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Zama

Episodi visti: 12/12 --- Voto 8,5
Ho sempre desiderato vedere un fantasy serio, fatto con impegno, mettendoci il cuore e finalmente, per la prima volta, sono stato completamente accontentato.

Questo lavoro incarna esattamente tutti gli elementi fantasy così come sempre ci sono stati presentati, di nuovo non c'è proprio niente, eppure non ho mai visto nulla del genere.
Qua il regista è stato un amante di anime come SAO e tanti altri, ma stufo di vedere spregevoli difetti ed errori facilmente evitabili presenti in tutti quei titoli, ha deciso di realizzare una light novel dove difetti non ce ne sono. Tutto ciò che sempre si è desiderato, costui l'ha realizzato in questa magnifica opera composta, ahimè, di soli 12 episodi (seconda serie nemmeno annunciata).

Le scene sono capaci di immergerti nell'ambiente in cui vivono un pugno di ragazzi: come dormono, cosa mangiano, come si lavano, come si muovono, che odori e suoni sentono, cosa provano, cosa pensano, quanto è difficile combattere con le lame che si rovinano, quanto risulta complicato sopravvivere con i tagli che fanno male e il sangue che ne fuoriesce, come si possono proteggere da pericoli piccoli eppure insidiosi, che cosa sognano, cosa ricordano, il freddo sulla pelle, il sole che li scalda, il tutto condito da disegni ben fatti, ambienti bellissimi, cieli artistici, per non parlare dei colori fantastici!
Dormire in un letto di paglia, mangiare o patire la fame, apprezzare le piccole cose, corpi femminili messi in mostra ma non troppo, corpi maschili finalmente messi in mostra come quelli femminili, belli, giustamente forgiati dal peso delle armi e dagli allenamenti, wow!

Questo anime è reale, è qualcosa di profondo, emana un grande valore!

Ma attenzione, perché si tratta di uno slice of life in salsa fantasy con un po' di condimento action, quindi non aspettatevi scontri continui in cui pianeti vanno in frantumi; ciò non toglie che la velocità degli episodi è più che godibile, non lenta né veloce, io certo non mi sono mai annoiato, ma anzi ho sognato dal primo episodio fino all'ultimo.

Come non consigliarne la visione, a tutti e dico proprio tutti!


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AnthonySoma-sensei

Episodi visti: 13/12 --- Voto 7,5
"Hai to Gensou no Grimar" parte da una premessa piuttosto scontata e già vista e rivista in moltissimi altri anime, ove un gruppo di ragazzi si ritrova inspiegabilmente in un mondo fantasy, mantenendo vividi nella memoria alcuni ricordi latenti sulla loro vita precedente, a cui riescono a fare riferimento esclusivamente in modo istintivo, ma senza avere una chiara idea di cosa stiano parlando. Naturalmente, viene subito messa in evidenza la netta difficoltà da parte dei protagonisti di abituarsi alle regole e alle modalità del nuovo mondo, nel quale devono mettere ogni giorno la loro vita in serio pericolo per poter sopravvivere; tuttavia, questo fattore comincia a diventare troppo monotono e ripetitivo a causa del ritmo lentissimo e pacato della narrazione, soprattutto durante il corso dei primi episodi. Di conseguenza, anche la narrazione stessa diviene un elemento che non riesce a contraddistinguere la serie, per il semplice fatto che non esiste quella che definirei come "coerenza narrativa": nelle primissime parti il ritmo è blando e tranquillo, per poi acquisire dei bruschi cambiamenti durante l'alternarsi degli episodi, non chiarendo in modo specifico quale voglia essere l'andamento dell'anime allo spettatore, alzando e abbassando continuamente le aspettative. I personaggi, invece, riescono a spiccare bene, mostrando reazioni molto naturali e sincere nel momento in cui vengono inseriti all'interno di specifici contesti, anche difficili da gestire e duri da affrontare; il migliore ad essere caratterizzato è sicuramente il protagonista, Haruhiro, del quale non solo conosciamo lo strato esterno, ma, grazie ai monologhi interni ai quali siamo stati abituati durante tutto il corso della serie, anche i suoi status emozionali più interni e profondi. Nonostante inizialmente il nostro gruppo mostri delle chiare lacune a livello psicologico e caratteriale, è come se proprio questi piccoli difetti abbiano aiutato tutti ad acquisire, col trascorrere degli episodi, quel pizzico di maturità e coraggio in più per affrontare le sempre più complicate situazioni che ostacolano il loro cammino.
Una grande nota positiva dell'anime è la grafica: i disegni e le animazioni dei personaggi sono davvero strutturati bene, per non parlare degli sfondi e dei contorni, molto simili a mastodontici "dipinti" realizzati con pastelli ed acquerelli; i combattimenti sono ben organizzati, non ci sono particolari cali di frame e alcune delle tecniche utilizzate sono davvero interessanti da analizzare; anche le sigle mi sono piaciute tantissimo: in particolare, la ending e le OST utilizzate nel corso della narrazione si amalgamano perfettamente con il clima cupo e difficile della storia, il tutto accompagnato da un doppiaggio pressoché perfetto.
Che dire, si tratta di un prodotto molto interessante, tramite il quale l'autore si è voluto allontanare intenzionalmente da filoni molto simili, come ad esempio "Sword Art Online", ma che non è riuscito a imprimere un'adeguata e corretta velocità alla narrazione... Oltretutto, se poi ci aggiungiamo un finale direi altamente prevedibile e scontato, per certi aspetti addirittura insensato, concettualizziamo definitivamente la serie. Spero ci sia una seconda stagione poiché ripeto che il prodotto in sé non è affatto male, bastava semplicemente un po' più di vivacità e ritmo alla narrazione, la quale ha danneggiato sicuramente l'anime.
Il mio voto è... 7!


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dmd79

Episodi visti: 12/12 --- Voto 8
Mi sono messo alla visione di "Grimgar of Fantasy and Ash" con l'idea di vedere un fac-simile di "Sword Art Online" ma nel giro di un paio di puntate ho capito che con opere del genere non ha da spartire praticamente nulla.

"Grimgar" è essenzialmente uno Slice-of-life in salsa Fantasy e come tale eredita le caratteristiche principali del filone... su tutte la lentezza narrativa e la scarsità d'azione.

Il perchè dei ragazzi siano stati catapultati in un mondo fantasy non verrà mai spiegato ma non si tratta di una mancanza bensì di una cosa voluta poichè è solo un espediente usato per non dover affrontare e sviscerare passato e provenienza dei vari personaggi. Per lo stesso motivo Haru e soci non cercano disperatamente un modo di uscirne ma si limitano ad adattarsi alla loro nuova realtà proprio perchè il mondo da cui arrivano è vago, irrilevante e dai contorni non definiti.

Ecco perchè "Grimgar" non ha molto da spartire con gli altri titoli sul genere e credo che questa sia anche la chiave di volta per poter capire ed apprezzare l'opera per quello che è. Se non si coglie (e apprezza) questa sua caratteristica il titolo risulterà irrimediabilmente vuoto, lento e di una noia quasi mortale, soprattutto all'inizio, così come descritto da alcuni utenti.

