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Kotaro

Volumi letti: 24/24 --- Voto 8,5
"And the years rolled slowly past
And I found myself alone
Surrounded by strangers I thought were my friends
Found myself further and further from my home and I
Guess I lost my way
There were, oh, so many roads
I was livin’ to run and runnin' to live
Never worried about payin’ or even how much I owe

Movin' eight miles a minute and for months at a time
Breakin' all of the rules that would bend
I began to find myself searchin'
Searchin' for shelter again and again"

Bob Seger & The Silver Bullet, “Against the wind” (1980)

Verso la fine dell’Ottocento, il magnate Stephen Steel organizza la Steel Ball Run, la più grande gara di corsa a cavallo di tutti i tempi, con un percorso che attraversa l’intero territorio degli Stati Uniti. Moltissimi i partecipanti a questo evento epocale, come l’ex fantino paraplegico Johnny Joestar e il baldo J.Lo Zeppeli, che porta con sé sfere d’acciaio che, sfruttando una misteriosa tecnica rotatoria, sono in grado di compiere prodigi. Accidentalmente venute a contatto con le sfere, le gambe di Johnny riprendono misteriosamente a muoversi per pochi attimi. Il ragazzo vuole vederci chiaro e comincia a tallonare J.Lo, cercando di carpire i suoi segreti. Tra i due si instaura un rapporto particolarissimo: dapprima rivali, poi amici, poi inconsapevoli maestro e allievo l’uno dell’altro, in un cammino che porterà il povero Johnny, col quale la vita è stata ingiusta, a diventare uomo dal ragazzo che era, e J. Lo ad aprirsi maggiormente agli altri, facendo pace col particolare destino che da sempre coinvolge la sua famiglia.
Ma quella che pareva una semplice, per quanto epocale, competizione sportiva, nasconde ben più di ciò che sembra all’apparenza…

E’ un manga stranissimo (e non avevamo alcun dubbio al riguardo), Steel Ball Run. Settima parte dell’epopea de Le bizzarre avventure di JoJo, è iniziata su Shounen Jump come serie autonoma (sia pure sin da subito legata a JoJo nella mente dell’autore) nel 2004, per poi venire spostata l’anno seguente su Ultra Jump, rivista della Shueisha che esce una volta al mese (non settimanalmente come Shounen Jump) ed è diretta ad un pubblico adulto e non più di adolescenti. A partire dallo spostamento sulla nuova rivista, dove la serie è durata fino al 2011 finendo poi raccolta in 24 volumi, Steel Ball Run è poi stata ufficialmente riconosciuta come la settima serie di JoJo, e sono aumentati in maniera esponenziale gli elementi che la caratterizzavano come tale.

Dato il particolarissimo finale della precedente sesta serie, Steel Ball Run non poteva che caratterizzarsi come una sorta di “reboot” della saga di JoJo, ambientato in un universo alternativo. Si ritorna, perciò, indietro, alle origini della famiglia Joestar, all’Ottocento, ad un’ambientazione occidentale, al nobile decaduto di buon cuore ma ingenuotto Jonathan Joestar (qui soprannominato “Johnny”), al saggio maestro Zeppeli (qui un giovane quasi coetaneo del protagonista e non più uno stravagante uomo di mezza età) che lo istruisce sulla strada della vita, al perfido e implacabile Dio Brando (qui chiamato Diego e solo soprannominato “Dio”) che si oppone al nostro eroe. Steel Ball Run è un accorato omaggio alle prime tre serie del JoJo originale, di cui l’autore riprende, con nuove fattezze, ripescandoli con un nuovo ruolo o anche solo citandone qua e là il nome, personaggi ed elementi.

Un western che ha tutti gli elementi più classici del genere, dalle corse a cavallo ai nativi americani, dalle sparatorie nei saloon ai giochi d’azzardo nei casinò, dalle “sfide all’ OK Corral” a brani di musica country che sembrano risuonarci in testa durante la lettura senza che ce ne rendiamo conto, solo perché abbiamo inconsciamente assimilato il fatto che l’autore li ha citati da qualche parte. Ma è un western firmato Hirohiko Araki, perciò i personaggi sono, ovviamente, tutti fuori di testa, vestiti al buio e dotati di poteri strambi (i sempreverdi “Stand”, di cui cambia l’origine ma non la sostanza), e quella che era partita come una corsa di cavalli nell’America ottocentesca si tinge ben presto di misteri e prende una deriva mistica uscita dritta dritta da Il codice Da Vinci (del resto, la serie è stata scritta anche nel periodo tra il 2004 e il 2005 quando il romanzo a sfondo mistico-religioso di Dan Brown impazzava in tutto il mondo), col ritrovamento della salma appartenente ad un santo (con inequivocabili corona di spine e ferite da crocifissione sui palmi delle mani) che, non si sa come, sarebbe finito in America.

