Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.

Oggi appuntamento libero, con gli anime Rainbow e Terra Formars e il manga Keiji.

Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.


Per saperne di più continuate a leggere.


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E' risaputo che "la storia viene scritta dai vincitori"; ne consegue che in essa trovano poco spazio (per non dire nessuno spazio) i torti subiti dai vinti. Questo, certamente, è avvenuto anche per la Seconda Guerra Mondiale ed è un qualcosa che noi italiani conosciamo molto bene, in quanto da ormai quasi un secolo gli Alleati vengono dipinti come i santi liberatori del Paese, trascurando tutte le offese che, inevitabilmente, questi hanno compiuto nei confronti della popolazione italiana durante l'invasione. Devo precisare che la mia introduzione non vuole rappresentare una critica "politica": ritengo che i regimi dittatoriali che durante gli anni venti e gli anni trenta si sono imposti in Italia, Giappone e soprattutto Germania siano stati tra i più terribili per la loro ferocia e la loro disumanità, e son felicissimo del fatto che siano stati abbattuti; la mia è, invece, una critica sul modo con cui viene scritta la storia, che non tiene conto dei sentimenti dei vinti, se questi contrastano con la versione ufficiale. Il silenzio della storia, però, non è strumento sufficiente a cancellare il rancore provato dalle popolazioni per le ingiustizie subite; ed ecco perché, ancora nel 2010, vengon fuori prodotti come questo "Rainbow - Nisha Rokubou no Shichinin" che, prendendo spunto dalle vicende di sette ragazzi, espone il punto di vista giapponese sugli eventi che seguirono l'occupazione americana al termine della Seconda Guerra Mondiale. E non son tutte rose e fiori.

La trama di questo anime può essere tranquillamente divisa in due parti: nella prima viene narrato il terribile regime carcerario a cui vengono sottoposti sette ragazzi, a causa della corruzione e dei vizi propri di chi gestisce il riformatorio minorile a cui sono stati destinati; nella seconda vengono invece raccontate le difficoltà che questi incontreranno per inserirsi nuovamente nella società al termine del loro periodo di detenzione, in uno scenario dominato dalla presenza americana nel Paese.

Insomma, due anime al prezzo di uno. Devo dire che sono stato indotto alla visione di questo titolo dagli argomenti trattati nella prima parte: mi aspettavo una storia simile a "Le ali della libertà", un film che ho amato moltissimo. Somiglianze, in verità, non ce ne sono; tuttavia i vari episodi sono caratterizzati da una tale intensità che è quasi impossibile non rimanerne rapiti. Al contrario di quanto mi aspettavo, però, è nella seconda parte che "Rainbow" dà il meglio di sé: anche se i ragazzi continuano a cacciarsi nei guai, qui l'atmosfera è decisamente meno tesa, al punto che più di una volta mi son ritrovato a chiedermi cosa c'entrassero questi episodi col resto della serie. In realtà, le vicende dei vari protagonisti, pur risultando coinvolgenti e spesso commoventi, a mio avviso fanno solo da sfondo a quello che era il vero intento dell'autore: descrivere, seppur sommariamente, la vita nel Paese del Sol Levante negli anni quaranta e cinquanta. Ciò che emerge con prepotenza è lo stato d'animo del Paese, ed è meno amichevole di quanto si possa immaginare: un Paese sconfitto e debole, ma allo stesso tempo arrabbiato per le bombe su Hiroshima e Nagasaki, e ferito nell'orgoglio per i soprusi subiti dagli occupanti. Ma non è soltanto verso gli Americani che si dirige il rimprovero: se da un lato, infatti, viene mostrata una parte della popolazione giapponese in cui alberga un desiderio di rinascita, dall'altra viene descritta un'altra parte fatta di profittatori e corrotti.

Insomma, "Rainbow - Nisha Rokubou no Shichinin" è sicuramente un anime da vedere, specie da chi si professa un ammiratore della storia e della cultura giapponese. E' pur vero che viene raccontato uno dei momenti più bui della storia nipponica; ma è proprio nel momento del bisogno, come sembrano dirci Mario e compagni, che si deve manifestare la vera amicizia.



