Negli ultimi anni gli anime hanno conosciuto una crescita travolgente, uscendo dalla nicchia e conquistando un posto stabile nelle abitudini di visione di un pubblico sempre più ampio e diversificato, trasformandosi in un medium capace di parlare a generazioni diverse, adattarsi a gusti eterogenei e assumere per molti fan un valore profondamente personale.
A spingere questa costante crescita è soprattutto la diffusione capillare dello streaming e la forza virale dei social: piattaforme di intrattenimento come TikTok, Instagram e anche YouTube, sono diventati veri e propri ecosistemi per il fandom, luoghi in cui scoprire nuove serie, condividere contenuti e costruire comunità. Ma cos'è che ha contribuito a rendere gli anime così riconoscibili e accattivanti per il pubblico? E in che direzione potrebbe muoversi questo fenomeno nei prossimi anni? Per rispondere a queste domande, Crunchyroll ha commissionato a National Research Group, una delle principali società globali di analisi, uno studio dedicato ai valori, alle identità e ai comportamenti che definiscono l'ormai crescente pubblico degli anime.
La diffusione varia da mercato a mercato, ma il fandom si distingue anche per la sua longevità: oltre metà dei Millennial e il 54% della Generazione X segue infatti anime da più di dieci anni, trasformando spesso questa passione in un interesse condiviso anche in famiglia; ciò che mantiene vivo l'interesse sembra essere proprio l’equilibrio tra nostalgia e novità, con un pubblico che mostra lo stesso entusiasmo per i classici e per le nuove uscite, confermando la capacità del medium di parlare a generazioni diverse.
La componente emotiva gioca inoltre un ruolo centrale: amicizia, resilienza, vulnerabilità e capacità di superare le difficoltà sono solo alcuni dei temi ricorrenti nelle storie, attraverso i quali molti giovani si confrontano con questioni legate all'identità, al futuro e al senso di appartenenza, e per quasi un terzo dei fan adolescenti questa influenza arriva a incidere direttamente sul proprio modo di vedere la vita. Il coinvolgimento emotivo riguarda poi anche un altro aspetto importante: i personaggi. Quasi la metà dei fan ammette infatti di aver avuto una cotta per un personaggio di un anime, un dato questo che riflette la capacità delle opere di costruire personaggi e mondi narrativi in cui il pubblico spesso riesce ancora a immedesimarsi davvero.

Un altro aspetto importante è come il pubblico degli anime si stia diversificando sempre più rapidamente: secondo uno studio globale condotto nel 2025 sempre dal National Research Group, le ragazze rappresentano oggi il 44% dei fan adolescenti, segno di quanto l’animazione giapponese si sia ormai allontanata dalla vecchia idea di un intrattenimento rivolto principalmente ai ragazzi. Se da un lato i titoli storici e la nostalgia continuano a coinvolgere soprattutto i fan più adulti, dall’altro le generazioni più giovani, in particolare le donne e la Generazione Z, chiedono storie più ampie e inclusive. I dati mostrano inoltre che negli Stati Uniti quasi sei fan su dieci vorrebbero una maggiore diversità etnica nelle opere, mentre cresce la richiesta di personaggi LGBTQ+, persone con disabilità e culture indigene. Il 44% desidera invece più protagoniste femminili forti, mentre il 38% vorrebbe vedere più personaggi adulti, indice di un pubblico che non solo si è ampliato, ma che sta contribuendo attivamente a ridefinire l’industria.
La crescita di generi come romance, slice of life e fantasy, insieme all’arrivo di un pubblico più ampio e variegato che include sempre più ragazze, ha quindi contribuito in modo significativo a spingere il mercato globale degli anime fino a 25,4 miliardi di dollari.
