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Personalmente, al di là dei difetti oggettivi, "Inari, Konkon, Koi Iroha" è stata per me una deliziosa sorpresa e l'ho seguito con grande piacere.

La trama è molto semplice, lineare e non spicca certo per originalità, ma non per questo si rivela noiosa o scontata; anzi, a me ha interessato e divertito, lasciandomi sempre - a fine puntata - con un bel sorriso ebete stampato in fronte. Meno il finale, ma tralasciamo.
"Inakon" parla di una ragazza, Inari Fushimi, una normale studentessa che frequenta le scuole medie nella città di Kyoto. Un giorno, durante una sua visita al tempio di Inari (con il quale condivide il nome), com'è solita fare per arrivare prima a scuola, trova una volpe che rischia di affogare e la salva.
La sua situazione scolastica è delle più normali, ed è innamorata di Kōji Tanbabashi (nome complicato, ammettiamolo candidamente), che però pare essere innamorato a sua volta della bella e popolare Akemi Sumizome. Oltretutto, dopo uno spiacevole incidente durante l'ora di ginnastica, lui non le vuole più rivolgere la parola.
Inari quindi, amareggiata da tutto ciò, comincia ad invidiare Sumizome, tanto da desiderare di diventare lei.
Successivamente, quando torna a casa attraversando il tempio, vede due volpi bianche che la invitano a seguirle. Scopre quindi che il salvataggio del piccolo volpino le ha fruttato l'opportunità di vedere esaudito un proprio desiderio da parte della divinità locale, Uka-no-Mitama-no-Kami (Uka-sama).
Che cosa desidererà mai? Di divenire Sumizone, ovviamente!
Questa scelta si rivelerà - ovviamente - sbagliata e chiederà alla dea se è possibile revocare il desiderio. Uka-sama, allora, decide di conferirle l'abilità di cambiare forma in ogni persona che conosce - purché umana -.

Trama semplice, che lascia spazio a svolgimenti lineari e improntati sulla comicità, che comunque non diventa noiosa, né stanca per via dei contenuti leggeri e spassosi.

I personaggi sono piuttosto semplici. Graficamente tutti gradevoli, a partire dalla protagonista, che è molto carina e incarna quasi lo stile "kawaii", senza però esagerare.
Inari è un personaggio dal carattere semplice, molto emotiva e leale nei confronti delle persone che conosce, oltre ad essere una gran pasticciona, nonostante non sia né stupida, né ritardata - cosa oggigiorno non più scontata -. Ha diverse amiche, ma l'amicizia che la legherà con Uka-sama è di certo quella più forte.
Uka-sama è una divinità. Bellissima, formosa e pura. Pura, bellissima e formosa. Personalmente non l'ho gradita più di tanto, ma è comunque un discreto personaggio. Continuamente torchiata dalla madre perché si sposi, si è rifugiata sulla Terra in compagnia dei suoi amati otome games (giochi in cui la protagonista è circondata da un harem di splendidi fanciuli) ed è un'appassionata di videogiochi in generale.
Poi ci sono le amiche di Inari e Tanbabashi-kun, tutti ben caratterizzati e che non rimangono anonimi dietro le loro figure. Tutti molto simpatici, ma talvolta un po' troppo frignoni.
Ci sono anche numerose divinità, tra le quali spicca la figura di Amaterasu, la cui raffigurazione è semplicemente geniale.
E infine Touka, fratello di Inari, studente delle superiori malato di Chuunibyou. Un personaggio che non mi piace e la sua malcelata relazione con la dea è un po' fastidiosa, a mio dire - il che è ovviamente una mia impressione -, ma comunque non mi ha disturbato, anzi.

Le animazioni sono ben concepite, fluide e gli sfondi sono davvero belli. I personaggi sono tutti ben realizzati e non ho visto cali troppo palesi. L'opening è carina e ben animata, l'ending mi è piaciuta di meno.
Il doppiaggio è nella norma, anche se spicca perché tutti i personaggi hanno (spesso) un forte accento del Kansai (in particolare di Kyoto), cosa che apprezzo davvero molto.

Un anime di primo acchito banale, ma che possiede in sé numerosi spunti di riflessione. Uno su tutti - e anche il più facile da captare - è quello che le persone che invidiamo, le cui vite appaiono ai nostri occhi come da sogno, sono esattamente come noi, con pregi e difetti, e che in realtà non sono felici come crediamo e che potrebbero addirittura invidiarci.

Il lato romantico è a mio dire ben sviluppato, in particolare mi è piaciuto il rapporto molto ingenuo fra Inari e Tanbabashi, ma ci sono anche altri amori, come quello tra Uka-sama e Touka (e addirittura un amore - non corrisposto - da parte di Toshi nei confronti della sorella Uka).

Insomma, c'è di tutto e di più e tutti i presupposti per una piacevolissima serie. Il rammarico c'è, perché il finale è tutto meno che un finale, ma è comunque carino se lo si vede dalla giusta prospettiva.

Il mio voto è un 8, molto soggettivo, che poteva essere anche qualcosa di più. Spero in una seconda stagione, ma per ora mi accontenterò dell'OVA ^^