Il sindaco di Fujinomiya, Hidetada Sudo, ha perso la pazienza. E lo ha detto chiaramente, senza mezzi termini, durante una conferenza stampa dell'11 maggio 2026: i turisti che scalano il Monte Fuji fuori stagione, ignorando i divieti e finendo per richiedere operazioni di soccorso, "si stanno prendendo gioco di lui".
Il monte Fuji visto da Fujinomiya

Fujinomiya è una città della prefettura di Shizuoka, nella regione di Chūbu, a circa 100 chilometri a sudovest di Tokyo: si trova alle pendici meridionali del Monte Fuji ed è una delle porte d'accesso principali alla montagna, ospitando uno dei quattro sentieri ufficiali di scalata, considerato il più corto per raggiungere la vetta. È anche nota per il celebre Santuario di Fujisan Hongu Sengen Taisha, uno dei luoghi di culto shinto più antichi legati alla venerazione del Fuji, e la sua posizione privilegiata ai piedi della montagna più famosa del Giappone la rende una meta turistica molto frequentata, ma anche il luogo in cui ricade gran parte della responsabilità gestionale e logistica legata alla sicurezza degli scalatori. Il Monte Fuji ha una stagione ufficiale di scalata che va, indicativamente, dai primi di luglio ai primi di settembre. Al di fuori di questo periodo i sentieri sono chiusi, le stazioni di supporto sono inattive e la montagna, che vista da lontano appare dolce e quasi invitante con la sua silhouette iconica, può trasformarsi in un luogo genuinamente pericoloso a 3776 metri di quota, con condizioni meteorologiche imprevedibili, neve abbondante e nessuna infrastruttura di supporto aperta.
Eppure, ogni anno c'è chi ignora i cartelli e si avventura lo stesso, e ogni anno le squadre di soccorso devono andare a recuperarli. L'episodio che ha riacceso la polemica questa volta riguarda un turista cinese di 23 anni che nella notte del 3 maggio ha percorso il sentiero di Fujinomiya partendo dalla quinta stazione insieme a due conoscenti, ha raggiunto la vetta e durante la discesa, nei pressi della nona stazione, ha perso l'equilibrio ed è caduto lungo un pendio riportando escoriazioni alla mano destra e al braccio sinistro. È riuscito a scendere autonomamente fino alla quinta stazione, ma ha poi chiesto a un compagno di chiamare un'ambulanza. La montagna era coperta di neve e i sentieri erano ufficialmente chiusi. Non si è trattato di un caso isolato: la settimana precedente un altro turista straniero aveva già richiesto un intervento di soccorso, e il copione si ripete con una frequenza tale da rendere la frustrazione delle autorità locali essa stessa una notizia.

Sudo, nella sua conferenza stampa, ha colpito duro: "Non si stanno assumendo la responsabilità delle proprie azioni. L'atteggiamento 'se ho bisogno di essere salvato, qualcuno verrà a salvarmi' è ridicolo", ha dichiarato, aggiungendo che se i soccorritori dovessero farsi del male durante queste operazioni, ciò sarebbe "insopportabilmente vergognoso per le loro famiglie e i loro superiori". Il sindaco non è solo in questa posizione: già a maggio dell'anno scorso aveva pubblicamente sostenuto che i costi dei salvataggi fuori stagione dovrebbero essere a carico dei soccorsi stessi e non dei fondi pubblici, una proposta accolta con interesse anche dal governatore di Yamanashi, che aveva annunciato di stare valutando una legislazione in tal senso. Attualmente le spese di soccorso sono coperte da fondi governativi, sebbene esista già un precedente nella prefettura di Saitama, dove gli scalatori non autorizzati sono obbligati a pagare i costi del carburante per i soccorsi in elicottero. I numeri aiutano a comprendere le ragioni dell'irritazione: un'operazione di soccorso in elicottero sul Monte Fuji può costare tra i 600.000 e gli 800.000 yen, una cifra che si aggira tra i 3.700 e i 5.000 euro, considerando solo il mezzo aereo e senza contare le squadre di terra e i mezzi medici. Parte del problema risiede nel modo in cui il Monte Fuji viene percepito dall'estero: vista da lontano, con i suoi fianchi apparentemente dolci e la silhouette riconoscibile in tutto il mondo, la montagna sembra accessibile a chiunque. Ma la realtà a oltre 3700 metri di quota, fuori stagione, è ben diversa, e le autorità locali sperano che prima o poi il messaggio arrivi davvero a destinazione.
Fonte: Otakupt
Il monte Fuji visto da Fujinomiya

