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Caneparo

Volumi letti: 6/5 --- Voto 4,5
All'inizio degli anni '70 Go Nagai era l'astro nascente del mondo dei manga. Con opere come "Harenchi Gakuen" e "Abashiri Ikka" era riuscito a creare un blend di comicita', violenza ed erotismo che aveva riscosso un notevole successo e sconvolto il conformismo della societa' giapponese dell'epoca. Inoltre fondando la sua casa di produzione Dynamic Planning aveva rafforzato il suo potere contrattuale con gli editori. All'inizio del 1972 Nagai fu contattato dalla Toei Doga per creare una versione animata del suo manga Mao Dante, che divento' poi Devilman. Durante le riunioni per definire i dettagli del progetto Devilman, Nagai propose un altro soggetto alla Toei, Mazinga Z, scaturito da un intuizione che aveva avuto mentre era in auto in coda nelle strade di Tokyo. La Toei fu entusiasta della nuova proposta e mise in cantiere anche il progetto di Mazinga Z chiedendo a Nagai di occuparsi personalmente della serializzazione manga sulle pagine di Weekly Shonen Jump, su cui aveva gia' registrato un enorme successo con "Harenchi Gakuen". Gli editori della Shueisha accettarono controvoglia il fatto di pubblicare una riduzione di un anime a patto che la serializzazione sul settimanale iniziasse prima della serie tv, determinando cosi' un evoluzione della storia completamente diversa da quella della controparte televisiva. Una introduzione cosi' lunga e' necessaria a spiegare le vicissitudini che hanno accompagnato la versione manga di Go Nagai di Mazinga Z e a motivare il mio pessimo giudizio su quest'opera. Detto francamente, il Mazinga di Nagai e' un manga "illeggibile", fatto di episodi autoconclusivi dalla trama appena abbozzata e completamente slegati l'uno dall'altro, in cui il fattore avventura a sfondo tecnologico, passa in secondo piano lasciando spazio al fattore ecchi e ad un proto fanservice che Nagai avrebbe presto saputo rendere remunerativo con Cutie Honey. Il tratto di Nagai, gia' ruvido di suo, e' qui impreciso e quasi disattento, e affoga in una narrazione che strizza l'occhio piu' ad una comicita' da commedia scollacciata piuttosto che enfatizzare la tensione nelle scene d'azione. Inoltre sembra che Nagai fosse stato costretto a creare una specie di clone di "Harenchi Gakuen" dagli stessi editori della Shueisha. La serializzazione deluse le aspettative e fu spostata su un periodico per bambini edito da Kodansha, allineandolo al target televisivo. Da questo punto Nagai perde completamente interesse nel disegnare un manga che non avrebbe mai voluto realizzare personalmente e le storie si limitano a brevi combattimenti di poche pagine peraltro pessimamente sceneggiati.
In conclusione molto meglio la versione di Ota che pur seguendo pedissequamente l'evolversi della serie tv, aggiunge degli episodi sorprendenti e superbamente disegnati, cosa che il Mazinga di Nagai non riesce mai a proporre.


