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Gald

Volumi letti: 1/1 --- Voto 9
“Quel giorno, per chissà quale capriccio dell’animo scesi una stazione prima di quella dove si trovava il mio ufficio.
Probabilmente fu colpa del tempo così piacevole. Deve essere per giornate come quella che si usa il termine “primaverile”. Comunque, mi venne voglia di sentirmi libero senza una ragione particolare.”

L’uomo che cammina è un manga ideato, scritto e disegnato dal celebre maestro Jiro Taniguchi, tra i più grandi (e particolari) mangaka del Sol Levante, tra l’altro recentemente morto a Tokyo nel febbraio del 2017.
L’opera, composta da diciassette storie suddivise in sei parti, venne pubblicata per la prima volta tra il 1990 e il 1991 sulla rivista Kōdansha, per poi essere raccolta in un unico volume.
L’opera arrivò in Italia, racchiusa in un pregiato volume, nel marzo del 1999 grazie alla casa editrice Planet Manga.


TRAMA
Parlare di trama per L’uomo che cammina potrebbe risultare un ossimoro proprio perché la trama, di per sé, non esiste. Ma essa non esiste non per mancanza o per incapacità dell’artista ma proprio per sua volontà: il messaggio che Jiro Taniguchi vuole trasmettere non ha bisogno di una trama che sarebbe, molto probabilmente, inutile e penalizzante per un’opera di questo tipo, la quale ha l’obbiettivo di far riflettere e pensare il lettore.
Sostanzialmente, se proprio vogliamo spendere due parole riguardo alla trama, nel manga vengono narrate le passeggiate, i momenti di riflessione e i sentimenti di un semplice uomo che passeggia da solo, o in compagnia del suo cane Tam, attraverso strade, vie e vicoli principalmente del paese in cui vive, una zona periferica di Tokyo.
Del protagonista sappiamo ben poco proprio perché sarebbe inutile sapere, per goderci fino in fondo il manga non è necessario interessarsi riguardo il nome, il lavoro, la vita, le passioni, l’età o la nazionalità dell’uomo. Esso è infatti un uomo con una personalità neutrale, non esprime quasi mai pareri: proprio attraverso questa costruzione del protagonista noi lettori riusciamo ad immergerci nel migliore dei modi nell’opera e nel mondo di Taniguchi.
Ciò che permette all’opera di elevarsi e camminare sta proprio nei particolari delle piccole cose che vediamo, e rivediamo, ogni giorno che, secondo l’autore, vanno osservate ed interpretare con occhi diversi, vanno gustate in quanto particolari simili ma unici.

DISEGNO
Punto forte dell’opera sono sicuramente i disegni.
In questo caso: Jiro Taniguchi, dal punto di vista della matita, o si ama o si odia.
Il tratto dei suoi disegni è molto realistico, molto originale e non modellato sugli schemi del disegno classico per manga sottomesso all’industria economia del fumetto. Inoltre, come l’autore stesso ha più volte sottolineato, il suo stile di disegno è stato molto influenzato nel corso della sua carriera dal fumetto occidentale, principalmente quello francese. Tutto ciò ha portato ad uno stile tutto suo, riconoscibile ad un primo sguardo.
I suoi disegni a parer mio sono di una complessità talmente perfetta che diventano semplici ad un primo sguardo. Sia per quanto riguarda i personaggi che per quanto riguarda gli sfondi, sono disegni molto curati che, a parer mio, non diventano mai pesanti e non stancano mai l’occhio del lettore che, anzi, trae da essi godimento.
Inoltre i disegni di Taniguchi hanno la particolarità di parlare, in quest’opera infatti i dialoghi sono ridotti ai minimi termini proprio perché sono i disegni stessi che raccontano le vicende.

EDIZIONE
In Italia, oggi, è possibile acquistare L’uomo che cammina in quattro diverse edizioni: quella classica citata sopra della Planet Manga, un’altra della Planet Manga facente parte della collana “Taniguchi Collection” e un’ulteriore, sempre della Planet Manga, inserita nella collana “Taniguchi Deluxe Collection”.
Un’ultima edizione, per la quale vorrei spendere qualche parola in più, è quella de La Gazzetta dello Sport, ovviamente realizzata in collaborazione con Planet Manga, che ha deciso in questo periodo di lanciare nelle edicole, a cadenza settimanale, trenta tra le più famose opere di Jiro Taniguchi al prezzo di soli 9,90€. Quest’ultima è un’edizione con copertina flessibile, senza sovraccoperta, con alette ai lati e con alcune pagine a colori. Personalmente ho avuto modo di leggere quest’opera proprio grazie a questa economica edizione che, sicuramente, non sarà pregiata tanto quanto le precedenti ma che in rapporto qualità/prezzo non ha nulla da invidiare alle altre.


Concludo confermando tutte le belle parole spese qui sopra. Sicuramente non una lettura facile o troppo spensierata, non siamo davanti a uno shounen dinamico e avvincente. Per leggere Taniguchi, in particolar modo questa serie di racconti, ci vuole uno certa concentrazione e voglia di mettersi in gioco.
L’uomo che cammina è a mio parere un manga bellissimo, fatto per chi ama riflettere, per chi ama i particolari e per chi ogni tanto ama prendere la propria vita e toglierla temporaneamente dalla frenesia tipica delle giornate lavorative e scolastiche, adattandola al tempo, alle stagioni e alle persone.
L’uomo che cammina è una poesia disegnata, tanto bella da essere trasformata in manga, un piccolo quadro che ti cattura facendoti girare le pagine lentamente, in modo da potersi soffermare il più possibile sui minimi particolari.
Jiro Taniguchi ama quindi soffermarsi sulle piccolezze che abbelliscono la nostra vita, senza le quali essa sarebbe più piatta.
In questa opera sono racchiuse le molte emozioni delle piccole cose che riescono a dare alla vita quella brillantezza naturale che la rende unica e, proprio in questo messaggio, danza il pensiero di Taniguchi.

pallino

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pallino

Volumi letti: 17/1 --- Voto 7
Questo fumetto ha due focus. Il primo e` il piacere di camminare. Parafraso quello che, se ricordo bene, disse il maestro in un programma tv: a lui piace molto camminare, fare lunghe passeggiate osservando, esplorando, assaporando i luoghi. La velocita` dell'uomo che cammina e` quella piu` opportuna per cogliere davvero la vita dei luoghi e delle persone; solo cosi` si possono notare certi dettagli che in auto, treno, bici, o altri mezzi piu` rapidi, sfuggono. Camminare e godersi il viaggio, senza fretta. Il secondo e` legato al primo, ed e` il piacere delle piccole cose, che ci arrivano proprio durante questo percorrere a piedi i luoghi. Ogni passeggiata diventa una piccola avventura, molto introspettiva, ma non solo. Un fatto banale, come la pioggia, una commissione, una sosta, un incontro, di per se` appunto banali, se vissuti appieno hanno una diversa prospettiva. Molti piccoli particolari poi, nella vita frenetica del terzo millennio sfuggono; la lenta esplorazione ci permette di riavvicinarci a questa parte della vita.
Certamente non posso trasmettere molto, a parole. Neanche il fumetto lo fa, i dialoghi sono ridotti all'osso, c'e` solo quanto serve.
A livello tecnico, tanta roba. Gli scenari sono tanto curati quanto i personaggi. Puo` stuccare il fatto che venga usato un tratto simile, oserei dire uguale, sia per personaggi che per gli elementi dello scenario, ad esempio gli alberi e le foglie. Questo da una parte confonde un po', non porta l'occhio del lettore subito al protagonista; d'altra parte penso sia intenzionale, di mettere tutto sullo stesso piano, anche a livello di significato, di importanza.


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GuardianTomberry

Volumi letti: 1/1 --- Voto 7
Disegnato nel 1990, L'Uomo che Cammina è un singolare albo di Jiro Taniguchi, autore famoso in tutto il mondo per molte sue opere tra cui questo discusso volume. La trama, se possiamo parlare di trama, narra il girovagare di un uomo, tale Yukichi Fukujima, per le più disparate ambientazioni quasi esclusivamente aperte presenti in una cittadina dell'entroterra giapponese. Una serie di brevi capitoli autoconclusivi in cui il "protagonista" si ritrova in varie condizioni spesso in solitaria ed in rari casi accompagnati dal suo cane, Neve, ritrovato per caso nella nuova casa.

Come accennato, le vicende si svolgono in una cittadina dell'entroterra, ma non mancherà anche la presenza di mare e montagna, comprese le vesti delle varie stagioni.

L'edizione che ho avuto a disposizione è la prima (Planet Manga), ancora in lire, sostituita in seguito da quella della collezione specifica dell'autore sempre targata Planet Manga di cui è stata già proposta una ristampa. Formato grande, assente la sovraccoperta e pagine a colori, carta bianca di buona qualità al costo oramai convertito in 7 euro circa.