Fujinomiya è una città della prefettura di Shizuoka, nella regione di Chūbu, a circa 100 chilometri a sudovest di Tokyo: si trova alle pendici meridionali del Monte Fuji ed è una delle porte d'accesso principali alla montagna, ospitando uno dei quattro sentieri ufficiali di scalata, considerato il più corto per raggiungere la vetta. È anche nota per il celebre Santuario di Fujisan Hongu Sengen Taisha, uno dei luoghi di culto shinto più antichi legati alla venerazione del Fuji, e la sua posizione privilegiata ai piedi della montagna più famosa del Giappone la rende una meta turistica molto frequentata, ma anche il luogo in cui ricade gran parte della responsabilità gestionale e logistica legata alla sicurezza degli scalatori. Il Monte Fuji ha una stagione ufficiale di scalata che va, indicativamente, dai primi di luglio ai primi di settembre. Al di fuori di questo periodo i sentieri sono chiusi, le stazioni di supporto sono inattive e la montagna, che vista da lontano appare dolce e quasi invitante con la sua silhouette iconica, può trasformarsi in un luogo genuinamente pericoloso a 3776 metri di quota, con condizioni meteorologiche imprevedibili, neve abbondante e nessuna infrastruttura di supporto aperta.
Eppure, ogni anno c'è chi ignora i cartelli e si avventura lo stesso, e ogni anno le squadre di soccorso devono andare a recuperarli. L'episodio che ha riacceso la polemica questa volta riguarda un turista cinese di 23 anni che nella notte del 3 maggio ha percorso il sentiero di Fujinomiya partendo dalla quinta stazione insieme a due conoscenti, ha raggiunto la vetta e durante la discesa, nei pressi della nona stazione, ha perso l'equilibrio ed è caduto lungo un pendio riportando escoriazioni alla mano destra e al braccio sinistro. È riuscito a scendere autonomamente fino alla quinta stazione, ma ha poi chiesto a un compagno di chiamare un'ambulanza. La montagna era coperta di neve e i sentieri erano ufficialmente chiusi. Non si è trattato di un caso isolato: la settimana precedente un altro turista straniero aveva già richiesto un intervento di soccorso, e il copione si ripete con una frequenza tale da rendere la frustrazione delle autorità locali essa stessa una notizia.

Sudo, nella sua conferenza stampa, ha colpito duro: "Non si stanno assumendo la responsabilità delle proprie azioni. L'atteggiamento 'se ho bisogno di essere salvato, qualcuno verrà a salvarmi' è ridicolo", ha dichiarato, aggiungendo che se i soccorritori dovessero farsi del male durante queste operazioni, ciò sarebbe "insopportabilmente vergognoso per le loro famiglie e i loro superiori". Il sindaco non è solo in questa posizione: già a maggio dell'anno scorso aveva pubblicamente sostenuto che i costi dei salvataggi fuori stagione dovrebbero essere a carico dei soccorsi stessi e non dei fondi pubblici, una proposta accolta con interesse anche dal governatore di Yamanashi, che aveva annunciato di stare valutando una legislazione in tal senso. Attualmente le spese di soccorso sono coperte da fondi governativi, sebbene esista già un precedente nella prefettura di Saitama, dove gli scalatori non autorizzati sono obbligati a pagare i costi del carburante per i soccorsi in elicottero. I numeri aiutano a comprendere le ragioni dell'irritazione: un'operazione di soccorso in elicottero sul Monte Fuji può costare tra i 600.000 e gli 800.000 yen, una cifra che si aggira tra i 3.700 e i 5.000 euro, considerando solo il mezzo aereo e senza contare le squadre di terra e i mezzi medici. Parte del problema risiede nel modo in cui il Monte Fuji viene percepito dall'estero: vista da lontano, con i suoi fianchi apparentemente dolci e la silhouette riconoscibile in tutto il mondo, la montagna sembra accessibile a chiunque. Ma la realtà a oltre 3700 metri di quota, fuori stagione, è ben diversa, e le autorità locali sperano che prima o poi il messaggio arrivi davvero a destinazione.
Fonte: Otakupt
I collegamenti a Mangayo fanno parte di un programma di sponsorizzazione.
Probabilmente anche grazie ai social, già spesso chi si approccia alla natura o ai luoghi turistici non lo fa con il dovuto rispetto, quando poi parliamo di montagna spesso lo fanno anche impreparati o incoscienti del pericolo (per sé stessi, per chi gli sta intorno, per eventuali soccorritori e altre persone in pericolo...)
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