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gian.villani

Episodi visti: 39/39 --- Voto 9
Premetto che recensisco questo anime dopo aver amato il fumetto; questo naturalmente potrebbe influire tanto negativamente quanto positivamente su questa recensione, per quanto possa cercare di mantenermi più oggettivo possibile.

Eviterò un copia e incolla della trama, che è visibile in qualsiasi sito, per passare direttamente al mio parere personale: come per qualsiasi film, sono pochi i casi in cui la trasposizione cinematografica rende più dell'opera originale, tuttavia in questa occasione sembra esserci andata molto vicino.
Inizio con l'indicare quella che probabilmente è la pecca principale dell'opera, e cioè il numero esiguo di puntate. Questo deriva probabilmente dalla volontà di ridurre il più possibile all'osso la storia principale, cercando di dare molta più linearità rispetto al manga, raggiungendo però un risultato che non è altro che una semplice sforbiciata dell'opera originale. Chi ha letto il manga infatti si renderà conto di come oggettivamente qualsiasi incontro della nostra coppia non è mai vano, essendo necessario alla crescita e all'amalgamarsi del rapporto fra l'uomo e il demone che lo accompagna.
Ho preferito premettere l'elemento negativo, perché a mio parere è l'unica semplice pecca di un'opera che però ha davvero tanto da dare.

"Ushio e Tora", nella versione animata, non stravolge lo svolgersi della storia, e seppur in modo più striminzito riesce benissimo a riportare in versione animata un rapporto particolare fra un ragazzino delle scuole medie e un demone bimillenario che ben poco avevano da condividere, almeno inizialmente.
Proprio come il manga la crescita dei due è costante, l'opera non varia fra saghe varie, ma l'obiettivo se non per alcune puntate iniziali è già da subito ben definito. Probabilmente il pregio più significativo è il rispettare i canoni del manga vecchio stile. E' vero, l'anime è riportato ai nostri giorni, mentre, anche se non lo esprime mai chiaramente, il manga rispecchia la società giapponese di fine anni '80/inizio '90, tuttavia il balzo temporale non influisce più di tanto.

Per quanto riguarda il disegno, è abbastanza lineare, non ci sono evidenti pecche o sbavature, anche se non rispecchia pienamente lo stile dell'autore, che è molto più gotico rispetto a un anime molto più leggero e spensierato.
Probabilmente quello che lascia più il segno in quest'anime, così come nel manga, è la storia. Vi posso assicurare che è praticamente impossibile non affezionarsi a praticamente tutti i personaggi (escluso uno, che però tengo per me) e notare come ognuno ha un bagaglio personale tale da permetterne una perfetta caratterizzazione; non esistono personaggi messi lì a caso, ognuno ha un background tale da poter essere apprezzato.

Ragazzi, per me "Ushio e Tora" è uno dei manga simbolo degli anni novanta, e non posso non ammettere che da molto oramai aspettavo una versione animata che fosse decente: beh, questa ha soddisfatto pienamente le mie aspettative!
Il voto che do è nove, ma per il semplice motivo che il manga vale dieci, e non mi andava di porli sullo stesso piano.


 1
EnneSensei

Episodi visti: 39/39 --- Voto 10
E' uno degli anime più sottovalutati della storia, così come il manga.
Partita in sordina, ma neanche troppo, la storia prenderà via via maggiore spessore, per costruire secondo me uno dei finali più belli mai visti. Ushio è un personaggio abbastanza stereotipato, però non stona, anzi lo si apprezza. Tora è la vera star dell'anime, un cattivo non cattivo, una spalla, un coprotagonista, se non il protagonista, per via della sua storia e del suo spessore. Dateci un'occhiata, non ve ne pentirete. L'ending è più bella della opening, le OST sono molto belle durante i combattimentI, ottime le animazioni e il doppiaggio eccelso.
Consiglio a tutti di vederlo almeno una volta nella vita, perché io è già la settima volta che mi rivedo le ultime puntate. Epocale ma ancora attuale!


