Una dipendente di un ristorante di 32 anni, residente nel quartiere di Kita di Osaka, è stata arrestata in Giappone dopo che la polizia ha accertato che per quasi due anni aveva ordinato prodotti ufficiali di manga e anime senza mai pagarli. Il caso, reso pubblico questa settimana, coinvolge un valore accumulato superiore a 4,3 miliardi di yen, equivalenti a circa 24 milioni di euro, tutti in ordini effettuati e poi abbandonati presso la stessa piattaforma di vendita online.
La sospettata, identificata come Mayu Yoshida, è stata arrestata il 4 agosto con l'accusa di ostruzione fraudolenta al commercio, dopo che la casa editrice Shueisha aveva presentato denuncia alle autorità. Yoshida aveva effettuato oltre 2.100 ordini sul Jump Characters Store, il negozio ufficiale di Shueisha dedicato al merchandise delle serie pubblicate sulla rivista Weekly Shonen Jump, tra cui Naruto, One Piece, Demon Slayer, Bleach e My Hero Academia, senza mai portare a termine alcun acquisto.
La pratica era iniziata intorno all'ottobre 2023 e si era intensificata soprattutto tra il luglio 2024 e il maggio 2025. Yoshida ricorreva a due strategie distinte per non pagare mai i prodotti ordinati. La prima consisteva nel selezionare il pagamento anticipato in un convenience store, un metodo molto diffuso in Giappone per chi non possiede una carta di credito, per poi semplicemente lasciar trascorrere il termine senza effettuare il pagamento, portando all'annullamento automatico dell'ordine. La seconda strategia prevedeva invece la scelta del pagamento in contrassegno alla consegna, per poi rifiutarsi di ritirare il pacco, obbligando il corriere a restituire l'articolo al negozio.
Per aggirare i sistemi di rilevamento che qualsiasi grande rivenditore online normalmente utilizza per segnalare i clienti che annullano o rifiutano ordini ripetutamente, la sospettata aveva creato 238 account utente diversi, alternandoli per continuare a ordinare senza destare sospetti.
Il valore di 4,3 miliardi di yen corrisponde al prezzo di listino cumulativo degli articoli ordinati, e non a denaro effettivamente sottratto: Yoshida non era mai entrata in possesso di nessuno dei prodotti. Il meccanismo ha però causato danni concreti e documentati a Shueisha. Secondo quanto riportato dal quotidiano Sankei Shimbun, i costi reali sostenuti dalla casa editrice ammontano a circa 7,5 milioni di yen, equivalenti a circa 41.000 euro, relativi alle spese di spedizione, gestione e restituzione degli articoli rifiutati. A questo si aggiunge un effetto indiretto sui clienti legittimi: gli ordini fantasma causavano frequentemente l'esaurimento temporaneo di determinati prodotti, traducendosi in vendite perse per i consumatori che volevano davvero acquistarli.
Interrogata dalla polizia sulle motivazioni, Yoshida ha confessato i fatti e ha spiegato che il suo comportamento non aveva alcuna relazione con insoddisfazione nei confronti di Shueisha o delle serie coinvolte: "Soffro di stress nella vita di tutti giorni, e provavo una sensazione di soddisfazione e sollievo nell'ordinare articoli prima che si esaurissero. Non ho alcun rancore nei confronti di Shueisha." La donna aveva iniziato come cliente legittima del Jump Characters Store, effettuando il suo primo acquisto regolarmente pagato nel 2018, molto prima che il comportamento descritto dalla polizia iniziasse a ripetersi in modo sistematico. Il caso era giunto alle autorità dopo che Shueisha aveva segnalato la situazione nel giugno 2025, in seguito a mesi di cancellazioni e rifiuti di consegna in numeri tali da diventare impossibili da ignorare.
La sospettata, identificata come Mayu Yoshida, è stata arrestata il 4 agosto con l'accusa di ostruzione fraudolenta al commercio, dopo che la casa editrice Shueisha aveva presentato denuncia alle autorità. Yoshida aveva effettuato oltre 2.100 ordini sul Jump Characters Store, il negozio ufficiale di Shueisha dedicato al merchandise delle serie pubblicate sulla rivista Weekly Shonen Jump, tra cui Naruto, One Piece, Demon Slayer, Bleach e My Hero Academia, senza mai portare a termine alcun acquisto.
La pratica era iniziata intorno all'ottobre 2023 e si era intensificata soprattutto tra il luglio 2024 e il maggio 2025. Yoshida ricorreva a due strategie distinte per non pagare mai i prodotti ordinati. La prima consisteva nel selezionare il pagamento anticipato in un convenience store, un metodo molto diffuso in Giappone per chi non possiede una carta di credito, per poi semplicemente lasciar trascorrere il termine senza effettuare il pagamento, portando all'annullamento automatico dell'ordine. La seconda strategia prevedeva invece la scelta del pagamento in contrassegno alla consegna, per poi rifiutarsi di ritirare il pacco, obbligando il corriere a restituire l'articolo al negozio.
Per aggirare i sistemi di rilevamento che qualsiasi grande rivenditore online normalmente utilizza per segnalare i clienti che annullano o rifiutano ordini ripetutamente, la sospettata aveva creato 238 account utente diversi, alternandoli per continuare a ordinare senza destare sospetti.
