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kirk

Volumi letti: 8/17 --- Voto 7,5
Quando ho iniziato con i manga lo chiamavano l’infimo Kitaro, ora lo traducono in Kitaro il ributtante, certo è passato molto tempo ma alla fine mi sono deciso a visionarne una traduzione occidentale che non è quella ufficiale di italiana di D/visual o i volumi Jpop.
Anche ciò che ho letto è qualcosa di parziale in più, credo visto che non ci sono note, si basa sui rifacimenti più recenti, in quanto sebbene la trama è elementare i disegni (sopratutto dei mostri) mi sembrano troppo ben fatti per non essere ritoccati.
D’altronde Kitaro dei Cimiteri nasce per il pubblico delle librerie a noleggio e i volumi messi in circolazione erano pochi e di pessima caratura: ovvero uscivano anche cose pregevoli ma la carta, l’inchiostro ecc. era tutto fatto in economia tipo ciò che saranno i settimanali in seguito, solo di formato più piccolo.
La storia la conoscete: Kitaro nasce in un cimitero, figlio di una coppia di fantasmi morti in attesa di dargli la vita, il padre malato risuscita nella forma di un occhio per tenergli compagnia e per dotarlo dell’eredità degli antenati: una giacca e dei sandali che gli danno strani poteri.
Nato per essere un personaggio cattivo si trasforma rapidamente in un eroe che lotta contro mostri, demoni e youkai vari. Tutto è studiato bene e non risente di “infantilismo” seppure tutto è molto semplice e basico: compare un mostro, gli uomini o i bambini chiedono aiuto a Kitaro spedendogli una lettera, arriva Kitaro, combatte il mostro e vince. I mostri e Kitaro dispongono di vari poteri ma non immaginatevi gli straordinari combattimenti degli autori attualmente all’opera su Jump o qualche altra rivista, i quali hanno imparato anche da Shigeru Mizuki ma sono poi andati oltre.
Ma chi è Shigeru Mizuki? Un autore così importante da avere diritto ad un articolo su Mangazine della Granata Press, di lui ho già recensito il pluripremiato Nonnonba che parla di Youkai e dalla sua infanzia (nonnonba è una nonnina, una tata che crede negli spiriti e narra all’autore bambino storie di mostri) e Showa: una storia del Giappone dove l’autore nato nel 1922 e dunque a vissuto tutta quell’era racconta mischiando la sua vita con i grandi eventi storici.
Comunque è ora di dare un voto e sebbene l’opera mi sia piaciuta e da molti è considerata una delle basi del successivo horror alla giapponese, io non mi sento di dare più di un sette e mezzo.


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DarkSoulRead

Volumi letti: 3/17 --- Voto 7
“Si dice che quando i corvi strillano tre volte e le rane quattro, Kitaro faccia la sua apparizione”.

Se si parla di classici del manga “Hakaba no Kitaro” è indubbiamente uno dei primissimi da annoverare nella lista delle must read.
La prima fatica di Shigeru Mizuki (“Hitler”, “Showa, una storia del Giappone”, “La guerra del riso e del ferro”) targata 1959, è un’opera celebre in terra nipponica, e da recenti sondaggi si evince che Kitaro sia ancora tra i personaggi più amati dai lettori giapponesi di vecchia data.
Il manga è noto per aver reso popolari gli yōkai, demoni della mitologia giapponese, gettando alcune delle basi del manga a tinte fosche e ibridando sapientemente l’horror alla black comedy.

Kitaro inizialmente ricorda il Quasimodo di Victor Hugo: rifiutato, abbandonato, ed imprigionato in un mostruoso aspetto. A differenza del gobbo di Notre Dame però, Kitaro è vendicativo e rancoroso, almeno nella sua caratterizzazione iniziale. Nel corso degli anni il suo carattere ha subito diverse modifiche, è stato perlopiù addolcito per confarsi meglio alle atmosfere di una storia che andava via via edulcorandosi, fino ad abbracciare la comicità demenziale tipica di quegli anni, finendo con l’essere il preludio di quello che poi sarà il più colorato “Kaibutsu- Kun” di Fujiko Fujio, famoso in Italia come “Carletto, il principe dei Mostri”.
Nei primi capitoli vediamo Kitaro uccidere ( ed anche in modi piuttosto crudeli) tutti coloro i quali osano oltraggiarlo, mosso da una malvagità quasi giustificata da un destino tanto crudele; mentre nel proseguo della storia il suo ruolo diventa più quello di un giustiziere, impegnato ad aiutare le creature più bisognose, da stercorari a spiritelli smarriti, con fare integerrimo ed eroico.
Ecco che il cattivello e dispettoso mostriciattolo muta sempre più in un paladino della giustizia.