Numerose sono state le critiche mosse verso questo lavoro, in generale ho trovato solo commenti esagerati in entrambe le direzioni, chi ne parla come un capolavoro, chi invece dice che "è solo un fumetto su un tizio che cammina senza meta". Per conto mio mi ritrovo praticamente nel mezzo, con un giudizio il più oggettivo possibile dove evidenzio pregi e difetti. L'Uomo che Cammina non tratta una storia specifica tant'è che il protagonista non ha nome fino al momento in cui, per via traversa, lo si legge su una busta in una tavola. L'Uomo che Cammina non apporta un testo utile a comprenderne il significato. L'Uomo che Cammina è un fumetto muto... ma perché dovrebbe "parlare"? Mi spiego, l'obiettivo di questo fumetto è proprio il contrario di quello che in genere si va a cercare ossia storie frenetiche, appassionanti, con sviluppo rapido e piene di colpi di scena (non per forza con atti di forza o violenza, ne shock visivi a livello di disegno o sentimentali, ecc..). L'uomo che Cammina insegna a guardare, a dare tempo, a darsi del tempo. I testi non sono necessari, le vicende che vengono narrate sono solo un pretesto di fondo inutile perché non è quello che l'autore vuole stimolare. Infatti il pregio maggiore di questo volume è il disegno, dettagliato come suo solito, ma in questo caso ancora più ricercato focalizzandosi su eventi comuni, ma valorizzati come a far intendere "guardate cosa offre un giro a piedi senza pensieri per la testa, guardate cosa vi circonda e che normalmente non riuscite ad apprezzare ed a cogliere nei ritmi frenetici che ci impone la società al giorno d'oggi". Questo è il fulcro dell'opera che può essere reputato banale, noioso, incomprensibile per il materialista di turno, ma che ha un significato profondo seppur semplice nel suo essere. Ora, è vero, con le ultime righe ho probabilmente spostato l'ago della bilancia verso lo status di ammiratore e di conseguenza nella schiera di chi lo considera un capolavoro, ma non è proprio così, L'Uomo che Cammina mostra anche difetti sia materiali che di concetto per esempio un lavoro del genere, senza le tavole a colori, a mio avviso perde moltissimo ed altrettanto se ne può dire sulla particolarità dell'opera proposta in una certa epoca e che da li in poi è risultata temporalmente sempre più in contrasto con lo status della società (ricollegandosi ai ritmi elevati citati poco fa), fattore che può rientrare nei difetti e che quindi può appunto rendere il volume non adatto a tutti, specie per chi non ha ancora sviluppato un'apertura mentale verso i fumetti di altri tempi.

Nel complesso è un'opera molto valida, non facile da masticare per la massa e soprattutto da comprendere appieno. per citare un'altra opera della stessa pasta, consiglio come lettura da affiancare "Gon: Jurassic Pest" di Masashi Tanaka, altro lavoro muto che differisce per due sostanziali caratteristiche (target di indirizzo e genere), ma che nell'ossatura riprende bene i concetti esposti da Taniguchi.


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GianniGreed

Volumi letti: 1/1 --- Voto 4
Quando si leggono manga da diversi anni, ci sono alcuni nomi di autori che continuano a rimbombarti sempre intorno, e quello di Jiro Taniguchi è uno di questi. Considerato da critica e addetti ai lavori, ma anche da moltissimi lettori, uno dei massimi esponenti del fumetto giapponese, Taniguchi è uno di quegli autori le cui opere vengono considerate letture indispensabili nel curriculum di qualunque lettore. Al pari ad esempio di Miyazaki con l'animazione, è uno dei cosiddetti "mostri sacri", di quelli che se non lo conosci non puoi definirti un vero appassionato e che se non ti è piaciuto è colpa tua che non l'hai capito. Ovviamente c'è anche a chi però i suoi manga non comunicano assolutamente nulla.
Avvicinarsi per la prima volta a un opera di tale autore è difficile, perché i pareri che la circondano sono appunto molto contrastanti e il rischio di farsi alte aspettative che potrebbero rimanere deluse è concreto.
Ho cercato di mettere tutto questo da parte, ed è con la neutralità massima che mi è stata possibile che ho letto il volume in questione.

"L'uomo che cammina" è un manga che ha per protagonista un uomo che non fa assolutamente nulla se non andare appunto in giro per la sua città. Torna a casa dal lavoro, va a fare compere, vede gente e posti. Presta sempre tanta attenzione ai dettagli e a tutto ciò che lo circonda.
Di lui non sapremo molto, nemmeno il nome, tranne che forse è sposato, o convive con la sua fidanzata/moglie, e che ad un certo punto decide di adottare un cane abbandonato.
Ogni tanto fa qualcosa di strano, tipo mettersi a seguire un signore anziano per vedere dove va, oppure un'altra volta si intrufola di notte in una scuola per fare il bagno nudo in piscina, ma per il resto, sembra condurre una vita assolutamente tranquilla.

All'apparenza "L'uomo che cammina" sembra un manga vuoto e privo di contenuti. Sfogliandolo velocemente ci si può accorgere che le pagine sono quasi del tutto prive di testo, e che sono moltissime quelle che presentano solo paesaggi e dettagli dei luoghi che il nostro uomo che cammina si trova ad attraversare.
La lettura del volume dunque, è cosa veloce, qualcosa come circa dieci minuti.
Tuttavia, la durata della lettura, come sempre del resto, ma ancora di più in questo caso è soggettiva. Un lettore che "legge" e basta, ci metterà dieci minuti e sarà arrivato alla fine, mentre un lettore che presta attenzione a tutte le vignette ce ne può mettere anche il doppio o più.
Come metafora si può dire che la lettura è esattamente come una passeggiata. Ogni persona ci impiega il suo tempo: qualcuno per andare dal punto A al punto B ci metterà dieci minuti impiegando la strada più breve, qualcun altro ne impiegherà di più perché magari proverà a passare per una via che non aveva mai fatto, e qualcun altro si fermerà a parlare con qualcuno o ad aiutare un gruppo di bambini a recuperare un pallone finito su un albero…
Dipende da che tipo di persona è il lettore.
Io non sono uno che cammina, io corro…

Mai come in questo caso, la sensibilità personale può fare la differenza nella lettura di un fumetto.
Sono sicuro che chi vive una vita frenetica, sempre di corsa e con la testa piena di pensieri, leggerà "L'uomo che cammina" in quei già detti dieci minuti, senza prestare attenzione alle tante piccole vignette apparentemente "vuote" ma che invece sono piene di significato. Al contrario, chi invece si comporta per natura allo stesso modo del protagonista del fumetto, riuscirà ad immergersi nelle atmosfere e troverà una lettura gradevole e serena, capace di dare davvero la sensazione di una piacevole passeggiata in una bella giornata di sole.

Per quel che riguarda l'arte di Taniguchi, i suoi disegni fanno esattamente quello che devono fare, cioè comunicare al lettore quello che prova il protagonista. Ci riescono abbastanza bene, e ancora di più riescono a rimandare le sensazioni di calma e serenità della piccola città in cui vive, con disegni che sembrano piccoli quadri.

Dunque, ho letto il manga due volte, e la seconda volta non è servita a molto, cioè non mi ha fatto cambiare il parere che avevo dopo la prima lettura. Io per l'appunto, la prima volta ci ho messo sì e no un quarto d'ora per arrivare all'ultima pagina, e questo prestando secondo me la giusta attenzione a tutti i particolari.
Alla seconda lettura ho ridotto la velocità, o almeno così credevo, ma alla fine ci ho messo lo stesso tempo.
Alcuni capitoli li ho capiti, altri li ho trovati velati di una certa malinconia, mentre di altri non ho proprio capito il senso.
Della lettura in verità, mi è rimasto poco. Sarà perché anche io sono sempre di corsa e presto poca attenzione a quello che mi circonda, ma a me "L'uomo che cammina" è sembrato un fumetto con tante vignette ben disegnate di paesaggi, ma poco contenuto emotivo. Non vi ho trovato purtroppo nulla di così emozionante, ma al contrario ho pensato che l'anonimo protagonista viva una vita davvero noiosa. E' ben disegnato, quello sì, ma oltre quello c'è davvero poco altro.
E' stato il primo manga che ho letto di Taniguchi e perciò, nonostante non mi sia piaciuto, non mi farò un parere negativo sul suo autore, ma per il volume in sé decisamente non riesco ad avere un parere positivo.


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giacgiac

Volumi letti: 1/1 --- Voto 8
Per entrare nel mondo di Jiro Taniguchi ci sono alcune tappe "obbligatorie" che il lettore deve attraversare per comprendere e godere appieno dell'arte di questo autore; ebbene, "L'uomo che cammina" è una di queste. Edito nel lontano 1990 in madrepatria, a livello puramente stilistico presenta una caratteristica diversa dai lavori di Taniguchi di quel periodo, cosa di cui ci si può rendere conto appena si prende in mano il volume, ossia la presenza di dialoghi è assai ridotta - e a suo tempo arriviamo a spiegarne il motivo. Lo stile di disegno è davvero eccellente, Taniguchi riesce a trasmettere, grazie a tavole rifinite in maniera quasi maniacale, l'atmosfera della città rappresentata e in questo modo a calare il lettore proprio in mezzo alla scena. La "trama" - se così si può chiamare - dell'opera si articola in diciassette mini episodi narranti altrettante avventure urbane di Yukichi Fukujima, l'uomo che cammina appunto; ciò che funge da filo conduttore di queste storie è l'unica attività che il protagonista sembra svolgere, cioè camminare. Ma non è un camminare frenetico o una sorta di sport, affatto! È ciò che Baudelaire in "Spleen di Parigi" ha definito "flânerie", ossia il camminare pacatamente per le vie della città, senza altro scopo che ammirare e contemplare la quotidianità e semplicità che la città può offrire. Da qui si può evincere il carattere puramente contemplativo e riflessivo che l'opera assume fin dalle prime pagine, e sempre qui si spiega la scelta del mangaka di ridurre all'osso i dialoghi e annullare le didascalie; il lettore deve godere degli stessi paesaggi e delle stesse vedute dell'uomo che cammina, sviluppando una muta empatia con il protagonista, grosso punto di forza del fumetto, a mio giudizio. Questa caratteristica si rivela però un'arma a doppio taglio, perché se da un lato certi capitoli riescono a far sbocciare nel lettore esattamente le sensazioni che Taniguchi vuole imprimere nelle proprie tavole, altri episodi della vita di Yukichi risultano come piatti, a tratti noiosi, o in ogni caso non emozionanti. Purtroppo "L'uomo che cammina" si rivela essere un'opera eterogenea da questo punto di vista, un momento ti fa sembrare di avere tra le mani un capolavoro e il momento dopo un'opera "solo" discreta, motivo per cui non riesco ad assegnare all'opera più di otto, sebbene gli stia un po' stretto. C'è anche da dire che non è un fumetto per tutti, ma se scontro e azione non sono per voi elementi fondamentali e siete disposti a rallentare un attimo e fermarvi a riflettere, allora potrete trovare in quest'opera qualcosa di pienamente godibile.


