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 8
bob71

Episodi visti: 1/1 --- Voto 8
Tae-suk è un ragazzo che vive alla giornata e alloggia in case temporaneamente disabitate, dove si stabilisce in assenza dei proprietari. Un giorno, cercando una nuova sistemazione, incontra Sun-hwa, una giovane moglie reclusa e vittima di un marito arrogante e violento. I due si innamorano e decidono di continuare insieme la vita errabonda spostandosi di casa in casa fino al giorno in cui non verranno scoperti e dovranno fare i conti con le autorità.

Dopo averci incantati con il tempio galleggiante e la natura lussureggiante della favola zen "Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera", Kim Ki-Duk torna su un set metropolitano con un viaggio intimista sul tema della solitudine e dell'amore.
Il regista lavora per sottrazione, elimina quasi completamente i dialoghi, rendendoli del tutto marginali e limitati ai soli personaggi di contorno, e lascia parlare i lunghi silenzi, le movenze sinuose e gli sguardi intensi dei due protagonisti. Anche la colonna sonora è ridotta ai minimi termini, limitata all'uso di un'unica, struggente canzone dalla melodia vagamente arabeggiante, ripetuta come un ciclico leit motiv durante la visione. Scelte che contribuiscono a creare un'atmosfera minimale, sospesa e impalpabile, e fanno emergere con prepotenza le emozioni.
Lo scorrere del tempo, scandito dalle stagioni (della vita) in "Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera", qui è colto nella poesia dei rituali quotidiani. La tacita intesa dei due protagonisti, fatta di piccoli gesti, di corpi che si sfiorano, ci racconta di un amore assoluto, puro, quasi angelicato, e la solitudine scompare come d'incanto nel momento in cui i due destini si incrociano.

Kim Ki-Duk è un regista atipico e un po' fuori dagli schemi. Approdato al cinema relativamente tardi e senza alcuna formazione o esperienza pregressa (prima aveva svolto lavori di ogni genere), la sua carriera artistica è cominciata non già come film maker, ma come pittore. Forse è per questo che ogni sua opera sortisce sempre l'effetto di un'esperienza magica e sensoriale. Con "Ferro 3: la casa vuota" il suo tocco delicato si rivela quanto mai ispirato e ci dona un altro pezzo unico che parla di passione e sentimento con la leggerezza e la spontaneità delle emozioni.


 4
Blackened

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Kim chi-Duk è un nome davvero importante nell'ambito registico mondiale, e il suo cinema è in grado di trasmettere delle emozioni davvero significative e coinvolgenti, dando vita a delle pellicole etichettabili come vere e proprie opere d'arte.

"Ferro 3" (titolo che nasce dalla passione per il golf del protagonista) è il suo film più famoso, nonché uno dei più belli della sua filmografia. Il lungometraggio vede i suoi natali nel 2004, un anno dopo quello che è il film preferito in assoluto di chi scrive: "Primavera, Estate, Autunno, Inverno... e di nuovo Primavera".

Tae-suk conduce una vita molto particolare, non ha una dimora fissa e abita nelle case di coloro che partono per vacanza o lavoro. Alloggia nelle loro abitazioni, pulisce, si lava i vestiti, legge libri che trova e cucina quello che è nel frigo: in poche parole rispetta profondamente le abitazioni altrui come se fossero sue. Un giorno fa la conoscenza di Sun-wa, con la quale continuerà il suo viaggio tra una casa e l'altra innamorandosi di lei, ma dovendosi scontrare con il marito, che nonostante la maltratti e non la rispetti, è profondamente geloso di lui.

Già dalla trama si capisce la genialità del pluri-premiato regista coreano, che dà vita a una pellicola meravigliosa e commovente, un affresco poetico e sentimentale veramente inclassificabile che arriva anche a mischiarsi con il folklore e le leggende locali.
che dire? Un film del genere va solo guardato nella sua meravigliosa integrità.
Gli attori principali non parlano mai e nonostante questo i loro gesti e i loro pensieri silenziosi valgono più di mille parole. Un capolavoro.