Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.
Se volete farne parte anche voi... rimboccatevi le maniche e recensite!

Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.

Per saperne di più continuate a leggere.

10.0/10
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Ha la testa bassa e lo sguardo nascosto da una lunga frangia. Le ciocche di capelli che le incorniciano il volto, proteggendolo e allo stesso tempo dandole un'aria dismessa. Il sorriso è incerto e affiora sulle piccole labbra come un cenno, una smorfia del viso pronto ad ogni circostanza. Gli occhi sono così teneri e i movimenti così lenti che vien voglia di stringere le proprie mani sulle sue piccole spalle e scuoterla fino a farla urlare. Ma non si può fare, o almeno non subito, allora si prova ad urlarle contro per farla reagire. Per capire se ci sia qualcosa di reale in lei, e di ricondurla a un atteggiamento normale, prevedibile e brutale. Riportarla a un senso comune, comprensibile, con quella brutalità. Infliggerle dolore per capire fino a dove può spingersi la sua fragilità, fino a quando non smette di scusarsi, fino a che non reagisce nel modo in cui ci si aspetta che debba fare Nishimyia dinanzi alle angherie, alle spinte, agli insulti.

Perchè? È da questa domanda che iniziano i dubbi che non tutti sono pronti a porsi. Ed è su questo quesito che Yoshitoki Oima ci fa ragionare in A silent voice (Koe no katachi), manga pubblicato nel 2014. La storia di Nishimyia è quella di una ragazza con un problema di sordità vissuto con difficoltà sotto diversi punti di vista. Una serie di sfortune si sono avvicendate nella sua vita, alienandola ancor più di quanto possa avvenire normalmente a causa del suo essere diversamente abile. Ma la storia è narrata principalmente dal suo aguzzino, Ishida, che da piccolo ha tormentato la strana e nuova compagna di classe. Le vignette si susseguono in una serie di scene esemplari di bullismo casuale e sconsiderato da parte di Ishida, che coinvolgeva la sua classe, fino al punto irreversibile in cui questo atteggiamento gli si ritorce contro facendolo diventare il solo capo espriatorio di un comportamento largamente condiviso da parte dei compagni e infine condannato pubblicamente.

La lettura è scorrevole, con un buon ritmo e una giusta dose di ironia al punto che temi così importanti e psicologicamente complessi risultano persino comprensibili nelle dinamiche di un comportamente perseguibile e imperdonabile.
I giorni si susseguono stanchi, troppo spesso simili, una lezione dopo l'altra. L'adolescenza porta con se la coscienza del proprio mondo interiore, che crea una barriera e si crogiola nell'unicità dei propri sentimenti che restano muti alle sfere altrui. Così Ishida si chiude al mondo che non lo comprende, e lui stesso inizia a rifiutare di capire gli altri e di saper vedere oltre lo strato superficiale. Concentrato sul suo malessere e alienato lui stesso, come lo era Nishimyia tempo avanti, decide di incontrare quest'ultima per mettere apposto quel tassello della sua vita che ha tirato giù il castello e lo ha sprofondato nel tormento. E se quella persona si domandasse il perchè di questo suo cambiamento e si aprisse a lui?

L'opera in sette volumi funziona muovendosi sulla sinergia che si crea fra Ishida e Nishimyia, e sulle esperienze umane raccolte da chi li circonda. Una storia fatta di persone, che evolvono e si confrontano, ma a volte restano le stesse. Ne scaviamo i ragionamenti, giusti o sbagliati che siano, che portano i giovani protagonisti a scegliere per la propria vita un gesto o una parola. Emergono le incertezze umane, le ipocrisie e i nostri disappunti seguiti dal perdono, da parte del lettore e dei protagonisti. Gli amici non hanno un perchè, stanno insieme fin quando riescono ad accettare di litigare ancora e ancora. Ma non credo si tratti di una semplice storia di bullismo o di amicizia, nè di amore e sordità. È la voce silenziosa del proprio animo che impara a conoscere la vita attraverso se stesso, a scontrarsi con i propri errori e la capacità di cambiare, sapendo riconoscere la possibilità di interpretare le cose sempre in maniera diversa, con spirito positivo, per cercare una risposta con la quale saper convivere, con se stesso e con gli altri.