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Quando, alla fine degli anni novanta, si seppe che stava per essere pubblicata un'altra opera del Maestro Hara le aspettative erano molte: si parla sempre del Disegnatore di Hokuto no Ken, uno dei manga più famosi in Italia!
L'autore si sapeva che era diverso da quello dell' Uomo dalle Sette Stelle, così come lo era l'autore di Cyber Blue, altro manga disegnato da Hara, uscito in Italia qualche anno prima che di cerco non aveva proprio infiammato le folle.
Beh, pur essendo molto diverso da HNK per ambientazioni, storia e personaggi Hana No KeiJi è un manga magnifico. La sceneggiatura stavolta è di con mio Mio Aso che ha curato la parte delle ricerche storiche
Keiji, il protagonista, è un Kabikimono, un samurai senza padrone, autoproclamatosi al servizo dello shogun, che sostanzialmente non combina niente da mattina a sera, a parte mettersi nei guai. Per chi non lo sapesse Keiji e moltissimi dei personaggi dell'opera sono presonaggi storici giapponesi realmente esistiti, compreso Matsukaze, il gigantesco cavallo nero di Keiji (Che sembra Re Nero di HNK!)
Quello che colpisce subito è che il personaggio, pur essendo identico a Kenshirou (il paragone è d'obbligo) è caratterizzato in maniera completamente diversa: spigliato, spiritoso e donnaiolo. Quasi una sorta d Juza delle Nuvole samurai, se volgiamo spiegare la cosa in due parole ad un fan di HNK!
Lo stile grafico di Hara è favoloso, curatissimo nei particolari e dettagliatissimo in tutte quelle infinità di armi, costumi e templi disegnati divinamente.
I personaggi presenti nella storia sono molto ben caratterizzati, pur essendo praticamente tutti personaggi realmente esistiti ed inseriti in un contesto storico dettagliato.
Una delle particolarità di queste opera è che alla prima pubblicazione in Italia (Aprile 1999) mi ha dato la possibilità di conoscere un po di personaggi storici giapponesi come i famosissimi Nobunaga Oda o Hideyoshi Toyotomi. Qualche anno dopo usciranno le serie diVideochi Capcom "Onimusha"(Nobunaga Oda e Hideyoshi Toyotomi saranno i "cattivi") oppure la serie di Koei "Samurai Warriors" (dove tra l'altro c'è proprio anche Keiji Maeda) ma prima di HNK (stavolta non è Hokuto No Ken, Hana No Keiji: le iniziali sono sempre le stesse) queste storie erano sconosciute, essendo il web in quegli anni non così diffuso.
Un manga eccezzionale, che da anni mi ha lasciato in trepidante attesa di poter leggere anche "Kagemusha Tokugawa Ieyasu" e soprattutto "Sakon", entrambi lavori di Hara con Keichiro Ryu come sceneggiatore.



