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MERCOLEDÌ 23 SETTEMBRE 2026

L'amore lontano dalla città



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esseci

Episodi visti: 12/12 --- Voto 5,5
"Quando gli adulti tornano all'asilo nido (e i bambini dispensano consigli in amore...)

Se si è alla ricerca di un k-drama che faccia seriamente dubitare del concetto di maturità cerebrale proporzionale all'età anagrafica dei protagonisti dell'opera, "L'amore lontano dalla città" è un must watch. In soli dodici episodi, questa serie live action sudcoreana riesce nell'ardua impresa di ridefinire il concetto dell'ingenuità, elevandola da semplice cliché a vero e proprio stile e filosofia di vita. Una visione leggera, fluida e assolutamente priva di guizzi narrativi, che si regge in piedi su fondamenta drammaturgiche fatte rigorosamente di dolcezza, puerilità, vita spensierata e amnesie selettive.

Al centro della scena troviamo una coppia di protagonisti che sembrano aver saltato a piè pari la complessa fase dello sviluppo emotivo adolescenziale, perché sembra che non l'abbiano mai vissuto come se si fossero fermati all'età prepubere. La dinamica romantica si sviluppa per intero attraverso battibecchi continui, bronci ingiustificati e goffe ritirate, regalando allo spettatore uno spettacolo piuttosto singolare: due adulti per la prova del carbonio 14 che si comportano in modo infinitamente più infantile dei veri bambini presenti nel villaggio. Questi ultimi, di rimando, finiscono paradossalmente per assumere il ruolo di saggi mentori; piccoli filosofi pragmatici costretti a guardare dall'alto in basso i complessi inesistenti di due trentenni in cronica crisi ormonale mai iniziata o ritardata.

Il leit-motiv della trama – se così la si possa definire viste le difficoltà che manifesta per far avanzare la narrazione – è l'espediente più abusato della serialità romantica del far east: il fatidico, incancellabile incontro e frequentazione in età infantile. Da un lato abbiamo il protagonista maschile, affetto da una rimozione della memoria così radicale e surreale che nemmeno il peggior trauma cranico o lobotomia riuscirebbe a giustificare clinicamente.
Un vero e proprio mistero della memoria perduta: non ricorda nulla, non collega i puntini nemmeno di fronte all'ovvio, vivendo la sua permanenza rurale in una bolla di beata e insensata ignoranza e inconsapevolezza. Dall'altro lato c'è lei, unica custode di questo sacro Graal mnemonico. La sua ostinazione sia nel rimanere aggrappata a un ricordo d'infanzia sbiadito sia nel pervicacemente non rivelarlo al bel smemorato, genera un effetto contrastante e affascinante: se da una parte sfiora l'assurdo, dall'altra questa sua instancabile dedizione risulta quasi commovente, infondendo al personaggio una tenerezza donchisciottesca.
Il tutto con i soliti cliché del triangolo amoroso (con l'amico super comprensivo), dell'imprevisto del passato, degli incidenti salvifici, dei momenti di lavoro e condivisione nell'ambientazione bucolica dove la simpatica poliziotta "ficcanaso" fa tutto fuorché l'attività che ci si attenderebbe da un agente...

Dal punto di vista dei personaggi secondari, non è che la situazione tenda a migliorare. I due "promessi amanti" sono circondati da un contorno di macchiette in libera uscita randomica dopo l'apertura delle gabbie. Infatti, a fare da cornice a questo eterno stallo romantico c'è la comunità locale, un ecosistema popolato da personaggi secondari che sembrano evasi direttamente dal set di una commedia comico-demenziale di non eccelso livello. Siamo lontanissimi da profondità corale o realismo sociale che ci si potrebbe attendere dall'ambientazione campestre (spesso interpretata come positiva contrapposto al mondo artefatto e poco trasparente della città): qui ci troviamo di fronte a macchiette bidimensionali, pettegolezzi da sit-com caricaturale e gag telefonate che puntano alla risata facile. L'intero paese si trasforma rapidamente in un rumoroso teatrino dell'assurdo, dove l'invadenza più becera viene scambiata per calore umano. Ed è un peccato...

"L'amore lontano dalla città" si rivela esattamente per quello che è: un'opera permeata da un'ingenuità di fondo senza limiti, ideale per chi cerca una storia talmente priva di pretese e scossoni da scivolare nelle menti degli spettatori senza lasciare particolari emozioni. Si guarda, si sorride di fronte all'assurdità di questi adulti troppo cresciuti, e si tende a perdonare tutto, o quasi, cullati dalla rassicurante certezza che in questo bizzarro universo parallelo, per fortuna, ci sono dei bambini che provano ad aiutare i due protagonisti a mandare avanti la storia verso il telefonato lieto fine...