In questo quadro si collocano i personaggi, normalissimi ragazzi ognuno alla ricerca della propria identià e ruolo in quel nuovo mondo. Nessun eroe over-powered quindi, nessuno che si elevi dalla massa ma un manipolo di caratteri e personalità, talvolta in contrasto, che devono trovare un equilibrio per andare d'accordo ma anche per coprire le lacune altrui e riuscire quindi a sopravvivere in quel mondo complicato.

Parlando del comparto tecnico l'opera risulta una gioia per gli occhi, ambientazioni e sfondi sono delicati e realizzati divinamente... sembrano fatti a pastello acquerellato e si sposano alla perfezione con la narrazione e la pacatezza dell'opera. Animazioni ed effetti di luce sono altrettanto ben fatti confezionando un aspetto grafico e visivo veramente particolare e d'impatto. Anche la parte audio l'ho trovata veramente ben fatta, buone opening ed ending ma soprattutto una OST pregevolissima con un utilizzo sapiente delle melodie di accompagnamento, per altro molto variegate e non semplici ri-arrangiamenti del main theme.

In definitiva chi non apprezza gli slice-of-life e la pacatezza che li contraddistingue dovrebbe tenersi alla larga da "Grimgar" mentre chi è alla ricerca di qualcosa di alternativo, delicato e narrativo lo troverà sicuramente di suo gradimento. Parliamoci chiaro: non siamo di fronte ad un capolavoro ma credo che al giorno d'oggi si etichettino troppo frettolosamente e in maniera superficiale i nuovi anime, cercando ad ogni costo somiglianze che lasciano spesso il tempo che trovano e creando di conseguenza false aspettative. "Grimgar" patisce questa cosa... marchiato e triturato come uno dei vari cloni di "SAO" ancora prima di aver provato veramente a capire cosa si avesse per le mani. Poi può piacere come no ma di certo non è un "more of the same" mal riuscito come molti lo hanno etichettato.


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jackminatore

Episodi visti: 12/12 --- Voto 8,5
Ammetto che il primo parere che mi è venuto in mente alla visione dei primi minuti del primo episodio di questo anime è stato un: "Oh no... un altro clone di "Sword Art Online"!". Per quanto questa cosa è vera, c'è da dire che, pur trattandosi di un clone, riesce a rivaleggiare perfettamente, se non addirittura superare, il suo originale.

Storia: un po' troppo corta, scorre piuttosto velocemente senza soffermarsi su punti superflui, ma approfondendo il giusto sul necessario; per quanto non brilli di originalità, viene raccontata egregiamente, in modo da far subito capire che ciò su cui ci si concentra non è il voler tornare nel mondo "reale", bensì nel sopravvivere in quello attuale. Inoltre i ragazzi non si trovano in un videogioco né sono consapevoli del loro passato, e ciò dà quel tocco di freschezza che gli altri cloni del genere non hanno.

Personaggi: ho apprezzato molto la crescita emotiva e spirituale dei protagonisti, e il puntare a raccontare di come diventino sempre più abili l'ho trovata una scelta vincente.

Comparto sonoro: di tutto rispetto. Opening ed ending sono molto orecchiabili con OST che sfociano anche sul nu-metal e rock più pesante, che danno ai combattimenti quella adrenalina che serve per renderli avvincenti. Effetti sonori mediocri.

Comparto grafico: ho apprezzato moltissimo gli sfondi in quello che sembra quasi un acquarello; il design dei personaggi è piuttosto accattivante, rimanendo nella maggior parte dei casi pulito e non troppo "tamarro". Le animazioni son degne di nota, molto fluide, e difficilmente si va sul 3D che (a parere strettamente personale) in molti anime spesso stona con l'ambiente.

In conclusione, se siete rimasti con dell'amaro in bocca per i recenti anime basati sul "mi ritrovo dentro un videogioco fantasy" per un motivo o per un altro, sappiate che questo può soddisfare il vostro palato.


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Gabriele Grippaldi

Episodi visti: 12/12 --- Voto 9
Premettendo che adoro il genere fantasy, ho trovato questo anime particolarmente interessante, anche se all'inizio avevo delle preoccupazioni per quanto riguarda il ritmo; con il passare delle puntate mi sono dovuto ricredere: infatti, insieme alle musiche e ai disegni (ottimi), si genera un'atmosfera quasi mistica che ti trasporta.
I personaggi sono davvero unici e caratterizzati in maniera eccelsa, in ogni puntata si ha la possibilità di scoprire nuovi lati del carattere e la crescita personale di ogni personaggio, sempre coerente e mai forzata.
Questo rende i momenti di vita quotidiana interessanti e una parte importante per il proseguo della storia.
Una parte degna di nota è l'approccio ai nemici, non i soliti mostri che caricano a testa bassa, ma esseri con una propria volontà e voglia di vivere.
In conclusione, un anime da vedere anche solo per le ambientazioni, davvero fantastiche.