 5
Kotaro

Episodi visti: 39/39 --- Voto 8,5
Ushio è un ragazzo come tanti, finché la sua vita non viene sconvolta da uno straordinario incontro.
Curiosando nello scantinato del tempio dove vive con suo padre, il ragazzo incontra Tora, un demone tenuto prigioniero da una lancia, e finisce, così, accidentalmente per liberarlo e finire da lui posseduto.
Il demone vorrebbe papparselo in un sol boccone, ma, fortunatamente, Ushio è protetto dalla magica arma, la mistica Lancia della Bestia, temuta da mostri e demoni poiché ha il potere di soggiogarli.
Inizia così, fra uno stranito Ushio e un reticente Tora, una bizzarra convivenza fatta di screzi continui ma anche di combattimenti mortali. Da quel momento, infatti, il povero ragazzo si troverà ad attrarre a sé frotte di creature sovrannaturali decise a distruggere l’odiata lancia e il suo portatore.
Una serie di incontri e di lotte quasi fortuite, ma che, forse, chissà, fanno parte di un disegno più grande e importante...

Un ragazzo buono e coraggioso, un demone tigrato possente e irascibile, una lancia dai poteri magici e un’avventura tutta da scoprire: nell’ormai lontano 1990 iniziava così “Ushio e Tora”, manga firmato da Kazuhiro Fujita per la casa editrice Shogakukan e pubblicato in trentatré volumi fino al 1996.
Una storia apparentemente molto semplice, poco commerciale rispetto ad altre che impazzavano nello stesso periodo, ma che, in qualche modo, è riuscita a lasciare un segno profondo in molti autori, manga e anime contemporanei o successivi. Sin dai primi anni ’90, infatti, non sono poche le opere che, dopo “Ushio e Tora”, hanno finito per raccontarci di sovrannaturale, youkai, burrascosi amori con amiche d’infanzia, adolescenti che scoprono demoni imprigionati nei templi o che combattono demoni e spettri: si pensi, per fare qualche nome, a “Yuu Yuu Hakusho”, “Tenchi Muyo”, “Inuyasha”, “Bleach”.
L’opera di Kazuhiro Fujita, forse a causa delle sue particolari atmosfere tendenti all’horror, non ha mai avuto un adattamento televisivo, dovendo accontentarsi solo di una misera serie di dieci OAV negli anni ’90 che raccontavano soltanto le parti iniziali della storia. Questo fino al 2015, in cui, per festeggiare il suo venticinquesimo anniversario, “Ushio e Tora” è stato rilanciato con numerose iniziative a tema: una ristampa del manga in formato Perfect Edition (di prossima uscita in Italia per Star Comics), l’uscita di alcuni artbook e, soprattutto, la produzione di una serie animata televisiva in trentanove episodi.

Uno dei motivi del successo di “Ushio e Tora” è sicuramente la bellezza dei personaggi e della storia, un intreccio che si sviluppa in maniera complessa e intricata andando via via sempre più in crescendo.
Si comincia con una serie di episodi autoconclusivi che presentano la vita familiare/quotidiana di Ushio e dei suoi amici e i primi incontri del ragazzo con demoni e mostri vari, ma ben presto ci si rende conto che questa storia apparentemente casuale è in realtà già scritta in un destino più grande, dove ogni incontro, ogni personaggio ha un ruolo ben preciso che poi ritorna in maniera più o meno importante man mano che la vicenda va avanti. L’autore è molto bravo a gestire i tempi della sua storia, alternando comicità ed emozioni, drammaticità e azione, horror e poesia, per creare una trama affascinante e completa, ricchissima di personaggi in continua evoluzione e tutti con qualcosa da dire, fino ad arrivare a una delle battaglie finali più coinvolgenti di sempre. Una vicenda corale e ricca di emozioni, molto vicina alla coralità di opere come “La grande avventura di Dai” o “Full Metal Alchemist”, che ha incantato tantissimi lettori nel corso degli anni.
Lettori che hanno accolto con gioia ed entusiasmo l’inaspettato ma gradito annuncio di una serie animata, sperando che l’intento di narrare tutta la storia potesse rendere giustizia al bellissimo manga di Kazuhiro Fujita.

