“A tutte le ragazze-mostro”.

Inizia così il fumetto omonimo di ND Stevenson, in Italia edito da BAO Publishing da cui è tratto Nimona, il lungometraggio animato distribuito su Netflix e prodotto da Annapurna, DNEG Animation e Blue Sky Studio.

Siamo in una città cyberpunk medioevale, protetta da un ordine di cavalieri fondato da Gloreth, la guerriera che anni e anni or sono sconfisse un gigantesco orrore che minacciava la sopravvivenza del paese. Da qualche parte lì intorno vive Nimona, una ragazza-mostro dalle origini sconosciute. Lei è in grado di trasformarsi in tutto ciò che le vada a genio, qualsiasi cosa le dettino le emozioni, e grazie al suo potere cerca di diventare assistente del “cattivissimo” Ballister Boldheart, un giovane di umili origini che grazie alla regina era riuscito a entrare nel corpo dei cavalieri reali ma che per via del suo basso retaggio è sempre stato vittima delle peggiori angherie da parte dei suoi compagni. L’unico a non averlo trattato con odio, bensì con amore, è il discendente di Gloreth, Ambrosius Goldenloin. Ma ora che Ballister è accusato di aver ucciso a sangue freddo la regina, i due compagni si ritrovano a doversi fare la guerra.
 
Nimona - Recensione del film Netflix

La caotica Nimona, dai capelli rossi e l’undercut come il suo creatore, ND Stevenson, nasce come uno scarabocchio, un passatempo liberatorio dell’autore durante gli anni dell’Accademia d’arte in cui la vita non gli stava sorridendo particolarmente.

Infatti nessuno sembra sorridere a Nimona, anzi, è lei l’unica che cerca di sghignazzare, di tirare fuori il caos e il lato punk di qualsiasi situazione. Nemmeno la Disney è stata clemente con la realizzazione del lungometraggio animato tratto dal webcomic; lo studio Blue Sky che aveva in produzione il film che sarebbe dovuto uscire nel 2021 venne acquistato dalla Disney, e stando allo staff, se da un lato vi fu l'emergenza da COVID19 a portare al tracollo la realizzazione del film, dall'altro c'era la schiettezza con cui Nimona tratta temi LGBTQIA+, notoriamente non particolarmente amati dalla fabbrica dei sogni statunitense. Lo studio venne quindi chiuso quando il film ormai era quasi al 75% della produzione. Serrande calate, nessuna notizia sul film, nessuna speranza di salvataggio e un sacco di artisti lasciati a casa o emigrati verso altri studi come la Pixar. Passano sette anni e nel frattempo la creatura di ND Stevenson ha continuato a combattere finché non è stata presa per i capelli dalla Annapurna e DNEG: Nimona ha finalmente trovato un nuovo corpo.

Il film però ha patito i ritardi accumulati sicché si nota come siano state molte le scene scartate e riscritte, nonostante il film si discosti dal fumetto per certi versi. Ma non si tratta di un patimento del tutto negativo, ed è proprio in questo scarto dal soggetto originale che si possono ritrovare i sedimenti del tempo trascorso dall’inizio del progetto, anni e anni fa, alla faticosa uscita del film per il grande pubblico.

Nimona - Recensione del film Netflix
 

In origine era Nimona l'unica nella quale l’autore aveva riversato tutto il suo dolore e desiderio estremo di escapismo; ora è solo uno dei punti critici della storia. La ragazza-mostro rimane il fulcro narrativo ed emotivo della vicenda, ma ad accompagnarla vi è maggior enfasi sul corredo di personaggi sui quali il film fa ricadere, ancor più che nel fumetto, il dovere di portare allo spettatore il dramma dello stare al mondo di chi non riesce a conformarsi, nemmeno con tutte le sue forze. E le loro dinamiche e intrecci sono ben più amalgamati nella storia di quanto lo fossero in passato, sintomo di una maturazione che va oltre la ribellione della giovane età, sino ad abbracciare una riflessione sulla società intera e sulla crescita all'interno di essa.