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The Narutimate Hero

Volumi letti: 1/1 --- Voto 8
Difficile da descrivere appieno, ciò che questo manga trasmette.
Jiro Taniguchi si tuffa di petto nel quotidiano di qualunque persona a questo mondo che ami fare delle passeggiate, e decide di privarsi di più d'un elemento fondamentale del fumetto per farlo: la trama, o più che altro la narrazione, e i dialoghi.
Questi elementi sono presenti in forma men che minimale, perché non è certo a narrare verbalmente una qualche vicenda che punta L'Uomo che Cammina, ma a comunicare sottilmente col lettore, realizzando mille piccoli affreschi su mille piccoli dettagli che s'incontrano ogni giorno se si è dei fervidi camminatori.

Per mezzo di un tratto adulto, realistico ed incredibilmente dettagliato l'autore, capitolo dopo capitolo, mette in scena tanti pezzi di puzzle di vita comune di un uomo comune, status necessario per poter raggiungere quante più persone possibile, e lo fa, come detto, nel silenzio di dialoghi assenti, perché un camminatore non parla, ma ascolta le sinfonie sconnesse del mondo, fatte di cinguettii aggraziati e di ruggiti di motore, di frasi e discorsi impastati tra loro fino ad essere indistinguibili e di sussurri del vento tra le fronde degli alberi.
O, nei giorni dell'era moderna, al massimo ascolta la musica che, sì, lo taglia fuori dal mondo, ma al contempo è comunque qualcosa d'interiore, perché la musica la sente solo lui e rispecchia i suoi gusti e di conseguenza la sua anima, parla solo a lui come la voce del cuore e dei pensieri.

Silenziosamente, il manga ci lancerà continui segnali sotto forma di ricche vignette, accenni alle esperienze comuni ad ogni camminatore di qualunque età: dal rapporto col cielo, malandrino messaggero meteorologico mai completamente affidabile, necessariamente oggetto di rapide occhiate prima d'ogni spedizione, ai fugaci incontri con gli inevitabili gruppetti, più o meno folti, di gatti ora sospettosi, ora terrorizzati ora più affettuosi, al piacere della "scoperta" nata da un azzardo, un cambio di "rotta" che tinge un percorso abituale di colori completamente nuovi semplicemente svoltando un po' prima, alle interazioni con le altre persone che con noi condividono strade, stradine e sentieri, sia che si tratti di qualcuno bisognoso di un'indicazione, sia che si tratti di un "rivale di camminata" più o meno involontario, che ci sorpassa e viene da noi sorpassato più volte (quante volte capita d'incrociare ripetutamente una persona, al punto da riconoscerla al primo sguardo all'ennesimo sorpasso?), al rapporto con la natura e i suoi agenti, come il profumo di fiori e alberi, gli animali selvatici che in base al livello di "rarità" causano in noi sempre maggiori sussulti quando vengono avvistati e riconosciuti durante una loro "apparizione a sorpresa" sul nostro percorso, o come lo stesso terreno, ora ricoperto di morbide foglie ora seriosamente color grigio scuro del cemento, ora affidabile ora facilmente "inciampevole".
C'è spazio anche per il rapporto con la temperatura esterna, che passa dall'opprimente calura estiva che rende ogni percorso una difficile annaspata nell'aria al gelido inverno che pungola la pelle con innocui spilli.

L'Uomo che Cammina è, agli occhi di un camminatore, come un album dei ricordi, ma non quelli "miliari" della nostra esistenza, i ricordi silenziosi di tutti i giorni, che passano e se ne vanno come pioggia nel mare della nostra vita, non fotografati ma tratteggiati con dettaglio maniacale dalla sapiente mano dell'autore, rendendo tutto questo forse ancor più spettacolare e intimo, perché anche se non abbiamo visitato mai i luoghi descritti dal volume, anche se non siamo nemmeno mai stati nella stessa nazione del protagonista, siamo lì, siamo noi, questa e quell'altra cosa sono successe a noi così come accadono a lui, e tutto ciò è diretto ed efficace anche e soprattutto grazie alle capacità di regia e disegno del maestro.
Qui si trova il suo più grande pregio, quello d'essere incredibilmente "azzeccato" e comprensivo a livello umano, di saper tingere perfettamente lo straordinario ordinario di un uomo che ama fare lunghe passeggiate, ma questo è, purtroppo, anche il suo più grande limite.
L'Uomo che Cammina sussurra all'orecchio del lettore "camminatore" frasi che conosce bene, e che lo rendono felice per essere "compreso" o semplicemente perché gli viene comunicato qualcosa a cui è avvezzo e che ama, ma allo stesso tempo, ad un lettore non avvezzo a lunghe camminate o che non abbia mai fatto particolarmente caso a quel che succede intorno a lui sembrerà solo una lunga sequela di vignette ben disegnate nel silenzio più totale, che possono trasmettergli poco o nulla, a parte la piacevolezza estetica, e questo non è e non può essere considerato un limite del lettore, ma dell'opera.
Limite inevitabile e in un certo senso voluto, perché sbilanciandosi troppo nella comunicazione empatica con un certo tipo di pubblico ci si gioca automaticamente tutti gli altri, ma evidentemente L'Uomo che Cammina vuole essere così, tacito complice di momenti semplici e dorati della vita di tutti i giorni di chi ama fare lunghe passeggiate all'aperto, ha un target preciso ed un obiettivo preciso, e centra entrambi in pieno, risultando però insapore a chiunque non faccia parte della cerchia a cui ha voluto parlare Taniguchi.

Rimane il fatto che L'Uomo che Cammina è un'opera sublime per chi può comprenderla (non perché siano necessari un certo gusto, un certo livello di conoscenza o cultura o una certa esperienza, ma perché lui per primo si pone dei limiti rendendosi comprensibile appieno solo ad una certa categoria di persone), vellutata come il vento primaverile e calda come il tepore dei primi cappotti appena l'inverno comincia a far capolino dietro le foglie gialle.
Non per tutti e non per élitismo, ma memorabile per chi può comprendere quello che l'autore comunica in silenzio, con le sue splendide vignette.


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Evangelion0189

Volumi letti: 1/1 --- Voto 4
Intrigato dall'idea di leggere una storia con pochissimi dialoghi, mi sono fiondato su L'uomo che cammina, scritto e disegnato dall'acclamato maestro del fumetto Jiro Taniguchi. L'edizione, per un periodo piuttosto rara da trovare, costa poco più di 10 € ed è a cura della Planet Manga. Nonostante sia un grande estimatore di Taniguchi non posso nascondere di provare un notevole disappunto per quest'opera: sebbene sia perfettamente in linea con lo spirito di molti altri suoi lavori, L'uomo che cammina mi ha annoiato profondamente. Ma chi è l'uomo che cammina?

Esattamente ciò che suggerisce il titolo. Yukichi Fukujima è infatti un vero e proprio flâneur che trascorre le sue giornate andando in giro e imbattendosi di volta in volta in persone, animali ed esperienze sempre diverse: un giorno discute amabilmente con un appassionato di birdwatching, un altro si arrampica su un albero godendo della natura che lo circonda, un altro ancora torna a casa e scopre che la sua compagna ha deciso di adottare un cane, un altro ancora va a farsi una nuotata alle terme, un altro infine gli si rompono gli occhiali a causa di alcuni ragazzini discoli. Punto. È quasi superfluo aggiungere che il tutto sia, per ovvi motivi, intriso di un poetico significato "contemplativo", ma se in determinati contesti personalmente vado pazzo per cose del genere, in questo caso ho solo provato noia e frustrazione. Va bene la contemplazione, ma qui siamo di fronte a dei semplici quadri senza alcun nesso tra loro. Non che ci sia nulla di male in ciò, eppure... Non riesco a scrollarmi di dosso la cocente e crescente delusione man mano che voltavo una pagina dopo l'altra.

L'edizione italiana si attesta su ottimi livelli: la carta è bianchissima e la copertina è un po' più spessa e ruvida in modo piacevole al tatto. Il disegno del maestro come sempre è eccellente, eppure tutto ciò non basta a migliorare la mia valutazione. Un po' mi dispiace dare un voto così basso al maestro Taniguchi, ma quando è troppo è troppo. Non lo consiglierei nemmeno agli amanti delle opere decisamente di nicchia.