In questo scenario, creator come Lena Lemon svolgono un ruolo centrale. La sua attività online è uno degli esempi più evidenti di come i social abbiano trasformato il fandom. Durante la pandemia ha visto gli anime esplodere su TikTok e ha deciso di dedicarsi ai contenuti a tema, passando dai video di lifestyle a meme, reaction e approfondimenti. Secondo la creator giapponese-americana, la maggiore disponibilità di titoli e la crescita di generi hanno permesso a un pubblico più ampio, soprattutto al di fuori del tradizionale target maschile giovane, di trovare storie vicine ai propri interessi. Negli anni la Lemon è diventata inoltre uno dei personaggi più riconoscibili del settore, collaborando con brand come Sony, Crunchyroll e Netflix, partecipando a convention e lavorando anche come doppiatrice. La sua esperienza mostra come i creator siano diventati parte integrante dell’ecosistema degli anime: attraverso le community online contribuiscono a orientare le conversazioni, evidenziare tendenze e avvicinare nuovi pubblici, diventando veri e propri volti del fenomeno sulle piattaforme frequentate dalle nuove generazioni. La Lemon ha dichiarato inoltre che il suo desiderio maggiore è quello di collaborare più direttamente con gli studi e i distributori giapponesi, un settore che per i creator internazionali resta difficile da raggiungere. Secondo la stessa infatti, un rapporto più stretto potrebbe avvicinare ulteriormente l’industria al pubblico estero, offrendo ai creator maggiore accesso a interviste, talent e materiali di produzione.
I dati raccolti finora suggeriscono dunque una trasformazione che potrebbe aprire nuove possibilità, in cui il futuro degli anime dipenderà dalla capacità di dialogare con un pubblico sempre più ampio e con immaginari in continua evoluzione. Quello che è certo è che l'animazione giapponese sta attraversando una fase di profonda trasformazione: non solo cresce il pubblico, ma cambiano le aspettative, le sensibilità e le storie che si desidera vedere rappresentate. In un panorama in cui l'accesso è sempre più semplice e la conversazione sempre più globale, gli anime continuano a evolversi insieme ai loro spettatori, riflettendo bisogni, identità e immaginari di una generazione che li considera ormai parte integrante della propria cultura.
A spingere questa costante crescita è soprattutto la diffusione capillare dello streaming e la forza virale dei social: piattaforme di intrattenimento come TikTok, Instagram e anche YouTube, sono diventati veri e propri ecosistemi per il fandom, luoghi in cui scoprire nuove serie, condividere contenuti e costruire comunità. Ma cos'è che ha contribuito a rendere gli anime così riconoscibili e accattivanti per il pubblico? E in che direzione potrebbe muoversi questo fenomeno nei prossimi anni? Per rispondere a queste domande, Crunchyroll ha commissionato a National Research Group, una delle principali società globali di analisi, uno studio dedicato ai valori, alle identità e ai comportamenti che definiscono l'ormai crescente pubblico degli anime.

Un fenomeno ormai globale
I risultati della ricerca, che ha coinvolto 29.000 consumatori di intrattenimento tra i 13 e i 54 anni, di cui 3.500 fan attivi in sette mercati chiave come Stati Uniti, Regno Unito, India, Germania, Francia, Brasile e Messico, mostrano quanto questo medium sia ormai diventato una forza di primo piano nell’intrattenimento globale. Tra la Generazione Z, il seguito è paragonabile a quello delle principali star della musica e dello sport, mentre per portata e coinvolgimento ha già superato fenomeni internazionali come i K‑drama e Bollywood. Pur non essendo ancora completamente mainstream ovunque, i prodotti di animazione giapponese hanno lasciato completamente alle spalle l’immagine di prodotto di nicchia, affermandosi come presenza stabile della cultura pop, soprattutto tra i più giovani.La diffusione varia da mercato a mercato, ma il fandom si distingue anche per la sua longevità: oltre metà dei Millennial e il 54% della Generazione X segue infatti anime da più di dieci anni, trasformando spesso questa passione in un interesse condiviso anche in famiglia; ciò che mantiene vivo l'interesse sembra essere proprio l’equilibrio tra nostalgia e novità, con un pubblico che mostra lo stesso entusiasmo per i classici e per le nuove uscite, confermando la capacità del medium di parlare a generazioni diverse.
Gli anime avvicinano le persone, online e nella vita reale
Lo studio condotto da National Research Group ha poi rivelato un altro aspetto importante: per moltissimi fan questa passione non rappresenta più solo un interesse privato, ma anche un’occasione di condivisione. Il 78% di loro dichiara che gli anime hanno contribuito a creare o rafforzare amicizie, una percentuale ancora più alta tra la Gen Z. Il 58% afferma di parlarne di persona sia con amici che familiari, il 43% lo fa invece sui social, mentre il 42% guarda serie insieme ad altre persone. Secondo i dati, fan art, cosplay, AMV e discussioni online diventano quindi vere e proprie occasioni ed espedienti per conoscere nuove persone e stringere nuovi legami. Tra gli adolescenti, molti ragazzi considerano l’animazione giapponese parte della propria identità, e una larga maggioranza la percepisce come un elemento importante del proprio modo di essere: l’88% lo afferma apertamente e il 93% dichiara di esserne orgoglioso. Condividere questo interesse significa spesso riconoscersi in qualcosa di comune, creando un senso di appartenenza che va oltre il semplice intrattenimento. Anche le generazioni più adulte vivono il medium in modo personale, seppur con motivazioni diverse: per la Generazione X, rappresenta soprattutto un momento di pausa e conforto, con il 71% degli appassionati che dichiara di rivolgersi agli anime per trovare sollievo, mentre il 60% continua a seguire le storie anche attraverso i manga originali.
