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5.0/10
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Che anime snervante! Sinceramente sono rimasta piuttosto basita dalla visione di "Watamote", un'opera che ruota attorno a un unico personaggio che io ho trovato fastidiosissimo. Tomoko è troppo irritante. Non ho ben compreso quale fosse il messaggio che si voleva far passare, ma, personalmente, se questo era 'solidarietà verso una adolescente consumata da una società volta all'annichilimento', ebbene, non l'ho provato nemmeno per un secondo.
Tomoko rappresenta quel tipo di persona che io detesto. Io odio chi si piange addosso, rimanendo però inerte. Quei soggetti che maledicono la vita eppure non fanno nulla per modificare il corso degli eventi, che augurano il male e condannano gli altri, ma desiderano ardentemente essere come loro. Soggetti che, pur di non fare i conti con la propria coscienza e personalità, scelgono la via più facile: colpevolizzare chi li circonda dei propri problemi.
Probabilmente è un mio limite quello di non aver colto il messaggio recondito che questo anime voleva passare, ma ero troppo infastidita o forse, semplicemente, non concordo.

Puntate identiche si susseguono per dodici lunghissimi episodi. Quei ventiquattro minuti, durata massima di ogni puntata, sono un macigno. Le lancette non scorrono. Ebbene sì, questa opera riesce ad abbattere le barriere del tempo, a quanto pare.
Che fatica arrivare in fondo. Mi sono sacrificata solo per il bel fratellino che si sarà visto tre/quattro volte in tutto per un totale di dieci minuti (esagero forse, mi sa che i minuti totali sono cinque). Se io fossi stata in lui, avrei più volte preso a mazzate in testa Tomoko. Almeno, può darsi, per più di due minuti riusciva a non parlare.
Un monologo estenuante di una ragazzina lobotomizzata da un mondo che va degradandosi sempre di più, una otaku che si dissocia dalla realtà e preferisce maledire tutto e tutti, invece di provare a cambiare, dato che pare davvero bramarlo. Non lo so... per carità, nessuno nega che la società si stia svilendo, che i rapporti umani si stiano dissolvendo nel nulla e che l'omologazione regni sovrana, ma, impegnandosi, si può restare sé stessi e vivere serenamente con il proprio io. Sforzandosi, è possibile far parte della comunità, se lo si desidera così ardentemente, senza la necessità di violentarsi e piegarsi a delle regole imposte da altri. Cambiare è possibile se ci si impegna per farlo e, ripeto, in coerenza con il proprio essere.
Il modo in cui Tomoko affronta la vita è un insulto per me. Di conseguenza, non sono riuscita ad affezionarmi a lei in quanto è mancata qualsiasi possibilità di immedesimazione o, quantomeno, di lata comprensione. Tutte le vicende fantozziane che le capitavano non mi hanno divertita, ma nemmeno intristita. Tomoko è forse la raffigurazione di quel tipo di adolescente che va sempre più di moda, ma che io non ho mai voluto essere. Da adulta, oggi, ne sono quanto mai fiera.