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SteSteSte

Volumi letti: 1/1 --- Voto 6
Il passo più lungo della gamba.
E' ciò che dovrebbe fare il protagonista di quest'opera, ma in questo caso stiamo parlando dell'autore, che ci propone questo volume diviso in diciasette episodi autoconclusivi. Un volume sicuramente ben pensato, ma a mio avviso mal realizzato. Sfogliandone le pagine e apprestandomi all'acquisto, le speranze che nutrivo non erano poche, anzi. Stregato dall'incipit di Marco Lupoi mi dico: è proprio ciò che fa per me. Peccato che a fine pasto, la pietanza non sia del tutto digeribile.

La trama è trascurabile poichè sostanzialmente priva di elementi fondamentali. La storia, o meglio le storie, narrano le passeggiate di quest'uomo, descrivendo splendidamente i singoli eventi con immagini nitide e dettagliate, in pieno stile Taniguchi. Inutile fare esempi: si parla di vita quotidiana e in quanto non ci si può aspettare vicende avvincenti, divertenti o particolarmente elaborate. Il nostro protagonista senza nome, durante le sue sgambettate, si ferma a osservare un panorama, si intrufola di straforo in una piscina, schiaccia un pisolino sotto un albero, altrimenti lo scala e ci si avvinghia come una pantera. Per una persona come me (e come penso per qualsiasi amante di Taniguchi e relativi ambienti naturali), gli ingredienti ci sono tutti e le emozioni non possono che essere assicurate. Qualcosa però non va e a mio avviso il problema è legato al protagonista stesso. Non ho vissuto le sue emozioni. Non ho condiviso i suoi stati d'animo perchè probabilmente, anzi, certamente, non sono come lui. L'uomo che cammina è una persona che di buono ha propositi e sentimenti, ma è fin troppo surreale. Non accenna a nessun tipo di comune reazione umana, come la rabbia, la tristezza o la malinconia. Al contrario, è estremamente sensibile e riesce a stupirsi delle più piccole cose. Insomma.. mi è parso quasi un bambino. Probabilmente potrà sembrare stupido o incomprensibile a chi non ha sfogliato le pagine di questo manga, ma credo che chiunque l'abbia assaggiato, non possa dissentire totalmente circa queste considerazioni.

Graficamente parlando? Beh, credo che questo paragrafo sia interamente saltabile e non solo nel caso de "L'uomo che cammina", poichè Taniguchi parla con le immagini e questo lo sa fare benissimo. La cura nei dettagli dei paesaggi e delle espressioni è estrema.. quasi maniacale. La sua penna ricalca ogni istante per dargli maggior spessore. Ogni vignetta è un messaggio. Non ha bisogno di sceneggiature che rendano giustizia ai suoi sapienti ricami su carta.

L'edizione della Panini è davvero sublime, capace di soddisfare almeno due dei cinque sensi. Esteticamente parlando è ottima per l'esposizione: fine e pregiata. Al tatto, la carta ruvida della copertina regala un'ottima esperienza nel tenerlo fra le mani.
Il prezzo è salato, come sempre e sicuramente non commisurato alla dimensione dell'opera, sia qualitativamente che quantitativamente parlando.

In definitiva, Jiro ci regala un personaggio che non ho amato, ma a cui ho invidiato passeggiate e riflessioni di fronte ai tramonti. Resta il rammarico, ma rimane viva l'ammirazione. Anche i migliori sbagliano e ogni tanto bisogna saperlo perdonare. Tuttavia schifo non fa, quindi lo mandiamo a casa con una sufficienza scarsa.


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abcb

Volumi letti: 1/1 --- Voto 9
Sono un pò invidioso.
Sì, invidioso ti quel tizio strano che cammina spensierato con un sorriso ebete stampato in faccia.
Invidioso della spensieratezza, serenità e spontaneità quotidiana che manifesta. Certo è un sentimento passeggero e positivo in quando quello che ho provato maggiormente durante e dopo la lettura di questo volume autoconclusivo del maestro Taniguchi è stato un grande senso di pace e leggerezza.
Sono reduce da una impegnativa scadenza professionale che mi ha praticamente fatto perdere una splendida stagione qual'è l'autunno, e leggere l'uomo che cammina è stato bellissimo! Tante cose che il protagonista fa, alcune delle quali senza senso come il correre su per le scale esterne di un condominio, sono quelle piccole cose, pensieri, idee istantanee di compiere azioni (innocue) che possono tranquillamente venire in mente ai più ma che praticamente nessuno mette in pratica. Una sciocchezza penserà qualcuno, una manifestazione di spontaneità, leggerezza e semplicità penso io. Leggere, anzi sfogliare ed osservare questo manga, spesso povero di dialoghi, mi ha trasmesso una profonda serenità, contestuale alla consapevolezza che troppo spesso i ritmi della vita non sono a misura di uomo ma imperniati essenzialmente sull'aspetto quantitativo e produttivo. Bisogna godere maggiormente del mondo che ci circonda, scuotendosi via di dosso quella frenesia che ci circonda. … o almeno è opportuno ricordarlo e provare a mettere in pratica questa semplice ma utile buona norma di vita. Io vivo in campagna, se tale può essere chiamata quella prolungata periferia che è la pianura padana (...altro che paesaggio rurale!), ma nonostante ciò i ritmi sono frenetici. Però, come ci dimostra l'uomo che cammina, non è il solo contesto ambientale, più o meno antropico, a fare pendere la bilancia verso un atteggiamento di maggiore consapevolezza rispetto a noi stessi ed a quanto ci circonda, ma, prima di tutto, l'apertura interiore, intima e personale.
Taniguchi sensei è estremamente abile nel trasmettere sensazioni ed emozioni solo attraverso i suoi meravigliosi disegni, chiari, dettagliati ma eccezionalmente puliti e sobri, lontani dallo stile bello ma pesante utilizzato da quei mangaka che usano (a volte abusano) abbondantemente i retini.
Comprendo che un'opera come l'uomo che cammina non sia adatta a tutti, del resto questo è un "limite" in parte generalizzato del maestro Taniguchi, autore internazionale ma di nicchia per il carattere estremamente intimista e nostalgico che permea la maggioranza delle sue opere.
In conclusione un manga, anzi, romanzo a fumetti, che non posso consigliare a tutti, ma che suggerisco caldamente come "libro da comodino" (termine antico? eheh, io sono diversamente giovane) a tutti coloro che si ritrovano spesso a rincorrere l'orologio, i mezzi di trasporto, il collega, etc. Mostrandoci il comportamento atipico (certamente esagerato o quantomeno fuori dalle righe) del protagonista, Taniguchi ci suggerisce di evitare di cadere in comportamenti velocizzati di routine che rendano tutto eccessivamente scontato o banale.
L'uomo che cammina non si limita a vedere, cioè ad utilizzare il primo "livello" della vista, ma guarda e fissa quello lo circonda, imprimendo situazioni, cose, persone ed animali nella propria mente. Questo fà di lui un attento osservatore.
L'invito dell'autore a camminare (cosa che fa sempre bene, tra l'altro) osservando in profondità quello che ci circonda per potere gustare appieno la vita, fatta in maggior parte di cose semplici e quotidiane che comunque possono diventare esperienze interessanti se non meravigliose, é esplicito, e secondo me è un ottimo suggerimento.

... alla fine di questa piccola recensione, ripensando all'innominato uomo che cammina, anche sulla mia faccia è spuntato un sorriso un pò ebete ... e non credo sia un male.


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AkemiMas

Volumi letti: 1/1 --- Voto 9
"L'uomo che cammina" può sembrare a coloro che non si sono mai avvicinati a Taniguchi un volume assolutamente noioso. Un volume inutile, privo di eventi. Tuttavia, si sta parlando del sensei Taniguchi. Che in ogni sua opera ci mette di fronte a qualcosa. Ed in questa non è da meno.
La trama si basa su un uomo che cammina. Sì, esatto, cammina. Muove i piedi percorrendo le strade di una normalissima città, scrutando tutto l'ambiente circostante. Si imbatte in uccelli di vario tipo, alti palazzi, anziane signore che hanno perso la strada, bambini che fanno volare aeroplani. Tutte cose normalissime, ma che per lui acquisiscono una bellezza speciale. Perché la trama in questo manga (o meglio, romanzo) non esiste. Vi è solo un uomo che vive. Perché di vivere si tratta! Godersi ogni secondo, ogni attimo della propria vita senza aver paura della società. Diventare un tutt'uno con gli elementi, con la gente. Questo è vivere! E Taniguchi ce lo fa chiaramente capire in questo ennesimo capolavoro.


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Kabutomaru

Volumi letti: 1/1 --- Voto 4
Stancatomi dei soliti manga shonen, decisi che era tempo di elevare le mie letture e fiondarmi sul fumetto d'autore, che è soggetto ad interessanti esperimenti e storie abbastanza insolite, in virtù del fatto che è destinato ad una ristretta cerchia di appassionati. Non trovai miglior occasione che fiondarmi sulla collana Taniguchi Collection dedicata alle riedizione delle opere dell'autore esaurite oramai da tempo. Il primo titolo che Planet Manga riproponeva, era "L'uomo che cammina", 17 storie autoconclusive raccolte in un volume unico da 142 pagine in bianco e nero e copertina cartonata spessa, insomma un bel vedere in libreria.

