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alis89

Episodi visti: 6/6 --- Voto 7,5
Dopo essermi immersa nella lettura del romanzo The Ghost Bride – La Moglie Fantasma dell’autrice malese di origini cinesi Yangsze Choo ed esserne rimasta affascinata, sono stata ben felice di scoprire l’esistenza dell’omonimo live-action disponibile su Netflix.
The Ghost Bride è un drama taiwanese di sei episodi della durata di circa 50 minuti ciascuno.

La storia si svolge nella brulicante e colorata città di Malacca, in Malesia, alla fine dell’Ottocento: colonia britannica e importante crocevia commerciale, la città ospita diverse culture, tra cui quella cinese grazie ai numerosi immigrati giunti in questa terra in cerca di fortuna.

Gli affari della famiglia di Pan Li Lan, però, non vanno affatto bene: il padre è sull’orlo del fallimento della sua attività di spezie. La ricca madre di Lim Tian Ching sembra arrivare al momento giusto e propone a Li Lan di sposare suo figlio, matrimonio che aiuterebbe economicamente la famiglia Pan.
C’è solo un piccolo particolare: Tian Ching è morto.

Li Lan dovrebbe diventare una sposa fantasma. La pratica minghun può apparire insolita per noi occidentali, ma è un elemento rappresentato più volte nelle opere asiatiche, basti pensare al film taiwanese Marry My Dead Body, disponibile anche questo su Netflix.
Questo antico rituale cinese prevedeva di unire in matrimonio una persona viva con una defunta, o due persone defunte, affinché chi è morto non rimanga solo nel mondo dell’aldilà.

Come se non bastasse, Li Lan sembra essere più affascinata dal cugino di Tian Ching, Tian Bai.
Entrerà in gioco anche un’altra figura maschile: Er Lang, Guardiano Celeste che sta indagando sulla corruzione legata proprio a Tian Ching nel regno dell’aldilà.

C’è da fare subito una precisazione: non si può dire che questo drama non sia una buona serie, ma non si può nemmeno affermare che sia una buona trasposizione.
Le puntate scorrono piacevoli e si lasciano guardare, ma il romanzo non era semplice da adattare, sia a livello di budget che di effetti speciali; il risultato è ciò che temevo: un taglia e cuci non sempre riuscito.

Le differenze si notano fin dai primi minuti del primo episodio: molti personaggi sono rappresentati in modo molto diverso rispetto all’opera originale.
Ad esempio, il padre appare semplicemente come sfortunato e non come l’uomo che si è lasciato andare dopo la morte della moglie, rifugiandosi nei piaceri dell’oppio e segnato sul volto dalle cicatrici lasciate dal vaiolo, malattia che gli ha portato via la sua amata.

Ma non sono solo i protagonisti ad essere raffigurati in maniera differente: vengono cambiati anche alcuni fatti e il modo in cui si sono svolti, modificandone alcuni, aggiungendone altri e tagliandone altri ancora.
La figura di Isabella, fidanzata di Tian Bai, nel romanzo è solo accennata e non entra mai in scena: qui non solo acquista grande importanza, ma diventa una figura chiave che modifica la trama.

Il personaggio che ha deluso maggiormente le mie aspettative è Er Lang.
Nel romanzo è una figura affascinante, avvolta da un alone di mistero: non mostra mai il proprio volto e la sua identità viene svelata gradualmente.
Nella serie, invece, si mostra fin da subito senza il cappello che gli copriva il volto e si presenta immediatamente come Guardiano Celeste, privando il personaggio del fascino che lo circondava.
Tra l’altro, quando Er Lang mostrerà il suo volto nel libro verrà definito di una bellezza mozzafiato: senza nulla togliere al bravissimo Wu Kang Ren, straordinario nel ruolo, ma mi ero immaginata lineamenti più eterei.

Di contro, ho apprezzato il modo in cui è stato reso il personaggio di Li Lan: fresca, frizzante, giovane, ma al tempo stesso determinata. Huang Pei Jia è stata un’ottima scelta per interpretarla.

In conclusione, The Ghost Bride è un po’ un’occasione mancata.
Resta comunque una serie piacevole, ma il mio consiglio è quello di vedere prima la versione live-action e poi leggere il romanzo: in questo modo si riescono ad apprezzare entrambe le versioni senza che una penalizzi l’altra.
Io, invece, mi rifarò leggendo l’altro romanzo di Yangsze Choo, sempre edito in Italia per HarperCollins, La Tigre della Notte, che al momento non ha ancora ricevuto trasposizioni… o almeno, non per ora!