“Ushio e Tora” colpisce immediatamente per il suo innegabile “vecchio stile”: niente ragazzine carucce dall’aspetto infantile o ragazzi coi capelli ‘ingellati’ che si sparano le pose; una computer grafica ridotta all’osso (giusto qualche inquadratura di nugoli di mostri o della Lancia della Bestia); un tipo di umorismo molto semplice e diretto con smorfie, deformazioni e bernoccoli che ci riporta a piacevoli atmosfere di tanti anni fa; un cast ricco di doppiatori adulti e rodati.
Peccato che la storia sia stata riportata ai giorni nostri, come dimostrato dagli immancabili smartphone inquadrati qua e là. Poco male, in fondo quella di “Ushio e Tora” è una storia priva di precise connotazioni temporali, e potrebbe anche essere ambientata oggi, ma in alcuni punti della storia il fatto che i personaggi abbiano un loro smartphone personale ha rotto un po’ l’incanto e la drammaticità della vicenda: che Asako chiami Ushio al cellulare dall’interno della pancia di un mostro per farsi salvare, invece di usare il simbolico walkie-talkie di fortuna che era un elemento molto importante dell’episodio originale, ha fatto perdere diversi punti all’adattamento.
Piccolezze come questa a parte, l’atmosfera è pressoché la stessa del manga originale, pur smorzata un po’ attenuando le scene più splatter o ammorbidendo i disegni. Inevitabile, dato che lo stile di disegno di Fujita è grezzo, sporco e inquietante, elemento che ha donato ai suoi fumetti uno stile unico e azzeccatissimo, ma che per forza di cose non poteva restare in un adattamento fatto di colori, immagini in movimento e disegni abbelliti.
Rimane, però, quella splendida alternanza di azione, comicità, intimismo, sovrannaturale, horror e momenti pregni di una carica emozionale fortissima che avevano fatto la fortuna dell’opera originale, così come la sua struttura di un viaggio fisico e interiore di un ragazzo che scopre di essere parte di un grande destino e che incontrerà lungo il cammino innumerevoli personaggi con cui instaurerà un profondo legame.

Pur essendo una storia ricca d’azione e di combattimenti, questi in realtà non sono poi così elaborati (si limitano a qualche colpo di lancia di Ushio o a qualche fiammata o fulmine di Tora) e il focus della storia è, invece, tutto sui personaggi, sui loro sentimenti, sulla crescita che inevitabilmente subiscono grazie all’incontro con quel sorridente ragazzo dal grande cuore e dal grande coraggio.
Il cammino di crescita interiore del protagonista è palpabile e piacevolissimo: inizialmente catapultato suo malgrado in un mondo fatto di demoni che vogliono mangiarselo e che è costretto a uccidere di volta in volta, comincia poi a comprendere pian piano che anche queste creature hanno dei sentimenti e che fra le due razze, nonostante i numerosi conflitti passati, si può ancora creare complicità e fratellanza.
Allo stesso tempo, è costretto ad abbracciare il suo destino, scoprendo verità celate nel passato della sua famiglia che non mancheranno di sconvolgere la sua vita, rendendo la trama e la caratterizzazione del suo personaggio decisamente più articolate e interessanti.
Tora riesce ad essere anche più affascinante di Ushio, affrontando un percorso di crescita più marcato: inizialmente demone crudele e sanguinario che vuole solo mangiare e uccidere tutti gli umani, finisce per affezionarsi a loro, accettare i loro sentimenti, combattere per proteggerli a rischio della propria vita. Forse perché il legame che unisce quel burbero demone tigrato, gli umani, la Lancia della Bestia e il terribile e ancestrale nemico della stessa è più profondo e affascinante di ciò che sembra inizialmente, chissà.
A Tora, ai suoi battibecchi con Ushio e ai suoi comicissimi approcci al mondo moderno degli umani, fra televisione e hamburger, corredati da buffi siparietti in superdeformed dove il possente demone tigre perde tutta la sua fierezza per diventare tenero e divertente, ci si affeziona con facilità, risultando un personaggio decisamente indovinato.

