Il Giappone sta diventando significativamente più costoso per i residenti stranieri. Il governo giapponese ha approvato il 25 agosto in Consiglio dei Ministri un pacchetto di aumenti delle tasse per il rinnovo o la modifica del permesso di soggiorno, con modifiche che entreranno in vigore il 1° ottobre 2026 nell'ambito di una revisione alla legge sul controllo dell'immigrazione e il riconoscimento dei rifugiati. Chi non ha la nazionalità giapponese ma vive nel paese dovrà mettere mano al portafoglio in modo significativamente più pesante rispetto a oggi.

Fino ad oggi il rinnovo o la modifica del permesso di soggiorno costava un valore fisso di 6.000 yen, circa 35 euro. Questo sistema unico scompare e lascia il posto a una scala di prezzi variabile in base alla durata del permesso concesso. Per i richiedenti in presenza, i nuovi importi sono i seguenti: fino a tre mesi si pagheranno 10.000 yen, da tre a sei mesi 18.000 yen, da sei mesi a un anno 25.000 yen, esattamente un anno 33.000 yen, da uno a tre anni 48.000 yen, da tre a cinque anni 64.000 yen, e per permessi di cinque anni o più si arriverà a 75.000 yen. Chi presenta la domanda online pagherà meno rispetto a chi si reca fisicamente agli sportelli, mantenendo un incentivo già esistente alla procedura digitale. Anche il valore più basso della nuova scala rappresenta però quasi il doppio della vecchia tassa fissa, mentre il valore massimo corrisponde a un aumento del 1.150% rispetto ai precedenti 6.000 yen.
Il salto più drastico riguarda però la residenza permanente: la tassa passa da 10.000 yen a 200.000 yen, equivalenti a circa 1.250 dollari ovvero circa 1.150 euro. A differenza degli altri permessi, quello di residenza permanente deve essere richiesto esclusivamente in presenza, senza la possibilità di una versione online più economica. Per chi stava valutando di presentare questa richiesta, la data del 30 settembre diventa cruciale: chi deposita il fascicolo entro quella data resterà soggetto alla vecchia tariffa anche se la decisione finale arriverà dopo il 1° ottobre. Chi aspetterà oltre quella data dovrà versare la nuova tassa per intero, una differenza di 190.000 yen che dipenderà unicamente dalla data di consegna del modulo.
Il governo giapponese giustifica l'aumento con la necessità di coprire i costi legati alla gestione dell'ingresso e della permanenza dei cittadini stranieri nel paese. Il ministro della Giustizia Hiroshi Hiraguchi aveva già sostenuto pubblicamente la necessità di chiedere ai residenti stranieri di farsi carico di una quota proporzionale di questi oneri. Il provvedimento arriva in un contesto in cui il numero di stranieri residenti in Giappone si avvicina ai quattro milioni, un dato che ha alimentato il dibattito su come finanziare i servizi legati all'immigrazione.
L'aumento non colpisce solo i singoli residenti stranieri. In settori come l'assistenza agli anziani, è comune che siano le aziende stesse a pagare le tasse di soggiorno per conto dei propri dipendenti, il che significa che assumere manodopera straniera attraverso programmi come quello dei Lavoratori con Competenze Specifiche potrebbe diventare considerevolmente più costoso per i datori di lavoro giapponesi. Il governo ha già segnalato che saranno previste riduzioni per chi si trova in difficoltà economiche, ma i criteri di eleggibilità e i valori concreti di queste agevolazioni non sono ancora stati chiariti. È prevista inoltre un'eccezione rilevante per i residenti permanenti speciali, una categoria che comprende persone che vivevano in Giappone prima della Seconda Guerra Mondiale e persero la nazionalità giapponese dopo il conflitto, insieme ai loro discendenti, che potranno beneficiare di esenzioni più ampie.
Con poco più di un mese tra l'approvazione e l'entrata in vigore delle nuove regole, chi vive in Giappone senza cittadinanza giapponese si trova di fronte a una scelta concreta: anticipare la pratica entro il 30 settembre oppure accettare di pagare cifre sostanzialmente più alte a partire da ottobre.

Fino ad oggi il rinnovo o la modifica del permesso di soggiorno costava un valore fisso di 6.000 yen, circa 35 euro. Questo sistema unico scompare e lascia il posto a una scala di prezzi variabile in base alla durata del permesso concesso. Per i richiedenti in presenza, i nuovi importi sono i seguenti: fino a tre mesi si pagheranno 10.000 yen, da tre a sei mesi 18.000 yen, da sei mesi a un anno 25.000 yen, esattamente un anno 33.000 yen, da uno a tre anni 48.000 yen, da tre a cinque anni 64.000 yen, e per permessi di cinque anni o più si arriverà a 75.000 yen. Chi presenta la domanda online pagherà meno rispetto a chi si reca fisicamente agli sportelli, mantenendo un incentivo già esistente alla procedura digitale. Anche il valore più basso della nuova scala rappresenta però quasi il doppio della vecchia tassa fissa, mentre il valore massimo corrisponde a un aumento del 1.150% rispetto ai precedenti 6.000 yen.
Il salto più drastico riguarda però la residenza permanente: la tassa passa da 10.000 yen a 200.000 yen, equivalenti a circa 1.250 dollari ovvero circa 1.150 euro. A differenza degli altri permessi, quello di residenza permanente deve essere richiesto esclusivamente in presenza, senza la possibilità di una versione online più economica. Per chi stava valutando di presentare questa richiesta, la data del 30 settembre diventa cruciale: chi deposita il fascicolo entro quella data resterà soggetto alla vecchia tariffa anche se la decisione finale arriverà dopo il 1° ottobre. Chi aspetterà oltre quella data dovrà versare la nuova tassa per intero, una differenza di 190.000 yen che dipenderà unicamente dalla data di consegna del modulo.
