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Attenzione: la recensione contiene spoiler

“Koe no Katachi”, o anche noto come “A Silent Voice” o peggio noto in Italia come “La forma della voce”, è un film d’animazione molto popolare del 2016 prodotto dalla Kyoto Animation. Prometteva di trattare tematiche molto complesse come il bullismo e la sordità, prometteva di essere un anime con una bellissima storia d’amore ma anche una storia di redenzione. Insomma, doveva essere stupendo, e invece mi ha un po’ delusa. Innanzitutto partiamo con la trama.

La storia parla di due bambini: Nishimiya Shouko, una ragazzina sorda, e Ishida Shoya, un ragazzino piuttosto rompiscatole. Shouko si trasferisce nella classe di Shoya e, nonostante i vani tentativi di socializzare con i compagni, diviene il bersaglio di Shoya e i suoi amici, che iniziano a prenderla in giro. In particolare, Ishida rompe ripetutamente i suoi costosi apparecchi acustici con la complicità e l'indifferenza del resto della classe. Glieli rompe letteralmente otto volte in cinque mesi e, in un caso, le fa anche sanguinare le orecchie. E l’insegnante che fa? Sceglie deliberatamente di ignorare la cosa, finché la madre di Shouko non se ne lamenta, perciò la notizia arriva al preside, che riconosce in Shoya l’unico responsabile. Qual è la punizione a quel punto? Sospensione? Espulsione? No. Viene semplicemente rimproverato dalla madre, torna a scuola normalmente e diviene egli stesso vittima di bullismo, mentre Shouko, dopo poco, viene trasferita in un’altra scuola. Giustamente.
Fine della storia? No. Perché il ragazzo, una volta al liceo, è depresso, tormentato, e cerca un modo per redimersi.

Chiariamo subito diverse cose.
Ammetto di non aver letto il manga e quindi di non sapere esattamente le cose come sono andate, ma è comunque un film molto superficiale, ci sono una serie di buchi di trama, magari qualcosa è stato tagliato perché non rientrava propriamente nelle due ore di film, ma sembrava che i personaggi non volessero andare a parare da nessuna parte. Infatti, in sé e per sé questo film mi ha lasciata parecchio perplessa, ma chiariamo i punti salienti.
Tralasciando l’indecenza degli insegnanti che, purtroppo come succede oggigiorno, non sono intervenuti affatto, vorrei far notare che tutti loro sapevano che Shoya non era l’unico bulletto della classe, eppure la decisione è stata di punire soltanto lui. Perché? Per caratterizzarlo maggiormente? Non penso c’entri, ma comunque è una cosa che non mi è mai andata giù.
In secondo luogo, ovviamente a Shoya non sta bene che gli sia stato fatto il rimprovero e se la prende nuovamente con Shouko. Gli insegnanti non fanno, ancora una volta, assolutamente niente e non sono presi nemmeno provvedimenti seri contro il ragazzo. Ma stiamo scherzando? Una madre che richiama suo figlio perché ha fatto il bullo è già tanta roba, ma, se lo fa una seconda volta, mi aspetto una strigliata coi fiocchi, non l’indifferenza totale di tutti!
Ma di tutta la faccenda c’è un punto che mi ha totalmente infastidita, ovvero il modo in cui la sanità mentale è rappresentata in questo anime. Shoya sta pianificando il suo suicidio, il che è abbastanza realistico, e lì ho pensato che stessero per affrontare un tema molto complesso e mi stavo psicologicamente preparando, però sua madre lo scopre. Ora, il problema non è che lo scopre, anzi... ma è quello che succede una volta scoperto! Comincia a fare un discorso che ha dell’egocentrismo di fondo, facendolo sentire in colpa, dicendogli: “Come hai potuto farmi questo?”, e si fa promettere di non farlo mai più.
Il problema dov’è? Semplice! Non ha mai chiesto il motivo per cui volesse suicidarsi! Lei non ha ascoltato le ragioni per cui voleva farlo, non gli chiede il motivo per cui si sente così, né fa alcun tentativo per cercare di aiutarlo o fargli avere un aiuto professionale. Questo atteggiamento fa soltanto sentire la persona che vuole suicidarsi come patetica e ridicola, e il modo in cui, in seguito, si scuserà dei toni usati manda allo spettatore un messaggio chiaro che dice: “Se qualcuno vuole suicidarsi, rispondetegli così”. Un messaggio sbagliatissimo e totalmente fuori luogo! Inoltre il film fa sì che dicendo: “No, non mi suiciderò più”, la situazione sia risolta, ma non è così. Non si sistema tutto, non torna tutto come prima!
Quindi, il vero messaggio è che, se avete qualche amico che vuole suicidarsi, dovete dargli l’aiuto che gli serve! Dovete ascoltarlo e far sì che si senta ascoltato e non seguire i consigli di questo film!
A questo punto si può pensare che magari sia stato un caso isolato. Invece no! Questa scena viene ripresa anche quando Shouko tenta il suicidio e le viene detto: “Tutti soffrono, quindi devi solo accettare i lati negativi di te stessa”. Esattamente, quali sono i lati negativi di lei? Il fatto che sia sorda? Che messaggio mi arriva con quella risposta? Nulla di buono, ed è irritante! Secondo questo film, praticamente le persone depresse hanno solo bisogno di una lezione e poi vedranno unicorni e arcobaleni ovunque! Insomma un giorno hanno la depressione e il giorno dopo puff! Sparita? Nonsense.
Infine, un particolare mi ha completamente stordita: perché all’improvviso Shouko dovrebbe innamorarsi di Shoya? Perché lui, una volta alle superiori, diventa gentile a causa dei sensi di colpa? Non c’è realmente una ragione logica!