L'autenticità delle emozioni
Uno degli aspetti chiave emerso dallo studio riguarda l’autenticità. Oltre alla cura artistica e alla crescita dei personaggi, il pubblico apprezza la profondità delle storie e il modo diretto con cui vengono raccontate le emozioni. È soprattutto la Generazione Z, insieme ai Millennial, a mostrare una forte sintonia con questo approccio, preferendo spesso la visione in lingua originale con sottotitoli: una scelta che permette di cogliere ogni sfumatura dell’opera senza alterazioni e di mantenere l’autenticità della storia anche quando esplora mondi completamente fantastici. Secondo molti degli intervistati, questa sincerità non è soltanto una cifra stilistica, ma un elemento che può influenzare il modo in cui i più giovani imparano a comprendere e gestire le proprie emozioni. Attraverso personaggi alle prese con difficoltà e conflitti interiori, gli anime possono riuscire a fornire strumenti per affrontare le incertezze di un mondo talvolta complesso.La componente emotiva gioca inoltre un ruolo centrale: amicizia, resilienza, vulnerabilità e capacità di superare le difficoltà sono solo alcuni dei temi ricorrenti nelle storie, attraverso i quali molti giovani si confrontano con questioni legate all'identità, al futuro e al senso di appartenenza, e per quasi un terzo dei fan adolescenti questa influenza arriva a incidere direttamente sul proprio modo di vedere la vita. Il coinvolgimento emotivo riguarda poi anche un altro aspetto importante: i personaggi. Quasi la metà dei fan ammette infatti di aver avuto una cotta per un personaggio di un anime, un dato questo che riflette la capacità delle opere di costruire personaggi e mondi narrativi in cui il pubblico spesso riesce ancora a immedesimarsi davvero.

Come lo streaming ha cambiato l’accesso ai contenuti
La crescita globale del fenomeno non sarebbe però stata possibile senza un cambiamento radicale nell’accesso ai contenuti. Prima dello streaming, come molti di voi ricorderanno, seguire una serie al di fuori del Giappone era spesso molto complicato, motivo per cui tanti fan ricorrevano ai fan sub o alla pirateria. Oggi il panorama è completamente diverso: il 78% della visione avviene tramite servizi legali, mentre solo il 13% utilizza fonti non autorizzate. Quasi l’80% ritiene inoltre che la pirateria danneggi autori e interpreti. In questo nuovo ecosistema, le piattaforme specializzate giocano un ruolo centrale: tra chi conosce Crunchyroll, il 54% la considera una componente essenziale non solo per la distribuzione dei contenuti, ma anche per il sostegno agli autori e alla community.
Il ruolo dei social e le nuove voci del fandom
Streaming e social sono quindi oggi i principali canali di scoperta: più della metà degli appassionati indica infatti le piattaforme ufficiali come primo punto di accesso, mentre il 40% cita i fan edit su TikTok e Instagram. Un caso emblematico è quello di Jujutsu Kaisen, che negli Stati Uniti è stato scoperto sui social da una parte significativa del pubblico prima ancora della visione. La diffusione online ha portato poi l'animazione giapponese ad estendersi ben oltre il suo pubblico tradizionale; diversi sono stati infatti anche gli atleti che nel corso degli ultimi anni hanno mostrato pubblicamente la propria passione: il campione olimpico Noah Lyles, ad esempio, ha celebrato la sua vittoria con una posa ispirata proprio all'iconico protagonista di Dragon Ball, Goku, così come anche il nostrano Massimo Stano, che durante i più recenti campionati europei di atletica leggera, ha celebrato la sua medaglia d’oro indossando il cappello di paglia simbolo di One Piece, imitando il celebre protagonista del manga di Eiichirō Oda davanti alle telecamere. Episodi come questo evidenziano quanto gli anime siano ormai radicati nell’immaginario collettivo globale.
