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Tacchan

Episodi visti: 24/24 --- Voto 5
Inizio a mal sopportare gli anime in cui la presenza di personaggi femminili carini, ammiccanti o pucchosi è predominante, ancor più quelli in cui la loro caratterizzazione è altamente legata ai clichè del mondo del fandom. Nonostante la serie mi sia stata consigliata da amici, che me ne hanno parlato bene, mi bastava un giro su AnimeClick per capire che GATE è un titolo dal quale sarei dovuto stare lontano. Perlomeno avrei potuto dare maggior peso alla sigla iniziale, che urlava in ogni sequenza “non guardarmi, non sono per te”. Invece no, stoicamente l’ho iniziato e dopo un paio di episodi ne ero anche entusiasta: bella idea, molte potenzialità, ambientazione interessante, intrigante l’attenzione messa sulla politica di entrambi i mondi. Ma poi, ad un cero punto, sono arrivate l’elfa, la gothic lolita e la maghetta, solo l’avanguardia di quello che mi sarebbe aspettato dopo.

Il protagonista di GATE è un otaku che ha deciso di arruolarsi nelle Forze di Autodifesa giapponesi, in modo da potere avere finanze sufficienti per coltivare il proprio hobby. Durante una convention a cui teneva particolarmente succede un evento inaspettato: si apre un portale dal quale escono creature che attaccano i cittadini, facendo diverse vittime. Nonostante i draghi, gli orchi e i troll è presto chiaro come le armi giapponesi abbiano un impatto non sostenibile da una civiltà che, magia a parte, ha una tecnologia arretrata. Gli invasori sono in breve sterminati e il Giappone si trova ora con un portale aperto verso un nuovo mondo. Il nostro protagonista, distintosi per avere salvato diversi civili, viene scelto per partire in una missione di esplorazione. Dall’altra parte intanto non vedono di buon occhio gli invasori giapponesi, il Re manda un enorme esercito ad accoglierli, che fa la stessa identica fine di quello spedito in Giappone. Calmatesi le acque, arriva il momento di mettere fine ai massacri e viene scelta una delegazione delle Forze di Autodifesa, comandata dal nostro protagonista.

GATE parte da una buona idea e da un ottimo incipit: l’invasione è stata gestita in modo intelligente, sia da una parte che dall’altra. Mi è piaciuto che si sia accennato agli altri stati mondiali, tutti pronti a capire cosa stesse accadendo e bramosi di mettere le mani su nuove risorse preziose. Interessante anche come il re del nuovo mondo abbia sfruttato quanto avvenuto per liberarsi di alcuni possibili contestatori interni, rafforzando il suo potere. I problemi arrivano dopo 3 o 4 episodi, quando i primi personaggi femminili si aggregano al gruppo ed è evidente da subito come l’attenzione della trama si sposti su di loro, tralasciando l’interessante mondo che ci era appena stato introdotto. L’ambientazione perde lentamente di mordente, al gruppetto si aggrega una loli e una principessa guerriera con il suo esercito al femminile. Quest’ultima sembra poter essere la persona adatta a porre fine all’inutile conflitto, se non fosse che il viaggio di delegazione in Giappone diventa un pretesto per cazzeggiare, fare shopping e una gita alle terme. Immaginatevi in pratica un gruppetto composto dal nostro protagonista, una gothic lolita, una maghetta, un’elfa e un altro paio di ragazze dagli abiti stravaganti in giro per Shibuya e Akihabara, tra negozi di abbigliamento, librerie e alle terme. Come se non bastasse, gli sceneggiatori si sono sentiti in dovere di introdurre, a completare il quadro di ragazze, una ex moglie, una fumettista mezza svampita. Il tutto sminuisce e rende ridicole le trame delle altre nazioni mondiali, che sfociano in combattimenti veramente al limite del ridicolo.

Da questo punto in poi la serie precipita in una voragine dalla quale non ha alcuna possibilità di uscire, nonostante qualche tentativo di abbozzare un minimo di trama: quello che faticosamente si prova a mettere insieme viene mandato in frantumi da situazioni che prediligono maggiormente il lato sociale dei personaggi, con atteggiamenti e comportamenti che di rado appaiono come naturali e privi di esigenze di sceneggiatura. Detta semplice: o i personaggi sono degli idioti o altrimenti alcune scelte e uscite non si spiegano. Ancor più non si capisce l’atteggiamento del Giappone e delle altre nazioni, che sembrano dispostissimi a sopportare il clima di cazzeggio e perdita di tempo che vige nella Regione Speciale, mentre poco prima erano disposti a promuovere sparatorie in pieno centro a Tokyo. Ancora nell’altro mondo il Re, o chi per lui, dopo aver perso decine di migliaia di uomini senza provocare una perdita, ancora tratta con il Giappone, alleato tra l’altro ad una semidivinità, come se avesse davvero potere di trattativa. In pratica, tutta la parte di ambientazione è farraginosa, confuso e non sostenibile. C’è ovviamente un antagonista, ma è talmente privo di carisma e poco sostenibile che non riesce a suscitare reale interesse per le vicende narrate. Vengono anche presentati dei complotti, ma la differenza tra le forze in gioco è così netta che l’unica vera minaccia di tutta la serie si è dimostrata un drago di fuoco.

