Pass the Monster Meat, Milady!
Il genere che unisce i mondi fantastici alla cucina – specialmente se bizzarra o mostruosa – ha sempre un grande potenziale, soprattutto quando decide di approfondire la psicologia dei suoi protagonisti. Le premesse di Pass the Monster Meat, Milady! erano tutt'altro che disprezzabili: quel tocco di contrasto nel personaggio principale e il suo dramma intimo legato al giudizio altrui offrivano un ottimo gancio emotivo. C'era il potenziale per una storia di riscatto sociale condita da un pizzico di ironia e avventura. Purtroppo, l'illusione è durata ben poco, lasciando spazio a un cammino piatto e privo di mordente.
La trappola della monotonia e il tempo dilatato
Il peccato originale di questa serie risiede nella sua gestione del ritmo e dei contenuti. In un arco di 12 episodi si può fare tantissimo: si può racchiudere una splendida avventura epica, oppure si può confezionare un racconto semplice, piccolo ma caloroso e memorabile. Qui, invece, regna una cronica monotonia.
La narrazione si arena quasi subito, privando lo spettatore di quelle sfide e di quell'evoluzione che ci si aspetterebbe dopo i primi episodi. L'esempio più lampante di questa pigrizia di scrittura si avverte quando la trama decide di soffermarsi per ben due episodi interi sulla questione dei draghi: una sequenza che è sembrata infinita e decisamente esagerata per quanto aveva effettivamente da offrire a livello di trama. Quando una serie da venti minuti a puntata inizia a trasmettere un senso di noia e pesantezza così forte, significa che la gestione dei tempi narrativi è sfuggita di mano.
Mancanza di sostanza dietro la facciata
Ciò che rimane a fine visione è il rammarico per quello che poteva essere. Il dramma iniziale della protagonista sul peso delle aspettative e dei pregiudizi viene presto accantonato o banalizzato, privando la serie del suo unico vero elemento di profondità. Senza l'evoluzione dei personaggi e senza una reale progressione degli eventi, gli episodi si susseguono l'uno uguale all'altro, trasformando l'idea della "cucina mostruosa" in un semplice espediente ripetitivo e privo di una vera anima.
Pass the Monster Meat, Milady! parte con il piede giusto ma perde quasi subito la bussola, incastrandosi in 12 episodi monotoni e privi di una reale direzione. Nonostante un'idea di partenza che poteva regalare ottimi spunti psicologici e d'avventura, la serie si trascina in dinamiche ripetitive che fanno sembrare lunghissimi anche i passaggi più banali. In sintesi: un'opera decisamente niente di che, consigliata solo come sottofondo distratto e senza pretese.
La trappola della monotonia e il tempo dilatato
Il peccato originale di questa serie risiede nella sua gestione del ritmo e dei contenuti. In un arco di 12 episodi si può fare tantissimo: si può racchiudere una splendida avventura epica, oppure si può confezionare un racconto semplice, piccolo ma caloroso e memorabile. Qui, invece, regna una cronica monotonia.
La narrazione si arena quasi subito, privando lo spettatore di quelle sfide e di quell'evoluzione che ci si aspetterebbe dopo i primi episodi. L'esempio più lampante di questa pigrizia di scrittura si avverte quando la trama decide di soffermarsi per ben due episodi interi sulla questione dei draghi: una sequenza che è sembrata infinita e decisamente esagerata per quanto aveva effettivamente da offrire a livello di trama. Quando una serie da venti minuti a puntata inizia a trasmettere un senso di noia e pesantezza così forte, significa che la gestione dei tempi narrativi è sfuggita di mano.
Mancanza di sostanza dietro la facciata
Ciò che rimane a fine visione è il rammarico per quello che poteva essere. Il dramma iniziale della protagonista sul peso delle aspettative e dei pregiudizi viene presto accantonato o banalizzato, privando la serie del suo unico vero elemento di profondità. Senza l'evoluzione dei personaggi e senza una reale progressione degli eventi, gli episodi si susseguono l'uno uguale all'altro, trasformando l'idea della "cucina mostruosa" in un semplice espediente ripetitivo e privo di una vera anima.
Pass the Monster Meat, Milady! parte con il piede giusto ma perde quasi subito la bussola, incastrandosi in 12 episodi monotoni e privi di una reale direzione. Nonostante un'idea di partenza che poteva regalare ottimi spunti psicologici e d'avventura, la serie si trascina in dinamiche ripetitive che fanno sembrare lunghissimi anche i passaggi più banali. In sintesi: un'opera decisamente niente di che, consigliata solo come sottofondo distratto e senza pretese.