“Ushio e Tora” ha tantissimi personaggi, chi più chi meno tutti importanti, e nel corso del suo svolgimento finisce per trattare tantissimi temi: la lotta tra il bene e il male, il destino, i legami familiari, l’amore, l’amicizia, la vendetta, il razzismo, il perdono, la morte delle persone e l’accettazione del lutto, il rapporto tra l’uomo e il sovrannaturale, fra il sovrannaturale e la scienza...
E’ una grande storia fatta di tante piccole storie, che non mancano di essere toccanti o di regalarci scene molto intense ed emozionanti e personaggi che decisamente si fanno ricordare, lasciando tutti quanti qualcosa di sé a Ushio e allo spettatore che insieme a Ushio li ha incontrati.
La serie ha, però, un difetto piuttosto grave, che le impedisce di raggiungere lo stesso livello di bellezza del manga originale: il limitato numero di episodi. Solo trentanove, decisamente troppo pochi per adattare pedissequamente i trentatré (più uno) volumi del fumetto.
Il risultato è una serie che sì, a differenza dei precedenti OAV, arriva fino alla fine della storia, ma che finisce per tagliare almeno un terzo delle vicende del manga, specialmente quelle considerate poco importanti per la trama principale.
“Ushio e Tora” è, però, un manga dove tutto è importante, dove tutto prima o poi ritorna nel bellissimo finale, anche solo per una comparsata di una vignetta che però riesce ad emozionare, o dove anche episodi apparentemente inutili per la trama principale riescono ad essere divertenti, a distendere un po’ l’atmosfera tesa e orrorifica di molte avventure o a raccontare perle di lirismo ed emotività straordinarie.
Nell’adattamento animato ci si è persi personaggi interessanti (uno su tutti il monaco badass Nigira, uno dei personaggi più ‘fighi’ del manga), vicende commoventi (la donna dei ghiacci, il demone degli occhi), piccoli dettagli che aiutavano a caratterizzare meglio i personaggi e le loro storie personali (penso al non ricambiato amore di Kagari per Tora, alla passione per la palestra del padre di Asako, alla vicenda che porta Kirio a finire adottato dalla famiglia di Mayuko, al racconto della storia d’amore dei genitori di Ushio, al ruolo del giornalista televisivo nella battaglia finale, per fare qualche esempio).
Peccato che alcuni di questi tagli siano effettuati su vicende importantissime per la trama, che infatti poi inevitabilmente fanno la loro comparsa, senza però che la cosa sia stata spiegata nel dettaglio. Capiterà quindi, ogni tanto, che compaiano personaggi che lo spettatore non sa chi siano (i mostri rivali del decano tengu, ad esempio) o che qualche vicenda sia stata liquidata con troppa semplicità. Peccato.

Tanti tagli piccoli e grandi che minano la bellezza di una storia che, su carta, era veramente perfetta e che, invece, in animazione risulta “solo” bella. Naturalmente, chi non conosce il manga originale non avvertirà questa cosa come un problema, ma dovendo valutare l’adattamento non si può dire che sia stato perfetto al 100%, e ci si chiede come mai, dato che non si doveva correre dietro alla lavorazione del manga e che esempi di ripescaggi precedenti (“JoJo” su tutti) stanno facendo un ottimo lavoro nell’adattare alla perfezione il manga originale senza tagli di sorta.
Ancora una volta, la maledizione dell’animazione moderna, dove deve essere tutto breve e conciso, tutto di meno di cinquanta episodi, tutto con mille pause tra una stagione e l’altra, tutto privo di “filler” (anche quando, come in questo caso, i “filler” sono parte integrante della vicenda e assumono poi un loro ruolo importante) ha mietuto una vittima, e dispiace che un manga bello e praticamente perfetto come “Ushio e Tora”, che ha ancora tanti fan sia in Giappone che all’estero (non stupisce che Yamato Video, che già aveva pubblicato gli OAV, abbia subito opzionato i diritti per l’Italia, trasmettendo la serie in versione sottotitolata sul suo canale Yamato Animation e su Man-ga), non sia riuscito ad avere un adattamento animato che ne restituisse tutta la bellezza.