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Eva0

Volumi letti: 6/5 --- Voto 7
Esistono due categorie di capolavoro sia nel fumetto che in qualsiasi altra arte: un'opera quasi perfetta, curata in ogni dettaglio, senza carenze evidenti capace di assorbire lo sguardo, l'udito o l'attenzione dello spettatore completamente oppure quell'opera che con la sua comparsa sconvolge il proprio genere di appartenenza, detta nuove leggi per le produzioni successive, evade dal proprio ambito artistico e impregna anche altri fattori culturali con la propria essenza pur senza risultare priva di mancanze.
Mazinga appartiene alla seconda categoria , un fumetto che non ha bisogno di presentazioni, tutti sanno che Go Nagai se lo immaginó mentre era imbottigliato nel traffico etc etc etc , quest'opera divenne immediatamente uno dei simboli più significativi della sua epoca e ancora oggi insieme ad altri robottoni nagaiani è presente costantemente nella cultura sia giapponese che italiana ( è diventata proverbiale l'espressione " forte come Mazinga") ma anche americana in piccola parte.
Si pensi a quanto i robottoni pilotati da un umano all'interno abbiano avuto successo nel campo dell'animazione e del cinema, da Gundam fino arrivare a Pacific Rim e in Italia si parla tutt'oggi del fenomeno Mazinga , l'ultimo esempio è il recente film " Lo chiamavano Jeeg Robot " che fa continui riferimenti al periodo " mecha" degli anni '70 '80 nella nostra penisola.
Mazinga tuttavia non è invecchiato bene, anzi, trascurando il disegno del Maestro che personalmente apprezzo, le situazioni grottesche ed eccessivamente caricaturali di Nagai ( solitamente le adoro) risultano artificiose e molto infantili , diversi passaggi vengono forzati ai fini della trama, non esiste il minimo spessore psicologico, le reazioni emotive sono assurde e improbabili , le vicissitudini seguono una formula esageratamente ripetitiva senza mai trovare uno sbocco per innovare anche un minimo, i malvagi come i buoni sono troppo stereotipati (forse tutti questi difetti non erano fondati nel '72 ma oggi la lettura ne risente).
Su una cosa Nagai non ha mai sbagliato: il ritmo. La narrazione di Nagai non va mai troppo per le lunghe e nemmeno troppo veloce, tutto accade quando deve accadere. Questo per me è un pregio enorme , moltissimi shounen moderni non sanno gestire i ritmi narrativi , inoltre in Mazinga il maestro innova molto la stessa idea di shounen ( trascurando il robot in se') non mancano infatti scene di innocuo erotismo oppure momenti quasi splatter, cosa impensabile in un manga per bambini del tempo ( non a caso sono fattori che mancano nella serie animata che reputo più influente ma meno innovativa) .
Giusto per dire due parole sulla trama: il nonno del protagonista poco prima di morire lascia in eredità al nipote un robot pilotabile invincibile, grazie al quale il giovane potrà scegliere se diventare l'eroe del genere umano sconfiggendo le armate di bestie meccaniche del Dr.Hell e del Barone Ashura oppure diventare una divinità della distruzione.
Come già accennato in precedenza, la lettura di Mazinger Z risulta oggi un bel po' stantia e la consiglio quindi solo agli amanti del Maestro ( che l'avranno già sicuramente letta), agli estimatori dei robottoni e a chi vuole conoscere uno dei manga più influenti di sempre che hanno segnato un epoca sia in madrepatria che nel nostro paese.


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leo_messi_91

Volumi letti: 6/5 --- Voto 6
"E se un giorno... tu ottenessi all'improvviso un potere sovrumano... come useresti quella forza? Diventeresti un demonio pronto a distruggere il mondo con quel potere? Oppure... l'eroe che lo salverà?"

