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esseci

Episodi visti: 1/1 --- Voto 7
"Anche il fiore più candido, se piantato nell'inferno e annaffiato con le illusioni, non può far altro che appassire"

"Midori: La ragazza delle camelie" ("Shōjo Tsubaki" del 1992) è uno di quei film di animazione difficili da commentare e recensire: è un'opera che non si limita a raccontare una storia, ma punta ad aggredire con violenza lo spettatore. Diretto, animato e prodotto da Hiroshi Harada, il film è l'adattamento dell'omonimo manga di Suehiro Maruo.
Si potrebbe definire uno degli esempi più evidenti del genere "Ero-Guro Nansensu" (Erotico, Grottesco, Nonsense), un movimento artistico e letterario nato in Giappone negli anni '20 e '30 che mescolava sessualità deviata, orrore fisico e assurdità per esorcizzare le ansie di una società molto tradionale e sostanzialmente immobile da secoli che si è ritrovata a fare i conti con i contatti con il resto del mondo e con una rapida ma anche traumatica modernizzazione.

"Midori" inizialmente assomiglia ad un incubo, una sorta di discesa all'inferno che procede non per gironi ma per traumi via via sempre più scioccanti e disturbanti, utilizzando immagini fortissime per destrutturare e annientare l'innocenza della protagonista e, di riflesso, quella dello spettatore.
Sono portato a pensare che le maschere grottesche utilizzate all'inizio e fine dell'opera, i personaggi del circo, alcune scene piuttosto esplicite e disturbanti (che non culminano in quelle più scontate degli abusi fisici e psicologici perpetrati direttamente ai danni di Midori), il mago incantatore e il finale un po' criptico e comunque negativo, non siano altro che una metafora molto nichilista dell'esistenza umana.
Si potrà discutere sulle modalità di rappresentazione di alcune scene, soprattutto della prima parte del film, ma l'opera va valutata (non mi spingo a scrivere, "apprezzata") per quello che alla fine vuole trasmettere oltre le immagini e i dialoghi. E ho l'impressione che non tutti gli spettatori saranno inclini e propensi ad accettare che certe weltanschauung siano narrabili nel modo scelto dall'autore del manga e di quello di questo film.

I concetti di base del genere ero-guro si ritrovano sostanzialmente tutti:
- la sequenza delle maschere grottesche che incutono un senso di profonda alienazione e che possono anche rappresentare l'ipocrisia e la freddezza della società degli adulti, che osserva impassibile la tragedia di una bambina rimasta orfana. Maschere orripilanti di una società apatica e priva di empatia in cui Midori sembra essere l'unico essere reale e vulnerabile.
- il circo degli orrori in cui Midori viene venduta è un microcosmo di emarginati. Gli "artisti" (dalla donna serpente all'uomo senza braccia e a quello deforme) sono i reietti della società che mira al culto della perfezione senza compromessi e senza pietà verso coloro che non corrispondono ai canoni del mainstream.
Sembra pleonastico osservare come la violenza fisica e psicologica da loro perpetrata verso Midori nasca dall'invidia e dal risentimento verso una persona come lei che corrisponde ai canoni sopra definiti e che ha la sfortuna di interagire con loro. Distruggerla è l'unico modo che questi emarginati conoscono per esercitare potere in un mondo che li schiaccia. Non c'è solidarietà tra gli ultimi, ma solo una brutale guerra per la sopraffazione mascherata da sopravvivenza.
- scene molto disturbanti che dimostrano solo sadismo e crudeltà finalizzate a togliere qualsiasi appiglio di Midori all'innocenza e alla speranza. Non entro nel dettaglio per evitare spoiler ma rappresentano la profanazione definitiva dell'infanzia in un mondo dove la purezza non può esistere.
- L'illusione consolatoria rappresentata dall'entrata in scena di un determinato personaggio che si pone come il salvatore di Midori, offrendole amore, protezione e uno status privilegiato. Un amore tuttavia tossico, possessivo e al tempo stesso anche sessualizzato (giusto per rispondere agli stilemi del genere ero-guro)

Il finale di "Midori" è uno dei più nichilisti cui abbia assistito. Dopo aver creduto di aver trovato una via di fuga, Midori perde il presunto salvatore e una volta rimasta sola, la bambina vaga per una città che inizia a collassare su se stessa (metafora del suo ormai fragilissimo stato mentale), rivelandosi una finzione a sua volta.
Quando l'illusione svanisce, non resta che il vuoto.

