"In principio c'era l'Inverno. Incapace di sopportare la la solitudine in un mondo in cui non esistevano le altre stagioni, l'Inverno ne creò una nuova recidendo parte della propria essenza vitale. Le venne dato il nome "Primavera". La Primavera venerava l'Inverno e lo rispettava come suo mentore, arrivando a seguirlo ovunque andasse. L'Inverno ricambiava quell'affetto e quella devozione istruendola e guidandola e le due stagioni iniziarono a susseguirsi in armonia. La Madre Terra però così non aveva un attimo di pace e allora l'Inverno sacrificò di nuovo una parte della sua essenza vitale per generare l'Estate e l'Autunno. Girando per il mondo e rincorrendosi, provocavano il cambiamento delle stagioni. Ma all'Inverno mancava l'intimità con la Primavera, quando erano loro due soli. Così fu deciso che il responsabile del cambio delle stagioni sarebbe stato un umano, nominato “agente delle quattro stagioni" e così l'Inverno ottenne il tempo per amare la sua Primavera per l'eternità."

Questa premessa è indispensabile per poter comprendere e godere appieno di Agents of the Four Seasons: Dance of Spring, adattamento animato per la TV della serie di light novel di Kana Akatsuki (Violet Evergarden), edita in Italia da Dokusho con il titolo Gli agenti delle quattro stagioni. La serie è disponibile dal 28 marzo su Crunchyroll per un totale di 14 episodi. Una storia che affonda le sue radici in un mito che ha alla base un amore più forte di qualunque avversità e che parte da esso per raccontare una storia di resilienza, speranza, dolore e crescita.
Questo inizio di trama non è che la punta dell'iceberg: Hinagiku non è da sola, attorno a lei ruotano almeno altri tre personaggi fondamentali per questo intreccio.
Sakura Himedaka è la sua attendente, la sua guardia del corpo, una sorella e un'amica. Non ha mai smesso di cercare Hinagiku ed è distrutta dal rimpianto di non essere riuscita a proteggere la sua Signora. Rousei Kantsubaki è l'Agente dell'Inverno ed è tormentato dal sapere di essere stato lui la causa del rapimento di Hinagiku, il suo primo amore. Itechou Kangetsu è l'attendente di Rousei sin da quando questi era bambino ed anche lui si autocondanna per non essere riuscito a proteggere le fanciulle della Primavera.

Tormento, senso di colpa, dolore, struggimento e lacrime pervadono ogni puntata di questo anime e non potrebbe essere altrimenti se ci si ricorda che l'autrice della novel da cui è tratta la serie è Kana Akatsuki, a cui dobbiamo Violet Evergarden, una storia anch'essa molto dolorosa.
Ma qui c'è anche molto altro: c'è speranza, c'è cuore, passione e amore. Qui abbiamo molte lacrime, sì, ma tante sono anche di commozione e gioia per essersi ritrovati. Ci sono due coppie che si sostengono a vicenda, pronte a sacrificare tutto per il bene dell'altro.
La storia inizia proprio con un sacrificio: Hinagiku si offre come ostaggio ai ribelli per salvare Sakura, Itechou e Rousei, per quelli che considera la sua famiglia e per il suo primo amore. "Potresti non ucciderti e continuare a vivere?" sono le ultime parole che Hinagiku lascia a Rousei, una sorta di condanna, una gentilezza che può squarciare anche l'animo più tenace.

Hinagiku è il fulcro della storia, attorno a cui ruotano le vite di tutti gli altri. All'inzio della serie si fa fatica a comprenderne l'importanza e la grandezza, con il suo essere così kawaii, ma anche con quel suo modo di parlare balbettando, usando la terza persona per riferirsi a sè. Ma tutto ha un senso e mano mano che verremo a conoscenza di quello che ha dovuto affrontare, subire per poter poi rinascere, non si potrà che amarla e capirne la grandezza e la forza. E qui occorre sottolineare uno dei punti deboli della serie animata: rispetto alla novel alcuni momenti sono stati velocizzati a discapito dell'introspezione psicologica, molto accentuata nel romanzo, perdendo così un po' di epicità e di empatia.