Mazinger Z è un manga scritto e disegnato da Go Nagai, acclamato autore che viene ricordato per capolavori immortali quali Devilman e Dante Shinkyoku (La Divina Commedia).
La serializzazione del manga su Shonen Jump inizia nel 1972 ma termina su un'altra rivista (a causa di alcune divergenze tra autore e la casa editrice Shueisha) nel 1973. La serie viene successivamente raccolta in sei tankobon. In Italia la serie è stata pubblicata diverse volte. Le più recenti sono le pubblicazioni da parte di d/books e J-Pop Manga. Dal manga è stato tratto un anime che negli anni settanta ha spopolato, rendendo immortale la figura del Mazinger Z, che è così diventato l'eroe di una intera generazione (e non solo). Tuttora viene considerato come il capostipite del genere "Super Robot".
Il manga tratta le vicende di Koji Kabuto, il nipote di un famosissimo scienziato Giapponese, ovvero Juzo Kabuto. Il Professor Kabuto attraverso l'uso di una particolare lega (la superlega Z) e dell'energia fotonica, è stato in grado di costruire un Robot dall'incredibile potenza e resistenza. Prima di venire ucciso da un attacco nemico, Juzo lascia nelle mani del nipote l'immenso potere del Mazinger Z, che gli permetterà di salvare o distruggere l'intero mondo.
I nemici che si faranno aventi per impossessarsi del Mazinger Z e dell'energia fotonica saranno numerosi. Tra questi troviamo il Dr. Hell, che assieme alle sue infernali Bestie Meccaniche cercherà in ogni modo di dare sfogo al suo piano di conquista del mondo.
I disegni del maestro Go Nagai sono a mio parere splendidi. Alcuni lo accusano di disegnare in modo troppo semplice ed antiquato, ma in verità i disegni dell'autore sono pieni di dettagli ed in modo particolare si fanno apprezzare nelle scene splatter e nella caratterizzazione delle mostruose Bestie Meccaniche. Questo genere di disegno sarà difficile da apprezzare per coloro che seguono esclusivamente gli shonen odierni, ma a mio parere sono incredibilmente adatti al contesto e allo stile di narrazione dell'autore. Nota di merito ai disegni durante le scene di combattimento, che non saranno mai confusionari e permetteranno al lettore di comprendere in maniera naturale lo svolgersi dell'azione e dell'uso dei vari poteri.
Veniamo quindi alla nota dolente: purtroppo, l'interruzione della serializzazione sulla rivista di Shueisha ha fermato l'opera sul più bello. Quando poi è stato pubblicato mensilmente su una delle riviste Kodansha ha proseguito in maniera differente, con storie molto più infantili e collegate maggiormente alla controparte animata. Questa cosa ha decisamente influenzato il mio giudizio. Nell'ultima edizione pubblicata in Italia, J-Pop ha dato modo ai lettori italiani di leggere un finale inedito interamente disegnato dal genio di Go Nagai. Il finale si fa apprezzare, ma secondo me i capitoli dovevano essere riordinati in maniera da permettere al lettore di seguire meglio la vicenda. Ricapitolando, escludendo quindi i capitoli collegati alla serie animata e riposizionando i capitoli in maniera funzionale, il mio voto sarebbe stato 9.
In definitiva, questo è un capolavoro senza tempo. Ha subito una serializzazione travagliata che ha influito sulla qualità finale dell'opera, ma è innegabile che questi sia un manga che ogni appassionato dovrebbe leggere. Consiglio a tutti di leggerlo, soprattutto a chi negli anni '80 ha seguito e apprezzato la serie animata.
MAJIN… GO!!


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Stairway90

Volumi letti: 6/5 --- Voto 7
Mazinger Z, il primo mecha giapponese guidato da un pilota al suo interno, nasce dalla mente geniale di Go Nagai nel 1972, ma prima ancora che in televisione debutta sulle pagine della celebre rivista Shonen Jump nel manga omonimo, di cui Nagai stesso è autore e disegnatore.

Koji Kabuto vive con suo fratello Shiro e suo nonno Juzo, un geniale scienziato che vive di rendita grazie agli introiti milionari dovuti alle invenzioni brevettate in passato; tuttavia l'inquietante anziano impiega tali risorse per portare avanti una misteriosa ricerca, che si rivelerà essere nientemeno che un robot, Mazinger Z. Quando le truppe del Dottor Hell, scienziato folle che vuole servirsi dei mostri meccanici trovati nell'isola di Bardos per conquistare il mondo, attaccano il Giappone, Koji scende in campo per combatterlo, affiancato da Sayaka Yumi, la bella pilota di Afrodite Ace (poi sostituita da Venus A) e più avanti da altri robot, fra cui il simpatico Boss Robot pilotato dal migliore amico di Koji, Boss.