Il vero motore degli eventi sembra essere il voler compiacere questa o quella ragazza, oppure il voler creare situazioni in cui si può mostrare quanto sono fighe le Forze di Autodifesa giapponesi. Questo è l’altro elemento che mi ha infastidito: le Forze di Autodifesa hanno una tecnologia e un addestramento chiaramente su altri livello rispetto ai locali, quando devono combattere si tratta di massacrare un nemico palesemente inferiore. Quando devono confrontarsi con situazioni più tranquille viene messa grande enfasi su quanto tengano ai cittadini giapponesi e sul loro impegno nel dare soccorso a chi ne ha bisogno. Si ha l’impressione di trovarsi davanti ad uno spot delle forze di autodifesa, con discorsi che fanno leva sul patriottismo e sulla nobiltà del militari. Nel complesso si compone un quadro di eccessivo buonismo, intervallato da momenti in cui allegramente si massacrano migliaia di inermi soldati nemici senza battere ciglio.

Dal quarto episodio in poi ho trovato difficoltà a trovare momenti in grado di convincermi e, pure il finale, chiude le vicende in modo troppo frettoloso, offrendo una ridicolo “boss finale” e lasciando alcune questioni aperte per un possibile seguito. C’è tuttavia una scena che mi ha colpito e che è emblematica, ovvero quella in cui vengono mostrate le coppie che si sono formate tra le ragazze locali e gli ufficiali dell’esercito. Ovviamente non è incluso in queste il nostro protagonista, che ha già una gothic lolita che se lo vuole fare, una maghetta che lo considera già suo marito, una elfa che lo considera come figura paterna e sulla terra una ex moglie che ha costantemente bisogno di lui.

GATE è un titolo trascurabile, fa parte di quella categoria di serie tratte da light novel neo fantasy, tanto di moda, ma non riesce ad offrire un intreccio capace di attrarre l’interesse di coloro che non si lasciano traviare da qualche ammiccamento sentimentale e dalle belle ragazze offerte. Offre elementi harem, categoria che però non si azzarda a calcare fino in fondo, cercando di camuffarla con altro, nascondendosi dietro a temi come la guerra e l’esercito. Eppure, se togliamo ad una serie una sceneggiatura scritta in modo adeguato e dei personaggi con una caratterizzazione psicologica interessante, che rimane? Un comparto grafico e sonoro di buon livello? Per quel che mi riguarda non è abbastanza.


 2
PierB

Episodi visti: 24/24 --- Voto 7
Gli haters di SAO tremavano; No Game No Life li aveva tramortiti ed Hestia-sama stava dando loro il colpo di grazia, quando ad un certo punto una porta di innalzò di fronte a loro e videro al suo interno un nuovo anime che si temeva seguisse la scia di opere tipo MMORPG o simili, con maghi, umanoidi di vario genere e divinità PEGI 18, e parve così, fino a quando la sigla di apertura della prima puntata non giunse al termine, dopo, più nulla fu come prima...

