Durante le premiazioni di Lucca Comics & Games, l' AnimeClick Award speciale, che consegniamo annualmente a un personaggio o a una realtà che si sono dimostrati importanti nella crescita della passione per anime e manga in Italia, è andato a Keiko Ichiguchi, fumettista e saggista giapponese che dal 1994 vive e lavora a Bologna.

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Il suo nome non fa rumore come quello di certi colleghi più celebri, ma la sua storia attraversa da vicino gran parte di ciò che ha reso unico il rapporto tra il fumetto giapponese e l’Italia. Nata a Osaka, ha sempre avuto una passione per i manga, a partire dagli shōjo: già dai tempi del liceo disegnava storie per le fanzine e girava per le fiere amatoriali, quando il Comiket era ancora un piccolo luogo di scambio tra appassionati. Nel 1988, con lo pseudonimo di Keiko Sakisaka, ha vinto il premio come migliore autrice emergente al concorso della Shogakukan, una delle più grandi case editrici giapponesi, e il suo talento è stato notato da Fuyumi Sōryō, che sedeva in giuria. Con i soldi del premio si è pagata gli ultimi anni di università, dove si è laureata in lingua italiana con una tesi sui film di Dario Argento, e un viaggio in Italia, durante il quale ha conosciuto il regista. All’inizio della carriera alternava le storie brevi alla scrittura di radiodrammi, un’esperienza che l’ha portata a sviluppare il manga Otometachi no sanka, uscito in Italia come Inno alle ragazze. Dopo un periodo difficile sul piano professionale, nel 1994 ha deciso di cambiare vita e di trasferirsi a Bologna, ricordando oggi quell’anno come uno dei più duri, tra solitudine e difficoltà di adattamento. La svolta è arrivata dall’incontro con i Kappa Boys, che in quegli anni coordinavano la divisione manga di Star Comics: con loro, nel 1995, ha realizzato Oltre la porta, il primo manga pensato direttamente per l’Italia, scritto insieme ad Andrea Baricordi, Massimiliano De Giovanni e Barbara Rossi. Da lì ha lavorato anche come traduttrice, curando tra gli altri Berserk e Vagabond, vivendo direttamente l’epoca d’oro del manga nel nostro paese, un periodo in cui, ci ha raccontato, si respirava una passione fatta di fiere, incontri e attesa. Nel 1997 ha firmato per Kodansha i manga America  e 1945  e ha scritto per l’editore giapponese Hakusuisha dei libri sui misteri di Roma, Firenze e Venezia. Ha poi diviso il lavoro tra fumetti e saggi: per l’editore franco-belga Kana ha realizzato le graphic novel Dove sussurra il mare  e La Promessa dei Ciliegi, e ha scritto libri divertenti e acuti per spiegare il Giappone agli italiani, come Perché i giapponesi hanno gli occhi a mandorla e Non ci sono più i giapponesi di una volta. Per la NHK Educational ha realizzato per quattro anni strisce legate a un programma sulla lingua italiana e per Takeshobo racconta la sua vita in Italia con Andrea to issho!, un manga dedicato al marito, il fumettista Andrea Venturi, autore di Dylan Dog e Tex.


Le abbiamo parlato più volte. Nel 2014, al Kappa Festival di Ferrara, ci ha raccontato le fanzine degli anni Ottanta, l’amore per Candy Candy e per gli shōjo degli anni Settanta e gli incontri con quelle che sarebbero diventate le CLAMP, ancora semplici appassionate di Capitan Tsubasa. Nel 2018, al Noci Comics Zone, ci ha spiegato come in Italia, negli anni Novanta, avesse trovato strano vedere i cartoni giapponesi con nomi italiani e sigle diverse, e come non avesse mai condiviso la distinzione tra manga e fumetto, perché per lei manga significa semplicemente fumetto, chiunque lo disegni. Anche Lucca fa parte della sua storia: nel 2014 vi aveva presentato La promessa dei ciliegi, e anni dopo ci ha raccontato di aver notato proprio lì il seguito dei cantanti delle sigle italiane. Con questo riconoscimento, AnimeClick ha voluto ringraziare un’autrice che ha fatto da ponte tra due mondi e che, a distanza di tanti anni, continua a disegnare, scrivere e raccontare. Una persona che oltre che ad essere una artista valente ci ha dato anche tanto a livello umano.

Di seguito il video che ci ha mandato a seguito di questo premio: