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"Ore no Imouto ga Konna ni Kawaii Wake ga Nai!", abbreviato comunemente in "OreImo", è un anime del 2010 che vanta l'impressionante titolo "Non è possibile che la mia sorellina sia così carina!"
E infatti non lo è. Kiririn, come ogni singolo personaggio che fa la sua comparsa in quest'assurdo complesso di 12, orripilanti episodi, è un esserino stereotipato e tremendamente irritante. Mentre il suo carattere fa seguito a quello che si è soliti chiamare modello "tsundere", il fratello è il solito, lesso, "zerbino", e la sua amica d'infanzia una timidona buona con tutti et cetera...

Ma procediamo con ordine. La storia è incentrata sulla quotidianità dei due fratelli già citati, sconvolta nel bel mezzo dell'adolescenza dalla scoperta di una segreta passione di Kiririn: il morboso interesse per tutto ciò che può essere definito il più squallido livello di merchandise otaku presente in Giappone. Il fratello maggiore l'aiuterà a tenere nascosta questa mania ai genitori e soprattutto alle compagne di classe, che la reputano un modello per fisico, reputazione, voti scolastici e bravura nello sport. Per di più Kirin lavora come modella in alcuni servizi fotografici, e non potrebbe proprio permettersi di rovinarsi l'immagine.
Per quanto la trama possa consistere in qualcosa di più che di due ideuzze buttate giù a caso (ed è questo il motivo che mi ha spinta ad iniziare la visione dell'anime), la realizzazione risulta in tutto e per tutto insufficiente. Diciamo che c'era la possibilità di sviluppare un anime guardabile, creando gag efficaci e personaggi accativanti. Tuttavia la regia opta per un'altra strada: farcire la serie di luoghi comuni e situazioni che superano l'imbarazzo per sfociare nello squallido (sì, la casuale palpatina non è divertente, è fastidiosa) trattando il tema del siscon come un semplice argomento di cui poter approfittare per introdurre scenette semi-ecchi e non, magari, da approfondire dal lato psicologico.
Gli episodi sono un susseguirsi di situazioni antipatiche e palesemente ignorate come occasioni per migliorare la trama. Per esempio, perché non approfondire meglio la psicologia di personaggi leggermente all'infuori degli stereotipati protagonisti, come Kuroneko e Saori? Macchè! Kuroneko, per quanto si fosse presentata come ragazza vagamente interessante, piomba nella monotonia con il suo atteggiamento malinconico che scoccia subito, mentre la ricca Saori è rovinata fin da subito con il cognome 'Bajeena'. Ma si può?

Ben poca soddisfazione ho riscontrato nella grafica. Dal tratto simpatico e dai colori sgargianti, lascia le espressioni perennemente uguali, e le pecche nei fondali non sono poche. In sostanza, ho comunque visto di peggio. Anche le musiche si sono rivelate godibili, dal ritmo placido e leggero. In particolare ho apprezzato l'idea di cambiare quasi sempre l'ending, idea che la stessa Kiririn esprime nel momento in cui descrive l'anime ideale che potrebbero trarre dalla sua serie di light novel.

Per concludere, l'appena sufficienza del comparto grafico-musicale non è in grado di coprire il vasto abisso che lascia l'assenza di trama, abisso che i creatori cercano di coprire suggerendo "colpi di scena" che di fatto non cambiano lo stato delle cose, "gag" che ridere non fanno, "situazioni atipiche" che hanno del già visto e dello squallido (scusate se continuo ad usare questo aggettivo, ma è il solo in grado di esprimere perfettamente quello che ho provato durante la visione).
Un anime che non consiglierei di vedere a nessuno, e che non si prende tre solo per il ritmo della sigla di Stardust Witch Meruru, entrato nella mia testa e mai uscito.