Nimona non è più il film adattamento di un webcomic indie adolescenziale, bensì la trasposizione matura dell'autobiografico bisogno di accettazione che ND Stevenson aveva riversato e ha continuato a versare nelle sue opere, sia per i più giovani che per i più grandi, sia per Nimona che per i lord cavalieri.

Laddove il film risulta complessivamente ben scritto senza particolari pretese, gioca la totalità della sua partita sui temi di cui si fa portatore. Non ne tocca un numero esagerato e nemmeno di particolarmente nuovi, ma le tematiche che va a individuare non vengono solo sfiorate, ma picconate, trafitte, vivisezionate alla luce del sole, senza anestesia e senza miele ad addolcire l’amaro della medicina. Si arriva a livelli di trigger warning per chi abbia in qualche modo vicinanza con le problematiche identitarie vissute dall’autore.

ND Stevenson si rivolge principalmente ai giovani LGBTQIA+ poiché anch'egli ne fa parte in quanto ragazzo transgender, che all’epoca della graphic novel stava ancora cercando non solo la sua strada nel mondo, ma la via per arrivare a sé stesso. Ecco che quindi Nimona e la sua abilità di cambiare corpo a piacimento diventano un vero e proprio modo di ND di liberarsi delle costrizioni del suo fisico sin dalle origini della sua concezione, ruolo che rimarca e amplifica con forza nel film.

Gloreth / Nimona - Recensione del film Netflix


Ma come si diceva, non è solo Nimona, personaggio fluido e mutaforma per eccellenza, a fornire per qualsiasi “ragazza-mostro” che stia guardando il film un codice di lettura della propria esistenza e della propria esperienza, ma anche Ballister e Ambrosius, innamorati e fidanzati dal primo istante, che si ritrovano a combattere l’uno contro l’altro perché mossi da una società che li manovra come burattini. Ed è vero, il villain di tutta la storia non regge il peso del suo ruolo, rimane una macchietta segnaposto, perché in realtà è quello che è: una personificazione non necessaria di un problema pervasivo, quello di un sistema incasellante che spinge a puntare una spada contro il diverso anche quando fino a poco prima albergavano amicizia e persino amore. Poteva quindi essere chiunque, questo villain, il risultato non sarebbe cambiato.

Per reggere la forza dei temi affrontati, il film fa largo uso di Ballister e Ambrosius come contraltare di Nimona e Gloreth, mettendo in risalto la natura ciclica dei meccanismi d’odio che la società mette in atto: come Ambrosius punta la spada contro il suo amato che crede un nemico dell’ordine sociale, così fece Gloreth con Nimona, sotto la pressione del suo villaggio. Tutte le scene arcadiche e idilliache che le due ragazzine hanno condiviso (e che spruzzano un po’ di queer su qualcosa che abbiamo già visto in Wolfwalkers di Tomm Moore, e non a caso Alessandra Sorrentino di Cartoon Saloon è stata story artist per Nimona) a nulla più valgono quando viene instillato l’odio immotivato per il diverso. Per il mostro.

Nimona - Recensione del film Netflix


Il film, a livello narrativo, rimane contraddistinto dall’impronta indie e risente anche delle sua matrice di web comic. Le scene si susseguono in un turbinio di eventi tutto sommato in linea con la natura stessa della protagonista: una prima parte più caotica, coinvolgente e assurda per poi lasciare il posto a tempi più dilatati e abissi emotivi. L’ambientazione cyberpunk-medioevale non è nuova per chi già conosce il percorso autoriale di ND Stevenson e il suo rifacimento del classico statunitense She-ra (e l'autore si è servito proprio di Nimona per dare una base alle sue protagoniste). C’è da dire che la regia di Nick Bruno e Troy Quane non risulta particolarmente ispirata: i due sono una coppia collaudata ma alle spalle non hanno lavori registici particolarmente rilevanti, se non in perfetto quadro con le esigenze dei grandi film mainstream per famiglie. È lo storyboard, però, a essere molto sul pezzo: cosa non da poco visto il massivo passaggio di consegne che vi è stato nei sette lunghi anni di produzione della pellicola.

