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Vampire Princess, come già si accenna nella trama, si svolge in un universo alternativo rispetto l'originaria opera Vampire Princess Miyu, più precisamente nel periodo Meiji. Unico elemento collante con le saghe precedenti è la presenza della stessa Miyu (chiamata qui Yu) e di un altro personaggio degno di nota, nonché protagonista dell'omonimo spin-off Vampire Princess Yui. Le due principesse vampiro vengono quindi "rubate" dalle rispettive opere e catapultate in una nuova storia, in cui possiamo ritrovare il tratto tipico ed elegante di Narumi Kakinouchi. Il suo disegno è sempre etereo, ma stavolta riesce al contempo ad essere consistente, rendendo le scene di lotta molto più comprensibili che nelle opere passate: l'ho apprezzato.
Anche questa storia, come Shin Vampire Princess Miyu, è frutto della collaborazione tra Kakinouchi e Toshiki Hirano. Il risultato è piacevole e interessante, riuscendo a trasportare efficacemente il lettore e le protagoniste in una nuova realtà narrativa. Ci viene subito presentata Yu Kamui, figlia di una ricca famiglia a capo di un'importante azienda farmaceutica che a breve fa la conoscenza di Yui, ragazza ingenua e graziosa, appena trasferitasi con il padre (un generale). Fra le due si crea subito un forte legame: Yu viene attratta dall'innocenza di Yui e quest'ultima dal fascino misterioso della signorina Kamui, anche se in realtà ben altro sembra unire le giovani.
Come intuibile, la vera identità di Yu è quella di Princess Vampire, ovvero cacciatrice di Shizuru (non morti) e di vampiri succhiasangue, la quale sarà costretta a fare i conti con una minaccia passata, il cui ricordo ancora la tormenta.
Yui ben presto si ritroverà coinvolta in queste vicende, trascinata da verità più grandi di lei e tragici eventi che la segneranno (anche sul collo).
Ho apprezzato la caratterizzazione dei personaggi e il tentativo di dare spiegazione ad alcune vicende in sé poco chiare, ad esempio come nasce una principessa vampiro o la differenza fra Shizuru, vampiri e demoni. Unica pecca ma a mio parere decisamente rilevante è il finale. La conclusione non è di per sé tale: lascia ampi margini di curiosità e spazio sufficiente ad almeno un ulteriore volume. Il cattivo di turno viene infatti solo svelato e non vi è un vero e proprio scontro o incontro diretto con le protagoniste. Per questa ragione nonostante nel complesso sia un'opera che ho apprezzato ritengo pecchi di completezza, da qui il mio sette.