Forse perché finalmente libero dallo stress della serializzazione settimanale e dai freni imposti da una rivista per ragazzi, o forse perché il suo spacciatore gli ha fornito roba migliore del solito, qui l’autore spinge al massimo l’acceleratore della sua bizzarria, inserendo in quella che era partita come una “normale” corsa di cavalli sacre reliquie (!), dinosauri (!!), pellerossa che nell’America dell’Ottocento riescono a rendere reale il suono rappresentato dalle onomatopee giapponesi (!!!), una sacra casta di boia del Vaticano (!!!!) armati di sfere d’acciaio onnipotenti, la sezione aurea e la successione di Fibonacci applicate ai combattimenti (!!!!!), il presidente degli Stati Uniti più assurdo che ci sia, tentati stupri, approcci saffici, dimensioni parallele, visioni mistiche e chi più ne ha più ne metta. L’autore fa del suo meglio per mettere in scena una storia che sa tanto di testamento artistico, dato che c’è tutto quello che Hirohiko Araki ama e ci ha abituato a trovare nel suo JoJo: i poteri strambi (manipolazione del tempo, insetti cresciuti nel proprio corpo, gente che ha un argano in bocca, gente che cammina sulle gocce di pioggia, gente che fa ruotare le unghie e le spara come proiettili, e via dicendo), i combattimenti strategici e vinti con un pizzico di fortuna da parte dei protagonisti, l’America, l’Italia, la moda, il cinema (da Stringi i denti e vai a La corsa più pazza d’America, le citazioni si sprecano), la musica (si va dai Beatles a Jennifer Lopez, da Simon & Garfunkel a Santana, da Mike Oldfield ai Prodigy, dagli Outkast alla "Cavalcata delle Valchirie", da Johnny Cash ai Guns’n Roses fino ad arrivare alle Perfume e al loro discotormentone “Chocolate Disco”, con un Araki che, dopo tanti artisti occidentali di fama internazionale, comincia a citare qualcosa di più pop appartenente al suo paese).

E’ una storia assurda, quella di Steel Ball Run: ricchissima di misteri e di sottotrame, vissuta da personaggi tanto bizzarri quanto indimenticabili, si fa via via sempre più appassionante e non manca di tenerti incollato alle pagine anche nei suoi momenti più astrusi, quando l’autore si perde nel suo allucinante mondo mentale e solo lui capisce ciò che ha in mente, perché i disegni assai confusi di molte sequenze non gli permettono di trasmettere al lettore ciò che succede. Combattimenti sempre più violenti, ricchissimi di scene splatter, per un viaggio che si preannuncia sempre più mortale per i poveri, innocenti, corridori attratti da un cospicuo premio in denaro: c’è chi troverà la morte, chi si ritroverà invischiato in qualcosa di immensamente più grande di lui, c’è chi in qualche modo troverà se stesso, risolvendo i propri tormenti o suggellando legami.

Una storia che ha tutti i connotati del racconto di formazione, ma ci mette un po’ a farcelo capire, dato che l’insicuro Johnny e lo spavaldo J. Lo si rubano di continuo la scena a vicenda, ognuno col proprio obbiettivo, ognuno col proprio sogno, ma uniti nella loro corsa controvento, alla ricerca del proprio posto nel mondo, in un legame fatto di combattimenti mortali, gags con orribili canzoncine improvvisate e improbabili quanto eccezionali lezioni di vita che serviranno a entrambi, anche se difficilmente lo ammetteranno. Noi, però, a Johnny e J.Lo ci siamo affezionati tantissimo: un paraplegico con un ferro di cavallo in testa (che non si capisce mai come fa a muoversi, starà vita natural durante sul cavallo, o ha la sedia a rotelle pieghevole che tiene nello zaino?) e poca fiducia in se stesso e un tronfio italiano scappato dal suo passato (e dal suo stilista) con le piastrine con le lettere del suo nome a decorargli i denti, personaggi diversissimi tra loro che vivono insieme la più grande delle avventure, instaurando tra loro un profondo legame che non mancherà di farci emozionare tantissimo.

Steel Ball Run è un manga che ha tutte le caratteristiche e i pregi dei fumetti di Hirohiko Araki, ma anche i loro difetti, come una resa abbastanza confusa dei disegni nelle scene di lotta più concitate (mentre invece come illustratore e character designer l’autore non si smentisce mai, creando dei personaggi straordimente iconici nella loro bizzarria) e un finale assurdo, anticlimatico eppure emozionante, dove l’autore prende la parola “autocitazione” e la porta ad un nuovo, impensabile livello, e lascia i lettori a bocca aperta, tra rimandi al passato ormai palesi e la nuova riproposizione di una lotta ancestrale, che ha attraversato anche i reboot e le dimensioni parallele, ma ancora una volta si svolge sul filo dell’anticlimax nonostante i molti momenti esaltanti. Un finale che in qualche modo fa da ponte alla successiva serie Jojolion, a cui si rimanda per sapere i destini di alcuni protagonisti, ma se ne riparlerà a tempo debito.