Il manga si basa su una serie di passeggiate fatte dal nostro protagonista (di cui non sappiamo il nome, e quindi potrebbe identificarsi con ognuno di noi) per sfuggire dall'alienazione della caotica società giapponese e ritagliarsi un po' di tempo libero per se stesso. Durante queste 17 passeggiate, vedremo quest'uomo portare a spasso il cane, trasportare roba, dormire all'ombra di un ciliegio, riposarsi dal caldo asfissiante, fare un bagno furtivo etc… L'uomo si focalizza sull'ambiente che lo circonda ( da notare la sua passione per l'architetto statunitense Frank Llyod Whright, maestro dell'architettura organica), il quale con il suo silenzio assoluto, gli permette focalizzarsi sulla realtà e di assaporare le più piccole cosa della vita e della natura, tipo il fruscio del vento, l'alba, il battito d'ali degli uccelli etc… tutto immerso in un atmosfera tranquilla e rilassata adatta per cogliere questo perpetuo Carpe Diem da parte del protagonista. Il problema del manga è proprio questo, un silenzio assoluto (i dialoghi saranno si e no il 10% dell'opera), legato ad una non trama. Sono d'accordo che nella vita normale non è che succedano cose eclatanti, però un quid Taniguchi avrebbe dovuto inserirlo per rendere interessante la lettura e stimolare l'attenzione del lettore (come fa Kozue Amano in Aria, manga che tratta le stesse tematiche), il quale purtroppo non riesce ad assaporare la poesia che l'autore avrebbe voluto comunicare. Insomma uno dei peggiori manga di Taniguchi, nell'opera non c'è nulla di poetico, gli unici sentimenti suscitati sono noia e indifferenza. Tutti coloro che esaltano quest'opera si appellano alle magiche atmosfere e alla poetica dell'autore uscendosene con argomentazioni flebili e facilmente smontabili.

Il disegno di Taniguchi, è quanto più di originale possa esserci nel panorama manga, poiché l'autore si rifà ai canoni occidentali ed il disegno risulta pienamente realistico. I paesaggi sono realistici, ricchi di dettagli e studiati minuziosamente, le tavole sono molto pulite e vaste, tanto da far perdere il lettore nelle pagine dell'opera.

Comunque consiglio il manga solamente a coloro che hanno tanta sensibilità (parole pronunciate da Taniguchi stesso alla conferenza del Lucca Comics proprio riguardo tale manga) e gradiscono il genere dello slice of life, poiché data la struttura atipica dell'opera, i pareri a seconda dello stato d'animo di ogni individuo possono essere positivi o negativi. Se volete avvicinarvi all'autore, io vi consiglio altre sue opere di levatura ben superiore come "Al Tempo di papà" oppure "Quartieri lontani", che risulteranno meno ostiche e molto più gradevoli ad un novizio lettore di Taniguchi.

hallymay

Volumi letti: 1/1 --- Voto 2
Va bene, adesso basta, non posso continuare così. Devo elevarmi come lettrice e spettatrice, non posso andare avanti leggendo e vedendo storie con scolarette in microgonna e divisa - guarda caso - sempre lacerata sulla loro quinta di reggiseno che salvano il Giappone da un'invasione aliena in maniere che non prevedono la minima plausibilità. Con Gourmet è andata male, ancora mi chiedo disperata come sia possibile che non mi sia potuta piacere la storia di un uomo che va in giro per ristoranti. Con L'Uomo che Cammina però andrà meglio, sento già l'odore di capolavoro: insomma chi non resterebbe stregato dalla storia di un uomo che passeggia e basta? Questa recensione sarà dunque la cronaca appassionata ed appassionante del mio viaggio mentale nel capolavorissimo di Taniguchi.

Ore 14:00 di un qualunque sabato
Ecco tra le mie indegne mani il volumetto della Planet Manga. Lo apro e inizio a immergermi nella poetica poesia di un uomo che cammina e guarda il paesaggio, ah che trama appassionante...

Ore 14:30
L'uomo sta ancora camminando e guardando paesaggi. No vabbè, ma ho preso il caffè, mi tengo bella vigile che se magari arriva la poesia e mi scappa mentre mi addormento poi va a finire che non mi piace. Ce la posso fare, me la sento.

Ore 15:30
"Sammy Sweethearth sta ancora appresso a Ronnie? Ma che noia questi due, sono la cosa più insopportabile di Jersey Shore, io darei più spazio a Deena e Snookie! Come dici? Ah sì, ok ci sentiamo per domani ok? Ciao!"
Cosa stavo facendo? Ah, stavo leggendo L'Uomo che Cammina, che mi devo elevare. Ok, piccola distrazione di un'ora, adesso ricomincio da dov'ero rimasta a pagina... pagina... pagina 5! Dai che ce la faccio!

Ore 17:00
L'Uomo sta ancora camminando e godendosi il paesaggio, ma adesso arriva la poesia e me la godo tutta. No, smettetela, non è vero che io aspetto solo che arrivi la scolaretta con la microgonna e la divisa lacerata sulla sua quinta di reggiseno e prenda in ostaggio l'uomo che cammina dopo una rapina per scappare insieme a Tijuana.

Ore 21:00
Vabbè pausa dai miei sacri intenti di elevatura intellettuale che c'è Italia's Got Talent, continuo dopo L'Uomo che Cammina, giuro.

Ore 00:00
Momento, mi guardo la mail e poi prometto che ricomincio... Uh, ma ho finito di scaricare un anime con una scolaretta in microgonna e la divisa lacerata sulla quinta di reggiseno che deve salvare il mondo e la sua scuola dall'invasione degli alieni, degli zombie e della yakuza, devo vederlo subitissimo!

Ok, alla fine la lettura ha preso molto più tempo, ma ormai il giudizio è inappellabile: non c'è speranza. No io non sono degna di queste opere poeticissime che trovano la minimale bellezza del mangiare, camminare per strada, pagare il canone RAI in tabaccheria e posteggiare in centro in tempo di saldi. E non mi devo nemmeno dispiacere se le case editrici rifiutano in massa il mio personale slice of life, "L'Uomo che si libera", dramma sulla storia di un uomo che lotta disperatamente contro il male oscuro della stitichezza e alla fine, eroico, trionfa sulle difficoltà. Perché io non instillare la poesia come sa fare Taniguchi, io a leggere l'appassionantissima storia di un uomo che cammina e basta mi abbiocco e buonanotte.
Perdonate se metto questo due, lo faccio con le gote rosse di vergogna e se qualcuno mi chiederà "ma perché hai messo tre a Gourmet allora?" io mi limito a rispondere "perché almeno lì se magna!"
Però dai, almeno è disegnato bene.


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Tormi

Volumi letti: 1/1 --- Voto 7
L'uomo che cammina è un seinen scritto (si fa per dire) e disegnato da Jiro Taniguchi. È stato pubblicato in Italia dalla Planet Manga, per la seconda volta, nella collana Tanigichi collection, è un volume unico.

La storia narra le vicende di Frank Lloyd Wright, un appassionato di ambiente e di architettura che, nel tempo libero, ama passeggiare vagando per la città in una spensierata tranquillità. Infatti tutta l'opera descrive diciassette passeggiate che il protagonista compie.
L'uomo che cammina in sé è un'opera davvero di basso livello per la narrazione e la monotonia delle situazioni che il personaggio vive, sempre uguale e sempre scontate. Ciò che trasforma questo manga da una noiosa schifezza ed una buonissima opera sono le strabilianti tavole del maestro Taniguchi che, con le sue spettacolari ambientazioni, riesce davvero a tranquillizzare il lettore facendolo trovare in una nuova dimensione colma di serenità e ricca del piacere per la piccole cose come una conchiglia, un cane o un'arrampicata su un albero...

4 alla storia perché in fondo non c'è storia, non c'è linearità ed è il tutto ripetitivo e scontato.
10 al disegno, come ho detto precedentemente davvero spettacolare, ambientazione stupende e particolareggiate al massimo, retini perfetti, tratti molto delicati e piacevoli, davvero al livello del blasone che ha il maestro.
8 all'edizione Planet Manga perché, come in tutte le altre opere della Taniguchi Collection, il prodotto è quasi perfetto dal punto di vista della carta, molto spessa e lucente, e della brossatura, ma non riesco a capire il prezzo, davvero troppo esagerato.
7 alla copertina perché si poteva fare molto meglio in quanto non rende al massimo il contenuto dell'opera e a mio vedere è davvero troppo scontata.

Voto globale: 7+
Opera consigliatissima agli amanti dei manga di Taniguchi e agli amanti dei manga tranquilli, piacevi e rilassanti, a tutti gli altri sconsiglio quest'opera, perché chi non riesce a godersi appieno le tavole e le rappresentazioni grafiche dell'autore rischia sicuramente di annoiarsi.


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Matteo91

Volumi letti: 1/1 --- Voto 9
Sono molti i nomi che risplendono forte nel panorama artistico giapponese, ma solo pochi raggiungono una notorietà tale da divenire leggende. Jiro Taniguchi è tra questi. O meglio, è il suo modo di concepire il manga a renderlo uno dei più grandi artisti degli ultimi trent'anni. Per quanto esistano opere diversissime fra loro, non c'è dubbio che il tipo di manga più popolare abbia certe caratteristiche. Quelle medesime peculiarità in antitesi con il concetto stesso che Taniguchi ha di manga. Il che non vuol dire affatto che quelli di Taniguchi non siano manga ma, al contrario, dimostra come una tale forma d'arte può essere completamente differente da quello che è di solito. La dimostrazione ci viene offerta dal maestro Taniguchi con il capolavoro L'uomo che cammina, un manga privo di avventura, lotte mortali, tragedia e comicità

Nell'uomo che cammina troviamo la volontà dell'autore di narrare la storia mantenendola su un livello emozionale decisamente intermedio, a testimonianza di come la vita sia un agglomerato di sentimenti lievi e di lunghi momenti di attesa, che troppo spesso ci passano fra le dita senza che si riesca a dar loro l'importanza che realmente meritano. Partendo da questa riflessione, inizia a formarsi lo scheletro di tale opera, incentrata su un uomo, di cui non si conosce l'identità, che intraprende un cammino solitario, tranquillo.