Tagli a parte, “Ushio e Tora” rimane ugualmente un bell’anime, aiutato anche da uno stile di disegno molto classico ma efficace, che ripulisce e abbellisce i disegni di Fujita mantenendone, sia pure con le dovute limitazioni, la forza e l’efficacia, e da un’alternanza di colori tra il cupo (per le scene d’azione/horror) e il vivace (nelle numerose gag di cui l’opera è costellata, specialmente nei primi episodi).
Una colonna sonora orchestrata di grande impatto aiuta a incrementare il lirismo di molte scene, mentre le varie sigle d’apertura e chiusura, tutte caratterizzate da un ritmo molto forte, fanno il loro lavoro, anche se dubito che verranno ricordate sulla lunga distanza.
Decisamente ottimo il doppiaggio, che mischia vecchi e nuovi talenti per creare un piacevole affresco. Splendida la prova di Rikiya Koyama, che ci regala un Tora perennemente scontroso e incavolato dalla voce roca, al punto da risultare adorabile, ma la parte del leone la fa sicuramente una irriconoscibile e fenomenale Megumi Hayashibara, che dà la voce al cattivo principale dell’opera. Questo personaggio, già nel manga originale, è uno dei più complessi, malvagi, inquietanti e affascinanti cattivi mai visti nel mondo dei fumetti nipponici, capace di far rabbrividire il lettore anche solo con un’inquadratura dei suoi occhi.
L’adattamento animato riesce a rendere la sua complessa malvagità alla perfezione, impreziosendone il maligno carisma con una splendida doppia voce maschile e femminile. Anche chi si approccia a “Ushio e Tora” soltanto in versione animata finirà ben presto per tremare di terrore ma restare al contempo affascinato alla presenza di questo personaggio, e questa cosa è bellissima. Sicuramente uno degli elementi più riusciti dell’adattamento, oltre al fatto che fa piacere, una volta tanto, veder dato spazio a qualche doppiatore veterano in un ruolo di primo piano, fra tanti giovani talenti, cosa ormai sempre più rara.

Nonostante i tanti tagli alla storia del manga originale, la versione animata di “Ushio e Tora” è ugualmente pregna di lirismo, orrore, poesia e tantissime emozioni. Arrivati agli ultimi episodi, anche se rispetto al manga manca qualche tassello e dettaglio, avremo vissuto una grande storia, ricchissima di personaggi e sfumature.
Un anime da consigliare a chi ama le storie d’azione con venature horror, ma anche agli amanti del folklore giapponese, che è uno degli elementi più caratterizzanti di tutta l'opera, sia pure rielaborato in versione orrorifica.
Di sicuro, con tutti i suoi difetti, probabilmente, questa serie ha avuto il merito di riportare sotto i riflettori un bravo autore di cui si parla sempre troppo poco (ora ci fate anche l’anime di “Karakuri Circus”, vero?). In quest’ottica, e in virtù delle belle emozioni che comunque la visione riesce a regalare, si possono perdonare a “Ushio e Tora” i suoi difetti nella trasposizione da manga ad anime, perché quel sorridente ragazzo con la lancia e quel burbero ma adorabile demone tigrato si finisce comunque per amarli, in un modo o nell’altro.


 2
AuronX

Episodi visti: 32/39 --- Voto 7
Mi sono avvicinato all'anime di "Ushio e Tora" grazie all'offerta della Yamato Video, che lo ha caricato gratuitamente sul suo canale YouTube. Premetto che non ho letto il manga, quindi la mia recensione sarà basata unicamente sull'anime. L'opera è stata divisa in due serie, rispettivamente da ventisei episodi la prima e da tredici episodi la seconda.

