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SABATO 3 OTTOBRE 2026

Satomi Hakkenden



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Kirad

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
Durante la mia costante ricerca di titoli da visionare, ho deciso stavolta di guardare con attenzione nel mondo dei live action e ho trovato questo film, di cui molti parlavano bene. Dopo la visione posso considerarmi abbastanza soddisfatto.

"Satomi Hakkenden" è tratto da un romanzo del 1982 (Shin Satomi Hakkenden), che a sua volta riprendeva una saga molto popolare in Giappone (Nansō Satomi Hakkenden), scritta tra il 1814 e il 1842.
Il film può considerarsi un’avventura fantasy riletta in salsa Tokusatsu — visto il tipo di scontri e di effetti speciali — con alcuni tocchi horror.

La storia inizia subito con il massacro della famiglia della principessa Shizu, e direi che questo racchiude sia il principale pregio sia il principale difetto del film: l’inizio rapido fa entrare subito nell’azione, ma il non averci fatto conoscere la famiglia di Shizu, così da percepire la sua felicità distrutta, diminuisce il coinvolgimento emotivo.

Da questa strage parte una vera e propria cavalcata narrativa: la ricerca degli otto samurai da parte di Shizu si intreccia con la ricerca di lei da parte dei crudeli nemici guidati da Tamazusa.
In positivo c’è il ritmo frenetico degli eventi: scoperte, viaggi, duelli e battaglie rendono impossibile annoiarsi — e non è poco, vista la durata di oltre due ore.
Dall’altro lato, però, il film sacrifica troppo l’introspezione dei personaggi.

I cattivi risultano abbastanza odiosi e spietati da far sperare nella loro sconfitta, ma i buoni non comunicano nulla in termini di empatia: sono solo figure che devono fermare i cattivi, senza molto carisma.
Due di loro avrebbero sottotrame potenzialmente tragiche, ma sono sviluppate così poco da risultare superflue.
Tra i buoni, gli unici ad avere una vera introspezione sono Shizu e Shinbei: peccato che anche qui il rapporto tra i due, pur sviluppandosi, risulti comunque troppo poco approfondito.
Lo spettatore, più che tifare per loro, potrebbe chiedersi da dove nasca un legame così solido.

Anche la crudele regina avrebbe un minimo di introspezione, ma risulta poco influente: siamo di fronte ai classici cattivi “perché sì”.

Passando al lato tecnico, le scene di combattimento sono realizzate con buona perizia — anche se quelle notturne diventano a tratti confusionarie — contro soldati e mostri, con alcuni gustosi dettagli horror.
Altre scene trasmettono un discreto fascino fantasy.
C’è anche un po’ di fan service.

Le interpretazioni degli attori sono senza infamia e senza lode.
Gli effetti speciali, rivisti oggi, appaiono molto artigianali ma funzionano ancora.
Le musiche, orecchiabili, non puntano a creare un’atmosfera classica — più consona all’epoca della vicenda — ma guardano al genere pop e rock.

Per concludere, "Satomi Hakkenden" è un buon prodotto di genere che sa intrattenere davvero.
Purtroppo sviluppa il proprio materiale narrativo in maniera diseguale e, se avesse lavorato di più sulla parte “umana” della storia, sarebbe stato molto più efficace.