La crescita del pubblico femminile e il ruolo dei creator
Un altro aspetto importante è come il pubblico degli anime si stia diversificando sempre più rapidamente: secondo uno studio globale condotto nel 2025 sempre dal National Research Group, le ragazze rappresentano oggi il 44% dei fan adolescenti, segno di quanto l’animazione giapponese si sia ormai allontanata dalla vecchia idea di un intrattenimento rivolto principalmente ai ragazzi. Se da un lato i titoli storici e la nostalgia continuano a coinvolgere soprattutto i fan più adulti, dall’altro le generazioni più giovani, in particolare le donne e la Generazione Z, chiedono storie più ampie e inclusive. I dati mostrano inoltre che negli Stati Uniti quasi sei fan su dieci vorrebbero una maggiore diversità etnica nelle opere, mentre cresce la richiesta di personaggi LGBTQ+, persone con disabilità e culture indigene. Il 44% desidera invece più protagoniste femminili forti, mentre il 38% vorrebbe vedere più personaggi adulti, indice di un pubblico che non solo si è ampliato, ma che sta contribuendo attivamente a ridefinire l’industria.La crescita di generi come romance, slice of life e fantasy, insieme all’arrivo di un pubblico più ampio e variegato che include sempre più ragazze, ha quindi contribuito in modo significativo a spingere il mercato globale degli anime fino a 25,4 miliardi di dollari.
In questo scenario, creator come Lena Lemon svolgono un ruolo centrale. La sua attività online è uno degli esempi più evidenti di come i social abbiano trasformato il fandom. Durante la pandemia ha visto gli anime esplodere su TikTok e ha deciso di dedicarsi ai contenuti a tema, passando dai video di lifestyle a meme, reaction e approfondimenti. Secondo la creator giapponese-americana, la maggiore disponibilità di titoli e la crescita di generi hanno permesso a un pubblico più ampio, soprattutto al di fuori del tradizionale target maschile giovane, di trovare storie vicine ai propri interessi. Negli anni la Lemon è diventata inoltre uno dei personaggi più riconoscibili del settore, collaborando con brand come Sony, Crunchyroll e Netflix, partecipando a convention e lavorando anche come doppiatrice. La sua esperienza mostra come i creator siano diventati parte integrante dell’ecosistema degli anime: attraverso le community online contribuiscono a orientare le conversazioni, evidenziare tendenze e avvicinare nuovi pubblici, diventando veri e propri volti del fenomeno sulle piattaforme frequentate dalle nuove generazioni. La Lemon ha dichiarato inoltre che il suo desiderio maggiore è quello di collaborare più direttamente con gli studi e i distributori giapponesi, un settore che per i creator internazionali resta difficile da raggiungere. Secondo la stessa infatti, un rapporto più stretto potrebbe avvicinare ulteriormente l’industria al pubblico estero, offrendo ai creator maggiore accesso a interviste, talent e materiali di produzione.
I dati raccolti finora suggeriscono dunque una trasformazione che potrebbe aprire nuove possibilità, in cui il futuro degli anime dipenderà dalla capacità di dialogare con un pubblico sempre più ampio e con immaginari in continua evoluzione. Quello che è certo è che l'animazione giapponese sta attraversando una fase di profonda trasformazione: non solo cresce il pubblico, ma cambiano le aspettative, le sensibilità e le storie che si desidera vedere rappresentate. In un panorama in cui l'accesso è sempre più semplice e la conversazione sempre più globale, gli anime continuano a evolversi insieme ai loro spettatori, riflettendo bisogni, identità e immaginari di una generazione che li considera ormai parte integrante della propria cultura.
I collegamenti a Mangayo fanno parte di un programma di sponsorizzazione.
Il bro sputa fact
Adesso, non voglio generalizzare, ma se guardi la fascia 15-25 anni è così e me ne rendo conto essendo proprio in mezzo a questa fascua
Parole sante.
Secondo me banalmente perchè di quelle prese in considerazione è quella formata dai più giovani e con meno disponibilità economiche (al netto che ci sarà sempre gente che pirata a prescindere, ma quelli non penso siano rientrati in questa analisi...).