Lo sguardo è beato, il sorriso sereno, il passo mansueto. È questa la prima immagine dell'uomo che cammina. La serenità è accentuata dall'ambiente circostante, una stradina della capitale giapponese. Fin dalla prima osservazione nascono dei presentimenti che verranno poi confermati: il protagonista non è un casuale uomo che cammina, ma la sua azione sfocia in un complicato processo mentale, ovvero l'osservazione e la riflessione che scaturisce da essa.
Ed infatti, noi lettori non ci limitiamo ad osservarlo con i nostri occhi, ma spesso usiamo proprio quelli del protagonista, riuscendo in parte a vedere ciò che lui vede. Taniguchi ci propone, così, una storia da seguire, caratterizzata da un'identificazione attiva, che non non nasce da forti emozioni, ma proprio dallo sguardo meravigliato del protagonista.

Nel manga sono presenti anche rari momenti di placida azione, evidenziati dalle onomatopee. Onomatopee rivoluzionarie. Se nella maggior parte dei manga i "suoni scritti" vengono principalmente usati per accentuare un momento di forte impatto, qui Taniguchi le usa per soffermarsi, e farci soffermare, sui suoni deboli, appena percettibili. Anche i suoni ci aiutano, così, ad entrare nella particolare atmosfera del manga.

Proprio perché Taniguchi vuole rappresentare la realtà, il suo stile vuole essere al massimo realista e credibile. Ogni sua tavola è minuziosamente studiata e disegnata, contrassegnata da una semplicità e tranquillità unica. L'autore, infatti, usa pochi balloon, praticamente assenti nelle immagini a tutto pagina, a testimonianza di come la narrazione deve focalizzarsi solo sulla semplicità della vita e non sul suo lato articolato, che sarebbe stato reso perfettamente con continui dialoghi, non presenti nel manga.

L'uomo che cammina è considerato uno dei capi saldi della narrazione giapponese. Non è un caso la sua risaputa rarità, dato che ormai è esaurito da parecchio. Ma se avete l'opportunità di comprarlo, spendete qualsiasi cifra, perché ne vale realmente la pena.


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lavolpe

Volumi letti: 1/1 --- Voto 7
Alla base di una storia esiste un elemento che si chiama “conflitto”, il quale serve per sconvolgere la situazione che si è creata fino a quel punto e far agire di conseguenza i personaggi. In realtà, questa è una regola che può non essere rispettata dagli autori. L'uomo che cammina è il risultato di una scelta simile da parte di Jiro Taniguchi.

L'uomo che cammina non è una vicenda che si può raccontare, non se ne può parlare come una storia qualsiasi e non si può riassumere. Non esiste conflitto. Allora cos'è? È un insieme di episodi di vita quotidiana in cui un uomo (che cammina) vede delle cose e ne fa delle altre semplicemente perché gli va di farle. In realtà già il titolo dice tutto. Quasi centocinquanta pagine di manga “riassunte” in tre parole.

L'opera di Taniguchi (autore al quale mi accosto per la prima volta) è un elogio alla semplicità. Il volume è composto da diciassette capitoli di una manciata di pagine ciascuno, dove il protagonista vive delle esperienze tanto semplici quanto intense. Quindi, una passeggiata sotto gli alberi, una gara a chi cammina più veloce con un altro uomo, una nuotata notturna nella piscina comunale, la scoperta di una conchiglia nel proprio giardino, la contemplazione del paesaggio visto dalla cima di un albero e altro ancora, diventano per il protagonista esperienze vere vissute con calma e pacatezza e nell'assoluto silenzio.

Infatti: il silenzio. Questo è un elemento chiave, si potrebbe dire, di questo manga. Paradossale! Un mezzo di espressione artistica che si avvale di immagini e dialoghi, o almeno parole onomatopeiche, in questo caso si rifà solo alle prime. Infatti, l'uomo che cammina più che un “romanzo a fumetti”, come dice la copertina dell'edizione italiana targata Planet Manga, è un libro illustrato secondo la tecnica manga. Man mano che si sfoglia quest'opera ci colpisce l'assoluta (o quasi) assenza di dialoghi o semplici parole pronunciate dal protagonista o dai personaggi che incontra e si rimane a guardare le immagini per cercare di coglierne il più possibile il significato. L'autore sembra quasi aver lasciato volutamente vuote le vignette perché il lettore le completasse con la propria fantasia, con le proprie parole e con la propria pazienza.
Ad una prima lettura viene quasi da chiedersi se questo protagonista non sia un nullafacente che cammina e basta. In realtà, si capisce che i diversi episodi sono momenti di tempo libero che l'uomo decide di dedicare a se stesso. Come se Jiro Taniguchi invitasse il lettore a fare lo stesso, perché una passeggiata tranquilla e senza pensieri dettati dalla società frenetica in cui viviamo può essere rilassante e ispirante.

L'edizione italiana, ad opera della Planet Manga, porta un volume in formato più grande dei soliti manga ma senza sovraccoperta. La qualità delle pagine è ottima, ma forse la copertina meritava più attenzione. Una pecca invece, riguarda la mancanza di pagine a colori, cosa che invece avrebbe dovuto esserci, anche perché quelle che dovevano esserlo hanno evidentemente un riempimento diverso. Inoltre, il colore avrebbe reso più giustizia ai disegni così curati. L'edizione che ho potuto leggere è quella della Taniguchi Collection e costa 10,90€ (Dio benedica la mia biblioteca!).

In sostanza, un manga interessante, ma che sicuramente terrà alla larga gli amanti delle storie ben architettate, le psicologie approfondite e tutto ciò che merita un contributo non indifferente dalle parole. Voto 7,5.


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Kath

Volumi letti: 1/1 --- Voto 10
Devo ammettere di aver fatto un po' fatica a staccarmi dalla tipologia di manga a cui siamo abituati. Il disegno di Taniguchi è molto pulito e dettagliato e a volte anche un po' statico, ma una volta superato questo scoglio mi sono veramente innamorata di questo stile! Questo volume poi è quello che mi è piaciuto di più, con semplicità riesce a far capire quanto sia bello il mondo rasserenando il lettore e trasportandolo in un mondo parallelo dove il tempo non ha alcuna importanza.
Lo consiglio a tutti, soprattutto a chi ha bisogno di prendersi un attimo di pausa, non c'è niente di più rinfrescante e rasserenante!


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Mark D. Ace

Volumi letti: 1/1 --- Voto 10
Chi parla di quest'opera del genio Taniguchi paragonandola al lavoro di un bambino è meglio che smetta di leggere fumetti. Mi dispiace, ma questa è pura poesia. È una ricerca della bellezza anche nelle piccole cose che ci circondano, nella quotidianità. Un opera silenziosa, calda, rasserenante, dolce e meravigliosa. I disegni sono quelli tipici del maestro. Pieni di particolari, puliti, realistici, perfetti.
Non si può giudicare questo Manga attraverso i canoni con cui si giudica uno shonen qualunque. A mio parere un opera da avere assolutamente nelle propria libreria.


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pluto

Volumi letti: 1/1 --- Voto 5
Ho deciso di acquistare questo volume dopo gli innumerevoli commenti positivi soprattutto verso l’autore, Jiro Taniguchi. La delusione è stata totale. Non sono riuscito assolutamente a recepire alcuna poesia, l’unica sensazione che ho avuto, anche dopo una seconda lettura per essere certo di non sbagliarmi, è quella di un racconto scritto da un bambino di 10 anni; credo che se chiediamo appunto ad un bambino di questa età di descriverci le sue giornate ne escano fuori le stesse vicende che si possono trovare all’interno di questo manga. Il tutto mi è sembrato molto “piatto”, è vero che tutti i tipi di arte sono sempre molto soggettivi, e quindi possiamo trovare un Ungaretti che crea una poesia con due parole “M’illumino D’immenso” oppure un Fontana crea un quadro con semplici tagli della tela, si tratta però di opere che hanno una loro motivazione e spiegazione personale da parte dell’artista, in questo caso invece ritengo che il tutto proceda per troppo tempo in maniera assolutamente semplicistico e disarmante, senza però riuscire assolutamente a creare nessun tipo di sensazione/sentimento.


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Picciotta74

Volumi letti: 1/1 --- Voto 9
L'uomo che cammina non ha nome. Lui cammina. Assaporando ogni momento delle sue passeggiate, sia che si tratti di salire di corsa sul tetto di un alto palazzo per ammirare l'alba, sia che si tratti di aiutare dei bambini ad avere indietro l'aquilone incastrato tra i rami di un albero - e già che c'è, perché non mettersi comodo a godersi il panorama della città che si ha dalla cima dell'albero?
L'uomo che cammina non è ossessionato dal tempo che scorre, dalla modernità ghettizzante, dall'incubo della produttività 24/7.
Lui cammina. Gode delle piccole cose che osserva durante la passeggiata, come un rossetto abbandonato su una panchina, come una "gara" ingaggiata con un altro camminatore. Che lo aspetta. Per camminare insieme. Il tutto senza scambiarsi una parola.