La trama è pressappoco la stessa della serie televisiva, tuttavia se ne discosta già dall'inizio per molti elementi: Nagai dà grande importanza al concetto di libero arbitrio, visto che Koji, col potere di Mazinger Z, potrebbe diventare il dio protettore del mondo o un demonio distruttore (del resto lo stesso nome del robot vede al suo interno le parole ma, ossia "demone" e jin, ossia "dio"), per cui il pilota è chiamato a una scelta importante; il robot mostra di possedere una volontà propria e inizialmente Koji fatica a controllarlo; compare un personaggio di un certo rilievo quale l'ispettore Ankokuji, che manca nella controparte animata. A queste differenze bisogna aggiungere la presenza di scene splatter e sanguinolente (i soldati tagliati dalle falci di Garada K7, l'uomo fatto a fettine dalle Gamia-Q) oppure battute e gag in cui i personaggi sembrano consapevoli di far parte di un fumetto. Gustose poi le piccole auto-citazioni di Nagai, che fa nominare La scuola del pudore a Boss o fa fare il bagno a Koji e Sayaka in una vasca sovrastata da una statua di Devilman.

Le cose cambiano quando la pubblicazione del manga sulla rivista Shonen Jump è interrotta; Nagai si sposta così su un mensile destinato a un pubblico più giovane, TV Magazine, edito dalla Kodansha con cui aveva già collaborato per la pubblicazione di Devilman, tuttavia il cambio di target lo costringe a rendere la storia meno cupa e sanguinolenta, più aderente all'atmosfera e agli episodi della serie televisiva. Alla fine, il manga è concluso bruscamente, dopo una serie di capitoli poco ispirati, realizzati chiaramente con svogliatezza, e Nagai anzi indicherà in seguito come versione cartacea "ufficiale" quella realizzata da Gosaku Ota, a cui saranno affidati anche i manga di Great Mazinger e di Grendizer, gli altri due capitoli dell'originaria trilogia mazingiana.

Nonostante la qualità decresca all'aumentare dei capitoli, nella prima parte del fumetto è possibile vedere all'opera il miglior Nagai: personaggi grotteschi e caricaturali, scenette comiche che si alternano a momenti di grande drammaticità, nudità provocanti, macabre uccisioni, riferimenti agli orrori del nazismo soprattutto nelle figure del Conte Blocken e dei suoi soldati. È anche importante notare che nel 2009 la serie Mazinger Edition Z: The Impact, diretta dal talentuoso Imagawa, riprende molti elementi del fumetto di Nagai, dai personaggi esclusi nella serie animata (l'ispettore Ankokuji per esempio) alle tematiche sul libero arbitrio e sull'ambiguità di Mazinger Z, che può essere sia dio che demonio (tant'è vero che nel suo primo scontro, il Koji Kabuto del 2009 causa più danni alla città di quanti ne facciamo il Garada K7 e il Doublas M2).


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Evangelion0189

Volumi letti: 6/5 --- Voto 7
La soddisfazione che ho provato leggendo uno dei pilastri del manga moderno è indescrivibile. Mazinger Z di Gō Nagai, pubblicato con vicende alterne tra il 1972 e mil 1973 ed edito in Italia dalla ormai defunta D/Books, è in un certo senso il capostipite dei "robottoni" giapponesi, e sicuramente il primo della lunga serie di mecha nagaiani, tra i quali si annoverano Geeg Robot d'acciaio e Ufo Robot Grendizer (quest'ultimo conosciuto nel nostro paese come "Goldrake"). In particolare, Mazinger Z ha influenzato opere più recenti come Neon Genesis Evangelion (ad esempio in merito a determinate inquadrature) e Sfondamento dei cieli Gurren Lagann (a proposito dell'aspetto di diversi mecha, con tanto di "doppia faccia", un celebre marchio di fabbrica di Nagai), ma ha un valore anche proprio: intrattiene con battute sempre vivaci, gag divertenti, scontri fondati su presupposti apparentemente ingenui e scontati, ma in intelligenti e pionieristici. Il suddetto manga però non va confuso con la serie di volumi scritti e disegnati in collaborazione con Gosaku Ota, dal momento che si tratta di qualcosa di molto diverso. È il momento di accennare alla trama del Mazinger Z nagaiano.