Il valore di 4,3 miliardi di yen corrisponde al prezzo di listino cumulativo degli articoli ordinati, e non a denaro effettivamente sottratto: Yoshida non era mai entrata in possesso di nessuno dei prodotti. Il meccanismo ha però causato danni concreti e documentati a Shueisha. Secondo quanto riportato dal quotidiano Sankei Shimbun, i costi reali sostenuti dalla casa editrice ammontano a circa 7,5 milioni di yen, equivalenti a circa 41.000 euro, relativi alle spese di spedizione, gestione e restituzione degli articoli rifiutati. A questo si aggiunge un effetto indiretto sui clienti legittimi: gli ordini fantasma causavano frequentemente l'esaurimento temporaneo di determinati prodotti, traducendosi in vendite perse per i consumatori che volevano davvero acquistarli.
Interrogata dalla polizia sulle motivazioni, Yoshida ha confessato i fatti e ha spiegato che il suo comportamento non aveva alcuna relazione con insoddisfazione nei confronti di Shueisha o delle serie coinvolte: "Soffro di stress nella vita di tutti giorni, e provavo una sensazione di soddisfazione e sollievo nell'ordinare articoli prima che si esaurissero. Non ho alcun rancore nei confronti di Shueisha." La donna aveva iniziato come cliente legittima del Jump Characters Store, effettuando il suo primo acquisto regolarmente pagato nel 2018, molto prima che il comportamento descritto dalla polizia iniziasse a ripetersi in modo sistematico. Il caso era giunto alle autorità dopo che Shueisha aveva segnalato la situazione nel giugno 2025, in seguito a mesi di cancellazioni e rifiuti di consegna in numeri tali da diventare impossibili da ignorare.
I collegamenti a Mangayo fanno parte di un programma di sponsorizzazione.
Scarica di dopamina che evidentemente si accontenta di "acquistare" la cosa che magari subito dopo va esaurita ....non per il gusto quindi di possederla realmente
un gesto cosi ripetuto sembra quasi autismo .
Pero', dato che lei ammette di soffrire di stress (probabile depressione) perché non cercare, appunto, aiuto?
Non credo anche lei pensasse di poter andare avanti ancora per molto.
Tanto valeva provare prima a cercare aiuto concreto.
Domanda la tua che colpisce il punto reale del problema: in Giappone la salute mentale è un tema estremamente complesso... anche perché, per molti (troppi) non è un tema affatto.
Lo è poco per le istituzioni, che storicamente hanno investito meno di quanto sarebbe necessario nel supporto psicologico, ma anche banalmente per quello che è il sentire comune, all’interno di una società spesso molto chiusa e giudicante su questi aspetti.
Lo stigma verso chi chiede aiuto psicologico è molto forte, anche in ambito familiare, figuriamoci al di fuori di essa, e il supporto pubblico e territoriale è spesso insufficiente o poco accessibile. Per molte persone arrivare a dire "ho bisogno di aiuto" è già un ostacolo enorme da noi, figuriamoci in una società come quella giapponese, dove il disagio personale tende spesso a essere nascosto per non pesare sugli altri o uscire dalle aspettative sociali.
pero mi chiedo il software di gestione di queste catene non controllavano che su un determinato indirizzo veniva sempre respinto il pagamento ? certo poteva avere 238 account probabilmente con i propri dati dato che non leggo la denuncia per sostituzione di persona quindi anche in questo caso il software non si accorgeva che sempre il solito nominato non pagava mai ?
se lo fai da noi dopo 1 o 2 mancati pagamenti ti bannano indirizzo, nome cognome e carta di credito ...
Io ipotizzo che ogni volta che la bannavano creava un nuovo account e quindi c'era la volontà di continuare afare quell'azione che comunque è costata soldi al venditore e una perdita di tempo per i lavoratori
Immagino che se leggi le T&C (quella lunga sfilza di regole che tutti accettano senza leggere) questo comportamento non è accettabile. Dai non facciamo i ridicoli per cortesia. Non ha rubato? Vero. Ma ha causato un disagio non da poco all'azienda più uno spreco enorme di risorse per spedire merce che non aveva mai avuto intenzione di acquistare.
Mi ricorda tanto gli italiani che si lamentavano per aversi visto chiudere l'account Amazon dopo che su 100 acquisti ne avevano rimandati indietro 99... dopo aver usato l'acquisto per un mese. Su dai
stai parlando di due cose diverse : vai su amazon compri una cosa la paghi la provi e la rimandi indietro
io sto dicendo che il problema è il sistema informatico del sito che permette queste cose adesso si colpevolizza una persona con magari problemi psicologici perchè l'azienda non ha investito adeguatamente per prevenire questi comportamenti
Infatti per me la colpa, l'hanno al 50% tutte e due, un distributore si accorge dopo 24 milioni di acquisti, che c'è qualcosa che non va?
Per diversi motivi, Amazon distrugge i resi invece di rimetterli in commercio (o nel frattempo ha cambiato policy?), forse un problema simile c'è anche per gli ordini annullati su Jump Character Shop.
P.S. ma limitarsi a sfogliare il catalogo?
i resi li rimballa e vende come nuovi ....
è da anni che non compro più materiale elettronico su amazon perchè ogni volta dovevo resettarli perchè non aveva più l'impostazione di fabbrica tipo utente e password admin admin ma ogni volta era diverso significa che era stato usato da qualcuno ...
ricordo la lotteria dei monitor gente che prendeva 5-10 monitor dello stesso modello per trovare quello che andava meglio
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