Dal punto di vista tecnico/estetico, lo stile dei disegni e delle animazioni si ispira al "Kamishibai" (il teatro di carta ambulante giapponese degli anni '30). Le inquadrature sono spesso statiche, frontali e teatrali, con colori saturi e contrasti netti che esaltano il grottesco. E' molto particolare e dal mio punto di vista troppo lontano dagli standard classici cui sono abituato, anche tenendo conto degli standard degli anni '90.
Sembra pleonastico ricordare che alla sua uscita, il film fu immediatamente censurato in Giappone. La rappresentazione di deformità fisiche, abusi su minori, riferimenti storici scomodi e crudeltà sugli animali lo resero illegale. Per anni, "Midori" è stato un film fantasma, diventando un cult underground mondiale.

"Se l'uomo percepisce la verità in uno stato di coscienza, vedrà ovunque solo la miseria e l'assurdità della vita... e un grande disgusto lo assalirà" (F.W. Nietzsche - Su verità e menzogna in senso extramorale)

"Midori" non è un film che cerca di insegnare una morale edificante. Al contrario, è una cruda e spietata riflessione su come l'innocenza possa essere negata stuprandola. È un pugno nello stomaco, in un certo senso anche autoriale, un'opera d'arte estrema che usa il disgusto per esplorare gli abissi più oscuri dell'animo umano in un modo che per i mei parametri di giudizio fatico comunque a giudicarla come un capolavoro assoluto dell'animazione. Di sicuro è un'opera che non gira il viso dall'altra parte ma non è per tutti ed è da evitare per coloro che non sopportano scene emotivamente e visivamente disturbanti.

Aioub machghoul

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Aioub machghoul

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Dal punto di vista visivo, "Midori, la ragazza delle camelie" è uno spettacolo per gli occhi. L'animazione è fluida e dettagliata, con scene di ballo che catturano l'eleganza e la bellezza del movimento. I colori sono vibranti e la direzione artistica crea un mondo fantastico ricco di sfumature e atmosfere uniche.

La colonna sonora è un altro punto forte dell'anime. Le musiche originali accompagnano perfettamente le scene, aggiungendo ulteriore profondità e intensità alle emozioni dei personaggi.

Sebbene "Midori, la ragazza delle camelie" possa essere considerato un anime di nicchia, merita sicuramente di essere scoperto e apprezzato. La storia coinvolgente, i personaggi ben sviluppati e l'arte visiva spettacolare lo rendono un'esperienza indimenticabile per gli amanti dell'animazione giapponese e per coloro che cercano storie che vanno al di là dei confini convenzionali.

In definitiva, "Midori, la ragazza delle camelie" è un anime che affascina, emoziona e lascia un segno nel cuore dello spettatore. Se sei alla ricerca di un'opera originale e profonda, non esitare a immergerti in questo mondo incantato e a seguire Midori nel suo viaggio straordinario.


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ARAPHAEL

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
E' la quinta volta che visiono "Midori, la ragazza delle camelie" di Maruo, e ogni volta è come se fosse la prima: l'entusiasmo nei confronti di tale capolavoro rimane immutato. La prima volta già mi resi conto di stare a visionare qualcosa di molto raro e ostico da comprendere o apprezzare, e realizzai che purtroppo sarebbe stato in futuro difficile trovare anime o manga affini.

Maruo è forse l'unico le cui opere rientrano pienamente nel genere hero guro. Spesso viene accostato ad autori come Junji Ito, che per quanto affini nello stile si concentrano sull'aspetto grottesco e demenziale dell'horror, tralasciando quasi sempre quello erotico. Al contrario, in opere come "Midori", si può sentire a pieno il connubio tra grottesco, nonsense e feticismo, il tutto magistralmente realizzato. Complice la sua mente malata che sembra essere stata messa a punto da madre natura proprio per realizzare opere di questo tipo.

In "Midori" non ci sono scene eccessivamente forti, splatter o sessuali che siano, eppure riesce a trasmettere un senso di angoscia esistenziale meglio di tante altre opere simili. Il tema centrale è appunto quello della sofferenza, di una sofferenza però che è insita naturalmente nell'esistenza stessa; il peso di vivere si fa sentire di continuo, mentre costantemente cerchiamo la felicità, che mai veramente sopraggiunge. Il tutto, ripeto, senza ricorrere a scene troppo forti, ed è qui che Maruo esprime la sua abilità, perché durante tutta la visione si percepisce il marciume della vita vissuto come fastidio, che attanaglia tutto il genere umano e che ci logora pian piano anche quando le cose sembrano all'apparenza andar bene.

Ottime le musiche, e anche lo stile grafico ho apprezzato molto, che penso si accosti bene al tema trattato.