Un po’ il testamento artistico di Hirohiko Araki, che inserisce in questo manga un po’ tutte le sue passioni e le sue bizzarrie, creando una storia tanto assurda quanto appassionante, che porta all’estremo tutta la follia dell’autore eppure mantiene sempre un certo fascino, mentre spazia dal western al mistico, dal combattimento a riflessioni etiche, politiche e sociali di una certa profondità grazie anche a personaggi che, in un modo o nell’altro, ti restano nel cuore. La corsa a cavallo più pazza che ci sia, per un manga che ancora una volta ci ricorda perché amiamo JoJo, questa storia assurda, trash, eppure epica e meravigliosa che ci incanta ormai da tanti anni. Sarà un po’ difficile, data la sua natura di “reboot” e certi temi un po’ spinosi per la tv, e in ogni caso ci vorrà del tempo, ma non sarebbe affatto brutto vederne una versione animata, che renderebbe giustizia alla splendida atmosfera country emanata dalle pagine del fumetto e renderebbe un po’ più comprensibili certe sequenze fumose durante gli scontri.

Intanto, però, godiamoci questo manga unico e (per fortuna) inimitabile, con un consiglio: essendo ambientato in un differente universo rispetto alle precedenti serie, può essere usato come “starting point” per avvicinarsi a JoJo, ma penso sia meglio leggerlo come “settima serie”, in modo da godere appieno di tutte le citazioni sparse qua e là che si fanno via via sempre più pressanti man mano che ci si avvicina al finale, e in modo da poter godere in maniera “graduale” della discesa verso un trashissimo abisso di follia da parte dell’autore, che qui ha raggiunto il suo culmine, anche se sappiamo benissimo che riuscirà a superarsi con le sue storie future. Ma noi lo amiamo anche e soprattutto per questo, e sotto sotto ci auguriamo che trovi prossimamente qualcosa da raccontarci che sia ancor più epico ed esagerato di questa assurda e bellissima miscela in salsa country di cavalli, Gesù Cristo, presidenti e dinosauri.


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Marco Onizuka

Volumi letti: 24/24 --- Voto 10
Che manga, che manga, che manga... ho ancora i brividi se ripenso a cosa ho letto. Capisco quanto questa serie sia stata bella già dal fatto che mi gaso così tanto soltanto facendone una recensione, ma cercherò di riordinare le mie idee e andare con ordine, cominciando ad elencare tutti i pregi di questa serie. La prima cosa da menzionare è il fatto che Araki ha voluto dare una consistente svolta a livello di trama. Solitamente tutte le serie di Jojo hanno sempre avuto una trama abbastanza semplice e lineare, ma sempre molto avvincente nonostante la sua semplicità. Stavolta però ci troviamo davanti ad una trama più complessa e misteriosa del solito, senza ovviamente esagerare, però posso tranquillamente dire che è la più intrigante ed interessante di tutte le serie. Ci sono un bel po' di intrecci tra i personaggi: alleanze, tradimenti, colpi di scena, retroscena, cambi di piani e di obbiettivi. Sì, i personaggi sono un altro importantissimo elemento di cui parlare: anche sotto questo aspetto, questa serie risulta più curata del solito. Il numero di personaggi è inferiore rispetto alle altre, ma la qualità della serie rimane comunque altissima proprio perché questi personaggi sono tutti realizzati benissimo e la loro psicologia è in continuo mutamento durante l'arco della storia. La ricerca del potere assoluto, la fama, la gloria e l'onore sono dei temi portanti della storia e risulta molto interessante vedere le ragioni per le quali i personaggi vogliono ottenere tutto questo e quale dei loro obbiettivi diventerà primario.