8.0/10
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Se qualcuno mi chiedesse quale sia la mia opinione su “91 Days” in meno parole possibili, risponderei che è stata una gradita sorpresa.

Quella di “91 Days” è una semplice storia di vendetta: Angelo Ragusa scappa dal suo paese natale, Lawless, dopo aver visto la sua famiglia assassinata davanti ai suoi occhi. Sette anni dopo egli fa ritorno sotto il nome di Bruno Avilio col desiderio di vendicare i suoi familiari uccisi dai Vanetti, una famiglia mafiosa che ha il controllo sulla città di Lawless. La vendetta di Angelo si realizzerà in novantuno giorni, da qui il titolo della serie.

Ciò che più colpisce in un anime del genere è la sceneggiatura: la storia, nonostante qualche episodio iniziale leggermente lento, ha un ritmo eccellente. Non ci sono sbavature o incoerenze, ma tutto è ben strutturato e coinvolgente grazie anche alla presenza di qualche colpo di scena.
Un altro punto di forza è la quasi totale assenza di buonismo. Non c’è spazio per la morale o la misericordia: se qualcuno deve morire, muore senza tanti giri di parole. E i personaggi sanno rappresentare al meglio quest’elemento, a partire dallo stesso Angelo: lui non ne vuole sapere di perdonare i Vanetti e rimane coerente con sé stesso, portando avanti il suo piano fino alla fine, anche a costo di uccidere persone a lui care. Per questo motivo Angelo è un perfetto antieroe: lo si vorrebbe odiare perché si sa che ciò che sta facendo è sbagliato, ma allo stesso tempo non si può fare a meno di amarlo. Un solo personaggio sarà in grado di metterlo in difficoltà: Nero Vanetti, l’allegro ed estroverso figlio di don Vincent Vanetti. Tra i due, infatti, nasce un grande rapporto di amicizia e di fiducia, che si sviluppa ottimamente nelle varie scene di confronto verbale che li vedono protagonisti, per poi raggiungere il suo apice nello splendido finale. Nel corso della storia, Angelo e Nero sembreranno due linee parallele che non si toccano mai, ma alla fine si avvicinano sempre di più, comprendendo di avere molte cose in comune.

Un difetto che è stato messo in evidenza da molti è la scelta dei nomi dati ai personaggi. Sebbene all’inizio certi nomi destavano vari sorrisi al solo sentirli, come Cerotto, Scusa o Testa, andando avanti ci si fa quasi l’abitudine. Di certo non si è trattata di una scelta azzeccata, ma personalmente non la considero una nota dolente.

La vera nota dolente dell’anime è l’apparato tecnico. Non si tratta di un pessimo lavoro: il character design e le ambientazioni sono ben curate. Tuttavia, le animazioni a volte non sono molto fluide. Mi ricordo particolarmente una scena in cui due personaggi camminavano, e sembrava che slittassero sullo sfondo. D’altro canto, le colonne sonore riescono a rendere perfettamente l’atmosfera dell’anime. L’opening e la ending invece sono discrete.

In conclusione, “91 Days” è un anime assolutamente consigliato. Nonostante presenti qualche difetto, riesce a narrare perfettamente la storia che si propone di raccontare, toccando vari argomenti oltre alla vendetta, come la famiglia o se ci sia o meno una definizione assoluta di giustizia. E’ probabile che molti non vorranno avvicinarsi a quest’anime perché di storie di mafia se ne ha fin sopra i capelli, ma, se lo si guarda senza tanti pregiudizi, qualcuno potrebbe rimanerne sorpreso, proprio come è capitato alla sottoscritta.