Nella prima versione cartacea Kitaro è monocolo a causa di un violento calcio sferratogli da Mizuki (omonimo dell’autore), l’umano che per un periodo farà le sue veci.
Spezzone poi censurato ed eliminato completamente da un reboot successivo. L’edizione italiana proposta da d/books è quella reboottata, anche se presenta i primissimi capitoli disegnati dall’autore ed anche alcune tavole a colori di difficile reperibilità persino in Giappone.
La struttura narrativa è verticale e totalmente priva di orizzontalità, composta da episodi autoconclusivi senza fil rouge né fine ultimo, col solo scopo di intrattenere piacevolmente il lettore. Ed anche se oggi sembra impensabile realizzare un’opera strutturata esclusivamente su questo schema, a quei tempi era lo standard. Non manca la denuncia sociale, con accuse alla guerra in Vietnam (in corso ai tempi della prima pubblicazione del manga in Giappone) e alle condotte attuate dai nazisti ai danni degli ebrei nei campi di concentramento durante la seconda guerra mondiale, con costanti frecciatine alla classe politica in tipico stile tezukiano.

Il tratto di Shigeru Mizuki, pulito e stilizzato, si rifa' alla scuola classica del “Dio dei manga” Osamu Tezuka (all’epoca c’era davvero poco altro a cui ispirarsi), ma decentrandosi sulla branca del deformed, toccando la sua massima espressività nella realizzazione dei mostruosi yokai, alcuni davvero terrificanti.

Ben cinque diversi adattamenti animati, reboot, censure, cambi di stile, quello di Kitaro è un destino editoriale travagliato che di solito tocca agli eroi dei comics, tramandati da autore ad autore in continui cambi di pelle.
Eppure, tra mille traversie, lo spiritello di Mizuki è diventato un personaggio iconico e seminale. Oltre che nel già citato “Carletto, il principe dei mostri”, vediamo gli inconfondibili lasciti di Kitaro in opere come “Bem, il mostro umano” o “ Obake no Q-tarō” sempre di Fujiko Fujio.

In definitiva un’opera che trasuda folklore giapponese da tutti i pori, ammaliata da quello charme vintage ormai perduto, che ogni amante del manga dovrebbe leggere, quantomeno a scopo didattico.
Peccato il fumetto si snaturi progressivamente, fino quasi a perdere quelle suggestive e macabre atmosfere iniziali, in funzione di un’edulcorazione generale che nel suo risultato finale non giova minimamente al prodotto.


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Evangelion0189

Volumi letti: 3/17 --- Voto 7
Tra le opere più influenti nel panorama fumettistico giapponese si può senza dubbio annoverare Kitaro dei cimiteri, il cui trascorso editoriale è uno dei più travagliati in cui mi sia mai imbattuto. Pubblicate a partire dagli Anni Cinquanta e nate dalla mente e dalla matita di Shigeru Mizuki, le storie di Kitaro, dapprima molto cupe e tendenti all'horror puro (tanto che le sequenze più cruente sono state censurate persino in patria) e poi evolutesi in divertenti avventure dallo spirito leggero a tratti persino buffonesco, hanno colpito l'immaginazione di migliaia di lettori in tutto il mondo, rendendo noti anche in Occidente i cosiddetti yōkai nipponici.

Negli anni trascorsi a disegnare le storie del piccolo spirito monocolo nato da un cadavere e dotato di straordinari poteri magici legati al mondo dei mostri e dei defunti, Mizuki ha modificato parecchio il suo stile, così come allo stesso tempo la pubblicazione dei suoi lavori è passata da questa a quell'altra casa editrice innumerevoli volte, costringendo l'autore a rinnovarsi e reinventarsi costantemente. Da qui il carattere episodico e discontinuo della storia di Kitaro "il ributtante" - questa una possibile traduzione del soprannome "GeGeGe" che campeggia a chiare lettere nel titolo di una delle molteplici versioni dell'opera - amico di spiriti, animaletti viscidi e mostri tra i più disparati: se infatti nelle prime storie Kitaro appare quasi spietato e tremendamente oscuro, capace di dispetti crudeli e vendette efferate, a un certo punto il personaggio si evolve in una figura più docile che, al contrario, presta soccorso a yōkai sempre diversi e a umani bisognosi d'aiuto. Alla stregua di un vero e proprio "supereroe" degli spiriti, insomma.