Ogni personaggio ha la sua storia e il flashback a lui dedicato, ogni personaggio ha la sue ragioni per fare quello che fa, e per quanto assurde possano sembrare verranno comunque spiegate e chiarite, dando un senso a tutto. Praticamente nessun personaggio viene trascurato, è stata data la giusta attenzione ad ognuno e tutti hanno il proprio spazio e questa è una cosa che mi è piaciuta molto. Da menzionare i vari flashback dedicati a Gyro Zeppeli, il co-protagonista (o forse il vero protagonista) della serie, che sono stati davvero belli. I protagonisti principali sono due ed entrambi molto carismatici e ben caratterizzati, uno con obbiettivi molto puri, l'altro un po' più egoistici, ma comunque entrambi credibili e soprattutto realistici. I disegni sono ovviamente fantastici, ma non ci si poteva aspettare altrimenti da Araki, che ha sempre mantenuto alto il livello dei suoi lavori. Anche su questo fattore però c'è da dire che in questa serie viene raggiunta la perfezione, il picco più alto mai raggiunto dal maestro, che sforna dei disegni più espressivi e bizzarri del solito, e questo si nota soprattutto con l'avanzare dei volumi: i volti saranno via via sempre più perfetti, delicati, ma allo stesso tempo cazzutissimi. Non mancano le consuete bizzarrie di questo mangaka, che ancora non capisco come fa ad immaginare certe cose e poi riuscire anche a metterle su carta, tipo le sfere di acciaio di Wekapipo, che hanno un effetto particolarissimo e stupendo da vedere. A volte bisogna rimanere un po' di tempo ad osservare alcune tavole per capirle bene proprio per questa caratteristica dell'autore di voler mettere su carta anche l'impossibile, tanto da riuscire a straniare il lettore, anche se alla fine si capisce tutto ed Araki non manca un colpo. Ogni vignetta è arte, ogni vignetta sembra un'opera a sé stante, si può quasi toccare con mano l'atmosfera bizzarra e particolare che trasuda da ogni singola pagina. Potrei continuare all'infinito a lodare i disegni e mi sembrerà sempre e comunque che non sia stato abbastanza.

Ora però voglio parlare degli stand e degli scontri: chi segue Jojo ormai si è abituato al marchio di fabbrica di Araki, anzi, uno dei tanti, ovvero gli scontri strategici e psicologici in cui riesce a trionfare chi è più furbo e intelligente dell'altro e non chi ha più forza fisica. Penso che sia inutile dire che gli scontri sono di altissimo livello, visto che stiamo parlando del manga che ha il pregio di avere gli scontri migliori in assoluto, secondo la mia modesta opinione. Non mancano gli stand che spiccano tra gli altri, tipo quello di Sugar Mountain, che dà il via ad una delle parti più geniali di tutto il manga. Oppure lo stand del nemico finale, che secondo me è il più wtf e geniale di tutto Jojo e che ho veramente faticato a capire: per la prima volta mi sono dovuto documentare su internet e chiedere l'aiuto di un amico per comprendere al 100% questo potere, che inizialmente spiazza il lettore, ma una volta capito il meccanismo acquista un senso e non si può far altro che rimanere eastasiati da tanta genialità. Insomma, in definitiva si può dire che questa sia la migliore serie di Jojo, oggettivamente parlando, completa in tutto e che io ho nominato "il miglior manga di azione". Io consiglio di leggerlo dopo aver letto i precedenti per gustarlo appieno, però è comunque godibile senza averlo fatto, dopotutto è proprio questa la peculiarità di Jojo: ogni serie può essere considerata come un 'opera a se stante. Andrete a colpo sicuro e rimarrete soddisfatti: tanta azione, tanti momenti fantastici, emozionanti e commoventi, tanti scontri tanti colpi di scena ed anche una morale alla fine della storia. Quando si parla di Jojo non esiste la parola noia.

rohankishibe

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rohankishibe

Volumi letti: 24/24 --- Voto 10
<b>ATTENZIONE SPOILER</b>

Settima parte delle bizzarre avvenure della famiglia Joestar. La storia prende parte in uno degli universi paralleli creati da Enrico Pucci alla fine di Stone Ocean; nel 1890 Johnny Joestar, un fantino paraplegico, e Gyro Zeppeli decidono di partecipare alla Steel Ball Run, una faticosa gara che vedrà vincitore chi percorrerà più velocemente il tratto tra la East e la West Coast, attraversando praticamente tutti gli Stati Uniti. La particolarità di questa serie è che molti dei protagonisti sono le controparti dei personaggi apparsi nelle serie precedenti di JoJo (Johnny è infatti la controparte di Jonathan, Gyro di Caesar, Diego di Dio, Lucy di Erina e via dicendo).
Riguardo il tratto, si può dire che Araki abbia raggiunto il picco di massima espressione, i disegni sono chiari, puliti e arricchiti di moltissimi dettagli che non fanno altro che impreziosire ancora di più le tavole.
I combattimenti sono moltissimi e la loro lunghezza è variabile, si va da scontri ad alta velocità di poche pagine a duelli epici che occupano interi capitoli. Tutti i partecipanti alla Steel Ball Run hanno il loro carisma e la loro storia, Gyro è praticamente uno dei migliori personaggi mai creati di tutto Jojo, Johhny però è un pò troppo anonimo. Buono il rapporto qualità prezzo da parte di Star Comics. Uno dei miglior shonen degli ultimi anni, consigliato.