Le animazioni dei personaggi seguono le esigenze narrative: le sequenze d'azione sono estremamente caotiche e scoppiettanti, visivamente accattivanti, senza però mancare di trasmettere forte sensibilità e delicatezza come piccoli gesti o abbracci particolarmente sentiti. Pure il character acting raggiunge un livello espressivo ed emotivo interessante, dai precisi movimenti del volto di scuola Pixar, a deformazioni fisiognomiche fuori dal comune, come quelle che contraddistinguono il viso di mutaforma della protagonista. Vengono qui accentuate le caratteristiche in due dimensioni del personaggio, come se oltre a cambiare forma potesse anche cambiare stato di realtà: essere letteralmente un cartone animato, poter vivere delle proprie libertà e fantasie a briglie sciolte. Insomma, la resa in animazione di ciò che Nimona risponde quando le chiedono se potrebbe mai smettere di cambiare forma: "Potrei morirci".

Nimona - Recensione del film Netflix


I temi sono però i veri protagonisti del film, sottolineati non tanto dalle animazioni quanto dai giochi di luce, dai contrasti: il rosso è il colore di Nimona, della libertà, del fuoco che non si spegnerà mai; il bianco è il colore dello splendore asettico, delle statue di marmo inamovibili, della perfezione schiacciante dell’ordine. Il gioco della grafica, un 3D che imita il 2D della graphic novel,si macchia di alti contrasti molto significativi a livello narrativo ma immersi in un mare di texture non sempre convincenti; ma in fondo il focus è tutto sui personaggi, sui loro intrecci e relazioni, e l'animazione riesce a restituire loro lo scranno. Il gioco di palette cromatica riesce a fare il resto, trainando avanti la narrazione assieme a uno storyboard che riesce a rimanere sul pezzo, anche se talvolta didascalico come nell’individuare zone di luce o ombra, sia visiva che morale. E quindi il nero? Il colore dei reietti che ci provano ma non sanno se riusciranno a sgomitare abbastanza, che stanno nell’ombra a guardare la luce, sempre più consapevoli che il candore dell’istituzione è un’illusione, o forse il vero male. Ma ha davvero senso combatterlo? Meglio essere neri, ma non troppo. Forse è meglio unire il bianco e nero in una miriade di sfumature di grigio, possibilmente piene di venature e sprazzi rossi.

Nimona - Recensione del film Netflix


Per rinforzare questo concetto arrivano in soccorso le memorie di Nimona che non rivelano mai le motivazioni del suo essere un mostro. I perché devono rimanere taciuti non per evitare di rompere il patto narrativo con lo spettatore, ma perché non tutte le domande hanno una risposta o una spiegazione triste e simpatetica. Non si è quello che si è perché vi è un motivo soggiacente, non si è un cavaliere per le nobili origini e non si è costretti ad andare contro il proprio cuore perché dettato da un ordine superiore.

Perché spesso le persone semplicemente… sono. E basta.

E il finale, quasi sempliciotto e privo delle ombre di cui il film si era ammantato per tutta la sua durata, è forse un tentativo di ND Stevenson di far continuare a bruciare la fiammella rossa della speranza che per lui Nimona aveva rappresentato.

Sicuramente non è il film dell’anno e non prova nemmeno a esserlo, ma è da considerarsi come una follia quasi indie, frutto del percorso artistico e identitario di un autore che cerca di dare un messaggio forte di speranza allo spettatore, facendo toccare ai suoi personaggi il fondo del baratro come fece egli stesso nella sua esperienza. Probabile che chi non ha accesso a questo tipo di esperienze possa trovare il film meno significativo di altri, ma Nimona è un film colorato, caotico sino a diventare tagliente, che sa urlare quanto basta per farsi sentire anche da chi fa di tutto per non ascoltare.
 

Nimona - Recensione del film Netflix
Vignetta tratta da The Fire Never Goes Out, webcomic di ND Stevenson sulla sua esperienza di transizione.