La prima e unica edizione pubblicata in Italia ad oggi è quella a cura dell'ormai fallita D/Books (branca della più grande D/Visual), che ci presenta una selezione di storie in tre volumi forniti di sovraccoperta opaca con scritte lucide in rilievo e dal numero di pagine e dai prezzi differenti tra loro. Le storie che ho apprezzato maggiormente sono situate proprio nel secondo (in particolare "Il mostro marino", che sembra ricordare i film in bianco e nero incentrati sui giganteschi kaiju, dei quali il più celebre è Godzilla) e nel terzo volume (mi riferisco nello specifico a "L'invasione dei tanuki", in cui l'arte di Mizuki raggiunge il suo apice più alto nella rappresentazione di mostri davvero terrificanti). Il primo tomo, importantissimo da un punto di vista storico e filologico dal momento che rende alla perfezione l'idea del difficile trascorso editoriale dell'opera intera, mi è sembrato invece eccessivamente ingenuo e poco omogeneo. Da segnalare, inoltre, che ancora nel suddetto volume sono presenti alcune pagine a colori nonché un paio di storie rarissime le cui uniche copie esistenti sono state messe a disposizione dell'editore italiano in assoluta esclusiva. Notevole, infine, l'approfondimento scritto da Federico Colpi e suddiviso in tre parti collocate puntualmente in appendice. Per concludere, Kitaro dei cimiteri è un classico della letteratura a fumetti che brilla per originalità e idee d'altri tempi, ma che potrebbe risultare un po' troppo datato. Per certi aspetti in effetti lo è, ragione per cui non mi sento di dare un voto che vada oltre il discreto.


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Akeiron

Volumi letti: 3/17 --- Voto 8
Le storie di Kitaro escono tra il 1959 e il 1968, ma bisogna dire che si tratta di un'opera sorprendentemente ben fatta e ben narrata. Il manga narra dell'omonimo protagonista, i cui genitori (uno spirito la madre e uno zombie il padre) muoiono. Ma, si dirà, sono già morti: come fanno a morire di nuovo? Naturalmente, per morire si intende lasciare questo mondo definitivamente. La madre se ne va mentre è incinta e viene seppellita da uno di passaggio, ed è proprio in questa circostanza raccapricciante che Kitaro viene alla luce, scavandosi la via verso la luce nella nuda terra che avvolge la tomba. Il padre, preoccupato per la sorte del figlio, che sembra un bambino ma in realtà è un mostro e viene chiamato da tutti "Il Ributtante", è desideroso di proteggerlo. Questo suo desiderio lo fa reincarnare in un occhio che si stacca dal suo vecchio corpo, e insieme i due vivono delle avventure in cui Kitaro dimostra dei poteri strambi, con i quali salva o punisce le persone a seconda di come si comportano. Per lo più, tende a difendere l'umanità dai mostri senza ricevere alcuna gratitudine.

È certo che Go Nagai ha letto Kitaro e se ne è fatto influenzare, non solo per come si parla dei "mostri" che una volta dominavano la terra e poi dovettero lasciare il posto agli esseri umani (circa la base di Devilman), ma anche perché in Kekko Kamen compare un personaggio che ne è la parodia spudorata.
Il tratto è particolare e personale, ma non eccelso. Non mi sembra il caso di stare a sottilizzare, se siete propensi a dare più importanza alla narrazione e ai temi trattati che al disegno. Questo comunque gli costa un voto, mentre un altro voto lo tolgo per il mio gusto personale, molto critico verso il genere horror. Ci sono poi pochissime e lievi ingenuità in questo manga, che si potrebbe in parte perdonare dando un 8 e mezzo.

Diciamo allora che il voto sconta l'edizione, visto che la D/Visual avrebbe potuto venire incontro ai lettori occasionali realizzando un volume in più. Infatti, il numero uno è ispessito da 328 pagine al costo di ben 9.90 €. Contiene diverse storie relativamente brevi, mentre il secondo è presidiato da un'unica storia e viene 6.90, non pochissimo. Il terzo è più striminzito e pure costa 6.90!
Per il resto l'edizione, al solito, è bella. La sovracopertina ha persino le scritte in rilievo, di cui facevo a meno se mi avessero scontato un mezzo euro. Io ero timoroso e ho cominciato dal numero 2, che però è quello che mi è piaciuto di meno. Com'è noto, sono tutte storie autoconclusive, a parte le prime che onestamente sono quelle davvero importanti. Il volume 1 è davvero bello e lo consiglio vivamente a chiunque cerchi qualcosa di particolare, mentre non lo ritengo adatto a coloro che leggono <b>unicamente</b> shonen/shojo alla moda, o amano rincorrere le novità. Quanto ai volumi 2 e 3, non è una perdita <i>tragica</i> se li lasciate sullo scaffale per acquistare altri titoli di elevato peso specifico.