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Gordy

Volumi letti: 24/24 --- Voto 8
Dopo la parziale delusione della sesta serie ho iniziato a leggere Steel Ball Run nella speranza che JoJo tornasse ad appassionarmi come un tempo e devo dire che ci è riuscito alla grande!
Araki è un dannatissimo genio! Ancora una volte riesce a stravolgere tutto e ancora una volta ci troviamo di fronte a qualcosa di completamente nuovo: dopo l'imprevedibile finale della sesta serie ci ritroviamo catapultati negli Stati Uniti, nel 1890 in un mondo alternativo. Questo escamotage permette di riaccendere la curiosità nello storico lettore di JoJo che si ritrova davanti a qualcosa di completamente differente nonostante abbia già letto oltre 80 tankobon, e di avvicinare nuovi lettori al manga che potranno gustarselo appieno nonostante non abbiano mai letto JoJo prima d'ora.
Innanzitutto la storia è davvero interessante ed è una componente importante della serie a differenza di quanto visto nelle serie precedenti in cui era più una scusa per giustificare una quantità immane di scontri.
In secondo luogo ci troviamo di nuovo dinnanzi a bizzarri portatori di stand e ci saranno, come sempre, una marea scontri avvincenti e tattici. Però, la nascita di questi stand avviene in modo completamente differente a come ci era stato spiegato nella quarta serie.
I nomi della maggior parte dei protagonisti saranno gli stessi di quelli delle serie precedenti solo che qui ci troviamo di fronte a personaggi alternativi appartenenti ad una realtà diversa.
In SBR non tutti i personaggi son ben caratterizzati ma sicuramente lo sono quelli principali come Zeppelie o Dio Brando.
Per quanto riguarda il disegno cambia ancora la tendenza dell'autore. I personaggi ritornano ad avere un aspetto più mascolino e le scene d'azione tornano ad essere più chiare e meno confuse.
Che altro dire... questa settima serie non è forse ancora al livello della terza o della quarta (le mie preferite) ma sicuramente è molto migliore della sesta ma anche della quinta: voto 8 più che meritato!


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GrandeReBestiaKiba

Volumi letti: 16/24 --- Voto 10
Araki è un genio! Questa settima serie de Le bizzarre avventure di Jojo si svolge nell'universo alternativo creatosi nella sesta serie di JoJo, e che prese il posto di quello reale. Una delle principali caratteristiche di Steel Ball Run è la presenza di due personaggi principali (normalmente il protagonista di un manga è uno solo), Jonny Joestar (il nome per intero è Jonathan, infatti è la "versione alternativa" del protagonista di Phantom Blood) e l'italiano J.Lo Zeppeli. Leggendo solo il primo numero è naturale pensare che i nostri eroi dovranno semplicemente partecipare alla corsa (chiamata Steel Ball Run) difendendosi dagli attacchi dei rivali, ma non è così. La corsa, infatti non è che un pretesto per introdurre una trama ricca di colpi di scena, elementi religiosi, poteri soprannaturali (eh si, ritornano i nostri amati Stand), mistero e molto molta molta suspence. Come già detto, anche in Steel Ball Run sono presenti gli stand, che saranno affiancati dalla tecnica della rotazione della sfera d'acciaio (diciamo che le dinamiche di questa tecnica sono simili a quelle del rasengan usato in Naruto) che prederà il posto dell'Hamon Way (in Italia "tecnica delle onde concentriche") delle prime due serie. Nei primi numeri il disegno è praticamente uguale a quello della di Stone Ocean, ma già verso il settimo/ottavo numero, esso comincia a migliorare.
Per concludere, posso affermare che Steel Ball Run è il sunto di quanto creato da Araki fino ad ora, nonché uno dei migliori manga degli ultimi anni.

Utente1594

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Utente1594

Volumi letti: 15/24 --- Voto 9
Steel Ball Run è un’ opera aperta a tutti.
Hirohiko Araki, grandissimo autore della serie “Le bizzarre avventure di Jojo” decide di “reinventare” la saga Jojoiana trasferendola in un’ America di fine 800 in cui i principali mezzi di trasporto sono i cavalli e dove cominceranno a comparire le prime invenzioni che daranno una svolta alla storia umana (autovetture, telefono, treni a vapore ad velocità elevate). Ma concentriamoci maggiormente sui cavalli perché saranno loro il perno dell’ intera opera: opera
basata su una corsa, la “Steel Ball Run” appunto, in cui i partecipanti dovranno attraversare l’ intera America del Nord partendo da San Diego per arrivare a New York. La sola trama, con questo concetto base, trasmette al lettore una ventata di freschezza nel settore shounen, rapendolo letteralmente e portandolo con efficacia e velocità in un universo tutto suo, caratterizzato da personaggi tanto originali quanto unici.
Solo un genio come Araki poteva creare un personaggio come Johnny Joestar [detto “Jojo”], campione d’ equitazione e… paraplegico [avete capito bene], o J. Lo. Zeppeli, misterioso cowboy italiano che padroneggia con estrema abilità due misteriose sfere di ferro dagli effetti sia negativi che benefici.
L’ autore, con l’ avanzare dell’ opera, caratterizza maggiormente i caratteri dei protagonisti di cui narra le vicende all’ interno della gara, senza MAI cadere nello scontato, con un tratto magnifico, personalissimo; e una bravura unica nell’ uso dei baloon e dei loro contenuti (mai fuori luogo e/o eccessivi).
Superati i primi numeri, paragonabili ad una guida che inoltra il lettore nella lettura dei volumi a seguire, compariranno i primi “stand”, questi potranno disorientare chi, come il sottoscritto, non ha mai letto “Le Bizzarre Avventure di Jojo” [che pian piano sto rimediando], ma solo inizialmente, perché Hirohiko Araki, che nulla dà per scontato, spiegherà subito on e off manga di cosa si trattino, e proseguirà la sceneggiatura in modo ordinato e indipendente dal suo precedente lavoro.