5.0/10
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Marte è sulla buona strada per essere colonizzato dalla razza umana: c'è aria respirabile, mari, monti e parecchia vegetazione, una base di partenza assai incoraggiante, se non fosse che ci stanno i bacherozzi! Ora voi direte: "Tutto qua il problema? Si tratta di insetti presenti anche sulla Terra, non lo sapevi?" In effetti sì, se non fosse che gli 'scarrafoni' di Marte hanno ben poco da spartire coi nostri, si tratta di bestioni antropomorfi che hanno superato agevolmente i due metri di altezza, lo sguardo tipico dell'ottuso e un fisico anabolizzato da far invidia persino a un culturista. Visto e considerato che una comune ditta di disinfestazione se ne sarebbe tranquillamente lavata le mani, non resta altro da fare che mettersi a giocare con il DNA cercando di creare degli esseri umani geneticamente modificati, il tanto che basta per sopraffare tali schifose bestiacce. Basta poco, che ce vo'? Ecco dunque servito su di un piatto d'argento un input narrativo apparentemente intrigante, seppur già ampiamente trattato in svariate opere a sfondo fantascientifico, come potrebbero essere il ben più riuscito "Gene X" per quanto concerne i manga e l'arcinoto "Starship Troopers" tirando in ballo la cinematografia americana. Con quest'ultimo l'esempio mi sembra davvero particolarmente calzante sotto molteplici punti di vista e anche per via di uno sviluppo narrativo e registico che, in "Terra Formars", pare effettivamente assai più assimilabile a quello di un'opera hollywodiana anziché a un anime; se questo sia definibile maggiormente un pregio o un difetto dipenderà unicamente dai gusti personali dello spettatore. Personalmente non ho trovato particolarmente riuscito tale aspetto, che anzi mi ha creato un senso di fastidio spesso e volentieri con troppi tempi morti, continui flashback, spiegazioni e "mistificazioni" davvero eccessive.
La caratterizzazione dei personaggi è riuscita solo a metà... forse anche meno di metà; abbiamo a che fare con personaggi tutti potenzialmente molto carismatici, ma vengono approfonditi poco o niente, non riuscendo così a creare il giusto feeling affettivo con nessuno di essi, vanificando dunque anche buona parte del tanto ricercato effetto "drammatico" di parecchie scene. Quanto appena scritto vale per tutti ad eccezione del tedesco Adolf, la cui caratterizzazione si rivelerà ben diversa e ben più approfondita e intrigante rispetto a quella dei suoi compagni di sventura; oserei anche dire che buona parte del meglio che "Terra Formars" ha da offrire sarà legato proprio a tale personaggio.

"Terra Formars" è stato oggetto di giudizi durissimi e a mio parere decisamente eccessivi: non si tratta certo di un'opera particolarmente riuscita e presta il fianco a critiche di vario genere, ma ciò che ha influito maggiormente sul malcontento di molti va sicuramente ricondotto a un uso abbondante e scriteriato di una fastidiosissima censura, capace di snaturare l'opera e non solo: riesce a rendere la visione realmente problematica, per niente piacevole non solo dal punto di vista meramente estetico, ma talvolta rendendo arduo (se non impossibile) addirittura decifrare cosa stia realmente accadendo in scena. Io stesso ho trovato questo aspetto assolutamente inaccettabile, tanto che (se non fossi riuscito a visionare una versione priva di censure) avrei potuto tranquillamente abbandonare la serie già dal secondo o terzo episodio. La censura non è mai piacevole, ma a questi livelli diventa qualcosa di veramente eccessivo e insopportabile, tanto da rendere quasi vana la visione della serie. Fatte le sopracitate premesse, personalmente non mi sento di esprimere un giudizio eccessivamente duro con questo titolo che, in un modo o nell'altro, è riuscito a non annoiarmi mai. La sceneggiatura è deficitaria, la trama fa acqua qua e là, la narrazione in vari punti diventa assai caotica e tediosa per colpa di continui flashback e frequenti spostamenti di scenario (tra Marte e Terra), la caratterizzazione dei personaggi (eccetto Adolf) è decisamente superficiale, alcune trovate sanno di già visto, altre sembrano veramente improbabili, se non assai ridicole, e la terminologia "tamarro" direi che contraddistingue piuttosto efficacemente quest'opera in diversi passaggi, ma trova nell'ultimo episodio la sua massima espressione. Purtroppo, dal mio punto di vista, la cosa non vuol essere affatto un elogio - se non si fosse capito.

Questi (e altri) sono i tanti limiti che la versione animata di "Terra Formars" ha da offrire, ma ritengo che un 5 possa esprimere efficacemente il mio giudizio su questa serie che, curata in modo diverso, avrebbe potuto ottenere certamente riconoscimenti generali assai migliori di questi: le potenzialità le aveva tutte, ma sono state mal sfruttate.