mao dante

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mao dante

Volumi letti: 1/17 --- Voto 8
Kitaro è un bambino nato da due siriti che sul punto di morte chiedono ad un uomo di prendersene cura. Pur crescendo in una famiglia di umani, egli conserva nell'aspetto e nei poteri la sua natura di spirito. Kitaro vive diverse avventure, aiutando sia spettri che umani e sconfiggendo i cattivi. Il manga, pur appartenendo al genere horror, non crea molti momenti di grande suspance, ma presenta più un carattere comico-grottesco. I personaggi, a partire da Kitaro stesso, sono quasi delle caricature, sia nel disegno che nei dialoghi, entrambi semplificati al massimo. All'inizio il fumetto presenta delle atmosfere più cupe, anche grazie alla prevalenza del nero e del tratto più marcato. Questa tendenza si perde verso la fine, dove le linee si assottigliano e la storia stessa si avvicina al genere comico. KITARO DEI CIMITERI è un vero e proprio classico del fumetto, e anche se in confronto ai manga moderni il disegno e la trama non sono molto elaborati, la sua originalità sta proprio in questa semplicità unita alla fantasia, offrendo una lettura divertente e scorrevole.

Tacchan

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Tacchan

Volumi letti: 1/17 --- Voto 8
Kitaro è uno dei personaggi cartacei più popolari in Giappone, eppure mai nessun editore, fino a ora, ha pensato di farlo conoscere in Occidente. Il materiale a disposizione è davvero vasto: il manga nasce nel 1959 ed è ancora in prosecuzione, anche se in tutti questi anni ha avuto una vita editoriale piuttosto complessa. Kitaro ha subito, dagli anni '60 ad oggi, diverse trasformazioni, riuscendo sempre ad adattarsi ai gusti del pubblico. Per esempio i primi episodi cercavano di avvicinarsi al genere horror, mentre i più recenti sono di tipo avventuroso, dove tra l´altro non mancano momenti divertenti in cui è possibile farsi quattro risate.
Avendo a disposizione materiale creato durante quasi mezzo secondo, è difficile scegliere da dove iniziare. D/Visual decide per ora di offrire al pubblico Italiano due volumetti che mostrano le origini di questo personaggio. Non è certo una scelta di comodo, viste le difficoltà nel reperire il materiale, né una scelta di tipo commerciale, visto che i primi numeri sono molto lontani dagli attuali gusti del `mercato´. Da appassionato ritengo che sia la scelta più corretta. Dopo un bel lavoro di ricerca riesce a proporre storie ormai difficili da trovare, rare, con tanto di pagine a colori. Il risultato è buono, sebbene lei stessa sottolinei sul suo sito, a proposito del primo volume, quanto segue:

"Questo volume contiene pagine a colori che sono riproduzioni da copie dei primi volumetti pubblicati nel 1959. Esistono oggi solo pochissime copie di tali volumi che, essendo stati in origine destinati al mercato del noleggio, sono peraltro in pessimo stato di conservazione. Queste pagine sono riprodotte con la massima qualità consentita dalle tecnologie di stampa attuali, ma risentono del pesante deterioramento dei materiali originali. Consigliamo ai lettori di consultare la postfazione per informazioni più dettagliate riguardo alla cronologia delle edizioni giapponesi di Kitaro e ai materiali utilizzati."

Kitaro nasce da due mostri, ma cresce a contatto con gli umani, con una famiglia che, seppur non capendolo e considerandolo uno scherzo della natura, lo tiene con se. Suo padre, morto come sua madre, lo accompagna ancora con le sembianze di un occhio, dotato di gambe e braccia.
Seppur nato da due mostri ha un aspetto simile a quello umano, ma ha poteri particolari e la forza e il supporto dei suoi antenati. Aiuta gli umani, li punisce se lo meritano, con un metro di giudizio tutto suo, che denota una certa maturità e saggezza, ma che lascia anche spazio anche ad atteggiamenti più bambineschi, quasi dispettosi, più consoni all'età che dimostra.
"Kitaro dei cimiteri" si ispira al genere horror, ma già nelle ultime storie del volumetto, più recenti di quasi un decennio, mostra toni meno cupi, oltre che un tratto più preciso.

Una lettura piacevole e interessante: seppure nella loro semplicità i racconti sono suggestivi e ritengo che un appassionato, soprattutto se di vecchia data, dovrebbe leggerli. Le avventure di Kitaro hanno di certo lasciato il segno nelle nuove generazioni di artisti giapponesi. Si nota il loro influsso anche in altre opere storiche, come per esempio BEM, senza contare che molti elementi presentati già in questo primo volume li potrete riconoscere, rielaborati, in altri titoli più recenti.

L'edizione D/Visual è molto curata. Sono ricomparse, dopo qualche defezione in opere in cui le avrei gradite, le note a fine volumetto, molto interessanti tra l'altro. Il prezzo è un po' elevato, 9,90EUR, in parte giustificato dall'elevato numero di pagine e dai buoni materiali, in parte dal target piuttosto ristretto, ovvero appassionati di manga classici.
Chissà se la casa editrice sarà interessata a portare avanti questo titolo ben oltre i due volumetti annunciati, magari presentandoci alcune sue incarnazioni più recenti.