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npepataecozz

Episodi visti: 12/12 --- Voto 8
Che piaccia o no, "Sword Art Online" deve essere considerato come uno di quegli anime che negli ultimi anni hanno maggiormente influenzato il mondo dell'animazione giapponese: il successo ed il grande eco mediatico che ha avuto questo titolo hanno originato la nascita di un nuovo genere, che io chiamo "intrappolati in un mmorpg", che in pochissimo tempo ha dato vita ad un discreto numero di produzioni. Mi è stato fatto notare in passato che "Sword Art Online" non è stato il primo anime di questo tipo ma che già prima esistevano titoli sullo stesso tema; l'osservazione era assolutamente corretta ma ininfluente in relazione a questa questione. Solo dopo "Sword Art Online" si è avuto il proliferare di titoli dello stesso tipo per cui deve essere considerato "honoris causa" come il vero fondatore del genere.
Quando un tema comincia a diventare troppo inflazionato, però, realizzare qualcosa che non sappia di minestra riscaldata diventa via via sempre più difficile; e il volersi differenziare a tutti i costi dalla massa spesso diventa la causa principale di veri e propri disastri narrativi. Nonostante si tratti di un genere ancora relativamente giovane, si possono già contare diversi esempi di anime fatti veramente male, dove mantenere una logica solo vagamente coerente si è rivelato essere un fastidio da evitare più che una necessità.
"Grimgar of Fantasy and Ash", ovviamente, è un altro esponente di questa categoria; fortunatamente, però, questo anime non cade nel tranello di cui si parlava sopra, ma riesce invece a dare risposte logiche a domande semplici, resta sempre sul pezzo senza sbandare quasi mai ed introduce alcune piccole novità, che non saranno rivoluzionarie ma che ho comunque gradito molto.
Arrivato a questo punto della recensione dovrei spendere qualche parola sulla trama; stavolta però non ne avverto il bisogno. Non essendoci grandi deviazioni sul tema, basta dire che "Grimgar of Fantasy and Ash" appartiene alla categoria "intrappolati in un mmrpg" per far capire a tutti di cosa si tratta; per cui penso che spenderò meglio lo spazio concesso in questa sede evidenziando i pregi ed i difetti che, a mio avviso, possono essere associati a questo titolo.
La prima questione da affrontare è un classico: se si rimane intrappolati in un videogioco l'obiettivo principale dei personaggi dovrebbe essere trovare un modo per uscirne. Stranamente, però, dopo "Sword Art Online" la questione sembra essere diventata un peso ingombrante e, a memoria, non ricordo nessun altro titolo che segua quella che dovrebbe essere un'impostazione naturale. Il problema, però, non poteva essere evitato perché se non si dava una spiegazione logica al perché i personaggi non cercavano di evadere l'intera storia si sarebbe basata su un controsenso. E allora ecco spuntare una lunga serie di bizzarre soluzioni che il più delle volte non risolvevano affatto questa "seccatura", ma anzi finivano per renderla ancora più evidente.
Come succede spesso, però, una questione che in apparenza sembra molto complessa può invece essere risolta con risposte semplici. Ed è questo il caso di "Grimgar of Fantasy and Ash", che non cerca di evitare il problema, ma anzi lo risolve in maniera molto efficace: i personaggi intrappolati non ricordano assolutamente nulla del loro passato e se da un lato intuiscono di non essere nativi del posto, dall'altro non conoscono altra realtà se non quella in cui vivono attualmente. Questa soluzione offre vantaggi sia nell'immediato che in prospettiva: nell'immediato risultano azzeccatissime quelle parti in cui i personaggi istintivamente nominano oggetti "futuristici" senza riuscire a ricordarli; in prospettiva ciò offrirebbe la possibilità di riallinearsi all'obiettivo naturale dell'evasione senza grandi problemi. Con questo non intendo dire che andrà a finire così, ma solo che questa possibilità, qualora la si voglia sfruttare, resta a disposizione degli autori.
Un'altra cosa che ho molto apprezzato è il tipo di pubblico a cui è indirizzata questa storia. Posto che titoli del genere per loro natura piaceranno maggiormente a chi è pratico di mmorpg, "Grimgar of Fantasy and Ash" strizza l'occhio anche a chi non li conosce o a chi li gioca ma senza passare notti su notti alla ricerca dell'oggetto ultra-raro o a combattere il nemico più forte (ebbene sì anch'io faccio parte di questa categoria, per cui immedesimarmi è stato facilissimo). I personaggi, infatti, sono degli "scarti", persone che nessuno ha voluto nel proprio gruppo perché ritenuti troppo deboli; il team di cui seguiremo le avventure, se inserito in un altro anime dello stesso genere, farebbe solo da sfondo al passaggio degli eroi di turno. Anche se poi ci saranno delle eccezioni, nella maggior parte del loro tempo i protagonisti cercheranno semplicemente di "tirare a campare", ossia a cercare di guadagnare il denaro necessario alla propria sussistenza affrontando i mostri più deboli di tutto il gioco. In un contesto del genere, privo di scontri davvero epici, è automatico che viene lasciato tantissimo spazio all'evoluzione dei rapporti interpersonali ed alla crescita caratteriale dei vari personaggi.
E veniamo ai protagonisti. "Grimgar of Fantasy and Ash" propone un party composto da sei elementi, ognuno dei quali appartenente ad una classe differente (per la spiegazione delle caratteristiche di ogni classe consiglio di leggere il manuale di istruzione di "World of Warcraft"). Come consuetudine, questi spenderanno i propri guadagni, oltre che per cibo ed alloggio, per migliorare l'equipaggiamento e per acquisire nuove abilità. Se si eccettuano alcune figure ancora abbastanza anonime, la loro caratterizzazione funziona molto bene: tutti sono dotati di una psicologia molto particolareggiata senza però raggiungere vette insopportabili di complessità.
A farmi gradire ulteriormente i personaggi è stata anche la loro bellezza grafica: qualcuno potrebbe controbattere che in realtà la fisionomia dei maschietti è abbastanza standardizzata e quindi se non è brutta non è nemmeno bellissima; diciamo allora che mi sono concentrato maggiormente sull'altra metà del cielo, su cui non c'è davvero nulla da dire.
Quanto alla colonna sonora è più che discreta; l'opening, in particolare, è davvero molto gradevole.
Il difetto principale di quest'opera, che mi ha indotto a togliergli un punto pieno alla mia valutazione complessiva, sta nel finale: ovviamente non dirò nulla in proposito, ma sfido chiunque abbia giocato ad un mmorpg a dire che ciò che accade è plausibile. Mi è sembrato un grave controsenso, specie tenendo conto della grande attenzione dedicata ai particolari fino a quel momento.
Nonostante questo, però, "Grimgar of Fantasy and Ash" resta uno dei migliori titoli del genere "intrappolati in un mmorpg" prodotti finora. Ne consiglio caldamente la visione non solo agli appassionati di videogiochi ma un po' a tutti, in quanto è strutturato in modo tale da renderlo piacevole a prescindere dal genere a cui appartiene.


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D. Jones

Episodi visti: 12/12 --- Voto 9
Raramente inizio un anime pieno di scetticismo e lo finisco pieno di soddisfazione.
Sicuro di trovarmi davanti ad un milione di stereotipi, ad una trama banale e al classico harem visto e stravisto, fortunatamente "Grimgar of Fantasy and Ash" mi smentisce con eleganza e stile.

Presenta ciò che più amo del mondo virtuale, l'ambientazione RPG, che è resa in modo divino, con colori, sfumature, sfondi, paesaggi, tramonti, robe da mollare tutto e partire...
Presenta ciò che più amo della musica, infatti OP ed ED sono particolarmente coinvolgenti e durante gli episodi si sentono pezzi di chitarra qua e là dando un'impronta così affascinante, primaverile e accogliente che mi ha fatto letteralmente impazzire (sto già imparando le OST con la chitarra).

I personaggi potrebbero sembrare stereotipati fino al midollo, ma non lo sono affatto.
Ad esempio, Yume (la cacciatrice rossa), dà l'idea della classica ragazza stupida che urla in ogni situazione senza capire niente, invece dimostra di essere molto più particolare, possiede tante sfaccettature e cerca di cambiare secondo le regole del mondo in cui è costretta a vivere.
Ranta (il cavaliere nero), invece, apparentemente ingenuo e senza peli sulla lingua, dimostra di avere un gran cuore e di tenere ai suoi compagni, anche se costretto a nasconderlo per la sua indole caratteriale.
Lo stesso protagonista è costretto ad un forte cambiamento e avremo in lui una crescita fisica e mentale radicale quanto decisiva.
Degno di nota il modo in cui hanno rappresentato l'attaccamento alla vita dei nemici (seppur nella seconda parte non sia stato messo in risalto), e quindi la difficoltà dei personaggi di uccidere "i cattivi", perché mentalmente non facile (pensare di uccidere non è come uccidere veramente).

Molti hanno parlato di una presunta lentezza dell'anime, ma, per quanto mi riguarda, l'ho reputata proprio azzeccata (e sono uno che vuole un ritmo veloce). Questo perché l'andamento della storia è più "lento" quando i personaggi sono in città (fantastica, l'ho già detto?) per riposarsi dalle loro avventure, fornendo quindi allo spettatore la possibilità di immergersi in quel mondo, di entrare nella vita effettiva dei protagonisti, capendoli e riflettendo con loro sull'evolversi delle vicende.

