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7.0/10
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"Black Bullet" (ブラック・ブレット), nato come serie di light novel nel 2011 (autore: Shiden Kanzaki; disegnatore: Saki Ukai) e poi divenuto manga nel 2012 (disegnatore: Morinohon), è stato trasposto in anime nel 2014, grazie alla collaborazione fra gli studi Kinema Citrus e Orange e alla regia di di Masayuki Kojima.
L’adattamento animato è stato accolto tiepidamente dalla critica, in quanto gran parte dei recensori concordava sul fatto di un buon concept danneggiato da elementi piuttosto stereotipati e perciò non molto originali; nonostante questo, "Black Bullet" ha ricevuto davvero poche bocciature senza possibilità di appello, ma ciò non sembrerebbe essere servito a convincere l’autore a procedere con la light novel, tristemente ferma dal 2014.

Nel 2021, un’epidemia dovuta al virus Gastrea decima la popolazione mondiale, costringendo i sopravvissuti a stanziarsi vicino a monoliti di un particolare tipo di metallo, il varanium, in quanto punto debole dei parassiti.
Il virus, però, non ha provocato soltanto la decimazione della razza umana, ma anche la comparsa delle cosiddette “bambine maledette”, affette dalla malattia fin dalla nascita. Queste hanno per lo più un aspetto normale, ma anche particolari abilità e, soprattutto, un corpo che è destinato a soccombere alla malattia – una sorta di ricettacolo dei parassiti Gastrea, tanto per capirci.
Per monitorare il virus, il governo ha creato delle coppie composte da una bambina maledetta (Initiator) e da un umano (Promoter), che costituiscono una sorta di forza speciale.

La trama sembrerà sicuramente una scopiazzatura di più opere di azione e soprannaturali (ma cosa si può definire davvero originale al giorno d’oggi?), ma l’idea delle bambine maledette apre uno spiraglio piuttosto interessante che non dovrebbe essere sottovalutato o considerato esclusivamente un pretesto per attirare otaku (come lo ha definito Hope Chapman, di Anime News Network).
Il concept di bambine estremamente forti, ognuna delle quali caratterizzata da particolari abilità ispirate ai più disparati animali, e destinate a soccombere perché portatrici del virus, non è affatto male e getta le basi per una trama che non si riduce solo all’azione, ma propone anche scene piuttosto simpatiche o commoventi.

Purtroppo "Black Bullet" non è esente da difetti, anzi non è proprio all’altezza di ciò che, con tale trama e con un po’ più di profondità e accorgimenti, avrebbe potuto essere.
Il comparto audio è generalmente buono e le soundtrack sono molto carine, ma già qui si pone il primo problema: per affermare che esistono più OST ho dovuto ascoltarle una per una su YouTube, in quanto l’unica che resta effettivamente impressa è quella che viene propinata in ogni singola scena di azione. Anche il comparto grafico è buono, ma niente di eclatante e di solito con difetti anche piuttosto evidenti nella resa anatomica e soprattutto fisionomica.
La trama resta coerente, ma troppo spesso vi sono siparietti la cui utilità è soltanto quella di permettere di fare l’inventario dell’harem femminile del protagonista (a essere sincera è stato proprio questo l’aspetto che mi ha infastidito maggiormente, infatti avrei preferito un po’ più di profondità e meno dialoghi sui seni dei personaggi femminili). Inoltre sul finale diviene tutto un po’ troppo frettoloso.

Detto questo, nonostante i difetti, "Black Bullet" è un anime piuttosto godibile, che alterna momenti di leggerezza a scene molto meno superficiali. Forse è proprio questo il suo punto forte: non è frivolo come appare, non è stato concepito soltanto per soddisfare quella fetta di pubblico maschile con il debole per le loli.
Vengono affrontati temi delicati, in primis la morte, ma anche il delicato ruolo sociale delle bambine maledette, spesso discriminate e maltrattate dalle persone perché ritenute portatrici di disgrazie e, ancora, in alcuni casi ridotte a burattini dai loro Promoter, risvolto da cui si può estrapolare inoltre il concetto dell’importanza dello status, in quanto i ricchi – al contrario degli altri – riescono quasi sempre a fare i loro interessi.
Ovviamente vi sono anche casi contrari, in cui fra Initiator e Promoter si creano forti legami affettivi e di fiducia (è ovviamente il caso di Rentarou e Enju, i due protagonisti).
Quello di "Black Bullet" è quindi un mondo vario e contraddittorio in cui la discriminazione e l’affetto per le bambine maledette convivono e si scontrano. È un mondo che molto spesso apparirà ingiusto agli occhi di chi guarda, e tale caratteristica lo rende tristemente realistico.

Vorrei, infine, spendere due parole sul protagonista maschile: al contrario di molti, ho gradito il personaggio di Rentarou, un ragazzo semplice e di buon cuore che cerca di proteggere come meglio crede – anche commettendo errori – coloro che ama. Ma il suo buon cuore si rivela in parte fragile, vacilla, avvelenato da un’inaspettata personalità autoritaria che trapela spesso nei momenti meno opportuni (un po’ come Ouma Shu di "Guilty Crown"). Non è un personaggio a tutto tondo, perciò avrei preferito una caratterizzazione più approfondita, ma ha comunque una personalità in cui pregi e difetti si bilanciano piuttosto bene. Enju, la protagonista femminile, è sicuramente meno carismatica e più marginale, godibile ma con il ruolo quasi esclusivo di colpire il pubblico nei feels.

In conclusione, "Black Bullet" non è un capolavoro, ma è comunque un anime che si lascia guardare con piacere, per cui vi consiglio di concedergli una possibilità.