Il giovane Koji Kabuto, nipote di un geniale scienziato, entra in possesso di Mazinger, uno strabiliante robot da battaglia costruito proprio da suo nonno e dotato di un forza tale che, a seconda di come viene usato, può rendere il suo pilota potente come un dio benevolo o al contrario come un malvagio demonio. Da qui il nome del robot: in giapponese, infatti, la sua pronuncia suona come /Majinga/ (ma "demone", jin), "divinità"). Ad accorgersi dell'esistenza del fenomenale mecha è una pletora di antagonisti bizzarri e sempre originali: che si tratti del barone Ashura metà uomo e metà donna, o del conte Blocken con la testa "portatile", o ancora del demoniaco Dottor Hell, non si può che restare ammirati dalla fantasia di Nagai, il quale, di conseguenza, inventa sempre nuovi robot da lanciare contro il nostro Mazinger, ognuno dotato di armi speciali atte a mettere in difficoltà il giovane Kabuto e i suoi amici (il tonto "boss" e la bella donzella in pericolo Sayaka). Fondamentalmente Mazinger Z è una storia di combattimenti sempre strabilianti contro nemici via via più impegnativi.

Per via dei crescenti impegni di quegli anni (1972-73) tra l'elaborazione di nuovi manga e la scrittura costante della sceneggiatura degli episodi dell'anime in onda in quel periodo, Nagai fu costretto a concludere frettolosamente Mazinger Z dopo i primi cinque volumi pubblicati tramite lo Shōnen Jump; la serie però riprese con toni abbastanza diversi sulla rivista Shōnen Magazine dell'editrice Kodansha. L'autore "dovette dimenticare" così alcuni fatti da lui rappresentati in precedenza, dando così un nuovo corso alla storia e allungandola con pagine di qualità piuttosto inferiore rispetto ai primi volumi. La vera e propria conclusione della storia si avrà con Il grande Mazinger, datato 1974. Tale vistoso calo qualitativo intrinseco dei volumi conclusivi mi ha fatto abbassare la mia valutazione alla sufficienza, eppure non riesco a dare meno di "discreto" a quest'opera. Il motivo? La genialità di Nagai nel raccontare le sue storie e nello sforzarsi di essere sempre originale: il bello è che in linea di massima ci riesce egregiamente e non lascia al lettore il tempo di annoiarsi, arrivando a ideare addirittura un contesto pseudo-mitologico che spieghi l'esistenza dei mecha. Le idee un po' ingenue e kitsch non mancano, ma anche questo fa parte di Nagai, e lo si prende così com'è. Non sono sicuro che consiglierei Mazinger Z a chiunque, tuttavia i fan dei manga che hanno fatto la storia del fumetto e dei robottoni in particolare non dovrebbero perderselo per alcun motivo.


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ISOxGIS

Volumi letti: 6/5 --- Voto 8
Mazinger Z è uno di quei manga che, una volta cominciati, ti trascinano dentro la storia.
Le entusiasmanti missioni di Koji ti catturano e ti coinvolgono sia nelle scene di pura e genuina azione che nei momenti di calma, con situazioni umoristiche da parte di personaggi ben caratterizzati.
Il fattore chiave della bellezza e del successo di questo manga è sicuramente l'originalità: pubblicare nel 1972 un'opera del genere per Nagai è stata una vera e propria sfida e, visto la singolarità del manga, una vera e propria scommessa nella quale il Maestro ha voluto inserire tutta la sua abilità sia nella realizzazione della trama che nel disegno.
Una pietra miliare del fumetto giapponese come questa è degna di essere letta, riletta e amata.
Tuttavia, dalla metà del quinto volume al termine del sesto, la storia perde nettamente di credibilità poiché, come afferma Nagai stesso, l'autore lascia in disparte Mazinga Z per lavorare al completamento del manga di Devilman, facendo sprofondare l'opera nella banalità tranne in due o tre situazioni, compreso il finale. Conclusa questa breve recensione sono più che convinto che questo leggendario fumetto giapponese in tutto e per tutto meriti un 8 pieno.