Voglio fare un paragone, per chiunque lo avesse visto, questo anime sembra la trasposizione di "DanMachi" in chiave molto più seria ed elaborata.

Essendo formato da solo dodici episodi, è evidente come l'anime funge da pubblicità per aumentare le vendite della novel ancora in corso, spero quindi sia evidente anche per i produttori la necessità di una seconda stagione.
Guardatelo.


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the22dragons

Episodi visti: 12/12 --- Voto 8
Che dire di questo Hai to Gensou no Grimgar?

E' una serie che parte da un genere piuttosto classico, ovvero dei ragazzi moderni intrappolati in un mondo fantasy che ha radici ormai piuttosto antiche, ma che sta tornando alla ribalta in chiave videoludica dopo il successo di Sword Art Online.

Anche qui ci troveremo di fronte ad un gruppo di adolescenti che, dopo aver perso totalmente la memoria, si ritrovano catapultati in un mondo sconosciuto, dai marcati tratti RPG costituiti da "Classi", "Skill" e mostri vari da combattere per ottenere delle ricompense.
Nulla ci verrà detto del come o del perchè si trovano in quel posto, e l'unica cosa che fa pensare a delle origini contemporanee sono i vestiti iniziali ed il fatto che tutti questi ragazzi ricordino delle parole moderne ("cellulare", "videogiochi", "Australia", e simili...) pur non ricordando il significato di tali parole.

Cosa rende quindi questo Anime diverso dai tanti altri suoi simili?

Prima di tutto la grafica. Tutto il mondo in cui sono immersi i personaggi è fatto di sfondi a tinte acquarello assai suggestivi, che bene accompagnano lo scorrere lento della storia che ci viene presentata.

Dico "lento" perchè in realtà i protagonisti non diventano istantaneamente degli eroi potentissimi e acclamati da tutti, come capita in altre serie, ma iniziano dalle basi di ogni avventuriero, spesso con risultati anche piuttosto mediocri.

La serie prende una piega quasi da Slice of Life, mentre questo gruppetto di ragazzi fatica anche solo a procurarsi da mangiare o il tetto di una stalla sotto cui dormire, a causa del fatto che anche il più semplice dei Goblin è per loro una sfida assai ardua (e vorrei ben vedere... Chi di noi, catapultato in un mondo medioevale, riuscirebbe ad impugnare una spada e mettere a rischio la vita per uccidere un'altra creatura, che seppure tendenzialmente debole è comunque vissuta di combattimenti da quando è nata e non ha nessuna intenzione di "morire" solo per lasciare qualche "drop" all'avventuriero di turno).

Proprio questa "realisticità" mi ha piacevolmente stupito. Il gruppetto arranca, si sforza di crescere lentamente, di studiare tattiche più elaborate e di migliorare l'affiatamento generale, in modo da poter lentamente arrivare a guadagnarsi da vivere.

I personaggi sono tutti simpatici e interessanti, a parte l'odioso Ranta (Arrogante Cavaliere Nero dalla bocca larga, messo li a posta per creare scompiglio, e che a volte fa un pò cascare le braccia), che però prevedibilmente nasconde comunque qualche buona qualità come si intravede verso la fine.

L'aspetto Sentimentale è appena accennato. Si intravedono delle forti simpatie ed un'antipatia che potrebbe facilmente ribaltarsi, ma esse non vengono sviluppate più di tanto, almeno per ora.

La storia prende poi ad un certo punto una piega un po' più cruda/drammatica quando i nodi del "realismo" con cui vengono presentati i problemi dei novelli avventurieri giungono al pettine, ma questo non è che un espediente per introdurre nuovi interessanti personaggi e costringere i personaggi a crescere e migliorarsi.


Qualcuno non ha apprezzato questo aspetto della storia, in cui i protagonisti arrancano anche per affrontare le sfide più semplici, ma io l'ho trovato uno dei punti di forza della serie.

In generale, pur non essendo esenti da difetti, le puntate sono scorse veloci, prendendomi dall'inizio alla fine e lasciandomi con la speranza di una seconda serie che sviluppi quello che in un certo senso è solo un inizio, che risponda agli interrogativi lasciati in sospeso e soprattutto che ci mostri finalmente i frutti degli sforzi profusi dai personaggi, facendoci vedere dove conduce il cammino che hanno intrapreso (In fondo il bello di vederli arrancare all'inzio, dovrebbe essere vederli eccellere alla fine, no?).


In generale, comunque, mi sento di dargli un 8 pieno per il grado di soddisfazione che mi ha lasciato dopo averla vista.


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Eversor

Episodi visti: 12/12 --- Voto 9
Fin dalla prima puntata, mi sono innamorato di questa serie e posso dire con grande gioia che, episodio dopo episodio, la mia cotta adolescenziale è diventata sempre più forte. "Hai to Gensou no Grimgar" è un anime di dodici episodi del 2016, classificabile come serie fantasy d'avventura. Una storia piuttosto "canonica" in partenza, che, però, assume subito sviluppi del tutto originali e sfumature mai viste prima.
Con questo non voglio assolutamente affermare che sia una serie perfetta (non ne esistono), ma sicuramente i pregi superano di gran lunga i difetti, e la foga con cui mi sono divorato tutte le puntate, una dopo l'altra, non è che uno dei tanti indizi che mi hanno portato a conclamare in maniera così elogiativa tale opera.

La storia inizia con un gruppo di giovani uomini e donne, che si ritrovano improvvisamente in uno strano mondo. Alcuni dettagli che i protagonisti ci riveleranno poco dopo fanno pensare che tali persone provengano dal Giappone odierno, ma, a conti fatti, tutto ciò ha poca importanza. Non vogliono tornare indietro, hanno perso tutti i ricordi sul loro passato e ora non possono che andare avanti, combattere e vivere appieno questa nuova vita in cui sono stati gettati a forza.
Come verrà detto loro in un paesino vicino, dovranno iscriversi nell'Esercito Volontario per sopravvivere. Il loro compito sarà quello di addestrarsi in una determinata classe (ladro, cacciatore, cavaliere oscuro, guerriero, mago e guaritore) e compiere determinate missioni che li faranno guadagnare il denaro per vivere. Una sorta di videogioco, a conti fatti. Peccato che il mondo in cui si trovano è tutt'altro che finto.
Subito gli avventurieri più forti si riuniscono tra loro, lasciando il gruppo di protagonisti a cavarsela da soli. Rispetto agli altri le loro abilità sono sicuramente inferiori, ma, col tempo, impareranno a lottare insieme e affrontare al meglio tutte le nuove avventure.