Molto carino e divertente. Ho adorato l’entusiasmo e la complicità tra i due protagonisti quando si tratta di dover mangiare bestie magiche. Melphy è un personaggio tosto e adorabile, la adoro; il principe invece si diverte a stuzzicarla, ed è una cosa davvero carina.
La trama non è nulla di eccezionale, ma l’ho trovata comunque abbastanza originale e interessante da seguire. Ha una bella evoluzione ed è anche molto rilassante.
I disegni e le animazioni sono buoni, il doppiaggio giapponese è ottimo e le musiche funzionano bene. Simpatica anche l’opening.
Il finale è carino e, a dire il vero, l'ho trovato una buona chiusura di stagione, anche se ammetto che mi piacerebbe vedere un seguito.
La trama non è nulla di eccezionale, ma l’ho trovata comunque abbastanza originale e interessante da seguire. Ha una bella evoluzione ed è anche molto rilassante.
I disegni e le animazioni sono buoni, il doppiaggio giapponese è ottimo e le musiche funzionano bene. Simpatica anche l’opening.
Il finale è carino e, a dire il vero, l'ho trovato una buona chiusura di stagione, anche se ammetto che mi piacerebbe vedere un seguito.
Inizio da una doverosa premessa: il giudizio si basa considerando queste 12 puntate come una sorta di "prologo" ad una storia tutta da sviluppare.
Detto questo, l'anime presenta piacevoli animazioni in una ambientazione fantasy ben curata. In questo "prologo" ci si immerge piano piano nel mondo disegnato dagli autori, in modo progressivo ma piacevole.
I personaggi principali, come ovvio, sono Melphiera e Aristide. L'anime, un romance, gioca da subito a carte scoperte tant'è che nei primi due episodi in sostanza succede già molto di quanto ci aspettiamo.
I restanti episodi narrano del loro spostamento verso la nuova dimora, durante il quale i due personaggi prendono piano piano forma. Ciò che però tiene banco è sempre l'aspetto "culinario", della serie cucino questo, assaggio quello... e ogni nuovo luogo è l'occasione per provare qualcosa di caratteristico.
La storia, quella vera, la si intravede soltanto in questo "prologo" che racconta di una unione, un trasferimento e tante mangiate varie, ma poco altro.
Come da prassi, nel duo di protagonisti c'è sempre il socialmente impacciato e stavolta tocca a Melphiera, mentre lui, da iniziale burbero, si rileva passo passo il tenerone di turno.
Ad ogni modo, in questi primi episodi non ci sono contenuti tali da consigliarne la visione, per questo per me non raggiunge la sufficienza. Potrebbe, il condizionale è d'obbligo, essere un prequel a qualcosa con del potenziale: ecco, forse valeva la pena di fare uscire non 12 ma 24 episodi, cercando quindi di dare più "spinta" iniziale a questa opera. Così com'è si parla di buoni propositi ma contenuti così così.
Detto questo, l'anime presenta piacevoli animazioni in una ambientazione fantasy ben curata. In questo "prologo" ci si immerge piano piano nel mondo disegnato dagli autori, in modo progressivo ma piacevole.
I personaggi principali, come ovvio, sono Melphiera e Aristide. L'anime, un romance, gioca da subito a carte scoperte tant'è che nei primi due episodi in sostanza succede già molto di quanto ci aspettiamo.
I restanti episodi narrano del loro spostamento verso la nuova dimora, durante il quale i due personaggi prendono piano piano forma. Ciò che però tiene banco è sempre l'aspetto "culinario", della serie cucino questo, assaggio quello... e ogni nuovo luogo è l'occasione per provare qualcosa di caratteristico.
La storia, quella vera, la si intravede soltanto in questo "prologo" che racconta di una unione, un trasferimento e tante mangiate varie, ma poco altro.
Come da prassi, nel duo di protagonisti c'è sempre il socialmente impacciato e stavolta tocca a Melphiera, mentre lui, da iniziale burbero, si rileva passo passo il tenerone di turno.
Ad ogni modo, in questi primi episodi non ci sono contenuti tali da consigliarne la visione, per questo per me non raggiunge la sufficienza. Potrebbe, il condizionale è d'obbligo, essere un prequel a qualcosa con del potenziale: ecco, forse valeva la pena di fare uscire non 12 ma 24 episodi, cercando quindi di dare più "spinta" iniziale a questa opera. Così com'è si parla di buoni propositi ma contenuti così così.