Inoltre i sottotitoli italiani di Crunchyroll non traducono il parlare in terza persona di Hinagiku, passaggio fondamentale per capire il disturbo psicologico dell'Agente, il suo tormento e il sacrifcio che la sua psiche ha dovuto affrontare per sopravvivere a dieci anni di lavaggio del cervello subito da parte di Misuzu, il capo dei ribelli. Non è solo un vezzo come a volte è già capitato di sentire in altre serie, per rendere più kawaii il personaggio. La vecchia Hinagiku non c'è più, non ha retto allo shock e ora c'è una nuova Hinagiku, portavoce dei sentimenti e dei ricordi della precedente.
Ma Agent of The Four Season è una serie che vale la pena di vedere non soltanto per la trama, ma anche per le bellissime animazioni prodotte da Wit Studio, la casa di produzione già responsabile dei primi archi di L'Attacco dei Giganti e di Spy x Family, e dirette da Ken Yamamoto (Uma Musume Pretty Derby: Beginning of a New Era).
La regia ha un respiro cinematografico autentico, e le sequenze in cui le Agenti cantano e danzano per evocare il cambio delle stagioni sono il cuore visivo della serie: animazioni fluide, fondali di grande bellezza pittorica e una coreografia che trasforma la magia in qualcosa di fisicamente credibile.

Al character design c'è Namiko Torii, affiancato da Suoh, già illustratore della light novel, mentre la direzione artistica è di Yūsuke Takeda e il color design è di Ayaka Nakamura.
Vale la pena citare tutti questi nomi perché hanno fatto un lavoro egregio dando vita a veri e propri quadri, sia per quel che riguarda le manifestazioni dei poteri degli agenti, sia durante le scene di combattimento e anche per la gestione dell'espressività dei volti. Notevole infatti è il lavoro sul character acting: i movimenti del corpo, la mimica facciale, persino i pattern di parlato stilizzati di alcuni personaggi come Hinagiku vengono restituiti con una cura che va ben oltre lo standard televisivo, avvicinandosi per qualità alla produzione cinematografica.

Le sequenze d'azione, pur non essendo il fulcro della serie, beneficiano di una coreografia che riflette i legami emotivi tra i personaggi più che la pura spettacolarità dello scontro. Nulla insomma è lasciato al caso, come ad esempio lo studio dei colori: ogni stagione infatti è caratterizzata da una palette ben precisa, dai toni del rosa e pesca per la Primavera, al nero e bianco per l'Inverno, dai verdi brillanti per l'Estate ai marroni e oro per l'Autunno. Il risultato complessivo è quello di un anime che usa l'animazione non come decorazione ma come strumento narrativo, dove ogni scelta visiva racconta qualcosa che le parole da sole non riuscirebbero a dire.
Ultima ma non per questo meno importante è la musica: la colonna sonora è firmata da Kensuke Ushio, già compositore di riferimento per Chainsaw Man e DAN DA DAN, che qui pone l'accento su registri più rarefatti e intimisti. Le sigle invece sono composte ed eseguite dal produttore vocaloid Orangestar con il featuring di Kase, la opening si intitola "Petals feat. Kase", mentre la ending è "Hana Ikada feat. Kase".
Menzione d'onore al doppiaggio nipponico che come quasi sempre si avvale di professionisti da 10 e lode. Yuka Nukui nel ruolo di Hinagiku Kayou meriterebbe un premio, perché non deve essere stato facile mantenere un registro emotivamente complesso dovendo parlare con infinite pause a spezzare il ritmo, in modo da far percepire allo spettatore l'animo spezzato della ragazza attraverso la fatica del suo esprimersi. Ma anche gli altri sono stati estremamente bravi a dare voce a personaggi 2D con così tante sfaccettature e strati di dolore e rimpianti.