Può sembrare noioso, lo capisco, e non sono particolarmente brava a trasmettere l'atmosfera rarefatta e riposante di questo fumetto, ma Taniguchi è un poeta che si esprime con tavole particolareggiatissime e con il suo tratto pulito ed espressivo.
Un fumetto che fa assaporare tutte quelle piccole cose cui passiamo accanto a doppia velocità nell'ansia di vivere in questo mondo in cui se non produci, sei inutile.
Riguardo l'edizione, sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla copertina cartonata spessa che non fa sentire il bisogno di una sovracopertina, dalle pagine bianchissime e poco trasparenti e dal lettering fatto a mano. Quest'ultimo particolare mi ha trasmesso un ulteriore senso di calore ed umanità, non l'ho trovato stonato nel contesto del manga.
Non posso che consigliare a tutti questo titolo, soprattutto a chi cerca un manga capace di trasmettere poesia e di fornire una parentesi di pace e riflessione.

Adachifan

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Adachifan

Volumi letti: 1/1 --- Voto 5
Sarò spietato, ma questa opera di Taniguchi non mi ha particolarmente colpito. Inutile discutere sulla bellezza dei disegni, che fanno un po da padrone a quest'opera, ma dal punto di vista stilistico della trama sono rimasto particolarmente deluso. L'autore ci racconta, penso l'abbiate capito, delle lunghe e silenziose passeggiate di un uomo giapponese con la passione per l'ambiente e l'architettura (Frank Lloyd Wright), il quale scopre le piccole gioie della vita quali il ritrovamento di una conchiglia o una nuotata notturna in una piscina comunale. A mio parere l'autore ha versato poco impegno nella realizzazione di quest'opera, paragonandola alle altre sue opere appare come una sorta di pecora nera. Molti credo si siano lasciati un po' troppo influenzare dal buon nome che l'autore porta, appioppando la parola "capolavoro" o "poesia" ad ogni opera di suddetto fumettista. La poesia che contraddistingue Taniguchi l'ho trovata a fatica, il finale è deludente, è un'opera su cui si può anche riflettere, ma non più di tanto.


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Black_Star

Volumi letti: 1/1 --- Voto 8
"L'uomo che cammina è l'amico che viene a prenderci per mano e a portarci fuori di noi, in uno spazio rarefatto e diverso, in un tempo che pensavamo di aver dimenticato e che invece è adesso, e ora è a un battito del cuore da qui."
L'introduzione di quest'opera rispecchia pienamente ciò che viene mostrato nelle sue 142 pagine!
Devo dire che mi ha sorpreso, non avendo mai acquistato una manga di Taniguchi, e averlo trovato per caso nella libreria!
L'opera parla come già detto di quest'uomo sposato che si trasferisce a Tokyo e cammina ogni giorno per le strade della città per scoprire la bellezza e la semplicità in ogni piccolo particolare, che sia un albero o un paesaggio o un coniglio... È un'opera che deve essere letta facendo attenzione ai particolari perché è a questo che serve, a farci riflettere su le cose più banali della vita e farci rendere conto di quanto siano belle.

I disegni sono stupendi, dettagliati ed accurati usando anche molti retini. L'assenza per molte pagine di testi rende quest'opera unica nel suo genere, anche se qualche parola in più non avrebbe fatto male.
Per finire, l'edizione della Planet mi ha sconvolto! Usa una carta veramente molto buona, anche se quelle 3 pagine avrebbe potuto farle a colori visto i €10,90! Comunque mi sono incuriosito su Taniguchi, quindi se troverò qualche sua opera la comprerò!
Un 8 se lo merita, ma non di più, a mio parere!


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Turboo Stefo

Volumi letti: 1/1 --- Voto 9
Jiro Taniguchi è un autore di fama mondiale, le sue opere sono state tradotte e vendute in molteplici lingue e paesi, e l’Italia non fa eccezione. Negli anni ovviamente l’autore è diventato sempre più famoso, tanto che nel panorama fumettistico italiano è difficilissimo recuperare le prime edizioni delle sue opere, quindi la Panini Comics decide di ristampare tutte i manga esauriti in una nuova collana chiamata Taniguchi Collection, che propone edizioni di lusso da sfoggiare in libreria. Il primo numero di questa collezione è “L’uomo che cammina” ed è inaspettatamente la storia più giusta per iniziare, sembra indicare l’inizio di un nuovo percorso narrativo per i lettori che ancora non conoscono l’autore e una prosecuzione per chi lo conosce già, anche l’opera in sé è utile a mostrare la valenza dello stesso proponendo al lettore due distinte chiavi di lettura, entrambe riuscite e affascinanti.

L’uomo che cammina (non avrà un nome per l’intera opera) è una persona che gode delle piccole gioie e delle mille sfaccettature che il mondo è in grado di regalare, di esperienze uniche e qualche inevitabile coincidenza, ogni giorno prende il suo fedele cane Neve e comincia a girare per le strade della città, percorse perennemente ma sempre ricche di particolari diversi.
Questa “non trama” potrebbe spaventare il lettore comune alla ricerca di mistero, di azione o semplicemente di un’avventura, ma è un’opera particolare che si può leggere principalmente in due modi e, data la scorrevolezza narrativa, si presta facilmente a farsi leggere più volte senza annoiare.
La prima lettura probabilmente sarà leggera e superficiale, si apprezzerà la varietà di esperienze vissute giorno dopo giorno dall’uomo che imperterrito cammina, noncurante del sole o della pioggia, e saprà farci sorridere in certe occasioni, e dopo che lo avremo letto ci sentiremo più leggeri e spensierati ma con una seconda lettura ci renderemo conto del messaggio che l’autore manda, sembra volerci dire di aprire gli occhi, di apprezzare le cose semplici e cominciare a “camminare” lentamente in questa vita frenetica, senza fretta in modo da goderci le piccole cose belle di tutti i giorni, per non lasciarci sfuggire tra le dita numerose gioie e piccole diversità che colorano ogni giorno, perché abbiamo perso la capacità di osservare ciò che ci circonda, dalla scoperta dell’aspetto di un uccellino conosciuto e mai visto alla tacita complicità di una persona che effettua il nostro stesso percorso, dalla gentilezza di dare indicazioni alla casualità di incontrarla poco dopo.

Il tratto deciso, sottile e curato crea personaggi dall’aspetto e dalla fisicità realistici ed è in grado di regalarci fondali vasti e dettagliati talmente bene ed accuratamente da potersi perdere in mezzo alle fronde degli alberi, affondare nel morbido letto di petali di ciliegio o sentire il caldo di una giornata afosa, uno stile realistico e pulito che si confà perfettamente allo stile narrativo.

L’edizione Panini è di grande impatto visivo, copertina rigida ruvida con illustrazione ad acquarello, carta bianchissima ma non lucida, ottima qualità di stampa e rilegatura apparentemente resistente che sembra conscia di dover durare a infinite letture durante il tempo. Relativamente buona anche se ad un prezzo non comune.
Un’opera delicata e semplice ma allo stesso tempo profonda, da leggere e rileggere più e più volte senza problemi, che ci fa assaporare tante piccole delizie giornaliere.
Aiutare dei bambini, rilassarsi su un albero ad osservare il panorama, affrontare una lunga camminata solo per riportare una conchiglia al mare, fare una corsa contro se stessi per arrivare in cima ad un palazzo per osservare l’alba, quante persone lo fanno? L’uomo che cammina non ha nome proprio perché esiste in ognuno di noi, basta solo trovarlo e dopo che avremo completato la lettura riporremo il volumetto e andremo ad affacciarci alla finestra ad osservare il mondo che scorre. Magari domani faremo una camminata, che ne dite?


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Nina

Volumi letti: 1/1 --- Voto 8
"L'uomo che cammina è un uomo spensierato", così esordisce Taniguchi nella postfazione di questo volume. Ed è proprio la sensazione che i suoi disegni trasmettono capitolo dopo capitolo. L'uomo che cammina, Yukichi Fukujima, osserva ciò che lo circonda mano a mano che avanza per il suo cammino. Un volo d'uccello, lo scorrere di un fiume, una distesa di fiori di ciliegio: sono queste piccole cose a diventare importanti.
L'uomo che cammina è spensierato sì, vive ogni minima esperienza con leggerezza e calma ed affronta con un sorriso ogni piccolo imprevisto.
Questa opera è un susseguirsi di immagini ed è quasi priva di dialoghi o pensieri, ma poco importa, i disegni bastano a trasmettere tutte le sensazioni che il protagonista prova e che l'autore ci vuole donare. Il lettore viene catturato dai più piccoli particolari, gli stessi che attraggono l'attenzione di Yukichi.
I disegni di Taniguchi sono estremamente realistici, non solo i personaggi, ma anche gli sfondi sono molto accurati. La ricchezza e la pulizia delle tavole colpisce il lettore ogni volta che gira una pagina.
Le caratteristiche di questo titolo le ho ritrovate anche in un altro titolo di Taniguchi, sebbene fosse un lavoro di collaborazione; mi riferisco a Gourmet, molto simile come struttura e anch'esso più incentrato sulle emozioni.

Consiglio di recuperare questo titolo a chi apprezza lo stile dell'autore e a chi vuole passare un po' di tempo in tranquillità.
Se le vecchie edizioni sono difficili da recuperare, potete acquistare la nuova edizione della Panini, che, a parte il prezzo (10,60€), non è poi così male. Il volume è maneggevole, ha una buona rilegatura, una carta bianca poco trasparente e una bella copertina.
Immergetevi in una rilassante lettura e assaporate il piacere di una passeggiata.


