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Come oramai avranno capito in molti, AnoHana tratta un tema drammatico e delicato. Tratta la morte di una ragazzina (Meiko Honma, chiamata Menma) e delle relative conseguenze su chi la circondava e le voleva bene: il suo gruppo di amici d'infanzia, i suoi genitori. Comunque, per evitare di scivolare in fastidiosi spoilers, non mi dilungherò ulteriormente sulla storia.

In ogni modo, già dal primo episodio spiccano la professionalità e il "saperci fare" della regia. Ogni minuto scorre piacevolmente, qualsiasi "gesto" incuriosisce e invoglia a proseguire. Il tutto è anche favorito dai buoni disegni, dalle vive colorazioni e dallo spessore psicologico dei personaggi - particolarmente riuscita è la stessa Menma - anche se molti di loro sembrano stereotipati, incluso lo stesso co-protagonista, Jintan.
Le colonne sonore sono discrete, specialmente quelle malinconiche e, a mio parere, l'ending ("Secret Base" cantata dagli ZONE) merita tantissimo, specialmente quando accompagna i momenti "cruciali" al termine di ogni puntata.

Comunque, anche se alla fine la storia s'è sciolta senza "corse contro il tempo", credo che 11 episodi siano stati troppo pochi perché in pratica non ci sono "parentesi", non si vede e non si parla mai d'altro, non si approfondisce nessun contesto che non sia quello che riguarda gli altri in relazione a Menma. E anzi, la vicenda di Menma, i ricordi a lei correlati a tratti diventano anche ripetitivi.
L'ultimo, ma non per importanza, aspetto che non ho gradito è stato l'implicito ma evidente fanservice che ruota attorno ad Anaru: inadatto alla situazione.

Tutto sommato, AnoHana m'è piaciuto davvero molto anche se in realtà il mio voto può considerarsi un 8,5. Infatti, con quel mezzo punto in più, ho voluto premiare l'anime per le piccole emozioni che mi ha lasciato, non solo durante lo scioglimento della vicenda, ma per tutta la serie. Consigliato a tutti, specialmente agli appassionati del sentimentale-drammatico che non hanno troppe pretese: 9.