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micheles

Volumi letti: 6/5 --- Voto 7
La storia è nota: nell'aprile 1972 Go Nagai rimane imbottigliato nel traffico e gli viene in mente che se all'automobile spuntassero braccia e gambe e si trasformasse in un robot gigante potrebbe scavalcare agevolmente l'ingorgo. In quel momento nasce Mazinger Z. All'epoca Nagai ha solo ventisei anni, ma è già famoso in tutto il Giappone per i suoi manga ecchi umoristici, ha già la sua casa di produzione (la Dynamic Productions, gestita con i fratelli maggiori) e ha agganci con la Toei Animation che sta per mettere in onda la serie TV di Devilman. Riesce a convincere il direttore della Toei della bontà dell'idea di Mazinger (inizialmente si doveva chiamare Iron Z) e partono i lavori per l'anime, che andrà in onda in dicembre; si decide però di fare uscire prima (in ottobre) il manga per preparare il terreno. Il manga viene pensato per un pubblico liceale e non mancano scene horror e scene ecchi, marchio di fabbrica di Nagai; la serie TV invece viene pensata per un pubblico infantile. Da questo nascono varie differenze tra i due media: il manga è molto più drammatico e splatter. Le prime pagine sono un celebre monologo sulla potenzialità di Mazinga (Ma-Jin-Ga) di essere sia Dio (Jin) che Demonio (Ma) a seconda di come Koji decida di usarlo. Questa tematica è solo accennata nell'anime ed è priva di ogni drammaticità in quel contesto: basti pensare che nel primo numero del manga Koji involontariamente distrugge la città, scontrandosi con l'esercito, in scene di grande impatto, mentre invece nel primo episodio dell'anime semplicemente abbatte qualche albero in una foresta disabitata. Va anche notato che nel manga il nonno di Koji viene disegnato come un inquietante e spaventoso scienziato pazzo privo di un occhio, mentre nell'anime è un normale e tranquillo signore di una certa età. È chiaro che la censura è al lavoro per un prodotto pensato per bambini delle scuole elementari, ma non per questo l'anime va considerato inferiore al manga, tutt'altro.

In realtà Nagai, esclusi i primi volumi, non dedica troppa attenzione al manga di Mazinger, perché la sua attenzione è focalizzata sul manga di Devilman; oltre a questo si occupa della supervisione delle serie TV di Mazinger e Devilman, con il manga e la serie di Cutie Honey in arrivo. Per questi motivi abbandona il manga al quinto volume; al suo posto, sempre in parallelo con la serie TV che dura quasi due anni, parte un nuovo manga di Mazinga Z, disegnato e composto integralmente dal suo collaboratore Gosaku Ota. Nagai si limiterà a dare il suo sigillo di approvazione e a lodare il manga di Ota come la versione "ufficiale" della mazinsaga cartacea. Nonostante il poco impegno di Nagai, il manga originale ha varie frecce al suo arco, in primis i disegni: come al solito grotteschi, caricaturali, approssimativi, in molte scene evidentemente tirati via, eppure a sprazzi geniali, con scene estremamente violente che non si sono mai viste nell'anime. Per esempio nel primo volume viene ben mostrato l'orrore di Koji quando uccide la sua prima Maschera di Ferro, di cui ci viene mostrato il vero aspetto, in una scena decisamente gore. Non mancano sangue e morti: quando il conte Blocken prende in ostaggio delle giovani donne, una di queste viene uccisa accidentalmente da Koji, non ci si va leggeri. Tutto questo al solito coesiste con un umorismo demenziale e grottesco (Blocken che dice al Koji che il protagonista di un manga non può giocare sporco, subito prima che la sua testa venga usata come pallone da calcio da Boss e compari) e scene ecchi.