Per finire la classica scaletta:
Idea di base: 10
Svolgersi della trama: 9 [combattimenti a non finire parallelamente ad una sceneggiatura travolgente e matura.]
“Sceneggiatura”: 9 [unica pecca: nemici, ad ogni numero, nuovi; chi più chi meno caratterizzati, ma, sicuramente, dai passati interessanti]
Disegno: 10 [unico]
Edizione: 8 [impaginazione delicata, buona carta (non negli ultimi numeri), priva di errori]

Ripeto e correggo:
Steel Ball Run è un’ Opera (con la “o” maiuscola) aperta a tutti.

kassim

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kassim

Volumi letti: 8/24 --- Voto 9
Non mi ispiravacome può essere bella ed intrigante una storia di corsa di cavallie invece...la trama è intrigantissima e intricata,molti combattimenti spettacolari e tanto tanto sangue e smembramenti.La grande peccail disegno che viene portato avanti dalla quarta serie di JoJoi personaggi sono troppo effemminati,dovrebbero essere più duri e cattivi come le prime tre grandi serie di JoJo!!!

Vash

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Vash

Volumi letti: 8/24 --- Voto 9
Dopo un'incasinatissima frettolosa e priva di inventiva sesta serie, dove the genius aveva messo al fuoco talmente tnt carne da aver bruciato (sembrava) tutto, e tornato piu forte che mai... questa SBR che ho iniziato con diffidenza e disillusione mi ha totalmente conquistato! Le vette della 4°5° non si vedono ancora ma i presupposti ci sono tutti! Gli scontri sono tornati ad avere un po di logica e furbizia e la storia rivela dei risvolti molto interessanti e decisamente BIZZARRI! lolrnrnGO! GO! ZEPPELI!!!

Ade

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Ade

Volumi letti: 8/24 --- Voto 9
Con questa nuova serie Araki ci dimostra di essere un vero genio, sapendosi reinventare senza però cadere nelle ripetizioni o nel banale. SBR è ambientata nel "nuovo mondo", nel 1890 (per cui circa il periodo della prima serie di JoJo, per chi è già avvezzo alle opere di Araki, per chi non lo è si tratta di una sorta di nuovo inizio) e a fare da "fil rouge" alla strepitosa serie di avventure (ovviamente bizzarre), incontri, scontri, siparietti divertenti è una corsa lungo tutta l'America (attenzione, non nel verso dei coloni, da est ad ovest, ma al contrario cioè da San Diego a NY) che prevede per il vincitore una somma pari a cinquanta milioni di dollari. Onde concentriche, stand, ingegno e colpi di scena la fanno da padrone per una serie molto bella e godibile. Un "must" per chi conosce Araki, uno splendido modo per avvicinarvisi per chi non lo conosce e vuole leggere un fumetto di alta qualità senza dover entrare a serie già irrimediabilmente lanciata (con tutti i problemi che gli arretrati e le ristampe comportano). Meriterebbe 10 se non esistesse già la terza serie di JoJo, il vero masterpiece di Araki.

Antonio.

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Antonio.