Comunque bene la diffusione e l'interesse aumentati però con due distinguo:
1) questa è una cosa personale, capisco sempre poco la grande importanza data ai cosiddetti creator... piuttosto che stare ore a sentire uno che parla di anime preferisco guardarmi un episodio e farmi una mia idea; ma ripeto è una cosa personale, non sono mai riuscito a stare ore a guardare gente che parla su YouTube, Twitch o quel che è, che l'argomento fossero anime, manga, videogiochi, ecc...
2) per favore lasciamo stare questa roba qua "chiedono storie più ampie e inclusive. I dati mostrano inoltre che negli Stati Uniti quasi sei fan su dieci vorrebbero una maggiore diversità etnica nelle opere, mentre cresce la richiesta di personaggi LGBTQ+, persone con disabilità e culture indigene". Bisogna sempre ricordare che di base nascono come storie fatte da giapponesi per giapponesi, di un serial americano in forma animata non ce n'è bisogno, per quello basta appunto guardare direttamente un serial (e tra l'altro se ne trovano molti di alto livello).
Questo sembra più il profilo dei millennials, nati ai tempi in cui gli anime non erano accessibile come adesso.
p.s. non so perchè mi abbia pubblicato 2 volte questo commento
p.s. non so perchè mi abbia pubblicato 2 volte questo commento
Discorso diverso per quelle che vogliono fare le giudici di cosa possa essere “accettabile” in un anime e cosa no, ma purtroppo quello sto iniziando a vederlo molto da entrambi i sessi. Più che altro il discrimine è che sembra sia gente che guarda anime solo perché è di moda e per essere “al passo”, tra la gente che li guardava anche prima che fossero mainstream questi discorsi sono praticamente assenti sia dal fandom maschile che da quello femminile.
Non capisco cosa si intende per "culture indigene", visto che si sta già guardando roba giapponese per giapponesi che parla di giapponesi e cose del folklore giapponese... Comunque, il rischio è sempre il solito, quello di forzare un mercato, nato per soddisfare la domanda interna, per accontentare il pubblico internazionale (al 99% americano) per portare a snaturare l'essenza dei prodotti.Mi sento di concordare.
È in futuro il cambiamento del settore sarà ancora più drastico (nel bene e anche nel male), perché se i Giapponesi mantengono la parola, verranno prodotti molti più anime annualmente quindi ogni anno usciranno molti più anime belli(e anche molti più anime brutti).
Se togli l'ultima parte della frase, era così anche prima.
In America sono fissati con la differenza d'età, hanno fatto un sacco di storie per My Happy Marriage solo perchè Miyo ha 18-19 anni (quindi è comunque maggiorenne, anche se non per il Giappone di fino a pochi anni fa) e Kyoka pochi anni di più... Mi sale il nazismo quando leggo questi discorsi.
Tempo fa ricordo che c'era stato un certo casino per una copertina di un numero di Skip Beat perchè lì Kyoko, di qualche anno più giovane di Ren, "sembrava una bambina" (spoiler: non è vero, era solo disegnata un po' male lol).
Per non parlare poi del casino attorno a The Ancient Magus' Bride... Spero però che dopo la seconda stagione anime, in cui viene spiegato chiaramente cosa Elias intende per "matrimonio", abbiano un po' smesso.
Adesso se la stanno prendendo con The Ogre's Bride, la relazione tra i due protagonisti viene definita "tossica" quando è solo una banale storiellina d'amore sovrannaturale scritta in modo un po' goffo e molto naif (e almeno per ora non ha niente a che vedere con certi romanzacci young adult occidentali in cui lui più è tossico e più è innamorato).
Questo modo di pensare sta iniziando a contagiare anche il fandom occidentale, vedo sempre più gente storcere il naso davanti ad age gap molto risibili.
Io non penso saranno più di così… sono già aumentate di molto le uscite ed é ormai qualche anno che sono su questo numero… sono già al limite tecnico (anzi vedendo quanto spesso ormai capita di serie in toto o parzialmente ritardate direi pure oltre).
E anche su cambiamenti di stile, forse ci sarà qualche serie fatta apposta, ma in generale saranno sempre così; non solo è stato detto diverse volte da chi lavora nel settore, ma giustamente se tu vuoi vedere un prodotto di stile americano ad esempio ti guardi l’originale, non una copia.
Il successo degli anime è proprio perché sono diversi.
Questa è una cosa per cui da sempre alcuni rompono le balotas… ma sono quei soliti scemi da social o reddit, basta ignorarli… non mi sembra gli autori giapponesi si facciano gran problemi.