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Anarchy Anime Reviews

Episodi visti: 1/1 --- Voto 10
L'industria d'animazione giapponese ha saputo fornire, negli anni, ogni tipo di intrattenimento, attraversando con le sue serie televisive e film cinematografici i più disparati generi e stili. Fin dagli anni '60, cioè da quando cessa di essere un semplice derivato del cinema propagandistico del governo, diventando fenomeno di massa, si possono reperire all'interno dell'immensa marea di titoli prodotti alcune insolite eccezioni decisamente sopra le righe. Pellicole decise a portare il mezzo cinematografico d'animazione non solo a livello del cinema convenzionale, ma anche a valorizzare le potenzialità espressive delle immagini create dal disegno, anziché dalla recitazione di attori in carne ed ossa. Tra queste si può senz'altro inserire "Midori, la ragazza delle camelie", diretta da Hiroshi Harada e ispirata al manga indipendente "Shojo Tsubaki" di Suehiro Maruo.
Il film è sostanzialmente un tributo animato al cinema di Tod Browning e al suo capolavoro "Freaks" del 1932, divenuto un vero e proprio cult nel suo genere. Tuttavia non si tratta di una semplice trasposizione animata, né del resto il riferimento si limita a una citazione priva di spunti originali, anzi "Midori" ha senz'altro il grande pregio di rendere propri gli intenti del film di Browning e di farne un vero e proprio manifesto di coloro che comunemente vengono definiti diversi, emarginati o additati come mostri, ovvero freaks.

La carriera di Maruo, in effetti simile a quella di Browning, è caratterizzata dal rifiuto dei canoni convenzionali dell'industria mainstream, da cui viene inesorabilmente respinto nel 1973, dopo aver proposto la pubblicazione del suo primo manga. Rifugiatosi in una casa editrice per adulti, riesce finalmente ad esprimersi senza dover tener conto, perlomeno, di un'etica e di una morale imposte da direttive editoriali o indagini di mercato, e a riversare nei disegni tutta la frustrazione e la delusione causate dalle sue vicende personali. Del resto è proprio sull'intrattenimento che si concentra la sua attenzione in "Shojo Tsubaki": i protagonisti sono appunto attori circensi, maestri di una macabra arte infernale capace di ipnotizzare gli spettatori. Anche se, come si scopre in seguito, i loro spettacoli non sono affatto una messa in scena.
Secondo De Sade la vera arte nasce da un innato desiderio di esternare le proprie sofferenze: affinché qualcuno sia felice (il pubblico), è necessario che qualcun altro soffra (l'artista). Rendere reali, ovviamente all'interno della finzione cinematografica, i truculenti numeri di Midori e dei suoi colleghi ha come unico scopo quello di ricordare agli spettatori che le grottesche esagerazioni di questa rappresentazione non sono mai così lontane dalla realtà.

AkiraSakura

Episodi visti: 1/1 --- Voto 9
Nella filosofia orientale, sopratutto nel buddhismo, il tema riguardante la linea di demarcazione tra illusioni e realtà è dominante. Al di là della ruota dell'esistenza, che imprigiona le creature nell'eterno ciclo del Samsara, c'è l'assoluto, il quale allo stesso tempo è il nulla. La sofferenza prodotta dalla vita nel mondo dell'illusione è uno dei temi chiave degli insegnamenti del Buddha. Così come la liberazione dalla sofferenza derivante dalle illusioni create dalla nostra mente. Ora provate a immaginare una trasposizione horrorifica e malata di tale concezione, nella quale il vivere è pura angoscia. Una cosa nauseante. Macabra. Grottesca. Questa è l'idea che ha avuto Hiroshi Harada, il quale, da solo, per cinque anni, ha creato questo controverso film, "Midori/Shoujo Tsubaki", basandosi sul manga di Suehiro Marui, adattamento a fumetti di una "Kamishibai" (lett. "dramma su carta"), ovvero un racconto folkloristico giapponese tramandato in passato dai monaci buddhisti attraverso le "emakimono" (lett. "pergamene immagine"). Diciamolo subito: per l'elevata dose di violenza disturbante, psicologica, con incursioni nello splatter e nel macabro, "Midori" potrebbe scoraggiare parecchio alla visione. Oppure lo spettatore occasionale a digiuno di cultura orientale potrebbe snobbarlo come un semplice horror più malato del solito. Ergo non si tratta di una visione adatta a tutti, ma solamente a un certo target di pubblico di mente aperta, che magari ha già apprezzato il folkloristico "Mononoke" e certi lavori di David Lynch, come ad esempio "Eraserhead" e "The Elephant Man".