Volumi letti: 8/24 --- Voto 8
Stati Uniti, anno 1890. Da tutto il mondo arrivano aspiranti al premio in denaro di 50 milioni di dollari messi in palio per il vincitore della strabiliante Steel Ball Run, una corsa a tappe attraverso l'America settentrionale, da San Diego a New York, organizzata dal promoter Stephen Steel. Tra i partecipanti a cavallo, i protagonisti principali della storia, il misterioso J. Lo Zeppeli e il giovane Johnny Joestar, rimasto paralizzato dalla vita in giù in seguito ad una sparatoria. Johnny decide coraggiosamente di scendere dalla sua sedia a rotelle per montare a cavallo, dopo essersi scontrato col misterioso potere di J. Lo. Grazie ad un´incredibile padronanza dell'energia rotatoria, lo straniero riesce letteralmente a far fare qualunque cosa alle sfere d'acciaio che usa come armi. Prima dell'inizio della corsa, sfiorando una sfera rotante carica del moto rotatorio impressole da J. Lo Johnny crede per un istante di poter muovere nuovamente le sue gambe, e si convince che la tecnica di Zeppeli possa aiutarlo a rimettersi in piedi. Decide perciò, nonostante la sua condizione, di procurarsi un cavallo per partecipare alla gara, nella speranza di strappare al bizzarro personaggio il segreto del suo potere. Tra gli altri partecipanti si distinguono Sandman, un pellerossa che corre tutta la gara a piedi nudi, con lo scopo di vincere il montepremi per acquistare una vasta pianura per la sua tribù, e l'ambizioso e spietato fantino inglese Diego Brando, detto Dio, vera spina nel fianco dei due protagonisti. Dopo appena i primi tre stage della corsa, il vero motivo della messa in scena della Steel Ball Run comincia ad emergere dalle oscure trame di un losco gruppo capeggiato nientemeno che dal presidente degli Stati Uniti. Secondo una leggenda, la mummia di un Santo crocefisso giunta da oltreoceano quasi 2000 anni prima, sarebbe stata smembrata e i suoi pezzi disseminati per il nuovo continente. Lo scopo della corsa, programmata attorno ai luoghi dove si pensa che le reliquie possano trovarsi, è proprio quello di ricostruire la mummia e appropriarsi dei suoi immensi poteri. Intanto, durante la gara, cominciano a verificarsi degli strani fenomeni. Alcuni dei partecipanti acquisiscono, apparentemente senza motivo, delle bizzarre capacità paranormali definite da alcuni 'stand' o energia psichica. In realtà, il fattore scatenante di queste manifestazioni è una zona maledetta, sacra agli indiani, dove pare anticamente sia caduta una cometa. Quelli che ci si avventurano, se sopravvivono, sviluppano delle incredibili doti. Lungo il percorso, Johnny Joestar entra per caso in possesso di un braccio della mummia. Da quel momento, lui e J. Lo diventano i bersagli principali dell'organizzazione... ma anche i due hanno sviluppato degli stand!

Steel Ball Run, attualmente giunta a quota nove volumetti originali, è la settima serie ufficiale di 'Le Bizzarre Avventure di JoJo', il manga di Hirohiko Araki che ha tenuto banco sulle pagine del mensile Action di Star Comics per ben dieci anni e conclusosi con un finale inimmaginabile nel numero 126.
Quando sembrava che il geniale autore avesse messo definitivamente la parola fine alla sua opera, ecco saltare fuori, dopo quasi due anni, la nuova serie. Ambientato a fine milleottocento in America, SBR non è semplicemente un prequel di JoJo. E' un prequel, sì, ma ambientato nell'universo alternativo sviluppatosi alla fine di `Stone Ocean´, sesta serie del bizzarro manga.
Le affinità con la vecchia opera non risiedono solo nei familiari nomi dei personaggi coinvolti come Zeppeli, Joestar, Brando, Speedwagon, Abdul, ma anche nelle immancabili citazioni musicali (J. Lo su tutti), cinematografiche, dal mondo della moda, e negli stand. Se Stone Ocean poteva prender spunto dal vecchio film 'Papillon', con Dustin Hoffman, SBR quasi certamente si ispira a 'Stringi i denti e vai' (Bite the bullet), film western del 1975 con Gene Hackman, basato proprio su un´interminabile corsa a cavallo, come possiamo leggere nell'angolo della posta curato da Andrea Baricordi. In SBR non mancano anche delle auto citazioni Arakiane. Ad esempio, nel sesto volume, il presidente americano cita Jotaro, protagonista indiscusso della terze serie, quando con una penna buca una lattina di birra e strappandone via il tappo la ingurgita tutta d'un fiato (vedi Action N. 17 a pag. 52).
I disegni di SBR ricalcano l'ormai affermato e personalissimo stile dell'autore, tratteggiato sottilmente col pennino graffiante e ammorbidito dal pennello nei contorni più marcati e nelle numerose campiture nere. I tratti somatici dei personaggi di Hirohiko Araki tendono al realistico, e sono spesso costruiti sulla bellezza effeminata dei modelli da passerella. L'autore, infatti, ha spesso dichiarato di seguire e apprezzare il mondo della moda, e di trarne ispirazione anche per i vestiti e le originali divise che disegna sui suoi personaggi, quasi sempre ritratti in quelle tipiche pose dinamiche e contorte che sono diventate un pò il suo marchio di fabbrica.
Rispetto alle vecchie serie però questo 'contorsionismo' è meno marcato, ma pur sempre evidente. Le sue tavole sono ricchissime di dettagli ed effetti cinetici, retinante egregiamente.
I primi 2 volumi del manga sono davvero coinvolgenti, e il miglioramento dei disegni, delle sceneggiature e della regia è notevolissimo rispetto alle ultime serie di JoJo. Meno ispirati il terzo e il quarto volumetto, che ci raccontano qualcosa in più su J. Lo, ma mettono anche in gioco nemici e stand che, per quanto bizzarri e originali, non godono di una caratterizzazione degna delle migliori e sono liquidati un pò troppo sbrigativamente. Poi una nuova impennata di classe nel quinto volumetto, che apporta alla storia elementi di fanta-archeologia e citazionismo religioso alla Dan Brown, scrittore del bestseller 'Il Codice da Vinci´!
Il sesto numero è davvero interessante e ben strutturato. Ci presenta adeguatamente Dio Brando, vera e propria maledizione di sei generazioni di Joestar nell'originale universo di JoJo, le sue origini e il suo potere 'giurassico'. Il nemico darà letteralmente la caccia ai due protagonisti principali. Il settimo volumetto è all'insegna dell'azione. Dopo la contesa d'apertura tra J. Lo e Dio terminata in 'parità', i nostri s'imbattono nell'ambiguo Hot Pants e si perdono nel frutteto senza uscita di una vecchia fattoria... la soluzione nell'ottavo volume, un numero davvero ben raccontato, degno del miglior Araki. Finalmente un potere stand che ha il suo perché, giustificato con la tipica bizzarra 'plausibilità' cui l'autore ci aveva abituato con JoJo, che mancava agli altri Stand incontrati finora, dando l'impressione che SBR fosse meno pensato del suo predecessore. I disegni si assestano su livelli molto buoni, al top della produzione di Araki. Questo è l'ultimo volumetto italiano prima di una pausa di diversi mesi, che terminerà con la pubblicazione del numero nove (a marzo 2007?), da pochissimo disponibile in Giappone. Di questo passo, Steel Ball Run 'rischia' di diventare la migliore serie di JoJo assieme alla terza di Jotaro!

