spirito della prima stagione e continua a sottoporre lo sventurato Denji ad un bel po' di tortura psicologica e fisica, con qualche spolverata di felicità qua e là.
Parlando dei personaggi, mi è piaciuto molto che buona parte dei protagonisti ci abbia mostrato lati di sé ancora inesplorati (potrei stare mezz'ora a tessere le lodi sulla scrittura del carattere di Makima).
La chimica fra i nuovi e i vecchi personaggi è fantastica, ho apprezzato come i nuovi si sono integrati al vecchio cast creando un gruppo di matti veramente interessante. Inoltre, voglio sottolineare la capacità di questa serie di farti sviluppare in meno di 20 minuti non solo un interesse ma anche vero attaccamento per un personaggio mai visto prima, davvero ammirevole.
Denji e Power sono ovviamente i protagonisti indiscussi delle scene comiche, che in questa pellicola non mancano, ma il maggior impatto me l'hanno lasciato le scene più serie. Ad esempio, in una di queste, sono passato dal sogghignare all'avere gli occhi umidi nel giro di circa 20 secondi.
Trovo anche parecchio interessante che da certe scene di questo film traspaia tutto l'amore per il mondo del cinema da parte di Fujimoto; penso che comprendere meglio la personalità dell'autore aiuti decisamente ad apprezzare le sue opere.
Per quanto riguarda il ritmo della storia, se è vero che l'inizio è un po' più lento e incentrato sui dialoghi, ad un certo punto si mette la quarta e l'andamento diventa quasi forsennato praticamente fino al finale. Personalmente ho apprezzato di più la prima parte rispetto alla seconda visto che le scene "lente" spesso ci permettono di approfondire e scoprire nuovi lati molto interessanti dei protagonisti e qui non si fa eccezione. Ma anche se vi interessassero solo le botte da orbi e i fuochi d'artificio, non potrete rimanere delusi visto che in questo film ci sono alcune tra le migliori animazioni che io abbia mai visto.
Ecco, se posso fare una piccolissima critica a questa storia, sono proprio alcune scene di azione che a mio parere risultano confusionarie (ad una prima visione) per via degli intensi movimenti di camera e del numero di dettagli che viene inserito: ad un certo punto il mio povero cervellino stava andando in sovraccarico per la quantità titanica di informazioni che stava ricevendo. Per fortuna, hanno "calcato la mano" solo in un paio di scene, il resto delle animazioni è stato splendido. E, ribadisco, una visione al cinema potrebbe decisamente cambiare la mia prospettiva su questo aspetto, quindi prendete questa opinione con le pinze.
Altra cosa: personalmente, ci ho messo un attimo ad abituarmi al nuovo design dei personaggi. Al momento non riesco a definirlo bene ma trovo che rispetto alla prima stagione sia cambiato qualcosa nelle fattezze dei volti, probabilmente il tratto che definisce gli occhi. Non ho ancora deciso se preferisco questo o la versione della prima stagione.
Sul comparto sonoro: ottima la direzione artistica delle musiche. A parte l'OST che di per sé è ottima come nella prima stagione, più che altro mi è piaciuto molto l'uso che ne è stato fatto per innalzare l'impatto emotivo nelle scene toccanti e il "fattore shock" nelle scene più violente, ottimo tempismo nell'usare la traccia giusta al momento giusto. La prima stagione rimane per me impareggiabile grazie alle bellissime outro personalizzate per ogni episodio, ma anche qua non si scherza affatto come qualità. Nota d'onore per la creatività nell'aver inserito nel corso del film una canzone in lingua non giapponese, né inglese. A memoria, fra le circa 400 serie anime che ho visto, ne ricordo solo un paio che abbiano fatto qualcosa di simile. Rispetto per la creatività (e per il doppiaggio, chiaramente ce l'hanno messa tutta a fare una trasposizione fedele all'opera originale).

Complessivamente, bellissimo film, assolutamente degno rappresentante di questo franchise che studio Mappa sta scolpendo nella storia dell'animazione giapponese.

P.S.: Odio Makima. E la amo. E la odio. Ma la amo.
P.P.S.: Ho MOLTO apprezzato il fanservice di Makima in bikini, grazie Fujimoto.