No, ok, forse sto esagerando, ma se ci si aspetta un clone di SAO uscire fuori dalla trama di GATE, si prende un grosso granchio.
Chiariamo una cosa, io non odio opere come SAO o Danmachi, ma effettivamente temevo che GATE fosse un anime che voleva vivere della gloria di opere nate prima di lui e non aggiungere nulla di nuovo all'esperienza di anime-fan di nessuno di noi, e nonostante alcuni elementi, lo scheletro della storia direi, si rifacciano a quello che avevamo già visto, lo svolgimento delle vicende che prendono vita fra Alnus, l'Impero e Tokyo, aprono un nuovo bivio ad una strada già percorsa, sviluppandosi sempre meno verso direzione già battute e culminando un un plot narrativo che pur non rivoluzionando il panorama dell'animazione, non si può dire che a guardarlo stiamo sprecando il nostro tempo.
I personaggi sono il punto di partenza, ciò che ci sa più di "già visto": abbiamo la maghetta, la dea (che però in questo caso è cazzuta e intraprendente come pochi) e addirittura l'elfa bionda maga che fa impazzire i feticisti dell'oto-san, ma il mondo che si contrappone a questi ed a molti altri personaggi va a creare qualcosa di nuovo; anche in quest'anime ci sono le strizzatine d'occhio agli otaku, così da farli sbavare davanti allo schermo: oltre la già citata situazione in cui una giovane e avvenente elfa chiama il protagonista "papà" e si struscia su di lui, abbiamo anche la bimba di 12 anni che si innamora di un uomo fatto e finito, che SPOILER, alla fine della storia decide pure che se la sposerà per davvero e per i più "hardcore" ci sono anche le scene di quasi stupro e giovani donzelle che offrono il proprio corpo.
Ma nonostante questo, la mescolanza di tutti gli elementi fansevice, fantasy e (soprattutto per me) di geopolitica e di guerra, fanno di GATE un'opera completa, che inizia, arriva allo spannung e termina in modo appropriato al genere di anime a cui appartiene, senza ripiegare sul fatto che ci sono le donnine gatto o le prostitute uccello.
Consiglio di vedere GATE per far capire agli scettic che partire da un qualcosa di già visto e consolidato, non per forza vuol dire cadere nel completo e inutile cliché, perché se si aggiunge ogni volta qualcosa di nuovo, o comunque di diverso da quello che ci si era aspettato, si può ottenere un un risultato soddisfacente.


 3
Eversor

Episodi visti: 24/24 --- Voto 8
Premetto che non mi piace molto questa nuova moda di dividere le serie da ventiquattro episodi in due parti, in quanto, a mio avviso, interrompono lo scorrere della storia e non ci permettono di goderla appieno. Tuttavia, dopo questo piccolo sfogo personale, mi ritrovo costretto ad ammettere che "Gate: Jieitai Kanochi nite, Kaku Tatakaeri", anime del 2015, mi è piaciuto moltissimo come storia. Una trama particolare, che parte in maniera classica per svilupparsi invece in modo poco conforme alla regola.
Il genere è quello fantasy/avventura, ma, come vedremo meglio in seguito, si possono osservare due fronti: da un lato demoni, magia e via dicendo, dall'altro una guerra ben più moderna.

Perché, e lo affermo a gran voce, il bello di "Gate" risiede proprio in questo continuo confronto tra il mondo moderno, in particolare il Giappone, e quello fantasy, tipico delle più classiche serie anime. Un portale si apre all'improvviso nel bel mezzo di Tokyo e da esso fuoriescono draghi, orchi e altre strane creature che incominciano a massacrare la popolazione. Per fortuna le forze dell'ordine intervengono prontamente e riescono in qualche modo ad arginare l'invasione. Tuttavia, la situazione resta critica.
Ripresosi dallo shock iniziale, il governo risponde con le armi, inviando un contingente armato che riesce a spodestare senza troppe fatiche l'immenso esercito avversario che era venuto loro incontro. D'altra parte, si sa, se il tuo nemico possiede una spada, allora ti conviene avere una mitragliatrice pronta all'uso. Duemila anni di storia influiscono in maniera considerevole, e così il Giappone arriva a stabilire un piccolo accampamento in questo mondo completamente sconosciuto.
La storia vera e propria, però, ha come protagonista Youji Itami, un soldato che ha la passione per anime e manga. Durante l'attacco, era diretto proprio verso una "fiera del fumetto" (con nome all'italiana), ma l'invasione ne provocò la cancellazione. Ovviamente, sebbene il dispiacere, si lancia subito al salvataggio dei civili e sarà sempre lui che, nell'altro mondo, rappresenterà il soldato più intraprendente.