La storia, come già detto, ha un esordio consono al genere, ma subito la strada dei nostri protagonisti prende una via diversa. Non ci sono livelli, e anche le missioni vengono descritte in maniera differente rispetto ad altre serie… Direi quasi con toni più realistici e crudi. Più che la crescita del livello, "Hai to Gensou no Grimgar" si preoccupa di far crescere i personaggi. Haruhiro sarà colui che può avvicinarsi al ruolo di protagonista, anche se, in fin dei conti, tutto il gruppo lo è. La storia, però, ci viene narrata dal suo punto di vista, e sarà proprio lui il personaggio che più di tutti gli altri ci verrà descritto caratterialmente.
Gli altri membri sono Yume, simpatica ed energica cacciatrice; Shihoru, timida e prosperosa maghetta; Ranta, cavaliere nero piuttosto arrogante; il leader, nonché guaritore, Manato; Moguzo, il guerriero. Aggiungiamoci poi Merry, che si unirà solamente in un secondo momento, ed ecco allora che iniziamo a vedere un po' meglio la situazione.
Sette personaggi molto diversi tra loro, che dovranno imparare a lavorare come squadra e comportarsi in maniera dignitosa. Si sono trovati insieme per caso, non hanno scelto loro i compagni con cui lottare. Eppure non ci si può fermare né piangersi addosso. Crescono man mano, si conoscono man mano e, forse, alla fine scopriranno cosa vuol dire essere un team.
L'argomento sentimentale viene trattato con molto tatto, come se si avesse paura di mostrarlo appieno. La timida Shihoru pare infatuata di Manato, ma i due non avranno mai modo di elaborare un rapporto vero e proprio. Per quanto riguarda Haruhiro, invece, la gestione delle sue relazioni mi ha lasciato piuttosto perplesso: inizialmente pare molto vicino a Yume, e anche questa non sembra indifferente alle sue attenzioni (sebbene i continui bisticci con Ranta lascino aperto un possibile colpo di scena), ma, sul finale, l'arrivo di Merry scombussola un po' tutto, dimenticandosi della prima. E forse è proprio questo uno dei pochi difetti della serie, ovvero quello di non portare effettivamente a compimento quanto di bello aveva iniziato in precedenza. Non conosco l'opera originale e, ovviamente, penso che la storia continuerebbe al di là delle dodici puntate della serie, ma si deve comunque denotare una certa mancanza nell'enfatizzare al meglio i personaggi precedentemente introdotti e la crescita delle loro relazioni.

Passando ora a un piano maggiormente tecnico, si può affermare con sicurezza che la grafica è uno degli elementi migliori di quest'opera. Gli sfondi mostrano toni candidi, colori tenui e sfumati, che riflettono alla perfezione l'andamento cadenzato della storia. I disegni acquarellati trasformano ogni volta il panorama in un vero e proprio quadretto paesaggistico che, a mio avviso, affascina e commuove.
I personaggi, invece, assumono uno spessore maggiore, con colori tendenzialmente più forti, che li fanno così risaltare al di sopra degli sfondi. Questi mostrano un design semplice, ma comunque interessante. Rimane impresso nella mente, senza però risultare invasivo e stravagante.
Molto bella la colonna sonora, l'opening e l'ending, che tengono alto il livello della serie e, anzi, riescono a esaltarlo in maniera ancora maggiore. Il doppiaggio è ben curato e le voci dei doppiatori appaiono accoppiate con cura e attenzione.
La regia è, secondo il mio parere, ciò che ha trasformato "Hai to Gensou no Grimgar" in un anime veramente incredibile. A differenza di quanto visto in altre esperienze, l'andamento della storia è lento, quasi sopito di fronte ai paesaggi candidi. Vi è una certa accelerazione sul finale, ma, nonostante le scene di battaglia siano presenti, non assume mai tratti concitati. Mantiene sempre un proprio contegno, facendo così risaltare maggiormente lo studio psicologico rispetto ai semplici sviluppi.

Il finale è bello, ma allo stesso tempo molto vago. I vari personaggi hanno ormai trovato la propria strada, sebbene questa appaia ancora lunga e tortuosa. Un saluto che lasca con l'amaro in bocca e un senso di nostalgia per tutti quei compagni che ci hanno seguito per ben dodici episodi, facendoci appassionare e divertire. Un'incompiutezza che grida vendetta e desidererebbe molto una seconda stagione, o comunque un'opportunità per poter dimostrare ancora il proprio valore.
Avrà mai tale opportunità? Chissà.

Voto finale: 9… meno!

traxer-kun

Episodi visti: 12/12 --- Voto 5
Sono tante le opere che dalle premesse non lasciavano trasparire nulla di nuovo rispetto a quanto già era stato detto innumerevoli volte, salvo poi superare ampiamente le previsioni. Come sono tante le opere che infine hanno ugualmente deluso le aspettative, rivelandosi nulla di più che un tentativo di autonomia mal riuscito. Hai to Gensou no Grimgar ("Grimgar di fantasia e cenere"), serie televisiva prodotta dall'ormai sempre più acciaccato studio A-1 Pictures per la stagione invernale 2016, appartiene proprio a questa categoria di prodotti: ostentando una poesia spicciola e millantando una profondità contenutistica che non gli appartiene neanche nei suoi momenti più alti, l'anime non fa che esibire il solito canovaccio ormai tristemente abusato fino alla nausea.

Tratto da una light novel di discreto successo, nel rappresentare le vicende di uno sgangherato gruppetto di adolescenti calato in un universo pseudo-fantasy a loro ostile Hai to Gensou no Grimgar, alle battute iniziali, pare tenere fede agli schematismi introdotti qualche anno or sono dal ben più celebre Sword Art Online: la dimensione nella quale i protagonisti sono inseriti sembra fin da subito ricalcare il modello stereotipato del videogame dai tratti RPG, con tanto di classi da scegliere, party da formare, armi da equipaggiare e abilità da imparare e utilizzare in battaglia. Ma l'opera altrettanto celermente cambia direzione, finendo per trattare l'elemento "gioco di ruolo" come un semplice contesto peraltro piuttosto indefinito, per concentrarsi quasi esclusivamente sugli aspetti slice of life (di impatto piuttosto scarsino) del gruppetto di sei adolescenti alle prese con i propri ormoni in subbuglio. Grande spazio viene dunque lasciato al fanservice, che di fatto diviene l'unico mezzo attraverso il quale delineare la caratterizzazione dei nostri personaggi: Haruhiro, il protagonista, resta una macchietta dall'inizio alla fine, in costante balìa della corrente che lo sballotta di qua e di là; il cavaliere nero Ranta incarna il solito personaggio pervertito e scontroso dalla lingua sagace, la cui utilità principale è quella di battibeccare con le due ragazze del gruppo, il cui unico spessore è dato dalle loro voluttuose curve; il chierico Manato è il tipico personaggio-chioccia bello, abile, dolce, premuroso e pressoché privo di difetti che fa da "fratello maggiore" a tutti gli altri, e via di questo passo. Nulla di nuovo sotto il sole dunque, e seppur numerosi indizi suggeriscano che i ragazzi proverrebbero da una dimensione quantomeno simile alla nostra, la cosa non sembra affatto importargli. Non si fanno domande riguardo al mondo in cui vivono, né si pongono questioni circa la loro origine: si limitano ad accettare tutto quanto gli capita in modo del tutto passivo e ignorante.