La storia racconta le vicende di Aotsuki Ushio, un giovane ragazzo che vive insieme a suo padre, un monaco, in un tempio buddista. Un giorno Ushio, cadendo in una botola, si ritrova in un sotterraneo segreto sotto la sua abitazione, e qui incontra uno yokai intrappolato da una strana lancia. Le vicende proseguono seguendo il viaggio di Ushio, accompagnato dal suo particolare compagno yokai Tora che ha deciso (volente o nolente) di seguirlo per aiutarlo nel suo arduo compito, quello di ritrovare sua madre.

La storia è molto classica, anche se per nulla ripetitiva o noiosa; essendo il manga degli anni '90, comunque è normale ritrovarsi davanti a situazioni che sanno di già visto, probabilmente perché molti anime successivi a "Ushio e Tora" si sono ispirati proprio a quest'ultimo. Ushio ha un carattere e dei comportamenti da bravo ragazzo che rimandano a molti altri protagonisti di anime simili, ma limitare il suo personaggio solo a questo sarebbe riduttivo, essendo comunque un ragazzo molto umano e con diverse sfaccettature (cosa per niente banale). Gli altri personaggi sono discretamente caratterizzati, in particolare il buffo e fortissimo Tora che, proseguendo nella serie, avrà una grande evoluzione nel carattere e nei comportamenti. Voglio anche citare uno dei personaggi più cattivi che abbia mai visto in un anime, Hakumen, veramente malvagio e inquietante per storia, design e azioni.

Le animazioni sono veramente belle, molto fluide, con disegni ben fatti e con colori accesi. Molto accattivante il design dei vari yokai: per un amante del folklore giapponese è veramente una festa per gli occhi, essendo presente un numero veramente elevato di mostri di più vario genere.
Nota di merito per le due opening, realizzate splendidamente e con belle musiche, anche se la seconda fa veramente troppi spoiler sulla trama e sul combattimento finale, quindi consiglio di vederla soltanto a serie conclusa.

La più grande pecca dell'anime è che gli siano stati dedicati così pochi episodi rispetto all'opera originale, che comprende trentatré volumi; infatti, informandomi sulla storia del manga, ho letto che sono state escluse molte parti, anche importanti, per questione di tempi. Ciò è un vero peccato per un anime che poteva dare molto di più.

In conclusione, consiglio la visione di "Ushio e Tora" perché è un anime molto godibile e con svariati colpi di scena, nonostante un filone narrativo molto classico e una narrazione troppo accelerata.


 3
Eversor

Episodi visti: 26/39 --- Voto 6,5
Il manga originale di "Ushio to Tora" risale a un lontano 1990 e, sebbene fosse già stata sviluppata una trasposizione animata di dieci puntate nel 1992, si è deciso di creare una nuova serie TV, questa volta di ben ventisei episodi, che riprendesse la storia dall'inizio. Sono passati ventitré anni da una serie all'altra e la differenza si sente, nonostante si sia cercato di non distaccarsi troppo dallo stile originale dell'opera.
Un anime di azione/avventura, in cui il sovrannaturale è all'ordine del giorno. Una storia vecchio stile che ci riporta indietro nel tempo, quando ancora non esistevano smartphone o altro...

Ushio è il figlio di un sacerdote buddista, tra i due vi è un bel rapporto, anche se continuano a bisticciare animatamente. Improvvisamente Shigure Aotsuki, il padre, deve partire per un viaggio di lavoro e Ushio, lasciato solo in casa, combina uno dei suoi soliti pasticci. Entra nel capanno degli attrezzi e apre una botola che, a quanto pare, doveva rimanere ben sigillata. Una scalina impolverata lo conduce dritto in una stanza segreta, in cui risiede un demone potentissimo, imprigionato lì da ben cinquecento anni e costretto all'immobilità da una lancia particolarmente forte. Tora, lo youkai in questione, chiede al ragazzo di liberarlo, ma i suoi intenti non sono proprio dei migliori, e così Ushio lo abbandona al suo triste destino. Almeno fino a che non si ritrova costretto a salvare due sue amiche, Asako e Mayuko, da un'orda di demoni, attirata al tempio dal miasma esalato dall'apertura della botola. Il giovane, disperato, chiede aiuto a Tora, che glielo concede in cambio della libertà. Un'alleanza momentanea che si protrarrà nel tempo con esiti inimmaginabili...