Partiamo nella nostra analisi con i vari personaggi, perché, come si aspetta da un anime di guerra, dovrebbero essercene molti, e così è. Tra l'esercito autoctono e quello giapponese, ci verranno presentate moltissime figure differenti, anche se, fin da subito, ci sarà chiaro quali avranno un ruolo effettivo all'interno della vicenda. Itami è senza dubbio il protagonista, ma, a differenza di molti altri anime, non sarà l'unico attore su questo grande palcoscenico. Un elemento molto positivo della serie è che la storia ci verrà presentata dal punto di vista di molti personaggi differenti, così da far acquistare all'intera vicenda una miriade di sfaccettature distinte.
Il gruppo principale, che vede al centro Itami, è composto per la maggior parte da fanciulle, e tra queste troviamo Tuka, un'elfa piuttosto affascinante, recentemente orfana del padre; Lelei, una piccola maghetta umana; e Rory, una sorta di divinità della morte, che con il suo abbigliamento da gothic lolita e quel suo fare sensuale, non può che essere la mia preferita. A questi, con il passare degli episodi, se ne aggiungeranno altri, che, in un modo o nell'altro, doneranno qualcosa di proprio e originale alla serie. In modo particolare ho apprezzato la figura di Pinya Ko Rada (nome piuttosto fraintendibile con il ben più famoso drink), principessa illegittima dell'impero e colei che più di tutti si batterà per la pace.
Al di là dei molteplici personaggi, è da osservare come ognuno di essi riesca ad assumere una forma propria, senza cadere nella monotonia. Forse ciò è lievemente riscontrabile per quanto riguarda i vari soldati e ufficiali giapponesi, ma sicuramente non per gli eroi dell'impero. Gestire tutte queste figure e, soprattutto, farle crescere nel corso della serie non era affatto semplice, ma, chi più e chi meno, tutti hanno saputo mutare, puntata dopo puntata.
Per quanto riguarda la storia, non succede poi molto, o meglio, non c'è un vero e proprio obiettivo. Di fatto, le vicende si sviluppano in maniera piuttosto realistica, e, come tale, farraginosa in alcuni punti. Itami e il suo gruppo costituiranno un po' la mina vagante, capace di scardinare gli equilibri e rendere il tutto un po' più emozionante, sia per le loro disavventure sia per la comicità della squinternata compagnia. Tra intrighi politici e raid aerei, il Giappone mostra tutta la sua superiorità militare ad un impero ormai allo sbando. Lo scopo non sarà infatti quello di sconfiggere un nemico in particolare, ma mostrare la graduale integrazione tra due culture differente, questione, volendo, piuttosto attuale.

La grafica è molto bella, con colori e tonalità sempre vivaci, che, in particolari situazioni, esplodono letteralmente in una miriade di tinte e sensazioni. Belli anche gli sfondi, che tendono a mantenere un "effetto disegno" alquanto marcato. I vari protagonisti hanno tratti piuttosto consoni al genere, ma di fatto l'intento era proprio quello di inquadrarli e classificarli come stereotipi di una particolare razza, che sia quella elfica, umana, divina e così via. Nonostante ciò, affascinano con i loro tratti semplici, ma spontanei, e con movimenti realistici e fluidi.
Le musiche rappresentano un ulteriore tocco di classe e, sebbene non spicchino in maniera preponderante, coinvolgono lo spettatore in tutti gli avvenimenti principali e non. Ben curato il doppiaggio e buona la regia, che ha saputo enfatizzare al massimo i punti forti di questa commedia.

"Gate" non sarà un capolavoro vero e proprio, ma allo stesso tempo non può essere considerato noioso o scadente. Sebbene la forte presenza di personaggi femminili, non cade nel genere harem, anzi, per certi versi Itami è l'unico che non troverà, almeno per ora, l'anima gemella (o forse non la vuole ancora trovare).
L'opera prosegue in maniera cadenzata, senza abbandonarsi a sfoghi caotici, e il finale rispecchia proprio questo andamento. La situazione viene parzialmente risolta e, in un certo senso, potrebbe anche sembrare una conclusione adeguata, ma c'è ancora molto da dire. Di fatto, "Gate" non possiede una vera e propria trama, non c'è un obiettivo da risolvere, se non quello di raggiungere nel migliore dei modi una pacifica coesistenza tra questi due mondi completamente estranei.
Tante storie che si intrecciano e tanti destini che paiono indirizzati verso una comune direzione…

Voto finale: 8… Meno!


 4
Eoin

Episodi visti: 24/24 --- Voto 5,5
"Gate: Jieitai Kanochi nite, Kaku Tatakaeri" ("Gate: Così combatte laggiù la JFSD) è un anime composto da ventiquattro episodi di durata canonica, trasposizione animata dell'omonima serie di light novel scritta da Takumi Yanai e illustrata da Daisuke Izuka. E' diviso in due stagioni, andate in onda a partire, rispettivamente, da marzo 2015 e gennaio 2016.

Trama:
Al mattino di un generico giorno estivo dell'anno 20XX, tutto il Giappone si cristallizza momentaneamente in seguito alla misteriosa apparizione di un enorme portale nel bel mezzo del quartiere di Ginza, a Tokyo. In breve tempo, questo Gate riversa nelle strade della città un'orda di creature sovrannaturali e cavalieri medievali, che presumibilmente fanno strage di civili inermi. La superiorità bellica giapponese, tuttavia, riesce a respingere gli invasori e, ora, il governo nipponico è pronto a portare la guerra nella terra al di là del portale. La vicenda si focalizza, in particolare, su una squadra di militari delle Forze di Autodifesa, guidata dal secondo luogotenente Itami, distintosi (?) nel salvataggio di un gran numero di vite durante l'attacco di Ginza, e costituita da un dubbio mix di otaku (Itami in prima linea) e supermodelle.