È interessantissimo assistere alle prime apparizioni di Koji, Shiro, Sayaka, Boss, il Barone Ashura, il Conte Bloken, il Doctor Hell e in particolare, nel primo numero, dei celebri mostri meccanici Garuda K7 e Doublas M2. I combattimenti robotici nel manga, a differenza dell'anime, sono estremamente sbrigativi, ma comunque spettacolari: spesso e volentieri Mazinger si trova a combattere due, tre o più mostri meccanici contemporaneamente. Per i primi tre volumi il manga ha una certa coesione interna, negli ultimi volumi invece cominciano a apparire storielle brevissime di poche pagine con combattimenti abbozzati, troncate sul finale, evidentemente frutto di un Go Nagai del tutto svogliato. Questi episodi sono rivolti a un pubblico che ha già visto l'anime, visto che sarebbero incomprensibili altrimenti: appaiono qui senza alcuna spiegazione il Boss Robot, il Jet Scrandler, Diane A, il Visconte Pigman, il Duca Gorgon. Il finale del manga è assolutamente pietoso: è in realtà è un non finale, Nagai abbandona a metà un manga a cui non tiene e lascia il Mazinger cartaceo nelle mani di Ota che riparte da zero. Il manga originale viene comunque ripescato, dopo oltre 35 anni, da Yasuhiro Imagawa, che ne riprende molte idee e situazioni nel remake animato di Shin Mazinger (il detective Ankokuji, la storia di Lorelei, la scena del bagno tra Sayaka e Koji, il mostro meccanico Barone Ashura, le Gamia, il salvataggio di Sayaka dalla fortezza sottomarina Saluud, eccetera). Paradossalmente la lettura di Mazinger Z è più indicata ai fan di Shin Mazinger che ai fan dell'anime del '72: questi ultimi si troveranno meglio con il manga di Ota. I veri nagaiani però preferiranno i disegni sporchi del maestro. Il mio voto è 7,5.


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Dreamer80

Volumi letti: 6/5 --- Voto 8
Allora, parto col dire che il voto si riferisce fino alla metà del quinto volume, in quanto come spiegato all'interno dello stesso da parte di un redazionale d/visual, Go Nagai successivamente si dedicò ad altri manga, e non trovava più stimoli nella stesura delle avventure di Mazinger Z, cosa facilmente riscontrabile nell'ultimo volume soprattutto, dove gli episodi assumono tutti lo stesso, orribile, infantile e povero canovaccio. Fino a quel momento, però Mazinger Z è un ottimo manga, certo, bisogna saper assaporare quel gusto squisitamente retrò della storia, ma se si riesce a farlo è impossibile non rimanere affascinati da quello che è uno dei capisaldi del mondo robotico di tutti i tempi. Le vicende di Koji e della sua combriccola nei primi numeri sono molto avvincenti, ben articolate, alternano momenti rocamboleschi e movimentati a spiritose gag umoristiche (Boss è li' per questo), con l'immancabile presenza dei cattivoni di turno che daranno vita alle scene più movimentate.
Il disegno è quello del Maestro, grezzo, sporco, ma anche carico di cattiveria e fascino.
L'edizione D/Visual è ottima, anche se avrei preferito degli albi più flessibili, probabilmente però lo spessore della carta non ha permesso un compromesso ottimale.


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BIZIO

Volumi letti: 6/5 --- Voto 9
Una pietra miliare del mondo del fumetto!
Non si può parlare di Go Nagai senza aver letto questo manga. I disegni sono stupefacenti, accurati, dettagliati e veramente ben realizzati. La trama è abbastanza semplice, ma non per questo noiosa: all'inizio parte subito a bomba senza lasciarti il tempo di capire cosa succede, ma poi ci viene subito spiegata la situazione e, piano piano, tutti i vari personaggi, per darci il quadro completo. L'unica nota negativa, non da imputare all'autore, è che gli ultimi capitoli sono veramente infantili, ti fanno cascare le braccia: arriva il mostro meccanico, Mazinger è in difficoltà, trova il punto debole e in una mossa vince; purtroppo è stata una scelta dell'editore, in quanto è cambiato rispetto all'inizio. Veramente interessante il finale con il passaggio di consegne.
Detto questo, un bel 9 non glielo toglie nessuno, e per saperne di più leggetelo!