Questa premessa è indispensabile per poter comprendere e godere appieno di Agents of the Four Seasons: Dance of Spring, adattamento animato per la TV della serie di light novel di Kana Akatsuki (Violet Evergarden), edita in Italia da Dokusho con il titolo Gli agenti delle quattro stagioni. La serie è disponibile dal 28 marzo su Crunchyroll per un totale di 14 episodi. Una storia che affonda le sue radici in un mito che ha alla base un amore più forte di qualunque avversità e che parte da esso per raccontare una storia di resilienza, speranza, dolore e crescita.
Hinagiku Kayou è stata scelta dal Dio delle quattro stagioni per essere l'agente della primavera. Ma mentre si stava addestrando ad affrontare il suo compito è stata rapita ed è sparita per dieci lunghi anni. Dopo una vita di sofferenze, Hinagiku ha superato diverse prove ed ora è determinata a lottare contro chi le ha fatto del male per così tanto tempo. Nel fondo del suo cuore, c'è ancora l'inverno...
Questo inizio di trama non è che la punta dell'iceberg: Hinagiku non è da sola, attorno a lei ruotano almeno altri tre personaggi fondamentali per questo intreccio.
Sakura Himedaka è la sua attendente, la sua guardia del corpo, una sorella e un'amica. Non ha mai smesso di cercare Hinagiku ed è distrutta dal rimpianto di non essere riuscita a proteggere la sua Signora. Rousei Kantsubaki è l'Agente dell'Inverno ed è tormentato dal sapere di essere stato lui la causa del rapimento di Hinagiku, il suo primo amore. Itechou Kangetsu è l'attendente di Rousei sin da quando questi era bambino ed anche lui si autocondanna per non essere riuscito a proteggere le fanciulle della Primavera.

Tormento, senso di colpa, dolore, struggimento e lacrime pervadono ogni puntata di questo anime e non potrebbe essere altrimenti se ci si ricorda che l'autrice della novel da cui è tratta la serie è Kana Akatsuki, a cui dobbiamo Violet Evergarden, una storia anch'essa molto dolorosa.
Ma qui c'è anche molto altro: c'è speranza, c'è cuore, passione e amore. Qui abbiamo molte lacrime, sì, ma tante sono anche di commozione e gioia per essersi ritrovati. Ci sono due coppie che si sostengono a vicenda, pronte a sacrificare tutto per il bene dell'altro.
La storia inizia proprio con un sacrificio: Hinagiku si offre come ostaggio ai ribelli per salvare Sakura, Itechou e Rousei, per quelli che considera la sua famiglia e per il suo primo amore. "Potresti non ucciderti e continuare a vivere?" sono le ultime parole che Hinagiku lascia a Rousei, una sorta di condanna, una gentilezza che può squarciare anche l'animo più tenace.

Hinagiku è il fulcro della storia, attorno a cui ruotano le vite di tutti gli altri. All'inzio della serie si fa fatica a comprenderne l'importanza e la grandezza, con il suo essere così kawaii, ma anche con quel suo modo di parlare balbettando, usando la terza persona per riferirsi a sè. Ma tutto ha un senso e mano mano che verremo a conoscenza di quello che ha dovuto affrontare, subire per poter poi rinascere, non si potrà che amarla e capirne la grandezza e la forza. E qui occorre sottolineare uno dei punti deboli della serie animata: rispetto alla novel alcuni momenti sono stati velocizzati a discapito dell'introspezione psicologica, molto accentuata nel romanzo, perdendo così un po' di epicità e di empatia.

Inoltre i sottotitoli italiani di Crunchyroll non traducono il parlare in terza persona di Hinagiku, passaggio fondamentale per capire il disturbo psicologico dell'Agente, il suo tormento e il sacrifcio che la sua psiche ha dovuto affrontare per sopravvivere a dieci anni di lavaggio del cervello subito da parte di Misuzu, il capo dei ribelli. Non è solo un vezzo come a volte è già capitato di sentire in altre serie, per rendere più kawaii il personaggio. La vecchia Hinagiku non c'è più, non ha retto allo shock e ora c'è una nuova Hinagiku, portavoce dei sentimenti e dei ricordi della precedente.
Ma Agent of The Four Season è una serie che vale la pena di vedere non soltanto per la trama, ma anche per le bellissime animazioni prodotte da Wit Studio, la casa di produzione già responsabile dei primi archi di L'Attacco dei Giganti e di Spy x Family, e dirette da Ken Yamamoto (Uma Musume Pretty Derby: Beginning of a New Era).
La regia ha un respiro cinematografico autentico, e le sequenze in cui le Agenti cantano e danzano per evocare il cambio delle stagioni sono il cuore visivo della serie: animazioni fluide, fondali di grande bellezza pittorica e una coreografia che trasforma la magia in qualcosa di fisicamente credibile.