Lo spunto fondamentale che dà origine all'intera storia può essere considerato, a tutti gli effetti, come una sorta di desiderio infantile (ma ricco di potenzialità), incentrato sull'incontro/scontro anacronistico tra due civiltà storicamente agli antipodi: da un lato, il Giappone ultramoderno, con i suoi fucili d'assalto, gli elicotteri e i carri armati, ma anche i cellulari, i manga e le metropolitane; dall'altro, l'Impero (la cosiddetta Regione Speciale), un mondo fantasy tutt'altro che fantasioso. Infatti, i soldati giapponesi inviati ad esplorare le nuove terre hanno ben poco di cui stupirsi: oltre il Gate, tutto è riconducibile agli stilemi più classici dei giochi di ruolo ad ambientazione medievale. I soldati della JFSD non si scompongono davanti a popolazioni variegate e mostri incredibili, poiché ogni cosa è la copia esatta di tutto quello che è contenuto in un bagaglio culturale principalmente fumettistico e videoludico. In parole povere, tutti sanno già cosa li attende.
Se elfi alti, elfi oscuri, orchi e draghi, oltre ad essere quanto mai standardizzati, non riescono a colpire più di tanto i nuovi arrivati, ad emozionare questi ultimi sarà piuttosto la subitanea comparsa di graziose donne-gatto, conigliette e di un'altrettanto graziosa ma improbabile gothic lolita, atte più ad assecondare i più comuni feticismi nipponici, che a contribuire alla realizzazione di un mondo immaginario completo e affascinante.
Si nota abbastanza rapidamente anche la confusione e la superficialità con cui questo nuovo universo è stato costruito: l'ideazione di un idioma apposito sarebbe stato un lavoro immane e ingrato. Tuttavia, facendo esprimere tutti i personaggi in giapponese, si vengono spesso a creare errori (di distrazione?) sotto forma di scene in cui persone provenienti da mondi diversi dialogano tranquillamente, senza un interprete e senza che nessuno dei due interlocutori sia stato adeguatamente istruito.
Dal punto di vista socio-storico-culturale, la Regione Speciale soffre di una grave crisi di identità: laddove i sudditi e i soldati dell'Impero indossano per lo più vesti e armature pseudo-medievali, i nobili si ammantano in tuniche simili a quelle dei patrizi romani ed è possibile, inoltre, osservare alcune cameriere tipicamente vittoriane (cliché davvero ostico, oramai, da abbattere).

I personaggi, per quanto differenti, non sono riusciti a coinvolgermi più di tanto, a causa di caratterizzazioni banali e stereotipate ed interpretazioni generalmente piatte, ad eccezione dell'esuberante Rory Mercury, la precedentemente citata gothic lolita, dell'elfa oscura Yao Haa Dushi, capace di squarciare quel velo di ipocrisia che circonda molti dei protagonisti, e di pochissime figure più interessanti e riuscite (per lo più di secondo piano), perfettamente in grado di rubare la scena ai protagonisti, nonostante siano anch'esse affette da svariati luoghi comuni comportamentali. Inoltre, molte persone provenienti dalla Regione Speciale sono ulteriormente degradate da nomi a dir poco ridicoli e atteggiamenti che oserei definire insultanti per le categorie di appartenenza.
Youji Itami, colui che dovrebbe essere il protagonista assoluto della vicenda, è un otaku medio non più giovanissimo (obbligato e apprezzato cambio di passo rispetto ai soliti sbarbatelli), patologicamente privo di carisma ma interessato da un curioso fenomeno: per quanto venga definito dai più come pigro, incapace, sostanzialmente inutile e con una gerarchia sballata di priorità, è la prima persona a cui vengono affidati incarichi di vitale importanza e in cui viene riposta un'illimitata (e, apparentemente, ingiustificata) fiducia da parte dei suoi superiori e di tutti coloro che incontra man mano nella storia.
Il suo ruolo, in ogni caso, appare abbastanza chiaro essere anche quello di divenire una calamita per fanciulle, necessario per dar vita ad un harem di cui, francamente, nessuno sentiva il bisogno.
C'è da dire che, nonostante tutto, risulta comunque piuttosto professionale nello svolgimento dei propri compiti, dimostrando di essere capace di abbandonare la facciata faceta in situazioni di emergenza. Purtroppo, il fatto che sia costantemente indicato come una specie di eroe mi pare indubbiamente una forzatura.