Qualche mese fa un importate figura Jap del settore anime, non ricordo se era un presidente, cmq era un tizio molto importante, ha detto che per un futuro prossimo (quindi neppure lontano) vogliono addirittura raddoppiare(quindi il doppio) la quantità di anime prodotti annualmente, ha tirato in ballo anche l'uso dell'AI.
S'è non ricordo male la news l'hanno riportata anche qui si animeclick 👍
Si vero, ma devi considerare che stiamo parlando di un misto tra ignoranti, bigotti, ultra radicali, falliti e troll (spesso un misto di queste cose), che ripetono continuamente le stesse cose perché pensano di essere illuminati… capisco siano fastidiosi, ma l’unica è ignorarli… é come aver a che fare coi terrappiatisti.
Guarda, anche no. Sono semplicemente gli americani che, come al solito, quando arrivano a interessarsi a un ambito del quale sono in media profondamente ignoranti credono che tale ambito sia tenuto ad adeguarsi alle loro ideologie del momento. Sinceramente, pur con tutti i loro difetti, auguro comunque ai giapponesi di non piegarsi e non modificare la loro cultura in fatto di animazione per far contenti né loro né gli occidentali in generale, o quantomeno la nicchia rumorosa convinta di avere il diritto di dire a chiunque altro come deve vivere e intendere l'arte. Tra l'altro già adesso le storie sono di ogni tipo, solo che i temi li affrontano con spontaneità e non nel modo forzoso e orripilante implementato in molti titoli usa dell'ultima decade, oltre ovviamente a riflettere la cultura del luogo che ovviamente NON è quella americana (cosa per molti di loro ingestibile e inspiegabile).
Esattamente.
Di fatto sarebbe un perfetto, incredibilmente reale esempio della famigerata "cultural appropriation" se i giapponesi si piegassero a loro (oltre al modo perfetto per perdere la fanbase autoctona che fa guadagnare loro fiumi di soldi tramite soprattutto il merch, per cercar di guadagnare invece da gente che vive in un altro continente e che perlopiù non spende per materiale che può farli guadagnare più o meno direttamente), anche perché - ribadisco - parliamo di gente che non sa perlopiù niente della storia degli anime, della cultura giapponese e di come e quanto le due siano unite. Semplicemente, recepiscono vagamente che gli anime non seguono i diktat delle serie che hanno visto negli 15 anni ed essendo loro... be', ciò che sono, non riescono a concepire l'idea che una cosa simile possa esistere, piacergli ed essere globalmente popolare. Immaginatevi essere loro... i brividi.
Poi, come già detto in passato, a livello strettamente personale se anche i piani alti più avidi e ottusi distruggessero l'industria attuale adeguandola a costoro non sarebbe particolarmente grave: ho già abbastanza anime arretrati da recuperare sufficienti per svariate vite, il giorno che trasformeranno gli anime nell'equivalente made in Japan delle peggiori serie Netflix e compagnia brutta mi basterà smettere di guardare le "novità".
Solo che sarebbe solo un gran peccato vederli perdere se stessi per andar dietro a una fetta di americani e occidentali a caso.
Aggiungo che mi spiace sinceramente per chi forma i propri gusti basandosi sui "creator", cioè nella stragrande maggioranza dei casi gente qualunque che semplicemente parla basandosi sui propri gusti, la cui opinione non vale minimamente di più rispetto a quella di un loro qualsiasi spettatore.
C'è anche da dire però che la ragazze sono più propense a dare una possibilità a serie considerate per ragazzi. Al contrario, i ragazzi raramente danno una possibilità a serie per ragazze.
Penso sia per questo che gli yaoi sono considerati un genere prettamente femminile, perchè i generi che di fatto sono per ragazzi vengono considerati generalmente neutri avendo tra il pubblico sia maschi che femmine.
Poi non ci sono solo gli yaoi espliciti cmq.
Penso sia semplicemente perchè la Gen Z è la generazione più giovane, quindi è quella che difficilmente può permettersi di pagare abbonamenti per vedere le serie. Non so come mai il grafico sia stato fatto al contrario, ma l'ordine va dai più giovani ai più vecchi praticamente.
Non sarà che semplicemente sanno come si fa e quindi lo fanno?
Anche perché abbiamo già visto che conseguenze han portato questo mito del falso pubblico inclusivo per i prodotti americani. Perché di falso mito si tratta, visto che questi "dati" se li inventano di sana pianta le associazioni direttamente interessata a fare propaganda sociale.