Al character design c'è Namiko Torii, affiancato da Suoh, già illustratore della light novel, mentre la direzione artistica è di Yūsuke Takeda e il color design è di Ayaka Nakamura.
Vale la pena citare tutti questi nomi perché hanno fatto un lavoro egregio dando vita a veri e propri quadri, sia per quel che riguarda le manifestazioni dei poteri degli agenti, sia durante le scene di combattimento e anche per la gestione dell'espressività dei volti. Notevole infatti è il lavoro sul character acting: i movimenti del corpo, la mimica facciale, persino i pattern di parlato stilizzati di alcuni personaggi come Hinagiku vengono restituiti con una cura che va ben oltre lo standard televisivo, avvicinandosi per qualità alla produzione cinematografica.

Le sequenze d'azione, pur non essendo il fulcro della serie, beneficiano di una coreografia che riflette i legami emotivi tra i personaggi più che la pura spettacolarità dello scontro. Nulla insomma è lasciato al caso, come ad esempio lo studio dei colori: ogni stagione infatti è caratterizzata da una palette ben precisa, dai toni del rosa e pesca per la Primavera, al nero e bianco per l'Inverno, dai verdi brillanti per l'Estate ai marroni e oro per l'Autunno. Il risultato complessivo è quello di un anime che usa l'animazione non come decorazione ma come strumento narrativo, dove ogni scelta visiva racconta qualcosa che le parole da sole non riuscirebbero a dire.
Ultima ma non per questo meno importante è la musica: la colonna sonora è firmata da Kensuke Ushio, già compositore di riferimento per Chainsaw Man e DAN DA DAN, che qui pone l'accento su registri più rarefatti e intimisti. Le sigle invece sono composte ed eseguite dal produttore vocaloid Orangestar con il featuring di Kase, la opening si intitola "Petals feat. Kase", mentre la ending è "Hana Ikada feat. Kase".
Menzione d'onore al doppiaggio nipponico che come quasi sempre si avvale di professionisti da 10 e lode. Yuka Nukui nel ruolo di Hinagiku Kayou meriterebbe un premio, perché non deve essere stato facile mantenere un registro emotivamente complesso dovendo parlare con infinite pause a spezzare il ritmo, in modo da far percepire allo spettatore l'animo spezzato della ragazza attraverso la fatica del suo esprimersi. Ma anche gli altri sono stati estremamente bravi a dare voce a personaggi 2D con così tante sfaccettature e strati di dolore e rimpianti.
Agents of the Four Seasons: Dance of Spring quindi è una serie che consiglio, sia per la qualità tecnica che per quella contenutisica. Emozionante, coinvolgente, romantica, struggente, drammatica, a tratti anche divertente, coinvolge lo spettatore e offre uno spettacolo visivo incredibile, con pochissimi cali. Ovviamente se non amate lacrime e drammi, state alla larga, la serie non fa per voi. Ma ricordate che qui non c'è solo dolore, ma anche riscatto, coraggio, furore e tanto tanto amore, tenero come un petalo di ciliegio e forte come le radici dei suoi alberi.
Pro
- Storia molto emozionante che affonda le radici in una leggenda molto romantica
- Animazioni davvero ottime, con particolare attenzione ai colori
- Nonostante le novel siano ancora in corso, la serie ha un finale adeguato e in linea con quello della novel, con piccolissime modifiche
Contro
- Se avete letto la novel, potreste trovare la serie un po' troppo rushata e meno approfondita dal punto di vista psicologico
- Se non amate i drammoni e non avete tollerato Violet Evergarden, non è la serie che fa per voi
Boh, magari dopo essermi messo in pari lo guardo.
A livello tecnico è sicuramente notevole ...sul resto sta al solito ai gusti personali. Su quanto questo tipo di storie possano piacere o meno
Non è al livello di Violet Evergarden ma mi è comunque piaciuta molto, in particolare come gestisce il trauma di Hinagiku e la scissione della sua identità.
Devi eseguire l'accesso per lasciare un commento.