Il comparto tecnico è certamente uno degli aspetti positivi dell'anime, sebbene non sia sufficientemente ben realizzato da poter ignorare eventuali scivoloni della sceneggiatura e nella costruzione dei personaggi. E' supportato da animazioni complessivamente valide e esaltate in fluidità in rare e spettacolari scene d'azione, ma che in svariate occasioni peccano di un'edulcorazione eccessiva della violenza, incomprensibile, specie se si considera di essere in presenza di un anime a tema bellico.
La regia riesce a farsi notare solo per l'abuso di split screen.
La colonna sonora non brilla particolarmente nei brani intermedi che, seppur calzanti nella maggior parte delle sequenze, a volte si rivelano soverchianti e fastidiosi. Oserei definire la prima opening e, soprattutto, le due ending fuori posto, rispetto a quello che dovrebbe essere l'argomento principale dell'anime, ma che si rivelano indicate per mostrare la debole componente harem e i toni più distensivi della narrazione. Il doppiaggio compie degnamente il proprio dovere, regalando voci generalmente appropriate ed espressive, nonostante alcuni personaggi raschino prepotentemente i timpani dello spettatore.
Graficamente, la serie propone ambientazioni con fondali tratteggiati morbidamente e dotate di un buon livello di dettaglio, nonostante tradiscano a volte una colpevole piattezza. Il character design è anch'esso curato e gradevole nelle sue numerose sfaccettature. I colori sono tendenzialmente piuttosto vividi, quasi brillanti in più occasioni. Sono da apprezzare, inoltre, gli sforzi fatti nel tentativo di mascherare la computer grafica il più possibile, per armonizzarla al meglio con l'animazione tradizionale, ottenendo tuttavia un non esaltante successo.
Anche i vari armamenti in uso presso le Forze di Autodifesa, così come i mezzi di locomozione e combattimento, sono sufficientemente particolareggiati.

In cos'è, precisamente, che fallisce "Gate"?
Tra i difetti principali, è possibile elencare, innanzitutto, l'eccessivo buonismo nel rappresentare tutti i membri delle Forze di Autodifesa: nobili, generosi, altruisti e caritatevoli, oltre che addestrati e pronti all'azione più di ogni altro corpo militare esistente al mondo. Allo stesso modo, è evidente il sentimento nazionalista di cui è pregna l'opera, in cui il Giappone è spesso confrontato, anche spudoratamente, con le altre grandi superpotenze, impersonate da governanti avidi e privi di scrupoli (Stati Uniti in primis), anche se, a conti fatti, queste desiderino solo quello che il paese del Sol Levante sta effettivamente attuando nella Regione Speciale. Non se la passano meglio nemmeno i grigi burocrati nipponici, più interessati a mantenere le proprie poltrone che a salvaguardare l'incolumità dei propri cittadini e dei propri alleati, e la stampa pacifista, intenzionata unicamente a screditare le gloriose Forze di Autodifesa in barba alla veridicità della notizia.
Questi elementi derivano direttamente sia dal passato dell'autore delle novel nella JSDF, sia dalla sua fede politica, orientata palesemente a destra, ma non sono per questo sorvolabili.
Non aiutano a migliorare l'anime le varie incoerenze logiche e la sua prevedibilità: le avventure che intraprendono Itami e la sua squadra sono spesso scontate e, sebbene intrattengano discretamente, nonostante sequenze da commedia e gag non sempre efficaci e che puntano chiaramente verso il "già visto" e grazie soprattutto a qualche ottima sequenza d'azione, sono ben lontane dal coinvolgere ed emozionare lo spettatore in maniera soddisfacente. Si cerca in ogni modo di intavolare una narrazione dai toni seriosi ed impegnati, continuando ripetutamente a sprecare succulente occasioni, glissando sull'epica tragicità degli scontri tra armate medievali e un esercito moderno e sulle miserabili condizioni di vita di una popolazione priva di diritti e scelte, approcciata, da un lato, da truppe adornate da infidi sorrisi e, dall'altro, vessata da un governo interessato solo al mantenimento del proprio potere assoluto.
Si preferisce, piuttosto, concentrarsi su lacrimoni e drammi personali da telenovela, dimenticandosi della visione d'insieme. Le scene che illustrano, inoltre, il confronto tra Impero e Giappone, tramite incontri diplomatici e scambi culturali e commerciali, sono spesso goffe e poco approfondite e rallentano il ritmo narrativo senza mantenere vivo l'interesse o sorprendere per la profondità della rappresentazione e l'intelligenza delle interazioni. Le varie sottotrame, inoltre, si palesano come affrettate e poco esaustive.
Le numerose citazioni a pellicole ed opere, soprattutto a sfondo militaristico, anziché impreziosire l'opera e suscitare un sorriso in quello spettatore consapevole di tali omaggi, risultano forzate, prolungate in maniera eccessiva e, di conseguenza, più irritanti che altro.
In conclusione, merita la sufficienza? Può darsi. Tralasciando il comparto tecnico passabile, ritengo che un prodotto possa definirsi riuscito se capace, anche in minima parte e/o involontariamente, di far riflettere chi lo guardi, spingendolo a porsi delle domande: cosa accadrebbe se, nel mondo reale, oggi, in un periodo in cui l'opinione pubblica è orientata verso ideali di libertà e sovranità nazionale, venisse scoperto un nuovo territorio, abitato da indigeni arretrati tecnologicamente? Le nazioni sviluppate se ne contenderebbero il controllo e le risorse, ignorando i diritti di chi era presente sul territorio ben prima di loro? Contaminerebbero la cultura degli autoctoni con la propria, sconvolgendone il normale ritmo evolutivo e imponendo il proprio modello di progresso? Sfrutterebbero le proprie mirabolanti tecnologie per circuire le menti degli abitanti della nuova terra?
La serie riesce a generare interessanti interrogativi socio-politici, originati, tuttavia, più dalla buona volontà dello spettatore, che non dall'impegno della serie stessa, a volte troppo indecisa se concentrarsi più su non sempre coinvolgenti scene di combattimento o su stravisti momenti da commediola, dimostrando spesso una evidente ingenuità nella gestione della componente politica e di svariate situazioni ad alta tensione emotiva. L'elemento, a mio parere, maggiormente penalizzante dell'anime, oltre ad una sceneggiatura a tratti schizofrenica, è il volere passare a tutti i costi per una serie adulta, senza avere tuttavia il coraggio di mostrare questa agognata maturità sullo schermo, privilegiando un approccio molto più semplicistico e commerciale alla storia.
"Gate: Jieitai Kanochi nite, Kaku Tatakaeri" vorrebbe disperatamente passare per una grandiosa epopea bellica, ma, non capace di rinunciare a sequenze di fanservice e a trovate poco originali, finisce per l'essere una comune serie otaku-oriented.


