Come ogni mese abbiamo deciso di fare le cose in modo semplice: ignorare bellamente i soliti blockbuster, mettere in pausa grafica iperrealistica e numeri da capogiro, e tuffarci a capofitto in tre titoli indie che non hanno alcuna intenzione di comportarsi “come si deve”.
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Bloody Hell, The Plucky Squire e Homo Machina non potrebbero essere più diversi tra loro, eppure condividono una stessa, nobile missione: dimostrare che il videogioco può ancora sorprendere. Tre esperienze lontane dai canoni del mercato mainstream, accomunate da una forte identità e da quella sana voglia di fare le cose in modo diverso. E, onestamente, è proprio per questo che vale la pena parlarne.

Bloody Hell è un videogioco indie su Steam che non perde tempo in preamboli filosofici: qui si entra, si spara, si schiva e si muore… spesso. Molto spesso. L’obiettivo è semplice e assolutamente modesto: arrivare da Satana e farla finita una volta per tutte, attraversando un Inferno che sembra progettato apposta per mettere alla prova nervi, riflessi e pazienza.
Il gameplay è un concentrato di azione bullet-hell e struttura Metroidvania, un mix esplosivo che costringe il giocatore a muoversi come se il pavimento fosse lava. Dash, , agganci e abilità varie diventano rapidamente una seconda natura, mentre lo schermo si riempie di nemici decisi a dimostrare che l’Inferno non è affatto un posto accogliente. Ogni stanza è una danza frenetica tra schivate all’ultimo millisecondo e colpi sparati con la precisione di chi sa che l’errore non è contemplato… o meglio, è contemplato, ma punito severamente.
Visivamente, sceglie una pixel art semplice ma funzionale, perfetta per rappresentare un mondo infernale caotico e decisamente poco ospitale. Il design dei livelli incoraggia l’esplorazione, premiando i più curiosi con potenziamenti e segreti mentre i boss fanno di tutto per ricordarti che la sicurezza è solo un’illusione. Il comparto sonoro accompagna l’azione con discrezione, lasciando che sia il rumore dei colpi e delle esplosioni a parlare.
Il vero colpo di scena? Tutto questo è gratuito. Bloody Hell dimostra che non servono budget milionari per creare un’esperienza coinvolgente, basta una buona idea e tanto sadismo ludico. È un titolo che non si prende troppo sul serio, ma che pretende da chi gioca attenzione, riflessi e una discreta tolleranza alla sconfitta.
(Disponibile per Microsoft Windows )

The Plucky Squire è piena di salti tra 2D e 3D e mini-sfide fantasiose. Nel gioco interpreti Jot, un giovane scudiero leale alle prese con un villain tutt’altro che contento del proprio ruolo: quando il malvagio Humgrump realizza di essere sempre destinato a perdere nella storia, espelle Jot fuori dalle pagine e stravolge il racconto. Da qui parte un’avventura in cui il nostro eroe deve saltare dentro e fuori dal libro, risolvendo puzzle per cambiare il mondo intorno a lui.
Visivamente il gioco è un incanto: la transizione tra la grafica bidimensionale da libro illustrato a quella tridimensionale del mondo reale è uno dei suoi punti forti, con un contrasto stilistico che strappa sempre un sorriso. I mini-giochi e le sorprese lungo il percorso aggiungono colore e varietà.
Detto ciò, The Plucky Squire non è un titolo “hardcore”, e il suo tono leggero e accessibile a volte può sembrare un po’ troppo indulgente: alcuni giocatori hanno trovato il ritmo un po’ interrotto da dialoghi frequenti o tutorial troppo presenti, sebbene recenti aggiornamenti offrano modalità più snelle per chi vuole più gameplay e meno spiegazioni a ogni porta che si apre.
(Disponibile per PlayStation 5, Nintendo Switch, GeForce Now, Microsoft Windows, Xbox Series X/S)

Homo Machina è un delizioso puzzle game che ti fa sentire un po’ come un direttore d’orchestra… ma invece di strumenti, coordini ingranaggi, leve e minuscoli operai meccanici all’interno del corpo umano. Il gioco si ispira alle famose illustrazioni del medico e infografico tedesco Fritz Kahn, che immaginava il corpo come una gigantesca fabbrica retrò, piena di tubi e lavoratori senza volto intenti a far funzionare ogni organo come se fosse una catena di montaggio anni ’20.
Nel corso di circa una trentina di livelli, ti invita a compiere le azioni più banali della giornata ma in modo decisamente più complicato e divertente di quanto tu possa immaginare: ogni organo è una macchina da capire, con leve da spingere e meccanismi da sincronizzare per far funzionare correttamente l’essere umano-fabbrica.
Il tutto è accompagnato da un’estetica elegante e art-deco, animazioni che sembrano uscite da un libro illustrato e un tocco di umorismo sottile che trasforma l’esplorazione anatomica in un’esperienza poetica. Anche se non è un titolo particolarmente lungo o difficilissimo, l’originalità della premessa e il design complessivo lo rendono una piccola gemma per chi ama i puzzle narrativi.
(Disponibile per Nintendo Switch e Mobile)
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Al solito, vi ringrazio per farmi conoscere nuovi titoli.
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