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Continua da Inferno -

E siamo dunque giunti all'ultimo, contestatissimo, discusso, amato/odiato episodio della saga animata di Hades dei Cavalieri, ovvero l'Elisio (o Elysium).
La visione di questa (breve) serie di OAV, 6 per l'esattezza, in poche parole è spiazzante. Sia in positivo sia in negativo.
Figlia dello stesso problema incontrato nella produzione di Inferno - budget insufficiente e staff sconosciuto -, Elisio porta con sé argomenti buoni a dare manforte alle tesi dei catastrofisti, che ne vedrebbero la punta più bassa dei 'Cavalieri dello Zodiaco' animati, ma anche a coloro che invece potrebbero, a buon ragione, esaltarlo come lo sfolgorante apice di uno scontro epico, che si materializza tra rovine di templi e il dispiegarsi di virtù e valori senza pari, nel tentativo degli uomini di "alzare il capo" contro un Dio.
Un Dio vero in persona, e non "traslato", come Nettuno.

Ora, partiamo dal comparto grafico; è esattamente quello di Inferno, con un problema in più, ovvero quello di avere a disposizione la metà degli episodi. Ma questo, tuttavia, non si risolve a essere un male, poiché ciò che che si sceglie di mostrare è poco; pochissimo, a dire il vero. Ma, paradossalmente, tutto sommato alla fine convince.
Parlo dei Campi Elisi, belli come in una luminosa visione pittorica, definiti con colori sgargianti ed eterei, avvolti da paesaggi bucolici e rovine romantiche sovrastate da un cielo azzurro e infinito, come una tavola.
Le poche architetture che apparentemente riempiono questo luogo da sogno, come il Palazzo di Ade, ci portano in una dimensione che risuona di nostalgia e di magico.
Man mano che gli scontri hanno luogo, le armature dei vari Ades, Thanatos, Hypnos, e le armature divine dei cavalieri fanno il loro bello sfoggio, dimostrandosi elaborate, sgargianti e "gustose", quantomeno da vedere.
Poi, complice il fatto che ancora una volta il buon character designer Shingo Araki è chiamato a compiere un miracolo, abbiamo dei continui primi piani di un'intensità e una potenza che contribuiscono non poco a coinvolgerci in tutto ciò che vediamo.
Non nascondiamoci però dietro a un dito: le animazioni sono praticamente azzerate, il dinamismo quasi assente. I momenti dove il motore "grafico" dell'anime avrebbe dovuto dare sfoggio di sé a livelli ottimi, sottolineando la durezza degli scontri e la grandiosità degli scenari visionari, è invece consegnato a una rappresentazione grafica che assomiglia di più, purtroppo, alla "scansione" e alla colorazione di qualche tavola del manga.

Passando alla parte più "pregnante", non dobbiamo però disconoscere il valore narrativo di Elisio e la sua importanza , relativamente alla serie animata.
Da sottolineare, però, come la trama sconnessa di Inferno trovi qui un suo esito estremo; il ritmo è tale per cui succedono tantissime cose in sequenza, con lo stesso minutaggio, imposto dal poco tempo a disposizione. L'effetto sfiora il ridicolo involontario: la morte di Pandora, una protagonista, almeno sulla carta, di questa serie, viene mostrata nell'arco di tre frame (prima è in piedi, poi non c'è più, è distesa a terra con le mani giunte...) e senza neanche troppe spiegazioni. Ma bisogna anche a dire che, per come è stata presente Pandora sino a quel momento nell'anime, la sua morte è quella di un comprimario, piuttosto che di un personaggio realmente attivo nella vicenda.

Questi paradossi vengono applicati continuamente, e creano una specie di ritmo narrativo "cannibale" che divora ogni cosa, senza permetterci di gustare appieno gli scontri finali. Laddove una sfida a uno solo dei tre Dei dei Campi Elisi avrebbe meritato una serie di 3-4 episodi, qui le sfide si risolvono dopo alcune chiacchiere, il solito ko iniziale e le solite reazioni disperate dei nostri eroi; infine, l'arrivo delle armatura divine è come l'irrompere di una pubblicità durante la visione di un film, mentre la sfida ad Ades, tra la resurrezione di Ades e l'irrompere di Atena nella battaglia, assomiglia di più a un "raid" di un gruppo di ladruncoli che irrompono in casa di un ricco signore aristocratico per rubare l'argenteria, piuttosto che a un epico scontro finale.