 5
traxer-kun

Episodi visti: 24/24 --- Voto 4
(Poco) fantasy e (molto) moe: ecco come è riassumibile Gate: Jieitai Kanochi nite, Kaku Tatakaeri, d'ora in poi semplicemente Gate, serie televisiva realizzata da A-1 Pictures e divisa in due split cour da dodici episodi l'uno, che nasce come adattamento dell'omonima light novel scritta da Takumi Ianai e illustrata da Kuroishi. Un canovaccio che oramai da alcuni anni è diventato prassi, per il quale molto (troppo) spesso le storie seguono strutture già ben definite e si scontrano con svariati ostacoli di adattamento - primo tra tutti l'assenza annunciata di un finale; ma vediamo ora il caso specifico, che - purtroppo - non è affatto positivo.

Protagonista della storia è Yōji Itami, giovane tenente delle Forze di Autodifesa giapponesi, che in un qualsiasi giorno d'estate si trova a dover far fronte a un fatto alquanto singolare: nel centro di Ginza a Tōkyō appare un misterioso portale, dal quale fuoriesce una schiera di cavalieri, orchi, draghi e innumerevoli altre creature che semina distruzione e morte, prima di essere respinta dalle forze militari. Una volta blindato il portale, i piani alti dell'esercito decidono di stanziare uno squadrone delle Forze giapponesi al suo interno, per soffocare sul nascere eventuali sortite future e in ultima istanza per cercare un contatto con le popolazioni che ci vivono: il tenente Itami, suo malgrado, si ritroverà a capo del piccolo plotone. Grazie alle conoscenze con alcuni abitanti effettuate al di là del portale arriverà così a esplorare e conoscere i misteri del "nuovo mondo".

