La terza stagione di Jujutsu Kaisen continua a stupire. Dopo l’ondata di apprezzamento generata dall’episodio 52 di cui abbiamo trattato in un articolo dedicato, con la trasmissione dell’episodio 55 i fan della serie e dell’animazione si sono trovati davanti a uno spettacolo visivo straordinario, riconducibile al lavoro di un unico animatore: Kouki Fujimoto.

Con la series composition di Hiroshi Seko e la regia, nonché storyboard, di Yosuke Takada, le animazioni chiave dell'ottavo episodio della terza stagione risultano interamente accreditate sotto il nome di Fujimoto. 
Il giovane talento si era già fatto notare in passato proprio su Jujutsu Kaisen, durante la prima e seconda stagione, ma anche in sequenze di grande impatto in Chainsaw Man. Un esempio? L’iconica scena dell'opening in cui i protagonisti danzano in maniera sfrenata.
 

 
Il suo punto di forza emerge immediatamente: il character acting e la gestualità dei personaggi, più che la pura spettacolarità degli scontri. Questo non significa, però, che non sia in grado di gestire perfettamente una scena d’azione: la precisione dei movimenti riesce a trasmettere forza, vigore e peso fisico agli attacchi.
 
 
 

Le sue sono animazioni estremamente centrate, che traggono potenza non tanto da movimenti frenetici o da inquadrature iperdinamiche, quanto dal controllo dello spazio scenico, dal posizionamento dei personaggi e soprattutto dalla pazienza. La pazienza di lasciare che il frame successivo arrivi con naturalezza, precisione e credibiltà.

Non a caso, nella puntata di Jujutsu Kaisen, i momenti più alti coincidono con semplici walk cycle, ovvero sequenze in cui i personaggi camminano. Una camminata può raccontare moltissimo di una persona e del contesto in cui vive: attraverso passi, micro-movimenti e piccoli gesti, Fujimoto riesce a portare un forte senso di realtà all'interno del mondo degli stregoni. Proprio su questo punto, però, sul web è nata una polemica: Fujimoto ha utilizzato o meno il rotoscopio?
 

 
 


Il credit con cui Jujutsu Kaisen ha presentato Fujimoto, quello di solo key animator, non implica che abbia animato interamente l’episodio da solo. Il suo lavoro riguarda infatti la realizzazione dei disegni chiave, ovvero quelle pose fondamentali che definiscono i movimenti principali dell’animazione. A colmare gli intervalli tra un key frame e l’altro intervengono normalmente intercalatrici e intercalatori, i cosiddetti in-betweeners.

La situazione, tuttavia, sembra più sfumata: Fujimoto ha partecipato anche a segmenti di intercalazione e avrebbe filmato reference dal vivo per supportare il lavoro degli altri animatori, oltre che il proprio, al fine di ottenere movimenti ancora più realistici.

Un ulteriore punto di forza dell’animatore, oltre alla pulizia del movimento dei personaggi, è la gestione del background, che sembra muoversi in continuità con i personaggi, creando flussi visivi compatti e perfettamente bilanciati.
 

 


Tra gli elementi accessori, le cosiddette animazioni secondarie, spiccano infine gli effetti speciali, ambito in cui Fujimoto aveva già dimostrato grande abilità lavorando su Mob Psycho 100, e che tornano qui a impreziosire ulteriormente le sequenze dell’episodio.
 

 
 
Ovviamente a dare forza alle animazioni di Fujimoto troviamo la regia e soprattutto lo storyboard di Takada, che riesce a creare situazioni in cui il giovane animatore sa esprimersi al meglio, nonché inquadrature funzionali, equilibrate e appaganti in cui i personaggi, nonostante lo scompiglio, sono al centro dell'azione.

 
 
 
Ancora una volta siamo davanti ad un'animazione seriale che raggiunge gli standard estetici e qualitativi dei lungometraggi pensati per il cinema e per il grande schermo, e dietro grandi cartoni ci sono, innegabilmente, grandi artisti. Artisti come Kouki Fujimoto.