Però , incredibilmente, anche dopo tutto questo, non tutto il male viene per nuocere. E' in Elisio infatti che avviene, credo, la sublimazione dei cardini portanti dei Cavalieri; dopo tante sotto-trame, tante "deviazioni" e tanti combattimenti, si delinea sempre più all'orizzonte quella che sembra (e si spera) sia la meta finale di questa serie animata, che da oltre 25 anni ci delizia con la sua presenza: la sfida e la guerra agli Dèi in persona.
Il pathos di questa battaglia sta tutto racchiuso nella frase, quasi filosofica, di Phoenix, che, rivolgendosi a Thanatos e a uno dei suoi ennesimi rimbrotti circa gli umani "insolenti", gli si rivolge in questi termini: "Io non credo in nessun Dio; specialmente in uno malvagio come te".
La posta in gioco, non lo si può disconoscere, è altissima; i nostri Cavalieri affrontano una sfida oltre ogni limite, che nessun umano ha mai osato portare in quei luoghi. Inoltre, il registro linguistico utilizzato, insieme all'ampollosità dei termini e delle esclamazioni - grazie anche a un doppiaggio sempre sopra la media -, risulta più che convincente, e compie il miracolo di farci dimenticare il comparto grafico "zoppo", e di portarci ad avere a cuore l'esito della battaglia contro queste Divinità così arrognati e disumane.
Qualcuno dice che questa serie è una sorta di 'Dragonball' in versione ridotta, con tante botte e poca storia. Invece, sarà perché si arriva da un Inferno a "corrente alternata", i continui colpi di scena che si susseguono, anche se chiaramente causati dalla pochezza del tempo e dei mezzi a disposizione, creano un effetto ansia che dà un ritmo, seppur artificioso e stralunato, all'ennesima corsa contro il tempo per salvare lady Isabel dal dissanguamento causato dalla giara di Ades, nella quale è imprigionata

Elemento davvero da stigmatizzare è, invece, il combattimento contro Hades, ridotto a una scaramuccia di quattro colpi, di cui almeno tre decisivi, in pochi istanti, per la sorte dei combattenti in gioco. Ed è l'ennesimo, e stavolta possiamo dirlo, mortale peccato, poiché la terribilità di Hades sarebbe anche ben percepibile; il Dio in questione possiede un fascino diabolico e una imponenza minacciosa, un'armatura delle più belle viste finora, e una spada parecchio potente in grado di affettare qualsiasi cosa, nonché un vero e proprio caratteraccio.
Alla chiusura della visione di questi 6 episodi scatta una inevitabile lacrimuccia, seguita da una domanda: e ora?
Il mio unico consiglio è di regalarvi la visione di 'Hades Chapter', da Sanctuary fino a Elisio, per avere il colpo d'occhio sull'intera vicenda animata, e per avere il piacere di ritrovare i Cavalieri nella loro pura essenza al 10%.

Seppur segnate da diverse vicende e caratteristiche, ciò che non si perde veramente mai attraverso queste serie, rispetto a quelle che le precedono, è la continuità narrativa. Quello che, rispetto al manga , si è scelto di raccontare, funziona, almeno così come è riportato sullo schermo; non ne funziona la forma, o quantomeno, la messa in scena di essa; e spesso si ha il legittimo sospetto che la vicenda che vediamo sia in realtà una parte piccola, di una vicenda enormemente ampia. Ma, narrativamente parlando, non mancano i climax, gli apici emotivi, i momenti indimenticabili, gli aforismi taglienti, le sfide oltre i limiti, i personaggi indimenticabili e le armature sfavillanti, insieme agli atti di forza, all'eroismo, al sacrifico e al coraggio: cioè, non viene mai a mancare il vero nucleo fondante di tutto l'universo dello Zodiaco.

Questo non toglie che, se mai ci sarà una serie in continuity narrativa con Hades Chapter - e mi riferisco alla vociferata 'saga dei cieli', Kurumada dovrebbe rendersi conto che ogni credito verso i fan è andato esaurito; l'investimento finanziario in un progetto deve andare di pari passo con le aspettative e con il mercato che lo circonda. E per "mercato", mi riferisco soprattutto alla qualità media delle altre produzioni anime contemporanee, di ogni livello, che purtroppo surclassa abbondantemente le ultime due produzioni dei 'Cavalieri dello Zodiaco'.
Queste produzioni "a tutti i costi", imposte dall'autore, hanno l'effetto di risultare, alla fine, come colossali occasioni perdute, sconcertando e deludendo a più riprese i fan della serie, ma anche allontanando coloro che dei Cavalieri hanno sempre sentito parlare, ma che nel vederli per la prima volta non vorrebbero avere l'effetto di trovarsi davanti a degli sgradevoli "cartoni d'epoca". E l'occhio in primis, oltre che l'orecchio, vuole la sua parte, nel mondo della multimedialità e dell'animazione.
Se ciò non dovesse risultare possibile, allora preferire che tale serie rimanesse sulla carta, o venisse trasposta da altri, piuttosto che "cannibalizzata" dal suo stesso creatore.

Una nota finale: il lungometraggio 'Le porte del paradiso', uscito tra i chapter Sanctuary e Inferno, è in verità l'epilogo del capito Hades e il prologo alla 'Saga dei Cieli', ma di questo parlerò nell'apposita scheda.