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MERCOLEDÌ 9 SETTEMBRE 2026

The Ribbon Hero



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Episodi visti: 1/1 --- Voto 5
"Una Zaffiro sfolgorante ma snaturata e vuota"

La solita e nota piattaforma streaming mondiale ci riprova ispirandosi ad opere e capolavori del passato per riproporre al pubblico un nuovo adattamento de "La principessa Zaffiro", la celeberrima opera degli anni '60 di Osamu Tezuka (con relativa trasposizione animata). Un po' come per "Le rose di Versailles", le aspettative non potevano che essere piuttosto alte.

La trasposizione in forma di lungometraggio, intitolata "The Ribbon Hero", arriva con la firma alla regia di Yuuki Igarashi ("Keep Your Hands Off Eizouken!", "Star Wars: Visions"), con una sceneggiatura curata dallo stesso regista insieme a Junko Komura, e le animazioni prodotte da Outline e Twin Engine. Il risultato? Una festa per gli occhi che, purtroppo, dimentica di stimolare la mente.

Inizio dai pregi, che risiedono tutti in un comparto tecnico di grande livello: dal punto di vista estetico, il film è innegabilmente splendido. Twin Engine (già noto per Mononoke) si conferma uno studio capace di contraddistinguersi per la fluidità delle animazioni, il character design curato (con il contributo di Kei Mochizuki) e il dinamismo degli scontri con le creature mostruose Nergal, attenuando (ma non eliminando) il solito contrasto tra CG e fondali. Le sequenze di combattimento sono dinamiche e la regia di Igarashi offre intuizioni visive brillanti, sfoggiando un'animazione tradizionale che riesce a valorizzare l'azione.

Tuttavia, e ahimè, quest'opera dal punto di vista della sceneggiatura è il classico caso di "Sotto il vestito: niente".
L'anima dell'opera arranca: rispetto all'iconico manga e relativo anime di Tezuka, "The Ribbon Hero" azzera quasi del tutto la sovversiva riflessione sull'androginia, sull'identità di genere e sugli intrighi di corte che resero Zaffiro un personaggio quasi rivoluzionario. Un'operazione simile a quella compiuta con "Le rose di Versailles" in cui Lady Oscar diventa una protagonista di uno shoujio di livello mediocre.
La sceneggiatura ha virato verso un derivativo mix di generi, principalmente quello del majokko, con un'estetica fantasy moderna e con qualche sfumatura "oscura": Zaffiro non è più il cavaliere alla Lady Oscar, ma si riduce all'ennesima eroina che trova il suo riscatto solo grazie al classico espediente della trasformazione magica e quasi inconsapevole grazie al fiocco diventato magico (l'invincibile "Ribbon Hero") con qualche sfumatura introspettiva come l'elaborazione del lutto, la resilienza e la disperata volontà di combattere il male e l'ingiustizia per impedire che altre persone subiscano la sua stessa perdita.

Questa scelta narrativa alleggerisce il valore della narrazione, facendo emergere un'ingenuità di fondo quasi disarmante. La storia risulta fin troppo buonista e puerile, semplificando tematiche potenzialmente interessanti – la morte e l'aldilà, la condizione di fuggitiva della protagonista in una terra straniera, l'ortodossia religiosa di una sorta di teocrazia pronta al sacrificio umano per compiacere i mostri che distruggono l'umanità – in una classica e banale storia di lotta tra bene e male e relativa redenzione.

A ciò si aggiunge un altro difetto: il ritmo. La trama procede fastidiosamente a strappi. In poco meno di due ore, si tenta di comprimere molti aspetti quali fughe, guerre, scoperte magiche, vecchi alleati e nuovi personaggi secondari, generando una frenesia narrativa che toglie tridimensionalità ai personaggi rendendoli quasi impalpabili.
Non c'è chara development, rendendo molto difficile la comprensione e l'empatia con i vari personaggi.
Di sicuro, gli autori di "The Ribbon Hero" hanno voluto attribuire un taglio "originale" alla storia di Tezuka ma il risultato è molto simile a quello ottenuto con "Le rose di Versailles": mero intrattenimento visivo e poco altro, senza lo spessore e l'anima dell'opera di Tezuka ma anche senza riuscire ad approfondire i temi che accenna come la morte, l'aldilà, la perdita delle persone care.
Una storia di fantasia e speranza fondamentalmente nuova, ma superficiale, pretenziosa e senza mordente.