Io ho sempre odiato il fenomeno degli youtubers per questo. Già non sopporto i critici e la gente che ha bisogno di farsi dire cosa pensare da loro, figuriamoci gente che nemmeno ha studiato e che si improvvisa critico perché sa urlare e fare editing stupidi davanti a una videocamera. E' una vergogna che oggi l'opinione popolare su qualcosa possa essere influenzato da letteralmente un fotomontaggio ridicolo che magari neanche corrisponde ai fatti.
Gli yaoi sono considerati un genere femminile perché lo sono, punto. Sono fatti da donne secondo le fantasie sessuali di donne. Infatti c'è una grossa fetta della comunità lgbt che non li sopporta e li trova offensivi, soprattutto come una delle due parti sia sempre volutamente dipinta in modo stereotipicamente femminile, deboluccio e umiliante.
Comunque per vari motivi mi lascia in buona parte sconfortato tutto il resoconto. Sono vecchio! 😭
In realtà è più probabile che sia il contrario.
Le generazioni precedenti sono quelle che hanno dovuto imparare a piratare e ad usare la tecnologia perchè non esisteva altro modo per vedere gli anime. Dicono che molti giovani di oggi non siano nemmeno in grado di utilizzare un computer.
Al di là di questo però il fattore economico è molto rilevante. Per quanto un adolescente possa avere dei soldi messi da parte, senza avere una prepagata non puoi fare nessun abbonamento online.
E non scordiamo tutto il casino intorno a Rising of the Shield Hero accusato di promuovere la schiavitù, di misoginia, di essere propaganda contro il MeToo etc...
Piuttosto ipocrita per un paese dove le loro amate celebrità (cantanti, attori etc) han tutti fidanzati/e di qualche decina d'anni più piccoli di loro e i loro fans non dicono nulla...
Seguendo questo principio quindi Golden Kamui è l'anime definitivo visto che ce le ha praticamente tutte
"titoli giapponesi per giapponesi"
ma quando quel pubblico si fa sempre meno a causa del calo delle nascite e non si può continuare a puntare agli otaku ormai quarantenni/cinquantenni.
Qui non è questione di abbracciare il mercato internazionale perchè si, ma di sopravvivere per non finire sotto un ponte.
Si toglie dall'equazione Crunchyrool e Netflix e vediamo dove vanno.
E nonostante tutto ad oggi mi sembra che gli anime/manga che vanno per la maggiore in Giappone siano comunque gli Shonen, quindi sempre su quelli conviene puntare.
si ritorna a non capire o a girare a vuoto (e che c'entra lo Zimbabwe?), sono propio i capoccia dell'industria dell'intrattenimento a parlare di mercato non più sostenibile (è ci sono articoli propio su questo sito) ma siccome non ci pensano di ridurre la produzione la aumentano ancora...e su chi teme la paura di andare incontro al mercato estero, ebbene è in corso da una quindicina di anni ma non ha impedito la realizzazione di anime anche per il mercato interno.
A parer mio gli conviene continuare a fare quello che stanno facendo (certo ridurre la produzione e puntare su meno opere ma di qualità più alta sarebbe ideale, ma vaglielo a dire)
Sai che ci ho pensato anch'io? XD Comunque scherzi a parte si parla di gente che non ha idea di cosa stia parlando, è come se io mi mettessi a chiedere cambiamenti nel regolamento dello snowboard agonistico, lol.
*
Avrei voglia di commentare anche un paio di disperati soggettoni ma evitiamo via, la loro vita è già abbastanza disgraziata così com'è senza infierire.
infatti certo continuare a quello che stanno facendo, ma devono anche darsi una svegliata e controllarsi se no la bolla scoppia, ma come ben dici "vaglielo dire", è infatti sembra propio non vogliono capirlo.
E' visto che non vogliono capirlo il mercato estero gli serve.
è se persino un colosso come Production I.G si trova in questa situazione, figuriamoci gli altri
https://www.animeclick.it/news/111165-la-crisi-dellindustria-anime-tocca-anche-due-noti-studi-di-animazione
Tanto in un mese ripartira l'ennesimo articolo che ci stanno più perdite che ricavi, e certi soggettoni negazionisti stanno a fissare il cielo "perchè mai" o puntano il dito verso gli occidentali perchè si per tutto, come del resto lo stanno facendo anche per gli occidentali che li vivono e ci lavorano.
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