Iniziamo col dire che si sente moltissimo "l'antichità" di tale opera e, se da un lato è un bene che tale impronta non sia andata perduta, dall'altro mostra alcuni sviluppi tipici delle storie di allora. Il protagonista, Ushio, è il classico ragazzo sbadato e imbranato, dotato però di una forza fisica straordinaria e di un cuore altrettanto grande. Il suo amore spropositato per l'umanità (totalmente ingiustificato) alle volte fa storcere un po' il naso. Un buonismo eccessivo che si sviluppa in situazioni fin troppo cariche di drammaticità ed eccessivamente teatrali.
D'altro canto Tora è un demone all'apparenza malvagio, che fa di tutto per apparire tale, sebbene le sue intenzioni reali siano ben diverse. I due formano una coppia affiatata, che cresce con il passare delle puntate e matura in seguito a continui sbagli.
Per quanto riguarda gli altri personaggi, devo ammettere di aver apprezzato la maggior parte di questi. Ce ne sono moltissimi, ma, nonostante ciò, hanno tutti la possibilità di presentarsi e mostrare una psicologia ben caratterizzata, alle volte più complessa di quella di Ushio. Molti flashback ci mostreranno il passato di questi ultimi, spezzando alle volte la storia principale, esaltandola in altre occasioni.
Sono presenti un gran numero di fanciulle e, inevitabilmente, cadranno ai piedi del giovane eroe (sebbene non vi sia alcun sentimentalismo). Solamente una pare essere la destinata al ruolo di compagna di Ushio, Asako, nonché sua amica d'infanzia. I due amici battibeccano in continuazione, ma sotto sotto si vogliono molto bene. Un affetto, anche in questo caso, che si evolverà con il proseguimento della serie, anche se non avrà, almeno per il momento, la possibilità di scoppiare appieno.
La storia si evolve in maniera lenta e lineare, articolandosi in ristretti archi narrativi, in cui il protagonista incontrerà un determinato youkai e, in un modo o nell'altro, dovrà riuscire a batterlo (o comunque liberarsi da una situazione complicata). Questo andamento prevedibile viene rotto nella parte finale della serie, dove le cose si faranno leggermente più pericolose.

La grafica è un punto di domanda; si cerca di mantenere lo stile del manga, ma, sinceramente, sono piuttosto combattuto sulla sua validità. In fin dei conti non si poteva certo sconvolgere lo stile originale, e in questo compito hanno comunque svolto un lavoro assolutamente efficiente. Una serie ricca di combattimenti emozionanti, nei quali vengono curati anche i più piccoli dettagli. Un salto indietro nel tempo, dunque, che ci fa tornare alle origini. Bene? Male? Credo dipenda unicamente dai gusti personali di ogni singolo spettatore.
Il doppiaggio è molto buono e anche le musiche paiono all'altezza della situazione. La regia compie un lavoro discreto, sebbene in alcune occasioni l'andatura risulti leggermente lenta e monotona.

"Ushio to Tora", in conclusione, si presenta come un anime del tutto sufficiente, ma che, almeno per quanto mi riguarda, stenta a spiccare il volo. Il finale non conclude adeguatamente la serie, lasciando tutto in sospeso. Ma penso sia giustificabile per il fatto che, già nel 2016, è stata prevista una seconda stagione che continuerà la storia.
E dunque, nonostante ci siano tutti gli elementi per classificarlo come una serie degna di nota, non sono riuscito ad affezionarmi così tanto da dargli qualcosa di più che una mera sufficienza.

Voto finale: 6 e mezzo (tendente al 7)