Nonostante l'introspezione sia dunque assolutamente inesistente, l'opera prova a nascondere cotanta pochezza dietro a una coltre di fasulla "poeticità", intessendo una fitta (quanto stucchevole) rete di relazioni, problemi e imbarazzi adolescenziali, grazie anche alla pachidermica regia di Ryōsuke Nakamura. Il regista, celebre per aver diretto il lungometraggio dalle simili atmosfere Nerawareta Gakuen, pone gran parte dell'attenzione sugli appariscenti fondali e sulla vibrante colorazione ricca di lens flare, sfumature e gradienti, nel forzatissimo tentativo di annebbiare i sensi dello spettatore attraverso una pesantissima quanto superflua confezione grafica; i ritmi sono estremamente lenti - avremo infatti interi episodi di penuria totale -, resi ancor più dilatati da una colonna sonora calma e rilassante che fa dell'(ab)uso di anonime insert song la propria personale cifra stilistica.
In mezzo a tutto questo nulla confezionato ad hoc per "mungere" emozioni dallo spettatore, le piatte e melodrammatiche interazioni tra i personaggi sono quanto di più lontano da un character development degno di questo nome: la loro unica finalità sarà quindi quella di dare un po' di "brio" all'ambientazione, tra l'inquadratura del didietro di una ragazza e la balbuzie iper-moe dell'altra.

Tuttavia dal quarto episodio la serie, che pareva aver intrapreso la strada dello slice of life di poche pretese, cambia nuovamente direzione - forse persino involontariamente. La morte, come una doccia gelida, colpisce il gruppo e getta i suoi membri nel più completo sconforto, tracciando quella che da lì in poi sarà la tematica principale della serie: il dolore della perdita. Che la morte tocchi i protagonisti o che invece interessi le fazioni nemiche, la sua ombra aleggerà sul gruppo di ragazzi fino alla fine, complice un comparto narrativo più volte votato al semplice flusso di coscienza. Hai to Gensou no Grimgar sembra voler dire che, in netto contrasto con la natura "fantastica" e quasi videoludica del mondo in cui i personaggi sono intrappolati, la morte è presente, è definitiva e va accettata: cenere alla cenere e polvere alla polvere, per citare un concetto biblico che ben si sposa con il titolo della serie. L'unico (ma grave) problema, come sempre, sta nell'esecuzione. Perché seppur trattare un simile argomento sia un obiettivo senz'altro nobile negli intenti, l'autocompiacimento purtroppo ha come unico risultato quello di produrre l'effetto opposto.
La perdita qua non viene dunque posta e analizzata come tema principale, ma viene strumentalizzata come un mero plot device atto a mettere in scena un nauseante overdrama fine esclusivamente a sé stesso: copiosi piagnistei spesso accompagnati da una luce soffusa e da evocativi freeze-frame acquerellati si affiancano dunque alle scenette di vita quotidiana, appesantendo ulteriormente la narrazione con banali riflessioni strappalacrime e agghiaccianti ovvietà quali «ma allora anche i goblin non vogliono morire», gettate nel calderone di frasette a effetto volte a fare leva sullo spettatore più sensibile. È d'altronde risaputo come il dramma gratuito riesca sempre a riscuotere consensi nel pubblico, per cui una scelta simile a livello di apprezzamenti immediati si dimostra assai più rapida e "furba" di quella che avrebbe potuto essere una seria disamina sul tema sopracitato.

È dunque con certezza che mi vedo costretto a bocciare una serie sicuramente caratterizzata da discrete potenzialità, che ciononostante fallisce in tutto quello che prova a raccontare. Hai to Gensou no Grimgar non funziona come action-fantasy, non funziona come riflessione sulla perdita, non funziona come slice of life, non funziona neanche come racconto di formazione; i suoi deboli tentativi di prendere il largo dal coacervo di prodotti copia-incolla che al giorno d'oggi infestano il mercato dell'animazione giapponese si rivelano totalmente fallimentari, poiché l'opera pur presentando diverse idee interessanti non riesce a intraprendere una strada decisiva, ma finisce per annegare negli stessi stereotipi che prova a rompere, complice forse anche il desiderio di voler ottenere tutto e subito.
Una seconda stagione è quindi d'obbligo, perlomeno ai fini di fornire delucidazioni sulle tante incongruenze di trama; la prima, dal mio punto di vista, è totalmente insufficiente.


 4
Ame-Stark

Episodi visti: 12/12 --- Voto 9
Anime della stagione 2016 di 12 episodi che, nonostante la tranquillità dell'opera, mi ha fatto venir voglia di vedere ogni volta l'episodio successivo

Parto dalla storia (ci sono spoiler, quindi se non lo avete ancora visto evitate di andare avanti a leggere)
Il protagonista è Haruhiro, il quale si trova in una stanza buia insieme ad altri ragazzi; essi non ricordano nulla di come sono finiti lì e non hanno ricordi della loro vita passata, anche se a volte sembrano ricordare qualche cosa senza sapere cosa sia. Questi ragazzi vengono praticamente obbligati a diventare dei "volontari" e sconfiggere i mostri che investano il mondo. Il gruppo si divide in due parti e il protagonista si trova nel gruppo dei "scarsi", il gruppo che poi farà fatica ad andare avanti.
Bene: fin qui sembra che la storia vada avanti come "Ah si, ho già visto qualcosa del genere, ora proveranno a sopravvivere e cercare il motivo per cui sono finiti laggiù e tenteranno di tornare a casa". Completamente sbagliato. Esso parla invece di come questo gruppo di ragazzi "scarsi" tenti di sopravvivere a un mondo che ancora non riescono a capire del tutto, dove devono uccidere per non essere uccisi e tentare di diventare più forti. La lentezza che si prova durante la visione è più che azzeccata, perché, al contrario delle solite storie dove i protagonisti si overpowano in 2-3 episodi facendosi notare eccetera eccetera, ti rende partecipe di cosa sentono i protagonisti che provano giorno per giorno a cercare di uccidere qualche goblin per poter andare avanti, cercando di risparmiare su tutto quello che non era necessario, come per esempio sui vestiti, dove dovevano stare attenti anche a lavarli per non consumarli dato che avevano solo quelli. La calma della trama fa comprendere anche i lenti miglioramenti dei protagonisti, tanto da farti pensare che andando avanti così diventeranno finalmente qualcuno. Infatti sarebbe andato avanti in questo modo se non fosse che, durante una battuta di caccia, il loro leader, nonché il mago curatore, viene ucciso. A questo punto le cose vanno a monte in quanto quel gruppo di ragazzi "scarsi" era migliorato solamente agli sforzi del loro leader. Da qui in poi si trovano da soli a cercare di sopravvivere e Haruhiro si trova come leader del gruppo che, piano piano, riesce a riprendersi dalla morte del suo caro amico e del suo leader riuscendo in qualche modo a far andare avanti il gruppo.
Insomma, la calma che emana l'opera riesce a farti capire cosa provano i protagonisti e ti rende partecipe dei loro problemi, facendoti sentire una sorta di dolcezza ogni volta.
Comunque, oltre a questo, i combattimenti sono brevi ma intensi, con molti fattori psicologici (come all'inizio dove non riescono a uccidere il goblin: d'altronde sono ragazzi, voglio vedere voi ad andare a uccidere un mostriciattolo che tenta di uccidervi con solo una settimana di addestramento!) e sono molto godibili. Tutti i protagonisti sono ben caratterizzati e non cadono nel classico comportamento che si trova in molte opere, ma dipende molto dalla situazione oltre che da loro stessi.
La storia procede senza intoppi e grazie alla calma dell'opera si comprende tutto e non viene omesso praticamente nulla; il finale fa presagire un continuo e a mio parere è stato molto movimentato, quasi a tentare di sconvolgere in qualche modo quello che è successo in precedenza (con successo).