Midori è una sfortunata ragazza-archetipo di umili origini, la quale per sopravvivere è costretta a fare la schiava in un circo; ivi verrà maltrattata, sarà l'oggetto di cattiverie e abusi di vario tipo; la sua unica consolazione sarà l'amore dell'inquietante "mago della bottiglia" Masanitsu, sentimento che non mancherà di far scatenare la feroce invidia dei mostruosi feticci umani del circo. E' fin troppo chiaro, una delle metafore del film è la perdita dell'innocenza nel circo della vita/esistenza, tema che, inconsciamente, mi ha fatto associare l'opera all'ambiguo brano "Circus" contenuto nell'album "Lizard" dei King Crimson. Le musiche di J.A Seizer ("La rivoluzione di Utena") sono ineccepibili, fascinose e ataviche, allo stesso modo delle immagini che accompagnano: si pensi all'alchimia suono-immagini della memorabile sequenza finale del film, la quale traspone in modo molto suggestivo la metafora orientale del mondo delle illusioni.

Non è per nulla un semplice horror, "Midori". Al di là dei già discussi intenti metaforici e folkloristici, il film ha una sua poetica molto particolare, coadiuvata da raffinati disegni in pieno mood retrò; infatti, non a caso, l'opera viene spesso paragonata al capolavoro targato 1973 "Kanashimi no Belladonna". Ergo le tecniche d'animazione utilizzate si rifanno agli standard in voga negli anni '70: primi piani intensi e drammatici, pochi frame disegnati interamente a mano, effetto cartolina alla Dezaki, utilizzo delle inquadrature trasverse per accentuare il senso del claustrofobico e così via. Come accadeva in "Belladonna", la perizia registica si fonde con gli sperimentalismi low budget, tuttavia creando un prodotto unico nel suo genere, quanto mai angosciante, affascinante, violento e maledetto.


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Disillusion

Episodi visti: 1/1 --- Voto 5
Ho trovato questo anime-film assai grottesco ed inquietante, nonostante i suoi livelli di horror non siano troppo elevati, le scene di orrore avvengono praticamente in continuazione per tutto l'anime, sorprendendo e sconvolgendo per tutta la sua durata.
La storia parte con la piccola Midori, undicenne già orfana di padre, con la madre malata in fin di vita, e in mezzo alla miseria, tenta di guadagnare da vivere vendendo fiori, ma con scarsi risultati. Fin da subito rimane orfana anche della madre, e viene istantaneamente venduta da uno sconosciuto, ad un circo di basso livello, i cui pochi strambi componenti si guadagnano da vivere offrendo spettacoli squallidi e atroci. In questo sudicio ambiente la graziosa bambina viene ridotta in schiavitù e abusata e seviziata in ogni modo, tutti i giorni. Per lei si preannuncia una vita infernale e probabilmente anche breve, fatta di violenze e agonie continue. Un giorno però alla compagnia del circo sull'orlo del fallimento, si unisce un piccolo ometto illusionista, e Midori potrebbe ricevere un'ancora di salvezza o avere una chance di salvarsi dall'incubo che la tiene prigioniera, notando che il nuovo personaggio è caritatevole nei suoi confronti.

Anime strano, davvero strano e difficile da valutare. Sembrerebbe contenere degli insegnamenti, la storia però viene esposta e presentata con immagini e vicende che potrebbero andare oltre ad una normale storia dell'orrore, sia in senso positivo che in senso negativo. L'anime mi è sembrato essere un miscuglio di buone idee e di pessime idee, venendo fuori un qualcosa di parzialmente apprezzabile, ma allo stesso tempo difficile da digerire. Non mi sento di bocciare completamente l'anime, perchè sembra nascondere qualcosa di buono in mezzo a tutta la "sporcizia" che propone.

Graficamente l'anime è generalmente scadente, le immagini sono brutte, ma sono fatte brutte apposta per avvalorare l'atrocità e la crudezza della storia, oltre ad amplificare il senso del grottesco, superiore rispetto alla maggior parte degli horror, in un certo senso. Il vero problema sono l'animazione e il sonoro: l'animazione è minimale, seppur ci siano scene animate decentemente, la maggior parte dell'anime appare statico e con animazioni molto limitate, mentre il sonoro è oggettivamente di basso livello.
Consiglio l'anime esclusivamente a coloro a cui piace l'horror con scene mostruose, grottesche, e con deformazioni di ogni tipo, che possono comunque benissimo divertire un certo tipo di spettatore, in caso contrario, occorre avere uno stomaco forte per reggere l'opera. Sconsiglio di mangiare prima di vedere questo anime, davvero martellante per lo stomaco.