Torna in tv una delle serie più amate (e censurate) degli anni 90, noto in Italia come Piccoli Problemi di cuore  o Marmalade Boy dal titolo del popolare shōjo manga di Wataru Yoshizumi a cui è ispirato

Andrà in onda  a partire da martedì 15 gennaio 2019 dal lunedì al venerdì alle ore 8.05 all’interno del contenitore mattutino di Italia 1 “Latte e Cartoni”.marmalade-boy.jpg
Trama: La protagonista, Miki Koishikawa, è una ragazza vivace e spensierata, che passa il suo tempo al liceo con gli amici Meiko e Ginta, con cui divide la passione per il tennis. Un giorno, apprende una pessima notizia: con il sorriso sulle labbra i suoi genitori le comunicano di voler divorziare. Miki rimane totalmente basita quando i genitori aggiungono che avrebbero convissuto in una nuova grande casa con i rispettivi partner, conosciuti alle Hawaii. Uno scambio di coppie in piena regola, che porta nella vita di Miki una specie di fratellastro, Yu Matsura. Miki lo paragonerà alla marmellata di arance, che dietro l'aspetto dolce nasconde un retrogusto amaro, e lo soprannominerà marmalade boy

La Yoshizumi ha serializzato il manga su Ribon di Shueisha dal 1992 al 1995. L'opera ha venduto 9.7 milioni di copie e ispirato questo anime TV del 1994 (trasmesso in Italia appunto col titolo Piccoli problemi di cuore), un lungometraggio animato nel 1995 (pubblicato da Yamato Video), nonché un TW-drama e un film live action di recente produzione.

Un sequel del manga dal titolo Marmalade Boy little è stato pubblicato nel 2013 dal magazine di Shueisha, Cocohana.
In Italia la serie è pubblicata da Panini che nel 2015 ha messo alle stampe la quarta pubblicazione (chiamata New Edition) dedicata a questo titolo.

La storia italiana


È la primavera del 1997 quando Marmalade Boy sbarca nel nostro paese, sotto forma di serie animata, con il titolo cambiato in Piccoli problemi di cuore. La serie viene dapprima trasmessa, introdotta da una celebre sigla cantata da Cristina D’Avena, nel pomeriggio di Canale 5, per poi farsi, nel clou del suo svolgimento, portabandiera del passaggio del programma per ragazzi Bim Bum Bam da Canale 5 a Italia 1, alle porte dell’estate di quello stesso anno. La serie fu uno dei più grandi successi di quel biennio 1995-1997 in cui gran parte degli anime giunti nel nostro paese furono soprattutto diretti ad un pubblico femminile, sull’onda della popolarità raggiunta dalla trasmissione di Sailor Moon
Nemmeno Marmalade Boy sfugge all’infausta tradizione del cambio dei nomi dei personaggi che era la norma in quel periodo. Pochissimi i fortunati che hanno mantenuto il loro nome originale: Miki, Arimi, Ginta (scritto però “Ghinta” nei titoli degli episodi, nei credits e nel merchandising) e i personaggi che avevano già in origine un nome americano, per il resto si è passati a creare il solito incoerente universo in cui la gente porta nomi giapponesi, americani (Steve, William, Susy, Mary), russi (Yuri, nome nostrano del protagonista Yu), italiani (Alessandro, Angela) quando non addirittura strampalati collage di nazionalità (Nick Namura). Peraltro, alcuni nomi stranieri venivano scritti erroneamente, come Mary (ossia Meiko) che nei titoli degli episodi, nei credits e nel merchandising veniva sempre riportato “Meri”, e si è dato a un personaggio, William (ossia Tsutomu Rokutanda), il nome che poi avrà un altro personaggio della storia futura, che si chiama William poiché di nazionalità americana, ribattezzato Willy nella nostra versione per non creare confusione tra gli spettatori. 
Il doppiaggio, a cura di un collaudato cast milanese, schiera nel ruolo di Miki una Elisabetta Spinelli (Usagi in Sailor Moon, Himeko in Himechan no ribbon, Hikaru in Rayearth, Leona in Dai no daibouken, Chichi in Dragon Ball) all’apice della popolarità e in quello di Yu Simone D’Andrea (Trunks in Dragon Ball, Takao in Beyblade, Jonouchi in Yu-Gi-Oh, Hiroto in Kilari, Sosuke in Full Metal Panic). A dar voce al resto dei personaggi vi sono doppiatori del calibro di Patrizio Prata, Emanuela Pacotto, Alessandra Karpoff, Davide Garbolino, Marco Balzarotti, Nicola Bartolini Carrassi, Diego Sabre, Debora Magnaghi, Cinzia Massironi e gran parte dei nomi milanesi che abbiamo imparato a conoscere nel corso delle molteplici serie da loro doppiate.
 