Per maggiori info su Stone Ocean, e le altre cinque serie di JoJo, vi invito a leggere l'articolo recensione sul mio sito personale a questi link:
<a href="http://perra18.interfree.it/jojo1.html">http://perra18.interfree.it/jojo1.html</a>
<a href="http://perra18.interfree.it/jojo5.html">http://perra18.interfree.it/jojo5.html</a>
NB: con Firefox potrebbero esserci problemi di visualizzazione!

Alyce

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Alyce

Volumi letti: 6/24 --- Voto 6
Alquanto deludente, il sesto volume di Steel Ball Run. Trovo alquanto "infantile" il potere di Dio Brando, per non parlare delle "trovate" di Araki. I nemici apparsi finora, come già detto da Antonio, vengono liquidati troppo in fretta e alcuni Stand non sono molto chiari. Tuttavia, dal settimo volume in poi la storia e lo stile di disegno miglioreranno sempre di più, ma non credo che SBR riuscirà mai a raggiungere un livello narrativo come la terza, la quarta o la quinta serie di Jojo.

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Commento al quarto numero

Sempre più bello!! Nel quarto numero si sa qualcosa di più sul passato del nostro J.Lo e sul perchè della sua partecipazione alla gara!! A dirla tutta, però, la ragione per cui Mountain Tim ha ottenuto quel potere, è alquanto stupida, sembra una cavolata...ma non è l'unico, a vantare un potere alquanto "bizzarro"! Forza J.Lo, hai tutto il mio sostegno!!

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Commento al secondo numero

Go! Go! Zeppeli! Il maestro Araki non poteva scegliere un tormentone migliore, per inaugurare questa fantastica serie (che per ora consta di 8 volumetti)! Tutto di questa serie è un buon motivo per leggerla: dalla storia al tratto (che più avanti diventerà qualcosa di spettacolare) ai personaggi (J.Lo è troppo bello! Se fosse vero lo cercherei e lo sposerei! :D)! Davvero un manga che vale! Un bel 10 (anche per la presenza di J.Lo)!

Martileon

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Martileon

Volumi letti: 3/24 --- Voto 10
Araki stupisce e si riconferma il maestro mangaka per eccellenza anche senza l'aiuto degli stand a farla da padrone... Più bizzarro di palle sempre giranti (mi ricorda le mie durante l'ora di latino) e un lazo "sul quale le dita si muovono come su una funivia"... una sola preoccupazione per il futuro: ho appena visto la copertina del volume 5... non è che ora Steel Ball Run mi si trasforma in Steel "Brokeback Mountain" Run??

funky

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funky

Volumi letti: 1/24 --- Voto 9
E' tornato il mito!!! Araki non si esaurisce mai e sopratutto non si smentisce mai, finita la sesta serie di JOJO, si poteva solo dire "ok ormai ha finito, non si pu' inventare nient'altro " e invece il grande ritorno: Torniamo indietro nel tempo e quale miglior location, splendida, per ambientare queste nuove avventure se non il FAR WEST?!?!

Ottimo per chi conosce l'autore, ma sicuramente intrigante ed avvincente anche per chi e' neofita.