Per quanto riguarda i personaggi, arriva il tasto dolente. Shouko, Ishida e Ueno sono personaggi piatti, dimenticabili e per nulla caratterizzati.
Oh, gosh! Da chi inizio? Partiamo da Shouko!
Cosa sappiamo di Shouko? Che le piace dar da mangiare ai pesci. E poi? Dov’è l’approfondimento di cui ho bisogno per empatizzare con lei e comprendere meglio il suo personaggio e la sua problematica? Non voglio forzatamente provare pena per la ragazza, voglio la sua caratterizzazione! Non devo guardarla e piangere perché mi sembra un cucciolo abbandonato a sé, devo piangere perché mi ha colpito il suo personaggio!
Invece Ueno è un personaggio odioso, estremamente malvagio, che odia Shouko perché la incolpa del fatto che Shoya sia bullizzato. Nonostante il fatto che lei lo abbia aiutato a bullizzare Shouko.
La noto solo io l’incoerenza qui o no? Possibile che solo Shoya voglia provare a redimersi, mentre tutti i restanti coinvolti nella vicenda se ne stra-freghino altamente senza provare un briciolo di senso di colpa?
Infine Shoya... è un personaggio privo di personalità, insomma un po’ insipido. Lui dovrebbe fare cose orribili per creare una storia di redenzione, e poi per bullizzare Shouko c’è bisogno di una ragione. Qual è il motivo? Shoya è letteralmente un ragazzino che fa il bullo con la compagna di classe sordomuta senza una ragione! Ha una famiglia amorevole, in generale non ha problemi o mancanze di alcun tipo, non è persuaso da un’ideologia distorta che lo incoraggia a bullizzare gli handicappati. Quindi perché?
Doveva mostrare ciò che c’era di sbagliato nell’essere un bullo, perché un ragazzo diventa un bullo, cosa passava per la mente di un bullo e un sincero pentimento con tanto di redenzione. L’unica cosa che viene evidenziata qui non è ciò che pensa in quel momento o i motivi che lo hanno spinto a fare il bullo, ma che vuole redimersi e che si pente degli errori fatti da bambino. Tuttavia, nonostante ciò, non fa sforzi né mostra segni di sviluppo! Anzi!
Gli stessi amici che lo evitavano a scuola tornano ad essere nuovamente i suoi amici a distanza di anni, come se nulla fosse.
Non puoi magicamente farlo! Il tuo intero film è basato sui personaggi, la caratterizzazione deve essere un must!

A livello grafico, la Kyoto Animation ha fatto un buon lavoro, abbastanza carino, nulla da obiettare.
Per quanto riguarda il comparto audio, ho trovato i versi della doppiatrice di Shouko estremamente striduli e fastidiosi, quasi a richiamare il moe attribuito a questo personaggio. Per il resto, nulla di lodevole. Insomma, la musica nemmeno l’ho notata!

“La forma della voce” è un film difficile da recensire in maniera negativa a causa delle tematiche di cui tratta. Di sordità ne so qualcosina, non solo perché nella mia vita ho incontrato persone sordomute, ma anche per la visione di alcuni prodotti che ne parlano e soffermano parecchio l’attenzione su questo problema che, finché non scalfisce in prima persona, non viene tenuto in considerazione. Includere la sordità o qualsiasi altro deficit o handicap in un anime è sotto ogni aspetto lodevole, significa affrontare un argomento di cui si parla essenzialmente poco, mettendo in risalto vari aspetti e problemi della povera persona affetta. Purtroppo, questo film non fa altro che sfruttare questa tematica, ma non sensibilizza il pubblico che lo visiona, bensì usa la sordità come trama e riduce Nishimiya Shouko a una semplice damigella in pericolo. Tu, persona non sordomuta, non comprendi le persone sordomute. Non fino in fondo. Ciò che viene mostrato non è abbastanza per raggiungere lo scopo e, quando si affronta un film così “pesante”, bisogna pensare: “Cosa voglio far capire allo spettatore? Quale messaggio voglio trasmettere?”
Ebbene, questo film non è assolutamente riuscito a fare ciò per cui era stato progettato.