Il governo giapponese giustifica l'aumento con la necessità di coprire i costi legati alla gestione dell'ingresso e della permanenza dei cittadini stranieri nel paese. Il ministro della Giustizia Hiroshi Hiraguchi aveva già sostenuto pubblicamente la necessità di chiedere ai residenti stranieri di farsi carico di una quota proporzionale di questi oneri. Il provvedimento arriva in un contesto in cui il numero di stranieri residenti in Giappone si avvicina ai quattro milioni, un dato che ha alimentato il dibattito su come finanziare i servizi legati all'immigrazione.
L'aumento non colpisce solo i singoli residenti stranieri. In settori come l'assistenza agli anziani, è comune che siano le aziende stesse a pagare le tasse di soggiorno per conto dei propri dipendenti, il che significa che assumere manodopera straniera attraverso programmi come quello dei Lavoratori con Competenze Specifiche potrebbe diventare considerevolmente più costoso per i datori di lavoro giapponesi. Il governo ha già segnalato che saranno previste riduzioni per chi si trova in difficoltà economiche, ma i criteri di eleggibilità e i valori concreti di queste agevolazioni non sono ancora stati chiariti. È prevista inoltre un'eccezione rilevante per i residenti permanenti speciali, una categoria che comprende persone che vivevano in Giappone prima della Seconda Guerra Mondiale e persero la nazionalità giapponese dopo il conflitto, insieme ai loro discendenti, che potranno beneficiare di esenzioni più ampie.
Con poco più di un mese tra l'approvazione e l'entrata in vigore delle nuove regole, chi vive in Giappone senza cittadinanza giapponese si trova di fronte a una scelta concreta: anticipare la pratica entro il 30 settembre oppure accettare di pagare cifre sostanzialmente più alte a partire da ottobre.
I prezzi indicati sono stati rilevati alle 19:55 del 30/08/2026.
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certo speriamo anche poi ci radunino tutti in piazza sotto un balcone a salutare un coglione pelato no?
speriamo che la piaga che infesta l'umanità da sempre cioè dare la colpa al diverso sparisca
ma a leggere certe cose penso che certe stronzate le dovremo sopportare per sempre
no è razzista anche da loro e loro sono razzisti da sempre. e lo dico andando in giappone da molto tempo ormai
Stiamo parlando di residenti. Gente che vive e lavora in Giappone. Il Giappone con la natalità più bassa al mondo prima o poi dovrà aprirsi al fatto che avrà bisogno di persone giovani da altri paesi. In generale è chiaramente una misura punitiva nei confronti degli stranieri residenti e come tale la trovo non solo sbagliata, ma anche odiosa.
Infatti ad esaltare questa politica sono i razzisti da social
Detto questo parliamo di residenti, posso capire (e magari non condividere nel modo) azioni atte a moderare flussi di turisti, ma qui parliamo di residenti.
Non so come consideri l'Australia.
Noi abbiamo le tasse di soggiorno a Venezia e ai futuri giochi olimpici invernali. Si cerca solo di far cassa.
In un Giappone con pesanti problemi di natalità, puntano a far scappare gli stranieri meno facoltosi, che sono poi quelli che i prenditori locali poi sfruttano di più e chissene dell'integrazione, come qui in Europa. Zero provvedimenti per migliorare la natalità locale a compensare, però, come s'è fatto invece in Francia.
Il governo degli scimmiottatori poveri di Trump pensa di divergere il problema più serio contro gli stranieri ancora per quanto?
Gli stipendi paiono essere usciti solo di recente da una stagnazione pluridecennale, ma la differenza col costo della vita è ancora alto.
Vedremo, col crollo delle richieste di soggiorno che si verificherà, chi pagherà le pensioni ai vecchietti razzisti, dato che non possono fare guerre imperialiste come i loro padroni.
Gli USA punteranno a rompere le regole anche lì?
Non sarebbe insolito.
P.S. chi si illude che questo provvedimento possa risolvere la piaga degli stranieri cafoni e irrispettosi si sbaglia di grosso, visto che non ha nulla a che fare con il turismo di massa che ha investito il Paese negli ultimi anni e che, complice lo yen debole, suppongo continuerà a lungo.
Più che sparire a me sembra che invece stia aumentando sempre più... anche perché stanno aumentando i problemi, economici, sociali, ecologici, un po' tutto... ed essendo in generale i governanti una manica di incompetenti attaccati a poltrone e denaro quello del dare la colpa agli altri senza dover trovare risposte è un esercizio molto facile, anche perché trovano sempre più sponda tra la popolazione.
E questo vale ovunque.
Chiaramente il governo locale vuole incentivare le assunzioni di giapponesi rendendo più costoso assumere gli stranieri. È sicuramente discriminatorio, ma posso almeno trovarci una visione d'intenti.
Il problema qui è: considerato il grosso calo demografico, come faranno quando i giapponesi non ci saranno più? Anche perché (come succede anche da noi) i giovani non vogliono fare certi lavori e ambiscono ad un certo tenore di vita, quindi le aziende nipponiche ad un certo punto rimarranno fregate perché i giapponesi non si troveranno più e assumere uno straniero sarà diventato carissimo.
Non mi pare lungimirante.
Scusami, e quindi la visione d'intenti qual è?
Nel senso che nel primo paragrafo sembri giustificare per lo meno il fine e poi, nel secondo, ammetti la follia dell'idea... Non capisco il ragionamento...
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