La grafica è perfetta per questo tipo di opera, disegni particolarmente belli pieno di colori che, insieme alla storia, ti danno un senso di dolcezza.
Idem per gli effetti sonori, molto azzeccati e perfetti per questo tipo di storia

Non ho dato un 9 a caso, a parer mio è uno dei migliori di questa stagione

Non dovrei aver dimenticato nulla, nel caso fatemelo sapere ;)


 5
ladynera

Episodi visti: 12/12 --- Voto 8
Grimgar of Fantasy and Ash (Il Grimgar del fantastico e della cenere); titolo evocativo per una serie dalle tinte fantasy.
Tratta dalla light novel scritta da Ao Jyumonji, conta ad ora 8° volumi; realizzata dalla A-1 Pictures.

È una lotta dove c'è in gioco la vita, non c'è nulla di più serio di questo; nessun essere vivente vuole morire. In questa semplice frase è riassunta l'essenza di Grimgar.

Privi di memoria, dei ragazzi si risvegliano d'improvviso all'interno di un mondo fantastico, popolato da creature sconosciute e temibili mostri. In particolare seguiremo le avventure di un gruppo che cercherà di trovare la sua strada e superare gli ostacoli che il fato pone loro davanti.
Una storia di sopravvivenza, collaborazione e crescita.

Parto subito con uno dei tratti peculiari della serie: la grafica.
Fondali dalle tinte pastello, pregevoli animazioni e un chara molto piacevole.
Inoltre gode di un ottimo comparto sonoro con ost azzeccate e sound molto belle. Non ho saltato nemmeno una volta l'ascolto della opening "Knew day" o della ending "Harvest".

Passando alla trama si nota subito una grande pacatezza nella narrazione, come se avessero tutto il tempo del mondo nonostante siano solo 12 episodi. Tenendo presente che quelli iniziali sono una sorta di adattamento e formazione dei personaggi in quel mondo, credo comunque che una maggiore dinamicità negli avvenimenti avrebbe sicuramente giovato, in alcuni casi si è tergiversato un po' troppo. Se tra i generi troviamo lo slice of life è perché spesso e volentieri ci ritroveremo ad osservare la vita ed i gesti quotidiani dei nostri protagonisti, persi nei propri pensieri, nelle piccole faccende di tutti i giorni, rapportandosi tra di loro in incontri e (sporadicamente) scontri.
Non manca una piccola quantità di fanservice, come qualche inquadratura strategica, che verrà messo quasi del tutto da parte con l'avanzare della serie.
I pg sono caratterizzati bene anche se non tutti godono dello stesso approfondimento. Avremo comunque una crescita di tutto il gruppo, un assestarsi dello stesso e una ricerca del proprio ruolo al suo interno. Si affronteranno paure e incertezze, cercando di colmare le proprie mancanze. Da notare il tema ricorrente della morte e della perdita, che donano una maggior profondità alla storia.
Nell'epilogo possiamo constatare quanto davvero questa serie rappresenti un arco narrativo, una parte di qualcosa più grande, un inizio.

In conclusione questa è un opera più che discreta, penalizzata un poco dal ritmo della narrazione ma che riesce comunque a imprimersi ed emozionare grazie ad alcuni colpi di scena che la porterà ad essere qualcosa di più di una semplice storia fantasy e d'azione bensì mostrerà appieno cosa significhi trovarsi dentro un mondo sconosciuto dove la vita di estranei si intreccia a quella di creature che hanno uno scopo in comune: sopravvivere. La consiglio caldamente e non lasciatevi scoraggiare dal lento susseguirsi degli eventi perché questa serie è in grado di lasciare qualcosa dentro.


 7
M3talD3v!lG3ar

Episodi visti: 12/12 --- Voto 3
Tra i titoli lanciati al sorgere del 2016 dal sempre più attivo e altalenante studio A-1 Pictures, spunta anche questo Hai to Gensou no Grimgar, a modo suo interessante, non per il soggetto in sé - che va a collocarsi nell'ormai folto mucchio di LN ad ambientazione fantasy con elementi da RPG - quanto per l'astuta operazione di camuffamento che gli si è applicata. Sorta di decostruzione farlocca di un fenomeno esploso nel 2012 e che nel corso di pochi anni ha saturato il mercato finendo per stancare un po' tutti, o prodotto realmente pensato per dare nuova linfa ad un sottogenere che forse ha ancora qualcosa da dire?
Propendere per la prima ipotesi mi è stato quasi spontaneo, e non metto in dubbio che l'assoluta mancanza di empatia da parte del sottoscritto per l'elemento portante dell'opera, cioè i personaggi, abbia inevitabilmente sbilanciato il mio giudizio. D'altro canto però è stato quasi automatico palesare l'indole ruffiana e la debole consistenza della maggior parte dei suoi aspetti.

Nel calmo incedere della narrazione - l'unico stratagemma quantomeno coraggioso - si nasconde un vuoto contenutistico che uno sguardo superficiale non tarderà ad elevare a celebrazione della quotidianità. La dilatazione dei tempi e la schematicità delle azioni dei protagonisti non sorreggono da sole le basi per quell'agognato effetto slice of life, specie se accompagnati da dialoghi ridondanti e da manovre registiche imperniate esse stesse in uno schema esente da variazioni (sul quale ritornerò). Fallito dunque il tentativo di conferire nuova luce alle situazioni, per quanto ricorrenti esse siano, ciò che resta impresso di quel quotidiano è il suo lato più tedioso, cioè la monotonia.
Alle pretese da slice of life si affiancano quelle di tipo drammatico: da lì al melodrammatico il passo e breve e sì, questa serie, come tanti altri anime, non fa eccezione. Lo fa adeguandosi, per esempio, alla tendenza ad eliminare precocemente dai giochi uno dei main characters. Un mezzo ormai abbastanza ricorrente anche in serie molto brevi, ma che anche a causa di tale brevità, fallisce nello scopo di suscitare un'emozione improvvisa, se non ai danni dei più suggestionabili. Nella fattispecie il fattore "dramma" è reso ancora più indigesto dalla persistenza con cui certi accaduti sono rivangati. Eppure sembra che il dramma vero e proprio, quello da cui scaturiscono tutti gli altri, e che è sotto gli occhi di tutti, sia sempre assecondato. Ad eccezione di qualche occasionale segno di straniamento, come le amnesie di cui paiono essere consapevoli, gli abitanti di questa estranea realtà non danno mai peso alla condizione di ignoranza e rassegnazione in cui versano, di per sé drammatica appunto, quasi kafkiana a voler esagerare. Di questo mondo non viene di fatto mai svelato granché, per cui è praticamente impossibile indagare a fondo, il che potrebbe portarci alla conclusione che non sia di fondamentale importanza saperlo.

