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7.0/10
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Troppo breve. Reduce dalla lettura dei primi sei numeri di Bakuman mi verrebbe spontaneo scagliarmi contro le infami cartoline inviate dai lettori alla redazione di Square Jump (anche se, considerando che Square è una rivista mensile, Tista è stato pubblicato per un numero non poi così scarso di mesi, ci sono manga che sono stati droppati ben prima), ma avendo letto non so dove che l'autore avrebbe interrotto questa serie di sua spontanea volontà non ho nessuno contro cui inveire.
Perché tanta furia? Beh, perché, nonostante la trama sia, passatemi il termine, di una truzzaggine non indifferente e non molto originale, io ho trovato Tista - per dirla in gergo giovanile e poco ricercato - decisamente fico. O almeno all'inizio. Poi è scaduto un po' nel melenso, e infine, come ciliegina sulla torta, si è concluso con una velocità spaventosa.

Ma veniamo al dunque. Tista parla di una ragazza piccina, occhialuta e dotata di trecce - Tista, per l'appunto - che a vederla non farebbe male a una mosca. Ma in realtà questa è solo una facciata: di notte la nostra protagonista si trasforma in Sister Militia, la più letale killer di New York, con tanto di occhio dotato di mirino interno, addestrata niente meno che dalla Chiesa. Da questa premessa è facile dedurre che Tista sia un manga d'azione, tuttavia non è solo questo: a scene di cruda violenza (niente di troppo terrificante, comunque, specialmente per un lettore abituato a manga come Battle Royale) si alternano momenti davvero commoventi, in cui ci viene raccontata la triste infanzia della protagonista, e viene esternato il suo profondo disagio interiore dovuto al senso di colpa nei confronti delle proprie vittime e al desiderio di essere qualcosa di più che una semplice arma. Grazie all'aiuto di Arty, un compagno di classe che si scoprirà avere un legame con il suo tragico passato, Tista riuscirà a venire a patti con sé stessa, riuscendo a diventare, prima che un killer, innanzitutto una persona.

Insomma, se Tista fosse durato, che so, dieci volumi sarebbe stato splendido, così invece ci troviamo di fronte non ad una storia, ma alla sua semplice introduzione: alla fine del secondo volume il lettore si ritrova a fissare l'ultima pagina con aria stupida, senza capire perché ci sia scritto "fine" e non "continua nel volume tre".
In questo modo anche i personaggi risultano eccessivamente abbozzati: il passato di Tista è spiegato troppo velocemente, e degli altri comprimari si sa poco o niente.
Per quanto riguarda la grafica, ho adorato lo stile di Endo, non solo perché è perfetto per la storia, ma perché lo trovo oggettivamente molto bello.
Tirando le somme, il mio voto sarebbe un 6.5, ma lo alzo a 7 per lo stile grafico, che mi piace davvero molto.