E' uscito di recente il videogioco per Nintendo Switch della serie Hugtto Precure, dal titolo Narikids Park Hugtto Precure. Come si vede dallo spot sottostante, il gioco permette di vestire i panni delle eroine televisive e farle combattere contro i mostri, ma anche di far provare a Hana e alle sue amiche diversi mestieri, svolgere numerosi minigiochi e conversare con i personaggi in stile visual novel.
Il target del gioco sono, ovviamente, le bambine dell'asilo e delle elementari. Tuttavia, cosa succede quando a giocarci è una persona adulta?
 


L'utente di Twitter Daikai6, fan delle Pretty Cure e blogger di videogames di età adulta, si è accaparrato una copia del gioco, ma la sua esperienza è stata meno divertente di quanto si aspettasse!

Le bambine, target primario del gioco, avranno sicuramente la testa piena di sogni per il futuro. Perciò, alle domande delle eroine "Cosa vorresti diventare da grande?" "Ti piace provare cose nuove?" "Hai sorriso e ti sei divertito molto, oggi?" "Hai dato il massimo, oggi?" probabilmente darebbero delle risposte molto positive e speranzose.
Il povero Daikai6, al contrario, ha sentito qualcosa spezzarsi dentro il suo cuore, nel sentirsi rivolgere quelle domande. Lui è ormai adulto, è un salaryman che magari ha dovuto abbandonare i propri sogni d'infanzia in favore di una routine lavorativa piuttosto vuota e noiosa, e a quelle domande, probabilmente, risponderebbe in maniera molto più negativa. "Un gioco del genere, dove devi sostenere questo tipo di conversazioni, se giocato da adulto diventa una specie di prova per il tuo cuore" dice Daikai6.
Anche altri utenti adulti di Twitter hanno condiviso i sentimenti di Daikai6, dichiarando che, domande del genere, se sottoposte agli adulti, sono davvero un duro colpo al cuore.

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"Puoi fare qualunque cosa, puoi essere qualunque cosa". Questo il motto della serie Hugtto Precure, che vede le eroine combattere contro nemici che vogliono rubare i sogni e il futuro della gente, e guardacaso sono incarnati da una spersonalizzante "kaisha" giapponese, dove i dipendenti sono spesso adulti nostalgici del passato, costretti a lavorare, a obbedire agli ordini, a portare risultati, che sono costretti a reprimere i propri sogni e sentimenti e possono venire rimpiazzati con estrema facilità. Nella serie, le eroine finiscono spesso per aprire loro gli occhi e far ritrovare ai nemici la loro umanità e i propri sogni perduti. Chissà, forse anche i salaryman giapponesi, che si ritrovano traumatizzati nel giocare a videogiochi per bambini che gli ricordano i loro sogni perduti e li mettono davanti al fatto compiuto che li hanno persi, dovrebbero cercare di ritrovarli...

Fonte consultata:
Soranews24