La censura operata su Marmalade Boy, tuttavia, non si limitò al cambio dei nomi e all’eliminazione delle canzoni in sottofondo degli episodi, che erano ordinaria amministrazione, ma fu ben più profonda, e a tutt’oggi si ricorda Marmalade Boy come una delle serie più censurate in assoluto nel nostro paese, tanto da poter credere che la versione originale e quella nostrana siano due serie diverse.
Furono eliminate, tramite un pesantissimo lavoro di “taglio e cucito”, tutte le scene più compromettenti, togliendo così dalla storia qualsiasi riferimento allo scambio di coppia operato dai genitori dei due ragazzi e al fatto che vivevano tutti insieme nella stessa casa (fu detto che le due famiglie abitavano separate nei due piani dell’abitazione), alla love story tra Meiko e il professor Namura (quest’ultimo fu fatto passare per uno studente di poco più grande dei ragazzi che aiutava il club di tennis frequentato da Miki e furono tagliate quasi tutte le scene che lo vedevano in cattedra), all’omosessualità (eliminate le innocenti battutine dei compagni di classe che immaginavano un presunto rapporto gay tra Yu e l’amico Satoshi), all’adulterio (per coprire le scappatelle del padre di Satoshi fu inscenata un’assurda trama da telenovela che comprendeva naufragi e agenti segreti). 
Il numero di episodi totali, inoltre, scese da 76 a 63. Alcuni degli episodi mancanti furono saltati e mai trasmessi, come ad esempio l’episodio 8 (in cui si assisteva sia ad un’accettazione della propria scombinata situazione familiare da parte di Miki sia alla gelosia di quest’ultima nei confronti di Arimi, più affascinante di lei a livello fisico) o addirittura i sei episodi finali della serie, eliminati in tronco donando una conclusione falsata alla vicenda. Altri episodi mancano all’appello nella numerazione ma sono presenti nella serie, poiché molte puntate furono accorpate fra loro per evitare che durassero solo pochi minuti a causa dei tagli operati. 
Inoltre, furono aggiunti logorroici monologhi mentali dei personaggi laddove possibile, anche e soprattutto durante le scene romantiche o in cui i personaggi si baciavano, che invece erano suggellate, nella versione originale, da silenzi o musiche d’accompagnamento, e furono eliminati (quando non direttamente sostituiti con scritte italiane che riportavano chiaramente tutt’altro) tutti i caratteri giapponesi presenti su cartelli, libri o insegne.

Nonostante la pesantissima censura apportata all’opera originale, Piccoli problemi di cuore riscosse un enorme successo nel nostro paese, riuscendo a farsi apprezzare non solo dal pubblico femminile a cui era naturalmente diretto, ma anche da quello maschile. Nel corso dei suoi ultimi episodi, alla prima messa in onda, alla serie fu affiancato il telefilm francese Primi baci, quasi a voler istituire un “angolo rosa” nel pomeriggio di Italia 1. La cosa funzionò, dato che Piccoli problemi di cuore raggiungeva spesso e volentieri il 20% di share e addirittura il 30% nella trasmissione serale nel programma Game Boat di Rete 4 che fu operata l’anno successivo.

Per saperne molto di più leggete QUI il nostro approfondimento dedicato a questo titolo.