Ma se è davvero così, a che pro un'ambientazione di questo tipo? Magari è solo quello di sfoggiare una direzione artistica che è sicuramente degna di menzione, per colorazione, shading, disegno quasi privo di sbavature, con i background a sfilare come star assolute in un apparato grafico che, per la verità, non si spreca più di tanto. Considerato che i picchi di densità delle animazioni si manifestano unicamente in occasione dei combattimenti corpo a corpo, dove sono ancora i fondali, in tal caso tridimensionali, ad infondere una marcia in più. Del resto troviamo in larga parte le consuete schermate fisse, alcune delle quali di durata esorbitante, appesantite dal mancato intervento di una regia indolente.
Quest'ultima da parte sua si limita ad adagiarsi sul valido impianto scenografico: Ryousuke Nakamura (Nerawareta Gakuen) tira fuori la vena più commerciale dell'opera con un compitino che mostra il peggio di sé in fase di sound directing, con un meccanico, prevedibile e smisurato piazzamento di insert songs - roba da far impallidire Aldnoah.Zero, Kill la Kill e Shingeki no Kyojin, dove almeno i brani spiccavano - insomma un altro metodo attinto dal cinema e già adoperato al meglio delle sue potenzialità in cose come Bebop, ora ridotto a veicolo di emozioni facilotte in cose come Grimgar. A eliminare ogni restante dubbio circa la naturale predisposizione del titolo, ci pensano un buon numero di shot piazzati ad hoc sulle natiche di questa, o sulle cosce di quest'altra, e se non dovesse bastare, una porzione di carne extra offerta gratuitamente dalla prestante "istruttrice" Barbara.

Sostanzialmente Hai to Gensou no Grimgar prova a calare in un contesto insolito le "vicissitudini" di un gruppo di banali adolescenti in preda agli ormoni, ma non riesce proprio ad andare oltre: arranca come semplice plot, senza provenienza né direzione; zoppica come rappresentazione minimalista della quotidianità; non muove un passo come storia di formazione, men che meno come percorso sociologico.
Se si è in cerca di qualcosa che racchiuda tutto ciò in modo infinitamente migliore, la scelta c'è: serie come Shin Sekai Yori, Mugen no Ryvius, Haibane Renmei, Nagi no Asukara, si sono tutte servite di un worldbuilding non convenzionale, ostico, in parte o del tutto ignoto, per avviare il coming-of-age dei personaggi.
Se invece si è più attratti dalla mera facciata fantasy, be', anche in quel caso Grimgar non si pone che al livello di un DanMachi qualsiasi, con la differenza che quest'ultimo non si spaccia per qualcosa di più profondo.


 3
giovmuga

Episodi visti: 12/12 --- Voto 7
Trovare a descrivere questo anime è propriamente difficile perché sinceramente non ho capito se rasenta un piccolo capolavoro (troppo breve per capirlo) o un tentativo grottesco di provarci…
L'anime da subito colpisce per la sua veste grafica, un vero dipinto in movimento, colori acquarello e dettagli molto curati, sicuramente di fattura più che ottima, un sollievo per occhi, dove i personaggi risaltano come fuori contesto, per un attimo (spero che i puristi mi perdonino il paragone azzardato) mi è sembrato di vedere (come tipo di veste grafica ma molto più vecchia ovviamente) o meglio intravedere "Il fantastico mondo di Paul" (Poru no Mirakuru Daisakusen), dopo i miei vaneggiamenti sono rimasto quasi rapito da questa serie.
Tutti i personaggi sono protagonisti o almeno all'inizio è così, non ricordando nulla del loro passato sono portati a far uscire il loro carattere o meglio, secondo me questo slice of life fa questo come in un "grande fratello" spia la crescita caratteriale e le relazioni che si attestano all'interno di un gruppo.
L'idea del fantasy su questo anime non è male e a parte piccoli indizi che minuziosamente vengono celati, nulla fa capire cosa accadrà al party che si è venuto a formare, l'allenamento, la costante ricerca di fondi per sopravvivere, il logoramento mentale e fisico che comporta il ciò, da vita a monologhi e dialoghi molto profondi, quasi surreali, anche se a mio avviso a volte il lato psicologico dell'introspezione personale soverchia il fantasy e il carattere dell'avventura, questo peculiare fatto (o difetto?) rimane un tarlo che mi fa pensare al "vorrei essere ma non posso…"
Riprendendo i punti salienti quindi la trama è semplice non aggiungendo nulla di nuovo a quello che ho detto fino ad ora se non che il mistero della scomparsa dei ricordi dalla testa dei nostri eroi (in erba) funge da motore alla curiosità nostra ma non a quella dei personaggi dell'anime che in effetti non si struggono per non ricordare nulla ma vanno avanti (idea geniale o puro illusionismo?), su molto la scenografia regala qualche spunto di riflessione che a volte può essere il cielo con una strana luna e stelle forse non messe lì a caso e geometrie strane nei fondali dei dungeon e altro il tutto sempre condito da un impeccabile lato tecnico.
I personaggi sono tutti ben realizzati e strutturati in maniera che scoprano loro stessi pian piano senza mai superare di tono l'altro e quando questo accade si soverchiano le gerarchie all'interno del gruppo stesso…
Non ci sono cattivi particolari o antagonisti di rilievo se non nel finale in questo anime potremmo dire che l'inconsapevolezza del proprio limite è il maggior pericolo dei nostri eroi.
L'anime tecnicamente è perfetto, scenografie e musiche la fanno da padroni con ottimi livelli forse pure troppo…
In conclusione l'anime è bello sicuramente di ottimo livello ma lascia l'amaro in bocca, forse perché troppo breve o mendace forse dopo una re-wach o meglio una seconda stagione fra un po' di tempo "mi" saprò rispondere meglio.


 3
marcotano-san

Episodi visti: 12/12 --- Voto 8
Il voto esatto è 8,5.
Anime intenso, molto dolce,sia pure nella sua crudezza. Questi ragazzi, finiti chissà come in un mondo fantasy dapprima sono smarriti, poi piano piano iniziano ad adattarsi alla nuova realtà. Perdendo poco a poco le residue memorie del mondo di origine, il nostro.
Molti ritengono questo anime un po lento. È perché si è voluto insistere sul dramma interiore dei personaggi più che sulla azione pura. I ragazzi diventano cacciatori, uccidono goblin e altre creature con iniziale riluttanza. Sanno che non è giusto, se non per sopravvivere.
Alla fine dovranno accettare la morte, superarne il trauma, riorganizzarsi e vivere.
Vivere anche adattandosi ai caratteri diversi, a sopportarsi, a creare un gruppo solido. A cementare amicizie e forse amori. A vincere le proprie paure.
Comunque anche le lotte sono ben disegnate,sono intense e appassionanti. Il finale apre ad una seconda serie che vedrei ben volentieri, non resta che attendere .
Davvero una buona realizzazione, complimenti!