Idealmente il soggetto - per quanto abusato dalla letteratura contemporary fantasy attuale - non è poi così malvagio, viste le possibilità pressoché infinite di sviluppo di una trama e di caratterizzazione del mondo; il problema è che Gate, di fantasy, ha poco o nulla. Per argomentare ciò, innanzitutto analizziamo il protagonista. Itami viene presentato come un ragazzo che ha da poco superato i trenta, un po' cinico ma di buon cuore, che afferma di fare il suo mestiere "solo per finanziare i passatempi", anche se in fondo in fondo lo apprezza: si direbbe quasi una figura "ispirata" (per non dire altro) a Yang Wenli di Legend of the Galactic Heroes, se non fosse che Itami è un otaku. Questo dettaglio, completamente inutile ai fini della vicenda ma su cui la stessa è impietosamente imperniata, ha come unico fine quello di permettere allo spettatore a sua volta otaku di simpatizzare per lui. Emerge dunque fin da subito il vero intento di Gate, il quale - come si potrà evincere dagli appena successivi sviluppi di trama - non è creare un prodotto fantasy ben definito, bensì semplicemente sfruttarne l'ambientazione per mettere insieme un improbabile coacervo di elementi moe di dubbio gusto, attraverso i quali circuire e lobotomizzare il target di pubblico cui è indirizzato. Le tre ragazze (in numero crescente) che accompagnano il protagonista e che ovviamente gli fanno il filo, non sono che meri simulacri da riempire di cliché ed elementi moe: il senso di protezione suscitato dalla maghetta taciturna e monoespressiva, i traumi strappalacrime dell'elfa dal doloroso passato e le nauseanti avances della semidea gothic lolita dalla vocetta insopportabile (sì, c'è una semidea goth loli) diventano il cardine dell'anime, che di fatto mette da parte tutto il resto per concentrare gran parte delle proprie risorse sul fanservice. Nei rari segmenti in cui la trama procede infatti sarà palese come gran parte dei personaggi siano assolutamente inutili ai fini dell'intreccio: l'anime, spingendo all'estremo l'enfasi sui tratti moe della storia e dei personaggi, diviene una caricatura grottesca (ma involontaria) di un universo fantasy del tutto privo di coerenza e approfondimento - in quanto semplicemente il suo scopo non è tale.

La sceneggiatura infatti è a dir poco risibile, talmente traballante e artificiosa da mettere seriamente in dubbio le capacità intellettive dell'autore: gli eventi si susseguono del tutto privi di ordine logico, i personaggi vengono introdotti e messi da parte a seconda delle esigenze, le forzature non si contano (come il fatto che i protagonisti imparino i vari idiomi delle popolazioni nel giro di qualche giorno) e il sottotesto politico a tratti fa rimpiangere i già patetici siparietti comici. Degna di nota anche l'agghiacciante fantasia con la quale sono stati inventati i nomi di alcuni personaggi - primo tra tutti quello della principessa "Piña Co Lada" -, talmente assurdi e terribili da strappare allo spettatore una liberatoria risata di pietà.

La sceneggiatura e i personaggi tuttavia non sono l'unico problema della serie: il comparto tecnico infatti non è da meno. Tralasciando forse solo una buona colonna sonora abbastanza funzionale alle scene in cui è inserita, le animazioni sono più volte altalenanti e insicure, la computer graphics è a tratti usata in modo alquanto eccessivo (come nelle scene con il drago), e soprattutto la regia è tra le più pietose e disastrate che abbia mai visto - ma seriamente, ci vuole impegno per mettere insieme un simile pastrocchio. Il regista - che da questo momento sarà evitato dal sottoscritto come la peste - assembla il materiale visivo con soluzioni a dir poco deliranti: non ha la benché minima conoscenza delle basi del montaggio, sprecando così diverse inquadrature e confondendo più volte l'ordine di campi lunghi e stretti - e viceversa - in un caotico groviglio di sequenze narrativamente incerte. Inoltre, evidentemente non conscio dell'esistenza del controcampo, preferisce frammentare l'immagine in tremendi (quanto inutili) split screen, a cui si aggiungono orripilanti tendine per le ellissi temporali (memorabile quella verticale del pallone da calcio nell'episodio 13), e innumerevoli altri raccordi "sperimentali" da far rabbrividire Edward Wood. Ciliegina sulla torta sono le trovate "postmoderniste", come l'"omaggio" ad Apocalypse Now di Coppola nell'episodio 6: una delle citazioni più inutili, contraddittorie e stupide che abbia mai visto in vita mia, dettata unicamente da un accumulo di dati ignorante e fine a se stesso.

Gate si dimostra quindi l'ennesimo prodotto-simulacro pensato unicamente per vendere tra determinate fette di pubblico, una fiera di banalità che si fa manifestazione del mercato odierno dei prodotti otaku, dove la narrazione si asservisce completamente agli elementi "di genere", capaci di attrarre immediatamente l'attenzione dei consumatori. L'esempio di come ormai le narrazioni siano passate inevitabilmente in secondo piano, a vantaggio di un nuovo criterio di apprezzamento che favorisce singoli elementi d'attrazione tristemente manieristici e consumistici.