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Maison72

Volumi letti: 1/1 --- Voto 9
Questo è uno dei primi fumetti di Jiro Taniguchi che ho letto già diversi anni fa, e che ho avuto il piacere di riprendere fra le mani questa domenica.
Come indicato nella prefazione scritta da Davide Castellazzi, per capire questo fumetto bisogna avere in mente la vita frenetica di metropoli come Tokyo dove la confusione, la frenesia quotidiana, la velocità di movimento dei mezzi di trasporto, la moltitudine di persone sempre di fretta, ti condizionano in modo opprimente.
In queste bellissime tavole disegnate con molta grazia e cura ritroviamo in nostro personaggio che approfitta di ogni occasione per mettersi in contatto con la natura e gli animali.
C'è la circostanza in cui si ritrova ad essere in mezzo ad un temporale, quella in cui sale su un albero per recuperare un piccolo aeroplano che si era incastrato, un'altra in cui sceglie le vie più strette della città e un'altra ancora in cui attraversa un boschetto solo per il gusto di farlo.
Gran parte della tavole sono mute, solo in poche occasioni ci sono dei dialoghi spesso che riguardano la relazione con la sua ragazza.
A mio avviso l'autore indica il tentativo di rimanere legati all'ambiente che ci circonda, di scrutarlo nei minimi dettagli, di guardare il cielo, vedere la costa, osservare le case o i palazzi e anche le persone che ci circondano.
Davvero un bel volume molto educativo, che ottiene il suo scopo semplicemente mostrandoti il modo giusto di godersi i piccoli momenti di libertà che abbiamo nel nostro tempo libero.
Non si tratta naturalmente di un manga per un lettore occasionale, anzi presuppone un certo grado di maturità.
Io consiglio a tutti di comprarlo, e di rileggerlo di tanto in tanto, ogni volta è una lettura magnifica, di alto livello.


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brady

Volumi letti: 1/1 --- Voto 9
Innanzitutto vi devono prestare il volume perché difficile da trovare o casomai bisogna essere disposti a sborsare una bella sommetta su Ebay.
In secondo luogo non ci si deve aspettare “il capolavoro” dato che molti considerano questo artista un maestro; a parte che ormai tutti i mangaka sono maestri.
I disegni sono molto belli ed evocativi, ma lo stesso autore, secondo me, ha fatto di meglio in altre opere.
E allora perché leggere questa serie di racconti?
Perché sono “leggeri”, nel senso migliore del termine, scivolano via con naturalezza e ti lasciano addosso sensazioni piacevoli, perché il più grande pregio di questo autore è riuscire a farti provare quello che prova il protagonista, calarti nei suoi panni e, pagina dopo pagina, non sei più tu, ma lui, e ti senti beato come se tutto fosse lontano e quello che conta è solo “la passeggiata”.
Il racconto che mi è rimasto più impresso e intenerito è “la lunga strada”: camminiamo con il protagonista e per la strada veniamo superati da un signore con il bastone; va be' che ci stavamo guardando intorno, ma non possiamo farci superare, così lo sorpassiamo.
Ormai siamo tranquilli andiamo del nostro passo, tanto figuriamoci se ci riprende... mah! Accidenti, dobbiamo impegnarci di più.
Ancora! Per forza è stato favorito dal traffico.
No ora anche il treno ci si mette, ormai non lo riprendiamo... ci ha aspettato, in fondo questo giochino è divertente, ma ancor più divertente camminare insieme.
solo otto pagine per rappresentare tutte queste emozioni.


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Kotaro

Volumi letti: 1/1 --- Voto 9
Diviso in diciassette capitoli raccolti in volume unico, "L'uomo che cammina" è del 1990 e ci mette nei panni di un uomo qualunque, come ce ne sono tanti in Giappone.
Non sappiamo il suo nome, né che lavoro fa, lo vediamo soltanto per quello che è: un omone grande e grosso, con corti capelli neri e un paio di occhiali per correggere la sua forte miopia, che ha una moglie, un cane di nome Neve e abita a Tokyo, in una graziosissima villetta unifamiliare come ce ne sono tante in Giappone.
Nei diciassette capitoli che compongono questa storia, l’uomo intraprenderà un cammino solitario, accompagnato solo talvolta dal fedele cane al guinzaglio. Non importa che sia alba, giorno o notte. L’uomo cammina per le vie di Tokyo, soffermandosi a guardare tutto quello che incontra sulla sua strada, sempre con un sorriso bonario stampato sulla faccia e l’aria di un grosso bonaccione.
Noi lo seguiamo nelle sue passeggiate, guardando quello che vede lui, come se noi e quell’uomo fossimo una cosa sola, assistendo alle piccole disgrazie che gli capitano lungo il cammino, come se capitassero a noi.
Come dicevo prima, non sappiamo che lavoro faccia l’uomo, ma possiamo immaginare che scelga di passeggiare per la sua città per distrarsi un po’ dalla sua occupazione. Tuttavia, il suo camminare non è una fuga dalla realtà, bensì una celebrazione di essa. L’uomo incontrerà altri uomini, e le loro storie si intrecceranno alla sua, si emozionerà, facendo emozionare anche noi, ma non ci sarà nulla di particolarmente emozionante. Non si tratta di commozione forzata, di fortissimi sentimenti o di momenti particolarmente tragici. E’ semplicemente la quotidianità, quella che anche noi viviamo ogni giorno della nostra vita, ma a noi sembra di essere stati catapultati fuori dal tempo e fuori dallo spazio, affascinati dal potere dell’autore di rendere magico anche l’elemento più normale e scontato. Un po’ come fa il suo collega Mitsuru Adachi, con la differenza che Adachi usa questo potere per rendere magica l’adolescenza dei suoi personaggi e i rapporti di amore e amicizia tra di loro.
Taniguchi invece non ci presenta una trama, ci mostra soltanto, così com’è, la realtà, il cui potenziale di emozioni abbiamo dimenticato, messo in secondo piano rispetto all’affanno delle nostre vite umane.
Rivolgendosi a noi, uomini del caotico e frettoloso 2000, Jiro Taniguchi ci ricorda che spesso non è poi così male rallentare il passo e che non c’è bisogno di sondare i meandri più reconditi della nostra anima, alla ricerca di sentimenti complicati, per capire il senso della vita. Spesso per essere felici e ritrovare la gioia di vivere basta solo soffermarci su quanto di più semplice, puro e delicato questa nostra realtà ci può offrire: il sorriso della gente, l’innocenza dei bambini, gli animali, la neve che cade, il vento tiepido che ci scompiglia i capelli, lo scroscio della pioggia, un albero in fiore, una finestra che filtra i raggi del sole… e l’uomo che cammina questo lo ha capito benissimo, perché, come diceva un poeta di più di duemila anni fa, “Carpe diem”, la vita è breve e dobbiamo ricavare tutto ciò che di positivo può darci.
Parlando del manga nel senso più tecnico del termine, troveremo pochissimi dialoghi, solo l’essenziale, frasi interrotte, frammenti di pensieri e non sproloqui. Neanche l’uomo che cammina ci racconterà quello che pensa, saremo noi a doverlo dedurre dai meravigliosi e realistici disegni.
Il ritmo narrativo sarà lento, evocativo e delicatissimo e ci prenderà a tal punto che ci darà persino fastidio il rumore delle pagine che gireremo. Consigliatissima la lettura con in sottofondo musica ambient o new age, eterea, delicata e quasi impercettibile [<b>Moderatore</b>: come sottofondo io suggerirei gli uccellini che cantano fuori dalla finestra ;-) ].

"L'uomo che cammina" entrò quasi per caso nella mia vita, con i suoi disegni spettacolari, il suo immenso realismo, i suoi ritmi lenti e l'immenso carico di poesia che si porta dietro.
Ne fui immediatamente conquistato, arrivando persino a dare un forte scossone alla mia concezione di "fumetto giapponese" e di "fumetto" in sé.
Un'opera di rara bellezza e di profondissima sensibilità, che mi ha fatto conoscere un autore a me ignoto ma dall'indiscusso talento, che vale sicuramente tanto e che merita di essere seguito in tutte le sue opere.
Purtroppo "L'uomo che cammina" è ormai praticamente irreperibile (Indovinate perchè? Vedete chi lo pubblica, nella foto qui a fianco?).
Il modo più semplice per poterlo leggere è reperire il volume dedicatogli uscito con La Repubblica qualche anno fa in qualche fumetteria o bancarella dell'usato.
Consiglio ugualmente a chi si definisce "amante dei manga" un'occhiata a questo fumetto o alle altre opere di questo autore, che non è semplicemente un mangaka, quanto più un artista, e che sicuramente vi conquisterà facendovi smuovere qualcosa dentro con la sua poetica.


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Hadrill

Volumi letti: 1/1 --- Voto 10
Un uomo che passeggia per le vie di Tokio ci invita a seguirlo, ammirando tutto ciò che incontra nel suo andare: sguardi di altre persone, piccoli miracoli della natura come un ciliegio fiorito, e così semplicemente, nutrire l’animo di un grande amore per la vita.
Storie profonde e intimistiche, un tratto grafico personalissimo, una sapiente scelta dei ritmi narrativi fanno di Jiro Taniguchi il maggior mangaka vivente, a mio parere. L’Uomo Che Cammina è il suo capolavoro, perfetto sotto ogni punto di vista.